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Il covid manager e lo sport

La pandemia da Covid 19 ha imposto l’adozione di nuove linee guida e protocolli che le varie Federazioni e gli Enti di promozione Sportiva devono far rispettare ai propri tesserati, aggregati e affiliati; nonché a tutti coloro che operano in ambito sportivo. La figura del Covid Manager -è stata introdotta nell’ambiente del lavoro per identificare un unico referente di un’azienda, con funzioni di coordinatore per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo del contagio da Sars-Cov2 e con funzioni di punto di contatto con le strutture sanitarie. -deve essere il referente che fa attuare le misure di prevenzione all’interno di un’azienda; nonché il punto di riferimento per le strutture del sistema sanitario nazionale. -deve essere nominato dal datore di lavoro; tuttavia permangono gli obblighi e le responsabilità nei luoghi di lavoro previsti dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81, ovverosia il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro. Le nuove norme per le società sportive dalla stagione 2020-2021 Con l’apertura della stagione 2020/2021, cresce il numero delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche alle prese con il difficile compito di adeguare la propria attività alle novità normative e ai protocolli federali introdotti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19. Numerose problematiche e temi controversi, infatti, emergono nella fase di riorganizzazione, a cui si aggiunge lo spettro delle pesanti sanzioni minacciate a chi non intenda adottare strumenti e soluzioni utili a prevenire il contagio. La normativa, dunque, prevede espressamente la nomina di un operatore sportivo che sia incaricato di vigilare sulla corretta applicazione dei protocolli “anti-Covid”. La presenza del covid manger nello sport Il Corso “Covid Manager dello Sport” è un corso pratico per adeguare l’attività di ASD/SSD alle disposizioni sanitarie, per proteggere e tutelare atleti, dirigenti e collaboratori e per iniziare la stagione con maggiore sicurezza e consapevolezza di rischi e criticità. Il Covid Manager Sportivo è colui che ha una serie di compiti, - la verifica del corretto utilizzo dei DPI; - delle procedure di accesso all’impianto sportivo; - dell’organizzazione degli spogliatoi; - del corretto svolgimento dell’attività di allenamento; - la raccolta delle autocertificazioni; - l’accertamento della corretta esecuzione dell’attività di sanificazione degli ambienti e l’attuazione delle procedure relative alla gestione dell’atleta sintomatico. Note Elaborato creato grazie alla partecipazione ai corsi di Scuola Centro Sportivo Italiano Educatore sportivo Covid Manager  10-6-2020 Scuola Accademia Domani Addetto alla sanificazione 4-9-2020 Scuola Life Learning Diritto alla salute: il servizio sanitario italiano 2-9-2020 Scuola Alison Coronavirus what you need to know 12-11-2020

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Nasce un nuovo sintomo: la paura sars cov2

Purtroppo stiamo vivendo una anno molto difficile e travagliato a causa dell'emergenza sanitaria dovuta ad un Virus sconosciuto. Il virus del Covid19 ci impone nuovi stili di vita e cambiamenti repentini ai quali spesso, non tutti, riescono a far fronte e molti subiscono passivamente molte problematiche che vanno ad innescarsi a causa della triste realtà, una realtà che non avremmo mai immaginato di essere costretti a vivere. Già la chiusura forzata dei mesi di marzo- aprile e maggio hanno creato molteplici difficoltà a coloro che erano labili psicologicamente, inoltre molte persone si sono trovate a fare i conti con tensioni ed ansie e stati d'animo ai quali non erano mai stati esposti prima d'ora e che non conoscevano assolutamente. L'estate ha fornito un pò di respiro ma abbiamo abbassato, erroneamente, la guardia ed ecco che il virus è tornato. La paura, in tutti noi, si è riattivata e sta creando moltissime complicazioni psicologiche se non addirittura psicopatologiche che vanno ad alterare la vita di tutti i giorni. Sono in tanti a soffrire di attacchi di panico a causa di una vita che cambia, spesso, senza la propria volontà senza che riusciamo a decidere per noi stessi e per le nostre famiglie. Si inizia a soffrire di ansia e di depressione perchè ci si trova nuovamente di fronte ad un futuro incerto e così sale il timore di non riuscire a stare di nuovo in situazioni difficili, iniziano a sudare le mani, a sentirsi soffocati dentro una stanza, a non dormire la notte. E' fondamentale riuscire a chiedere aiuto ad un professionista, poichè se questi timori e/o problemmatiche passano "inosservate" hanno la possibilità di ingrandirsi prendendo il sopravvento fino al punto di far diventare poco funzionale ogni cosa che facciamo, dal lavoro, allo studio, alla gestione dei rapporti con i familiari e con la realtà sociale che abbiamo intorno. Quali sono i sintomi che ci mettono in allarme? Non riuscire a dormire la notte, svegliarsi sudati, avere poca fame od al contrario senso di fame eccessivo, sentirsi nervosi senza motivo, chiudersi in se stessi, avere poca voglia di parlare, far uso ed abuso di alcool o di sostanze stupefacenti, non riuscire a concentrarsi, gonfiore di stomaco, areofagia, apatia, tachicardia, sonnolenza, problemi di stitichezza, spossatezza.

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L'atleta e la gestione della sconfitta sporti...

Ogni atleta, sia di sport individuale che di squadra sportiva, sa che prima o poi farà i conti con un sconfitta, un risultato negativo, una prestazione sottotono. La vittoria sembra essere l'unico metro per misurare il successo o l'insuccesso di una persona. Occorre primeggiare, sempre: a scuola, al lavoro, nella vita privata, nel raggiungimento dei propri obiettivi. La sconfitta non è contemplata, l'unico fine sembra essere il vincere. Nella nostra società, e sopratutto tra i più giovani, sembra completamente essersi persa la cultura della sconfitta. La sconfitta spaventa, sempre. Spaventano le insufficienze, spaventa il perdere una partita, spaventa il non vincere una gara, spaventa non passare un esame, spaventa l'essere rifiutato a un colloquio di lavoro. La vita di ciascuno di noi si svolge principalmente in un lungo elenco di sconfitte. Perdere non è il migliore degli eventi sportivi e anche gli atleti e le squadre migliori sanno che la sconfitta può di diventare una pessima abitudine sul campo da gioco. Affinché la disfatta sportiva di un momento non diventi sinonimo di fallimento cronico, sia dal punto di vista mentale che sul campo di gioco, è possibile avvalersi degli strumenti forniti dalla psicologia dello sport, che attraverso una serie di accorgimenti e fasi debitamente gestite da uno psicologo dello sport, permettono di creare una forma mentis vincente anche di fronte alle più gravi delle debacle sportive. Prendere consapevolezza del risultato e del perché La prima cosa da fare è prendere consapevolezza che la sconfitta è il risultato di una prestazione sportiva, cioè del modo in cui abbiamo affrontato la competizione, del modo in cui ci siamo impegnati e ci siamo messi in gioco. “Nulla accade per caso”, la sconfitta come la vittoria sono il risultato di un percorso e dunque si costruiscono con tutto ciò che facciamo, prima, durante e a volte anche dopo la gara. E’ importante dare il giusto valore al risultato negativo Per prima cosa, assumersi la responsabilità del risultato, ci permette di uscire psicologicamente dalla logica della sfortuna, del caso, del vittimismo, e del senso di ingiustizia, che spesso si vive per non avere raggiunto il risultato sperato. In secondo luogo, quando diciamo a noi stessi che ci siamo creati il risultato, ci poniamo anche in una condizione di auto-determinazione che ci rende attivi rispetto alla possibilità di intervenire con nuove energie sul nostro “destino” sportivo. Elaborare stato d’animo e emozioni negative La seconda azione che uno psicologo dello sport compie per rendere la sconfitta un punto di ripartenza per il suo futuro sportivo, riguarda l’elaborazione degli aspetti emotivi del risultato negativo ottenuto. Per fare questo, bisogna elaborare le emozioni generate dalla disfatta, ovvero dare voce ai sentimenti negativi, come ad esempio la frustrazione per avere fallito, lo stress e la rabbia per la sconfitta, l’impotenza, la delusione e la tristezza per non avere raggiunto il risultato sperato di fronte ad un avversario che si è mostrato più forte di noi. I colloqui per la gestione delle emozioni per un singolo atleta o per la squadra sono gestiti da uno psicologo dello sport. Questi colloqui permettono agli sportivi di: -interrompere il cortocircuito mentale che determina la comparsa di pensieri negativi che finiscono per minare la nostra autostima come persone ed il senso di efficacia come sportivi -dare nuovo significato all’insuccesso -infine ritrovare nuovi stimoli ed obbiettivi per le prossime competizioni. Questo processo di rivisitazione delle emozioni, permette di uscire dall’idea che la sconfitta subita sia un risultato assoluto e distruttivo. Il confronto Dal confronto con i compagni, con il tecnico e con se stessi, nasce la possibilità di: -Accettare la sconfitta come dato di realtà -Elaborare i sentimenti negativi -Superare la delusione ed il senso di inefficacia -Riorganizzare i pensieri e trovare nuove motivazioni -Riprogrammare gli obiettivi e definire nuove strategie Individuare dei Punti Deboli e dei Punti di Forza, come ancoraggio mentale La terza fase riguarda gli aspetti razionali della prestazione sportiva e per fare questo occorre individuare i punti deboli che hanno influenzato negativamente la gara. Dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato dal punto di vista tecnico, tattico e psicologico ed allo stesso tempo cosa invece può conferire maggiore determinazione, forza ed efficacia durante una performance atletica. Permette all’atleta e al gruppo sportivo, di riprogrammare gli allenamenti, pianificare una nuova tattica e migliorare l’approccio emotivo in campo. Infatti, se non conosciamo i nostri limiti, abbiamo paura di guardarli ma se non ce ne occupiamo, non siamo nemmeno in grado di potercii migliorare. Il Goal Setting come organizzatore mentale Dopo avere individuato i limiti ed i punti di forza mentali e tecnici, lo sforzo che dobbiamo fare è quello di definire nuovi obiettivi di performance. Il processo di definizione degli obbiettivi ovvero goals setting, è uno straordinario organizzatore psicologico. La pianificazione degli obiettivi, permette infatti, agli atleti di -riordinare le proprie idee -ritrovare la giusta concentrazione durante la fasi critiche di una stagione -rinnovare le motivazioni al successo sportivo -mettersi nelle condizioni di allenamento e gara per poterli superare I nuovi obiettivi dopo una sonora sconfitta In genere dopo una sconfitta, anche gli atleti e le squadre migliori, creano i nuovi obiettivi avendo come meta finale la realizzazione di una buona performance più che di un buon risultato. Se, infatti, focalizziamo l’attenzione solo sul risultato, rischiamo di metterci in una condizione mentale di costrizione che finisce per inibirci. Al contrario essere determinati per la realizzazione di una buona performance agonistica, ci mette nelle condizioni mentali di dare il meglio di noi stessi, il che è un ottimo antidoto anche di fronte all’insuccesso: niente rimpianti niente rancori. Auto-Ipnosi Un programma di mental training, non deve prescindere dall’uso della pianificazione delle azioni al livello visivo. L’ipnosi in questo senso, permette agli atleti di anticipare mentalmente la performance agonistica tenendo l’atleta in un assetto mentale di concentrazione e motivazione simile a quello che si realizza durante le gare vere e proprie. L’Auto-Ipnosi come allenamento mentale Permette di allenarsi anche lontano dal campo di gioco a: -Raggiungere i propri obiettivi -Anticipare le azioni da compiere ed imparando a controllare le emozioni ed i pensieri Disturbanti Per questo se svolta con costanza è un metodo di mental trainnig molto efficace, anzi, direi indispensabile per proiettarsi verso migliori prestazioni sportive. Questi sono, i “passaggi” che se svolti con il supporto di uno psicologo dello sport, permettono ad ogni atleta, allenatore, tecnico o squadra sportiva, di utilizzare la sconfitta in modo costruttivo e creare una forma mentis vincente, in cui la disfatta non è sinonimo di fallimento cronico ma punto di partenza per una crescita umana e sportiva insieme.     Bibliografia Guida alla psicologia dello sport, Nascimbene Flavio Pensiero positivo nello sport, Bassi Gianni Coaching sportivo-la mentalità vincente di un atleta, Carlo Federico Partiamo dalla fine. Successi e sconfitte nella vita e nello sport solo questioni di metodo, Josefa Ideam

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Integratori pre allenamento

Assumere determinati cibi o integratori nel pre workout (fase temporale che precede l’allenamento) aiuta sicuramente ad alleviare il momento iniziale e a dare la carica per affrontare gli esercizi con il giusto approccio fisico e mentale. E’ stato studiato che con l’aumento del massimo consumo di ossigeno (VO2Max) e della massa magra, incrementando al tempo stesso la velocità con cui solitamente gli atleti non agonisti perdono massa grassa. Quando si svolge un certo tipo di attività fisica, c’è bisogno di alimentarsi in maniera opportuna per svolgere determinati esercizi, altrimenti la stanchezza arriva prima del previsto. Il pre workout serve proprio ad evitare questo problema e consiste nell’assunzione di cibi o integratori sotto diverse forme (pasti, shake, pillole, polvere, ecc.) per aumentare il livello energetico e l’attenzione. Assumere ad esempio un supplemento pre-workout 20 minuti prima dell'esercizio porta a miglioramenti significativi nella potenza anaerobica che va a tutto vantaggio della prestazione. Tra le varie soluzioni di pre workout, quella più comune è l’assunzione di integratori circa mezz’ora prima dell’allenamento; con l’apporto di carboidrati extra all’organismo, il glucosio favorisce l’innalzamento dei livelli di zucchero nel sangue, fornendo così più energia per lo svolgimento degli esercizi. Un pre workout sicuro ed efficace prevede l’utilizzo di alimenti ed integratori che, oltre a stimolare i processi energetici, non rappresentino un rischio per l’organismo. Le sostanze più utilizzate e idonee al trattamento pre workout sono: - Caffeina: Indipendentemente dall'esercizio fisico, è noto che la caffeina aumenta il tasso metabolico, migliora la resistenza e riduce l'affaticamento. La caffeina, inoltre, stimola il sistema nervoso centrale, migliorando la funzione cerebrale per un allenamento più produttivo ed efficace. Per migliori risultati, la caffeina deve essere assunta in dosi da basse a moderate - Creatina monoidrato: molto popolare tra chi svolge attività legate al fitness, la creatina si trova in molte soluzioni pre workout per via della sua capacità di aumentare la forza muscolare e le prestazioni fisiche durante l’allenamento. - Aminoacidi a catena ramificata (BCAA): questi aminoacidi, che preservano l’energia cellulare e supportano la sintesi delle proteine, sono in grado di migliorare la resistenza durante un esercizio, aumentando al tempo stesso la forza. - Taurina: è una sostanza chimica acida presente in molti tessuti animali, quindi abbondante nelle carni; il suo ruolo è quello di contribuire al metabolismo dei grassi e di combattere lo stress ossidativo durante gli esercizi. - Vitamine del gruppo B: le vitamine B1, B2, B5 e B6 sono fondamentali per la produzione di energia, mentre la vitamina B12 favorisce la produzione di globuli rossi e la B3 velocizza i meccanismi di riparazione del DNA. - Beta-alanina :La Beta-alanina, è un amminoacido presente naturalmente nel fegato che promuove la funzione del "segnale nervoso". L'integrazione di questo amminoacido può ritardare l'insorgere dell'affaticamento neuro-muscolare e migliorare le prestazioni atletiche. - Betaina: la betaina è un amminoacido che aiuta a processare il grasso e mantiene la normale funzionalità epatica. L'integrazione di betaina migliora la composizione corporea, le dimensioni dei muscoli e la capacità lavorativa. - Arginina: aminoacido che agisce come vasodilatatore, espande il volume di vene e arterie, rendendo più facile la circolazione del sangue nel corpo e, di conseguenza, favorisce un trasporto più rapido ed efficiente dei nutrienti. L’obiettivo principale di atleti e appassionati di fitness è trovare il modo di migliorare le proprie prestazioni fisiche e raggiungere i traguardi prefissati. L’apporto dei giusti nutrienti prima degli esercizi non favorisce solo la performance ma minimizza anche il danno muscolare. La tempistica dei pasti pre allenamento è un fattore cruciale per un corretto svolgimento degli esercizi. Il miglior modo per massimizzare i risultati dell’allenamento è consumare un pasto che contenga carboidrati, proteine e grassi due o tre ore prima di iniziare il workout. Se non è possibile mangiare nei tempi previsti le quantità previste di nutrienti, è sempre possibile trovare una soluzione alternativa, basta solo ricordare che meno è il tempo a disposizione prima dell’allenamento, più leggero e semplice deve essere il pasto. Ad esempio, in un lasso di tempo compreso tra i 60 ed i 45 minuti prima dell’allenamento, è consigliato prediligere cibi che contengano in prevalenza carboidrati e proteine, evitando quindi i grassi. Assumere alimenti ed integratori pre workout può avere numerosi effetti positivi sul fisico, ma bisogna stare anche attenti ai possibili effetti indesiderati. Vantaggi - Migliori performance - Aumento dell’attenzione e della concentrazione. I pre workout sono spesso ricchi di caffeina, che sappiamo bene stimolare le funzioni cognitive. Uno studio francese, svolto dalla facoltà di medicina di Strasburgo, ha scoperto che la caffeina presenta notevoli vantaggi anche per chi pratica discipline sportive. Svantaggi - Effetti negativi da iperstimolazione. Un contenuto eccessivo di caffeina nei pre workout potrebbe causare tremore, tachicardia e insonnia. In generale conviene evitare del tutto se la caffeina provoca questi sintomi, anche a bassi dosaggi. - Assuefazione dopo un utilizzo intensivo. Il consumo in eccesso di alimenti e integratori pre workout ha come effetto negativo l’assuefazione. Per questo è meglio limitare il pre workout a quelle sessioni di allenamento particolarmente dure, o nei giorni di fiacca in cui il fisico ha bisogno di una maggiore spinta energetica. -Problemi alla digestione. ingredienti come la creatina, il bicarbonato di sodio, la caffeina e il magnesio possono causare disturbi digestivi.   Bibliografia Scienza dell'alimentazione e nutrizione clinica, Giuseppe Bucciante, Annamaria Bernardi Biochimica degli alimenti e della nutrizionedi, Ivo Cozzani, Enrico Dainese Principi di nutrizione. Nutrizione per lo sport, Pierluigi Biagi

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Fitness 2021: i Club, sì, ma gli istruttori?

PREMESSE Non c'è distinzione tra trainer operante intra, extra-moenia o remotizzato. Le tre categorie rientrano tutte nell'analisi. Ma andiamo per ordine sulle “utilità” di questa figura e dei suoi replicanti. E' più “utile” commercialmente una scheda fattibile senza frustrazione dall'iscritto ad “X”, che un programma eccelso ma impossibile da concludere presso “Y”. Premessa numero uno. La due, è che il trainer è l'opposto del personal trainer: uno lavora per il Club, l'altro per sè. La disfunzione tattica è che convivono sotto lo stesso tetto, o, all'improvviso, e a una certa ora, e ciò si suppone sia strategico ma non lo è, il trainer si traveste da personal trainer alla velocità con cui Bruce Wayne si riconfigura in Batman. Ma restiamo sul pezzo per approfondire la contrapposizione “GT” (Gym Trainer) “PT”, perchè è qui lo snodo tecnico del servizio erogato dal Club, nonché la forza o debolezza con cui esprime il proprio modello di gestione. Quando GT e PT non sono soggetti a controllo, eppure dovrebbero esserlo visto l'operare indisturbati nei Club anche da remoto, convogliano clienti e fatturato su se stessi per trasferire il business nello studio accanto. O a casa loro. E' l'effetto di un contratto di locazione sottoscritto più o meno formalmente con la palestra, accordo col quale sperano di guadagnarci tutti. Non è così. Lo scopo di un personal trainer, legittimo da parte sua, ma alla lunga devastante per il club, è soggiogare allievi mediante raggiungimento spasmodico degli obiettivi e attraverso il controllo maniacale d'ogni fase d'allenamento. Ma non c'è solo questo. La filiera intra-extra palestra del servizio personalizzato (e incontrollato) non si chiude qui, perchè a seguire, via whatsapp, il soggiogante coach aggiunge dieta più integrazione che, salvo non sia laureato in medicina, non potrebbe nemmeno dettare vocalmente. A tale danno, dovuto allo scontro d'interessi che vede anche l'appropriazione indebita di attrezzi da parte del personal trainer a svantaggio del trainer di sala, si aggiunge per il Club un'altra beffa. Nel ginepraio dei “Certified Trainer” operanti in remoto, molti costringono alla spiegazione fattuale dell'esercizio proprio quel trainer di sala che viaggia a cinque euro/ora. Col dovuto rispetto per i trainer che hanno requisiti, formazione teorica, sul campo, etica e pubblicazioni, resta il fatto che il rapporto “GT vs PT” danneggia trainer, personal trainer e club. E alla lunga scontenta i clienti, confusi da verità tecniche contrastanti in cui traspare la debolezza gestionale di un Club che, attraverso i compromessi di cui prima, non può più dettare legge.   LE TRENTA CAPACITA' DEL TRAINER (UTILI AL CLUB) 1) capacità di redigere un quantitativo di schede di buona fattura nel minor tempo; 2) capacità di segmentare tipologie di schede sui tre tradizionali livelli d'intensità (softmedium-strong); 3) capacità di omogeneizzare sequenze di esercizi su scheda semplice, normale e complessa (interpretativamente); 4) capacità d'intercettare il bisogno latente del cliente, direzionandolo all'occorrenza su altro servizio rispetto a quello per cui opera; 5) capacità di gestire imprevisti legati alla sicurezza cliente (reale e virtuale); 6) capacità di fare da intercapedine tra situazioni aziendali interne e servizio sul campo; 7) capacità di mediare con le aree commerciali senza occuparne il territorio; 8) capacità di rispondere a domande tecniche rispettandone la veridicità (senza inventare); 9) capacità di gestire contrasti col cliente ammortizzando le tensioni (in sala e in piattaforma social); 10) capacità di curare la propria immagine anche e soprattutto all'ultima ora del proprio turno (o in video-conference); 11) capacità di gestire ordinatamente data-base appuntamenti, appunti, progetti, compatibilmente con situazioni contingenti che possano avere priorità; 12) capacità d'interagire coi trainer operanti in contemporanea in sala (alternarsi nel food-break o per una telefonata urgente) o in video-call; 13) capacità di catturare il cliente meno al centro dell'attenzione (reale e virtuale); 14) capacità di auto-correggersi nell'immediato ove il protocollo si riveli inadatto; 15) capacità di osservarsi da “lontano” o “dall'alto” (estraniazione); 16) capacità di non perdere la cognizione del tempo dedicato al colloquio col singolo; 17) capacità di mantenersi su un tratto di diplomazia nei temi a “impatto” (politici, culturali, sportivi); 18) capacità di gestire una relazione “affettiva” (nel caso si tratti di un/una cliente) interagendo come se si trattasse di cliente ordinario; 19) capacità di mantenere in ordine la sala fitness non solo a fine turno, ma nel corso dello stesso, velocizzando la procedura di chiusura anche se non di sua competenza; 20) capacità di guardare avanti, intorno, all'esterno: aggiornarsi, leggere, osservare, scrivere; 21) capacità di sostegno pubblico (con confronto privato) delle tesi tecniche dei colleghi; 22) capacità di lettura “energetica” dell'allievo; 23) capacità di autodifferenziare le operatività GT e PT; 24) capacità d'inserimento feed-back cliente prima di stilare un nuovo programma; 25) capacità di “tagliare su misura” il piano d'allenamento agevolandone le fruibilita' (orari, giorni); 26) capacità di lavorare sempre sul dettaglio; 27) capacità di osservare “tridimensionalmente” le dinamiche di movimento dell'allievo (che non va osservato solo dal davanti ma a trecentosessantagradi); 28) capacità di promuovere il Club anche fuori orario di lavoro, sia sul bacino gravitazionale che sul bacino di riferimento social; 29) capacità di creare una “testa di ponte” con altri Club (non competitors) portando innovazione e aggiornamento continui; 30) capacità di essere “pronto e operativo” in 24 ore nel passaggio da un Club all'altro. Con la stessa professionalità, prontezza ed etica che lo hanno contraddistinto nel precedente rapporto.

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Le donne, l'allenamento e il ciclo

Scrivo questo breve articolo per far capire come le donne non debbano essere allenate come un uomo, cosa, purtroppo, che accade molto spesso. La biologia e la fisiologia della donna è molto più complessa di quella dell'uomo, e questa cosa dovrebbe essere sempre presa in considerazione. Le donne non sono tutte uguali, e non reagiscono tutte nello stesso modo, ma fisiologicamente hanno tutte le stesse fasi ormonali. Ogni fase crea delle situazioni differenti, ecco perché è importante conoscere la donna, il suo obiettivo e il suo ciclo. Ogni fase ormonale rende il nostro corpo più propenso a un tipo di allenamento piuttosto che ad un altro, nel microcilo il trainer dovrebbe  considerare anche questa problematica in modo che nel tempo possa ottenere il massimo risultato assecondando la fase specifica, della sua allieva. Si l'ideale sarebbe per ogni settimana studiare un allenamento adatto per la fase del ciclo, energia, concentrazione, forza, capacità aerobica cambiano di volta in volta, fare una scheda tutta uguale, o peggio uguale a quella di un  uomo farà sicuramente ottenere dei risultati ma non nel modo ideale. Su di me sto sperimentando e attuando allenamenti adatti ad ogni momento ed i risultati sono ottimi, perché sto rispettando la mia biologia, il mio corpo, è certamente un pochino più complicato, ma la soddisfazione finale non ha eguali. Donne credetemi, fatevi fare un allenamento davvero creato su misura, sulle esigenze del vostro corpo, mi ringrazierete del suggerimento.

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Attività fisica e invecchiamento

Con l’età, tendenzialmente, diminuisce la statura ed aumenta il peso corporeo. La statura comincia a diminuire, generalmente, intorno ai 35/40 anni di età. Tale fenomeno è da attribuire, principalmente, alla compressione dei dischi intervertebrali e ad una postura scorretta. In età compresa tra i 40 e 50 anni nelle donne, e tra i 50 e 60 anni negli uomini, l’osteoporosi può diventare un problema. L’aumento di peso corporeo invece, è da attribuire al calo di attività fisica unito ad una alimentazione scorretta e, passati i 55/60 anni, a perdite di calcio osseo e di massa muscolare. La massa magra quindi, diminuisce progressivamente sia negli uomini sia nelle donne, ciò è dovuto alla diminuzione della massa muscolare (sarcopenia) ed ossea (osteopenia). Il calo del livello di attività fisica rappresenta una delle cause principali di tale declino della massa muscolare, associato ad una riduzione del tasso di sintesi proteica nei muscoli. L’allenamento, pertanto, può contribuire ad attenuare queste modificazioni della composizione corporea. Il livello di forza necessario a soddisfare le esigenze della vita quotidiana rimane invariato nell’arco di tutta la vita. Ciò che cambia è il livello di forza massima delle persone, col tempo, cala a tal punto che le attività più semplici diventano problematiche. L’invecchiamento oltre ad avere un forte impatto sulla massa muscolare totale e sulla forza, influenza anche la distribuzione del tipo di fibra muscolare con un incremento della percentuale delle fibre ST (a contrazione lenta) per via della diminuzione delle fibre FT (a contrazione rapida). La causa di ciò risiede nella diminuzione dei motoneuroni FT eliminando così l’innervazione di queste fibre muscolari, la maggior parte delle fibre dei motoneuroni morti si atrofizzano gradualmente e vengono poi assorbite dall’organismo. Con l’età inoltre diminuisce anche la dimensione delle fibre muscolari sia ST che FT. L’allenamento non permette di arrestare i processi biologici di invecchiamento, ma può ridurre l’impatto dell’invecchiamento sulla prestazione nonché sulla vita quotidiana. Mentre l’allenamento per la resistenza influisce ben poco sulla perdita di massa muscolare associata all’invecchiamento, l’allenamento per la forza può conservare o addirittura incrementare la sezione trasversa delle fibre muscolari sia nelle donne sia negli uomini anziani. Quindi l’invecchiamento non compromette la capacità di aumentare la forza e non ostacola l’ipertrofia muscolare. Non da tralasciare è l’attività fisica con esercizi per la resistenza in quanto essa induce un aumento delle attività degli enzimi ossidativi muscolari. L’attività fisica regolare, effettuata lungo tutto l’arco della vita, contribuisce notevolmente al mantenimento della salute e alla longevità. Uno stile di vita attivo è associato ad una aspettativa di vita un po’ più lunga, non meno importante, uno stile di vita attivo comporta una migliore qualità della vita!

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La prima tappa della denuncia per abuso sessuale s...

La prima tappa di un presunto abuso sessuale su minore è un momento delicato che pochi conoscono poiché vi sono delle procedure particolari ma studiate per poter tutelare il minore che viene a contatto con il mondo della giustizia. purtroppo il fenomeno dell’abuso sessuale sul minore è in aumento, così come ce lo confermano i dati EUrispes, Telefono Azzurro, Save the children, ed inoltre è sempre più studiato, ed è sempre più difficile riuscire a smascherarlo poiché si stanno evolvendo le tecniche che gli abusatori mettono in atto per non farsi scoprire e per fare in modo che la vittima mantenga il segreto, ciò accade in particolar modo se si tratta di violenza domestica. L’unico testimone oculare è colui che ha subito ovvero il minore ed è fondamentale che riesca ad aprirsi ed a raccontare tutta la verità, anche se a volte è stato strumentalizzato da uno dei due genitori a raccontare il falso, ciò accade quando vi sono delle separazioni altamente conflittuali, ma nonostante tutto rimane vittima di un sistema Il minore di solito si confida con un adulto di riferimento, un genitore, un docente, una zia, un amico di famiglia, il pediatra che mettono in atto la fase relativa la denuncia presso le Forze dell'Ordine. Il passo seguente è la testimonianza, secondo la legge, che deve fare di fronte agli operatori della giustizia, ovvero raccontare il tutto alla Polizia od i Carabinieri ed uno psicologo forense. nominato dal Pubblico Ministero (Codice Rosso). Per fare in modo che abbia un’assistenza e sia tutelato vengono nominati dal Pubblico Ministero degli psicologi esperti in materia di psicologia giuridica, che con gli strumenti a disposizione e le competenze necesarie, hanno il compito di effettuare un’intervista mettendo a proprio agio la presunta vittima, stimolandola nel raccontare la verità, coaudiuvando la Polizia Giudiziaria e cercando di minimizzare se non prevenire fattori di rischio che potrebbero arrecare altri danni al minore. Il loro lavoro avviene all’interno di un’attività denominata audizione protetta, ed avviene in un luogo consono ad ascoltare il minore, gli esperti devono mettere in atto un’adeguata metodologia, riconosciuta dalla comunità scientifica ed utilizzando delle linee guida (Carta di Noto, SINPIA, linee dell’Ordine degli Psicologi del Lazio). Nel luogo in cui viene svolta l’audizione protetta vi sarà una telecamera ed un registratore in modo tale da poter fornire al Pubblico ministero e poi al Magistrato e all’indagato la prova testimoniale che sarà la base del procedimento penale, che si articolerà in incidente probatorio e poi dibattimento.

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Fitness 2021: se non ne siete dentro, ne resterete...

La diffusione low cost aveva ridotto il business del club fitness tradizionale prima della tempesta. Le difficoltà, per le palestre più costose per se stesse e per gli utenti, sono fuori misura: o si cambia o si esce. Alla ripresa della stagione 2020-2021 (settembre), sarà ancora peggio per i gestori, ma per gli utenti qualcosa migliorerà. Riconversione palestre: dimensioni sale di attività, quantità di macchinari posizionati, numero istruttori presenti, cifra delle utenze contemporanee. Per un po', forse molto, via i corsi, via le attività d'acqua, via altro. Il superfluo sparirà e a fare la dieta non saranno i clienti ma le palestre: si snelliranno. Questo eccesso di servizi si era riflettuto troppo tempo sul prezzo d'abbonamenti “dopati”, che prevedevano l'acquisto di discipline grottesche: sempre più pressati da aggueriti venditori-inseguitori di budget. Come se, acquistando un'auto, fossimo stati costretti per anni ad acquistare ogni accessorio, anche quello che non avremmo utilizzato mai. Il fitness deve togliersi di dosso la polvere costata cara a tutti. Per un po' ci ha rimesso solo il portafoglio utenti, ma con l'avvento low cost, pretestuose palestre avevano cominciato a correggere il tiro. La pacchia era finita. La prossima fitness season sarà da colpo di grazia, perchè vi saranno servizi “erogabili non in loco”. Per quel che riguarda la riconversione cliente, il nuovo fitnessista potrà fruire del fitness come un tagliando auto: tagliando-allenamento con presenza fisica una volta a settimana e sedute successive tracciate via via dal trainer. Sessioni da fare dove, quando e come si vorrà. Senza spendere un patrimonio in lezioni personali che, da un certo momento in poi, anche noi trainer sappiamo essere inutili. Peggio ancora quando competono con servizi a basso costo in remoto. L'altra sorpresa è che due fette di domanda sono arrivate fresche fresche sul piatto: teen agers e anziani. Due mercati non considerati aree di business dai centri fitness, ma che col distanziamento si stanno attivando in un desiderio di movimento potente. Movimento più ludico che sportivo, più divertente che performante. Le palestre in grado d'intercettare questo coi servizi, saranno centri di produzione contenuti extra-struttura (tutorial su come allenarsi a casa, educativi su allenamento e alimentazione, di assistenza on-line e controllo). Molte proposte saranno mirate più fuori che dentro la palestra e così, un piccolo club potrà fornire servizi non ai 500 utenti iscritti prima, ma a 2.500. Sotto forme diverse. A casa, in azienda, in viaggio, al parco, lo smart fitness pack (così definito perchè avrà costi accessibilissimi, quindi smart), non avrà uno spazio di svolgimento dedicato, non avrà macchinari ridondanti e soprattutto non avrà un tempo. La palestra come spazio fisico tradizionale si trasformerà in spazio fisico “occasionale”, come luogo, appunto, di messa a punto. Un'officina specializzata, dove non conta quanto è grande il capannone ma se il meccanico è esperto. Luogo e ora d'allenamento saranno scelti come opzione personalizzata dall'utente e non dall'app-corsi del centro, per un fitness capillarizzato sul territorio ma meno delimitato spazialmente. Sei giorni d'allenamento settimanali saranno improponibili, come improponibile sarà la prenotazione oraria per ogni seduta. Segnali dei quali tener conto nella riconfigurazione strutture in vista della prossima stagione.  

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L'impugnatura nelle trazioni, quale scegliere...

Scopriamo quale impugnatura è migliore e più sicura per eseguire le trazioni alla sbarra. ▶Presa supina o inversa: A 180 gradi di flessione del braccio (ovvero, quando il braccio è totalmente alzato sopra la testa) l'escursione del polso in rotazione è quasi nulla, risulta impossibile afferrare una sbarra dritta sopra la testa. Vi è tensione dei muscoli epitrocleari Impossibilità a flettere a 180 gradi la spalla in rotazione esterna a causa del contatto tra il trochine e l'acromion. . ▶Presa prona: Maggiore attivazione del grande dorsale dimostrata grazie a studi elettromiografici Tensione dei muscoli epicondilari . ▶Presa neutra: Non differenze significative nell'attivazione del grande dorsale rispetto alla presa prona Normalmente stiamo col braccio lungo i fianchi col palmo internamente, per cui questa presa risulta più naturale, quindi più sicura Maggiore escursione articolare Quindi, la presa neutra risulta quella più sicura a livello articolare, mentre quella supina quella con maggior rischio di infortunio, mentre quella supina quella con maggior rischio di infortunio. E tu come esegui le trazioni? 

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