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Come affrontare il proprio ego

Che cos’è l’Ego di una persona? Che differenza c’è fra Ego e Anima? Ed è possibile affrontare il proprio Ego? A queste domande hanno provato a dare una risposta filosofi, psicologi, pedagoghi da tempo immemore, e il dibattito è ancora tutto aperto. Differenza fra Anima ed Ego Noi partiamo da un concetto laico di anima, quello per intenderci che nega l’idea di “anima come parte immortale dell’uomo” ereditato dalla religione. Un concetto negato dal positivismo e dal materialismo di fine ottocento e inizio novecento. Con lo sviluppo della fisiologia, della psicologia sperimentale e delle neuroscienze, quando si parlava di “anima”, ci si riferiva all’attività della psiche e all'universo infinito della mente umana. Grazie alla psicanalisi e la scoperta dell'inconscio, l’anima diventò nel XX° secolo l’insieme degli stati di coscienza e dei meccanismi di organizzazione della psiche. E con Freud si cominciò a parlare di: Es, serbatoio delle energie psichiche, in gran parte inconsce; Io (Ego), la sfera delle relazioni e contatti con la realtà esterna; Super-io, la sede dei valori e della coscienza morale. Ma senza scomodare la psicoanalisi, possiamo dire, semplificando, che l’anima è il nostro nucleo, ossia ciò che siamo veramente. E chi siamo e che cosa siamo veramente? Siamo tutto e il contrario di tutto. Un universo affascinante di contrasti che formano quell’unicum che si chiama persona. Animali sociali intelligenti che conservano l’istinto animalesco della competizione, la quale spinge a prevalere sugli altri per conquistare il “potere”; ma anche esseri umani dotati che, grazie al pensiero, alla creatività, alla cultura, sono capaci di evoluzioni che prediligono sempre più beni spirituali - come l’amore - ai beni materiali e alla prevaricazione. Insomma, è nell’anima che risiede la chiave di volta in grado di portare a una vera e propria mutazione etica che può condurre l’umanità, se vuole sopravvivere, ad amarsi piuttosto che combattersi. Invece che cos’è l’Ego di una persona? Per “Ego” si intende la conoscenza che noi abbiamo di noi stessi, ma in relazione agli altri e alle nostre esperienze passate. L’Ego è la conoscenza sul nostro essere e sugli altri che deriva dal nostro vissuto. E’ tutto quanto dal passato siamo riusciti a imparare su di noi, sulle nostre emozioni, sui nostri desideri. L’Ego si nutre dell’imitazione diretta di modelli sociali che assumiamo come nostri. L’Ego è ciò che ci fa perdere di vista il vero “io” per identificarsi con il ruolo che svolgiamo. L’Ego, in pratica, è la maschera che indossiamo per relazionarci con la società in cui viviamo. Ergo, l’Ego è un’illusione della nostra identità. Perciò mentre l’Anima (Sé Superiore) può portare alla crescita e al miglioramento di sé, l’Ego (Sé Inferiore) può farci deragliare dai binari della vita perché ci fa identificare con le maschere che indossiamo a uso e consumo di noi stessi e degli altri. Le resistenze dell’Ego Osservato dal punto di vista dell’Io destabilizzante, l’Ego diventa il nostro nemico numero uno, un pericoloso mostro da abbattere poiché è lui il responsabile primario dei nostri problemi emotivi, comportamentali e, di conseguenza, anche materiali. L’Ego ci rende eccessivamente suscettibili, predilige l'ostentazione e si siede sull’apparenza: in sostanza è un castello di sabbia con tanto di torri e ponte levatoio, maestoso e bello a vedersi, ma fragile e tragicamente vuoto al suo interno. Per intenderci, l’Ego è quella parte di noi che si piega, si destruttura quando si sente umiliato, detronizzato ogni volta che abbiamo la sensazione di non essere rispettati, ogni volta che non riceviamo le giuste (secondo noi) attenzioni. Più l’Ego è ipertrofico, più aumenta a dismisura la suscettibilità e, quindi, peggiori diventano le reazioni. Le resistenze dell’Ego nascono sovente da un bisogno di autodifesa. L’Ego, per garantirsi la propria sicurezza, sviluppa una serie di meccanismi atti a evitare ansia o angoscia. Questi meccanismi, entrando in gioco anche in condizioni normali, finiscono per influenzare in modo determinante il carattere di una persona e, di conseguenza, il comportamento di ciascun individuo. Così la “difesa” diventa la parola chiave con la quale è possibile spiegare l’agire di chi ha un Ego ingombrante. Questi soggetti di solito si sentono al centro dell’universo e, in quanto tali, non riescono ad ammettere i propri errori; si difendono attribuendo la propria colpa agli altri. La sicurezza l’Ego la rincorre con la forza fisica, con la doppiezza, con i dogmi. E se parla d’amore, di generosità, di solidarietà, di giustizia, l’Ego ipertrofico lo fa solo per darsi un tono, ma è solo un’ipocrita facciata. L’Ego in definitiva ha bisogno di una sola cosa: il potere. E in questa spasmodica rincorsa, non è capace di relazionarsi, non accetta punti di vista diversi dai suoi, non comprende, e perciò finisce per isolarsi. Alla fine, anche se l’affermazione “l’Ego provoca solo  dolore e sofferenza”, potrebbe sembrare un po’ esagerata, in essa è racchiusa una buona dose di verità. Ego, riconoscerlo per sconfiggerlo Per sconfiggere l’Ego bisogna prima saperlo riconoscere.  Si parla sempre di Ego quando ci troviamo di fronte a narcisismo o vanità fuori dal comune, quando il desiderio di possesso è accecante, quando ci sono forme di dipendenza o di attaccamento che rasentano la follia. E' altresì utile avere consapevolezza piena che l’Ego trova l’humus ideale nella paura e usa sempre “io” in contrapposizione a “tu/voi”. Perciò il primo passo da fare per sconfiggere l’Ego, è proprio di iniziare a mettere da parte l’idea di “io” per riportare in primo piano il “noi”, ossia l’umanità che ci circonda. Come affrontare il proprio Ego Per sapere come affrontare il proprio Ego, l’aiuto di uno psicoterapeuta diventa spesso necessario. Ogni Ego è un mondo a sé: difficile che un'unica terapia possa andare bene per tutti. Tuttavia le basi dalle quali partire per liberarsi dall’Ego, sono uguali per tutti. Abbiamo detto che l’Ego si alimenta di “momenti illusori” legati al passato, e anche al futuro: ciò fa vivere in continuo stato di desiderio anch’esso illusorio e perciò inappagabile perché creato sul passato che non esiste più, o sul futuro che ancora non esiste. E’ inevitabile che questo continuo anelito finisca per provocare sofferenza e insoddisfazione. Perciò la prima cosa da fare è cercare di vivere il presente impegnando il massimo delle proprie energie nel raggiungimento dell’obiettivo:"hic et nunc", “qui e ora”. Subito dopo bisogna imparare a essere soddisfatti di quanto si ha, cominciando ad apprezzare le piccole gioie che il quotidiano regala anche nei giorni in cui sembra che nulla vada per il verso giusto. Bisogna sforzarsi di ricordare che anche nelle giornate più nere c’è sempre qualcosa per cui vale la pena di sorridere: il sorriso del proprio partner, l’abbraccio di un figlio, il calore di un amico, il film più amato, la canzone più sentita o il piatto preferito. Altro step: capire quali sono le proprie paure e capirne l'origine. Questa è una prova difficile da affrontare senza l’aiuto di un bravo psicologo. E anche quando da soli si riesce a identificare qual è la paura che ci attanaglia, lavorarci sopra per eliminarla presuppone l’aiuto di un esperto. Un buon terapeuta riuscirà a far venire fuori la grande persona che sta in quasi ognuno di noi, quel Sé Superiore che paura ed egocentrismo tentano di soffocare, permettendo all’Ego di oscurarci e di tirare fuori il peggio di noi.

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Esercizi Tricipiti: French Press con manubrio

Scopri in questo video come eseguire il french press con manubrio per aumentare la massa muscolare dei tricipiti.Posizionati su una panchetta con lo schienale a 90 gradi scegliendo un manubrio in termini di peso che puoi gestire al meglio senza inarcare o iper estendere la schiena che sarà sempre aderente alla panchetta pur mantenendo le proprie curve fisiologiche. Per fare questo avrai bisogno anche di una buona flessibilità e mobilità articolare e muscolare. Il movimento consiste nell’estendere e nel flettere l’artico lazione dei gomiti con massima enfasi su contrazione e pompaggio dei tricipiti espirando quando contrai ed inspirando nell’altra fase da eseguire lentamente poiché la fase eccentrica è quella più efficace.Assicurati che l’arco di movimento sia il più ampio possibile con i gomiti non troppo distanti tra loro. Infine stai attento che la presa delle mani sul manubrio sia simmetrica.

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Esercizi Tricipiti: Spinte ai Cavi

Scopri in questo video come eseguire le spinte ai cavi per aumentare la massa muscolare dei tricipiti. In tutte le varianti assicurati che la postura sia corretta: gambe leggermente piegate e schiena che mantiene le proprie curve fisiologiche senza flettersi in avanti o lateralmente per compensare un’eventuale mancanza di forza. Seleziona quindi un carico i termini di peso che puoi gestire al meglio per una corretta esecuzione. L’obiettivo è focalizzarsi al massimo su contrazione e pompaggio dei tricipiti con massima enfasi anche sulla fase eccentrica da eseguire lentamente. Espiri quando contrai ed inspiri nell’altra fase.Ecco le varianti:- mini bilanciere;- corda;- bilanciere a v;- maniglia;- cavo.

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Aumentare Massa Muscolare: Tricipiti

Scopri in questo video un allenamento per aumentare la massa muscolare dei tricipiti. In tutti gli esercizi assicurati di rispettare una tecnica corretta per quanto riguarda la massima focalizzazione su contrazione e pompaggio dei tricipiti, espirando quando li contrai ed inspirando nell’altra fase da eseguire lentamente per la massima efficacia. I gomiti saranno sempre vicini al corpo con la zona addominale contratta in due esercizi per una corretta postura. L’arco di movimento deve essere il più ampio possibile pur rispettando la tua mobilità, la tua flessibilità e la corretta esecuzione dell’esercizio. Quando utilizzi dei bilancieri assicurati di selezionare un carico in termini di peso che puoi gestire al meglio per una corretta esecuzione e nel caso dei dies eseguili soltanto se hai la forza necessaria. Ecco gli esercizi:- dips;- prisoner extension;- panca piana presa stretta;- skull crusher;- dips behind back.

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Aumentare Massa Muscolare: Schiena

Scopri in questo video un allenamento per aumentare la massa muscolare della schiena a livello dei dorsali. Vedrai 5 esercizi molto efficaci da eseguire con cura per i migliori risultati. In tutti, assicurati che le scapole siano retratte per una corretta postura con la zona lombare che non interverrà in maniera troppo importante e la schiena stessa che manterrà le proprie curve fisiologiche. Espiri quando contrai ed inspiri nell’altra fase da eseguire lentamente per la massima efficacia. Come sempre massimo focus su contrazione e pompaggio dei dorsali senza che i bicipiti intervengano troppo nell’esecuzione.Ecco gli esercizi: - rematore con bilanciere;- rematore a T;- trazioni;- lat machine;- pulley.

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Distinguere un infortunio dal semplice indolenzime...

 Un argomento sempre di attualità nel campo dello Sport e del Fitness in generale è quello del dolore. Come sappiamo, il dolore può essere una parte del processo di adattamento muscolare a seguito di nuovi stimoli allenanti (i famosi DOMS - Delayed Onset of Muscles Soreness) ma può essere altresì un indicatore importante di qualcosa che non va, come una infiammazione o, peggio, una lesione di qualche tessuto del nostro corpo. Quando qualcuno che alleno mi manifesta un fastidio o un dolore, ci sono una serie di domande attraverso le quali cerco di individuare quelle caratteristiche che mi permettono di capire se quel dolore fa semplicemente parte del processo di allenamento oppure è un segnale da non sottovalutare. Intanto un piccolo ripasso. Ho nominato i DOMS: l’allenamento provoca delle microscopiche lacerazioni del tessuto muscolare che portano gonfiore (spesso non evidente) e il rilascio di un liquido urticante che, a 24-48 dall’evento stressante, inducono quella sensazione di indolenzimento muscolare (per alcuni più forte e/o duraturo, per altri meno) spesso erroneamente associata alla presenza di acido lattico nel muscolo (nulla di più falso). Questo può già essere un primo indizio: se il dolore infatti si avverte già immediatamente dopo l’allenamento, quasi certamente non sarà dovuto ai DOMS! Allo stesso modo, come detto, i DOMS tendono a diminuire e poi sparire nell’arco di 2-3 giorni (a volte di più, ma comunque calando velocemente di intensità) mentre un infortunio può protrarre il dolore molto più a lungo. E ancora: per ridurre i DOMS è sufficiente un corretto uso dello stretching post-allenamento, mentre con dolori dovuti a infiammazioni o lesioni sono fondamentali l’uso del ghiaccio e, ovviamente, il riposo totale della zona. Analizziamo adesso la qualità del dolore. L’indolenzimento, lo dice la parola stessa, da la sensazione di muscoli rigidi, ipersensibili e affaticati. In presenza di infortunio, il dolore è invece quasi sempre di tipo acuto, con fitte improvvise e ben localizzate. Se siete in grado di indicare esattamente il punto in cui il dolore compare, sia esso a livello tendineo, osseo o articolare, molto probabilmente si tratta di un (più o meno serio) infortunio. Quando il dolore riguarda un’area estesa che corrisponde quasi per intero al muscolo, è molto più facile che si tratti di semplici DOMS. Un altra grossa differenza consiste nel fatto che spesso, in presenza di infortunio, il dolore viene avvertito anche stando fermi (persino la notte mentre si è a letto) mentre l’indolenzimento muscolare si manifesta nel momento in cui muoviamo la parte interessata. Anche capire se il dolore si manifesta su entrambi i lati del corpo è molto utile al nostro scopo, perchè a meno che non si faccia un allenamento monolaterale (come negli sport di lancio) i dolori muscolari dovrebbero comparire in egual misura sia a destra che a sinistra. Veniamo ora agli aspetti più evidenti: si è formato un edema o un gonfiore in una zona in particolare? La probabilità di infortunio è molto alta! Avete avvertito un rumore simile ad uno schiocco o un crepitio nel momento subito precedente l’insorgenza del dolore? Questo potrebbe indicare una lesione del muscolo, quindi interrompete subito l’allenamento e consultate un medico! Riconoscere queste differenze può fare una grossa differenza: sempre meglio fermarsi per tempo e lasciar guarire un muscolo in pochi giorni piuttosto che ignorare i segnali che il nostro corpo ci invia, continuare a lavorare sopra un tessuto infortunato e doversi poi fermare magari per mesi... usiamo la testa, sempre!

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La neutralità dell'albero

Pensa che in un albero c'è un violino d'amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita.(Alda Merini)   La nostra vita quotidiana può essere paragonata a un albero. Partiamo dalle radici. Essa si radica nel passato, all'origine, alla nascita. Nel tempo si consolida e il piccolo essere umano cresce, così come si sviluppa e diventa possente il tronco, da ramoscello, ad arbusto ricoperto di tenace corteccia. E così spuntano i rami, che si muovono verso l'alto, guardano il cielo e si protendono quasi a chiamare altri rami oltre l'orizzonte. Arrivano le chiome verdastre, rigogliosi capelli di un adulto ormai formato. L'Uomo segue il medesimo percorso: nasce, si origina, si struttura e, passando attraverso le fasi di crescita, diventa grande. L'albero è statico, osserva la realtà e non cambia posizione, ma guarda ogni cosa da diverse angolazioni: dalla terra, al centro, alla posizione sopraelevata delle lunghe braccia che lo sovrastano e lo riempiono di vigore. Dovremmo essere come l'albero, resiliente a ogni attacco, intemperia, possente, ben radicato, ma con lo sguardo a un altrove che sa di spirituale, etereo: avere radici, nell'Io, ma andare alla ricerca del proprio Sé, in quello spazio che si fa immensità e che dà voce ai nostri obiettivi, alla nostra crescita evolutiva, quella dell'anima e della consapevolezza di ciò che vogliamo diventare. Un buon "grounding" aiuta a guardare la vita scorrere e a non esserne totalmente invasi. Come facilitarlo? Attraverso la pratica della consapevolezza del "ciò che accade qui e ora", nel presente, nel momento in cui respiro e sento, mi muovo e parlo: è nel presente che la vita ci appare e in quel "hic et nunc" dovremmo rimanere in ascolto di noi. Mentre laviamo i piatti oppure telefoniamo o, ancora, stiamo mangiando, mentre svolgiamo azioni che sembrano banali, proviamo a focalizzarci su ciò che stiamo facendo, rimaniamo lì e osserviamo. Il futuro lo costruiamo adesso e ne determiniamo la qualità. Esso, di per sé non esiste, se non sotto mentite spoglie come attore protagonista di un calendario, che abbiamo troppa fretta di riempire, dimenticandoci che oggi siamo. Facciamo come l'albero: esso è fermo, integerrimo, lì ad assaporare ogni secondo, ogni battito. Pondera ogni veduta e rimane comunque se stesso, cambiando al cambiar delle stagioni che, metaforicamente diventano per noi fasi di sperimentazione ciclica, in cui, a ogni passaggio, abbiamo di nuovo la possibilità di cambiare strada, di scegliere oppure di accettare quello che giorno dopo giorno impariamo ad accogliere, abbandonando il controllo e la pretesa di volere decidere come andranno le cose. Vivere è lasciarsi attraversare da un fremito senza dirigerne la rotta.

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Come risvegliare la consapevolezza (Vivere alla ma...

Alla consapevolezza del “qui e ora”, tema che può essere sviluppato da più livelli di osservazione, ho dedicato diverse Pillole e un’intera sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com). Ciò nonostante, continuo a ricevere numerose richieste di approfondimento, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza in gara, nel momento in cui dovremmo sperimentare la massima attivazione agonistica. Molti atleti mi scrivono per chiedermi come si fa a mantenere la calma e la lucidità nei momenti che precedono una gara, quando la mente si annebbia e sembra di essere dappertutto fuorché nel luogo dove di lì a poco dovremo esprimere la nostra miglior prestazione. In passato ho già spiegato quali strategie adottare per gestire lo stress agonistico (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...) e per restare “in bolla” (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...), però il presupposto essenziale per far sì che queste tecniche funzionino è essere consapevoli di quel che si sta facendo.Sulla consapevolezza in senso lato ho pubblicato anche una Pillola (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...), ma un atleta non può certo mettersi a meditare prima di affrontare una competizione. Dunque, occorre adottare un altro approccio, più specifico, trasversale a tutte le discipline sportive. Cosa occorre fare per restare ancorati al presente ed avere il pieno controllo del proprio corpo e delle proprie emozioni?Scopriamolo assieme…

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Come essere costanti per avere successo (Il potere...

Dopo aver pubblicato la mia Pillola numero 100 (http://massimobinelli.it/il-blog-di-m...), in molti mi hanno chiesto come faccio ad avere ancora la voglia di trovare argomenti nuovi, scrivere i testi, registrare i video e promuoverli in Rete, un lavoro che effettivamente assorbe molte delle mie risorse. Rispondo che è la stessa voglia che mi spinge ad allenarmi ogni giorno, anche quando diluvia, da 35 anni a questa parte. Per avere successo, o comunque per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, in qualunque ambito della nostra vita, è necessario essere costanti, evitare di trovare scuse improbabili pur di “rimandare a domani” e perseverare. Vuoi scoprire come si fa? Quando supporto i miei coachee a fissare un obiettivo, adotto il metodo SMART-P (al quale, tra l’altro, è dedicata la quarta sessione del mio percorso Atleta Vincente), quindi li aiuto a formulare un proposito che sia specifico, misurabile, orientato all’azione personale, raggiungibile in un certo arco di tempo e positivo. Poi lavoriamo sulla definizione delle azioni da compiere con regolarità per perseguire il risultato voluto, ed è qui che casca l’asino! Perché se la tabella di marcia prevede cinque allenamenti a settimana, oppure un’ora al giorno da dedicare all’apprendimento di una determinata abilità, questo impegno va rispettato a ogni costo. “Oggi non mi alleno perché c’è una nuvoletta all’orizzonte e il meteo dice che c’è il 17% di probabilità che piova, tanto recupero domani”, giusto per fare un esempio riferito a un obiettivo sportivo o semplicemente alla forma fisica, è una frase che deve scomparire dal lessico dell’aspirante Persona Vincente, ossia della persona che raggiunge i propri traguardi, qualunque essi siano, purché si tratti, lo ribadisco, di obiettivi positivi. La “rimandite” sta alla Persona Vincente come la kryptonite sta a Superman!Ti do due notizie, e come al solito una è buona e una è cattiva. La cattiva notizia è che una forte motivazione a essere costanti nei propri impegni è un fattore chiave di successo. La buona notizia è che il “muscolo della costanza” può essere allenato. Questo allenamento molto particolare fa sì che il cambiamento si consolidi e diventi una nuova abitudine positiva.Vuoi sapere quanto tempo occorre per veder ingrossare questo muscolo?Domanda lecita. Sulla base della mia esperienza, posso dirti che servono dai 30 ai 90 giorni, sostenuti da una forte motivazione, affinché una nuova abitudine, un nuovo comportamento o una nuova tecnica si consolidi. Nessun obiettivo può essere raggiunto se non c’è costanza: non esistono scorciatoie! Per rincuorarti, tuttavia, posso dirti che cambiare un comportamento negativo ricorrente o infrangere una vecchia abitudine rende euforici, apre nuove strade e fa scoprire risorse personali che fino a quel momento ignoravi persino di possedere. Dunque, come si fa ad allenare il muscolo della costanza? Ci sono almeno Tre Strategie. Scoprile assieme a me e scegli quella che preferisci, ma se le applichi tutte, non fa male, giuro!

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Come superare i rimpianti nello sport: accetta il ...

Per questa Pillola prendo spunto dalle parole di Gianmarco “Mezzabarba” Tamberi, alias Gimbo, tratte da un’intervista rilasciata al QN nel giorno di esordio dell’atletica a Rio 2016, il 12 agosto scorso. È passato un po’ di tempo, ma il senso della riflessione è sempre attuale. Rispondendo al cronista che gli chiedeva «cosa pensa ogni volta che rivede quel salto che è costato l’Olimpiade e una probabile medaglia», Gimbo disse (cito testualmente): «L’ho rivisto tante volte il salto. È sbagliato dice il mio mental coach, è sbagliato dice mio padre, è sbagliato dice la mia ragazza. È sbagliato rivederlo, ma non ci riesco perché se ci penso credo sia una cosa impossibile, quindi lo rivedo e penso “è impossibile”». Sembra impossibile, caro Gimbo, perché tutto stava andando a meraviglia, ma è successo, e succede a molti atleti di infortunarsi alla vigilia di un appuntamento importante. Cosa poteva fare Gimbo per archiviare Rio 2016, mettere da parte i rimpianti e puntare a Tokyo 2020, e cosa può fare chi dovesse trovarsi nella sua situazione? Ricordi cosa è capitato a Gimbo, vero? A un mese dall’inizio dei Giochi Olimpici, a Montecarlo, nona tappa della Diamond League, il nostro Mezzabarba stabilisce il nuovo primato italiano con 2,39 (misura che sarebbe valsa un oro a Rio, ma tent’è…). A quel punto tenta il 2,41, ma negli ultimi appoggi della rincorsa qualcosa va storto e proprio nel momento dello stacco la caviglia fa crac. Nei suoi occhi, spalancati in un volto contratto dal dolore, tutto il mondo vede sfumare il sogno olimpico. Tamberi è giovane, avrà modo di rifarsi, ma è ugualmente dura da digerire. L’obiettivo su cui aveva puntato anni di lavoro (e anche l’unica speranza di un oro per l’atletica leggera italiana) sfuma in un attimo. E ora? Come si affronta il futuro, con questo potente ancoraggio negativo che spinge il nostro campione a rivedere fino allo sfinimento il salto fatidico?Nella decima sessione del videocorso Atleta Vincente, parlo di sconfitta, di fallimento, di passi falsi, e mai come in questo caso si può parlare di passo falso. Basta un microniente, un appoggio spostato di qualche millimetro e assieme al legamento della caviglia in un istante si spezza anche il sogno di gloria. L’atleta perfetto e infallibile non è stato ancora inventato e non c’è programma di allenamento mentale e mental coach che tenga: la sconfitta, in senso lato, va messa in conto, prima o poi arriva. Nel caso del nostro Gimbo è arrivata nel momento peggiore, alla vigilia delle Olimpiadi di Rio. Cosa può fare Gimbo per mettere da parte i rimpianti e puntare a Tokyo 2020? Scopriamolo assieme in questa Pillola…

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Autosabotaggio, come uscire dalle sabbie mobili (T...

Ho parlato per la prima volta di autosabotaggio nella Pillola 89. Dicevo che chi non ha fiducia nelle proprie potenzialità tende a fare di tutto per confermare le sue convinzioni negative, e più la realtà si discosta dalle attese nefaste, magari lasciando intravvedere all’orizzonte dei barlumi di felicità, più cresce il bisogno irrefrenabile e inconsapevole di darsi una tagliente zappata sui piedi, perché sente di non meritare nulla di diverso dalla sofferenza. Chi ha poca autostima ha paura della felicità e si autosabota, gli manca il coraggio di goderne. Perché talvolta, pur sapendo perfettamente cosa sarebbe “meglio per noi”, facciamo l’esatto contrario? Autosabotarsi vuol dire farsi del male, più o meno consapevolmente. I modi che la nostra mente escogita per metterci i bastoni tra le ruote, per impedirci di raggiungere qualsiasi obiettivo, sono pressoché infiniti, e non credo di avere tempo a sufficienza per affrontarli tutti. Nelle 100 Pillole che ho sfornato finora, ho trattato i casi più ricorrenti:• incapacità di mantenere i segreti: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• giudicarsi e criticarsi ferocemente: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• non saper dire di NO: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• paura di sbagliare: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• tendenza a cristallizzare la realtà con MAI e SEMPRE: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• vittimismo: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• perfezionismo esasperato: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• restare impantanati nel passato: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• incapacità di accettarsi: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• sensi di colpa: http://massimobinelli.it/il-blog-di-m...È sufficiente che uno soltanto di questi virus infesti il nostro cervellone per far sì che la macchina funzioni male o addirittura si inchiodi. Cosa farebbe un informatico in caso di contaminazione? Installerebbe un buon antivirus, poi farebbe un bel riavvio del sistema. Ecco, anche la nostra mente ha bisogno di un trattamento energico, perché occorre disinstallare i programmi malefici e far ripartire il computer inceppato.Cosa puoi fare per disinstallare dalla tua mente il virus dell’autosabotaggio?Te lo dico in tre Azioni…

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Diventa un Atleta Vincente in Cinque Passi (Prepar...

Nella quarta sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com), parlo di Strategie da adottare in allenamento e di Autovalutazione della propria prestazione. Inoltre, grazie alla “Scheda Obiettivo SMART-P”, uno strumento potente che ho progettato per aiutare gli agonisti a definire i loro obiettivi sportivi, che trovi sempre nella quarta sessione, puoi individuare i tuoi punti di forza, i tuoi punti deboli e le azioni immediate da intraprendere, ma soprattutto puoi imparare a percorrere i Cinque Passi che ti separano dal Successo. Immaginiamo che manchi un anno al tuo appuntamento più importante, la gara su cui hai investito molte risorse, fisiche, mentali ed economiche, perché potrebbe dare una svolta alla tua vita e alla tua carriera. Dopo tanti sacrifici, è arrivato il momento di iniziare a sviluppare la consapevolezza che puoi farcela, che l’obiettivo è alla tua portata. Ti mancano soltanto Cinque Passi:Primo Passo: vivi ogni giorno nella tua mente l’esperienza che affronterai tra 12 mesiSecondo Passo: immagina gli ostacoli che troverai lungo il cammino e superaliTerzo Passo: visualizzati sul gradino più alto del podioQuarto Passo: dormi con la medaglia d’oro sotto al cuscinoQuinto Passo: definisci ogni mattina l’azione più importante da compiere OGGI per avvicinarti all’obiettivoVuoi percorrerli assieme a me? Ascolta la Pillola con attenzione…

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L'allenamento visto "da dentro": co...

L'allenamento è il nostro pane quotidiano? Body Building, corsa, Crossfit, altri tipi di attività fisica? Non importa. Ciò che voglio sottolineare oggi è che, qualunque sia il nostro allenamento, alla base dei miglioramenti cui il nostro corpo va incontro c'è un pricipio base della scienza del movimento che si chiama Sindrome dell'Adattamento. Conoscere e capire questo concetto può farci apprezzare appieno i risultati che faticosamente otteniamo attraverso i nostri allenamenti. Iniziamo col riconoscere che, già dalla prima sessione, stiamo sottoponendo il nostro corpo ad uno STRESS. Non nell'accezione comune del termine, ma un vero e proprio stress fisico che induce nel nostro organismo una risposta di allarme. Essendo uno stress insolito che il nostro corpo (ad esempio, le fibre muscolari) non riconosce pienamente e pertanto fatica a fronteggiare, può causare dei “danni”. Mi spiego meglio: se l’onere (lo stress) cui sottoponiamo la fibra muscolare è al di fuori delle sue capacità, essa si danneggia (parliamo di microscopiche lesioni) e questo causa quel classico indolenzimento muscolare nelle 24/48 ore successive all’allenamento che ancora molti attribuiscono erroneamente alla presenza di acido lattico nel muscolo. Parliamo dei famosi DOMS (Delayed Onset Muscle Soreness) causati dal liquido “urticante” fuoriuscito da queste microlesioni muscolari. Dobbiamo preoccuparci? Assolutamente no! Man mano che passano queste ore di indolenzimento il nostro organismo inizia ad uscire dalla fase di allarme e ciò avviene perché l’intero Sistema sta rispondendo all’evento stressante in primis valutando il danno e poi rispondendo con il processo di riparazione dello stesso. Siamo entrati nella cosiddetta Fase di Resistenza, ed è qui che entra in gioco un altro principio cardine dell’allenamento: la Supercompensazione. Una delle caratteristiche del nostro organismo è quella di ricercare sempre un equilibrio, una stasi, pertanto cerca in ogni modo di evitare nuovi episodi di allarme come quello appena affrontato. E’ per questo motivo che durante questa fase di resistenza le cellule muscolari, oltre a ripararsi, si MODIFICANO adattando la loro dimensione, la loro funzionalità o entrambe le cose insieme al fine di poter affrontare più adeguatamente un eventuale nuovo stress della stessa entità. Senza entrare nello specifico, si può semplificare dicendo che ciò avviene in quanto le cellule assorbono nuove proteine e le sintetizzano in quei microfilamenti e altre strutture fondamentali per il processo di contrazione muscolare. Credo sia scontato sottolineare che se prima della conclusione completa (dai 2 ai 4 giorni a seconda del danno) di questa fase il nostro corpo non verrà sottoposto a nuovi “stress”, esso in breve tempo tenderà a regredire allo stato di partenza, non ritenendo più necessario mantenere un assetto così “performante”. Questo principio, che io considero simpaticamente la più grossa “fregatura” della scienza dello sport, prende il nome di Principio di Reversibilità dell’ Allenamento. Se invece questi nuovi stimoli arriveranno (e seguiranno altri principi fondamentali quali ad esempio la gradualità, la specificità, la progressività del carico), allora questo processo di adattamento continuerà e saremo sempre più forti, veloci, resistenti e così via, a seconda di cosa e come ci stiamo allenando. Fasi di allarme e fasi di resistenza sono essenziali, quindi, ma altrettanto essenziale è concedere al corpo un corretto recupero per non incorrere in quella che viene considerata la Fase di Esaurimento, anticamera della famigerata Sindrome da Sovrallenamento. Questo avviene se cellule ancora in fase preliminare di riparazione vengono sottoposte con frequenza ad ulteriori stress al di sopra delle loro capacità (è il caso di allenamenti troppo intensi, troppo frequenti o ravvicinati o una combinazione delle tre cose), inducendo in esse nuovi danni e di conseguenza nuove fasi di allarme senza un recupero sufficiente. Ciò può tradursi in una regressione della prestazione ed anche in un peggioramento della qualità di vita in generale dovuto ad uno stress eccessivo di tutto il Sistema Neuromuscolare.  A ciò concorrono ovviamente anche uno stile di vita inadeguato, abitudini alimentari sbagliate e non bilanciate al proprio allenamento, mancanza di sonno e altri comportamenti non proprio salutari che ci allontanano inesorabilmente dai nostri obiettivi.

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Esercizi Schiena: Rematore con Manubri

Scopri in questo video come eseguire il rematore con manubri per aumentare la massa muscolare dei dorsali e della schiena. Gambe leggermente piegate e schiena che mantiene le proprie curve fisiologiche. Afferra due manubri che puoi gestire al meglio in termini di peso per una corretta esecuzione.Il movimento consiste nel portare i manubri verso il corpo flettendo le braccia e contraendo i dorsali espirando. Inspirerai nell’altra fase. Mantieni i gomiti vicino al corpo e la zona lombare, seppur contratta per mantenere la postura, non deve intervenire in maniera troppo importante nell’esecuzione dell’esercizio.

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Esercizi Schiena: Rematore con Bilanciere

Scopri in questo video come eseguire il rematore con bilanciere per aumentare la massa muscolare dei dorsali. Gambe leggermente piegate, schiena che mantiene le proprie curve fisiologiche. Puoi afferrare il bilanciere sia con presa in pronazione che in supinazione. L’esercizio consiste nel flettere le braccia portando il bilanciere verso lo stomaco contraendo i dorsali espirando. Inspirerai nell’altra fase.Come sempre movimento lento e controllato con massima focalizzazione su contrazione e pompaggio. La zona lombare sarà contratta per mantenere la postura ma non deve intervenire in maniera troppo importante.

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Fiducia in sé stessi, Tre Mosse per ritrovarla (R...

«Ci sono momenti in cui mi sento inadeguato, senza motivo. In altri mi sento poco considerato oppure temo di essere criticato o giudicato per quello che dico o che faccio. Mi capita anche di provare insicurezza mentre mi trovo con una persona, e spesso è la stessa persona con cui la volta precedente stavo bene. Vorrei ritrovare la fiducia in me stesso». Questo messaggio mi è stato inviato da Giuseppe e avrei potuto trattarlo in un Botta e Risposta, ma ho preferito sviluppare il tema della fiducia in sé stessi in modo più ampio, perché non si tratta di un caso isolato. Può capitare a tutti, uomini e donne. A un certo punto ti sembra di essere diventato invisibile. Il partner prende le distanze. Nessuno ti cerca. Si avvicina il fine settimana e speri che qualcuno ti inviti, ma il cellulare non trilla, né una chiamata né un messaggio o una notifica. Così, sabato sera, dopo una cena a base di tonno e pomodori, ti ritrovi a rincorrere il fiume delle notizie feisbucchiane, vedi gente che ride, che ostenta al mondo i piatti che sta mangiando assieme agli amici, e tu riconosci tra questi amici i tuoi amici, quelli da cui speravi che arrivasse un cenno di vita, perché in fondo, anche se hai sempre biasimato chi fa la fotocronaca della cena boccone dopo boccone, ti farebbe piacere essere lì con loro. Ti avvolge un alone di fallimento totale. In un lampo ti viene voglia di fuggire, di ricominciare da capo in un altro Paese, o addirittura in un altro continente, magari laggiù in Australia, ma ti fermo subito: non servirebbe a nulla. Gli schemi con i quali è programmata la tua mente si ripeterebbero anche a 16mila chilometri di distanza, perciò, dopo un primo periodo di euforia, torneresti ad essere invisibile anche per i canguri. Ricordi cosa dicevo nella Pillola 92 (https://www.youtube.com/watch?v=uiaM4...) a proposito del legame tra accettazione, responsabilità personale, fiducia e autostima? Dicevo che si parte dall’accettazione di sé stessi, perché accettare i propri errori e le proprie colpe significa iniziare un percorso di miglioramento; l’accettazione sviluppa responsabilità personale e fiducia nelle proprie capacità; la responsabilità personale e la fiducia potenziano l’autostima.Dunque, non serve a nulla fuggire, e ancora meno serve farsi contagiare dalla sindrome di Calimero, il povero pulcino abbandonato dalla mamma perché nero (in verità era solo sporco…): il vittimismo paga ancora meno. Occorre controllare emozioni e pensieri negativi e accettare che tutto sta effettivamente come lo vedi: il mondo ti ha momentaneamente messo da parte. Punto. Una volta preso atto di questa inconfutabile verità, inizia a domandarti il perché. Sarà forse perché quando sei con le altre persone il tuo linguaggio non verbale (https://www.youtube.com/watch?v=jGSco...) comunica qualcosa di diverso, ambiguo o eccessivo rispetto a ciò che intendi realmente dire? Oppure perché il tuo comportamento viene percepito come soffocante, provocatorio, arrogante o eccessivamente rigido, sebbene nulla di tutto ciò sia nelle tue intenzioni (consapevoli)?Puoi ritrovare la fiducia in te stesso in Tre Mosse, ed è questo il momento giusto per metterle in atto, perché adesso nessuno si aspetta nulla di eclatante da te, quindi non hai niente da perdere. Scopriamole assieme…

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Allenamento Forza: Schiena

Scopri in questo video un allenamento per la forza per aumentare la massa muscolare della schiena. Per prima cosa calcoliamo indirettamente e in tutta sicurezza il massimale. Per allenare la forza useremo un peso compreso fra l’80% e il 90% del massimale. Trova un peso in ogni esercizio che ti permetta di eseguire 10 ripetizioni. Quel peso rappresenta il 75% del massimale. Se ad esempio sollevi 75 kg per 10 ripetizioni, il massimale in quell’esercizio sarà di 100 kg. Quindi calcolerai l’80% e il 90%, ossia 80 kg e 90 kg e userai in termini di peso una via di mezzo, ossia 85 kg.Iniziamo con le trazioni a presa stretta: scapole retratte per la massima efficacia. Movimento lento e controllato espirando quando contrai i dorsali e inspirando nell’altra fase. Assicurati di avere la forza necessaria senza compensare con le gambe.Come secondo esercizio eseguirai il rematore a T. Gambe leggermente piegate, schiena che mantiene le proprie curve filologiche. Porti il bilanciere verso il petto espirando e inspirando nell’altra fase. Infine eseguiremo il rematore con bilanciere nel quale valgono gli stessi principi visti per il rematore a t. Attendo che polsi e avambraccio siano in linea.

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Esercizi Pettorali: Panca Piana presa inversa

Scopri in questo video come eseguire l’esercizio alla panca piana con presa inversa per aumentare la massa muscolare dei pettorali. In questo caso, della porzione clavicolare dei pettorali, ossia i pettorali alti.Per prima cosa utilizza un per inferiore rispetto al classico esercizio della panca piana. Quindi afferra il bilanciere con presa in supinazione ed esegui il movimento portando il bilanciere verso la parte bassa del petto inspirando. Espira quando estendi le braccia contraendo i pettorali. Come sempre massima focalizzazione su contrazione e pompaggio.

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Esercizi Pettorali: Spinte con Manubri a presa str...

Scopri in questo video come eseguire le spinte con manubri a presa stretta per aumentare la massa muscolare dei pettorali. Per prima cosa prendi due manubri che puoi gestire al meglio in termini di peso per un corretta esecuzione. L’obiettivo è infatti sentire un’ottima contrazione e pompaggio a livello dei pettorali. Mantenendo i manubri centralmente farai lavorare in maniera più importante la parte interna del petto e in parte i tricipiti. Espira quando estendi le braccia contraendo i muscoli ed inspira nell’altra fase.Puoi eseguire questo esercizio anche su panca inclinata in questo caso colpendo in maniera più importante la porzione clavicolare dei pettorali.

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