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Fitness 2021: i Club, sì, ma gli istruttori?

PREMESSE Non c'è distinzione tra trainer operante intra, extra-moenia o remotizzato. Le tre categorie rientrano tutte nell'analisi. Ma andiamo per ordine sulle “utilità” di questa figura e dei suoi replicanti. E' più “utile” commercialmente una scheda fattibile senza frustrazione dall'iscritto ad “X”, che un programma eccelso ma impossibile da concludere presso “Y”. Premessa numero uno. La due, è che il trainer è l'opposto del personal trainer: uno lavora per il Club, l'altro per sè. La disfunzione tattica è che convivono sotto lo stesso tetto, o, all'improvviso, e a una certa ora, e ciò si suppone sia strategico ma non lo è, il trainer si traveste da personal trainer alla velocità con cui Bruce Wayne si riconfigura in Batman. Ma restiamo sul pezzo per approfondire la contrapposizione “GT” (Gym Trainer) “PT”, perchè è qui lo snodo tecnico del servizio erogato dal Club, nonché la forza o debolezza con cui esprime il proprio modello di gestione. Quando GT e PT non sono soggetti a controllo, eppure dovrebbero esserlo visto l'operare indisturbati nei Club anche da remoto, convogliano clienti e fatturato su se stessi per trasferire il business nello studio accanto. O a casa loro. E' l'effetto di un contratto di locazione sottoscritto più o meno formalmente con la palestra, accordo col quale sperano di guadagnarci tutti. Non è così. Lo scopo di un personal trainer, legittimo da parte sua, ma alla lunga devastante per il club, è soggiogare allievi mediante raggiungimento spasmodico degli obiettivi e attraverso il controllo maniacale d'ogni fase d'allenamento. Ma non c'è solo questo. La filiera intra-extra palestra del servizio personalizzato (e incontrollato) non si chiude qui, perchè a seguire, via whatsapp, il soggiogante coach aggiunge dieta più integrazione che, salvo non sia laureato in medicina, non potrebbe nemmeno dettare vocalmente. A tale danno, dovuto allo scontro d'interessi che vede anche l'appropriazione indebita di attrezzi da parte del personal trainer a svantaggio del trainer di sala, si aggiunge per il Club un'altra beffa. Nel ginepraio dei “Certified Trainer” operanti in remoto, molti costringono alla spiegazione fattuale dell'esercizio proprio quel trainer di sala che viaggia a cinque euro/ora. Col dovuto rispetto per i trainer che hanno requisiti, formazione teorica, sul campo, etica e pubblicazioni, resta il fatto che il rapporto “GT vs PT” danneggia trainer, personal trainer e club. E alla lunga scontenta i clienti, confusi da verità tecniche contrastanti in cui traspare la debolezza gestionale di un Club che, attraverso i compromessi di cui prima, non può più dettare legge.   LE TRENTA CAPACITA' DEL TRAINER (UTILI AL CLUB) 1) capacità di redigere un quantitativo di schede di buona fattura nel minor tempo; 2) capacità di segmentare tipologie di schede sui tre tradizionali livelli d'intensità (softmedium-strong); 3) capacità di omogeneizzare sequenze di esercizi su scheda semplice, normale e complessa (interpretativamente); 4) capacità d'intercettare il bisogno latente del cliente, direzionandolo all'occorrenza su altro servizio rispetto a quello per cui opera; 5) capacità di gestire imprevisti legati alla sicurezza cliente (reale e virtuale); 6) capacità di fare da intercapedine tra situazioni aziendali interne e servizio sul campo; 7) capacità di mediare con le aree commerciali senza occuparne il territorio; 8) capacità di rispondere a domande tecniche rispettandone la veridicità (senza inventare); 9) capacità di gestire contrasti col cliente ammortizzando le tensioni (in sala e in piattaforma social); 10) capacità di curare la propria immagine anche e soprattutto all'ultima ora del proprio turno (o in video-conference); 11) capacità di gestire ordinatamente data-base appuntamenti, appunti, progetti, compatibilmente con situazioni contingenti che possano avere priorità; 12) capacità d'interagire coi trainer operanti in contemporanea in sala (alternarsi nel food-break o per una telefonata urgente) o in video-call; 13) capacità di catturare il cliente meno al centro dell'attenzione (reale e virtuale); 14) capacità di auto-correggersi nell'immediato ove il protocollo si riveli inadatto; 15) capacità di osservarsi da “lontano” o “dall'alto” (estraniazione); 16) capacità di non perdere la cognizione del tempo dedicato al colloquio col singolo; 17) capacità di mantenersi su un tratto di diplomazia nei temi a “impatto” (politici, culturali, sportivi); 18) capacità di gestire una relazione “affettiva” (nel caso si tratti di un/una cliente) interagendo come se si trattasse di cliente ordinario; 19) capacità di mantenere in ordine la sala fitness non solo a fine turno, ma nel corso dello stesso, velocizzando la procedura di chiusura anche se non di sua competenza; 20) capacità di guardare avanti, intorno, all'esterno: aggiornarsi, leggere, osservare, scrivere; 21) capacità di sostegno pubblico (con confronto privato) delle tesi tecniche dei colleghi; 22) capacità di lettura “energetica” dell'allievo; 23) capacità di autodifferenziare le operatività GT e PT; 24) capacità d'inserimento feed-back cliente prima di stilare un nuovo programma; 25) capacità di “tagliare su misura” il piano d'allenamento agevolandone le fruibilita' (orari, giorni); 26) capacità di lavorare sempre sul dettaglio; 27) capacità di osservare “tridimensionalmente” le dinamiche di movimento dell'allievo (che non va osservato solo dal davanti ma a trecentosessantagradi); 28) capacità di promuovere il Club anche fuori orario di lavoro, sia sul bacino gravitazionale che sul bacino di riferimento social; 29) capacità di creare una “testa di ponte” con altri Club (non competitors) portando innovazione e aggiornamento continui; 30) capacità di essere “pronto e operativo” in 24 ore nel passaggio da un Club all'altro. Con la stessa professionalità, prontezza ed etica che lo hanno contraddistinto nel precedente rapporto.

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Le donne, l'allenamento e il ciclo

Scrivo questo breve articolo per far capire come le donne non debbano essere allenate come un uomo, cosa, purtroppo, che accade molto spesso. La biologia e la fisiologia della donna è molto più complessa di quella dell'uomo, e questa cosa dovrebbe essere sempre presa in considerazione. Le donne non sono tutte uguali, e non reagiscono tutte nello stesso modo, ma fisiologicamente hanno tutte le stesse fasi ormonali. Ogni fase crea delle situazioni differenti, ecco perché è importante conoscere la donna, il suo obiettivo e il suo ciclo. Ogni fase ormonale rende il nostro corpo più propenso a un tipo di allenamento piuttosto che ad un altro, nel microcilo il trainer dovrebbe  considerare anche questa problematica in modo che nel tempo possa ottenere il massimo risultato assecondando la fase specifica, della sua allieva. Si l'ideale sarebbe per ogni settimana studiare un allenamento adatto per la fase del ciclo, energia, concentrazione, forza, capacità aerobica cambiano di volta in volta, fare una scheda tutta uguale, o peggio uguale a quella di un  uomo farà sicuramente ottenere dei risultati ma non nel modo ideale. Su di me sto sperimentando e attuando allenamenti adatti ad ogni momento ed i risultati sono ottimi, perché sto rispettando la mia biologia, il mio corpo, è certamente un pochino più complicato, ma la soddisfazione finale non ha eguali. Donne credetemi, fatevi fare un allenamento davvero creato su misura, sulle esigenze del vostro corpo, mi ringrazierete del suggerimento.

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Fitness 2021: se non ne siete dentro, ne resterete...

La diffusione low cost aveva ridotto il business del club fitness tradizionale prima della tempesta. Le difficoltà, per le palestre più costose per se stesse e per gli utenti, sono fuori misura: o si cambia o si esce. Alla ripresa della stagione 2020-2021 (settembre), sarà ancora peggio per i gestori, ma per gli utenti qualcosa migliorerà. Riconversione palestre: dimensioni sale di attività, quantità di macchinari posizionati, numero istruttori presenti, cifra delle utenze contemporanee. Per un po', forse molto, via i corsi, via le attività d'acqua, via altro. Il superfluo sparirà e a fare la dieta non saranno i clienti ma le palestre: si snelliranno. Questo eccesso di servizi si era riflettuto troppo tempo sul prezzo d'abbonamenti “dopati”, che prevedevano l'acquisto di discipline grottesche: sempre più pressati da aggueriti venditori-inseguitori di budget. Come se, acquistando un'auto, fossimo stati costretti per anni ad acquistare ogni accessorio, anche quello che non avremmo utilizzato mai. Il fitness deve togliersi di dosso la polvere costata cara a tutti. Per un po' ci ha rimesso solo il portafoglio utenti, ma con l'avvento low cost, pretestuose palestre avevano cominciato a correggere il tiro. La pacchia era finita. La prossima fitness season sarà da colpo di grazia, perchè vi saranno servizi “erogabili non in loco”. Per quel che riguarda la riconversione cliente, il nuovo fitnessista potrà fruire del fitness come un tagliando auto: tagliando-allenamento con presenza fisica una volta a settimana e sedute successive tracciate via via dal trainer. Sessioni da fare dove, quando e come si vorrà. Senza spendere un patrimonio in lezioni personali che, da un certo momento in poi, anche noi trainer sappiamo essere inutili. Peggio ancora quando competono con servizi a basso costo in remoto. L'altra sorpresa è che due fette di domanda sono arrivate fresche fresche sul piatto: teen agers e anziani. Due mercati non considerati aree di business dai centri fitness, ma che col distanziamento si stanno attivando in un desiderio di movimento potente. Movimento più ludico che sportivo, più divertente che performante. Le palestre in grado d'intercettare questo coi servizi, saranno centri di produzione contenuti extra-struttura (tutorial su come allenarsi a casa, educativi su allenamento e alimentazione, di assistenza on-line e controllo). Molte proposte saranno mirate più fuori che dentro la palestra e così, un piccolo club potrà fornire servizi non ai 500 utenti iscritti prima, ma a 2.500. Sotto forme diverse. A casa, in azienda, in viaggio, al parco, lo smart fitness pack (così definito perchè avrà costi accessibilissimi, quindi smart), non avrà uno spazio di svolgimento dedicato, non avrà macchinari ridondanti e soprattutto non avrà un tempo. La palestra come spazio fisico tradizionale si trasformerà in spazio fisico “occasionale”, come luogo, appunto, di messa a punto. Un'officina specializzata, dove non conta quanto è grande il capannone ma se il meccanico è esperto. Luogo e ora d'allenamento saranno scelti come opzione personalizzata dall'utente e non dall'app-corsi del centro, per un fitness capillarizzato sul territorio ma meno delimitato spazialmente. Sei giorni d'allenamento settimanali saranno improponibili, come improponibile sarà la prenotazione oraria per ogni seduta. Segnali dei quali tener conto nella riconfigurazione strutture in vista della prossima stagione.  

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L'impugnatura nelle trazioni, quale scegliere...

Scopriamo quale impugnatura è migliore e più sicura per eseguire le trazioni alla sbarra. ▶Presa supina o inversa: A 180 gradi di flessione del braccio (ovvero, quando il braccio è totalmente alzato sopra la testa) l'escursione del polso in rotazione è quasi nulla, risulta impossibile afferrare una sbarra dritta sopra la testa. Vi è tensione dei muscoli epitrocleari Impossibilità a flettere a 180 gradi la spalla in rotazione esterna a causa del contatto tra il trochine e l'acromion. . ▶Presa prona: Maggiore attivazione del grande dorsale dimostrata grazie a studi elettromiografici Tensione dei muscoli epicondilari . ▶Presa neutra: Non differenze significative nell'attivazione del grande dorsale rispetto alla presa prona Normalmente stiamo col braccio lungo i fianchi col palmo internamente, per cui questa presa risulta più naturale, quindi più sicura Maggiore escursione articolare Quindi, la presa neutra risulta quella più sicura a livello articolare, mentre quella supina quella con maggior rischio di infortunio, mentre quella supina quella con maggior rischio di infortunio. E tu come esegui le trazioni? 

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Lat Machine per i dorsali, meglio avanti o dietro?

La letteratura scientifica non evidenzia alcun vantaggio a livello ipertrofico nell'esecuzione della Lat Machine dietro la nuca rispetto alla variante avanti. Inoltre, per i soggetti con ridotta mobilità del cingolo scapolo-omerale, ad esempio con intrarotatori corti, può essere un movimento alquanto rischioso. Visto queste premesse, non c'è alcun beneficio nell'esecuzione dietro la nuca. La letteratura scientifica consiglia di eseguire la lat machine avanti: questa esecuzione è, infatti più sicura e decisamente più fisiologica rispetto a quella dietro la nuca. Cosa si intende per "più fisiologica"? Facciamo un esempio. Avete mai visto un essere umano o un primate arrampicarsi all'indietro?Risulta più naturale il sollevamento del corpo con la sbarra avanti al petto. L'esecuzione dietro la nuca non è una variante fisiologica. Inoltre, la scapola è appoggia sul torace, il che gli dà un'inclinazione in avanti, per cui i movimenti dell'omero risultano più fisiologici se seguono il piano scapolare. Al fine di preservare la salute articolare, è sempre consigliabile eseguire quei movimenti che riproducono le normali azioni "quotidiane". E tu la esegui avanti o dietro?

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Il cardiofrequenzimetro 2° parte

(leggi 1° parte) Come usare il CF e come calcolare le FC in base alla nostra preparazione / obbiettivo. Parliamo del calcolo della Frequenza Cardiaca. Il metodo che consiglio è la formula di Karvonen (che prende il nome dal fisiologo che l’ha inventata), molto valida in quanto tiene conto, per determinare la percentuale di lavoro, dei battiti a riposo e quindi dello stato di allenamento del soggetto. Sappiamo infatti che persone sedentarie avranno tendenzialmente battiti a riposo (FC rest) più alti, mentre atleti o avanzati avranno una sorta di bradicardia indotta dal miglioramento della funzionalità cardiaca. La conoscenza della FC, durante l’allenamento, è importante in quanto le persona che si allena avrà un costante riferimento sul lavoro che sta svolgendo senza uscire dal target impostato. Parliamo di numeri! Innanzitutto determiniamo la frequenza cardiaca massima e la possiamo trovare con questa semplice formula: Fcmax = 220 – età Per cui ad esempio la FC max di una donna di 30 anni sarà di 190 bpm. Proviamo a calcolare la sua percentuale di soglia anaerobica che sarà dell’85% sulla fc max. Qui entra in scena la FORMULA DI KARVONEN che rende più preciso il calcolo delle percentuali del battito utilizzando, come dicevamo all’inizio, la frequenza cardiaca a riposo. Ecco come si calcola: [(220 – età – Frequenza a riposo) x % lavoro] + Frequenza a riposo Esempio: se la nostra donna di 30 anni ha battiti a riposo di 55 bpm per trovare il numero dei battiti pari all’85% della sua Fc max, con la formula di Karvonen il calcolo sarà il seguente [(220 – 30 – 55) x 85/100] + 55 = 170 Bpm Il nostro soggetto non dovrà superare la soglia dei 170 bpm per non superare la soglia anaerobica e quindi fare un lavoro di tipo cardio respiratorio. Per fare tutto questo sarà indispensabile il nostro CARDIO FREQUENZIMETRO a fascia che ricordo essere più preciso rispetto alla sola rilevazione sul polso.  Buon lavoro a tutti.

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Consiglio n.27 - Se devi camminare tanto, allena l...

C'è una relazione di grande similitudine tra gli pneumatici della nostra auto e i nostri piedi. Ci si muove in avanti, indietro o di lato e considerando che tra piede e terreno c'è anche una scarpa, dovremmo allertarci persino sul tipo di scarpa giusta. Ma questo è un tema che richiederà un ulteriore spazio d'approfondimento. Rimaniano all'area piede e, quindi, alla “circoscrizione” caviglie. Nella stragrande maggioranza dei programmi che vengono redatti in palestra, c'è la tendenza a posizionare per ultimi gli esercizi di equilibrio su tavolette instabili, ove addirittura manchino clamorosamente. E non c'è solo questo: anche l'allenamento dei polpacci viene spesso eliminato con la scusa del tempo, quando invece entrambi i movimenti andrebbero inseriti proprio a inizio seduta o quantomeno nel mezzo. Nel tempo si finirà con l'allenare solo i muscoli visibili e che soddisfano l'ego maschile (braccia-petto) o femminile (cosce-glutei), trascurando completamente lo stato di forma del nostro punto d'appoggio. Di qui sorgeranno i problemi. Molte patologie a carico della schiena e persino della spalla dipendono dai due estremi: denti e piedi. Quindi, tornano in gioco anche caviglie e polpacci. Teniamolo ben presente e predisponiamoci a un programma con esercizi di equilibrio e destrezza su appoggi instabili. Allenarci su pavimenti “storti” c'insegnerà a camminare “dritti”.

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Consiglio n.28 - Se il training non produce, scegl...

Il training perfetto è sotto osservazione da un secolo e da parte di due opposte scuole di pensiero: quella della programmazione accurata e quella dell'istinto. Dal momento che la verità è nel mezzo, con grande probabilità l'allenamento ideale conterrà elementi di entrambe le scuole. Perciò, in linea di principio, eseguire alcune sedute programmate inserendo una giornata “jolly” nel corso della settimana, andrà bene per tutti. Vi sono poi altre considerazioni utili al nostro caso e il nostro caso è, ricordiamolo sempre, essere al top-forma senza obblighi competitivi che c'impongano programmi tassativi. Il primo elemento da verificare non è fisico ma appartiene all'alveo psicologico: il carattere. Sì, proprio lo spirito con cui la persona intende allenarsi, che richiede attenzione e capacità tecnico-creative da parte del trainer. Se si tratta di una persona ondivaga, che ama improvvisare, il training giusto sarà quello che contiene elementi rigidi e altri flessibili. Esempio di rigidità: durata, numero di serie, tipo di esercizi da eseguire nella giornata di palestra. Esempi di flessibilità: libera alternanza nell'esecuzione degli stessi esercizi, libere variazioni di velocità e libera inversione delle sequenze secondo lo spirito giornaliero. La palestra che ameremo sarà quella dove al classico pranzo potremo alternare, di volta in volta, il menù giornaliero proposto da un istruttore bravo a leggere la partita. Proprio come un allenatore di calcio.

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Qualche considerazione sull'allenamento funzi...

Funzionale... Allenamento che attiva le catene cinematiche, seguendo la loro linea evolutiva. (G. BRUSCIA) Ho deciso di scrivere semplicemente per far capire che dietro ad ogni programma che viene strutturato, esiste un metodo. Il metodo viene applicato grazie ad anni di studio, pratica e continui aggiornamenti, tramite scuole di formazione molto esperte, e non le classiche scuole del web come possiamo trovare su YOUTUBE. L'allenamento funzionale o functional training, negli anni è diventato una moda (in italia specialmente), svolto in tutte le palestre, in tutte le salse possibili ed immaginabili. Nei social si vedono postare tantissimi video di classi piene in palestre o box, che fanno solo allenamento metabolico o tabata training, con burpees, squat jump, thruster, push up, skip, jumping jack a non finire. Ma il vero scopo di tutto questo? Tanti pseudo trainer non ti sanno neanche rispondere, altri ti dicono che devono spaccare la classe perché le lezioni strong sono fiche e piacciono. Perfetto! Ma sei sicuro che fare sempre metabolico faccia bene? Ti sei mai soffermato a vedere ogni tuo singolo allievo e studiare i suoi movimenti? Se ha problematiche posturali, di mobilità, cicatrici o deficit neurali? Sicuramente non sai nemmeno da dove partire o di cosa parliamo. Semplicemente perché non sei preparato ad affrontare determinate situazioni in una classe, perché sicuro avrai svolto il corso di due giorni per prendere un attestato (dove la scuola non ha neanche un metodo scentifico) che ti serve per lavorare in sala, e continui a rubare guardando altre lezioni di colleghi o video su internet, senza capire perché stanno lavorando in quel modo e per quale scopo. Il metodo è tutto ricordalo... Senza questo sei solo uno dei tanti INCOMPETENTI che lavora nel settore fitness, pensando che distruggere le persone faccia figo, e invece stai solo recando danno al loro corpo. Questi poveretti vengono per stare bene, rimettersi in forma e poter migliorare le loro performance, si affidano a te sicuri che tu possa risolvere le loro problematiche... e invece tu sarai il loro distruttore. Il concetto di funzionale non è sderenare. Il metodo ti aiuterà ad avere una buona base per poter strutturare programmi specifici del tuo gruppo o dei tuoi personal. Esci fuori dai classici schemi del riscaldamento e vedrai già una grande differenza (basta corsa, aggiungi mobilità), cambia gli esercizi partendo da una regressione e passo dopo passo evolvilo, ma sempre controllando bene il progresso delle persone. Non pensare solo strong, brucia grassi, etc, ma valuta metodo miofasciale e neurale da inserire nei programmi, se vuoi diversificare dalla massa. Dopo anni sono sempre più contento del percorso che ho deciso di intraprendere con la FunctionalTrainingSchool perché è una scuola sempre in costante aggiornamento, professionale, qualitativa in ogni loro singolo docente. Scusate il papiro, il pensiero era molto lungo 

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Consiglio n.26 - Se non hai tempo, passa alla rout...

Un buon trainer prima di mettere giù un programma che affermi il proprio ego, deve tener conto dell'esigenza di chi allena. C'è chi ha tempo al mattino, chi nella pausa pranzo, chi alla sera, chi può durante la settimana. Ma c'è chi proprio non può e in nessun orario feriale che si rispetti. Quando è così, trainer e allievo per solito si scoraggiano, provando a risolvere con un accordo posticcio, impegnandosi reciprocamente con allenamento bi-tri-settimanale in palestra. Dopo un po' di tempo, allieva o allievo che sia non potranno onorare l'impegno nell'allenarsi e così si perderà un potenziale appassionato di fitness. La palestra, dal canto suo, avrà un'iscrizione in meno. Doppia sconfitta, eppure una soluzione c'è. L'utente che di fitness proprio non può farne a meno, se ben consigliato può allenarsi con eccellenti risultati nella doppia routine week-end. Per farla breve, il trainer stilerà un programma anomalo che preveda due giorni consecutivi d'allenamento al sabato e alla domenica, senza riposo. L'unico impegno tassativo, per il soggetto che si allena, sarà tenere il proprio diario di bordo relativo ad alimentazione, sonno e altri fattori che incidono sul risultato nell'extra-time, cioè nel tempo di non 'presenza in palestra'. Due persone responsabili e responsabilizzate avranno quindi prodotto la migliore delle routine di allenamento possibili per chi non può allenarsi nei giorni feriali. Sempre al massimo (al lavoro) durante la settimana e sempre al massimo (coi pesi) nel week end.

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Allenarsi in casa, da dove cominciare?

Una buona salute psicofisica passa attraverso tre componenti primarie che si trovano sotto la nostra responsabilità e controllo diretto. Un’alimentazione corretta e specifica per le caratteristiche individuali, la gestione mentale ed emotiva e infine l’attività fisica studiata specificatamente secondo le esigenze personali. Attualmente avere del tempo libero per praticare attività fisica è diventato più un lusso che un semplice gesto per soddisfare questo bisogno primario. Di conseguenza milioni di persone hanno deciso di ovviare a questo inconveniente praticando allenamento in casa propria. L’importanza dell’allenamento va ben oltre il semplice aspetto estetico e gratificante della ormai ricercatissima “tartaruga addominale” o del “gluteo di marmo”, ma ha effetti a cascata nei confronti di tutti gli apparati fisiologici che compongono il nostro corpo. Potenziamento del sistema cardiovascolare, riequilibrio della pressione arteriosa, miglioramento del metabolismo dei grassi, abbassamento dei livelli di trigliceridi, regolarizzazione del colesterolo, bilanciamento dei neurotrasmettitori. Insomma l’attività fisica è una componente fondamentale del nostro benessere ed è compito nostro mantenere tutti gli apparati in forma ed in funzione nella maniera più ottimale possibile. Il corpo umano si è adattato all’ambiente naturale attraverso il movimento per milioni di anni: raccolti nei nostri geni abbiamo delle capacità silenti ereditate dai nostri progenitori cacciatori, agricoltori, pescatori e di conseguenza l’immobilità alla quale siamo sottoposti ai nostri giorni è una situazione completamente nuova ed innaturale per il nostro organismo. Speravamo che con l’avvento della modernità e grazie a strumenti che ci avrebbero reso il lavoro più semplice e veloce avremmo avuto molto più tempo da dedicare alle nostre velleità ed alle nostre famiglie quando in realtà è avvenuto il contrario. Allenamento in casa: con i pesi o a corpo libero? Iniziamo dicendo che lo stimolo allenante è percepito come fisiologicamente stressante dal corpo. Questo perché richiede di aumentare le prestazioni e consumare quelle energie alle quali lui tiene così intensamente da spingerlo a creare dei depositi dove stiparla. Per quanto riguarda i principianti e coloro i quali non praticano attività sportiva da lungo tempo quindi, consiglio di sottoporsi ad una visita medica specialistica preventiva. Al fine di verificare la propria capacità di sostenere un programma di allenamento in casa senza alcun problema. L’allenamento “fai da te” eseguito con manubri e bilanciere richiede una conoscenza specifica dei singoli esercizi. Di conseguenza la strada migliore da seguire è quella di affidarsi ad un professionista che spieghi la tecnica e gli esercizi migliori. Un’altra peculiarità di questo genere di allenamento è che risulta spesso difficile comprendere quali siano i carichi migliori da utilizzare per ottenere i risultati che si vogliono raggiungere, ragione per la quale anche in questo caso la scelta migliore rimane quella di intraprendere un percorso con un preparatore atletico o un personal trainer che vi segua fintanto che non sarete in grado di compiere un allenamento in casa nella massima sicurezza e con la competenze necessarie. Per quanto riguarda invece l’allenamento a carico naturale cosiddetto “a corpo libero” vi sono molti meno rischi per quanto riguarda la corretta tecnica d’esecuzione e si possono trovare sul web moltissimi tutorial anche molto ben studiati, che vi possono aiutare a scegliere i migliori esercizi mostrando le corrette tecniche d’esecuzione con molti meno rischi per le articolazioni. Quanto spesso bisogna allenarsi? La risposta a questa domanda dipende molto dal grado di intensità al quale porterete ogni singola sessione. Così come dalle vostre capacità di recupero e dall'obiettivo che volete raggiungere. In linea di massima l’ideale è sempre allenarsi a giorni alterni. Riposando cioè il giorno successivo allo sforzo con lo scopo di permettere un adeguato recupero fisiologico necessario all'attivazione di quei processi di adattamento che porteranno ad ottenere risultati nel lungo periodo. L’allenamento deve essere visto come uno stimolo alla crescita che avverrà durante la fase di riposo ed adattamento. Seguendo esattamente quei meccanismi fisiologici di sovracompensazione che avvengono per esempio quando andiamo le prime volte al mare e desideriamo una bella tintarella dorata. Se stessimo già dal primo giorno sotto al sole senza protezione per svariate ore con la speranza di abbronzarci subito, la nostra pelle ci ricorderebbe successivamente che la nostra non è stata proprio una scelta delle più sagge. Chi si è allenato senza freni pur venendo da un periodo di inattività prolungata capirà benissimo cosa intendo. Ricordando ancora oggi quella sensazione di bruciore e rigidità muscolare che l’ha accompagnato per i giorni successivi. La migliore tipologia di allenamento in casa è quello che ci porterà a raggiungere risultati effettivi senza pensarci dal punto di vista fisico e mentale. Recandoci al contrario benefici da entrambi i punti di vista e regalandoci abitudini che sarà in seguito facile mantenere. Quali attrezzature ci servono? In base all'obiettivo che voglio raggiungere, della mia preparazione fisica e dal mio grado di esperienza avrò a disposizione un’ampia scelta di attrezzatura da poter acquistare, sia nei negozi specializzati che attraverso siti di vendita e spedizione on-line. La scelta migliore per il principiante è quella di iniziare con esercizi a corpo libero, che richiedono un investimento davvero irrisorio. Saranno sufficienti un tappetino imbottito per gli esercizi a terra, una Swiss ball (diametro 55 cm per le persone con un’altezza fino a 170 cm e di 65 cm per i più alti), manubri leggeri oppure cavigliere e polsiere appesantite, per aumentare lo stimolo allenante una volta che si saranno padroneggiati i movimenti. Per coloro i quali fossero già capaci o volessero imparare, consiglio l’acquisto di una corda da salto. Un eccellente esercizio cardiovascolare a basso costo e dagli enormi benefici. Chi fosse invece già di livello intermedio e avanzato e avesse familiarità con i manubri ed il bilanciere, troverà in vendita dei kit che comprendono anche i pesi e addirittura delle macchine multifunzionali con caratteristiche molto simili a quelle che si possono trovare nei centri fitness. Il mio consiglio è di dirigere le ricerche sui macchinari specifici per l’allenamento in casa, di buona qualità. Anche se inizialmente possono sembrare più cari, hanno materiali e strutture che permetteranno di poterne usufruire per moltissimo tempo e nella massima sicurezza. Lo stesso discorso vale ancora di più per quanto riguarda i tapis roulants. E' fondamentale scegliere quelli che assicurano un’ottima ammortizzazione al fine di evitare danni alle articolazioni degli arti inferiori e della schiena. Come iniziare l’allenamento in casa? Per quanto riguarda i primi passi da fare, i principianti potranno trovare su internet moltissimi tutorial e programmi di esercizi ai quali attingere gratuitamente. Oltre a delle App molto ben fatte che seguono l’utente nel percorso verso l’obiettivo voluto. Generalmente le richieste che ricevo più frequentemente dai miei clienti sono relative all'aumento di tono e perdita di grasso in eccesso, al potenziamento e aumento delle masse muscolari. Ma anche nel miglioramento della postura disfunzionale. A tale riguardo e, tenendo conto del fatto che stiamo attraversando un periodo di isolamento forzato, ho creato un seminario gratuito visibile sulla mia pagina Facebook per spiegare come affrontare queste tre necessità di allenamento rimanendo in casa ed usando unicamente esercizi a corpo libero. In questo caso per raggiungere un ottimo stato di forma sono sufficienti: 1. Tre allenamenti settimanali inframezzati da un giorno di recupero. 2. Esercizi portati sino al raggiungimento di uno stato di affaticamento percepito medio-alto. 3. Sessioni della durata massima di 60 minuti. Per quanto riguarda i soggetti intermedi e avanzati la soluzione ideale è quella di contattare un professionista del settore che possa attuare un’anamnesi fisica e un successivo programma di allenamento basandosi sulle necessità individuali e sull'attrezzatura disponibile in casa, adattando in seguito le tabelle nel momento in cui si incontreranno stalli nei risultati. In conclusione Queste sono le scelte decisamente più lungimiranti e meno onerose da ogni punto di vista. Ricordate che si possono ottenere enormi risultati dall'allenamento in casa. L'importante è seguire programmi realistici dal punto di vista delle aspettative personali. Ma soprattutto, facendo in modo che durante l’ora di tempo che abbiamo scelto, non giungano distrazioni dall'ambiente esterno.

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Consiglio n.25 - Se il personal trainer è low-cos...

Il lavoro del personal trainer è un mestiere antico, che si è esteso troppo. E' come se a un certo punto, da pochi allenatori in circolazione realmente specializzati e molti buoni trainer che si danno da fare in palestra, si fosse invertito il trend: “tutti esperti”. A dare un'occhiata in giro sia fisica, ovvero osservando nelle palestre più disparate e un'occhiata digitale, cioè scandagliando il web, si trovano schiere di personal trainer super-certificati con due giorni di stage. La provenienza tecnica, giammai da noi giudicabile rispetto ai contenuti dei corsi cui queste schiere di personal trainer partecipano, produce pseudo-professionisti che, visti al lavoro sul campo, non segnalano attenzione per lo stato di forma del proprio cliente. Non di rado s'assiste a una lezione in piena regola dove la sola preoccupazione del personal trainer è tenere il ritmo su whatsapp, piuttosto che controllare il ritmo delle salite-discese sullo step della povera signora. Probabilmente, la malcapitata signora in esame avrà selezionato il personal-trainer sulla base di una trattativa di prezzo che le ha arrecato vantaggio al portafogli. Pagandone però il prezzo vero: quel vantaggio economico si sta rivelando un enorme svantaggio di salute. Fatti due conti e messi sulla bilancia svantaggi economici e svantaggi fisici, meglio stare alle larga dalle politiche low-cost quando mettiamo nelle mani di qualcuno la nostra salute.

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Consiglio n.24 - Se l'allenamento ti ha stanc...

Da sempre si usa dire che “sei settimane” sono quelle che fanno la differenza tra un allenamento e un altro, tra un tipo di alimentazione e l'altra e, soprattutto, tra un risultato e un non risultato ottenuto. Il primo assioma è che il corpo umano, donna, uomo, alto, basso, giovane o meno giovane, tende naturalmente ad adattarsi. Ora, la capacità d'adattamento, qualità immensa che si estende anche a livello mentale, fa sì che da un certo punto in poi, sia l'allenamento, cioè la sequenza d'esercizi previsti in scheda dal trainer, sia l'alimentazione, ovvero il carburante che decidiamo di assumere a tavola dopo aver fronteggiato i pesi in palestra, debbano modificarsi. Per dirla tecnicamente: devono 'ruotare'. Le regole migliori sono quindi dinamiche non statiche. Esempio di allenamento dinamico: tre volte in palestra a settimana con un giorno attività cardiofitness preponderante, un giorno attività coi pesi preponderante e un giorno attività di stretching preponderante. Esempio di alimentazione post-allenamento dinamica: un giorno saremo onnivori, un giorno vegetariani e un altro, se proprio ne sentiremo la necessità, vegani. Le regole che si modificano continuamente sono perciò quelle più fruttuose, perchè costringono corpo e mente a riadattarsi. La ripetitività, invece, vanifica tutti gli sforzi fisici fatti in palestra e riduce quegli stati di forma mentali e del palato che ci tengono iperattivi. Cambiare le regole è vincente, anche nell'allenamento.

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Consiglio n.23 - Se vuoi l'arto perfetto, all...

Nessuno è perfetto, vale per la parte fisica e mentale dell'essere (umano). Partendo da queste scontate imperfezioni, senza aggiungere un'ulteriore teoria fitnessista a mille altre, proviamo a vederci chiaro. Se andiamo in palestra da un po' e ci ritroviamo un braccio o una gamba più muscolosa dell'altra, è evidente che allenandole sempre in contemporanea quella differenza ce la ritroveremo pari pari. Un po' come se due centometristi dello stesso potenziale corressero sempre uno dieci metri avanti all'altro: pur partendo da una posizione diversa della pista si ritroveranno sempre alla stessa distanza. Fatta questa premessa, sarà cura del trainer, se professionale e attento al dettaglio, chiederci o meglio imporci d'inoltrargli i dati su sui lavorare, prima di predisporre una scheda d'allenamento adattata a noi. Ove ciò non accada, qualche elemento del training andrà a perdersi, e benché accurato il programma d'esercizi non sarà mai perfettamente calzante. Ma è proprio qui, invece, che si gioca la differenza tra un allenamento personalizzato e uno raffazzonato: non è la visione univoca del trainer a produrre il programma giusto, ma siamo noi che con le nostre misure di braccio sinistro e gamba destra, anche se appena diverse, dettiamo legge. Allenare un corpo alla perfezione non è mai uno scherzo e la valutazione di una piccola diversità volumetrica o asimmetria, anche negli arti, è una vera e propria “arte”.

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