Filtra: 

Prepararsi allo sport

Kettlebell: uno sguardo al passato per gli allenam...

Molti di voi lo conosceranno di sicuro, altri lo sentiranno nominare per la prima volta: questo non cambia la sostanza, ossia che il Kettlebell è un attrezzo che la farà da padrone nella preparazione sportiva per molti anni a venire. Noto anche come "Gyria", è tanto semplice quanto funzionale: è infatti composto esclusivamente da una sfera di ghisa di peso variabile e da una maniglia. I primi "esemplari" risalgono probabilmente ai tempi degli antichi Greci e consistevano in giare riempite di acqua e terra, utilizzate nella preparazione dei Giochi Olimpici. Anche i monaci Shaolin utilizzavano nei loro allenamenti una versione rudimentale di Kettlebell. Ma è in Russia che sin dal 700 (e forse anche prima) questo attrezzo è stato quasi l'unico mezzo di allenamento sia in ambito scolastico che sportivo, e soprattutto nella formazione e nell'addestramento dell'esercito sovietico.  Attualmente, i Gyria sono parte integrante di quasi tutti gli allenamenti di Functional Training, MMA (Arti Marziali Miste), Rugby, Pugilato, Wrestling e, ovviamente, nella preparazione fisica di Forze Speciali Militari. Ma cos'ha di speciale un attrezzo all'apparenza così essenziale? La loro particolare conformazione, più vicina agli oggetti di uso comune rispetto ai classici manubri, permette di stimolare i muscoli degli arti superiori con angolazioni altrimenti impossibili, stimolando anche i propriocettori di polso, spalla e gomito, che ne risulteranno notevolmente rinforzati. La stessa presa delle mani potrà avere dei grossi benefici. Ma il pregio più grande dell'allenamento con i Kettlebell è quello di permettere di lavorare come nessun altro strumento sulla forza esplosiva, sulla potenza e sulla reattività neuromuscolare, oltre che sul "core" (grazie alla massima stimolazione dei muscoli stabilizzatori) e sulla coordinazione. Si può affermare che i Kettlebell rappresentino una congiunzione ideale tra allenamento a corpo libero e allenamento con pesi liberi, garantendo traiettorie di movimento più naturali, e perciò più funzionali, che rinforzano l'apparato muscolo-scheletrico aiutando anche a prevenire infortuni e a recuperare eventuali squilibri di forza.   Un altro punto a loro favore è il forte condizionamento metabolico che inducono nell'organismo, vista la dinamicità della maggior parte dei movimenti previsti e la quasi totalità di gruppi muscolari coinvolti (vedi i classici Swing o Snatch), il che li rende ideali per un allenamento completo che miri al migiloramento dell'efficenza fisica dell'atleta in tutte le sue componenti.   Come per qualunque altro tipo di allenamento, bisogna però sottolineare come sia importante apprendere la corretta esecuzione di ciascun esercizio, iniziando con carichi leggeri finchè non si padroneggia il movimento, al fine di evitare infortuni o squilibri motori. Ogni gesto atletico deve essere preciso, controllato e coordinato, per questo l'assistenza di un professionista qualificato è sempre consigliata. Buon Kettlebell a tutti!     Giulio Bellini

Continua...

Prove fisiche per i concorsi di ammissione nelle F...

Tutti coloro che hanno avuto o hanno l'ambizione ed il sogno di entrare a far parte di Esercito Italiano, Marina, Aeronautica, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Polizia Municipale o Vigili del Fuoco, conoscono bene quanto arduo possa essere superare le prove atletiche previste nella maggior parte dei suddetti bandi di concorso.   Alcuni esercizi in particolare, come ad esempio le trazioni alla sbarra o il salto in alto, rappresentano spesso ostacoli insormontabili (e purtroppo motivo di rinuncia) soprattutto per molte donne o per coloro che, anche solo in minima parte, si trovino in condizioni di sovrappeso o di scarsa efficienza fisica. Per questo la cosa fondamentale è intervenire con tempismo e non aspettare le ultime settimane prima della prova per iniziare ad allenarsi! Iniziare una corretta preparazione con largo anticipo permetterà di capire su quali prove c'è una necessità maggiore di allenamento e di programmare lo stesso in funzione del tempo a disposizione. Un buon Personal Trainer / Preparatore Atletico è in grado di valutare attentamente la condizione fisica di partenza ed impostare in base ad essa un adeguato programma di preparazione fisica volto al raggiungimento degli obiettivi nel più breve tempo possibile, riguardino essi la perdita di peso, il potenziamento muscolare o una specialità in particolare. Ricordo a tal proposito che oltre le già citate trazioni alla sbarra e al salto in alto, questi bandi di concorso spesso prevedono tra le prove fisiche: piegamenti sulle braccia; scavalcamento di muri; nuoto; corsa; addominali; corda o pertica. Spesso con prove combinate e a tempo. Non proprio una passeggiata, quindi! Si capisce perchè gli aspetti fisici da tenere in considerazione non sono pochi e spaziano dalla forza vera e propria alla velocità, resistenza, esplosività, coordinazione e padronanza della tecnica (come nel caso del salto in alto). Sarà inoltre importante fornire suggerimenti alimentari ed eventualmente di integrazione che, affiancati alla preparazione fisica vera e propria, permetteranno di ridurre i tempi necessari per l'ottenimento del risultato.     Giulio Bellini

Continua...

L'ABC dell'allenamento: prima di tutto.....

In questo articolo della serie "L'ABC dell'allenamento" voglio parlarvi di un concetto importante, forse il più importante di tutti: la SICUREZZA IN PALESTRA, quindi vi illustrerò alcune semplici regole per evitare gli infortuni durante le vostre sessioni di allenamento.  BUONA LETTURA :)   Regole di allenamento per evitare gli infortuni L'utilizzo dei sovraccarichi, in molte discipline sportive, viene utilizzato per la prevenzione degli infortuni, oltre che per sviluppare, soprattutto capacità condizionali come ad esempio la forza. Il fatto che i "pesi" (weightlifting, powerlifting ecc.) vengano usati anche per ridurre l'incidenza degli infortuni, sottintende che queste attività, se eseguite con intelligenza, hanno un rischio veramente esiguo. Oggi voglio lasciare la parola a due grandi dell'allenamento della forza: Vladimir M. Zatsiorsky e William J. Kraemer, i quali nel loro libro (Scienza e pratica dell'allenamento della forza), riportano le seguenti regole per evitare gli infortuni nell'allenamento (pag. 175, della versione italiana): tenere in ordine la sala pesi e gli attrezzi; garantirsi che gli atleti eseguano il riscaldamento; non eccedere con le dosi (carico, allenamenti, intensità ecc.); evitare la rabdomiolisi (grave danno al muscolo scheletrico); non consigliare il metodo dell'impegno massimale ai principianti; essere prudenti quando si utilizzano i pesi liberi; fornire assistenza quando il peso del bilanciere è elevato (per il soggetto) e quando gli atleti eseguono esercizi eccentrici (fase negativa); porre l'accento su una topografia equilibrata della forza, evitando uno squilibrio nello sviluppo della muscolatura; garantirsi che l'atleta abbia capito bene la tecnica del sollevamento pesi e di come si assiste un compagno di allenamento (spotting). Oggi abbiamo dato la parola a due BIG dell'allenamento, nel prossimo articolo tratterò di ESERCIZI e di come eseguirli in maniera ottimale per non farsi male e per avere ottimi risultati. OVER THE TOP Alberto Fanin   Vorrei vedere il libro "Scienza e pratica dell'allenamento della forza"

Continua...

Boxe, allena la guardia opposta!

Pochi sport come la boxe allenano il corpo in maniera funzionale attivando il centro e rendendolo potente magro e tonico. C’è un piccolo problema: l’allenamento è sbagliato. Già, l’allenamento è sbagliato perché si allena troppo la solita guardia. Io sono stato un praticante di arti marziali per tanto tempo, quindi posso confermarvi che allenare il corpo con la solita guardia significa creare squilibri muscolari che sprofondano in gravi problemi dal punto di vista posturale. Alcuni muscoli diventeranno più corti e potenti di altri, i quali faranno da tiraggio per le ossa e tutto l’apparato scheletrico seguirà quest’onda creando delle curve di compenso (vedi iperlordosi, ipercifosi, scoliosi). I consigli che vi do sono 2: il primo di allenarvi anche con la guardia opposta; Il secondo di fare lavori di compensazione, come usano anche i tennisti per tonificare quei muscoli che non vengono coinvolti.   Ernesto Avagliano

Continua...

Gioia... passione e allenamento nelle Arti Marzial...

Ciao a tutti! Oggi voglio condividere una storia che parla di Impegno, di costanza e di grinta: la protagonista si chiama Gioia. Gioia ha iniziato a praticare Karate da quando aveva solo otto anni, credendo di praticare semplicemente uno sport; con il passare degli anni ha scoperto, invece, che è la sua più grande passione. Cosa significa per lei Passione? "Passione è provare quel sentimento indossando il karateji e l’obi (kimono e cintura) prima di entrare nel Dojo (palestra), quella carica quando pratichi, quando a distanza di anni il tuo Sensei (Maestro) ti corregge e cerchi di impegnarti sempre al massimo per poter migliorare, per poter far meglio, quell’adrenalina forte quando fai delle competizioni. E una delle cose più importanti non è solo mirare ad un risultato o al podio, ma vedere la tua squadra che ti conforta, che ti stimola, sentire dagli spalti “Vaii Gioia!!!”, quell’incitamento, quelle urla piene di forza, in certi momenti sono la vera Vittoria." Gioia da sei anni si è avvicinata alla disciplina del krav maga, per saziare quel desiderio di conoscere sempre nuove tecniche delle arti marziali. Se nel Karate ha trovato una filosofia di vita, dei principi, delle regole, un rispetto assoluto per i propri Maestri, per i compagni e per se stessi, nel krav maga ha conosciuto il combattimento in una disciplina che prevede l'utilizzo anche di oggetti che si trovano quotidianamente a portata di mano (penna, bottiglia, borsa, bicchiere etc..), così come delle armi (pistola, coltello, bastone, etc..). Io e Gioia ci conosciamo da diversi anni, siamo cresciute nello stesso paese e le nostre storie si sono spesso incontrate.  Questa volta la mia professione ha incontrato la sua passione: in seguito a un problema al ginocchio ho iniziato a seguirla negli allenamenti insegnandole la tecnica corretta degli esercizi, proponendole degli allenamenti in base al suo obiettivo: essere più reattiva, esplosiva e forte!!  Desidero prepararla al meglio per le prossime sfide nella speranza di farle raggiungere grandi traguardi. Mi auguro di continuare a vivere la sua energia, così grande che tante volte mi serve da carburante per la mia attività.  Concludo con la visione meravigliosa che Gioia ha dello sport: "Lo sport è Vita, è Amicizia, è , è fatica ma una fatica che ti ripaga, è soddisfazione, è Libertà!!”. Spero di riuscire a trasmettere la stessa passione anche a voi!! M. Marchiori e G. Tognon

Continua...

Allenamento pliometrico: metodo molto efficace

L’allenamento pliometrico ha dimostrato essere uno dei metodi più efficaci per migliorare la potenza esplosiva. Allenarsi sulla potenza può essere di beneficio a una grande varietà di atleti, in particolare se segue o coincide con un programma di allenamento della forza. Questo articolo descrive come impostare un programma pliometrico che mantenga inalterate le serie, le ripetizioni e la selezione dell’esercizio. Gli esercizi proposti possono essere utilizzati in combinazione con esercizi pliometrici che coinvolgono la parte inferiore del corpo e quelli che si incentrano sulla parte superiore del corpo. Per rendere l’allenamento pliometrico più efficace possibile, esso dovrebbe essere intrapreso dopo una fase di allenamento della forza massima. Lo scopo della pliometria è quello di migliorare la capacità degli atleti nell’utilizzo della forza, nel modo più rapido possibile. Logicamente quindi, più gli atleti avranno acquisito la capacità di generare la forza massima prima dell’allenamento pliometrico, tanto più tale forza potrà essere convertita in potenza con l’allenamento pliometrico. Esistono numerosi esercizi pliometrici, sia per la parte superiore che per quella inferiore del corpo. Come vale per le altre forme d’allenamento sportivo, anche per l’allenamento pliometrico, la scelta degli esercizi dovrebbe imitare il più possibile i modelli di movimento dello sport in cui questo specifico allenamento viene adottato. Gli esercizi pliometrici per la parte inferiore del copro, sono adatti per molti sport come il basket, la corsa, il calcio, l’hockey, il football, il baseball e simili. Infatti, le prestazioni di qualsiasi sport che coinvolge il salto, lo sprint e il calcio, possono essere migliorate con esercizi pliometrici per la parte inferiore del corpo. Gli esercizi pliometrici per la parte superiore del corpo possono accrescere la performance in sport come Basket, Pallavolo, Softball, Tennis, Golf e i Lanci. Inoltre, gli atleti che devono mantenere una determinata posizione durante la performance, come ad esempio i portieri nel calcio, troveranno molto utili questi esercizi. L’intensità degli esercizi pliometrici varia notevolmente. Gli esercizi che coinvolgono il salto con la corda sono classificati di bassa intensità, mentre quelli che richiedono un salto di almeno 80 centimetri sono considerati gli esercizi pliometrici a più alta intensità. I salti tra i 20 e i 50 cm sono considerati di intensità media. L’allenamento pliometrico dovrebbe progredire gradualmente, a partire da esercizi di intensità minore fino alle punte massime di intensità, soprattutto per i soggetti che non hanno di base un allenamento significativo della forza. Aumentare il carico aggiungendo peso supplementare, come indossare abiti appesantiti o porre dei pesi alle caviglie, non è raccomandato. Un carico troppo pesante può ridurre la velocità e la qualità del movimento, rendendo negativi gli effetti della pliometria. Il volume pliometrico si riferisce al numero di ripetizioni per sessione. Per gli esercizi pliometrici degli arti inferiori una ripetizione corrisponde a un contatto con il suolo. Per i principianti sono consigliate dalle 80 alle 100 ripetizioni, per i soggetti di livello intermedio tra le 100 e le 120 ripetizioni, mentre per gli atleti di livello avanzato sono proposte ripetizioni tra 120 e 140. Per quanto riguarda la frequenza degli esercizi pliometrici, in genere due o tre sessioni di pliometria possono essere svolte in una settimana. Il tempo di recupero tra le sessioni è raccomandato dalle 48 alle 72 ore. Non è raccomandato programmare un allenamento pliometrico il giorno dopo una sessione pesante d’allenamento con sovraccarichi perché i muscoli possono ancora essere dolenti. Questo ovviamente presenta un problema per gli atleti che possono aver bisogno di allenare la forza dalle tre alle quattro volte a settimana. Tuttavia il problema può essere risolto alternando gli esercizi pliometrici e di forza per la parte superiore del corpo con quelli della parte inferiore, lasciando un giorno di riposo. Per esempio: GIORNO ALLENAMENTO FORZA ALLENAMENTO PLIOMETRICO lunedì Alta intensità parte superiore Bassa intensità parte inferiore martedì Bassa intensità parte inferiore Alta intensità parte superiore mercoledì riposo Risposo giovedì Bassa intensità parte superiore Alta intensità parte inferiore venerdì Alta intensità parte inferiore Bassa intensità parte superiore Quando si programma l’allenamento, è necessario determinare anche quante sessioni di esercizio pliometrico sono adatte per settimana. E questo varia da sport a sport, per esempio per un giocatore di football è consigliato in genere 2-3 sessioni settimanali in  pre-season e 1-2 sessioni durante la stagione agonistica. Come qualsiasi altra forma di allenamento, un adeguato riscaldamento è fondamentale prima della sessione di allenamento pliometrico. Si raccomandano esercizi di jogging con tocco della punta del piede e di jogging e gamba tesa durante il riscaldamento, per preparare l’atleta all’impatto con gli esercizi pliometrici. La pliometria dovrebbe essere completata all’inizio di una sessione combinata, quando l’atleta è fresco. Esistono alcuni rischi nella pratica di questo tipo d’allenamento, tuttavia, a causa dello stress e della pressione a cui gli esercizi pliometrici sottopongono le articolazioni e il tessuto connettivo, sono state proposte delle linee guida per la sicurezza dell’atleta. L’allenamento pliometrico è controindicato nei bambini in età prepuberale in quanto può causare danni alle piastre epifisarie che devono ancora chiudersi. Per essere efficace, l’allenamento pliometrico richiede numerosi e ripetuti sforzi massimi. È la natura strutturale dell’allenamento che rende l’allenamento pliometrico troppo rischioso per i più giovani. Infine, sempre per quan to riguarda la sicurezza, la superficie di atterraggio deve avere la proprietà di assorbimento degli urti. Buone scelte includono terreno erboso o tappetini, ma mai stuoie. Luca Berti Rigo

Continua...

Endocrinologia e sport

Qualsiasi tipo di movimento applicato o meno ad attività sportive, se prodotto con intensità elevata, produce delle risposte da parte del sistema endocrino. Queste risposte, che sono di origine adattiva si associano otre che allo sforzo muscolare, anche a tutte quelle espressioni emotive che lo sport, nel suo aspetto agonistico, manifesta. Si tratta quindi di ristabilire tutti quegli equilibri ormonali (omeostasi) richiesti dalla qualità dello sforzo, dalla sua intensità e della durata nel tempo. Adattamenti L'adattamento allo stress quello della corteccia surrenale, produzione di ACTH (ormone adreno-cotico-tropo) da parte dell’ipofisi anteriore, stimola la produzione di corticosteroidi. Secondo Selye lo stress provoca tre stadi di adattamento; REAZIONE D’ALLARME - che ingloba tutta una serie di reazioni aspecifiche prodotte da particolari tipologie di stress come quelli rapidi, violenti  ai quali non c’è adattamento fisico ne di tipo quantitativo ne di tipo qualitativo. Questa  prima fase si divide in altre due: – shock in cui l’organismo subisce passivamente l’evento stressante – controsock caratterizzato dalla messa in opera di tutti i meccanismi  di risposta ormonale. FASE DI ADATTAMENTO O STADIO DELLA RESISTENZA - comprende tutti quei processi in cui l’organismo ha stabilito la quantità degli elementi per produrre adattamento e la specificità delle reazioni ce si schierano a salvaguardia dell’organismo resistendo alle azioni  nocive provenienti dall’esterno. ESAURIMENTO - corrisponde a quel periodo in cui esaurite le riserve protettive il fisico soccombe ai processi stressanti. L’arrivo in questa fase può essere più o meno tardivo a seconda della capacità di risposta di ogni individuo, ma potrebbe pure non avere origine se lo stress si esaurisce in un tempo limitato Questa sindrome generale di adattamento e di difesa è particolarmente legata alla produzione di corticoidi infatti, ad ogni forma di adattamento allo stress corrisponde sempre un ipertrofia delle ghiandole surrenali.   Sequenza ormonale in risposta a stimoli stressanti Produzione di   catecolamine (adrenalina e noradrenalina) ADH seguita d ACTH Beta-endorfine ipofisarie che vanno a stimolare una ipersecrezione di corticoidi e glicorticoidi i quali svolgono il delicato compito di difesa e adattamento dell’organismo. Sequenza identica sia per gli allenati che i non allenati; la differenza consiste solamente nella qualità e nella quantità della risposta. Gli allenati ad esempio, rispetto ai non allenati, avranno grazie al loro processo di adattamento allo stress, una risposta di bassa entità. La funzione delle catecolamine e quella di predisporre l’organismo ad un aumento proporzionato di spesa energetica. L’adrenalina influenza: Accelerazione dei processi energetici Aumento della frequenza cardiaca e della capacità contrattile Aumento della glicolisi nel fegato e nei muscoli Stimolazione della lipolisi nei tessuti adiposi Le beta-endorfine, per la loro caratteristica chimica di oppioide agiscono sul dolore fisico provocato da sforzi intensi e prolungati. Prodotte dall’edenoipofisi ma anche da pancreas tratto gastrointestinale e testicolo. Endorfine, neuromodulatori intervengono sulla termoregolazione, sulla regolazione dell’appetito, e sugli effetti comportamentali (euforia, depressione). Partecipano anche alla liberazione dell’ormone TRH (tireotropo) o del precursore delle  GnRH (gonadotropine) IL RUOLO DELL’IPOTALAMO, in riferimento allo stress da allenamento, è possibile definire che l’azione ipotalamica di risposta è il primo anello del complesso meccanismo diretto alla stimolazione ipofisaria. Facendo partire i neuroni che attraverso il sistema portale raggiungono l’ipofisi al fine di stimolare la produzione di beta-endorfine a ACTH. Ormone somatotropo GH e la prolattina. Il GH rispetto agli altri ormoni non è vincolato ad un organo bersaglio particolare, il suo intervento infatti è destinato a tutte le cellule dell’organismo con la finalità di equilibrare ed assicurare un proporzionato accrescimento grazie alla sua marcata azione anabolizzante. I livelli di GH aumentano con il carico e la frequenza degli esercizi anche se non esiste uno stretto rapporto tra esercizi massimali e i picchi più alti di GH. Alcuni studi dimostrano che la produzione di GH varia in base ai distretti muscolari utilizzati, essendo maggiore in caso di utilizzo di grandi gruppi muscolari. IL GLUCOSIO svolge un ruolo repressivo sulla produzione di GH, studi su sport di  resistenza anno mostrato che a seguito del carico di carboidrati durante e a fine competizione vi era la quasi totale assenza di GH. Mentre con livelli plasmatici  bassi di glucosio e nelle situazioni di digiuno sono stati invece riscontrati risposte elevate di GH. Dell’anabolismo del GH  traggono  beneficio le strutture ossee e muscolari grazie alla marcata sintesi proteica. Tra le sue azioni fisiologiche il GH ha anche la peculiarità di intervenire sulle cellule adipose, più specificatamente sui trigliceridi, scindendoli in acidi  grassi liberi NEFA immettendoli nel torrente sanguigno con lo scopo di risparmiare il glicogeno. Produzione: avviene tra i 10 e 20 minuti dall’inizio del lavoro fisico raggiungendo il suo picco tra i 15-30 minuti. Tracce di GH sono presenti fino a 60min. dopo la fine dello stimolo allenante. TEORIA DELL’ALLENAMENTO CONDENSATO: ovvero unità d’allenamento ad intensità elevate della durata di 60 minuti, teoria supportata dal fatto che allenamenti intensi e quindi stressanti aumentano i livelli di DOPAMINA, NORADRENALINA E SEROTONINA che hanno un effetto stimolante sulla produzione di GH. Il maggior incremento di GH si ha nelle ore notturne, pertanto è fondamentale il riposo notturno negli atleti. TESTOSTERONE, l’azione può essere riassunta nel modo seguente: Marcata azione anabolizzante sulle strutture muscolari Aumento del metabolismo energetico sulla muscolatura striata dovuta ad un migliore approvviggionamento  di glicogeno e creatinfosfato da parte dei muscoli Stimolazione eritropoietinica con aumento dei globuli rossi Amplificazione di alcuni aspetti comportamentali come l’aumento dell’aggressività L’incremento nella produzione degli ormoni androgeni è facilmente notabile in individui sottoposti ad allenamenti particolarmente stressanti dove molti studi hanno dimostrato che possono concretizzarsi aumenti addirittura del 20-25% rispetto allo stato iniziale. Si è inoltre stabilito che l’aumento dei livelli plasmatici del testosterone corrisponde ad un pari incremento della VO2max.   Comportamenti ormonali nella donna La caratteristica ormonale femminile, nel controllo di tutti i caratteri sessuali secondari e nella capacità di riproduzione è regolata e controllata dall’azione ormonale dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio. Gli ormoni prodotti possono, a loro volta, essere divisi in due categorie o gruppi. Al primo possono essere inglobati gli ormoni follicolari e del corpo luteo ovvero FSH ed LH che attraverso una precisa alternanza e sotto lo stimolo delle gonadotropine pre-ipofisarie regolano tutti i processi legati alla riproduzione partecipando alla maturazione dei follicoli e allo spostamento degli stessi nella regione uterina al fine di essere potenzialmente fecondati. Al secondo gruppo appartengono gli estrogeni e il progesterone il cui compito e quello di controllare, sviluppare e mantenere l’apparato riproduttivo e i caratteri sessuali secondari nonché quello di influenzare numerosi processi metabolici con l’azione del bilanciamento elettrolitico e del ricambio proteico. FSH e LH regolano i processi relativi al ciclo mestruale che dai risultai di alcuni studi pare essere particolarmente influenzato dalla prestazione sportiva. E’ stato notato: Alcune prestazioni sportive in atlete non particolarmente allenate tendono, durante il ciclo a stabilizzarsi e qualche volta a peggiorare. Gli sport di endurance, dove persiste una spesa energetica elevata, possono produrre oligomenorrea (irregolarità del ciclo) e qualche volta amenorrea Tutte le attività fisiche ad elevato stress che producono un assottigliamento degli starti adiposi hanno fatto riscontrare successivamente irregolarità nel ciclo Brusche impennate nei volumi di allenamento in giovani atlete impegnate in attività di tipo aerobico hanno avuto come conseguenza una alterazione oligomenorroica Atlete affette da ansia da prestazione e comunque particolarmente emotive con problemi di oligomenorrea hanno qualche volta tramutato quest’ultima in amenorrea. Quali sono le cause che provocano ritardi del menarca, amenorree ed oligomenorree? E’ possibile affermare che l’effetto primario dello stress da allenamento incide in maniera determinante sull’accorciamento della fase luteale con un contemporaneo aumento della fase follicolare. Ipotesi asse ipotalamo-ipofisi-surrene: Un’inibizione diretta da parte del CRH (cortocotropin-releasing-hormone) la cui funzione è quella di attivare la corteccia surrenale durante lo stress. Un’inibizione da parte del cortisolo la cui concentrazione è sempre abbastanza elevata nelle atlete. Un’inibizione da parte dei catecolestrogeni le cui concentrazioni aumentano per la trasformazione in catecolamine dalle ghiandole surrenali. Sotto l’aspetto puramente chimico, la formazione del progesterone avviene attraverso la trasformazione da parte dell’ovaio dell’acetato in colesterolo che unito al pregnenolone forma da una parte il progesterone dall’altra androstenedione e testosterone utilizzati come precursore degli estrogeni. L’esercizio fisico ha particolare influenza su questi ormoni. Da numerosi studi è emerso l’importante ruolo metabolico svolto dagli ormoni femminili. Dopo lo stress da allenamento, è stato  notato l’incremento plasmatico di 17-beta-estradiolo e di progesterone i quali, a loro volta, aumentano i livelli di insulina, GH, cortisolo, aldosterone, FSH ed LH. Concentrazioni di ormoni rilevate con esercitazioni d’intensità minima del 60% VO2max. ORMONI TIROIDEI ED ESERCIZIO FISICO Dopo una intensa ma breve attività fisica non si sono osservate modificazioni elevate dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei; solamente dopo prolungate sedute di allenamento è stato notato un marcato aumento degli ormoni T3 e T4. Uno studio condotto in Norvegia da Herald E. Refsum ha evidenziato elevati livelli plasmatici di T3, T4 e TSH e della proteina che lega gli ormoni tiroidei TBG, in atleti che praticavano sci di fondo subito dopo una prestazione, notando che i livelli plasmatici ritornavano entro i limiti iniziali solo dopo vari giorni di recupero. Questo processo pare sia dovuto al fatto che durante l’attività fisica vengono consumati in maniera consistente gli ormoni T3 e T4 e per effetto dell’azione fisiologica del feed-back si stimola l’ipofisi a produrre elevate quantità di TSH con conseguente aumento dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei. ATTIVITA’ PANCREATICA ED ESERCIZIO FISICO L’attività del pancreas, con la sua produzione di insulina, può essere definitiva la più importante azione di regolazione dei processi metabolici legati all’assorbimento e alla successiva assunzione da parte delle cellule degli elementi energetici come : carboidrati, grassi e proteine. L’insulina interagisce in quest’opera con altri ormoni quali il GH, i gli corticoidi e le catecolamine al fine di garantire un sufficiente approvvigionamento di tutti gli elementi nutritivi e di sintesi e per regolare i flussi energetici ai tessuti. Nello specifico l’azione del’insulina è maggiormente portata a controllare che i livelli di glucosio ematico abbiano una permanenza costante.  Parametri ematici, in condizioni non patologiche, tendono a mantenere il livello di glucosio non inferiore a 60mg. Per cm3 di plasma infatti nei casi di dighiuno l’insulina, con la caduta dei valori ematici, facilita la sintesi di glucosio dal fegato (dotato sempre di una modesta scorta) attraverso la glicogenolisi  epatica. Questa azione è dipendente oltre che dai livelli di glicemia e insulina, anche dalla secrezione di catecolamine (nor-epinefrina ed epinefrina) glucagone che controllano l’attività della fosforilasi epatica. Ultimate le scorte epatiche i bassi livelli di insulina consentono l’utilizzazione, attraverso l’azione del GH, degli acidi grassi liberi dal tesuto adiposo riducendo nei distretti periferici l’utilizzazione del glucosio. A questo aspetto fisiologico si aggiunge quello dei glicorticoidi che attraverso  la glucogenasi delle proteine copre il fabbisogno necessario per il metabolismo da parte di alcuni tessuti appositamente differenziati. Nello stress da sport, a seconda dell’intensità del lavoro, i muscoli, cosi come gli altri organi utilizzano elevate quantità di glucosio e considerando che non rappresenta il substrato energetico maggioritario, diventa fondamentale l’interazione degli ormoni iperglicemizzanti. In questi casi l’abbassamento dei livelli di insulina avviene ad opera delle catecolamine; questo fattore ipoglicemizzante sposta il campo d’azione insulinemico attribuendo ad esso la facilitazione della captazione del glucosio a basse concentrazioni da parte del muscolo durante la contrazione. Importanza dell’equilibrio elettrolitico L’acqua produce equilibrio termico tra le cellule; Aiuta ad espellere il calore dal corpo attraverso l’evaporazione e la sudorazione; Rappresenta il solvente di molte sostanze; E’ il sistema di trasporto più importante; E’ la fonte principale dove avvengono le più importanti trasformazioni chimiche; Ha funzione di protezione L’acqua all’interno dell’organismo può essere divisa in: Acqua plasmatica; Acqua intracellulare; Acqua interstiziale; Linfa. Questi liquidi si trovano per ¾ nello spazio intracellulare formato da: potassio, magnesio e fosfati. E  per ¼ in quello extracellulare ove si trovano: sodio, cloruro e bicarbonato. Il sodio è tra gli elettroliti il più importante, e dalla sua presenza e dal suo equilibrio dipendono il mantenimento idrico (ritenzione da assenza di sodio) oppure deplezione per eccesso di sodio. La deplezione mette in azione un particolare enzima detti renina  prodotto dalle cellule dell’apparato iuxtaglomerulare del rene, l’azione della renina agisce prevalentemente su una particolare globulina plasmatica detta substrato della renina dalla quale scinde undecaptide che prende il nome di angiostenina II, processo che avviene durante il passaggio attraverso i reni e i polmoni. L’anzione principale dell’angiosteina è quello di vasocostrizione e di stimolazione della corteccia surrenale per la produzione di aldosterone. Un secondo sistema di controllo dei livelli plasmatici in termine di volume è legato all’azione dell’ADH ormone antidiuretico la cui azione è quella di regolare la perdita di liquidi attraverso i reni. L’attività fisica intensa accompagnata da particolari condizioni climatiche (temperatura elevata) renina e ADH, attraverso l’aumento della pressione osmotica plasmatica e la diminuzione del volume del plasma, attivano processi di ritenzione di sodio e di liquidi attraverso l’iperincrezione ormonale indotta dal sistema nervoso simpatico.     Giuseppe Marchesano

Continua...

Preparazione atletica: muscoli al servizio del ce...

Abbiamo già sottolineato come il metodo tradizionale non contempla il concetto di atleta come unità. Dunque non dà vita ad un processo di apprendimento motorio bensì di addestramento attraverso la ripetitività e la conseguente automatizzazione dei gesti motori, senza ovviamente avete la plasticità richiesta dal gioco del calcio (ossia la capacità di modificare con successo il gesto in relazione all’ambiente). Il metodo tradizionale prevede un frazionamento ed una progressione che vada dal semplice al complesso.  La cosiddetta teoria magistrocentrica.   La mia convinzione è che il concetto di atleta come unità sia la base di ogni considerazione.   Le capacità fisiche e la tattica vengono allenate in esercitazioni globali secondo il principio della specializzazione (per ruolo ad esempio). Sulla base di queste considerazioni risulta fondamentale la PFSIe (preparazione fisica speciale). Nell’organizzare esercitazioni di PFSle, si può incorrere in problematiche coordinative (in quanto è necessario il continuo stimolo dell’allenatore affinchè l’esecuzione motorie dei gesti sia corretta) e muscolare (risposta immediata)   La maggior parte dei tecnici nella loro concezione tradizionalistica concepiscono il corpo di un atleta come una macchina i cui compartimenti fisiologici (chiamati serbatoi) devono essere riempiti. Ciò avviene in maniera orripilante soprattutto durante i ritiri pre-campionato nei quali i calciatori vengono “riempiti” di materiale aerobico, lattacido ed alattacido. Questo con lo scopo di riuscire a garantire una “forma fisica” per un certo periodo, salvo poi ricaricarla con i cosiddetti “richiami” della preparazione quando essa sta scemando.   Niente di più sbagliato! Il ritiro pre-campionato è da intendersi invece come periodo che predispone i calciatori a sostenere solamente la quantità e la densità degli stimoli tecnico-tattico-psico-fisici cui durante la stagione saranno sottoposti.   Gli studi sulle neuroscienze ci portano verso una nuova realtà. Bisogna tener conto dei fenomeni biologici imponendo la regola della risposta specifica (!) agli stimoli ambientali: la sindrome generale dell’adattamento. Il “carico di allenamento” non è altro che uno stimolo che deve avere: Qualità: rappresenta la forma del gesto ed è il parametro più importante. La correttezza gestuale riferita all’obiettivo tecnico-tattico-fisico è fondamentale e l’allenatore durante una seduta ne ha il diretto controllo. Intensità: rappresenta il modo con cui viene effettuato il gesto. Ossia il come lo fa. E’ direttamente correlato alla qualità dello stimolo. Quantità: rappresenta quante volte e per quanto tempo uno stimolo viene proposto per sollecitare una determinata risposta di adattamento. Densità: E’ il rapporto tra le pause e le ripetizioni.   Possiamo inserire le singole attività in un progetto globale di apprendimento-allenamento secondo i nostri obiettivi principali che potrebbero essere: Sviluppo capacità tecnico-tattiche: strutturare esercitazioni variabili in cui il calciatore, davanti a due o più soluzioni, sia costretto a scegliere ed a pensare. Sviluppo capacità di accelerazione: strutturare esercitazioni sempre situazionali e mai analitiche in cui vengano sollecitate la forza esplosiva, la capacità di rapidità e di frequenza di passo. Sviluppo capacità di recupero: per migliorare la capacità di recupero bisogna strutturare esercitazioni che non permettano ai calciatori un completo recupero durante serie e/o ripetizioni ma anzi determinino condizioni critiche dovute ad un affaticamento crescente.   Per quanto concerne la mobilità articolare personalmente ho deciso di abolire ogni singola forma di stretching affidandomi ai metodi della flessibilità dinamica e del “core training”   Imparare ad insegnare Abbiamo più volte sottolineato che l’uomo è da considerarsi unità bio-psico-sociale e che l’allenamento deve essere un processo globale volto a soddisfare contemporaneamente tutte le esigenze tecnico-psico-fisiche. Nel metodo tradizionale molto è basato sull’intensità e sulla quantità dello stimolo. A mio avviso ciò che conta realmente è la capacità di mantenere costante nel tempo la corretta esecuzione del gesto, ossia la qualità, e per quante volte nello spazio tempo questo corretto gesto viene eseguito, ossia l’intensità.  Solo dopo aver considerato il binomio qualità-intensità si considererà la quantità-densità. Tutto ciò attraverso un lavoro intermittente che può e deve essere applicato alle esercitazioni tecniche.   Il trainer dovrà intervenire in maniera diretta sull’esecuzione dei gesti trasmettendo idee specifiche ed il suo sapere. Dovrà essere sempre positivo e propositivo, spiegare oralmente ed in maniera chiara/specifica cosa fare per migliorare l’esecuzione di una azione motoria/tecnica. Far agire, correggere e far ri-agire. Deve lavorare sul “timing”, ossia su quando e in che momento una gestualità tecnico-fisica viene eseguita.  Riguarda essere al posto giusto al momento giusto e percepire, analizzare e decidere in maniera corretta. Luca Berti Rigo

Continua...

Are you looking for the best website template for your web project? Look no further as you are already in the right place! In our website templates section you will find tons of beautiful designs - for any kind of business and of any style. You are in a unique place - join us today BIGtheme NET

Filtro contenuti

Filtra: 
DMC Firewall is a Joomla Security extension!