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Tonificare

Principi applicazioni e benefici del Pilates

La storia Joseph Hubertus Pilates nacque nel 1880 in Germania, nei pressi di Düsseldorf. Inizialmente era un ragazzo di struttura fisica piuttosto esile e, timoroso della possibilità di contrarre la tubercolosi, si dedicò duramente alla pratica della cultura fisica (concetto molto diverso da quello conosciuto oggi come body building) tanto che all’età di 14 anni iniziò a posare per la realizzazione delle tavole anatomiche. I concetti chiave dell’anatomia, lo sviluppo muscolare, l’interesse per le discipline orientali, divennero così oggetto di studio e parte integrante della sua adolescenza. Nel 1912 si trasferì in Inghilterra dove intraprese la carriera di istruttore per la scuola di polizia locale. Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, fu internato per un anno. Durante questo periodo non si perse d’animo ed organizzò l’allenamento proprio e dei suoi compagni di prigionia, ampliando in tal modo i concetti da lui studiati. Fu motivo di orgoglio, a dimostrazione dell’efficacia del suo metodo, il fatto che nel 1918 un’influenza epidemica, diffusasi in Inghilterra, uccise migliaia di persone ma nessuno di coloro che si sottoposero al suo training fisico contrasse tale morbo (il lavoro organico ottenuto con un corretto allenamento va ben oltre il risultato estetico). Trasferito sull’Isola di Man, trovò una realtà completamente differente da quella che aveva precedentemente vissuto nel Lancaster (luogo in cui fu recluso il primo anno di guerra): soldati reduci dalla battaglia menomati dalle ferite, costretti a letto dalle malattie, immobilizzati da tempo e psicologicamente demoralizzati .Decise così di darsi da fare a costruire macchinari, di cui alcuni sono ancora in uso tutt’oggi, che potessero servire alla riabilitazione di quelle persone. Giunto a New York, J.H.Pilates aprì uno studio, nello stesso edificio dove risiedeva il New York City Ballet, e cominciò a codificare la sua tecnica; la prima parte era incentrata esclusivamente sul Mat Work, ovvero una serie di esercizi eseguiti a corpo libero su di un materassino (“mat”). Al momento il “MAT WORK” è il metodo più diffuso, in quanto semplice da applicare, da comprendere e da eseguire. L’assenza di attrezzi e di macchinari lo rende adatto a tutti senza particolari controindicazioni. Unico limite è la ridotta personalizzazione. E’ particolarmente adatto ad i corsi collettivi Questo programma venne disciplinato in un libro chiamato Return to life through Contrology. Il lavoro in seguito si estese al perfezionamento di particolari attrezzi. Ai tempi della sua prigionia in Inghilterra, infatti, J.H.Pilates applicò delle molle alle brande dei pazienti con lo scopo di aiutarli a ritrovare e mantenere il tono muscolare, mentre erano ancora costretti a letto. Come risultato nacque la “Cadillac” o Rehabilitation Table l’attrezzo che a tutt’oggi è parte centrale del metodo. J.H.Pilates morì attorno agli anni Sessanta; il suo studio di New York fu rilevato da Romana Kryzanowska, allieva di J.H. Pilates. Joseph Pilates morì senza aver dato il suo placit ad un programma di certificazione della sua tecnica. J. H. P. realizzò la sua “macchina” considerando il fatto che taluni muscoli, nonostante necessitino, in alcuni casi, di essere fortificati, evitando un lavoro concentrico, ed allontanando così la possibilità di un eventuale e dannoso accorciamento, presentino la necessità di essere allenati staticamente (e non isometricamente, in quanto non prese in considerazione lo sforzo massimale) Da ciò, con il tempo, sono andate sviluppandosi numerose scuole che insegnano tale disciplina e che hanno contribuito alla sua evoluzione, prendendo anche strade diverse. Ad esempio i programmi “Pilates with the Tender Ball”, esercizi a corpo libero che si avvalgono dell’ausilio di una sfera morbida di circa 20 cm di diametro, e “Pilates with swiss ball”, tecnica che si avvale dell’ausilio di una sfera di gomma molto più grande. L’excursus vitae ora descritto ritrae un “uomo come tanti” la cui vita ha dedicato allo studio ed al benessere proprio e degli altri, ed appunto questa caratteristica ne ha fatto un “uomo fuori dal comune”. Conoscere la storia di Joseph Hubertus Pilates è importante al fine di comprendere al meglio quelle che erano le sue idee ed applicarle secondo quelli che erano i canoni del Contrology. Le applicazioni I campi d’applicazione del Contrology, o metodo Pilates, variano dal puro mantenimento del benessere fisico al campo specifico della riabilitazione ortopedica, del recupero funzionale e posturale, nonché al miglioramento della forma fisica e quindi al puro e non meno importante elemento estetico.E’ chiaro che l’estrema versatilità della tecnica la rende unica nel suo genere e quindi particolarmente adatta ad ogni tipo di utenza. Artisti e ballerini nello specifico che trovano una distinta applicazione del metodo Pilates per la danza classica e moderna, sportivi ed atleti che vogliono migliorare la propria performance o che eseguono programmi di riabilitazione dopo eventi traumatici, adolescenti che correggono vizi posturali e che apprendono un corretto stile di vita grazie ad un programma variato e divertente, persone che trovano nel metodo Pilates il miglior modo di mantenersi in forma ed in salute, donne in gravidanza che preparano il loro corpo e la loro mente al parto e che divenute mamme vogliono riacquistare velocemente il tono muscolare ed il benessere fisico nonché recuperare la perduta funzionalità, persone anziane che vogliono ritrovare la giovinezza del corpo e l’elasticità della mente vivendo più serenamente la loro senilità. La pratica del metodo Pilates permette, inoltre, un’ottimale preparazione muscolare prima di un eventuale intervento chirurgico o può servire come efficace tecnica di riabilitazione, anche postoperatoria. I benefici  Il metodo Pilates è in accordo con i principi della fisiologia e della biomeccanica. Infatti volendo analizzare solo una piccola parte dei benefici che un corretto utilizzo di tale metodica è in grado di dare vengono rilevati notevoli miglioramenti sia a livello meccanico che estetico e funzionale, nonchè psicologico. Tali migliorie riguardano principalmente: la flessibilità e l’estensione di del movimento in genere; la coordinazione; la forza la resistenza ed il tono muscolare; la postura statica e dinamica; il controllo del centro del corpo ovvero de baricentro e, di conseguenza, dell’equilibrio; la qualità della vita; la capacità di adattamento e percezione; l’autostima e la propriocezione (consapevolezze de proprio corpo nello spazio); la respirazione che diviene più efficace; il rapporto tra mente e corpo; la concentrazione; la qualità della vita. Non bisogna poi tralasciare il fatto che agendo sul tronco, e sulla colonna vertebrale in particolare, aiuta a prevenire disfunzioni del rachide, e le algie sciatalgiche.   I principi Per godere dei reali vantaggi di questo metodo è necessario familiarizzare con gli otto principi base ancor prima di affrontare gli esercizi proposti dal trainer durante una lezione (maggiormente esente da rischi, e sicuramente più proficua, se individuale). concentrazione: concentrarsi su i giusti movimenti in modo da evitare di compierli in maniera errata, perdendo così ogni beneficio che da questi ne può derivare; respirazione: per respirare in maniera corretta bisogna eseguire le singole fasi (inspirazione ed espirazione) con particolare intensità, cioè completamente; ricerca del centro: una buona postura può essere acquistata con successo quando l’intero corpo è sotto controllo; controllo: “contrology” ha inizio con un completo controllo muscolare ad opera della nostra mente; precisione: eseguiti correttamente questi esercizi si traducono in grazia ed equilibrio inconsciamente nella vita di tutti i giorni; fluidità: armonia che contrology è in grado di dare a tutte le più comuni attività come camminare, lavorare, giocare; isolamento: è il concetto chiave secondo cui ogni singolo muscolo lavorando al meglio coopera allo sviluppo degli altri; ripetizione: acquisizione meccanica di un ritmo naturale ed ottimale del movimento. Cosa da non trascurare assolutamente durante l’esecuzione di esercizi “Pilates” è la respirazione. Gestire la nostra respirazione può apparire semplice, ma così non è in quanto essendo un’azione che compiamo incondizionatamente, risulta essere particolarmente difficoltoso adattarla a quelle che possono essere le nostre esigenze in quel particolare momento. JHP preferiva adottare una respirazione completa e “laterale”, in quanto ciò dovrebbe garantire una migliore ossigenazione dei tessuti e non di meno una migliore coordinazione. Non è semplice imparare a respirare in questo modo ed ancor più difficile è renderlo meccanico, ma per riuscire a farlo bisogna cominciare ad esercitarsi: ESERCIZIO 1: Appoggiate le mani sulla parte bassa del torace (con le dita in contatto per le estremità), e provate ad inspirare immaginando di espandere il torace lateralmente, facendo attenzione a non sollevare le spalle, in modo tale da far si che le dita si separino per poi tornare a toccarsi espirando. A questo punto dovreste sentire un intervento sensibile del dorso nell’atto respiratorio. Presa confidenza con questa tecnica provate a d eseguirla senza l’ausilio delle mani concentrandovi unicamente sull’espandere il torace lateralmente. ESERCIZIO 2: Ponete le mani sul costato con le dita rivolte verso l’interno e verso il basso, agganciate alle arcate costali inferiori. Inspirate seguendo il movimento delle coste, espirate cercando di limitare il movimento delle coste verso il basso. Ripetete questa sequenza per 4/5 volte per poi accompagnare, durante l’espirazione, le coste verso il basso e verso l’interno. Ripetete l’intera successione per 3/4 volte. E’ importante comunque praticare questa disciplina (come tutte d’altronde) sempre dopo aver effettuato una visita medica accurata, il beneplacito medico è fondamentale, così come lo è farsi assistere e supervisionare da un trainer esperto e competente quando e se si dovesse necessitare di un lavoro specifico e particolarmente mirato.

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Gli affondi, il cammino del guerriero

Per modificare ogni singola fibra muscolare il nostro corpo deve ricevere dall'esterno uno stimolo intenso, deve lottare contro una forza più grande di lui,  deve riuscire a contrastarla, e solo una volta vinta, tramite la buona pratica del riposo può far nascere il guerriero che è in ognuno di noi. La strada è lunga e gli ostacoli sono molti ma solo con la costanza e la fiducia nel raggiungimento dei nostri obiettivi la riusciremo a percorrere fino in fondo… come? Con due manubri o un bilancere sulle spalle… :) L'Affondo (the Lunge) è un esercizio che viene utilizzato per rafforzare i muscoli quadricipiti, i glutei e infine non meno importanti "i muscoli posteriori della coscia" quindi semitendinoso, semimebranoso e bicipite femorale. Eseguito dopo una sessione di squat è assolutamente devastante per il nostro corpo, ma sono le cose peggiori, le cose che ci fanno andare oltre i nostri limiti, che sono più grandi di noi, che ci fanno combattere e vincere e far diventare dei veri guerrieri! Questo esercizio sollecita molto le articolazioni e i tendini quindi deve essere eseguito in maniera corretta. Iniziate anche a carico neutro (corpo libero) e poi proseguite in maniera graduale ad aumentare il peso, consiglio ad ogni modo la supervisione di un istruttore mentre lo si esegue. Rispetto all'affondo sul posto preferisco, se si ha lo spazio di fare la vera e propria "camminata del guerriero", vedrete che la fatica e il sudore vi ripagheranno in termini di forza, resistenza e massa! Esecuzione: piedi larghezza spalle facciamo un passo in avanti atterrando con il tallone, il ginocchio deve essere a 90 gradi e dietro la punta del piede, (mi raccomando controllate che la schiena sia dritta), il movimento è continuato finchè il ginocchio posteriore non sfiora il suolo, si ritorna poi nella posizione di partenza e si continua il cammino… consiglio sempre 10 passi minimo. E' un ottimo esercizio insieme allo squat per tonificare gambe e soprattutto glutei, mi raccomando sempre a fine allenamento tanto stretching altrimenti il giorno dopo, se si è fatto un esercizio molto intenso, non riusciremo a scendere nemmeno dal letto! Guerrieri afferrate il ferro e cominciate a guadagnarvi la vostra meta... è li davanti a voi... mancano 10 passi!

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Fitness, come ridurre l'adipe su cosce e fian...

Le "culotte de cheval" sono una forma di cellulite, caratterizzata da noduli sottocutanei e da avvallamenti, si manifestano come accumuli d'adipe nella zona trocanterica. Considerando la cellulite come patologia del tessuto su base vascolare, si riconoscono come cause, una serie di fattori, una postura scorretta, un alterato appoggio plantare (utilizzo di calzature con i tacchi alti), scorrette abitudini di vita (alimentazione ricca di sale, fumo, uso di anticoncezionali orali).  Considerando il problema dal punto di vista del Personal Trainer, vorrei prendere in considerazione quale attività fisica potrebbe essere più adatta a trattare questa patologia. Frequentando le palestre una domanda ricorrente rivolta a P.T. o istruttori di sala da parte del pubblico femminile è la seguente: "come posso eliminare questi cuscinetti dalle mie cosce?" Altrettanto frequentemente è dato come consiglio,  compiere diverse ripetizioni d'abduzioni degli arti inferiori, con più o meno carico, oppure l'utilizzo di macchine isotoniche specifiche (Abductor, Gluteus Machine etc.), in qualche caso si suggerisce di abbinare quest'allenamento ad un lavoro cardio, finalizzato alla trasformazione del lavoro isotonico per bruciare meglio il grasso nella zona in questione. Leggendo quest'articolo si potrebbe constatare di trovarsi tra quelle persone che non hanno visto dei risultati strepitosi, oppure hanno visto un peggioramento della situazione. In questo caso si potrebbe continuare la lettura per condividere con me l'esperienza che ho vissuto osservando un discreto numero di soggetti come Trainer, ed ottenendo dei risultati talvolta sorprendenti. Osservando la postura di donne che presentavano quest'inestetismo ho potuto costatare l'abitudine all'uso di calzature con tacchi alti, i quali determinano una postura in cui il sedere sporge all'indietro, e le gambe restano semi piegate. Questa serie di situazioni, favorisce una tensione permanente sulla fascia lata, impedendo una normale attività circolatoria dei fluidi corporei (sangue, linfa). Prendendo in considerazione quest'aspetto del problema, ci si può accorgere che tonificando ulteriormente i distretti muscolari preposti all'abduzione non si fa che peggiorare la situazione, diversamente agendo in allungamento sulla fascia lata, in soggetti privi di patologie importanti, è rapidamente ripristinata una situazione circolatoria più efficiente, perciò i liquidi che ristagnano in questo distretto corporeo sono drenati, dando in breve tempo un aspetto di minore volume, permettendo contemporaneamente al grasso localizzato di essere mobilizzato per completare positivamente il quadro della situazione. Gli esercizi che mi sento di suggerire a tale scopo, sono la tonificazione dell'antagonista, in questo caso gli adduttori, al fine di ridurre il tono in eccesso sugli abduttori (principio dello stretching isometrico), e immediatamente dopo eseguire lo stretching della Benderella Ileotibiale con la seguente modalità: la persona è distesa sul proprio fianco, spalla e bacino sono perfettamente perpendicolari al suolo, la gamba a contatto del suolo, è flessa, per appiattire la curva lombare. Il trainer appoggia la propria mano sul trocantere della gamba che deve essere stretchata per stabilizzare l'articolazione dell'anca, questa è mantenuta flessa con un angolo di 90° tra gamba e coscia,  abdotta, e con la coscia in estensione rispetto al tronco. Con l'altra mano, il trainer afferra la gamba appena sotto al ginocchio, per guidarla nello stretching, e l'accompagna verso il basso, valutando contemporaneamente il grado di rigidità della Benderella Ileotibiale; giunto a fine corsa mantiene la posizione per circa 45 secondi, e sostiene la gamba al fine di impedire un'eccessiva tensione, la quale  potrebbe produrre un effetto di rigidità a causa dell'attivazione dei fusi neuromuscolari.

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La vibrazione, tanti benefici in allenamento e ria...

Da milioni di anni il nostro corpo è sempre stato esposto a vibrazioni, anche se non ce ne accorgiamo direttamente. Ad esempio durante una lotta o ancora meglio durante un terremoto, il nostro corpo reagisce a questi stimoli di poca durata e di altissima intensità producendo effetti positivi sulle strutture muscolari e osteo-articolari... ma vediamo il perché. Le prime pedane vibranti, vennero utilizzate nelle stazioni spaziali russe, e permisero agli astronauti, utilizzandole solamente 10 min al giorno, di rimanere in orbita per ben 420 giorni, a differenza di quelli americani che solo dopo 120 giorni di "spazio" dovettero tornare a terra per gravi problemi ossei e muscolari. Nate e cresciute per mano del Dr. Carmelo Bosco, le pedane vibranti hanno fatto ad oggi una grossa evoluzione, intervengono in particolar modo su: sistema neuro-muscolare; circolazione; cartilagine; tessuto osseo; sistema ormonale; neurotrasmettitori. Proprio per quanto riguarda il sistema ormonale, da studi recenti si è osservato che con soli 10 min al giorno di vibrazione si ha un incremento significativo sia dell'ormone della crescita, il GH, sia del testosterone, quindi con innalzamento della forza esplosiva, della forza massima, della potenza, dell'elasticità e della resistenza. La pedana vibrante non è assolutamente da confondere come ginnastica passiva, il principio su cui lavoro Bosco e altri ricercatori era ben diverso. In campo medico e di riabilitazione si hanno avuti risultati positivi per patologie quali: atrofia muscolare, pubalgia, patologie del ginocchio, sclerosi multipla e infine osteoporosi con un significativo aumento della densità ossea. Esteticamente parlando invece gli effetti della vibrazione ha immediate conseguenze sul metabolismo ottenendo una maggiore combustione dei grassi e riducendo la cellulite, con un importante effetto linfo-drenante. Studi hanno mostrato che dopo solo 10 giorni per 10 min al giorno si è ottenuto un aumento della forza esplosiva e i primi effetti "visibili" dell'allenamento. Ci sono in commercio anche le pedane "basculanti" che riproducono il movimento della camminata, ma a mio giudizio inferiori rispetto alle vibranti che riescono a far contrarre e decentrare le fasce muscolari senza sovraccaricare la parte muscolo-tendineo-cartilaginea. Per riconoscerle basta guardare la frequenza: da 0-25 Hz Pedana di tipo Basculante da 30-50 Hz Pedana a vibrazione verticale. La vibrazione è molto importante e va di pari passo con la metodica di allenamento che insegno, il BIIO, quindi tanta intensità, altrettanto riposo e supercompensazione del corpo che ritorna più forte che mai per il nuovo "combattimento".

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Crunch, così si fa!

Il crunch è forse l'esercizio più semplice (ed il meno controindicato per i dolori di schiena) per "fare gli addominali". Per eseguirlo non serve altro che una superficie rigida ed un po' di concentrazione. Sdràiati a terra su di un tappetino, a pancia in sù (posizione supina), gambe piegate, piedi e schiena a terra. Ora, con le mani posizionate vicino alle orecchie e con i gomiti in avanti, alza le spalle in direzione delle ginocchia mantenendo il resto della schiena a terra. Nel fare questo movimento butta fuori l'aria cercando di avvicinare il più possibile le costole all'anca, come se ti volessi arrotolare attorno ad una linea immaginaria passante per l'ombelico, ma sempre con la schiena a terra! Inspira nel riportare giù le spalle, appoggiale appena a terra e riparti.  Il movimento è nel complesso breve, fluido e senza pause. L'addome è una zona muscolare particolare, si allena bene solo concentrandosi molto. Se l'esercizio è eseguito correttamente e a meno che tu non sia particolarmente in forma, comincerai a sentire bruciore muscolare già dopo poche ripetizioni. Ti consigliamo di non contarle neanche le ripetizioni, ma di andare avanti fino a che ce la fai. Attenzione però a non ricercare troppo bruciore muscolare se sei alla tua prima o seconda seduta di allenamento! Consigli: (fig. 1) se tendi normalmente al mal di schiena, solleva le gambe, poggiandole se vuoi su qualche supporto. Questo ti aiuterà a mantenere la schiena completamente a terra, evitando così di inarcarla. Prova le varie modalità, sentirai i diversi tipi di sforzo e potrai alternarle a tuo piacimento. (fig. 2) cerca di lavorare esclusivamente con gli addominali, e cerca di escludere il collo da qualsiasi tipo di sforzo. A molte persone risulta però difficile "isolare" i muscoli del collo e rilassarli durante i crunch. In questo caso si potrebbero tenere le mani dietro il collo, oppure anche un asciugamano arrotolato, a mo' di sostegno. Ricorda però che è solo un modo per aggirare il problema, senza mai risolverlo. Molto meglio lavorare con pazienza sulla percezione ed il controllo dei nostri muscoli. In poco tempo comincerai anche tu a sentire gli addominali lavorare... e nient'altro! (fig. 3) per abbassare l'intensità di lavoro, e per rendere l'esercizio un pò più semplice, puoi tenere le mani incrociate sul petto.   fig. 1 fig. 2 fig. 3

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Pilates: il metodo Matwork

"Idealmente, i nostri muscoli dovrebbero obbedire alla nostra volontà. Ragionevolmente, la nostra volontà non dovrebbe essere dominata dalle azioni dei nostri muscoli"  JOSEPH HUBERTUS PILATES (1880 – 1967) Per eseguire un allenamento di PILATES col metodo MATWORK non servono attrezzature, gli esercizi sono svolti a corpo libero. Il metodo MATWORK risulta essere la parte più accessibile del Pilates, richiede il solo utilizzo di un tappetino (MAT) o di una superficie imbottita, questo per evitare il danneggiamento delle vertebre. Scegliete sempre una superficie sufficientemente larga che vi permetta di estendervi completamente. L’abbigliamento deve essere ovviamente comodo per permettervi di muovervi con facilità.  Un concetto essenziale, da tener sempre presente quando si affronta un lavoro sul proprio corpo, è che questo deve costituire la base della teoria del nostro allenamento. Allenarsi significa ripetere sistematicamente un determinato esercizio (o un serie di esercizi), che dovrebbe evitare di essere monotono e forzato e far raggiungere una condizione di EQUILIBRIO psicofisico ed individuale. "La perfezione fisica è un diritto dell’uomo ereditato alla nascita"  JOSEPH HUBERTUS PILATES (1880 – 1967)   Pilates creò il proprio metodo per costruire un corpo sano. Secondo la sua teoria ogni danno fisico ha una propria natura e mai dovrebbe essere autodiagnosticato: "Mai proseguire se si prova dolore, ogni esercizio deve essere eseguito secondo una sequenza in cui il dolore è del tutto assente. Per lavorare in tutta sicurezza, seppur al limite della propria resistenza, dovete distinguere tra sforzo e tensione. Lo sforzo durante un esercizio è accettato, la tensione, alla lunga, provoca danni" JOSEPH HUBERTUS PILATES ( 1880 – 1967)   Per apprendere al meglio il metodo e vedere dei risultati dovete seguire mentalmente e con grande attenzione ogni movimento svolto, i benefici del MATWORK dipendono esclusivamente dalla capacità di eseguire gli esercizi seguendo perfettamente le istruzioni. I dettagli sono l’essenza del Pilates, sono ciò che distingue questo metodo da tutte la altre forme d’esercizio. Il Pilates è stato sviluppato pensando alle posture sbagliate normalmente assunte. Questo programma, sin dalle origini, prevedeva un’equilibrata unione di esercizi di flessione spinale, estensione, torsione e circonduzione in grado di garantire il giusto movimento della colonna vertebrale; il metodo fu creato principalmente come tecnica riabilitativa. In elenco i veri esercizi del metodo MATWORK:   Roll up; Roll down; Hundred; Pelvic tilt; Bridge / Shoulder bridge; Ponte laterale statico; Leg circle; Single leg stretch; Double leg stretch; Roll over; Rolling like a ball (fig.>); Spine twist; Spine stretch forward; The saw; The mermaid; Side kick; One leg kick; Double leg kick; Cigno; Swimming; Push up.     

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Allenamento GAG su pedana vibrante (LGB® VibroTon...

L'esperienza maturata in quasi dodici anni di lavoro, la particolare attenzione per le ricerche scientifiche e il continuo aggiornamento in collaborazione con esperti internazionali, mi hanno portato, a sviluppare un nuovo concetto d'allenamento. L'allenamento con sovraccarico e la Whole Body Vibration uniti in una nuovo metodo, che sfrutta al massimo le proprietà di entrambi, garantendo il successo desiderato. LGB® VibroTonic nasce per soddisfare le richieste della clientela più esigente. Inseguendo un risultato ben preciso, pianificato in modo dettagliato e perseguito in modo metodico. Fondamentalmente si basa su un concetto di serie intercalate tra sovraccarico e serie su Power Plate. Non alleno mai più di tre distretti muscolari per seduta, per via delle durata breve a seduta e dell'elevata intensità oltre che lo stress neuromuscolare che riesco a raggiungere durante la seduta.   Esempio G.A.G. Durata seduta 30 min circa (*) Ripetuti almeno 3 volte sempre intercalati, con pausa uguale al tempo di stimolo. Gambe Squat su pedana – Frequenza 40 Hertz Ampiezza 2-3 mm Low – durata 45 sec; Squat con bilancere con peso irrisorio – una serie da 10-12; *Squat su pedana – Frequenza 35 Hertz Ampiezza 4-6 mm High – durata 30 sec; *Squat con bilancere con peso importante- una serie da 10-12. Addominali Crunch avanti su pedana - Frequenza 40 Hertz Ampiezza 2-3 mm Low – durata 30 sec; Crunch avanti – una serie 15-20; *Crunch avanti su pedana - Frequenza 50 Hertz Ampiezza 2-3 mm Low – durata 30 sec; *Crunch avanti – una serie 15-20. Glutei Ponte x glutei con elastico su pedana - Frequenza 40 Hertz Ampiezza 2-3 mm Low – durata 30 sec Affondi con bilancere con peso irrisorio – una serie da 10-12; *Ponte x glutei con elastico su pedana - Frequenza 35 Hertz Ampiezza 24-6 mm Hih – durata 30 sec; *Affondi con bilancere con peso importante – una serie da 10-12.   Have a good vibration!

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Gli esercizi "full tone" su Power-Plate...

Gli apparecchi Power-Plate® sono dispositivi vibranti di altissima qualità che danno vita ad una nuova dimensione di soluzioni per la forma fisica. Utilizzando i principi dell'Acceleration Training TM per stimolare la risposta naturale del corpo alle vibrazioni, trasmette onde di energia in tutto il corpo, attivando le contrazioni muscolari tra 25 e 50 volte al secondo. L'Acceleration TrainingTM induce naturalmente il corpo umano a reagire con azioni muscolari involontarie. Il risultato è un miglioramento della produzione di forza e del vigore fisico in generale. (www.powerplate.it ) Il tono muscolare è una situazione condizionale nella quale la muscolatura viene a trovarsi in seguito all'allenamento. Un muscolo tonico è tale in quanto riceve dei deboli impulsi, anche in condizioni di riposo, che lo fanno trovare leggermente contratto, quindi più tonico al tatto, nel contesto della vita dell'individuo. La continua ricerca, sviluppo e applicazione delle tecniche d'allenamento su Power-Plate®, mi ha portato all'elaborazione di un circuito di esercizi,  con un elevatissimo grado di intensità, indirizzato alla tonificazione generale inteso come total body, proporzionalmente al rinforzo del core. Fase di riscaldamento, middlesquat e defaticamento, massaggio di almeno 60". Ripetere il circuito almeno due volte, con l'obbiettivo di arrivare al terzo. Nessuna pausa tra gli esercizi, pausa di almeno due minuti alla fine di ogni circuito. Evoluzione dinamica direttamente proporzionale all'incremento delle capacità organiche. Esercizio 1 Affondi Esercizio verticale statico. L'arto inferiore sulla macchina è flesso a 90° con la gamba "ginocchio-caviglia" perfettamente verticale ed il peso è distribuito su tutto il piede. L'arto inferiore sulla swiss ball è flesso a 90° con una forte pressione  verso il basso, con contrazione volontaria del gluteo. Arti superiori in trazione sui nastri, perfettamente verticali. Esercizio 2 Pettorali Esercizio orizzontale. Piedi in appoggio alla larghezza delle spalle sulla palla in zona discendente. Mani in appoggio sulla macchina in posizione leggermente più ampia della larghezza delle spalle. Mani intraruotate di 45°. Evoluzione dinamica. Esercizio 3 Glutei- Addominali Posizione seduta su palla in fase discendente. Piedi in appoggio sulla macchina alla larghezza della spalle, extraruotati. Segmento articolare perfettamente verticale. Elastico in tensione massima appena sotto l'articolazione del ginocchio. Arti superiori distesi sopra la testa, con palla medicale. Evoluzione dinamica. Esercizio 4 Tricipiti Posizione orizzontale. Presa solida sulla macchina, flessione a 90° delle braccia, gambe tese, in appoggio sulla palla, alla larghezza delle spalle. Evoluzione dinamica.

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Pedana vibrante: il core training

Esiste un vero sistema di appoggio per l'equilibrio funzionale, nel corpo umano, che è rappresentato da quella fascia centrale che include il complesso coxo-lombo-pelvico e che consente stabilità che promuove la reattività. Stiamo parlando del "core", il corsetto muscolare che favorisce una miglior postura e le azioni dinamiche, elemento che negli ultimi anni ha assunto una marcata importanza sia nel fitness che nell'allenamento agonistico. Si parla perciò di core stability quando l'esercizio è mirato al rinforzo di questa zona, esercizio che prescinde da età, peso e livello di forma fisica del soggetto, in quanto il core deve essere comunque sollecitato e condizionato in ogni caso. Per raggiungere questo obbiettivo occorre quindi rinforzare e stabilizzare i muscoli del corsetto addominale, cioè: retto addominale; addominali obliqui; trasverso; muscoli paraspinali; quadrato dei lombi; pavimento pelvico. Il miglioramento del tono di questi muscoli, oltre a garantire un equilibrio funzionale, protegge attivamente il rachide lombare, quello che più spesso risulta sofferente. Per allenare in maniera corretta il core, si deve partire dal presupposto che la necessità è quella di sensibilizzare, più che rinforzare, muscoli che sono spesso deboli, come il trasverso e gli obliqui, in quanto la forza di gravità e una scorretta postura tendono a renderli ipotonici. E' necessario perciò non tanto possedere muscoli forti quanto sviluppare la loro reattività e mantenerli propriocettivamente sollecitati. La localizzazione del core è un po' più complicata di quanto non si creda. Non è individualizzabile solo nella zona della cintura addominale ma si estende superiormente e inferiormen te fino a racchiudere una zona più ampia rispetto al corsetto. Diciamo allora che il core non è definito anatomicamente e che si divide in due parti: gruppi muscolari dell'anca, anteriore posteriore del tronco e pavimento pelvico – la fascia toraco lombare "cioè quella fascia che avvolge il torace e la parte lombare". A queste due parti va aggiunta una componente: la pressione intraddominale, fondamentale per la stabilità funzionale del core. In conclusione il core è definibile come il raccordo finalizzato alla stabilizzazione ma anche come elemento di link, cioè di trasferimento di forze dalla parte bassa alla parte alta del corpo. L'allenamento del core deve quindi contenere una combinazione di forza, flessibilità e controllo. L'allenamento deve essere, perciò di carattere funzionale. (studio del 1981 di Gracovetsky) Gli esercizi su Power-Plate® funzionali per il CORE Gli apparecchi Power-Plate® sono dispositivi vibranti di altissima qualità che danno vita ad una nuova dimensione di soluzioni per la forma fisica. Utilizzando i principi dell'Acceleration Training TM per stimolare la risposta naturale del corpo alle vibrazioni, trasmette onde di energia in tutto il corpo, attivando le contrazioni muscolari tra 25 e 50 volte al secondo. L'Acceleration TrainingTM induce naturalmente il corpo umano a reagire con azioni muscolari involontarie. Il risultato è un miglioramento della produzione di forza e del vigore fisico in generale. (www.powerplate.it) Dall'unione tra le posture per il CORE e la vibrazione meccanica su Power-Plate®, nasce un sistema di allenamento atto al rinforzo posturale, con l'intento di incrementare la componete forza. Il Power-Plate® CORE TRAINING che si compone al momento di 4 esercizi funzionali. Questi esercizi attivano il CORE in situazioni sia dinamiche che statiche. Si noti che non sono esercizi degli addominali, ma esercizi nei quali la muscolatura degli addominali é attivata per stabilizzare il resto del corpo. Ex 1 Birddog Extension Posizione quadrupedica, con l'appoggio delle mani leggermente al di fuori delle spalle. Si estendono braccia e gamba opposti, facendo procedere il movimento da una contrazione dell'addome, che sarà mantenuta per tutto l'esercizio. Ex2 Squat in Bracing pos. Per Bracing si intende "sostenere" la parete addominale con una tensione che non dovrà avvicinare le costole alla spina iliaca. Quindi deve esistere tensione senza alcuna flessione del busto. Una volta individuata questa posizione, si eseguirà una serie di squat a 90° di almeno 10 ripetizioni, in modo lento e controllato. Ex3 Rot. del busto con elastici Da posizione di squat , si fissa un elastico sotto il piede. Viene svolta una torsione del busto che parte dal bacino. Non sono quindi le spalle che ruotano ma è il CORE che esegue il movimento. Lo stesso esercizio può essere svolto anche in posizione di affondo. Ex4 Single leg torsion con peso In equilibrio su una gamba, si dirige il peso oltre il piede di appoggio e poi in alto sopra la spalla opposta.

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Vibrazione e postura, alcuni consigli

La vibrazione meccanica, usata in maniera corretta, da indiscutibilmente effetti positivi all’organismo. L’esecuzione delle posture, in maniera corretta, cambia radicalmente l’effetto. Per raggiungere un risultato tangibile al fine della tonificazione muscolare, l'intensità di lavoro deve essere elevata. Usando un'intensità elevata, non si può sottovalutare la postura sulla pedana vibrante, onde evitare i fastidi provocati soprattutto a livello lombare per gli uomini e cervicali-lombari per le donne, nonché la sensazione di risonanza alla testa. Senza mai dimenticare che il mantenimento fisiologico delle curve della colonna rappresenta il miglior sistema di prevenzione. La tecnica posturale risultata più efficace per ovviare a queste problematiche, estrapolata in parte dal Pilates, si basa su delle posture in retroversione, con un lavoro in isometria volontaria, a carico dell'addome, sia come contenimento delle viscere che come scarico parziale, a livello lombare. In questo modo si ha un rinforzo del tronco, evitando posture in iperlordosi, che danno la possibilità di raggiungere delle intensità elevate, con conseguenti risultati evidenti, oltre che una riduzione praticamente totale dei dolori, menzionati prima. Per ciò che concerne l’effetto di risonanza alla testa, sviluppare le prime lezioni, in modo che nelle posture in stazione eretta il peso sia distribuito esclusivamente sulla parte anteriore del piede, comunque, sempre completamente in appoggio sulla pedana. Con i nuovi clienti, che si avvicinano alla vibrazione meccanica, dedicare sempre la prima lezione alla sensibilizzazione della respirazione "profonda e regolare", della contrazione isometrica costante, a carico del tronco durante le posture erette, degli addominali e della contrazione isometrica specifica al muscolo principale sotto vibrazione meccanica, oltre che allo scarico graduale del trapezio, prevalentemente riguardante le donne. La capacità tecnica, di sfruttare la vibrazione meccanica, nel massimo delle sue potenzialità, in tutta sicurezza di un esecuzione perfetta, va ricercata come punto fondamentale nell’allenamento vibratorio. Have a good Vibration!

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L'Allenamento Funzionale

 Negli ultimi anni nei vari centri fitness non si fa altro che parlare di allenamento funzionale o functional training. Ma cosa c'è da sapere dietro tutta questa pubblicità? In realtà l'allenamento funzionale consiste nel cercare di riportare nel fitness quei movimenti che eseguiamo nella vita quotidiana, in sala esercizi. E' utile quindi fare un allenamento globale del corpo dove con un esercizio si possono attivare più muscoli contemporaneamente e creare sempre nuove esperienze motorie. In poche e semplici parole bisogna riuscire ad eseguire nella vita di tutti i giorni movimenti corretti senza incombere ad infortuni. L'allenamento funzionale e quindi lo sviluppo della forza funzionale, sono il futuro dell'allenamento  e i metodi più all'avanguardia. Ottimi per lo sviluppo delle capacità condizionali e coordinative. Trattando brevemente le capacità coordinative possiamo definirle come tutte quelle funzioni che sono alla base dell'organizzazione del controllo motorio, che appunto definiamo coordinazione. Fisiologicamente una buona coordinazione implica il lavoro di diverse catene muscolari e spostamento di leve articolari nei vari gradi di escurzione. A livello neurologico si sviluppano le strutture senso-percettive la conoscienza e la coscienza del prorprio corpo. Per capacità condizionali invece, intendiamo lo sviluppo della forza, della resistenza e della velocità. E' chiaro che le sviluppo delle due capacità si ha in diverse fasi sensibili della crescita. Quindi lo sviluppo delle capacità coordinative e condizionali, e la prevenzione agli infortuni, fanno dell'allenamento funzionale un ottimo training da prendere in considerazione.

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Antiaging: allenamento donna

Lo studio, la ricerca e la continua applicazione delle nuove tecniche allenanti, parallelamente al grande volume di clienti di questo segmento che ho avuto la fortuna di allenare, mi hanno portato allo sviluppo di un metodo allenante specifico anti-aging. LGB-antiaging. La tecnica pone le sue basi su un tipo di allenamento indirizzato prettamente alla bonificazione, adottando la forza come mezzo per ottenere il massimo risultato. Nel caso di applicazione ad una donna, l’allenamento si sviluppa su di un circuito particolarmente incline a sollecitare alcuni punti specifici “più sofferenti al tempo”. Interno coscia, glutei, tricipiti (parte posteriore del braccio) senza tralasciare un incremento di forza globale per una bonificazione uniforme. La frequenza è fondamentale. Lo stimolo allenante deve pervenire almeno 3-4 volte a settimana in lezioni non consecutive per una durata di un massimo di 50 minuti a seduta. Nel caso di applicazione ad un uomo, la seduta allenante si sviluppa sulla stimolazione di grandi aree muscolari, come pettorali, dorsali, gambe (quadricipiti) con metodica di carico incrementale aumentando periodicamente i carichi, contrastando così la perdita naturale, fisiologica di tessuto muscolare e favorendo la tonicità globale con conseguente risultato . La frequenza dello stimolo allenante è molto importante, almeno 2-3 volte a settimana in lezioni non consecutive per una durata massima di 60 minuti a seduta.

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