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Fitness 2021: i Club, sì, ma gli istruttori?

PREMESSE Non c'è distinzione tra trainer operante intra, extra-moenia o remotizzato. Le tre categorie rientrano tutte nell'analisi. Ma andiamo per ordine sulle “utilità” di questa figura e dei suoi replicanti. E' più “utile” commercialmente una scheda fattibile senza frustrazione dall'iscritto ad “X”, che un programma eccelso ma impossibile da concludere presso “Y”. Premessa numero uno. La due, è che il trainer è l'opposto del personal trainer: uno lavora per il Club, l'altro per sè. La disfunzione tattica è che convivono sotto lo stesso tetto, o, all'improvviso, e a una certa ora, e ciò si suppone sia strategico ma non lo è, il trainer si traveste da personal trainer alla velocità con cui Bruce Wayne si riconfigura in Batman. Ma restiamo sul pezzo per approfondire la contrapposizione “GT” (Gym Trainer) “PT”, perchè è qui lo snodo tecnico del servizio erogato dal Club, nonché la forza o debolezza con cui esprime il proprio modello di gestione. Quando GT e PT non sono soggetti a controllo, eppure dovrebbero esserlo visto l'operare indisturbati nei Club anche da remoto, convogliano clienti e fatturato su se stessi per trasferire il business nello studio accanto. O a casa loro. E' l'effetto di un contratto di locazione sottoscritto più o meno formalmente con la palestra, accordo col quale sperano di guadagnarci tutti. Non è così. Lo scopo di un personal trainer, legittimo da parte sua, ma alla lunga devastante per il club, è soggiogare allievi mediante raggiungimento spasmodico degli obiettivi e attraverso il controllo maniacale d'ogni fase d'allenamento. Ma non c'è solo questo. La filiera intra-extra palestra del servizio personalizzato (e incontrollato) non si chiude qui, perchè a seguire, via whatsapp, il soggiogante coach aggiunge dieta più integrazione che, salvo non sia laureato in medicina, non potrebbe nemmeno dettare vocalmente. A tale danno, dovuto allo scontro d'interessi che vede anche l'appropriazione indebita di attrezzi da parte del personal trainer a svantaggio del trainer di sala, si aggiunge per il Club un'altra beffa. Nel ginepraio dei “Certified Trainer” operanti in remoto, molti costringono alla spiegazione fattuale dell'esercizio proprio quel trainer di sala che viaggia a cinque euro/ora. Col dovuto rispetto per i trainer che hanno requisiti, formazione teorica, sul campo, etica e pubblicazioni, resta il fatto che il rapporto “GT vs PT” danneggia trainer, personal trainer e club. E alla lunga scontenta i clienti, confusi da verità tecniche contrastanti in cui traspare la debolezza gestionale di un Club che, attraverso i compromessi di cui prima, non può più dettare legge.   LE TRENTA CAPACITA' DEL TRAINER (UTILI AL CLUB) 1) capacità di redigere un quantitativo di schede di buona fattura nel minor tempo; 2) capacità di segmentare tipologie di schede sui tre tradizionali livelli d'intensità (softmedium-strong); 3) capacità di omogeneizzare sequenze di esercizi su scheda semplice, normale e complessa (interpretativamente); 4) capacità d'intercettare il bisogno latente del cliente, direzionandolo all'occorrenza su altro servizio rispetto a quello per cui opera; 5) capacità di gestire imprevisti legati alla sicurezza cliente (reale e virtuale); 6) capacità di fare da intercapedine tra situazioni aziendali interne e servizio sul campo; 7) capacità di mediare con le aree commerciali senza occuparne il territorio; 8) capacità di rispondere a domande tecniche rispettandone la veridicità (senza inventare); 9) capacità di gestire contrasti col cliente ammortizzando le tensioni (in sala e in piattaforma social); 10) capacità di curare la propria immagine anche e soprattutto all'ultima ora del proprio turno (o in video-conference); 11) capacità di gestire ordinatamente data-base appuntamenti, appunti, progetti, compatibilmente con situazioni contingenti che possano avere priorità; 12) capacità d'interagire coi trainer operanti in contemporanea in sala (alternarsi nel food-break o per una telefonata urgente) o in video-call; 13) capacità di catturare il cliente meno al centro dell'attenzione (reale e virtuale); 14) capacità di auto-correggersi nell'immediato ove il protocollo si riveli inadatto; 15) capacità di osservarsi da “lontano” o “dall'alto” (estraniazione); 16) capacità di non perdere la cognizione del tempo dedicato al colloquio col singolo; 17) capacità di mantenersi su un tratto di diplomazia nei temi a “impatto” (politici, culturali, sportivi); 18) capacità di gestire una relazione “affettiva” (nel caso si tratti di un/una cliente) interagendo come se si trattasse di cliente ordinario; 19) capacità di mantenere in ordine la sala fitness non solo a fine turno, ma nel corso dello stesso, velocizzando la procedura di chiusura anche se non di sua competenza; 20) capacità di guardare avanti, intorno, all'esterno: aggiornarsi, leggere, osservare, scrivere; 21) capacità di sostegno pubblico (con confronto privato) delle tesi tecniche dei colleghi; 22) capacità di lettura “energetica” dell'allievo; 23) capacità di autodifferenziare le operatività GT e PT; 24) capacità d'inserimento feed-back cliente prima di stilare un nuovo programma; 25) capacità di “tagliare su misura” il piano d'allenamento agevolandone le fruibilita' (orari, giorni); 26) capacità di lavorare sempre sul dettaglio; 27) capacità di osservare “tridimensionalmente” le dinamiche di movimento dell'allievo (che non va osservato solo dal davanti ma a trecentosessantagradi); 28) capacità di promuovere il Club anche fuori orario di lavoro, sia sul bacino gravitazionale che sul bacino di riferimento social; 29) capacità di creare una “testa di ponte” con altri Club (non competitors) portando innovazione e aggiornamento continui; 30) capacità di essere “pronto e operativo” in 24 ore nel passaggio da un Club all'altro. Con la stessa professionalità, prontezza ed etica che lo hanno contraddistinto nel precedente rapporto.

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Fitness 2021: se non ne siete dentro, ne resterete...

La diffusione low cost aveva ridotto il business del club fitness tradizionale prima della tempesta. Le difficoltà, per le palestre più costose per se stesse e per gli utenti, sono fuori misura: o si cambia o si esce. Alla ripresa della stagione 2020-2021 (settembre), sarà ancora peggio per i gestori, ma per gli utenti qualcosa migliorerà. Riconversione palestre: dimensioni sale di attività, quantità di macchinari posizionati, numero istruttori presenti, cifra delle utenze contemporanee. Per un po', forse molto, via i corsi, via le attività d'acqua, via altro. Il superfluo sparirà e a fare la dieta non saranno i clienti ma le palestre: si snelliranno. Questo eccesso di servizi si era riflettuto troppo tempo sul prezzo d'abbonamenti “dopati”, che prevedevano l'acquisto di discipline grottesche: sempre più pressati da aggueriti venditori-inseguitori di budget. Come se, acquistando un'auto, fossimo stati costretti per anni ad acquistare ogni accessorio, anche quello che non avremmo utilizzato mai. Il fitness deve togliersi di dosso la polvere costata cara a tutti. Per un po' ci ha rimesso solo il portafoglio utenti, ma con l'avvento low cost, pretestuose palestre avevano cominciato a correggere il tiro. La pacchia era finita. La prossima fitness season sarà da colpo di grazia, perchè vi saranno servizi “erogabili non in loco”. Per quel che riguarda la riconversione cliente, il nuovo fitnessista potrà fruire del fitness come un tagliando auto: tagliando-allenamento con presenza fisica una volta a settimana e sedute successive tracciate via via dal trainer. Sessioni da fare dove, quando e come si vorrà. Senza spendere un patrimonio in lezioni personali che, da un certo momento in poi, anche noi trainer sappiamo essere inutili. Peggio ancora quando competono con servizi a basso costo in remoto. L'altra sorpresa è che due fette di domanda sono arrivate fresche fresche sul piatto: teen agers e anziani. Due mercati non considerati aree di business dai centri fitness, ma che col distanziamento si stanno attivando in un desiderio di movimento potente. Movimento più ludico che sportivo, più divertente che performante. Le palestre in grado d'intercettare questo coi servizi, saranno centri di produzione contenuti extra-struttura (tutorial su come allenarsi a casa, educativi su allenamento e alimentazione, di assistenza on-line e controllo). Molte proposte saranno mirate più fuori che dentro la palestra e così, un piccolo club potrà fornire servizi non ai 500 utenti iscritti prima, ma a 2.500. Sotto forme diverse. A casa, in azienda, in viaggio, al parco, lo smart fitness pack (così definito perchè avrà costi accessibilissimi, quindi smart), non avrà uno spazio di svolgimento dedicato, non avrà macchinari ridondanti e soprattutto non avrà un tempo. La palestra come spazio fisico tradizionale si trasformerà in spazio fisico “occasionale”, come luogo, appunto, di messa a punto. Un'officina specializzata, dove non conta quanto è grande il capannone ma se il meccanico è esperto. Luogo e ora d'allenamento saranno scelti come opzione personalizzata dall'utente e non dall'app-corsi del centro, per un fitness capillarizzato sul territorio ma meno delimitato spazialmente. Sei giorni d'allenamento settimanali saranno improponibili, come improponibile sarà la prenotazione oraria per ogni seduta. Segnali dei quali tener conto nella riconfigurazione strutture in vista della prossima stagione.  

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Consiglio n.27 - Se devi camminare tanto, allena l...

C'è una relazione di grande similitudine tra gli pneumatici della nostra auto e i nostri piedi. Ci si muove in avanti, indietro o di lato e considerando che tra piede e terreno c'è anche una scarpa, dovremmo allertarci persino sul tipo di scarpa giusta. Ma questo è un tema che richiederà un ulteriore spazio d'approfondimento. Rimaniano all'area piede e, quindi, alla “circoscrizione” caviglie. Nella stragrande maggioranza dei programmi che vengono redatti in palestra, c'è la tendenza a posizionare per ultimi gli esercizi di equilibrio su tavolette instabili, ove addirittura manchino clamorosamente. E non c'è solo questo: anche l'allenamento dei polpacci viene spesso eliminato con la scusa del tempo, quando invece entrambi i movimenti andrebbero inseriti proprio a inizio seduta o quantomeno nel mezzo. Nel tempo si finirà con l'allenare solo i muscoli visibili e che soddisfano l'ego maschile (braccia-petto) o femminile (cosce-glutei), trascurando completamente lo stato di forma del nostro punto d'appoggio. Di qui sorgeranno i problemi. Molte patologie a carico della schiena e persino della spalla dipendono dai due estremi: denti e piedi. Quindi, tornano in gioco anche caviglie e polpacci. Teniamolo ben presente e predisponiamoci a un programma con esercizi di equilibrio e destrezza su appoggi instabili. Allenarci su pavimenti “storti” c'insegnerà a camminare “dritti”.

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Consiglio n.28 - Se il training non produce, scegl...

Il training perfetto è sotto osservazione da un secolo e da parte di due opposte scuole di pensiero: quella della programmazione accurata e quella dell'istinto. Dal momento che la verità è nel mezzo, con grande probabilità l'allenamento ideale conterrà elementi di entrambe le scuole. Perciò, in linea di principio, eseguire alcune sedute programmate inserendo una giornata “jolly” nel corso della settimana, andrà bene per tutti. Vi sono poi altre considerazioni utili al nostro caso e il nostro caso è, ricordiamolo sempre, essere al top-forma senza obblighi competitivi che c'impongano programmi tassativi. Il primo elemento da verificare non è fisico ma appartiene all'alveo psicologico: il carattere. Sì, proprio lo spirito con cui la persona intende allenarsi, che richiede attenzione e capacità tecnico-creative da parte del trainer. Se si tratta di una persona ondivaga, che ama improvvisare, il training giusto sarà quello che contiene elementi rigidi e altri flessibili. Esempio di rigidità: durata, numero di serie, tipo di esercizi da eseguire nella giornata di palestra. Esempi di flessibilità: libera alternanza nell'esecuzione degli stessi esercizi, libere variazioni di velocità e libera inversione delle sequenze secondo lo spirito giornaliero. La palestra che ameremo sarà quella dove al classico pranzo potremo alternare, di volta in volta, il menù giornaliero proposto da un istruttore bravo a leggere la partita. Proprio come un allenatore di calcio.

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Qualche considerazione sull'allenamento funzi...

Funzionale... Allenamento che attiva le catene cinematiche, seguendo la loro linea evolutiva. (G. BRUSCIA) Ho deciso di scrivere semplicemente per far capire che dietro ad ogni programma che viene strutturato, esiste un metodo. Il metodo viene applicato grazie ad anni di studio, pratica e continui aggiornamenti, tramite scuole di formazione molto esperte, e non le classiche scuole del web come possiamo trovare su YOUTUBE. L'allenamento funzionale o functional training, negli anni è diventato una moda (in italia specialmente), svolto in tutte le palestre, in tutte le salse possibili ed immaginabili. Nei social si vedono postare tantissimi video di classi piene in palestre o box, che fanno solo allenamento metabolico o tabata training, con burpees, squat jump, thruster, push up, skip, jumping jack a non finire. Ma il vero scopo di tutto questo? Tanti pseudo trainer non ti sanno neanche rispondere, altri ti dicono che devono spaccare la classe perché le lezioni strong sono fiche e piacciono. Perfetto! Ma sei sicuro che fare sempre metabolico faccia bene? Ti sei mai soffermato a vedere ogni tuo singolo allievo e studiare i suoi movimenti? Se ha problematiche posturali, di mobilità, cicatrici o deficit neurali? Sicuramente non sai nemmeno da dove partire o di cosa parliamo. Semplicemente perché non sei preparato ad affrontare determinate situazioni in una classe, perché sicuro avrai svolto il corso di due giorni per prendere un attestato (dove la scuola non ha neanche un metodo scentifico) che ti serve per lavorare in sala, e continui a rubare guardando altre lezioni di colleghi o video su internet, senza capire perché stanno lavorando in quel modo e per quale scopo. Il metodo è tutto ricordalo... Senza questo sei solo uno dei tanti INCOMPETENTI che lavora nel settore fitness, pensando che distruggere le persone faccia figo, e invece stai solo recando danno al loro corpo. Questi poveretti vengono per stare bene, rimettersi in forma e poter migliorare le loro performance, si affidano a te sicuri che tu possa risolvere le loro problematiche... e invece tu sarai il loro distruttore. Il concetto di funzionale non è sderenare. Il metodo ti aiuterà ad avere una buona base per poter strutturare programmi specifici del tuo gruppo o dei tuoi personal. Esci fuori dai classici schemi del riscaldamento e vedrai già una grande differenza (basta corsa, aggiungi mobilità), cambia gli esercizi partendo da una regressione e passo dopo passo evolvilo, ma sempre controllando bene il progresso delle persone. Non pensare solo strong, brucia grassi, etc, ma valuta metodo miofasciale e neurale da inserire nei programmi, se vuoi diversificare dalla massa. Dopo anni sono sempre più contento del percorso che ho deciso di intraprendere con la FunctionalTrainingSchool perché è una scuola sempre in costante aggiornamento, professionale, qualitativa in ogni loro singolo docente. Scusate il papiro, il pensiero era molto lungo 

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Consiglio n.26 - Se non hai tempo, passa alla rout...

Un buon trainer prima di mettere giù un programma che affermi il proprio ego, deve tener conto dell'esigenza di chi allena. C'è chi ha tempo al mattino, chi nella pausa pranzo, chi alla sera, chi può durante la settimana. Ma c'è chi proprio non può e in nessun orario feriale che si rispetti. Quando è così, trainer e allievo per solito si scoraggiano, provando a risolvere con un accordo posticcio, impegnandosi reciprocamente con allenamento bi-tri-settimanale in palestra. Dopo un po' di tempo, allieva o allievo che sia non potranno onorare l'impegno nell'allenarsi e così si perderà un potenziale appassionato di fitness. La palestra, dal canto suo, avrà un'iscrizione in meno. Doppia sconfitta, eppure una soluzione c'è. L'utente che di fitness proprio non può farne a meno, se ben consigliato può allenarsi con eccellenti risultati nella doppia routine week-end. Per farla breve, il trainer stilerà un programma anomalo che preveda due giorni consecutivi d'allenamento al sabato e alla domenica, senza riposo. L'unico impegno tassativo, per il soggetto che si allena, sarà tenere il proprio diario di bordo relativo ad alimentazione, sonno e altri fattori che incidono sul risultato nell'extra-time, cioè nel tempo di non 'presenza in palestra'. Due persone responsabili e responsabilizzate avranno quindi prodotto la migliore delle routine di allenamento possibili per chi non può allenarsi nei giorni feriali. Sempre al massimo (al lavoro) durante la settimana e sempre al massimo (coi pesi) nel week end.

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Allenarsi in casa, da dove cominciare?

Una buona salute psicofisica passa attraverso tre componenti primarie che si trovano sotto la nostra responsabilità e controllo diretto. Un’alimentazione corretta e specifica per le caratteristiche individuali, la gestione mentale ed emotiva e infine l’attività fisica studiata specificatamente secondo le esigenze personali. Attualmente avere del tempo libero per praticare attività fisica è diventato più un lusso che un semplice gesto per soddisfare questo bisogno primario. Di conseguenza milioni di persone hanno deciso di ovviare a questo inconveniente praticando allenamento in casa propria. L’importanza dell’allenamento va ben oltre il semplice aspetto estetico e gratificante della ormai ricercatissima “tartaruga addominale” o del “gluteo di marmo”, ma ha effetti a cascata nei confronti di tutti gli apparati fisiologici che compongono il nostro corpo. Potenziamento del sistema cardiovascolare, riequilibrio della pressione arteriosa, miglioramento del metabolismo dei grassi, abbassamento dei livelli di trigliceridi, regolarizzazione del colesterolo, bilanciamento dei neurotrasmettitori. Insomma l’attività fisica è una componente fondamentale del nostro benessere ed è compito nostro mantenere tutti gli apparati in forma ed in funzione nella maniera più ottimale possibile. Il corpo umano si è adattato all’ambiente naturale attraverso il movimento per milioni di anni: raccolti nei nostri geni abbiamo delle capacità silenti ereditate dai nostri progenitori cacciatori, agricoltori, pescatori e di conseguenza l’immobilità alla quale siamo sottoposti ai nostri giorni è una situazione completamente nuova ed innaturale per il nostro organismo. Speravamo che con l’avvento della modernità e grazie a strumenti che ci avrebbero reso il lavoro più semplice e veloce avremmo avuto molto più tempo da dedicare alle nostre velleità ed alle nostre famiglie quando in realtà è avvenuto il contrario. Allenamento in casa: con i pesi o a corpo libero? Iniziamo dicendo che lo stimolo allenante è percepito come fisiologicamente stressante dal corpo. Questo perché richiede di aumentare le prestazioni e consumare quelle energie alle quali lui tiene così intensamente da spingerlo a creare dei depositi dove stiparla. Per quanto riguarda i principianti e coloro i quali non praticano attività sportiva da lungo tempo quindi, consiglio di sottoporsi ad una visita medica specialistica preventiva. Al fine di verificare la propria capacità di sostenere un programma di allenamento in casa senza alcun problema. L’allenamento “fai da te” eseguito con manubri e bilanciere richiede una conoscenza specifica dei singoli esercizi. Di conseguenza la strada migliore da seguire è quella di affidarsi ad un professionista che spieghi la tecnica e gli esercizi migliori. Un’altra peculiarità di questo genere di allenamento è che risulta spesso difficile comprendere quali siano i carichi migliori da utilizzare per ottenere i risultati che si vogliono raggiungere, ragione per la quale anche in questo caso la scelta migliore rimane quella di intraprendere un percorso con un preparatore atletico o un personal trainer che vi segua fintanto che non sarete in grado di compiere un allenamento in casa nella massima sicurezza e con la competenze necessarie. Per quanto riguarda invece l’allenamento a carico naturale cosiddetto “a corpo libero” vi sono molti meno rischi per quanto riguarda la corretta tecnica d’esecuzione e si possono trovare sul web moltissimi tutorial anche molto ben studiati, che vi possono aiutare a scegliere i migliori esercizi mostrando le corrette tecniche d’esecuzione con molti meno rischi per le articolazioni. Quanto spesso bisogna allenarsi? La risposta a questa domanda dipende molto dal grado di intensità al quale porterete ogni singola sessione. Così come dalle vostre capacità di recupero e dall'obiettivo che volete raggiungere. In linea di massima l’ideale è sempre allenarsi a giorni alterni. Riposando cioè il giorno successivo allo sforzo con lo scopo di permettere un adeguato recupero fisiologico necessario all'attivazione di quei processi di adattamento che porteranno ad ottenere risultati nel lungo periodo. L’allenamento deve essere visto come uno stimolo alla crescita che avverrà durante la fase di riposo ed adattamento. Seguendo esattamente quei meccanismi fisiologici di sovracompensazione che avvengono per esempio quando andiamo le prime volte al mare e desideriamo una bella tintarella dorata. Se stessimo già dal primo giorno sotto al sole senza protezione per svariate ore con la speranza di abbronzarci subito, la nostra pelle ci ricorderebbe successivamente che la nostra non è stata proprio una scelta delle più sagge. Chi si è allenato senza freni pur venendo da un periodo di inattività prolungata capirà benissimo cosa intendo. Ricordando ancora oggi quella sensazione di bruciore e rigidità muscolare che l’ha accompagnato per i giorni successivi. La migliore tipologia di allenamento in casa è quello che ci porterà a raggiungere risultati effettivi senza pensarci dal punto di vista fisico e mentale. Recandoci al contrario benefici da entrambi i punti di vista e regalandoci abitudini che sarà in seguito facile mantenere. Quali attrezzature ci servono? In base all'obiettivo che voglio raggiungere, della mia preparazione fisica e dal mio grado di esperienza avrò a disposizione un’ampia scelta di attrezzatura da poter acquistare, sia nei negozi specializzati che attraverso siti di vendita e spedizione on-line. La scelta migliore per il principiante è quella di iniziare con esercizi a corpo libero, che richiedono un investimento davvero irrisorio. Saranno sufficienti un tappetino imbottito per gli esercizi a terra, una Swiss ball (diametro 55 cm per le persone con un’altezza fino a 170 cm e di 65 cm per i più alti), manubri leggeri oppure cavigliere e polsiere appesantite, per aumentare lo stimolo allenante una volta che si saranno padroneggiati i movimenti. Per coloro i quali fossero già capaci o volessero imparare, consiglio l’acquisto di una corda da salto. Un eccellente esercizio cardiovascolare a basso costo e dagli enormi benefici. Chi fosse invece già di livello intermedio e avanzato e avesse familiarità con i manubri ed il bilanciere, troverà in vendita dei kit che comprendono anche i pesi e addirittura delle macchine multifunzionali con caratteristiche molto simili a quelle che si possono trovare nei centri fitness. Il mio consiglio è di dirigere le ricerche sui macchinari specifici per l’allenamento in casa, di buona qualità. Anche se inizialmente possono sembrare più cari, hanno materiali e strutture che permetteranno di poterne usufruire per moltissimo tempo e nella massima sicurezza. Lo stesso discorso vale ancora di più per quanto riguarda i tapis roulants. E' fondamentale scegliere quelli che assicurano un’ottima ammortizzazione al fine di evitare danni alle articolazioni degli arti inferiori e della schiena. Come iniziare l’allenamento in casa? Per quanto riguarda i primi passi da fare, i principianti potranno trovare su internet moltissimi tutorial e programmi di esercizi ai quali attingere gratuitamente. Oltre a delle App molto ben fatte che seguono l’utente nel percorso verso l’obiettivo voluto. Generalmente le richieste che ricevo più frequentemente dai miei clienti sono relative all'aumento di tono e perdita di grasso in eccesso, al potenziamento e aumento delle masse muscolari. Ma anche nel miglioramento della postura disfunzionale. A tale riguardo e, tenendo conto del fatto che stiamo attraversando un periodo di isolamento forzato, ho creato un seminario gratuito visibile sulla mia pagina Facebook per spiegare come affrontare queste tre necessità di allenamento rimanendo in casa ed usando unicamente esercizi a corpo libero. In questo caso per raggiungere un ottimo stato di forma sono sufficienti: 1. Tre allenamenti settimanali inframezzati da un giorno di recupero. 2. Esercizi portati sino al raggiungimento di uno stato di affaticamento percepito medio-alto. 3. Sessioni della durata massima di 60 minuti. Per quanto riguarda i soggetti intermedi e avanzati la soluzione ideale è quella di contattare un professionista del settore che possa attuare un’anamnesi fisica e un successivo programma di allenamento basandosi sulle necessità individuali e sull'attrezzatura disponibile in casa, adattando in seguito le tabelle nel momento in cui si incontreranno stalli nei risultati. In conclusione Queste sono le scelte decisamente più lungimiranti e meno onerose da ogni punto di vista. Ricordate che si possono ottenere enormi risultati dall'allenamento in casa. L'importante è seguire programmi realistici dal punto di vista delle aspettative personali. Ma soprattutto, facendo in modo che durante l’ora di tempo che abbiamo scelto, non giungano distrazioni dall'ambiente esterno.

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Consiglio n.25 - Se il personal trainer è low-cos...

Il lavoro del personal trainer è un mestiere antico, che si è esteso troppo. E' come se a un certo punto, da pochi allenatori in circolazione realmente specializzati e molti buoni trainer che si danno da fare in palestra, si fosse invertito il trend: “tutti esperti”. A dare un'occhiata in giro sia fisica, ovvero osservando nelle palestre più disparate e un'occhiata digitale, cioè scandagliando il web, si trovano schiere di personal trainer super-certificati con due giorni di stage. La provenienza tecnica, giammai da noi giudicabile rispetto ai contenuti dei corsi cui queste schiere di personal trainer partecipano, produce pseudo-professionisti che, visti al lavoro sul campo, non segnalano attenzione per lo stato di forma del proprio cliente. Non di rado s'assiste a una lezione in piena regola dove la sola preoccupazione del personal trainer è tenere il ritmo su whatsapp, piuttosto che controllare il ritmo delle salite-discese sullo step della povera signora. Probabilmente, la malcapitata signora in esame avrà selezionato il personal-trainer sulla base di una trattativa di prezzo che le ha arrecato vantaggio al portafogli. Pagandone però il prezzo vero: quel vantaggio economico si sta rivelando un enorme svantaggio di salute. Fatti due conti e messi sulla bilancia svantaggi economici e svantaggi fisici, meglio stare alle larga dalle politiche low-cost quando mettiamo nelle mani di qualcuno la nostra salute.

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Consiglio n.24 - Se l'allenamento ti ha stanc...

Da sempre si usa dire che “sei settimane” sono quelle che fanno la differenza tra un allenamento e un altro, tra un tipo di alimentazione e l'altra e, soprattutto, tra un risultato e un non risultato ottenuto. Il primo assioma è che il corpo umano, donna, uomo, alto, basso, giovane o meno giovane, tende naturalmente ad adattarsi. Ora, la capacità d'adattamento, qualità immensa che si estende anche a livello mentale, fa sì che da un certo punto in poi, sia l'allenamento, cioè la sequenza d'esercizi previsti in scheda dal trainer, sia l'alimentazione, ovvero il carburante che decidiamo di assumere a tavola dopo aver fronteggiato i pesi in palestra, debbano modificarsi. Per dirla tecnicamente: devono 'ruotare'. Le regole migliori sono quindi dinamiche non statiche. Esempio di allenamento dinamico: tre volte in palestra a settimana con un giorno attività cardiofitness preponderante, un giorno attività coi pesi preponderante e un giorno attività di stretching preponderante. Esempio di alimentazione post-allenamento dinamica: un giorno saremo onnivori, un giorno vegetariani e un altro, se proprio ne sentiremo la necessità, vegani. Le regole che si modificano continuamente sono perciò quelle più fruttuose, perchè costringono corpo e mente a riadattarsi. La ripetitività, invece, vanifica tutti gli sforzi fisici fatti in palestra e riduce quegli stati di forma mentali e del palato che ci tengono iperattivi. Cambiare le regole è vincente, anche nell'allenamento.

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Consiglio n.22 - Se la palestra è troppo elegante...

La palestra è spazio, ferro e un maestro attento. Che ci segue. Ogni atleta ha una sua finalità: migliorare le prestazioni, utilizzare certi esercizi per performare di più, o semplicemente stare meglio, obiettivo dei due terzi degli oltre dieci milioni di fitnessisti italiani. Il problema che si è posto in questi ultimi tempi, non è stato capire quale corrente di pensiero applicata al fitness andasse per la maggiore e incontrasse il maggior numero di adepti. Si fosse riusciti in tale misssione, ovvero intercettare l'esigenza del fitnessista tipo, si sarebbero viste facce più felici sia dei clienti che dei gestori palestra. Ma tutto sarebbe stato troppo semplice e la semplicità, di solito, è vista con sospetto. Perciò, si è partiti dal fronte opposto: mettiamo in palestra i bonsai e un mega schermo sul tapis roulant per accontentare il cliente che corre a sedici chilometri orari smanettando sulla tastiera. Nessuno ce l'ha con la tecnologia, ma inseguendo le ultime app si perde di vista l'essenzialità di uno spazio fitness che prevede attrezzature, una pavimentazione ideale, e buona volontà da colui che si è appena iscritto. Nonché grande pazienza da parte dell'istruttore. Vista la piega che prendevano i centri fitness “trendy”, non nella qualità del fitness ma nelle architetture, si è rincorso progettisti di grido che mettevano al primo posto la combinazione colori, l'effetto luci palestra e il colpo d'occhio reception. Solo all'ultimo veniva posizionata, nella classifica delle cose importanti per allenarsi, la fruibilità degli spazi di chi è arrivato lì non per una passeggiata. Conclusione? Qualche vecchio capannone con due murales e attrezzi spartani ha già piegato in due il centro che ha ricevuto l'award per la lounge area. Niente stimoli niente allenamento. E' la solita vecchia legge.

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Ti riscaldi prima di allenarti?

Prima di iniziare il tuo allenamento dovresti sempre dedicare qualche minuto al riscaldamento. Va da se che ogni warm-up che si rispetti dovrebbe essere adattato al soggetto e mirato ai muscoli che andremo a coninvolgere durante il nostro training.  Nel video che vi propongo c'è una semplice sequenza che possono eseguire tutti, ma per ogni eseigenza e personalizzazione sono a vostra disposizione. Buon riscaldamento!

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Alcuni falsi miti nel fitness

Quante volte in palestra, o quando ci alleniamo sentiamo pronunciare dei falsi miti “duri a morire” da istruttori, compagni di allenamento, appassionati del settore. Sfatiamo qualche falso mito o fake news. PIU’ SUDO PIU’ DIMAGRISCO? FALSO Sudare non equivale a dimagrire. Si perdono principalmente liquidi, il grasso non si “scioglie”. Si suda perché si evita il surriscaldamento del nostro corpo durante l’attività fisica, il sudore aiuta a regolare la temperatura del nostro corpo. Sarà da evitare durante l’attività fisica l’utilizzo di tutte particolari pancere per sudare, uscire nelle ore calde a fare una corsetta soprattutto in estate per sudare di più.  ADDOMINALI ALTI E BASSI ESISTONO? PIU’ADDOMINALI ESEGUO E PIU’ LEVO LA FAMOSA “PANCETTA”? FALSO. Il retto addominale è un unico muscolo, l’addome alto o basso non esiste. Se si sente quella sensazione di “bruciore” nella parte bassa dell’addome è dovuta principalmente al coinvolgimento di altri muscoli e soprattutto dell’ileopsoas. Serie interminate di ripetizioni di addominali per togliere la famosa pancetta non hanno l’effetto sperato, purtroppo il dimagrimento localizzato non esiste. IL DOLORI POST ALLENAMENTO DEL GIORNO DOPO SONO CAUSATI DALL’ACIDO LATTICO? FALSO. L’acido lattico prodotto durante lo sforzo muscolare viene rimosso nei minuti successivi all’ attività o al massimo nel giro di qualche ora. I dolori del giorno dopo vengono chiamati D.o.m.s, (Delayed Onset Muscle Soreness) ossia Indolenzimento Muscolare a Insorgenza Ritardata è imputabile a delle micro lacerazioni del tessuto muscolare che originano principalmente nella fase eccentrica di un movimento, favorendo quel dolore muscolare nei giorni successivi. FLESSIONI SULLE BRACCIA? FALSO. Se entriamo in termini tecnici si devono chiamare PIEGAMENTI sulle braccia. Le flessioni rappresentano un movimento, svolto senza appoggio delle mani o dei piedi ad un piano o ad un attrezzo. Piegamenti sono rappresentati da quei movimenti che consento il passaggio degli arti da un atteggiamento lungo ad uno breve, mantenendo in queste fasi l'appoggio al suolo con le mani o con i piedi. I piegamenti sulle braccia coinvolgono un maggior coinvolgimento muscolare di pettorali, tricipiti, bicipiti e addominali. PER DIMAGRIRE DEVO SVOLGERE ATTIVITA’ AEROBICHE EVITANDO ASSOLUTAMENTE I PESI? FALSO. Vanno bene la corsa o la camminata per dimagrire, ma consiglio di abbinare anche un lavoro con i pesi per ottenere migliori risultati. Un lavoro con i pesi ben impostato aiuta ad aumentare la giusta massa magra, aiutando cosi da rendere un corpo più “tonico” e soprattutto aiuta ad aumentare il metabolismo basale. Aumentare il metabolismo basale aiuta a dimagrire, in termini molto semplici e come se aumentassimo la cilindrata di una macchina. Paragoniamo la macchina al nostro corpo più massa magra e giusta massa muscolare possiedo, più brucio calorie. L’ESERCIZIO FISICO E’ EFFICACE SOLO SE SENTO DOLORE? FALSO Il dolore delle volte è un segnale di allarme e non di efficacia dell’esercizio. Ad esempio durante una sessione di allenamento con i pesi se sento troppo dolore vuol dire che sto caricando troppo con i carichi, rischiando solo di incorrere in infortuni. Non è vero che più carico più sento dolore, più sto svolgendo una buona seduta di allenamento. Fondamentale sarà l’esecuzione, la tecnica e il giusto carico di lavoro durante l’esercizio. ALLENAMENTI MENO DI UN’ ORA, NON SERVONO A NIENTE? FALSO Una sessione di allenamento di 20-30 minuti se impostato bene, può avere i suoi benefici. L’importante sarà la costanza e la frequenza di allenamento che dovrà essere 4-5 giorni alla settimana. Per i più allenati l’allenamento H.I.I.T (Hight Intensity Interval Training), allenamento intervallato ad alta intensità può dare ottimi risultati.

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Consiglio n.20 - Se ti alleni in coppia, scegli un...

La scelta del partner con cui allenarsi non prevede tassativamente l'accoppiata uomo-uomo o donna-donna. In molti casi, l'effetto dell'allenamento misto è migliorativo per entrambi i sessi. Semplificando, diamo per scontato che le donne siano più resistenti e gli uomini più forti. Ora, entrambe le caratteristiche fisiche dovranno essere potenziate e quindi allenate, perciò, nel caso di un allenamento con la propria compagna-compagno, uno dei due dovrà inseguire l'altro sul piano della forza, sostenendolo nel sollevare un po' di peso in più. L'altro, ovvero l'uomo, come detto prima, dovrà imparare invece ad allenarsi con pause ridotte, diventando più resistente, qualità innata nelle atlete donne. Nell'allenamento di coppia alla fine ci guadagnano tutti. Passiamo all'allenamento in team uomo-uomo e donna-donna. Qui valgono due osservazioni. La prima: se ci alleniamo con un partner debole e pigro saremo costretti ad aspettare la sua azione, come un ciclista più veloce aspetta il compagno più lento quando la strada s'inerpica. Seconda osservazione collegata alla prima: se il partner non è motivato, lo sarà sempre meno nella puntualità. Una volta su due saremo costretti ad aspettarlo non solo nell'esecuzione esercizi ma anche quando, già sulla bike (noi), ci arriverà il messaggio che (lui) sta cercando parcheggio. Nell'allenamento di coppia atteniamoci a questa regola tassativa: meglio inseguire che essere inseguiti.

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Consiglio n.21 - Se il trainer ti dà sempre ragio...

La palestra è un po' scuola di vita anche nel suo piccolo, “scuola” che frequentiamo mediamente tre, quattro volte a settimana. Normalmente tendiamo a evitare interlocutori che ci dicono in faccia quello che pensano di noi. Ora, se anche la palestra è scuola di vita, i suoi protagonisti possono essere per noi un esempio: soprattutto il trainer scelto o che ci è stato assegnato. Purtroppo le regole del marketing impongono la necessità di rinnovare il fatidico abbonamento del cliente “costi-quel-che-costi” e la conseguenza è che anche il trainer in gamba si troverà imprigionato in un'accondiscendenza distruttiva. Quella che accontenta l'allievo tipo: “Mi lasci suggerirle nella stesura scheda, mi faccia adottare i miei tempi e mi dia libertà d'agire una volta che il training-plan, parzialmente suggerito da me-allievo, venga svolto come dico io”. Se a tutte queste domande il trainer risponderà con un sì, vorrà dire che l'interesse verso di noi non è di tipo tecnico e garanzia per un risultato che desiderio del cliente ed etica dell'istruttore devono ottenere. Il focus sarà solo commerciale e alla fine verranno sconfitti tutti: il trainer non avrà espresso la propria professionalità, mentre l'allievo avrà ottenuto d'aver fatto (lui per lui) un'inutile scheda coi suoi tempi, modi e distrazioni, perdendo di vista lo scopo per il quale s'è iscritto: investire in un progetto d'allenamento pensato per lui.

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Consiglio n.19 - Se vuoi allenarti al top vai a ca...

Le teorie sull'allenamento ideale sono innumerevoli. Evitiamo d'aprire il capitolo delle verità infinite e passiamo al buon senso. Il training perfetto, ove possa essere messo in atto nello stesso momento, prevede l'allenamento dei tre fattori “F”. F1: Fitness cardio. F2:  Fitness forza. F3: Fitness flessibilità. Ipotizzando un allenamento suddiviso in tre blocchi da 20 minuti (quindi fattibile in un'ora), i primi venti saranno dedicati alla parte “F1”. Qualsiasi attrezzo che ci porti “su” la frequenza cardiaca, andrà bene. Allenando subito il corpo-motore, predisporremo il corpo-telaio da allenare più avanti, ma restiamo al cardio. Di solito si suggerisce l'utilizzo di un attrezzo qualsiasi per evitare attese dietro a un tapis roulant quando una bike è già libera. Non di rado poi, la fase cardio può annoiare, perciò la scelta attrezzo si lascia strategicamente come opzionale. Si passa quindi alla fase “F2” dal minuto ventuno al minuto quaranta. Qui, una sequenza d'esercizi non prestampati ma adattati alle caratteristiche specifiche di chi s'allena, sarà d'obbligo, con priorità ai settori muscolari più indietro. In ciò si rispetterà il significato della parola body-building, che è costruire e non distruggere un corpo allenandolo in copia-incolla. Conclusa la fase d'allenamento-telaio, si passerà alla fase d'allungamento “F3” dal minuto quarantuno al minuto sessanta. Ci allungheremo controllando bene il respiro e il nostro (ideale) allenamento tre “F” sarà completato in minuti sessanta. Non uno di più.

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Consiglio n.18 - Se vuoi un warm-up perfetto, prep...

Sarà capitato a tutti d'incrociarci negli spogliatoi con qualcuno trafelato a caccia di scarpe, pantaloncini e maglietta nascosta nel borsone per allenarsi. Tutta questa frettolosità potrebbe essere considerata ininfluente, ma mette a dura prova l'efficacia dell'allenamento. Meglio rallentare e mai d'accelerare le fasi di vestizione prima di darci dentro coi pesi. I motivi sono due: fisici e mentali. Fisici nel caso di caldo o freddo esterni al centro, per fare un esempio. Nei periodi caldi, il salto di temperatura da climi torridi a condizionatori presenti ovunque impone una serie di accortezze che, proprio nella vestizione, ci porteranno allo status ideale. Quando poi è il freddo invernale a condizionare il nostro arrivo in palestra, crediamo di esserci scaldati in pochi minuti, ma in realtà la parte  interna di un muscolo grande, come la coscia, non sarà ancora pronto allo sforzo. Rischi di contratture o stiramenti saranno perciò in agguato. A livello mentale, la fase preparatoria all'allenamento va dunque trasformata in un rituale nel quale potremo sederci per qualche minuto, concentrarci con training-autogeno fatto in casa e visualizzare le sequenze d'esercizi che andremo a eseguire di lì a poco. Resteremo sorpresi dalla massimizzazione del rendimento. Meglio perdere cinque minuti in più e prepararsi con calma, che rovinare una seduta d'allenamento buttando per aria un'ora e mezza di training per troppa foga.  

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Consiglio n. 15 - Se vuoi un addome super, vacci p...

Un buon trainer, prima di allenare un atleta, cliente di palestra ordinario o agonista che sia, deve capire quale sequenza d'esercizi potrà calzare sul suo interlocutore. Esattamente come un vestito deve cadere su un uomo o una donna di una data corporatura. Da una serie di osservazioni su diverse categorie di sportivi, l'addome ideale accomuna due categorie d'atleta: i ginnasti e i tuffatori. La connotazione addominale di costoro, è tipica di chi esegue continui movimenti di sollevamento delle gambe verso il busto, sollecitando l'addome non con sovraccarichi ma a corpo libero. Anche gli atleti più acrobatici e potenti come i circensi, sono allenati a questo tipo di sollevamento, con rotazione e abbassamento sia rapido che lento delle gambe. I fitnessisti dimenticano di avere un sovraccarico naturale rappresentato dalle gambe, e si ostinano a utilizzare pesi assurdi, eseguendo flessioni del busto che, nella migliore delle ipotesi, sovraccaricano la schiena sollecitando solo indirettamente l'addome. Tutto ciò, nel tempo, non determina una tonificazione degli addominali ma un ispessimento. Un addome con spessore super è distintivo del body builder che ha esigenze competitive. Queste esigenze sono diverse da quelle del praticante di fitness, che ha come obiettivo addominali compatti e naturali che, in una visione da profilo, possano far apparire il giro vita ridotto. Obiettivo che dovrà prefissarsi anche il suo trainer, se attento ai dettagli estetici di chi segue.

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Consiglio n.13 - Se ti alleni al mattino presto, n...

In troppi casi, chi frequenta la palestra è condizionato da orari scomodi che in realtà, ragionando, possono rivelarsi vincenti. Negli anni abbiamo effettuato test sull'allenamento al pomeriggio, per molti fascia oraria più indicata, o alla sera, quando le attività metaboliche sono al massimo e il rendimento è ottimale. In realtà, molto più nei paesi anglosassoni, c'è la tendenza ad allenarsi al mattino presto, prima di cominciare un'intensa giornata di lavoro. Questa scelta, dura per noi latini, è di solito rimossa, perchè richiede una super colazione che noi italiani facciamo fatica a fare. Mettendo insieme le due cose, ovvero la necessità d'allenarci al mattino e la poca voglia di mangiare appena svegli, possiamo adottare lo schema dell'allenamento a stomaco vuoto. Farà storcere la bocca a qualche fitness-guru, ma in realtà, se si è fatta una buona cena con carbs in più e un buon riposo notturno, un po' di frutta sotto forma liquida senza zuccheri aggiunti e caffè di qualità saranno il mix perfetto per l'allenamento al risveglio. Nessuna energia dispersiva verrà destinata dal nostro corpo per metabolizzare i cibi, perchè sarà direzionata esclusivamente ai muscoli. Un grande atleta del passato (Frank Zane), con questo approccio conquistò tre Olympia, sdoganando l'obbligo di rimpinzarsi per portare in porto il training mattutino.

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Consiglio n. 12 - Se vuoi andare gambe all'ar...

Quasi ogni giorno si presenta in palestra questo fitnessista: “istruttore, se può, non mi metta nel programma le gambe, tanto gioco a calcetto”. Tale grottesco esempio è una fase cui noi trainer siamo costretti ad adattarci, perchè l'iscrizione, purtroppo, è più importante del risultato del cliente. Di lì arriva il nostro stipendio. Ma analizziamo la cosa. Punto primo, se ci si pone l'obiettivo muscolarizzazione/tonificazione, la chiave sarà allenare gli arti inferiori. Per una serie di motivi fisiologici e metabolici, tenere in forma le gambe è condizione necessaria per trasmettere ad altri gruppi muscolari sorta di “comando” allo sviluppo e alla tonificazione generale. Punto due, non allenando gambe e glutei non solo si penalizzerà l'estetica del corpo, ma si andrà incontro a problemi inenarrabili con la schiena che, prima o poi, cederà. Perchè sotto di essa non si è costruita un'adeguata base di sostegno. C'è poi il punto tre: l'allenamento di gambe, glutei, polpacci e caviglie, è mettere in sicurezza, proprio come nel costruire una casa, il punto di contatto del corpo col terreno. Che è rappresentato dai piedi. Fuori strada ci si può andare con la macchina se non si hanno pneumatici adatti, e lo stesso varrà per i piedi, su cui passiamo una vita intera.

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