Filtra: 

Recupero Funzionale Della Spalla

 DESCRIZIONE  DELLA  PATOLOGIA

 La lussazione è la perdita permanente del rapporto anatomico tra due capi articolari, solitamente dovuta ad un trauma analogo a quello determinante le distorsioni.

Si distinguono:

  1. Lussazione completa: le estremità hanno perso ogni rapporto di vicinanza.
  2. Lussazione incompleta (sub-lussazione): le superfici articolari pur essendo scomposte, conservano almeno per un certo tratto il loro contatto.

Inoltre si distinguono in:

  1. Lussazione semplice: spostamento dei capi articolari e rottura della capsula articolare.
  2. Lussazione complicata: coesistono lesioni ossee, muscolari, dei vasi e dei nervi vicini all’articolazione lussata.

Appartengono alle lussazioni complicate le cosiddette lussazioni esposte, ove i capi articolari nel loro spostamento hanno lacerato tutti i tessuti sovrastanti, compresa la cute.

 

 

SINTOMATOLOGIA

  • Dolore
  • Impotenza funzionale
  • Alterazione di forma della regione interessata (la ricerca del capo lussato la distingue dalle gravi contusioni e dalle fratture epifisarie)
  • Alterazione di posizione dell’arto (comprese le modificazioni della lunghezza dell’arto)
  • Conservazione dei movimenti attivi più che per i passivi (al contrario di una frattura)

 

 

LUSSAZIONI DI SPALLA

Le lussazioni dell’articolazione scapolo-omerale, che rappresentano oltre il 50% di tutte le lussazioni, devono la loro frequenza alla conformazione dell’articolazione che consente la massima ampiezza di movimenti ed alla scarsa capacità di contenzione del sistema articolare cui è affidato un estremo osseo a braccio di leva notevolmente lungo.

 

ANATOMIA DELL’ARTICOLAZIONE SCAPOLO-OMERALE

 Si tratta di un’enartrosi (articolazione sferica) e più propriamente un’artrodia: articolazione sferica a grande misura fondamentale.

L’articolazione si compie tra la testa dell’omero, il rivestimento cartilagineo del quale è limitato al collo anatomico e la cavità glenoidea della scapola, di forma ovale, a grande raggio inferiore, ingrandita dal cercine fibroso a sezione prismatico - triangolare, che aderisce in alto al capo lungo del bicipite ed in baso al capo lungo del tricipite dal quale riceve fasci di rinforzo.

L’articolazione è protetta in alto da una robusta arcata fibro – periostea (volta acromion – clavicolare) composta dall’acromion e dal robusto legamento acromio – coracoideo, al quale sovrasta l’estremo laterale della clavicola. Il principale mezzo di connessione tra le due ossa è rappresentato dalla capsula fibrosa, molto vasta, tanto che permette, quando l’aria sia penetrata in articolazione, un allontanamento di 3 cm della testa omerale dalla glenoide. La capsula fibrosa è rinforzata dalle espansioni tendinee dei muscoli che si impiantano sulla grossa tuberosità (sopra e sotto – spinoso e piccolo rotondo)  e sulla piccola tuberosità  (sottoscapolare) e dai legamenti coraco – omerale e gleno – omerale. La libertà, l’estensione e la molteplicità dei movimenti di questa articolazione sono dovute alla forma sferica delle superfici articolari, alla differente misura di queste ed alla lunghezza del cono capsulare che consentono all’omero i movimenti secondo tre assi: ciascuno dei movimenti diviene più ampio per la compartecipazione delle articolazioni clavicolari.  I movimenti attivi delle articolazioni sono dovuti al deltoide il quale con il suo fascio anteriore e con la compartecipazione del bicipite, del coraco – brachiale e del fascio clavicolare del gran pettorale eleva anteriormente; con l’azione sinergica dei suoi tre fasci e con la compartecipazione del sopraspinoso e del capo lungo del bicipite eleva lateralmente (abduzione); con il fascio posteriore e con la compartecipazione del grande rotondo, del grande dorsale e del sottoscapolare eleva posteriormente. Il movimento di adduzione è dato dal gran pettorale, dal gran dorsale e dal gran rotondo con la compartecipazione del sottospinoso e del sottoscapolare: la rotazione interna è determinata dal sottoscapolare con la compartecipazione del gran pettorale, del gran dorsale e della porzione anteriore del deltoide, mentre la rotazione esterna è data dal sovraspinoso, dal sottospinoso e dal piccolo rotondo con la compartecipazione dei fasci posteriori del deltoide .

Nell’economia cinetica di questa articolazione ci è netta prevalenza delle forze adduttorie rotatrici interne.

 

GENERALITA’

 Le lussazioni di spalla possono essere posteriori, inferiori ed anteriori. Le superiori si possono ammettere come rarità clinica, necessariamente accompagnate dalla frattura della volta acromio- coracoidea. Le lussazioni posteriori sono alquanto rare (2% delle lussazioni di spalla) e sono riconoscibili nelle due varietà sotto - acromiale e sottospinosa.  Le lussazioni inferiori sono anche esse abbastanza rare, per la difficoltà che la testa lussata inferiormente si fermi sul margine della glenoide senza scivolare in avanti attratta dalla potente azione del pettorale: molto clinici considerano infatti la lussazione inferiore sottoglenoidea quasi un tempo di passaggio alla lussazione anteriore. Le lussazioni anteriori  occupano la stragrande maggioranza della casistica.

 

CAUSE E MECCANISMO

 Possono prodursi per trauma diretto e per trauma indiretto; si ammette anche che possano prodursi per contrazioni muscolari (es. convulsioni epilettiche).

  • Trauma diretto: agisce per un urto sul moncone della spalla dall’indietro in avantie da fuori in dentro: la testa verrà spostata verso la parete del torace in lussazione anteriore (generalmente occorre che i muscoli periarticolari, rilassati, siano colti all’improvviso, in modo che non contraendosi non oppongano resistenza alla fuoriuscita della testa).
  • Trauma indiretto: rappresenta il meccanismo di produzione più frequente e si realizza o per urto trasmesso o per azione di leva. Nel primo caso in una caduta laterale per es. a braccio abdotto e leggermente spostato all’interno, il peso del corpo graviterà sull’estremo dell’arto, da questo si trasferirà alla testa omerale che romperà la capsula anteriormente e si andrà a disporre sotto o medialmente all’apofisi coracoide. Nel secondo caso, in una caduta per es. a braccio elevato, la lussazione si produrrà  con un tipico meccanismo di leva di primo genere nella quale il fulcro è rappresentato dall’acromion, il braccio di leva lunghissimo dall’omero, sull’estremità distale del quale è applicata la potenza, e il braccio di resistenza molto breve rappresentato dallo spessore della testa omerale: in queste condizioni la capsula articolare che inferiormente è particolarmente debole perché non protetta da masse muscolari né rinforzata da legamenti, si lacera e consente alla testa omerale di fuoriuscire in lussazione sottoglenoidea.

Comunque lussata la testa omerale, in rapporto all’entità della forza vulnerante ed in relazione all’ampiezza della lacerazione capsulare si sposterà in avanti e medialmente con la possibilità di assumere tre posizioni diverse clinicamente riconoscibili di lussazione: sottocoracoidea, infracoroidea, sottoclavicolare.

 

ANATOMIA PATOLOGICA

 La capsula articolare è lacerata più o meno ampiamente, nella parte antero – inferiore, nello spazio compreso tra il tendine del tricipite e quello del muscolo sottoscapolare. I muscoli sono più o meno ampiamente lesi: il sottoscapolare è generalmente il più compromesso, ma anche il sopraspinoso, il sottospinoso e il piccolo rotondo possono presentare lacerazioni di fibre muscolari o disinseriti dal trachite o aver provocato perfino una frattura da strappamento della grande tuberosità. Il fascio nervo – vascolare viene spinto in avanti e medialmente contro la faccia posteriore del grande pettorale, mentre il circonflesso è disteso. La testa dell’omero, rimasta scoperta, appoggia nella varità sottocoracoidea, nella sua metà, sulla faccia inferiore della coracoide mentre la parte posteriore del collo anatomico è a contatto con il cercine glenoideo; nella carità  infracoracoidea la testa, perduto il contatto con la glenoide si trova nella fossetta sottoclavicolare del Mohreneim premendo contro le coste, mentre nella varietà sottoclavicolare, che rappresenta un grado più avanzato della percentuale, la testa va a premere contro la clavicola. Presenti versamenti sanguinei più o meno abbondanti per la lacerazione caspulare o le lacerazioni muscolari.

 

OBIETTIVI DA RAGGIUNGERE IN PALESTRA

 Obiettivo fondamentale: compensare con una maggiore stabilità attiva muscolare la perdita di stabilità passiva della capsula articolare e dei legamenti per pervenire in futuro nuove lussazioni. Tutti i protocolli di fisioterapia seguono generalmente un metodo :

  1. Recupero della mobilità attiva e passiva
  2. Recupero del tono trofismo muscolare
  3. Recupero della coordinazione motoria

 Dobbiamo comunque tenere presente che la stabilità della spalla è data da tutta la muscolatura del cingolo scapolare che comprende gran pettorale, deltoide, gran dorsale e cuffia dei rotatori dei rotatori. I primi sono muscoli superficiali che danno il “mantello” di protezione anteriore superiore e posteriore all’articolazione scapolo omerale mentre la cuffia dei rotatori è uno stato di muscolatura profonda che si inserisce sulla caspula articolare della articolazione scapolo omerale ed è fondamentale per la stabilità della spalla. Oltre ai muscoli del cingolo scapolo omerale, consigliamo di allenare anche il tricipite brachiale ed il bicipite brachiale.

 

ESERCIZI SCONSIGLIATI

 

Pull over con manubrio o bilanciere:

Viene considerato tra gli esercizi “peggiori” perché la sua posizione di partenza consiste in un abduzione, extrarotazione ed ipertensione forzata. Tra l’altro in questa posizione il braccio della resistenza (distanza tra il peso e il fulcro della spalla) risulta essere maggiore quindi la leva è particolarmente svantaggiosa ed il rischio di una distrazione della caspula articolare è maggiore.

Croci su panca orizzontale con manubri:

E’ sconsigliato perché all’inizio della fase positiva gli arti superiori sono spinti in basso dal peso del manubrio forzando la corsa fisiologica in iperestensione. In questa posizione viene forzata la capsula articolare anteriormente.

Lento dietro con il bilanciere o al multi power:

Eccessiva compressione caspulare nella fase concentrica.

Lat Machine Dietro:

Eccessiva compressione caspulare nella fase concentrica oltre a un movimento innaturale.

Pectoral Machine:

Evitare che all’inizio della fase positiva il braccio abbia una posizione posteriore rispetto al piano frontale, quindi possiamo riscontrare un’eccessiva ipertensione dovuta alla posizione della panca troppo anteriorizzata rispetto alle braccia.

 

ESERCIZI CONSIGLIATI E DESCRIZIONE

 

Alzate posteriori gomito chiuso:

Ottimo esercizio per far lavorare al meglio la cuffia dei rotatori. L’allievo e disteso sul fianco su una panca orizzontale, da qui gli facciamo acquisire una posizione “comoda” ma al tempo stesso utile all’allenatore per far eseguire correttamente l’esercizio. Consideriamo che l’allievo si distenda sul lato sinistro del corpo, ragion per cui lavoreremo prima con l’arto destro 

Facendogli poggiare il gomito del suddetto sul fianco  mantenendo un angolo di 90° tra braccio ed avambraccio. La posizione della mano (con la quale impugneremo un piccolo manubrio) è in pronazione rispetto al busto. Assunta la posizione di partenza saremo pronti a compiere l’esercizio. Mantenendo sempre costante l’angolo di 90° compiremo un abduzione dell’avambraccio all’esterno senza alzare il gomito fino a portare l’avambraccio stesso perpendicolare o quasi rispetto al busto.

Ritorneremo nella posizione di partenza effettuando un movimento lento e controllato sia nella fase eccentrica che nella fase concentrica facendo attenzione a mantenere il polso in linea con l’avambraccio .

Non tutti riusciranno a raggiungere la posizione della figura 2  a  causa di un elevata ipertrofia o la stessa persona potrà compiere una “semicirconferenza” con l’ avambraccio  differentemente tra i due arti a causa di una differente mobilità articolare.

 

Chest Press convergente:

Esercizio che sostituisce le distensioni con il bilanciare su panca orizzontale. Si differenzia da essa e la preferiamo perché:

  1. ha un movimento più controllato rispetto al bilanciere .
  2. segue perfettamente i fasci del gran pettorale avendo un movimento discendente e convergente.

Lat machine in presa inversa:

 E’ uno dei migliori esercizi per lavorare il gran dorsale. La preferiamo alla lat machine dietro perché ha meno compressione capsulare e perché riusciamo a coinvolgere meglio anche il bicipite brachiale e in particolar modo il tendine prossimale di questo che attacca sulla parte anteriore della spalla (maggiore stabilità).

 

Tricipiti ercolina:

E’ l’esercizio “base” per i tricipiti. Lo preferiamo rispetto alla french press perché il movimento è più naturale ed anche perché la testa dell’omero non risentirebbe di eccessive  extra rotazioni della testa dell’omero nella caspsula glenoidea. Ricordiamo che il tendine prossimale del tricipite brachiale attacca dietro la spalla e quindi ci consente di “stabilizzare” e “tirare” all’indietro la suddetta.

Curl Manubri:

Viene considerato anche esso come esercizio “base” (insieme al bilanciere) per lavorare a pieno il bicipite brachiale. Preferiamo portare il manubrio all’altezza del mento   in modo tale che i gomiti si possano alzare e far lavorare a pieno non solo i capi del muscolo ma anche i tendini che hanno inserzione proprio nella parte anteriore della spalla. Preferiamo i manubri al bilanciere perché siamo meno vincolati nel movimento.

 

 

ESEMPIO DI TABELLA DI ALLENAMENTO

 

Prima settimana:

ESERCIZIO

SERIE

RIPETIZIONI

RECUPERO

Alzate post. Gomito chiuso

3

15

30”

Chest press conv.

2

15

45”

Lat machine inv.

2

15

45”

Tricipiti ercolina

2

12-15

45”

Curl manubri

2

12-15

45”

Seconda settimana::

ESERCIZIO

SERIE

RIPETIZIONI

RECUPERO

Alzate post. Gomito chiuso

3

20

30”

Chest press conv.

3

15

45”

Lat machine inv.

3

15

45”

Tricipiti ercolina

2

15

45”

Curl manubri

2

15

45”

Terza e quarta settimana:

ESERCIZIO

SERIE

RIPETIZIONI

RECUPERO

Alzate post. Gomito chiuso

3

20

30”

Chest press conv.

3

20

30”

Lat machine inv.

3

20

30”

Tricipiti ercolina

3

15

30”

Curl manubri

3

15

30”

Preferiamo  un lavoro di resistenza anziché iniziare subito  con un lavoro di ipertrofia o di forza. I carichi sono molto leggeri e i tempi di recupero li tendiamo a ridurre di settimana in settimana per aumentare l’intensità.

 

Prodotti Correlati

Alcuni prodotti consigliati per questo argomento

I nostri Servizi

Ecco i Servizi che abbiamo pensato per te

Autore: 

Are you looking for the best website template for your web project? Look no further as you are already in the right place! In our website templates section you will find tons of beautiful designs - for any kind of business and of any style. You are in a unique place - join us today BIGtheme NET

Schede Allenamento

Alcune schede proposte da PTOnline

Prodotti in evidenza

Alcuni prodotti proposti da PTOnline

Filtro contenuti

Filtra: 
DMC Firewall is a Joomla Security extension!