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Riscaldamento e stretching con le basse temperature

La temperatura ideale per il muscolo, che ottimizza la performance, è sempre superiore a quella corporea. Siamo solitamente al di sopra dei 38°/39°C, a tale temperatura diminuisce infatti la viscosità dei tessuti e migliora l’elasticità dei tendini, inoltre si aumenta la velocità di conduzione nervosa e si modifica positivamente l’attività enzimatica.

L’innalzamento della temperatura muscolare poi costituisce un’efficace misura preventiva nei confronti degli infortuni riducendo i rischi di stiramento o strappo muscolare.
Lo stretching è largamente utilizzato nell’ambito del riscaldamento, ma non sempre nella maniera giusta; oltretutto secondo alcuni Autori, la sua possibile efficacia nel provocare un innalzamento della temperatura del muscolo, sarebbe molto discutibile, tanto che alcuni studi dimostrano addirittura un suo effetto negativo in questo senso.

In effetti, occorre ricordare che, il tipo d’azione muscolare che ritroviamo nel corso dello stretching (video) è praticamente sovrapponibile a ciò che avviene in una contrazione eccentrica. Dal momento che nel corso di una contrazione di tipo eccentrico (la così detta fase “negativa”) la vascolarizzazione muscolare viene interrotta ed il lavoro svolto diviene in tal modo di tipo anaerobico, determinando un aumento dell’acidosi, oltre ad una marcata assenza di ossigeno nelle cellule, è facilmente comprensibile come lo stretching non possa essere considerato come il mezzo favorevole nell’ambito del riscaldamento.

Utilizzare lo stretching come mezzo esclusivo sul quale basare il riscaldamento prima della gara e/o prima dell’allenamento, sembrerebbe quindi sicuramente insufficiente e sbagliato.
Tuttavia, integrare razionalmente lo stretching in uno schema di riscaldamento basato soprattutto su altri tipi d’esercitazione, maggiormente efficaci nel far aumentare la temperatura interna del muscolo, come un’idonea alternanza di contrazioni e rilassamenti, è sicuramente la scelta più corretta.

Si consigliano esercizi dinamici per lo stretching pre-gara e/o pre-allenamento, con delle oscillazioni degli arti, inferiori e superiori, lente e controllate.
Mentre a fine seduta o al termine della gara, può andar bene anche lo stretching statico, ma attenzione al freddo pungente: se la temperatura esterna è troppo bassa, meglio farlo nello spogliatoio o comunque in ambiente sufficientemente caldo!

Un ulteriore consiglio che mi sento di dare, specialmente nei primi minuti del riscaldamento, per quelle discipline in cui avvengono numerosi cambi di direzione (sport di situazione ad esempio: tennis e basket, ma anche nello sci) è quello di porre attenzione all’articolazione tibio-tarsica, è fondamentale una buona mobilità della caviglia ed è altresì importante prevenire eventuali traumi della stessa, per questi motivi è necessario durante i periodi più freddi effettuare delle rotazioni della caviglia in senso orario ed antiorario e poi anche dei movimenti di flesso-estensione dell’articolazione che ci permetteranno poi di eseguire i giusti movimenti e potremmo migliorare anche la performance.
Questa raccomandazione è sempre valida, a maggior ragione quando le temperature sono basse.


 
Dario Giuberi

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