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Allenare la velocità: sprint assistiti e contro resistenza

Chi di voi non è mai “ancorato”, e/o lo è stato a sua volta, con cinture, giubbotti zavorrati, elastici, ect... per allenare la velocità e lo sprint?

Vi siete mai chiesti se tutti i metodi che avete proposto o “subìto” sul vostro corpo siano propriamente corretti per lo sviluppo della capacità fisica, obiettivo del programma di allenamento?
Bhè io si… passiamo in rassegna il mio processo mentale nell’analisi della proposta e dei risultati ottenuti

Chi sto allenando?

Questa domanda sottintende un veloce ripasso mentale sul modello prestativo dello sport dell’atleta sottoposto a sprint assistiti (AST) e sprint contro resistenza (RST). Centrato “il bersaglio” si passa avanti.
 

Che capacità voglio sviluppare?

“Modello della prestazione-dipendente”… non per tutti gli atleti sarà necessario lo stesso metodo, né lo stesso carico, né lo stesso volume né la stessa intensità di allenamento, né lo stesso punto di ancoraggio.

Il carico a cui sottopongo l’atleta permette una corretta esecuzione del movimento?

“Qui casca l’asino…”, molto spesso si ricerca un carico eccessivo o per comodita dell’atleta (o per mancanza di materiali adatti a queste pratiche di allenamento) si cercano agganci in posizioni anatomiche non corrette, che non permettono una azione di qualità. Il risultato? Si va ad allenare solamente la componente metabolica del giocatore, trascurando la sua componente neuromuscolare, fondamentale per le prestazioni di velocità

Il mio atleta ha bisogno di uno sviluppo multidirezionale delle capacità di velocità?

Importante la scelta del mezzo e dell’assistenza in base a quello che vogliamo ottenere.
Se abbiamo bisogno di multidirezionalità (quindi presumibilmente stiamo allenando per uno sport di squadra) sono da escludere o limitare al massimo slitte, gomme, paracaduti ect, che permettono uno sviluppo solamente nella direzione sagittale del movimento.
Via invece con elastici e giubbotti zavorrati (di nuova generazione, se volete posso consigliarvi quali via mail) che hanno come cavallo di battaglia proprio tale caratteristica, cioè permettono un movimento multidirezionale e mutliplanare.

Attenzione però alla qualità dell’assistenza e al vissuto dell’atleta! Effettuare correttamente tutti i passaggi di cui sopra e poi offrire una pessima assistenza potrebbe inficiare il risultato del programma di allenamento. Il carico a cui dovranno essere sottoposti gli atleti è si dipendente dal modello prestativo dello sport che alleniamo, e dipendente dalle distanze di sprint a cui sottoponiamo l’atleta ma non dovrà comunque vedersi “rallentato” di più dell’ 8% la sua massima velocità nello specifico esercizio. Quindi è utile testare preventivamente i tempi delle singole distanze degli esercizi per avere poi un riscontro certo e non fidarsi dell’assistenza di compagni di persone inesperte e/o comagni di squadra (chiaramente la soluzione più utilizzata per praticità nelle società minori…).
 

Considerazioni

Ulteriori considerazioni: voler scimmiottare i professionisti, oltre che lasciare un velo di tristezza a chi assisterà a questi allenamenti, è del tutto inutile e non solo non migliorerà le prestazioni dei vostri atleti ma probabilemente impedirà di adottare altre pratiche di allenamento per lo sviluppo della velocità, potenzialmente meno efficaci, ma sicuramenete utili ai vostri atleti.
Lievi pendenze, vento, sabbia e in alcuni casi persino l’allenameneto in acqua, sono sicuramnte un ottimo compromesso per chi non dispone di “Know-how” e/o di materiali adatti allo sviluppo di questi protocolli di allenamento.

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