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Contenuti per tag: borrelli trainer


Le tre carte della consapevolezza

Il gioco diverte, per antonomasia, poi c'è gioco e gioco e ci sono inclinazioni e affinità, senza dubbio. Avete presente il gioco delle tre carte? Una va indovinata, le altre due sono neutre. Un turbinio di movimenti le rimescola e poi riappaiono allineate: dov'è finita quella "giusta"? Se abbiamo prestato attenzione alle mani del bravo giocoliere, velocissime, forse riusciremo a indovinare. Se ci siamo distratti, se abbiamo perso l'orientamento a un certo punto, beh, allora avremo meno possibilità di centrare l'obiettivo.  Dispiace non azzeccare la carta corretta. Si può ritentare? Certo, ma ci vorrà molta attenzione: questa è la parola "magica". "Attenzione" è una delle tre carte della consapevolezza, assieme a quella dell' "ascolto" e della "perseveranza". "Consapevolezza" di ogni situazione che ci accade non significa conoscenza di quella situazione, bensì conoscenza teorica e percezione fisica, in totale "allineamento con sé stessi", condizione in cui sperimentiamo le nostre sensazioni sia fisiche sia psicoemotive in modo totale. Questo ci radica nel momento "presente", quello in cui il fatto accade oppure ci accompagna o, ancora, ci muove dentro. Le tre carte, Attenzione, Ascolto e Perseveranza sono delle guide nella ricerca di uno stato consapevole di noi stessi: la prima ci aiuta a focalizzare, la seconda ad aprirci alla nostra voce più profonda e la terza ci dà la spinta necessaria per non perdere mai curiosità di aprirci a una conoscenza più autentica di ciò che siamo e che, spesso, non mostriamo agli altri. Createvi le vostre tre carte: mescolatele, ma, diversamente dal gioco tradizionale, sceglietene una a caso, dopo averle girate e rigirate. Cosa esce? "Ascolto"? Partite da qui. Le note della consapevolezza sono dolci melodie in grado di annientare il rumore dei pensieri. Maria Cristina Caccia

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Roll Out con bilanciere: esecuzione

Muscolo principale: Addominali Obiettivo Addominali - Retto dell'addome Flessori dell'anca Muscoli stabilizzatori Dentato anteriore Gran dentato Gran pettorale capo clavicolare Gran pettorale Capo sternocostale Gran dorsale Sacrospinale (erettori spinali) Tricipiti brachiali Addominali obliqui   Il roll out con bilanciere è un ottimo esercizio che lavora principalmente i muscoli addominali e la parte bassa della schiena. È un esercizio efficace che aiuta non solo nella costruzione di una forte bassa schiena e degli addominali, ma aiuta anche a rafforzare le spalle e i dorsali come gruppi muscolari secondari. Si tratta di un esercizio per la parte superiore del corpo. Questo esercizio ha una capacità di fornire stabilizzazione addominale attraverso il torso contraendo i muscoli addominali senza piegare troppo la schiena. È un ottimo esercizio per rafforzare i muscoli del core. Un bilanciere standard o una ruota ab con maniglie sono necessari per eseguire questo esercizio.     Esecuzione Prendete un bilanciere olimpico e caricatelo con 1 o 2 kg su ogni lato e inginocchiatevi sul pavimento. Ora ponete il bilanciere sul pavimento di fronte a voi in modo che siano in tutte le mani e le ginocchia (come in un ginocchio push up posizione). Questa sarà la vostra posizione di partenza. Lentamente rotolare il bilanciere in avanti, allungando il vostro corpo in una posizione diritta. Suggerimento: Andare giù, per quanto possibile senza toccare il pavimento con il vostro corpo. Inspirare durante questa parte del movimento. Dopo una pausa nella posizione allungata, iniziate a tirare e tornate alla posizione di partenza ed espirate. Suggerimento: Andare giù lentamente e mantenere contratti gli addominali in ogni momento. Avvertenza: Questo esercizio è solo per gli atleti di livello avanzato. Inoltre non è consigliato per le persone con problemi o ernie lombari. Varianti: Se siete veramente avanzati è possibile eseguire l'esercizio stando in piedi, senza piegare le ginocchia Franco Larocca

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La tiroide e le sue disfunzioni

La tiroide è un organo impari, situato nella regione anteriore del collo alla base della gola. Questa ghiandola ricopre un ruolo fisiologico estremamente importante, poiché influenza direttamente lo sviluppo scheletrico e celebrale, partecipa alla regolazione del metabolismo corporeo e allo sviluppo di pelle, apparato pilifero ed organi genitali. Nonostante le ridotte dimensioni, la tiroide influenza l'attività di buona parte dell'organismo attraverso gli ormoni che produce e secerne nel circolo sanguigno. La tiroide è quindi una ghiandola endocrina; ghiandola perché sintetizza e libera ormoni, endocrina perché riversa il suo secreto nei liquidi interni all'organismo, nello specifico nel sangue. Riccamente vascolarizzata, produce due ormoni importantissimi, la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). Per sintetizzare questi ormoni la tiroide ha bisogno, innanzitutto, di un minerale - lo iodio - contenuto nel sale marino, in quello iodato, nel pesce ed in molti frutti di mare. Non a caso, troviamo quattro molecole di iodio in ciascuna molecola di tiroxina, da cui l'abbreviazione T4, e tre atomi di iodio per ogni molecola di triodiotironina, da cui l'abbreviazione T3. In secondo luogo, la tiroide necessita di un amminoacido ordinario, la tirosina, che l'organismo può sintetizzare a partire da un aminoacido essenziale, la fenilalanina, contenuto negli alimenti proteici, come la carne, il pesce, le uova ed i legumi. Mentre le carenze di tirosina sono estremamente rare, esistono alcune regioni del pianeta in cui l'apporto alimentare di iodio è del tutto insufficiente ad assicurare la normale attività della tiroide. Nel tentativo di sopperire a queste carenze, la ghiandola aumenta di dimensioni formando il cosiddetto gozzo: una massa voluminosa visibile ad occhio nudo nella parte anteriore del collo. Una simile alterazione può verificarsi anche nelle condizioni opposte, cioè quando l'organismo riceve esagerate quantità di iodio - attraverso la dieta o farmaci specifici - che lo inducono a sintetizzare un surplus di ormoni tiroidei. Ipertiroidismo Si definisce ipertiroidismo una condizione clinica caratterizzata dall'aumento degli ormoni tiroidei in circolo.  L'ipertioridismo causa un aumento del consumo di ossigeno e della produzione metabolica di calore. Gli ormoni tiroidei sono infatti termogenici e, mentre un loro difetto è spesso alla base di un sovrappeso patologico, un eccesso si correla a disturbi come ipersudorazione, tremori, intolleranza al calore e magrezza eccessiva. Sintomi ipertiroidismo Il quadro clinico dell'ipertiroidismo è piuttosto vario e, oltre ai sintomi appena descritti, comprende numerosi disturbi, in gran parte legati all'aumentata attività metabolica. La cute di un paziente ipertiroideo si presenta calda per l'incrementato flusso ematico e per la vasodilatazione periferica, con la quale il corpo cerca di disperdere l'energia termica prodotta in eccesso. Un eccesso di ormoni tiroidei aumenta il catabolismo proteico e può causare astenia (debolezza muscolare). Anche il cuoio capelluto soffre tale condizione ed i capelli, fragili e sottili, tendono a perdere le naturali ondulazioni diventando lisci; frequente alopecia. L'ipertiroidismo influenza l'attività del sistema nervoso centrale, causando disturbi psicologici come nervosismo, agitazione e insonnia, fino a causare una vera e propria psicosi. Per quanto riguarda le ripercussioni sull'apparato cardiovascolare, si associa ad aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) e della forza di contrazione del cuore. Si osserva inoltre ipertensione, spesso associata a ipertrofia del ventricolo sinistro. Altri segni minori dell'ipertiroidismo comprendono: mestruazioni irregolari, infertilità sia nel maschio che nella femmina, calo della libido, ginecomastia nel 5% dei maschi, congiuntivite, epidermide sottile ma non atrofica, edema periorbitale e disfunzione della muscolatura extra oculare. Il sintomo più evidente associato ai disturbi oculari è l'esoftalmo, ovvero la protrusione dei bulbi oculari che conferisce al paziente un'espressione apprensiva e spaventata. Ipotiroidismo Ricalca invece la condizione opposta (sindrome clinica caratterizzata da sintesi insufficiente o carente azione di T3 e T4 a livello tissulare). L'ipotiroidismo è una condizione morbosa causata dall'incapacità della tiroide di sintetizzare una quantità di ormoni adeguata alle esigenze dell'organismo; più raramente, può sussistere una resistenza all'azione dei suddetti ormoni a livello tissutale. Sintomi ipotiroidismo Le conseguenze dell'ipotiroidismo variano in base allo stadio evolutivo durante il quale insorgono. Nella vita fetale si verificano gravi ed irreversibili alterazioni dello sviluppo corporeo e cerebrale. Anche nel bambino si possono verificare permanenti alterazioni dello sviluppo somatico ed intellettivo (gli ormoni tiroidei sono essenziali per la completa espressione dell'ormone della crescita). Si osserva inoltre un ritardo nello sviluppo sessuale. Quando insorge in età adulta, l'ipotiroidismo si manifesta attraverso alcuni sintomi caratteristici: cute secca e capelli radi, sottili, affaticamento fisico e debolezza muscolare cronica (l'ipotiroidismo determina una riduzione della sintesi proteica). L'espressione del viso, caratterizzata da zone palpebrali gonfie e rime ristrette, capelli e sopracciglia scarsi, bocca semiaperta che lascia intravedere una lingua ingrossata, conferisce al volto del paziente l'aspetto inconfondibile e poco intelligente della "facies mixedematosa"; anche i tessuti sottocutanei sono caratterizzati dal cosiddetto mixedema, su cui la pressione delle dita non lascia il segno della fovea. L'ipotiroidismo determina infatti un accumulo cutaneo di mucopolisaccaridi che richiamano acqua determinando questo tipico aspetto. Cute fredda e intolleranza alle basse temperature: una diminuzione degli ormoni tiroidei rallenta il metabolismo e il consumo di ossigeno; viene meno anche la loro attività termogenica. Sonnolenza (letargia) che può arrivare fino al coma, depressione, rallentamento dei processi ideativi e sensazione di stanchezza; questi sintomi insorgono a causa delle alterazioni nervose indotte dall'ipotiroidismo. Altri sintomi: costipazione, aumento del peso corporeo, pallore e anemia, raucedine ed abbassamento del tono della voce, diminuzione dell'udito e della memoria, diminuzione della fertilità, flussi mestruali abbondanti (menorragia), crampi, bradicardia e riduzione della forza contrattile del cuore, vasocostrizione, aumento dei livelli di lipoproteine a bassa densità (LDL) e trigliceridi nel siero, con conseguente e sensibile aumento del rischio di malattia coronarica. Quando è primitivo, dovuto cioè a malattie della tiroide, l'ipotiroidismo nell'adulto è caratterizzato da un esordio lento e molto graduale che può pertanto sfuggire a lungo agli occhi del medico e dello stesso paziente. DIAGNOSI: la conferma di ipotiroidismo avviene generalmente attraverso un semplice esame del sangue, tramite il quale si andranno a valutare i livelli ormonali del paziente. Alti valori ematici di TSH e bassi livelli di T3 e T4 confermano i sospetti di ipotiroidismo. Ormoni tiroidei ed esercizio fisico Dopo un'intensa ma breve attività fisica non si sono osservate modificazioni elevate dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei. Solamente dopo prolungate sedute di allenamento è stato notato un marcato aumento di T3 e T4. Uno studio condotto in Norvegia da Herald E. Refsum ha mostrato elevati livelli plasmatici di T3, T4, TSH e della proteina che lega gli ormoni tiroidei TBG, in atleti che praticavano sci di fondo subito dopo una prestazione, notando che i livelli plasmatici ritornavano entro i limiti iniziali solo dopo vari giorni di recupero. Tale processo sembra sia dovuto al fatto che durante l'attività fisica vengono consumati in maniera consistente gli ormoni tiroidei, quindi per effetto dell'azione fisiologica del feed-back si stimola l'ipofisi a produrre elevate quantità di TSH con conseguente aumento dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei.

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Scegli bene la tua spesa: attenzione ai 10 ingredi...

Oggi vi faremo conoscere i 10 ingredienti più tossici presenti nell'industria alimentare. Per la durata e la conservazione dei cibi industriali generalmente vengono utilizzati conservanti e agenti sintetici per ritardare e inibire, appunto, la crescita di funghi e muffe. Queste sostanze però una volta liberate nel corpo privano di ossigeno le cellule rubandone le sostanze nutritive e creando un ambiente favorevole per le malattie. Continui sono gli studi che vengono effettuati a riguardo di questi argomenti. Vediamo questi 10 elementi dal quale bisognerebbe stare alla larga il più possibile...   SODIO BENZOATO (E211) - Questo assassino furtivo si trova in quasi tutti i vasi e bottiglie, come condimento per l’insalata, sottaceti, salse, maionese, quasi tutte le bevande analcoliche e succhi di frutta, e anche in prodotti alimentari etichettati come “naturali”. Secondo uno studio del professor Peter Piper, del dipartimento di biologia molecolare e biotecnologie dell’Università di Sheffield, il sodio benzoato testato su cellule vive di lieviti distrugge aree del DNA nelle stazioni energetiche cellulari, i mitocondri. OLIO DI CANOLA - Questo olio è di derivazione vegetale ed è presente in più del 30% di tutti i prodotti. Olio di canola è in realtà una selezione dell’olio di colza e può causare enfisema e insufficienza respiratoria, che alla fine portano al cancro. L’olio di colza è inadatto all’uso alimentare a causa dell’alta concentrazione di acido erucico, che per la sua tossicità è fortemente limitato per legge, con un limite massimo tollerato del 5% nei grassi alimentari (legge comunitaria in vigore dal 1º luglio 1979, Direttiva 76/621/CEE, del 20 luglio 1976). Essendo però un olio estremamente economico, in Italia è attualmente utilizzato dalla ristorazione commerciale. GLUTAMMATO MONOSODICO (MSG) - La FDA permette 20 “pseudo” nomi per esso, tra cui estratto di lievito Ajinomoto autolyzed, Vetsin, MSG, gelatina, caseinato di calcio, proteina vegetale idrolizzata (HVP), proteina testurizzata, glutammato monopotassico, idrolizzato pianta Poteina (PHP) Estratto di lievito, acido glutammico, caseinato di sodio, lievito, proteine vegetali idrolizzate, Senomyx, carragenina, aromi naturali, esaltatore di sapidità, o il numero E620, E621, E622, E623, E624, E625, E627, E631, o E635 per citarne alcuni. Solo perché un prodotto dice “No MSG” non significa che non c’è! SODIO NITRATO e NITRITO DI SODIO (nitrosammine) - E ‘usato per fertilizzanti, esplosivi, e come solvente nell’industria della pulizia a secco. E' considerato un “super-sale” (come glutammato monosodico) aggiunto a cose come hot dog, salsicce e pancetta per aumentare la durata di conservazione, colore e sapore. Il nitrito di sodio è usato principalmente come conservante alimentare e fissativo del colore nei prodotti a base di carne. Spesso usati in combinazione con altri sali noti nella vulcanizzazione: sali di sodio nitrito e nitrato e potassio (E249). Il suo uso impedisce intossicazione batterica, specialmente botulismo. Gli studi da parte delle autorità sanitarie degli Stati Uniti alla fine del 1970 hanno dimostrato che l’uso di nitrito di sodio come additivo alimentare potrebbe provocare il cancro . MARGARINA - Il corpo non può integrare gli acidi grassi trans nelle membrane, causando strutture deformative cellulari. Ricchissima di grassi vegetali idrogenati che accelerano l’invecchiamento e degenerano i tessuti. ANTISCHIUMA - (Dimethylpolysiloxane) è una sostanza chimica industriale utilizzata in stucchi e sigillanti. Questo componente è usato soprattutto in fast food bocconcini di pollo e uova. Un derivato del petrolio, viene utilizzato come stabilizzatore in profumi, resine, vernici e prodotti chimici collegato ai tumori gastrici e danni al DNA. ANTIAGGLOMERATI - I prodotti chimici che assorbono l’umidità. Questi vengono aggiunti al sale da tavola prodotti e alimenti in polvere. Essi sono spesso composti di fosfato, carbonato, silicato e ossido di composti contenenti alluminio. L’alluminio è collegato alla malattia di  ed è utilizzato anche nel vaccino contro l’influenza. COLORI ARTIFICIALI - Petrolchimica olio sintetico, antigelo e ammoniaca. Vietati nei cosmetici, ma ancora consentiti negli alimenti. Indeboliscono il sistema immunitario. Causa di tumori della vescica e testicoli. EMULSIONANTI  -Carragenina, polisorbato 80 e oli vegetali bromurati (OLS). Di solito si trova nel latte al cioccolato, formaggio, gelato, latte in polvere e gelatina. La BVO rimane per anni nel corpo. Polisorbato 80 è anche in molti vaccini. DOLCIFICANTI ARTIFICIALI - Aspartame, acesulfame K, sucralosio, sorbitolo, Truvia, e, naturalmente, saccarina. A causa del suo gusto dolce, questi dolcificanti chimici ingannano il corpo e producono dipendenza per lunghi periodi di tempo.   In conclusione, vi consigliamo di acquistare consapevolmente, di alimentarvi possibilmente in modo "naturale" e magari di produrre più alimenti possibili con le nostre mani. CAMBIA. ADESSO PUOI.™

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Ernia discale: sempre da operare?

Per malattia da ernia discale si intendono tutte quelle manifestazioni anatomo-patologiche e cliniche che inducono una salienza o protrusione o estrusione del materiale discale nel canale vertebrale come un cuneo, che a sua volta attua una compressione sul midollo spinale, sulle radici nervose, sui vasi sanguigni e su altri tessuti in essa contenute, provocando il conflitto disco-radicolare o la malattia da ernia discale, quindi il dolore ed altri sintomi. Cause La causa dell'ernia discale è prettamente meccanica e tutte le terapie che non fanno rientrare il disco erniato nella sua sede naturale sono immancabilmente destinate a fallire. Per comprendere meglio il concetto basti pensare alla lussazione di un articolazione: per guarire bisogna unicamente rimettere l'articolazione al suo posto. Così anche nell'ernia discale; il disco è protruso o sublussato dalla sua sede naturale ed è spostato nel canale vertebrale. Qualunque terapia venga applicata senza rimettere il disco al suo posto è un palliativo, inefficace e non risolutivo. Diffusione nel mondo La malattia da ernia discale è una malattia molto diffusa in tutti i paesi del mondo, specialmente nei paesi industrializzati. Circa il 70-80% della popolazione è affetta da patologia lombalgica e cervicoalgica e fra questa una buona percentuale soffre di malattia da ernia discale. E' una malattia molto dolorosa e invalidante, che colpisce prevalentemente i giovani e gli adulti in piena età lavorativa, tra i 20 e i 50 anni, creando enormi problemi sul piano sociosanitario ed economico. In Italia si calcola che almeno 15.000.000 di persone soffrano di tale malattia, e le statistiche sanitarie indicano che ben 50.000 ed oltre sono gli interventi chirurgici che vengono effettuati ogni anno per tentare di risolvere problemi legati all'ernia discale. Oggi i pazienti affetti da ernia discale dopo vari consulti medici specialistici, ortopedici, neurochirurgici e dopo aver provato molteplici terapie mediche, fisiche e tante altre anche per anni, sono confusi, disorientati ed angosciati si dirigono quindi a malincuore verso la terapia chirurgica quando il dolore diventa insopportabile senza però ottenere un reale beneficio. In tale scenario confuso e incerto, un medico indiano con tante specializzazioni italiane, se dicesse che si può guarire dalla malattia da ernia discale senza alcun uso di medicinali e senza ricorrere all'intervento chirurgico, non verrebbe preso in considerazione da nessuno. Ma è vero ed è possibile grazie al "Basculamento Soffice secondo Thekkekara per la cura dell'ernia discale" che dimostra scientificamente l'effettiva guarigione delle ernie discali senza discussioni ed alcun ombra di dubbio con i controlli TAC e RMN effettuati prima e dopo la cura. Le sedi più colpite Le sedi più colpite dall'ernia discale sono soprattutto il tratto basso lombare e quello basso cervicale della colonna vertebrale. Circa il 95% delle ernie colpiscono il disco fra L4-L5 e il disco fra L5-S1 nelle ernie lombari, e il disco fra C5-C6 e il disco fra C6-C7 nelle ernie cervicali. Diagnosi La diagnosi dell'ernia discale rimane essenzialmente una diagnosi clinica. Nell'85% dei pazienti si può fare una diagnosi corretta, con un accurato esame clinico neurologico e anamnestico, senza alcun ausilio di esami strumentali. Con l'avvento delle moderne tecniche visive, come la TAC e la RMN, la diagnosi dell'ernia discale è stata resa ancora più facile. TAC e RMN hanno sostituito le altre metodiche diagnostiche più laboriose di difficile applicazione ed interpretazione. Quindi non esistono grandi difficoltà per una diagnosi corretta della malattia; la vera difficoltà rimane sempre la sua cura. Decorso della malattia Il decorso della malattia si divide in tre stadi: Il primo stadio: protrusione o bulging discale o fase irritativa del nervo. In questa fase il disco è appena protruso e deborda nel canale vertebrale. Quindi non esiste una compressione vera e propria sul nervo, pertanto il dolore è saltuario, vago e non ben definito. In questo stadio il malato non è molto preoccupato perché il dolore è sopportabile, quindi riesce ad occuparsi dei suoi lavori quotidiani e di altre attività, pur con qualche difficoltà. In questa fase tutte le terapie possono dare il sollievo dal dolore; spesso è sufficiente anche il semplice riposo a letto, perché non esiste una vera compressione del nervo. Pertanto tutte le terapie sembrano funzionare, ma in realtà l'ernia rimane quindi la malattia prosegue il suo decorso normale, nonostante sia diminuito il dolore. Il secondo stadio: ernia piccola o grande o fase compressiva del nervo. In questa fase il disco è fuoriuscito ancora di più, pertanto esercita un'azione compressiva vera e propria sul nervo. Il dolore diventa molto forte, spesso anche insopportabile, e compaiono anche altri sintomi deficitari, come formicolio, parestesie, iporiflessia, ipotrofia, ipovalidità, alterazione della sensibilità tattile, termica, dolorifica e altro. In questa fase il malato è molto preoccupato perché spesso gli episodi di dolore sono molto ravvicinati e più acuti; spesso il malato è costretto a stare a letto a riposo, a ricorrere a cicli di cure mediche più frequenti e prolungati, con scarsi benefici. Pertanto necessita spesso di ricoveri ospedalieri e/o di interventi chirurgici e altro con risultati spesso insoddisfacenti. Il terzo stadio: ernia paralizzante o fase paralizzante del nervo. In questa fase il disco è fuoriuscito ancora di più, quindi esercita una massiccia compressione sul nervo; spesso il nervo perde la sua normale funzionalità, quindi non trasmette bene gli impulsi dolorifici, pertanto il malato può avvertire meno dolore, però si accentuano i segni deficitari, con ariflessia, ipovalidità , marcata ipotrofia o atrofia muscolare, ipoestesia o anestesia nei casi gravi. Di conseguenza il paziente rischia di non riprendere più la funzionalità del nervo con qualsiasi cura compreso l'intervento chirurgico.   Ognuno di questi stadi può rimanere come tale per giorni, mesi anche per anni e poi evolvere agli stadi successivi. Quindi ogni modificazione focale del disco compresa la protrusione o bulging devono essere considerate come malattia da ernia discale e vanno risolti quanto prima per non far progredire la malattia agli stadi successivi. Inutili polemiche Le terapie che non hanno una documentazione scientifiche sono terapie palliative, inefficaci e non risolutive. Al di là di qualsiasi discussioni e polemiche è possibile dimostrare scientificamente l'efficacia terapeutica di qualsiasi terapia con i controlli TAC e RMN eseguiti prima e dopo la cura. La vera cura per l'ernia discale è una sola, quella capace di rimettere il disco erniato nella sua sede naturale. Quindi fidatevi solo a quelle terapie che dimostri scientificamente l'avvenuta guarigione delle ernie Conclusioni Oggi pensiamo di avervi fatto scoprire una nuova strada e opportunità, sia che voi soffriate o meno di questa patologia, adesso sta solo a voi approfondire ulteriormente questa tecnica ("Basculamento Soffice secondo Thekkekara per la cura dell'ernia discale") e confrontarvi con qualche vostro specialista di fiducia, prima di fare certe scelte! CAMBIA... ADESSO PUOI. iPersonalTrainer™ Vincenzo Borrelli

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Longevità: allungare la vita con lo sport

Che lo sport faccia bene alla salute, non è di certo un mistero. Del resto, è stato dimostrato in più occasioni come la sedentarietà influisca negativamente sia sul fisico, che sulla mente. L’attività fisica, secondo un team di ricercatori austriaci del Centro per le Scienze Motorie e Sport Universitari dell’Università di Vienna, non soltanto migliora la qualità della vita, ma riduce il rischio di morte prematura del 40 per cento. Se state pensando ad ore estenuanti in palestra, siete fuori strada: ammazzarsi di fatica non è assolutamente necessario. E’ più utile, invece, sfruttare tutte le opportunità che si presentano per fare un po’ di movimento. Se ad esempio si ha la fortuna di abitare vicino al posto di lavoro, si potrebbe immaginare di andarci a piedi o se si abita ai piani superiori del condominio, di non prendere l’ascensore. L’importante è trovare qualche soluzione pratica. I ricercatori austriaci hanno condotto una vasta meta-analisi coinvolgendo ben 1,3 milioni di persone in tutto il mondo, per verificare il potenziale legame tra l’aumento dei livelli di attività fisica in diversi ambiti, dalla vita quotidiana al tempo libero, con le cause di mortalità in generale. Dall’indagine, i cui criteri di valutazione prevedevano che i partecipanti allo studio, seguiti per una media di 11 anni, fossero esenti da malattie croniche, cardiovascolari e cancro, sono emersi circa 7 mila rapporti potenzialmente rilevanti. I risultati dello studio, pubblicati sull’International Journal of Epidemiology, hanno dimostrato come ad alti livelli di attività fisica corrisponda una ridotta mortalità per le diverse cause, a prescindere dalla vita quotidiana, dal lavoro o dallo spostamento attivo. Inoltre, le donne sono risultate essere quelle con una riduzione maggiore del rischio, ma anche di una maggiore longevità se all’esercizio sportivo abbinavano un’esposizione ai raggi solari con attività semplici come il giardinaggio o il passeggiare. Così ha spiegato il dottor Guenther Samitz, coordinatore della ricerca: “qualsiasi attività fisica è meglio di niente e anche le attività della vita quotidiana sono associate con un beneficio di sopravvivenza." Tuttavia maggiore intensità dell’attività fisica è stata associata a una maggiore riduzione nella mortalità per qualsiasi causa, ciononostante, gli adulti sedentari dovrebbe iniziare con un’attività fisica a intensità moderata e aumentare lentamente la dose settimanale e l’intensità, perché negli adulti sedentari una vigorosa ed improvvisa attività fisica è associata a un aumentato rischio di lesioni muscolo-scheletriche ed eventi avversi cardiaci”

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Mal di schiena, meglio prevenirlo

Quattro persone su cinque soffrono, hanno sofferto o soffriranno di mal di schiena. Un disturbo che, oltre ad essere fortemente invalidante, rappresenta anche la principale causa di astensione dal lavoro. Ricorrere subito ai farmaci antidolorifici spesso non serve, perché si elimina il sintomo, ma non la causa. Il mal di schiena... è meglio prevenirlo! Dagli esperti e dalle ultime ricerche scientifiche, i consigli e le tecniche da seguire per prevenire e curare il mal di schiena senza ricorrere a farmaci. Le cause più frequenti Solo il 20% dei casi di mal di schiena sono dovuti a patologie vere e proprie come alterazioni congenite della colonna con schisi, spondilolisi e spondilolistesi. Ci possono essere anche anomalie dello sviluppo come scoliosi e ipercifosi. Oppure patologie legate all'usura come artrosi e osteoporosi. Rientrano nella casistica anche i disturbi del disco come discopatia, ernia, protusione del disco. "L'80% dei casi di mal di schiena" chiarisce il professor Benedetto Toso, docente di posturologia e attività motoria preventiva e compensativa alla Cattolica di Milano "è dovuto a cause non specifiche come posture e movimenti scorretti, stress psicologici, forma fisica scadente, sovrappeso, obesità e fumo, insufficiente conoscenza della colonna vertebrale." Errori dovuti in gran parte alla scarsa conoscenza da parte di molte persone della colonna e del suo funzionamento". Ecco perché si ritiene fondamentale partire proprio da qui per prevenire il mal di schiena che, tra l'altro, oltre ad essere particolarmente invalidante rappresenta ancora oggi la principale causa di astensione dal lavoro e quindi ha anche un costo sociale. Ricordate che prevenire è meglio che CURARE! CAMBIA... ADESSO PUOI...

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