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Contenuti per tag: ipertrofia


Split Routine e Double Split Routine - Cosa sono e...

In questo video vediamo cosa sono la split routine e la double split routine. Per quando riguarda la prima, a meno che tu non sia vissuto nel passato fino a ieri sicuramente l'hai già incontrata. Si tratta della divisione dei gruppi muscolari in diversi giorni al fine di aumentarne l'intensità dell'allenamento. Nel video ti spiegherò come impostare la giusta split routine per il tuo obiettivo. Poi ti parlerò della double split routine, molto utilizzata sia da atleti che da persone molto motivate che vogliono raggiungere velocemente risultati di forma fisica.

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Alleniamo le nostre emozioni

Tu sei sempre stato uno che tutto sopportando nulla subisce: e con pari animo accoglie i favori e gli schiaffi della Fortuna […] Mostrami un uomo che non sia schiavo delle passioni e me lo porterò chiuso nell’intimo del cuore, nel cuore del mio cuore, come ora te. (Amleto all’amico Orazio) Uno sportivo sa quanto sia importante allenarsi per riuscire a ottenere risultati, soprattutto se stiamo parlando di agonismo, in cui si partecipa a competizioni nazionali se non internazionali, su cui la stampa, gli sponsor, i fans hanno gli occhi puntati. Costanza, allenamento e determinazione, portano, dunque, a risultati non sempre vincenti, ma, sicuramente vicini al podio. Bisogna crederci e lavorare sodo, contando su un fisico sano e predisposto anche a sostenere sforzi e tensioni a lungo termine. Non importa se normodotati o diversamente abili: quando c’è di mezzo la passione, nulla rappresenta un limite, se non è la mente a crearne i presupposti.   Anche le emozioni vanno allenate Prima di tutto, conosciute e poi esercitate per non esserne travolti: loro non devono guidare noi, semmai siamo noi a doverle indirizzare. Per fare questo - come sostiene Daniel Goleman nel volume “Intelligenza Emotiva” - è indispensabile diventare consapevoli di ciò che si agita in noi. “Il consiglio di Socrate - dice - Conosci te stesso, fa proprio riferimento a questa chiave di volta dell’intelligenza emotiva: la consapevolezza dei propri sentimenti nel momento stesso in cui essi si presentano”. Una auto-consapevolezza che Assagioli, nella sua teoria psicosintetica, propone come “disidentificazione” ovvero “autoidentificazione” dell’Io consapevole" ossia osservatore/spettatore di ciò che accade dentro e fuori di Sé. Le emozioni sono parte di noi, alcune nascono dalla rabbia, altre dalla paura, altre da esperienze d’infanzia o, altre ancora, da vissuti che hanno lasciato il segno e si integrano con le vicende quotidiane della vita, accumulandosi nel tempo, lungo i giorni e le notti. Siamo energeticamente vibranti e il nostro corpo trascrive, come un ottimo telegrafo, ogni nostro stato d’animo e lo memorizza, ne lascia intravedere i segni a livello somatico. L’autoconsapevolezza ci rende più liberi di vedere gli eventi per quello che sono e di vivere le emozioni come complici e non come vittime. La positività è contagiosa e libera una forza risanatrice quantomeno dei pensieri che descrivono una realtà più accettabile, mentre la negatività è virulenta e può creare notevoli argini contro il libero fluire della nostra creatività e della nostra vitalità. Maria Cristina Caccia

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Gambe magre e tronco grosso: come mai?

Merlite è quella condizione fisica caratterizzata dall’avere gambe magrissime e tronco grosso (proprio come i merli). Questa condizione la si osserva soprattutto su soggetti adulti di sesso maschile. Le sue cause possono imputarsi a diversi fattori:   assenza di allenamento degli arti inferiori; fenotipizzazione delle fibre; predominanza di fibre rosse rispetto a quelle bianche; sarcopenia; allenamenti errati in volume e / o intensità; frequenza allenante eccessiva; eccesso di attività aerobica; passato da fondisti o da atleti di endurance; resistenza periferica all’insulina; soggetti ipercortisolemici o ipersurrenalici o ipertiroidei o predisposti al diabete.   Ovviamente in palestra i soggetti giovani con arti inferiori magri e tronco sviluppato sono coloro che vorrebbero diventare presentatori televisivi (mezzibusti); essi percepiscono che l’allenamento per l’ipertrofia passa attraverso esercizi di “sofferenza” (squat, affondi, leg press, ecc) e quindi li evitano. Chi ha superato gli “anta” per motivi ormonali, metabolici, ecc, avrà grosse difficoltà a ipertrofizzare gli arti inferiori. Ancora non si conosce la causa per cui, con l’avanzare dell’età, le fibre veloci o parte di esse virano verso quelle rosse.    Trovare un allenamento ottimale ed universale per ovviare a tale condizione è difficile ed ogni Tecnico dovrà trovare, di concerto con un Nutrizionista o Dietologo, un programma  ad hoc. Preferibilmente si dovrà monitorare l’impatto che avrà l’allenamento del soggetto (come volume, intensità e frequenza) abbinato ad una alimentazione ed integrazione specifica. Nello Iaccarino

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Quanto Tempo Serve Per Aumentare La Massa Muscolar...

In questo video vediamo quanto tempo ci vuole per aumentare la massa muscolare. Ogni giorno tanti ragazzi mi scrivono per chiedermi se sia possibile aumentarla velocemente. Purtroppo la realtà è che il corpo ha un limite fisiologico oltre il quale non può andare. Per essere specifici, possiamo dire che il corpo non può aumentare più di 20-25 grammi di massa magra al giorno. Questo ovviamente a patto che tutte le variabili siano perfette: allenamento, riposo, alimentazione, livello di stress e genetica. quindi facendo un conto veloce, si può dire che al mese non si possono mettere su più di 500-600 grammi di muscoli al mese, stando a quanto ci dice la scienza. Se ti è capitato di sentire persone che dicono di avere messe su di più, perciò, è quasi sicuro che si tratti anche di massa grassa. il mio consiglio quindi è di non cadere vittima di stratagemmi o trucchi pubblicizzati come miracolosi. Quello che paga e che ti può dare risultati duraturi è la costanza, unita a una giusta strategia. Se vuoi saperne di più, e soprattutto se vuoi avere la migliore strategia per aumentare la massa muscolare velocemente visita il mio sito al link qui sotto e scopri come posso aiutarti.

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Né istrice né zerbino: essere sé stessi mantene...

La maggioranza delle persone, nelle relazioni sociali spesso oscilla, con il proprio comportamento, fra due estremi: alcune pensano che tutto vada bene, non si mettono mai in discussione, assumono un comportamento tranquillo ed evitano il confronto e il conflitto a tutti costi, cercando di assecondare le aspettative altrui mettendo da parte, e quindi “svalutando” i propri bisogni e desideri; altre assumono una eccessiva aggressività intimorendo gli altri, mettendoli in soggezione, lamentandosi se qualcosa non va anche in modo scorbutico o addirittura violento, non esitando a fare qualsiasi cosa per raggiungere i propri obiettivi, ritenendo in modo erroneo (si parla di “contaminazioni” in ottica analiticotransazionale), di poter far valere sé stessi soltanto facendo “la voce grossa”. Potremmo definire il primo stile relazionale tipo di chi potrebbe essere identificato come uno “zerbino”, mentre il secondo tipico di chi richiama alla mente un “istrice”. Come già anticipato sia nella prima che nella seconda modalità di relazione e comunicazione, è in atto una svalutazione, di sé stessi, nel primo caso e degli altri, nonché di opzioni alternative, nel secondo.   Caratteristiche del tipo aggressivo o “istrice” Il soggetto con questo stile è una persona che non rispetta i limiti degli altri ed è concentrato sui propri desideri e sulle proprie opinioni. La tendenza è quella di dominare gli altri. Alla base di questo tipo di comportamento vi sono delle componenti d'ansia accompagnate però da rabbia e ostilità.   Caratteristiche del tipo passivo o "zerbino" Il soggetto con uno stile di comunicazione passivo pensa più ad accontentare gli altri che non sé stesso, è facilmente influenzabile e subisce le situazioni senza opporsi. È un soggetto che ha un'elevata ansia sociale, che non riesce ad esprimere adeguatamente i propri bisogni e le proprie esigenze, per paura di essere disapprovato o non riconosciuto. Il suo obiettivo è ottenere il consenso di tutti ed evitare qualsiasi forma di contrasto con gli altri. Questo tipo di modalità relazionale, che deriva da un dialogo interno svalutativo nei propri confronti, ha il vantaggio secondario di evitare l'ansia che potrebbe derivare da un confronto autentico con gli altri. Tuttavia l'evitamento e il messaggio interno di non poter esprimere ciò che si sente, pena perdere l'approvazione altrui, rendono la persona sempre più limitata nelle proprie possibilità di azione.   Fra questi due estremi chiaramente poco adatti a creare buoni rapporti, esiste una via di mezzo Si tratta di quella modalità di sentire, pensare ed agire di chi, consapevole di sé stesso in termini di bisogni e aspirazioni, riesce ad affermarsi e realizza sé stesso, manifestando le proprie doti e le proprie esigenze nel contesto sociale. Si tratta di un costrutto emotivo, cognitivo e comportamentale a metà strada tra la passività e l'aggressività, e che definiamo assertività. Esistono tecniche per sperimentare un approccio che metta in condizione di gestire in modo positivo e costruttivo i rapporti interpersonali, nell'affermazione di sé stessi. Questo che segue è un semplice test che ti permetterà di renderti consapevole del tuo modo di comunicare. Non è una diagnosi e per qualsiasi disturbo relazionale è sempre utile consultare un esperto in materia.   Ritieni di avere un comportamento “assertivo”? Quando una persona ti parla la lasci esprimere o la interrompi? A - Lascio parlare B - La interrompo C - La interrompo qualche volta Ti immedesimi nei “panni dell’altro” quando qualcuno ti confida un problema personale? A - A volte B - No C - Si Un amico ti chiede un favore, e veramente non puoi farlo come rispondi? A - No, non posso. B - No, perché l’hai chiesto proprio a me? C - No, non posso però vedrò cosa posso fare? Se rispondi no ad un amico, torni sui tuoi passi dicendo si? A - Si B - No C - A volte Ci troviamo in un negozio di ottica, chiedo all’ottico il prezzo di un paio di occhiali che a mio avviso sono abbastanza cari: quale comportamento è più giusto tenere? A - Il prezzo è troppo alto, ma è sicuro del prezzo? B - Questo prezzo non mi va bene, mi faccia lo sconto. C - Trovo che questo prezzo sia abbastanza alto ma suppongo che sia trattabile. Siamo in una riunione la vostra segretaria esce per ben tre volte a prendere delle schede che ha lasciato nell’altra stanza come la rimproverate? A - Signorina non è possibile questo comportamento, fa sempre così, interrompe i lavori; stia più attenta! B - Lei è sempre sbadata C - Signorina sono tre volte che esce per andare a prendere le schede, continuiamo la riunione Quando sei di fronte ad un interlocutore dai più importanza a come è vestito, al tono della sua voce, ai movimenti che fa oppure ascolti solo quello che dice? A - Ascolto quello che dice B - Ascolto ma guardo se possibile anche le sue espressioni facciali, dei gesti ecc.. C - Ascolto quello che dice solamente per rispondere Ritieni che in un discorso sia più importante la forma o il contenuto? A - La forma B - Il contenuto C - Entrambe Uno sconosciuto ti chiede una informazione; stai sulla difensiva? A - A volte B - Si C - No Ti capita spesso di alzare la voce con gli altri? A - Qualche volta B - Mai C - Spesso Una persona ti infastidisce, come reagisci? A - Reagisco bruscamente B - Rimango indifferente C - Cerco di farle capire che mi da fastidio,cerco un dialogo Un amico ti fa una richiesta irragionevole riesci a dire ” no”? A - Non posso un amico è sempre un amico B - A volte C - Certamente Se qualcuno parla male di voi, chiedete personalmente un chiarimento? A - Lascio perdere B - Si, certamente C - A volte Mi trovo in un gruppo, mi sento influenzato dagli altri nella conversazione A - Si, a volte B - Dico quello che penso C - Cerco di essere il più vero possibile Hai difficoltà a dire quello che pensi? A - Si B - A volte C - Dico sempre quello che penso Sei davanti ad uno specchio, cosa pensi A - Mi piaccio B - Non mi piaccio C - Non so   Risposte del test Se avete risposto come segue ad almeno 11 domande del test adottate una comunicazione assertiva. Ecco le risposte del tipo di comunciazione-relazione assertiva: 1-A; 2-C; 3-A; 4-B;  5-C; 6-C; 7- B; 8-C; 9-C; 10-B; 11-C; 12-C;  13-B; 14-C; 15-C; 16-A.   I livelli dell'assertività I passi da compiere per poter acquisire uno stile comunicativo e relazionale incentrato sull'assertività sono: capacità di riconoscere le emozioni, il cui obiettivo riguarda l'autonomia emotiva e la percezione delle emozioni senza il coinvolgimento negativo legato alla presenza di altre persone (arrossire, balbettare, vergognarsi, ecc.). capacità di comunicare emozioni e sentimenti, anche negativi, attraverso molteplici strumenti comunicativi, riguarda la libertà espressiva, il controllo delle reazioni motorie senza che queste siano alterate o inibite dall'ansia e dalla tensione. consapevolezza dei propri diritti e la capacità di avere rispetto per sé e per gli altri.   Permessi assertivi Mi permetto di avere delle idee, delle opinioni, dei punti di vista personali e non necessariamente coincidenti con quelli altrui. Permetto che le mie idee, opinioni e punti di vista siano quanto meno ascoltati e presi in considerazione (non necessariamente condivisi) dalle altre presone. Mi permetto di richiedere (non di pretendere però!!) che le altre persone soddisfino i propri bisogni e necessità. Mi permetto di dire “NO” a delle richieste senza per questo sentirmi in colpa ed egoista. Mi permetto di avere bisogni e necessità anche diverse da quelle delle altre persone. Mi permetto di provare determinati stati d’animo e manifestarli in modo assertivo, se decido di farlo. Mi permetto di essere umano nel senso di concedermi la “licenza” di commettere errori. Mi permetto di mutare parere o opinione e di cambiare il modo di pensare. Mi permetto di essere realmente me stesso anche se questo significa a volte contravvenire a delle aspettative esterne. Mi permetto di dire: “non capisco”. Mi permetto di dire: “non mi interessa” quando gli altri mi coinvolgono nelle loro iniziative. Mi permetto di valutare e decidere se ho la responsabilità di trovare una soluzione ai problemi altrui.   Annalisa Sammaciccio 

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Corretta esecuzione dello Swing: che confusione!

L’idea di questo titolo nasce dall’incontro con miei diversi ex allievi che per vari motivi hanno dovuto cambiare palestra e quindi si sono dovuti scontrare con nuovi allenatori che ovviamente usano metodi e tecniche diverse. E fino a qui tutto normale! La confusione per il povero “pendolaro da palestra”, passatemi il termine, sta nel momento in cui gli viene spiegato un esercizio già praticato e assimilato (e che ha una sua impostazione di base accettata dalla comunità e dagli esperti del settore) in maniera biomeccanicamente diversa da come effettivamente esso sia! Una distensione su panca per quanto possa differire di qualcosina nei vari stili e assetti è pur sempre una panca ha una sua traiettoria una sua catena cinetica, un suo assetto di base un suo fine! Ebbene, qualche settimana fa discutevo con un mio ex allievo ma anche amico nella vita, sull’esecuzione dello SWING con Kettlebell, il nuovo allenatore gli ha fatto cambiare praticamente l’esercizio in mero “squat” (il dio dello squat mi perdoni se lo chiamo così) con alzata frontale! Cioè capite!? L’intento dell’articolo non è di discutere su quale sia il miglior modo di fare lo swing, se farlo col metodo Hard style, se farlo come lo fanno i Girevoy, se fare l’American swing! Il punto è: lo swing non va fatto scendendo giù come si farebbe in uno squat o in uno stacco da terra, ovvero facendo ruotare il femore in basso sulla tibia. Iniziamo a capire cosa fa lo swing e a cosa serve.   Lo Swing Il termine “Swing” deriva dall’inglese e significa in poche parole “pendolare”. Se osservate tutti gli atleti che manovrano questi arnesi mentre fanno lo swing non fanno altro che muoversi come un pendolo, sfruttando i punti di inerzia e il pre stiramento dei muscoli flessori della catena cinetica posteriore per sparare letteralmente il peso più in alto possibile con l’aiuto dei muscoli flessori dell’anca dei glutei e degli stabilizzatori del tronco e del cingolo scapolo omerale. L’esercizio è puramente un esercizio di tipo balistico dove dopo una fase di rilassamento avviene una rapida contrazione muscolare, in questo caso di un ampia catena cinetica, quella posteriore! Lo swing viene usato molto nella preparazione degli sport da combattimento per migliorare il “Kime” ovvero migliorare la capacità di rilassarsi e portare un colpo molto potente con una contrazione improvvisa. Ma come avviene questo nello swing?   Un po' di biomeccanica Il motore principale del movimento dello Swing sta nei muscoli flessori del femore, adesso senza fare lezioni di anatomia per fare lo sborone vi metto uno schemino dei principali muscoli coinvolti con origini inserzioni e funzioni che potete trovare liberamente ovunque il questo calderone che è internet! Muscolo - Origine - Inserzione - Azione Bicipite femorale; tuberosità ischiatica e linea aspra del femore, testa della fibula e condilo laterale della tibia; flessione della gamba propriamente detta; estensione e rotazione laterale della coscia. Semimabranoso: tuberosità ischiatica, superficie posteriore del condilo mediale della tibia; flessione della gamba propriamente detta; estensione e rotazione mediale della coscia. Semitendinoso: tuberosità ischiatica, superficie mediale dell'estremità prossimale della tibia, vicino all'inserzione del muscolo gracile; flessione della gamba propriamente detta; estensione e rotazione mediale della coscia. Sartorio: spina iliaca anterosuperiore superficie, mediale della tibia vicino alla tuberosità tibiale; flessione del gamba propriamente detta; flessione ed extrarotazione della coscia. Perché vi faccio vedere questo?... per farvi capire una cosetta!... I muscoli in questione sono nella loro posizione di massimo allungamento quando le gambe ovvero femore e tibia si trovano nel loro angolo di massima apertura ovvero 180° con la colonna vertebrare flessa a 90° e il bacino in massima anteroversione! Questo permette il pre-striramento di questi muscoli prima del colpo d’anca che permette di riportare su il Kettlebell caricandosi di energia potenziale che restituisce insieme alle potenti contrazioni di glutei, addominali e estensori dell’anca! L’anteroversione del bacino quindi la classica posizione col culo a papera, permette ai flessori del femore di allungarsi e al tempo stesso permette al rachide lombare di inarcarsi per proteggere la schiena e fornire il miglior assetto possibile per generale forza, passando da momenti di tensione minima quando il kettlebell si trova sotto le anche con il busto inclinato quasi a 90 gradi, a grandi contrazioni in chiusura di movimento, questo è un movimento Balistico! L’errore più comune è quello di non rilassare i muscoli degli arti superiori, a parte l’attivazione dei muscoli della presa e del cingolo scapolo omerale che va addotto e depresso per stabilizzare il tronco e attivare il gran dorsale, i muscoli deltoidi e bicipiti brachiali non dovrebbe in nessun modo partecipare nel sollevamento dell’attrezzo, questo avviene a carico del bacino che premendo contro gli avambracci fa schizzare su le braccia con tutto il carico a seguito del colpo d’anca. Vedo molti neofiti “swingare” ancitipando il colpo dell’anca e portare su il kettlebell usando la forza delle braccia, questo avviene perché non si è compreso bene la meccanica del gesto, la Ghiria deve arrivare in velocità staccandosi dal pavimento e restituire la forza cumulata con il pre striramento dei bicipiti femorali chiudendo il gesto come se si volesse saltare in alto senza staccarsi da terra, serrando i glutei e bloccando le ginocchia senza sollevare le punte dei piedi, il baricentro si sposta per trasferire forza ed energia, cosa che non avviene quando piegate le ginocchia stile squat perché il peso rimane fisso tra le vostre gambe senza pre caricare il movimento. Nelle esecuzioni fatte piegando le gambe a mo' di squat tutto questo non può avvenire, e tanto meno si sta eseguendo uno swing e tanto meno state facendo un squat, in verità non state facendo proprio nulla di produttivo! State facendo un semi squat con alzata frontale incorporata... il che non vi porterà da nessuna parte. La flessione delle ginocchia porta ad un accorciamento dei flessori del femore con conseguente perdita di pre-striramento, che si tradurrà in minore forza, non sfrutterete a pieno il riflesso miotaico. Nella posizione di partenza non potete sfruttare l’accelerazione dell’attrezzo in quanto ve lo troverete già perpendicolare sotto i piedi e non dietro i glutei come avviene nel modo corretto, il peso è già nel suo punto di inerzia e non potete invertire con il colpo d’anca per imprimergli potenza e si finisce come al solito per far salire su il peso con la forza delle braccia, questo non ha senso, non ha la funzione che deve avere uno swing, non c’è il movimento balistico, non ci sono le fasi di rilassamento/contrazione che ci dovrebbero essere, non c’è transfert! Fare swing con un peso di 30kg è molto impegnativo, fare uno squat con 30kg per nulla! Fare un'alzata frontale con 30 kg è impegnativo! Quindi che state facendo? Un'alzata frontale (che tra l’altro non serve a molto visto che esistono esercizi di gran lunga migliori per il potenziamento di questi distretti muscolari) o uno squat? Se la risposta è la seconda vi chiedo: perché con 30 kg? Allora fate lo Swing con la giusta interpretazione! Guardando parecchi video sulle diverse tecniche che siano Hard style, o giveroy le componenti basi rimangono sempre, anche gli swing stile girevoy prevedono in breve tratto il piegamento delle ginocchia... ma per poi immediatamente portare il bacino in dietro e mettere i bicipiti femorali i pre-striramento, questo fa parte del particolare tipo di tecnica per il quale vi rimando a testi più competenti per la spiegazione, ma gli asseti di base e concetti dello swing sono uguali per tutti anche per l’American Swing (che prenderei un po’ con le pinze).

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Kiwano, il frutto alleato degli sportivi!

Il Kiwano (cucumis metuliferus), chiamato anche cetriolo spinoso africano o melone cornuto, è un frutto originario dell’Africa Orientale, diffusosi anche in Nuova Zelanda, Francia, Italia, Portogallo, Israele e California.   La pianta del Kiwano è simile alla zucchina e al melone (cucurbitacee), rampicante e a crescita molto veloce (i semi germinano in 7/10 giorni al massimo) con foglie dotate di piccole spine e lunghi tralci, il suo clima ideale è intorno ai 25°C come per i cetrioli e le angurie (ecco spiegato il perché della diffusione anche in Europa).   I Kiwano nascono come piccoli cetrioli verdi con morbide protuberanze che diventeranno poi le spine. Le dimensioni del Kiwano sono mediamente quelle di una pera (circa 10/15cm) e il frutto si presenta, quando non maturo, di colore verde con delle striature giallognole, con una “corazza” caratterizzata da protuberanze appuntite che lo rendono molto decorativo (si presta infatti come centrotavola o, una volta svuotato della sua polpa, come bicchiere o coppetta alternativi per servire dolci, liquori o aperitivi). A maturazione avvenuta (il Kiwano può essere raccolto anche “verde” e lasciato maturare in seguito come avviene per le banane) il frutto si presenta morbido al tatto e con una colorazione giallo-arancione: a questo punto si potranno apprezzare tutti i suoi sapori e godere delle sue virtù nutrizionali.   Il Kiwano, tagliato a metà trasversalmente, si presenta con una polpa gelatinosa di colore verde dove al suo interno sono contenuti i semi (commestibili), ricordando un po’ la struttura della melagrana. Il sapore è simile a quello del cetriolo e lime, con un retrogusto di banana che diventa più intenso se mangiato ancora non completamente maturo.   Proprietà nutritive Povero di calorie, 44 kcal / 100 gr (mela 52 kcal / banana 89 kcal per 100gr), il Kiwano è ricco di Vitamina C, potassio (123mg/100gr) e magnesio (40mg/100gr) è può dunque ritenersi un valido sostituto della banana (potassio 358mg/100gr e magnesio 27mg/100gr) nel reintegro dei sali persi durante l’attività fisica ma con meno della metà delle calorie per porzione. Per il suo gusto fresco e per le proprietà sopra descritte, il kiwano si presta come un ottimo alleato nell’attività fisica di endurance (bici, corsa, nuoto, ecc..), la polpa può essere centrifugata ed utilizzata come integratore energetico-salino completamente naturale. Aggiungendo un paio di ml di acqua di cocco naturale al centrifugato si ottiene un super integratore energetico-salino adatto prima, durante e dopo un’attività fisica intensa (chi si allena con i sovraccarichi apprezzerà) che garantisce un naturale riequilibrio fisiologico dei sali minerali persi e un recupero più veloce.     Francesco Moschillo

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