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Contenuti per tag: motivazione


Consiglio n. 4 - Se ti alleni troppo, non sarai ma...

In qualsiasi sport, vi è un 'progetto' d'allenamento in palestra da finalizzare alla disciplina scelta. Che si vada in palestra per ragioni estetiche o di salute, o per semplice passione 'fitnessista', lo scopo è essere al top della forma non un giorno all'anno, che coincide per gli atleti agonisti con l'Olimpiade o il Campionato del Mondo, ma per un tempo il più possibile dilazionato. Il 95% dei fitnessisti, infatti, ha una vita 'sportiva' normale, che comprende ore di lavoro, un sonno più o meno profondo e tante componenti psico-fisiche che incidono sull'allenamento e sull'approccio alla seduta in palestra un certo giorno a una certa ora. Da un po', anzi da troppo, piovono leggi del super-training sulle folle palestrare. Leggi dettate da youtube o da postulati presi a prestito da forum e da chiacchiere da social-bar. Queste misteriose 'ricette' vincenti vengono trasformate in schede di esercizi da fare a menadito, per essere uguali a Miss X o Mister Y. Il concetto è semplice: “Se quel fitness-celebre-atleta fa sei giorni di allenamento a settimana e si allena due ore e mezza ogni volta, faccio la stessa cosa e divento come lui”. Questa ingenuità viene messa in pratica con super-schede d'allenamento super-plastificate e stampate come fossero l'alchimia per il corpo perfetto. Legge recitata: “Allenati ogni giorno e sarai al top”. Una legge-illusione che ovviamente resterà solo sulla carta. Diffidiamo dal super-guru che traccia il grafico del super-allenamento sul web o se ce lo ritroviamo direttamente davanti. Il giusto sta sempre nel mezzo. Anche nel training.

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Consiglio n. 1 - Se non vuoi allenarti non farlo

Se andando in palestra sentite che le motivazioni calano... il calo può arrivare da due fronti: psicologico o fisico. Sul fronte fisico, basta che verifichiate i carichi che sollevate di solito: se non spingete pesi più consistenti di quelli di vostra zia, siete sovrallenati, perciò fermatevi una settimana. Se invece in palestra proprio non avete voglia d'andarci, allora è il cervello che vuole staccare. Mollate senza autocondannarvi. Ci si chiederà poi se è opportuno fare la cosiddetta fase “di scarico”, cioè allenarsi per un po' a ritmo blando. Ritengo che le fasi di scarico siano una perdita di tempo, perciò se non ve la sentite non allenatevi e basta: spingerete di più al prossimo workout e aggiungerete i benefici di uno stop dal training per muscoli e tendini che potranno rigenerarsi. L'inserimento di uno stop, dovuto o voluto, determinerà poi il criterio con cui si riapriranno le 'danze'. Come dovremo riallenarci? Alla ripresa ci andremo pesante o leggero? Ebbene, dovremo concentrarci più sul "volume" dell'allenamento che sul peso utilizzato. Perciò, eseguiremo le solite serie con un numero di ripetizioni alto (20-25), utilizzando pesi-piuma per riaquistare subito tono senza correr rischi. E poi: quando piazzare questa fase di stacco dalla palestra? In teoria ci si può dimenticare del borsone-palestra nel mezzo dell'estate e nelle feste "comandate”. Per quelli che invece stanno per andare in vacanza ma hanno nascosto il borsone in macchina per eccesso di passione, allenarsi senza smettere mai sarà sempre un piacere. Piacere concesso a dispetto di chi fa uno stop.

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Fabio Basile, Tre Trucchi per vincere l'oro a...

Quando ripenso al 200° oro olimpico della storia italiana, conquistato nel judo da Fabio Basile, anche se è già passato più di un mese, provo ancora una grande emozione. Sono fatto così, la gioia di un atleta che raggiunge l’obiettivo più importante di un’intera carriera, in qualunque disciplina, mi fa commuovere, perché so cosa significa soffrire per anni, sacrificare la propria gioventù per lo sport, per una medaglia, anche di latta. Chi non ha questo fuoco dentro, e magari liquida le tue fatiche con un “ma chi te lo fa fare”, il più delle volte detto in modo quasi beffardo, come a lasciare intendere “io mi godo la vita, sono più furbo di te”, mi fa quasi pena, non sa cosa si perde. Nel turbine delle interviste, Basile, ancora tra l’incredulo e il frastornato, ha detto: «A Tokyo, nel 2020, avrò qualcosa da perdere», ricordi? Ma è davvero così? Fabio Basile mi piace, lo confesso. Si racconta in modo spontaneo, mai banale. Ammette di essere «una testa matta», ma poi puntualizza subito che grazie al judo è diventato un uomo. Grazie allo sport puro, interpreto io. Dice di aver sofferto tanto, per arrivare a Rio (e come dubitarne!), poi spiega, con un mezzo sorriso, di aver sofferto così tanto che la sofferenza ha iniziato a piacergli, «perché il trucco per diventare campioni – sono sue parole – è quello di soffrire e allenarsi tantissimo. In tanti mi dicevano di smettere, che non sarei mai diventato un campione: ecco, questa medaglia – è stata la conclusione piena d’orgoglio di Fabio mentre mostrava il trofeo – la dedico anche a loro». Ti ricorda qualcosa questa immagine? Leggi cosa scrivevo nella Pillola numero 74: https://www.youtube.com/watch?v=opPmH...Il secondo trucco di Fabio, che poi è il trucco per diventare campioni, è credere con tutte le proprie forze in un obiettivo ambizioso e nel contempo raggiungibile. «La prima volta che ho visto il nuovo direttore tecnico Kiyoshi Murakami – ha raccontato Basile –, mi ha stretto la mano e mi ha detto: “Tu vai a Tokyo 2020”. Io gli ho risposto: “No Tokyo, ma Rio 2016!”. Mi ha fissato, ha detto “va bene” e poi ha iniziato ad investire su di me. Grazie a lui sono cambiato tanto, perché avevo una forza dentro che non riuscivo a tirare fuori». È la sintesi perfetta della potenza di un obiettivo ben formato, che scatena la motivazione giusta e contagia le persone che devono credere in te per aiutarti a conseguirlo, sei d’accordo?A un certo punto, rispondendo a una domanda riguardo a Tokyo 2020, Fabio si è lasciato sfuggire una umana debolezza. «Qui a Rio ho dato tutto me stesso, perché non avevo niente da perdere, ma tra quattro anni, a Tokyo – ha detto il campione olimpico –, avrò qualcosa da perdere». Ti ricordano qualcosa queste parole? Scopriamolo assieme…

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Obiettivo: “Voglio migliorare!” (Come ritrovar...

In quasi tutte le richieste di aiuto che ricevo, è contenuto il proposito “voglio migliorare”. Peccato che questo obiettivo, e più avanti ti spiegherò che detto così non è ancora un obiettivo ben formato, sia soffocato da una lunghissima sequela di piagnistei, di dubbi sul futuro, di tormenti riguardanti il passato. Si può davvero puntare al proprio miglioramento se la mente è inquinata da pensieri velenosi?Molti di coloro che mi scrivono, e sono davvero tanti, tra YouTube, Facebook e Il Blog di MB, fanno lunghe premesse e prima di arrivare al dunque, si autoaccusano, si flagellano per tutto ciò che non sono riusciti a ottenere nella vita fino a oggi e si angosciano per la paura di “non fare in tempo” a ottenere qualcosa di buono nell’immediato futuro. Alla fine di un messaggio chilometrico, piazzano lì quel “voglio migliorare” e invocano il mio aiuto, sperando in un miracolo. Il mio aiuto è garantito, e io leggo tutti i messaggi con attenzione, quindi non sto mettendo alla berlina o giudicando in modo negativo il contenuto di ciò che mi viene scritto, tuttavia siamo sicuri che questo sia il modo giusto per formulare il desiderio di voler migliorare?No, non lo è, per il semplice motivo che più rievochiamo i demoni che abbiamo dentro e più li manteniamo aggrappati alla nostra anima, alla nostra individualità, e questa pesantezza ci condanna all’immobilità e all’impossibilità di cambiare, nonostante le buone intenzioni.Chi si lamenta e si flagella tenta inconsapevolmente di ottenere approvazione e attenzione da parte degli altri, senza rendersi conto che il male prodotto da un simile autosabotaggio supera ampiamente gli effetti positivi riposti nella promessa di voler cambiare. “Voglio migliorare” è un obiettivo indefinito e non innesca il combustibile della volontà, anzi, è fonte di stress, perché non è affatto chiaro quale miglioramento sarà considerato accettabile da chi lo formula.In che modo può essere riformulato un obiettivo così generico, secondo la regola SMART-P, alla quale, tra l’altro, è dedicata un’intera sessione del percorso Atleta Vincente? Scopriamolo assieme…

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Dove va il fitness? (3° puntata) Cosa mi piace

Allenarmi e allenarmi ancora. Allenarmi sempre. Anche senz'aria condizionata, se non funziona, o se proprio non c'è. Mi allenerei (e infatti lo faccio) anche quando non dovrei per qualche acciacco che inizia a colpirmi. O quando non potrei per giornate piene d'impegni che non finiscono mai. Ma dietro e sopra di me avverto la sensazione che strutture, tecnologie e uomini abbiano ricevuto l'ordine, sublimato ad arte, d'azzerare questa voglia, determinazione, desiderio nostro e dei nostri pubblici di far la sola cosa per cui si va in palestra: allenarsi. E mettersi in gioco secondo approccio, secondo facoltà individuali. Fisicamente e mentalmente esausti a fine workout? Il massimo. E' nient'altro che un piacere, una sfida, è il quotidiano spingersi verso una nobile meta. Un'auto-terapia. L'allenamento è più o meno come la religione: non sai se “Lui” esiste e non sai nemmeno se diventerai come vorresti o come ti sei visualizzato. Però continui a crederci. Quell'allenamento reiterato, piazzato all'interno di una giornata maledettamente dura è una vera e propria Fede. La nostra fede. Ed è così, è solo con questo fuoco, questo desiderio incontrollabile e furibondo d'allenarci che tante rabbie e insoddisfazioni possiamo impacchettarle e spedirle verso l'impegno fisico portato, ognuno, al proprio massimo livello. Siamo vittime (per fortuna consapevoli) di teorie psico-sociologiche che vorrebbero convincerci che allenamenti fatti con trasporto siano premonitori di patologie e che una seduta in meno e una in più dall'analista siano la soluzione. Meglio un workout in più, bello tosto, che il lettino dello psicanalista che fuma mentre mi chiede: “Qual è il suo problema”? Vado, it's workout-time. L'allenamento mi piace.

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Le 25 regole di un Atleta Vincente (Strategie e af...

Nella mia lunga esperienza di sportivo e di mental coach, ho avuto a che fare con centinaia di atleti, compagni di squadra, avversari e coachee, che è il termine usato per definire i clienti di un coach. Ho trovato un’umanità molto variegata, formata da persone positive e persone negative; eterni ottimisti e insopportabili lamentosi; compagnoni logorroici e orsi solitari. Con ognuno di questi individui ho adottato adeguate modalità di relazione, fuggendo a gambe levate dai lamentosi e negativi, lasciati con piacere a crogiolarsi nel loro pantano mentale, e cercando di trovare le parole giuste per entrare in empatia con tutti gli altri, anche se non sempre ci sono riuscito. E sai cosa ho capito? Che certe volte è sufficiente una frase, un aforisma noto o inventato sul momento, per sbloccare energie nascoste. Nel tempo, ho raccolto 25 frasi suggestive ed efficaci, alcune mie e altre tratte da citazioni famose, e ho pensato di proporle in questa Pillola, che dunque esce dal solito schema dell’argomento specifico, sotto forma di regole. Se farai tue queste regole, o anche solo alcune di esse, potrai richiamare alla memoria quella giusta quando nella testa iniziano a formarsi pensieri negativi. Al posto di darti spiegazioni cervellotiche e spesso inutili, metti a tacere la tua vocina con una regola, vedrai che funziona!Ecco 3 delle 25 regole. Scopri le altre 22 nel video…1. Non ci sono scuse che tengano: la responsabilità della tua prestazione è soltanto tua.2. Quando gareggi “per vincere”, non hai nulla da perdere, mentre quando gareggi “per non perdere”, hai tutto da perdere e nulla da guadagnare.3. Allenati ogni giorno con consapevolezza e concentrazione, come se fosse la tua gara più importante, e affronta la tua gara più importante come se fosse un normale allenamento.Alla fine, scegli le tre regole che ti hanno colpito di più, che hanno suscitato in te le reazioni più potenti. Scrivilo nei commenti. Sarà utile a tutti avere un quadro dei diversi livelli di osservazione, ossia dei tasti che ciascuna regola riesce a far suonare, delle sensazioni che scatena e del perché ciò accade.

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Maratona, il muro del trentesimo chilometro (Abbat...

Il cosiddetto “muro del trentesimo chilometro”, noto anche come “muro della maratona”, è l’incubo di molti maratoneti. Anche quando il crollo fisico non avviene, si verifica comunque un pesante calo di energia mentale, per effetto della profezia che si autoavvera: temo il muro, me lo aspetto, cerco di non pensarci ma in realtà mi logoro e quando arriva sono mentalmente sfinito. E su quel muro spesso si infrange rovinosamente il sogno di arrivare al traguardo dei 42 chilometri e 195 metri.Dopo la Maratona di Roma 2016, ho ricevuto molte email da parte di atleti che per la prima volta hanno “visto” il muro. Anziché prendere spunto per uno dei miei Botta e Risposta (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...) da uno dei tanti messaggi, tutti più o meno simili tra loro, il che mi avrebbe costretto a scegliere a caso, ho pensato di affrontare l’argomento “muro” in modo più ampio e, spero, più esaustivo per ogni runner. Sgomberiamo subito il campo da un possibile equivoco, per evitare di creare false aspettative in chi si immagina che adesso io mi metta a ragionare di preparazione atletica, di scorte organiche di carboidrati, di bilancio idrico o di integratori alimentari. Nella prima sessione del videocorso Atleta Vincente, parlo della Formula dell’Atleta Vincente (se ancora non la conosci, puoi approfondire subito, l’iscrizione è gratis!): http://atletavincente.com/ Ti rivolgo una domanda binelliana: secondo te, quanta energia hai ancora in corpo quando si accende la spia della riserva e la vocina che hai in testa inizia a ululare, ti grida di smettere, ti viene da vomitare dal dolore muscolare?Quando ti trovi di fronte al muro, sappi che in linea di principio ne hai ancora per percorrere altri 30 chilometri, come minimo, perché questi meccanismi ormai fanno parte del nostro patrimonio genetico, dunque la tua spia funziona ancora come funzionava un milione di anni fa.

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