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Coaching

Dialogo interno e Pensiero positivo (la motivazion...

In questa Pillola di Coaching ti parlo di Dialogo interno e Pensiero positivo. Ciascuno di noi parla con se stesso. C’è chi lo fa a voce alta e chi solo tramite il dialogo interno, è invitabile che ciò accada, perché la “vocina” che abbiamo dentro non può essere spenta, ma ci sono diversi modi di parlare a noi stessi. Il problema è che alcuni di questi dialoghi spontanei inquinano la mente, quindi occorre modificare il modo di pensare. Posso insegnarti a formulare frasi e comandi in modo corretto e positivo e posso spiegarti alcuni trucchetti per fermare immediatamente i pensieri negativi e sostituirli con pensieri positivi efficaci.

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Costruire la Fiducia (ottimismo e motivazione)

La parola fiducia è usata molto spesso, a volte anche sproposito, ma cosa vuol dire avere fiducia, cosa significa avere fiducia in se stessi? Significa essere convinti che possiamo farcela, che possiamo riuscire a svolgere un compito importante, a raggiungere un obiettivo. Significa innescare nella nostra mente la profezia che si auto avvera. Posso spiegarti come si può passare da uno stato di mancanza di fiducia a uno stato di fiducia ottimale.

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Visualizzazione e Allenamento mentale (se lo vedi,...

In questa Pillola di Coaching ti parlo di Visualizzazione e Allenamento mentale. Come funziona la visualizzazione? Cosa vuol dire visualizzare in terza posizione o in prima posizione e quando serve usare l’una o l’altra tecnica? Come e perché funziona l’allenamento mentale? Posso spiegartelo e insegnarti a visualizzare in modo efficace, perché l’ho sperimentato su di me, con grande successo.

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Massimo Binelli, Business-Life e Sport Coach

Un Coach segue con metodo una persona, senza mai sostituirsi ad essa, e la indirizza al miglioramento delle proprie performance e al raggiungimento di obiettivi personali, attraverso lo sviluppo delle sue potenzialità. Con ‘business coaching’ si intende il coaching applicato all’ambito aziendale, professionale e personale, mentre con ‘sport coaching’ ci si riferisce al coaching applicato all’ambito sportivo. Entrambi gli approcci sono rivolti a donne e uomini, imprenditori, aspiranti imprenditori, manager e professionisti, perché lo sport può essere interpretato come potente metafora della nostra vita.

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Brain Fitness: allenare il cervello per cambiare!

La maggior parte delle persone crede che il proprio cervello abbia delle caratteristiche precise ed immutabili e che sia impossibile cambiare determinate caratteristiche del proprio carattere. Ebbene, sappiate che le ultime ricerche della Neuroscienza ci hanno permesso di mettere a punto degli esercizi attraverso i quali è possibile migliorare ogni lato del proprio carattere sul quale vogliamo agire.   Possiamo cambiare tutto! Il carattere, le abitudini, la capacità di avere amicizie migliori ed amori autentici, la volontà di stare bene ed essere felici. E' una strada a doppio senso: nel momento in cui il tuo cervello cambia avviene lo stesso alla tua mente, e viceversa... Questo significa che ciò a cui rivolgi l'attenzione, ciò che pensi, che senti e che desideri cambiano la struttura chimica del cervello e lo scolpisce: le aree attivate ricevono maggior afflusso sanguigno, poiché necessitano di maggior apporto di glucosio ed ossigeno. I geni all'interno dei neuroni diventano attivi in misura proporzionale al loro lavoro: per esempio, gli individui che si rilassano quotidianamente hanno espressioni genetiche migliori. le connessioni neurali, che sono relativamente inattive, appassiscono come radici secche. Questa sorta di adattamento determina la sopravvivenza delle cellule più attive: o le usi, o le perdi. Questo significa che i pensieri più frequenti della nostra giornata vanno ad attivare una maggior quantità di neuroni e sinapsi che vengono fortificati: quindi, in maniera semplicistica... se hai pensieri di ottima qualità, rinforzi quelle connessioni che ti porteranno al benessere e se invece i pensieri sono di pessima qualità rafforzerai neuroni e creando sentimenti negativi e deleteri.   I dettagli e le metodologie di applicazione degli esercizi sono complessi e non è possibile arrivare al punto solamente attraverso un articolo, ma il punto nodale è che il modo in cui usi la tua mente cambierà il tuo cervello, in meglio oppure in peggio!  Ad esempio se indugi quotidianamente su rabbia, preoccupazioni ed autocritiche negative il tuo cervello gradualmente ma inesorabilmente prenderà quella "forma mentale" e svilupperà di conseguenza strutture neurali di ansia, incertezze e reazioni d'irritazione nei confronti del prossimo.  Non puoi impedire che il cervello cambi, infatti la sua struttura si modifica giornalmente a seconda degli stimoli che gli forniamo. La domanda da porsi è: STO CREANDO TUTTI I PRESUPPOSTI PER OTTENERE IL CAMBIAMENTO CHE REALMENTE VOGLIO?  Samuele Viotti

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A LifeStyle 1° EPISODIO I A short film by iPerson...

New York 2011

 La scelta di fare un viaggio "stage" nasce dalla voglia di arricchirsi, di crescere e di condividere. Grazie ad esperienze e relazioni maturate negli Stati Uniti, l'equipe iPersonalTrainer™ ha avuto l'opportunità di lavorare con grandi professionisti, di approfondire il culto del corpo e l'approccio americano verso il mondo del fitness.

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Attività fisica, salute e... motivazione

Un vecchio studio dell’università di Harvard su 17.000 allievi seguiti dal 1916 al 1950, ha mostrato come la curva di rischio cardiovascolare diminuisca all’aumentare dell’esercizio fisico praticato fino ad avere un minimo con 6-8 ore settimanali; all’aumentare dell’attività fisica il rischio di morte torna leggermente a salire. Lo studio di Harvard, seguito da numerosi più recenti, suggerisce che non solo è consigliabile fare sport, ma che questo è necessario per la salute. Sebbene da anni la scienza e i mass media indichino l’attività fisica come una delle componenti fondamentali per il mantenimento del benessere psicofisico, vi sono ancora grandi fasce di popolazione italiana che vivono nella sedentarietà o con attività fisica comunque non sufficiente. Si parla di 38,3% di sedentari totali contro il 22,8% di praticanti continuativi* Parlando con un collega che allena atleti semiprofessionisti, mi sono accorto che spesso, il maggior impegno e la più frequente difficoltà di un professionista del movimento non è dosare carichi e recuperi o scegliere il miglior tipo di esercizio. La difficoltà, per esperienza, siede a monte: nel creare la motivazione che porta l’essere umano, dalla sua naturale inerzia alla “fatica volontaria”. Il collega continuava a ripetermi: “faccio un test, preparo la scheda, la faccio provare, rifaccio un test, cambio la scheda…” e mi accorgevo che non si era mai trovato a dover convincere qualcuno a scendere dal divano, prendere la bicicletta ed andare al negozio per scegliere un paio di scarpe giuste per correre.   Sintesi delle più comuni antimotivazioni e i fattori che ostacolano la scelta di uno stile di vita attivo La naturale inerzia: tutti i sistemi biologici, per loro essenza profonda, tendono a passare da stati di moto verso stati di quiete. Questo moto centripeto verso l’equilibrio statico ha permesso la sopravvivenza delle specie in quanto limitava l’attività fisica causa di dispendio di energia e di rischio potenziale traumatico (es. la caccia preistorica). Pertanto è naturale la ricerca da parte dell’uomo della minor fatica e lo stato attuale della società dei consumi non fa che assecondare questa tendenza. In altre parole, il cervello antico, quello preposto alla sopravvivenza, alle pulsioni e ai sentimenti comanda: “Chi te lo fa fare? Non serve per vivere fino a domani…” Il fattore ambientale/culturale: l’uomo, animale sociale, è sopravvissuto fino ad ora grazie a strategie di “branco”. L’individuo pertanto è portato ad imitare ed assecondare le abitudini inveterate del suo gruppo: la famiglia in primis e l’ambiente sociale e lavorativo in seconda battuta. Se il valore dell’attività fisica o dello sport non è presente nell’ambiente in cui l’individuo cresce e agisce, a meno di eccezioni, sarà portato ad assumere gli stessi atteggiamenti. La cattiva (in)formazione medica: Il sistema sanitario nazionale Italiano, costituisce il 5° potere politico. La convinzione inveterata e acritica dell’infallibilità del giudizio medico, porta molte persone ad affidarsi completamente alla medicina convenzionale, demandando passivamente ad essa tutta la responsabilità della propria salute. Un potere che si regge sul numero dei “pazienti-clienti” non incentiverà, a meno di isolati casi illuminati, le pratiche preventive autonome e tenderà a riportare ogni aspetto collegato al mantenimento della salute sotto la sua sfera. Questo atteggiamento (nemesi medica), facendo leva sulla naturale inerzia di cui al punto 1, porta alla deresponsabilizzazione dell’individuo alla cura della propria salute (“tanto ci sarà una cura”.) *I numeri dello sport italiano – La pratica sportiva attraverso i dati Coni e Istat (2011) Giovanni Lazzari

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Ciclo di apprendimento: come imparare, come insegn...

Il ciclo di apprendimento è un processo nel quale tutti noi siamo una o più volte “incappati ed inciampati”. Pensate ai nostri primi passi… si cadeva e ci si rialzava e poi… si cadeva e ci si rialzava ancora, finché, dopo "enne" volte, siamo riusciti a rimanere in piedi e camminare in massima tranquillità. Portate la vostra attenzione a quando, oggi, guidate la vostra autovettura, oppure a quando andate in bicicletta; in queste occasioni non pensate più a tutto ciò che state effettuando: ogni singola azione è coordinata in modo perfetto senza che la vostra attenzione, o concentrazione, sia riposta all’azione che state svolgendo. Tale processo è denominato competenza inconscia. Vi sono diverse teorie pertinenti al ciclo di apprendimento: alcuni sostengono che è necessario ripetere le azioni almeno 7 volte, altri ribadiscono che è opportuno, affinché la nostra azione venga effettuata come “competenza inconscia”, ripeterle 21 volte. Personalmente dopo l’esperienza maturata nell’insegnamento, ritengo che la seconda sia la migliore!   Il ciclo dell’apprendimento Incompetenza inconscia = bassa performance, nessuna differenziazione o comprensione. Incompetenza conscia =  bassa performance, riconoscimento dei difetti e delle aree di debolezza. Competenza conscia = performance migliorata, sforzo conscio ed in un certo senso artificioso. Competenza inconscia = performance più elevata e naturale, automatica. Noi tutti spesso viviamo di “convinzioni limitanti” ovvero ci hanno insegnato erroneamente che la “la radio non ripete due volte” che “prima impari e più sarai bravo” che “se ripeti un’azione per molte volte è perché sei lento od incapace di imparare” e via dicendo, tutte emerite baggianate! Miei cari Personal Trainer ed insegnanti, riportiamo alla nostra memoria cosa dicevano i latini: “repetita iuvant” che tradotta letteralmente, significa: ” le cose ripetute aiutano” e se mi permettete, aggiungerei nella nostra lingua; “la ripetizione è la dote dell’eccellenza”. Se vogliamo essere dei bravi Personal Trainer, dei bravi insegnanti, dobbiamo esercitarci con la massima attenzione affinché ogni azione, ogni processo di insegnamento, possa essere esplicato nella modalità “competenza inconscia”. Tutto questo ci aiuterà ad essere eccellenti in ciò che facciamo e ad essere riconosciuti come i migliori in quel campo professionale. Impariamo noi in primis a pianificare un obiettivo con noi stessi e ad esercitarci; saremo sicuramente più credibili ed utilizzando la terminologia insegnata nei corsi di comunicazione congruenti con il messaggio, ovvero congruenti tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Una buona giornata. Sono naturalmente a vostra completa disposizione per ogni chiarimento. Sandro Castellana

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Coach e Coaching

Oggigiorno i termini Coach e Coaching sono utilizzati in modo inappropriato. Con questo articolo cercherò di fare un po’ di chiarezza affinché il lettore possa capire chi è un coach, i motivi per i quali si richiede il suo intervento e quali “strumenti” utilizza nel suo lavoro e professione.   Chi è un coach? Risaliamo all’origine del termine coach. Deriva dall’inglese “coche” che significa carrozza, vagone. “Coach” è un mezzo che trasporta una persona o un gruppo di persone da un luogo di partenza a un luogo di arrivo desiderato.   Il coach è colui che affianca il cliente coachee per esaminare la sua situazione attuale (luogo di partenza), definire gli obiettivi (luogo desiderato), elaborare ed applicare un piano d’azione che colleghi il punto di partenza a quello d’arrivo. Il suo obiettivo principale è di contribuire al successo e alla soddisfazione delle persone che gli richiedono i suoi servizi di coaching.   In cosa è utile il coach? Il compito del coach è quello di far fronte alle esigenze delle persone che si trovano in un momento particolare della propria vita, personale e/o professionale. Il coach aiuta il cliente a prendere decisioni importanti, a migliorare od accrescere la propria fiducia personale, la motivazione e, soprattutto, aiuta a fare chiarezza in situazioni e scelte difficili. Il coach guida il cliente verso lo stato desiderato mediante un vero e concreto piano d’azione.   Riassumendo questi alcuni dei motivi per i quali si richiede l’intervento di un coach ed i suoi benefici: fare chiarezza su circostanze personali o professionali; crescita personale; studiare ed implementare un piano d’azione per raggiungere uno o più obiettivi; valorizzare le proprie risorse ed attitudini per “utilizzarle” nel momento  più opportuno; migliorare la comunicazione con gli altri e con se stessi; implementare i processi di motivazione intrinseca ed estrinseca; imparare a fare delle scelte “ecologiche”; aumentare la consapevolezza di sé.   Come interviene un coach? Il primo passo è quello di capire le reali esigenze del cliente mediante un’intervista “ intake session” dalla quale emergerà il percorso opportuno da seguire per l’obiettivo prestabilito. Il coach fa domande di qualità per far emergere le motivazioni individuali. La sua attenzione è incentrata sul cliente e sulla comunicazione. Un bravo coach ha approfondito le sue conoscenze attraverso un percorso formativo di conoscenze in diverse modalità di comunicazione come ad esempio: PNL (programmazione neuro linguistica), la comunicazione assertiva, la comunicazione emozionale, sviluppando così diverse modalità di approccio coach-cliente valorizzando gli stati mentali per il successo.   Chi è uno Sport coach? L’obiettivo dello Sport coach è la performance sportiva. Il coach assiste lo staff tecnico o gli atleti, singolarmente o in gruppo, per il miglioramento della prestazione fisica, tecnica e mentale.   Chi è un Life coach? L’obiettivo del Life coach è di aiutare il cliente a raggiungere obiettivi personali e/o professionali nell’ambito della vita di relazione, sostiene il rafforzamento del sé, aiuta a ri-trovare un miglior equilibrio interiore e fornisce un supporto nella crescita personale.   Grazie per la vostra attenzione, per qualsiasi evenienza sono a completa disposizione. Sandro Castellana

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Team Building, la costruzione di un team motivato

Se vogliamo valorizzare le risorse umane dando corpo alle loro potenzialità, l’obiettivo più importante, la sfida più appassionante è creare una organizzazione che susciti e amplifichi il "senso di responsabilità" delle persone che ad essa collaborano. È desiderio di ogni Fitness Manager, Responsabile di Settore, Direttore Tecnico essere supportato da un Team di collaboratori motivati cui poter delegare con fiducia. Per attivare il processo di responsabilizzazione è determinante: stabilire la missione della organizzazione; definire con il Team la missione; suscitare il senso di appartenenza (al Team, all’obiettivo ecc.);  condividere valori di base (sentimento di orgoglio ecc.), stili di vita, cultura; avere rispetto per i singoli e per il loro operato; fornire l’opportunità di esprimere le proprie potenzialità con obiettivi stimolanti.   Stabilire la missione è il punto di partenza dell’azione di Team Building, senza un chiaro obiettivo finale, la "mission" per l’appunto, non si sa dove si va e non si comprende la direzione intrapresa. Noi Istruttori di Spinning® abbiamo nello Spinning® Program un esempio chiarificatore di quanto sostenuto. Senza di esso saremmo tutti rimasti fermi al palo di un percorso formativo creato in maniera estemporanea, senza mete e obiettivi precisi. L’attuazione della mission avviene per "tappe intermedie". Questo permette di elaborare, e perché no anche "immaginare", un proprio percorso personale, liberare le proprie doti di fantasia e creatività, verificare la propria capacità di fornire contributi alla crescita di tutti. Questo genera sentimenti di orgoglio per sé e per l’appartenenza al Team che sono il fondamento del senso di responsabilità. L’esperienza ci dimostra la differenza tra un Team ricco di gioia, orgoglio, soddisfazione, autostima e un Team compattato dal solo senso del dovere.   Il ruolo del leader è fondamentale, lo spiega la sociologia nella trattazione delle dinamiche di gruppo e noi ne abbiamo un chiaro esempio pratico nella figura dell’Istruttore di Spinning®. Istruttori malati di estetismo e forma sono leaders solo di se stessi, hanno un successo limitato nelle loro lezioni e nella loro carriera professionale. Manca loro la "spinta emotiva" del voler "dare e fare per lo Spinner", essergli guida lungo il suo viaggio personale nel fitness che non si esaurisce nella breve ora di lezione, non sanno "essere proattivi" nei suoi confronti. Il leader guida alla meta trasmettendo entusiamo e motivazione. Comunica con tutto se stesso al gruppo, sia esso il Team che la Classe, utilizza tutta la comunicazione, verbale e corporea, per trasmettere energia e fiducia nell’ottenimento degli obiettivi, siano essi il completamento della lista di una lezione di un Istruttore, la riuscita del programma di una special hour, o la sudata vetta di una "salita" di svariati minuti di uno Spinner. Il leader "fatica" quando il gruppo sta faticando, gli trasmette energia e da questo ne riceve di nuova e infine ha successo perché il gruppo ha successo.   Alle parole debbono corrispondere i fatti.   Significa che i valori amati, condivisi e rispettati da chi compone il Team devono trovare "applicazione nelle azioni e nei comportamenti" della organizzazione. Tutti noi possediamo una innata capacità di comprendere le reali intenzioni celate nelle parole e nei comportamenti, avvertiamo istintivamente se il "clima che si respira" è davvero quello dichiarato dai responsabili prima ancora di verificarli nella realtà. I valori dichiarati e condivisi da tutti diventano il basamento e la garanzia di un ambiente fondato su fiducia e collaborazione solo se messi in pratica quotidianamente e con coerenza.   Un altro fattore importante nella costruzione di un Team è il rispetto della persona e del suo operato.   La pedagogia ci insegna che un adolescente ignorato o continuamente rimproverato per le sue azioni, mai elogiato per i suoi successi, sempre criticato negativamente per le sue scelte non acquista fiducia in se stesso, cresce insicuro ed esitante, incapace di affrontare con la determinazione necessaria le sfide che la vita gli presenterà nel corso della sua esistenza, di gioire pienamente dei propri successi e farne altrettanti trampolini di lancio. Il rispetto invece è "equità" nei confronti di chiunque, nel nostro caso nei confronti di ognuno dei componenti del Team o della Classe, "onestà" nelle intenzioni che ci muovono nei suoi confronti, "riconoscenza" degli sforzi da lui effettuati, "disponibilità" ad ascoltarlo per fornire e ricevere risposte, indicazioni, suggerimenti. Più che mai vale qui il motto: "non fare ad altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi".   Condividere cultura e stili di vita è altrettanto fondamentale quanto il rispetto e lo facilita. Ovviamente scelte e gusti personali sono sacrosanti ma si possono adattare a quelli degli altri componenti del Team. Quando a guidarli è un sentimento di "reciprocità" nei rapporti, questo allontana dalla pratica negativa della "concorrenza" fra noi e permette di allineare i nostri comportamenti agli stili di vita e alle filosofie dettate dai valori di cui abbiamo parlato prima e che il gruppo condivide.   Autostima e senso di appartenenza sono tra i fattori maggiormente motivanti nella costituzione di un Team. Il leader sa suscitarli e potenziarli secondo le indicazioni sin qui fornite dando origine a sentimenti di orgoglio personale e soddisfazione per i risultati ottenuti che generano a loro volta ulteriore energia. Energia positiva che viene di nuovo incanalata nella propria attività innescando un circolo virtuoso di accrescimento sia come professionista del settore (Manager, Istruttore, Responsabile ecc.) che come utente (Spinner, Clubber ecc.).   Quante volte ci siamo emozionati per gli applausi durante un evento più per la loro frequenza che per la loro intensità? O per l’aiuto spontaneo degli Spinners in situazioni di emergenza? O per l’apprezzamento di un collega o Responsabile per un nostro suggerimento? Questo dimostra l’importanza dei risultati parziali che otteniamo nel corso della nostra attività. all’inizio del nostro percorso nello Spinning® Program ricordiamoci quanta soddisfazione ci hanno dato i tre minuti in posizione "standing climbing" (salita posizione 3) dei nostri Spinners. Quanta determinazione ci hanno dato per credere nella bontà del nostro operato e per creare altri obiettivi. La capacità di celebrare piccole vittorie rende la nostra attività più interessante, stimolante e coinvolgente, meno "lavoro". Congratularsi con noi stessi e con gli altri alimenta questa sorgente grande di energia positiva che è dentro di noi. Riconoscere e "gioire dei piccoli successi" è il segreto!   Ogni membro del Team deve avere la possibilità di esprimere la propria personalità e manifestare le sue potenzialità. Deve avere lo spazio per partecipare attivamente e costruttivamente al raggiungimento degli obiettivi parziali e finali che la mission ha definito. Deve poter contribuire, secondo le sue qualità peculiari, al successo del Team, senza protagonismi arroganti ma con coscienza dei propri limiti e delle proprie doti, sapendo di poter "fare affidamento" sul Team e con l’intenzione di "essere affidabile" egli stesso. In sostanza è necessario instaurare un clima di "fiducia e collaborazione" reciproche in cui ogni contributo è ben accetto e apprezzato. Per concretizzare quanto sinora esposto teoricamente, durante i corsi di Team Building vengono organizzate sperimentazioni di casi concreti, a volte anche inusuali e fuori dagli standards di un normale contesto lavorativo. La condivisione di queste esperienze pratiche allena i partecipanti ad "allenarsi insieme", ad integrare differenti qualità e capacità sulla base del rispetto e dello apprezzamento di ogni contributo personale. Ci si allena a creare un Team sinergico, ad "alta energia" cioè amplificata in modo esponenziale dalla somma dalle energie di ogni singolo componente.   Nella pratica riteniamo fondamentale una "riunione mensile" nel corso della quale viene analizzato lo stato della programmazione e periodizzazione della nostra missione. Riteniamo sia basilare anche il "colloquio personale" strumento di approfondimento della conoscenza di ogni membro del Team, come momento insostituibile di incontro e di confronto. Infine, con riferimento anche a quanto abbiamo asserito a proposito dei benefìci introdotti nella nostra comunicazione dall’utilizzo della e-mail, possiamo portare ad esempio il fatto che in pratica oramai con frequenza settimanale il Team affronta spontaneamente in rete tematiche relative ad aspetti tecnici dell’attività di Istruttori, trova soluzioni ad eventuali problematiche scaturite, sempre con un personale contributo di consigli, proposte e informazioni. Queste sono le caratteristiche basilari del sistema che abbiamo adottato nella nostra attività di gruppo. L’attuazione pratica dei concetti del Team Building ci ha permesso di avere costantemente sotto controllo la nostra missione, ha rafforzato l’energia e la condivione dei valori riconosciuti dai membri, ha approfondito la conoscenza ed il rispetto reciproci, ha stimolato la fattiva collaborazione tra gli Istruttori. Gli effetti del Team Building hanno incrementato la nostra fiducia nella capacità di porci nuovi traguardi e la nostra determinazione per raggiungerli, ha facilitato la manifestazione delle nostre capacità, ci ha dato la conferma di costituire e appartenere ad un Team ad alta energia, cioè vincente.   Tutto questo siamo riusciti a trasferirlo ai nostri Spinners determinando il nostro successo.   Grazie per la vostra attenzione.

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Allenamento, dieta, riposo. Ma... la mente?

Quello che voglio affrontare oggi è un tema meno "fisico" del solito, ma che forse è uno degli aspetti più importanti per avere successo nell'allenamento come nella vita: la mente e le emozioni. Molte volte ci sentiamo dire "pensa positivo, concentrati in quello che fai, libera la mente dai pensieri", ecc... E' stato ampiamente dimostrato come l'effetto PLACEBO e l'effetto NOCEBO influiscano sulle nostre vite e siano responsabili di successo o insuccesso come delle più elementari reazioni del nostro organismo. Se andate in palestra e quel giorno siete arrabbiati con qualcuno, vi è arrivata la bolletta del gas e il compagno/a vi ha lasciato, scommetto che non sarà un buon allenamento, perchè non siete presenti, la vostra testa è piena di quei pensieri, il vostro corpo è qui ma la vostra mente là. Così non funziona. Per trarre il massimo dai vostri allenamenti, dalla vostra dieta o da qualsiasi cosa voi vogliate fare, dovete essere focalizzati e presenti ed immmaginare il risultato che volete come se lo aveste già ottenuto. Sì, proprio così. Quando Arnold Schwarzenegger allenava i suoi mitici bicipiti, immaginava due enormi montagne!  La parola d'ordine quindi è FOCUS mentale, mentre facciamo una cosa concentriamoci su quella, ogni singola ripetizione di ogni singolo allenamento eliminando pensieri limitanti o evitando di inseguire modelli fuorvianti o impossibili da raggiungere (a meno che non decidiate che per voi é possibile). Non mi resta che augurarvi buon allenamento e... STAY FOCUS! Diego Pegoraro

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L'arte della motivazione... in palestra!

In palestra esistono diverse tipologie di clienti, ognuno con la sua storia e ognuno in cerca di un determinato obiettivo. Principalmente possiamo dividere queste categorie in tre macro-gruppi: i frequentatori della sala pesi; chi usa abitualmente solo tapis, cyclette, ellittica e step; infine chi partecipa alle attività di gruppo. Di questi tre gruppi chi, nella maggior parte dei casi, sparisce dalla palestra e non si presenta più? Chi usa tapis, cyclette, ellittica e step! Perchè? Perchè la loro attività è una "lunga maratona", un'attività fisica che richiede ore e ore di lungo allenamento e di tanto sudore prima di far vedere un minimo risultato! Di fatto i facenti parte di questa categoria sono in gran parte persone che vogliono dimagrire! Il dimagrimento avviene con tempi molto lunghi, allenamento mirato e alimentazione controllata, solo cosi si può riuscire nell'impresa! Perciò che fare per evitare di perdere clienti? L'80% di questi, non vedendo risultati nel primo mese, perderà fiducia, e con il passare del tempo sarà sempre peggio! NON bisogna assolutamente illuderli con false aspettative, bisogna mettere in chiaro fin da subito che l'obiettivo non è dietro l'angolo! Cosi saranno già predisposti a dover aspettare più a lungo; dargli importanza! Le attività dimagranti richiedono una grande quantità di tempo e sono molto noiose a lungo andare, perciò interagiamo con loro mentre si allenano, facciamo due chiacchiere su TUTTO, tranne i LORO RISULTATI, dobbiamo farli dimenticare il perchè della loro presenza su quel tappeto/cyclette/etc etc... monitorarli! Far vedere al cliente la differenza tra il prima e dopo gioca un ruolo fondamentale nella loro psiche: una buona idea potrebbe essere quella di misurare le circonferenze con un metro (o farli misurare a casa) ogni 30 giorni, in modo che riescano a rendersi conto dei centimetri persi e, nel caso di mancati migllioramenti, cambiare in corso d'opera; nel caso il cliente fosse troppo disperato, stanco e annoiato dai mancati risultati, ricordiamogli ancora una volta il perchè lui si trova li, la risposta uscirà dalla sua bocca in automatico, e riprenderà un pò più di coraggio! Marco Ruozi

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Come creare abitudini di successo

L’uomo, si sa, è governato dalle proprie abitudini. C’è chi dice che passiamo la prima parte della nostra vita a crearci le abitudini per poi farci letteralmente plasmare dalle abitudini stesse nella seconda parte della nostra vita. In effetti, è proprio così. Che ne accorgiamo o meno, ciò che facciamo regolarmente scava profondi solchi nella nostra mente diventando quindi un’azione automatica e della quale non siamo consapevoli. Le abitudini possono ovviamente essere positive oppure negative. E’ importante capire che tutto quanto facciamo regolarmente diventerà per noi un’abitudine sia che sia positiva per noi, sia che non lo sia. E’ quindi importante essere consapevoli il più possibile delle nostre azioni per essere sicuri che solo ciò che va a nostro vantaggio diventi un automatismo per noi.   Ecco i principi base la parte subconscia della tua mente è la sede delle abitudini: essa non distingue tra vero e falso. Se sei sovrappeso ma ti ripeti a livello mentale “sono magro”, il tuo subconscio lo accetterà senza negare la cosa. E’ come uno specchio che riflette ciò che gli dai. Ciò che pensi regolarmente, che sia positivo o meno, si “installa” nel subconscio determinando la relativa abitudine di pensiero e di comportamento. Se pensi regolarmente: “non riuscirò mai a perdere peso”, questo è quello che sperimenterai. A nulla serviranno gli allenamenti in palestra e la dieta. E’ questa la prima e più importante causa di fallimento. Comincia quindi da oggi a focalizzarti solo su cose positive e nel corso del tempo, instaurerai abitudini di pensiero e quindi di azione, efficaci per il tuo obiettivo. E’ così facile? Puoi scommetterci! la perseveranza è la chiave. Se vuoi creare un abitudine che duri nel tempo, è imprescindibile che quando inizi poi perseveri fino a che il nuovo pensiero/comportamento è diventato automatico. Inizialmente sarà difficile vedere risultati perché devi di fatto creare nuove abitudini. Ma se continui a proseguire, vedrai a breve risultati concreti. Sopratutto, nel momento in cui la nuova abitudine sana ed efficace, sarà installata, il raggiungimento del tuo obiettivo sarà automatico! Questo è quindi il punto: il duro lavoro consiste nel crearsi le credenze e i comportamenti efficaci e funzionali per il nostro obiettivo. Dopodichè arriveremo al traguardo senza fatica. Viceversa, se le abitudini non sono funzionali (non fare colazione ad esempio), il risultato non arriverà, garantito. stabilisci un obiettivo chiaro e specifico (voglio pesare 70kg, ad esempio), stabilisci un termine temporale (2 mesi, ad esempio) e pensa a quali abitudini sai di dover creare per arrivare alla meta. Se ad esempio sai di dover fare colazione mentre ora non la fai, questa sarà la prima abitudine che andrai a creare. Come? Comincia gradualmente. Se adesso non fai colazione, comincia pian piano a mangiare qualcosa. All’inizio magari berrai e basta per poi aggiungere del cibo nel corso del tempo. La parola chiave è gradualmente: non si tratta di rivoluzione ma di innovazione. Piccoli passi che ti permettano di cambiare con gradualità. Una volta che la nuova abitudine di fare colazione sarà installata, potrai crearne delle altre. E il raggiungimento dell’obiettivo sarà facile e veloce! Luca Grisendi

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Cosa può fare l'attività fisica per il... r...

Stiamo entrando sicuramente in una dimensione molto delicata, fatta di mille motivazioni sfaccettature. Ma al di lá della routine giornaliera, in parte causa del rilassamento di coppia, andiamo ad analizzare alcune cause della CRISI relazionale. La prima vera problematica è senza dubbio il CALO DEL DESIDERIO, dovuto a 2 fattori: il primo è legato alla solita abitudinarietá, alla MONOTONIA di fare sesso sempre allo stesso modo, nulla che ci porti ad innalzare il desiderio per avere un “attivitá” più frequente. E non dimentichiamoci l’aspetto performante, con il rischio che l’affaticamento prevalga sul piacere! il secondo fattore è senza dubbio legato all’ INSODDISFAZIONE ESTETICA per il proprio partner (prima causa di tradimenti!!!!!), o ad un rilassamento di coppia, causato dall’idea di non dover piú piacere agli altri perché sei certo che al tuo partner basti cosi. (considerazione tipica dell’uomo!). La donna invece, a causa di svariati motivi (lavoro, impegni extra-lavorativi, figli e famiglia, stress quotidiano, ecc.) ha la tendenza ad abbandonarsi, quindi a prendere peso, perdere forme, e ad incrementare ogni giorno le proprie insicurezze.  L’insoddisfazione di sé stesse, la paura di non piacere più agli altri, la vergogna di spogliarsi davanti al partner alla luce del giorno, portano nella maggior parte dei casi a “consumare“ sesso in maniera veloce e semi-coperte, fino ad inventarsi mille scuse (come il classico mal di testa) per evitare il rapporto. Un fattore che invece aiuta la COMPLICITÁ di una coppia é la condivisione del tempo libero e dei propri hobby. Nella maggior parte dei casi questa sintonia avviene solo agli inizi di una frequentazione e il motivo vero è solo uno: lo scopo di conquistarsi a vicenda!  Dunque, il miglior “investimento” per risolvere questi problemi é senza dubbio REAGIRE, METTERSI IN GIOCO! Consiglieremmo a queste coppie di ricordare come erano un tempo e analizzare cosa ora è di ostacolo all’attrazione. Cercare innazitutto stimoli esterni che possano portare beneficio prima a sé stessi e poi al rapporto di coppia. Prima di tutto dobbiamo cambiare noi, e capire cosa manca a chi ci sta a fianco.  L’ ATTIVITÁ FISICA, ancor più se SU MISURA e PERSONALIZZATA è senza dubbio la cura e la soluzione più potente a tutti i problemi. In effetti attraverso questa è stato scientificamente provato un aumento della libido e una liberazione di endorfine volte a ri-donare gioia ed entusiasmo nella vita di coppia. Un fattore chiave sará poi l’ottenimento del CAMBIAMENTO ESTETICO e prestazionale, che porterá in primis a piacersi di piú, a migliorare la propria autostima e di conseguenza a voler ri-conquistare il proprio partner! Nella coppia irromperá cosí un aumento del desiderio, magari anche un pizzico di gelosia, e tornerá la condivisione di hobby, sport o qualsiasi attivitá si voglia. Pur di praticarla insieme. In aggiunta, basteranno altri piccoli ingredienti, come un nuovo un taglio di capelli, unghie ben curate, una scarpa sexy… e la fiamma si RI-accenderá piú viva che mai.  Ora per un attimo fermati, e pensa a come vorresti essere… Ti sentiresti davvero bene con te stesso e con il partner?… La vita è adattamento, e quando provi questa sensazione è arrivato il momento di ROMPERE GLI SCHEMI… allora i tuoi desideri diventaranno realtá! CAMBIA. ADESSO PUOI.

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Il potere dell'immagine che hai di te

In questo articolo ti fornirò informazioni un po' particolari e diverse dal solito. Appunto l'importanza dell'immagine che hai di te! Siamo sempre in ambito fitness, ma sono sicuro che si tratta di informazioni che difficilmente hai sentito da altre parti. Tuttavia, ritengo siano conoscenze imprescindibili per chiunque voglia raggiungere obiettivi significativi per quanto riguarda la forma fisica. In questo articolo farò quindi riferimento alla mente e non tanto al corpo, per una volta. Quello che infatti capita spesso è che ci si focalizzi sull’aspetto fisico senza contare la mente. Tuttavia la mente rappresenta più del 50% del risultato e questo spiega perchè in molti casi si fallisca. Se non consideri la parte psicologica, difficilmente potrai essere efficace. In particolare, l’immagine che hai nella tua mente di te stesso è potentissima e determina tutta la tua vita. Che tu ne sia consapevole o meno, nel tuo subconscio hai creato nel corso del tempo un’immagine che definisce chi e cosa sei e da questo deriva poi tutta la tua vita in termini di comportamenti e risultati. Se ad esempio ti consideri uno sportivo, non sarà difficile per te avere una buona forma fisica a sforzo ridotto, mentre se ti consideri una persona non “atletica”, difficilmente avrai risultati degni di nota. Questo si manifesterà nella tua mancanza di disciplina per ciò che riguarda alimentazione e allenamento, ad esempio. Questa immagine che abbiamo nella nostra mente ci serve, da un punto di vista evolutivo, per garantirci la sopravvivenza. E’ ovvio che nel 2013 non abbiamo più di questi problemi. E’ quindi importante iniziare da subito a rendersi conto di come ti consideri a livello mentale. Ti consideri una persona sveglia e motivata che raggiunge facilmente i propri risultati? Oppure una persona pigra che difficilmente arriva alla meta? Quello che pensi di te rappresenta come minimo il 90% del risultato. Questo, come accennato prima, spiega i fallimenti di chi non raggiunge i propri risultati. Se ti metti a dieta e vai in palestra per migliorare la tua forma fisica, ma nella tua mente ti consideri una persona cicciottella, molto probabilmente arriverai alla tua meta. Viceversa, se cambi la tua immagine, il risultato sarà automatico! Comincia quindi da subito ad aumentare la tua consapevolezza circa la tua immagine di te e da oggi, costruiscine una che ti permetta di diventare ciò che vuoi. Sarai sorpreso di scoprire quanto è efficace! Luca Grisendi

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Il morboso rapporto Trainer-Cliente

E’ da qualche mese che avevo l’intenzione di affrontare questo delicato argomento, cioè il “morboso rapporto PT-Cliente” e finalmente sono riuscito a metterci mano. Sapete bene che a me la definizione "cliente" piace poco per il rapporto che si instaura tra il PT (Personal Trainer) e la persona che si allena, ma essendoci uno scambio di denaro per prestazione erogata è quello più adatto e torneremo a questo più avanti.   Mi piacerebbe analizzare questo rapporto in modo bidirezionale, cioè dal punto di vista del PT e da quello del cliente ed evidenziare alcune caratteristiche che a mio avviso dovrebbero essere comprese e riviste.   Partiamo dal cliente Esiste una vera e propria sudditanza verso il proprio Trainer, inconscia ovviamente, ma estramamente marcata. E’ difficilissimo che un cliente lasci il proprio PT, spesso preferisce  interrompere gli allenamenti piuttosto che decidere di allenarsi con un’altra persona, ed anche se lo fà, questo accade dopo lunghi periodi di riflessione. Comprendo pienamente questo processo mentale, poichè se hai deciso di investire denaro sonante in una persona e nel suo servizio devi essere fermamente convinto che sia la persona che possa dare le migliori risposte alle tue esigenze. Altrimenti perchè investire su lui/lei e non su un’altro? Questa convinzione si afferma ancor più se si instaura un rapporto di amicizia, se ci si frequenta anche per eventi fuori allenamento come escursioni, cene, ecc. (non fate quel sorrisetto maligno!!)   Il Trainer A prescindere da come ha impostato il suo stile di lavoro, se sull’amicizia, sul risultato a tutti costi, sulla motivazione, ecc., il PT sta facendo comunque il suo lavoro, ed è grazie alla sua preparazione che riesce ad avere e mantenere dei “clienti” che gli daranno la possibilità di pagare l’affitto, le bollette e la rata della macchina. Per cui il suo pacchetto clienti è importantissimo e come in tutti i lavori, acquisirne uno nuovo è piuttosto semplice, mantenerlo non sempre. Uniamo questo alla suddittanza che il cliente vive inconsciamente ed ecco che il PT sviluppa la convinzione di avere un “diritto di prelazione” su quel cliente, il dovere dunque di difenderlo dagli attacchi di altri concorrenti, di doverlo fidelizzare al massimo esaltando le proprie qualità e sminuendo quelle dei colleghi.   Come ovviamente si capisce, si tratta di equilibrio stabile finchè uno tra tanti piccoli dettagli vacilla: il cliente vede un collega far fare un esercizio che attira la sua attenzione, c’è un calo di motivazione dovuto a noia o routine di allenamento ripetitive, dopo un periodo di inattività il PT non riesce a fidelizzare come in precedenza la persona, il PT si adagia sul rapporto che si è intstaurato e comincia ad ne sono tanti essere negligente su alcune cose come la puntualità, l’attenzione verso la persona, ecc. Ne basta uno perchè qualcosa si possa rompere ed ecco che si arriva al momento critico: il cliente non rinnova le sedute... o peggio ancora, rinnova, ma con un concorrente-collega!   Analizziamo nuovamente la situazione dai due punti di vista, partendo questa volta dal PT in una situazione tipo:   la prima reazione del PT è di sgomento, di delusione con la ferma convinzione che il cliente non si renda conto dell’errore che sta per compiere e con il sospetto fermo che il concorrente abbia guidato con false promesse, prezzi allettanti ed altre diavolerie il cliente a lui. Seguono in genere un’accesa discussione tra i due che si risolve in un nulla di fatto nel 90% dei casi, non prima però di aver coinvolto e messo in imbarazzo il cliente! Pessima situazione...altamente sconsigliata dal sottoscritto. D’altra parte ogni PT con un minimo di esperienza sà che queste situazioni capitano e la prima domanda che dovrebbe porrsi è: cosa ho sbagliato? Mettersi in discussione purtroppo è più difficile che spostare le colpe altrove.   D’altro canto il cliente, in quanto amministratore del proprio denaro, può e deve decidere in massima libertà dove e come investirlo.   Inoltre, a mio avviso, ci sono due situazioni estremamente favorevoli per un PT che si trovi in questa situazione: in primis, se il PT si comporta in modo professionale senza sollevare inutili polveroni,  il cliente potrebbe optare per la soluzione dei due trainer, che possono dare varietà all’allenamento ed in fondo non scontentare nessuno. Ma l’opportunità maggiore è data dal fatto che, se il PT è certo dei propri mezzi, un’esperienza di  “tradimento” da parte del cliente, magari rivelatasi negativa,  può portare anche al rafforzamento delle sue convinzioni iniziali, cioè che aveva scelto il PT migliore e quindi torna sui suoi passi senza lasciarlo più.   Il cliente invece si trova nella imbarazzante situazione di aver a che fare con due caratteri spesso forti che si contrappongono cercando entrambi di convincere della propria bontà il malcapitato che deve decidere se lasciare il vecchio per il nuovo o restare in una situazione in cui non stava più a proprio agio. La terza opzione è abbandonare completamente l’uso del PT, la scelta peggiore per tutti. Quella migliore di vivere un periodo di transazione in cui si allena con entrambi e valutare le rispettive capacità per poi optare per uno o l’altro o continuare con entrambi.   Ma di base vorrei dare due consigli, uno ai PT ed uno ai clienti:   PT: siate professionali sempre e comunque, fate bene quello che sapete fare, non improvvisatevi e non parlate (male) di cose che non conoscete. I vostri clienti apprezzeranno.   Clienti: non abbiate timore di provare 3-4 PTs prima di decidere chi fà a caso vostro e non createvi problemi ad allenarvi anche con 2 diversi. Non siamo tuttologi! Thomas Di Maria  

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Vuoi cambiare il tuo corpo? Mai perdere di vista l...

In questo articolo ti spiegherò due piccoli segreti che sono sicuro faranno la differenza per il raggiungimento del tuo obiettivo. Molto spesso, infatti, ci si concentra sull'allenamento o sull'alimentazione senza prima considerare altri aspetti ugualmente importanti. Per prima cosa è fondamentale che tu ti ponga un obiettivo che sia chiaro, specifico e misurabile. Questo rappresenta il punto di partenza: senza conoscere nel dettaglio il tuo punto di arrivo, difficilmente ci arriverai. Ecco quindi che prima ancora di considerare come mangiare o come allenarsi, ti consiglio di fermarti un attimo a valutare dove vuoi arrivare. Un'obiettivo che soddisfi le caratteristiche sopra menzionate potrà essere ad esempio così: 80 kg di peso con il 10 % di grasso corporeo. In questi modo sai dove stai andando e soprattutto hai la possibilità di effettuare delle misurazioni lungo il percorso che ti aiutino a capire se stai andando nella direzione giusta. In questo caso per quanto riguarda il peso ti sarà sufficiente un bilancia mentre per calcolare la tua composizione corporea puoi utilizzare un impedenziometro. Così facendo puoi stabilire se la tua strategia sta avendo successo nell'avvicinarti all'obiettivo prefissato. E' anche molto importante che il tuo "perché" sia abbastanza forte. Ossia, la motivazione che ti spinge verso la meta deve essere attraente e così potente che ti spinga a perseverare nel tempo. E' quindi sicuramente  buono focalizzarsi da subito sul perché vuoi raggiungere un certo obiettivo e solo dopo analizzare il come, ossia la strategia. Ciò che infatti determinerà il tuo successo non sarà tanto la "scheda miracolosa" ma la tua disciplina e perseveranza nel corso del tempo. E queste vi potranno essere solo se la ragione che ti spinge ad allenarti sarà abbastanza forte. Sii sicuro quindi di analizzare le motivazioni che ti spronano a voler cambiare. Il cambiamento è di per sé difficile e ancora più difficile è mantenere le nuove abitudini nel corso del tempo. Solo se sei realmente determinato, potrai arrivare a destinazione. La cosa positiva, infatti, è rappresentata dal fatto che se la tua voglia di cambiare è abbastanza pregnante arriverai a destinazione senza alcun dubbio ed in questo caso la strategia, ossia il come allenarti ad esempio, sarà solo uno strumento successivo che utilizzerai per il tuo fine ultimo. Ciò che inoltre farà la differenza sarà l'effetto composto, ciò che Einstein definì "la forza più potente dell'universo". Spesso pensiamo che per cambiare e/o raggiungere un obiettivo siano necessari dei cambiamenti improvvisi e massicci. Nulla di più falso. Ciò che fa concretamente la differenza non è tanto quello che facciamo ogni tanto, magari con grande sforzo, ma quello che facciamo regolarmente, a volte senza neanche accorgercene. In definitiva è il potere delle abitudini. L'effetto composto non è altro che il risultato prodotto da tanti piccole azioni protratte nel tempo che nel breve periodo non sembrano causare effetti evidenti ma che nel lungo periodo danno vita a risultati spettacolari. E' il principio dell'interesse che percepiamo sui nostri risparmi in banca. Il segreto consiste quindi nel mettere in atto giornalmente con regolarità delle azioni che sommate nel lungo periodo diano vita a risultati importanti ritenuti all'inizio impossibili. Se parliamo ad esempio di perdita peso, questo si traduce in abitudini corrette per quanto riguarda allenamento e alimentazione nel corso del tempo piuttosto che la dieta dell'ultimo momento giusto per perdere le pancetta prima di andare in vacanza. Piccole routine positive messe in atto ogni giorno si traducono in risultati molto positivi nel medio lungo periodo. Ciò che spesso ci inganna è il fatto che non analizziamo le conseguenze che le nostre azioni nel breve periodo hanno sul lungo periodo. Sia in positivo che in negativo, semplicemente non notiamo gli effetti. Perseveriamo quindi in comportamenti negativi salvo poi accorgerci all'ultimo del risultato. Ed è magari a questo punto che pensiamo che per cambiare siano necessari stravolgimenti che invece guarda caso non  portano a niente. Suona famigliare? Comincia da oggi quindi a stabilire piccole abitudini positive che ti possano portare nel lungo periodo verso la meta desiderata. E' più facile di quello che sembra. Devi solo comprendere gli effetti positivi che piccole azioni quotidiane hanno nel corso del tempo!

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Mente e corpo: emozioni e benessere psicofisico

Si è rilevato che, al variare degli stati di coscienza, come, per esempio, nella meditazione o nelle situazioni di stress, si producono variazioni misurabili a livello dei linfociti, a livello del sistema endocrino e del sistema gastrointestinale. Cioè si sta scoprendo che il nostro organismo è un sistema - non una macchina - in cui ogni parte parla con ogni altra parte e c'è un linguaggio comune fatto di molecole chimiche e di energie, che è in grado di mettere in comunicazione ogni cellula del corpo con ogni altra e queste con l’ambiente. Sono ormai moltissimi i dati che dimostrano che un certo tipo di stato di coscienza, un certo tipo di pensiero, cambia parametri anche sottilissimi, come la glicemia, le endorfine, il numero di recettori per certe molecole presenti sui linfociti, ma addirittura cambia, per esempio, la conduttanza elettrica della pelle, le onde elettromagnetiche emesse dall'organismo; un certo tipo di pensiero cambia il modo in cui la pianta del piede aderisce al suolo e, viceversa, una certa postura fisica ci permette di accedere a certi stati coscienza ed ad altri no. Facciamo un esempio I soggetti depressi hanno normalmente la colonna vertebrale ricurva in posizione cifotica, il capo chino e incassato sulle spalle, le pupille spesso rivolte in basso a sinistra. E' molto difficile essere depressi guardando in alto, aprendo il torace, saltellando qua e là, estremamente difficile. Gli orientali dicevano che il primo modo per vincere la tristezza è tirarsi su di forza gli angoli della bocca, come quando si sorride. Sul rapporto mente-corpo è interessante ricordare come vi sia una netta correlazione tra movimenti delle pupille e gli stati interiori a cui accediamo. Per esempio, guardando in alto, si accede ad informazioni di tipo visivo; viceversa, per poter accedere alle sensazioni corporee, le pupille si spostano in basso a destra. Il meccanismo è simile al funzionamento della radio: per trovare una certa stazione, si gira la sintonia in una precisa posizione. L'alzare le pupille in alto è un po' come attivare l'interruttore del nostro corpo che ci permette di accedere alle immagini. Invece, il movimento delle pupille in senso orizzontale o in basso a sinistra permette al nostro cervello di accedere a informazioni uditive, cioè a suoni e parole. Gli orientali tutto questo ce l'avevano ben presente molto prima di noi Per le culture orientali non esiste nel modo più assoluto una netta separazione mente-corpo, per cui non stupisce che molte delle discipline di integrazione mente-corpo arrivino dall'oriente, a partire dallo Yoga. Pertanto anche da un punto di vista fisiologico, e non solo filosofico, l’individuo dev'essere considerato in termini olistici (olos in greco significa “tutto”, “intero”). Infatti, è ormai da tempo provato che i sistemi nervoso, endocrino e immunitario comunicano tra loro. Ciò significa che la mente, le emozioni e il corpo non sono entità separate, ma interconnesse. Basti pensare che gli stessi neurotrasmettitori che operano in modo estremamente esteso sia nel cervello che nel sistema immunitario sono anche quelli più frequenti nelle aree neurali che regolano le emozioni. Alcune delle prove più convincenti dell'esistenza di una via diretta che permette alle emozioni di avere un impatto sul sistema immunitario sono state fornite da David Felten. Tale studioso partendo dall'osservazione che le emozioni hanno un potente effetto sul sistema nervoso autonomo, ha scoperto che le cellule immunitarie possono essere il bersaglio dei messaggi nervosi. Un'altra fondamentale via di collegamento tra emozioni e sistema immunitario si esplica nell'influenza esercitata dagli ormoni liberati in condizioni di stress. Le catecolamine (adrenalina e noradrenalina), il cortisolo e la prolattina come pure gli oppiacei naturali - particolarmente importanti nell'aiutare l'individuo a tollerare il dolore fisico - vengono tutti liberati in quello stato di attivazione fisiologica che segue allo stress. Ciascuna di queste sostanze ha un forte impatto sulle cellule immunitarie, in particolare tali sostanze agiscono inibendo le funzioni immunitarie dell'organismo: almeno temporaneamente, lo stress sopprime la resistenza immunitaria, forse per far fronte all'emergenza immediata, alla quale viene riconosciuta la priorità e che potrebbe essere più urgente per la sopravvivenza. Inoltre le prove dell'importanza delle emozioni rispetto al benessere fisico dell'individuo aumentano costantemente. Si è visto infatti che le emozioni fonte di sofferenza sono negative per la salute. Le persone che hanno sperimentato stati cronici di ansia, lunghi periodi di tristezza e pessimismo, continua tensione o costanti sentimenti di ostilità, implacabile cinismo o sospettosità, corrono un rischio doppio di ammalarsi di patologie quali asma, artrite, emicrania, ulcera gastrica e cardiopatie (Goleman, 1997). Per contro sembra che una condizione mentale serena determini un migliore andamento delle forme patologiche e una minore probabilità di ammalarsi. Il potere della mente è del 30%, quello del corpo è del 70% Quando la mente lotta direttamente contro il corpo, essa risulta sempre perdente, perché il corpo è più forte. Se la mente decide di scalare una montagna e il corpo si rifiuta, la montagna non verrà scalata e l’individuo entrerà in tensione. La mente deve arrendersi alle esigenze corporee perché queste sono prioritarie, più importanti, più forti. Il corpo ha i suoi tempi, i suoi ritmi e la mente li deve rispettare. Spesso si nega al corpo il dovuto riposo e si costringe a ritmi stressanti. Questo equivale ad una dichiarazione di guerra dall'esito scontato. Le tecniche di rilassamento, per esempio, agiscono come mediatori di pace tra le parti in conflitto. Infatti quando i muscoli si distendono, il sistema ipotalamico-ipofisario autorizza i capillari a distrarsi, il sangue a pervadere le fibre muscolari, a nutrire le cellule, a portare via i prodotti della “combustione” cellulare. Queste operazioni portano armonia nell’individuo. I rispettivi ritmi della mente e del corpo si allineano e si unificano, creando una circolazione sintonica delle energie, fonte di benessere, che faceva esclamare agli antichi: “mens sana in corpore sano”. Corpo e mente non sono due mondi separati, ma sono due parti, in continua influenza reciproca, di un tutt'uno: l'uomo nella sua unità somato-psichica.   A cura della Dott.ssa Paola F. Mantuano (Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Trainer EMDR) in collaborazione con il dott. Emiliano Caputo.

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Vuoi raggiungere l'obiettivo? Cambia adesso.....

Se hai in mente un obiettivo, una precisa meta da raggiungere, insomma se hai deciso di cambiare... fallo adesso, non domani!   1. Definisci quello che vuoi raggiungere L'abilità che ti manca, la solidità che ricerchi, l'attitudine positiva o lo stato mentale ideale. Fallo diventare il tuo obbiettivo primario, il tuo pensiero costante. Definiscilo precisamente. Deve essere raggiungibile ma impegnativo. Si diventa vincitori già alla partenza.   2. Decidi perchè vuoi raggiungere questo obiettivo Dovrai avere una motivazione forte, importante per te stesso. Affronterai mille difficoltà e molte volte sarai tentato di abbandonare, solo con un proposito profondo e un pensiero fisso riuscirai a spingerti, ogni giorno, verso il tuo obiettivo (video), superando il dolore e raggiungendo il piacere.   3. Scrivi i tuoi obiettivi Ovunque! Fissali nei bigliettini, nei post-it, nei manifesti, dalla camera al tuo studio, dalla scrivania al tuo spogliatoio, dal tuo diario ai tuoi poster! Tutto deve essere impregnato del tuo nuovo obiettivo e tutto deve ricordarti cosa c'è da fare! Dillo ai tuoi amici, condividilo con loro e chiedi di esserti amici, e quindi di non distrarti dal tuo target ma di spingerti verso di esso.   4. Crea i tuoi mantra Definisci i tuoi obiettivi e inizia a ripeterti che tu "sei i tuoi mantra" e quello che serve per raggiungerli.   5. Indentifica i tuoi idoli Colui che ha già ottenuto quello che tu ricerchi, guardalo, studialo, imitalo. Ricerca informazioni su di esso, interviste, cosa ha fatto, come ha fatto, cerca foto, filmati e partite. Insomma tutto quello che può aiutarti per comprendere "cosa c'è da fare".   6. Sfrutta il potere della tua immaginazione Sviluppa le tue immagini mentali partendo dal tuo esempio ideale. Sforzati tutti i giorni di trovare del tempo per le tue visualizzazioni, dapprima per ripetere mentalmente i filmati visti poi rimpiazzando te stesso al tuo "esempio vivente", aggiungendo sempre di più dettagli, colori, sensazioni, emozioni, rumori e sensi. Più tempo impiegherai in visualizzazione meno tempo servirà per ottenere ciò che vuoi.   7. Agisci! Massicciamente! Vuoi ottenere qualcosa? Fai tutto quello che è in tuo potere per ottenere il prima possibile quello per cui stai lottando. Sii deciso e persistente... anche quando devi fare "la cosa più difficile".   8. Dovresti àncorare i tuoi successi parziali Dovresti àncorare i tuoi successi parziali, le tue tappe raggiunte, i tuoi stati mentali ottimali con parole chiave: Yes! Sì! Grande! Crea una grande fiducia in te collegando le tue azioni ai tuoi successi e alle tue parole. La prossima volta che ne avrai bisogno troverai depositata una risorsa di fiducia nelle tue àncore. La vita è breve e quello che oggi ho lasciato andare è perso! Domani non commetterò lo stesso errore se voglio arrivare in fondo! CAMBIA... ADESSO PUOI.. Vincenzo Borrelli

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