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Coaching

Agonismo: prima la mente poi il corpo

Quanto influisce la concentrazione nelle prestazioni di un atleta? Che cosa significa per un’atleta essere concentrato? I processi legati all’attenzione possono essere descritti attraverso un sistema a due dimensioni: la direzione e l’ampiezza. Focus attentivo Innanzitutto essere auto-consapevole. La consapevolezza si basa su una profonda conoscenza di se stessi, delle proprie potenzialità, capacità, propensioni; ma anche delle proprie debolezze, insicurezze. Ciò che fa la differenza nello sport, è, molto spesso, la comprensione di noi stessi, quello che stiamo pensando di fare e le alternative di scelta che abbiamo a nostra disposizione per portare a buon fine la nostra performance. Possiamo conoscere qual è la situazione migliore che ci permette di avere la massima concentrazione. C’è chi si ritira con se stesso a pensare. Chi palleggia ritmicamente contro un muro. Qualcuno, inoltre, ricorderà sicuramente il canto mahori pre-gara della Nazionale di Rugby del Nuovo Zelanda. Ognuno ha il suo rituale.  Fondamentale è in ogni modo concentrarsi sul “qui e ora”.  Ciò che è accaduto in partita la settimana trascorsa, gli errori commessi in precedenza, non devono influire sul nostro momento presente. Dagli errori si può certamente imparare, anzi è fondamentale, ma l’importante è saper gestire gli stessi e le emozioni provate voltandole a nostro favore. Un’atleta che nel pre-gara rimuginerà frasi del tipo “è una gara troppo importante, non posso permettermi di sbagliare!” con molta probabilità, sarà preso da agitazione e tenderà a sbagliare molte più azioni del solito. Tutto ciò che non va fatto è pensare di non farcela e temere di sbagliare. In psicologia dello sport si parla di “profezie che si auto-avverano”: i pensieri che passano nella nostra mente sono in grado di influenzare positivamente, ma anche negativamente la prestazione.  I pensieri negativi sono pensieri disfunzionali: in genere abbassano la soglia dell’attenzione, provocano un’alterazione dell’umore e inducono uno stato confusionale. In questo caso, quindi, è opportuno da parte dello psicologo sportivo, insegnare agli atleti le tecniche specifiche atte a sventare il pericolo del self talk negativo, attraverso la sostituzione di frasi e pensieri di senso positivo.     Gli stili dell’attenzione L'attenzione, nell’ambito dello sport, è considerata un’importante componente mentale della prestazione. Spesso, però, non viene allenata regolarmente ed efficacemente, né studiata attraverso test diagnostici idonei che tengano conto dei compiti precisi a cui è sottoposto l'atleta. Con il termine attenzione si può fare riferimento a svariate funzioni, come la selezione dell'informazione più rilevante per il compito da svolgere, la costanza delle risorse mentali nello spazio e nel tempo, l’agevolazione di processi di elaborazione e l'inibizione di altri, l'attivazione, la vigilanza, etc. L'importanza di ciascuna di queste funzioni è in stretta relazione con le caratteristiche delle singole discipline o specialità sportive. Non solo le varie discipline sportive richiedono stili d’attenzione diversi, ma all’interno di un dato sport è necessario adottare modalitàattentive differenti. I processi legati all’attenzione possono essere descritti attraverso un sistema a due dimensioni: la direzione e l’ampiezza. La direzione richiama al fatto che l’oggetto dell’attenzione possa essere interno all’atleta (emozioni, pensieri, percezioni fisiche...) o esterno (pubblico, direttori di gara, tempo atmosferico). L’ampiezza fa invece riferimento alla massa d’informazioni cui deve prestare attenzione l’atleta e varia lungo un continuum contraddistinto ai suoi estremi dalla presenza o meno di numerosi stimoli.  Queste due dimensioni generano quattro diversi stili attentivi. Focus attentivo esterno-ampio: è adeguato alle situazioni in cui si deve far fronte parallelamente a diversi stimoli ambientali. Es. E’ il caso del calciatore che deve leggere la situazione velocemente e reagire con precisione. allenarsi per la gara, combattere lo stress della gara, preparatore atletico novara Focus attentivo esterno-ristretto: l’attenzione in questo caso è rivolta ai movimenti fini nei compiti di precisione; l’atleta riesce a non farsi distrarre da ciò che avviene intorno a lui. Es. un calciatore che deve tirare un calcio di rigore. Focus attentivo interno-ampio: l’atleta rivolge la sua attenzione alle proprie percezioni fisiche, ai suoi pensieri, alle sue emozioni, durante la pianificazione della gara o quando riporta alla mente quelle specifiche sensazioni correlate alle sue prestazioni migliori.  Focus attentivo interno-ristretto: l’atleta lo usa quando deve organizzare le informazioni o ripetere mentalmente un’azione.    1. Modello di R. Nideffer modificato da Nideffer e Sharpe (1978) In generale è necessario che lo stile attentivo individuale sia coerente con le richieste dello sport praticato al fine di raggiungere una prestazione ottimale. Le discipline sportive denominate closed skill richiedono un focus di attenzione ristretto (tuffi, tiro con l’arco). Mentre le discipline sportive open skill, caratterizzate da situazioni costantemente variabili, che l'atleta deve fronteggiare con la massima rapidità e precisione possibile e da una gestione flessibile dell'attenzione rispetto alla situazione stessa, richiedono un focus di attenzione ampio. (calcio, basket). L’efficacia dello stile attentivo è strettamente correlata al livello d’attivazione dell’atleta: livelli di attivazione troppo elevati provocano il restringimento del focus dell’attenzione con conseguente perdita di flessibilità della concentrazione e rischio di distrarsi più facilmente. L’atleta può facilmente commettere degli errori, giacché in questo tipo di contesto non reagisce alle richieste della situazione in atto, ma è distratto da sensazioni di malessere interne (eccessiva tensione muscolare, respirazione accelerata, eccessiva sudorazione, elevata frequenza cardiaca). Al contrario livelli di attivazione troppo bassa possono portare a presupposti di pensieri distraenti, noia, scarsa motivazione con logica inabilità ad orientare efficacemente il focus attentivo. Quindi per essere efficiente, un atleta deve essere in grado di spostare il suo focus d’attenzione in base alle richieste ambientali dettate dalla performance in atto. L'equivalente mentale del riscaldamento fisico è concentrarsi sul compito da eseguire, attraverso delle tecniche create ad hoc per controllare le eventuali interferenze che distraggono l’atleta dal suo obiettivo. Le distrazioni che non vengono riconosciute e di conseguenza non controllate, contribuiranno a una performance sotto tono, per quanto il fisico sia ben preparato. Le richieste attentive variano da sport a sport e vanno perciò valutate e studiate dall’allenatore insieme con lo psicologo dello sport per la preparazione di un programma di allenamento ottimale, previo utilizzo di test diagnostici appositi (Il TAIS, Nideffer 1976, in primis).     Lavoro sugli stati mentali: utilizzo di tecniche di ipnosi indiretta, lavorare sull’abbassamento della critica, o meglio sull’annullamento della critica, utilizzando l’attivazione di stati di comandi che attivano gli stati mentali. ( Pur poco che possiamo fare, riusciamo comunque a dare sempre un qualcosa in più all’atleta.) Il giudizio è quello di dire: “ hai sviluppato una strategia” ( i dubbi le smontano, dobbiamo cercare di dare delle certezze al nostro atleta).   La prima valutazione da fare è quella riguardante:analisi della motivazione valutazione della monoidea in possesso dell’atleta, se molto forte strutturare un preciso percorso.   Possibile questionario da sottoporre all’atleta -      nome, cognome, età (dati anagrafici) -      oltre al tennis pratichi altri sport. se si a che livello. -      da quanto tempo giochi (o pratichi) il tennis. -      quanti giorni alla settimana. per quante ore. -      quanto vorresti giocare (o allenarti) a tennis. -      quale e’ il tuo colpo preferito, dove ti senti veramente imbattibile. -      dove pensi si debba lavorare per migliorare il tuo gioco. -      cosa ti piace ( tra i vari tipi di esercitazione) durante l’allenamento. -      cosa invece ti piace meno. -      pensi spesso durante la giornata al tuo sport. -      quando ci pensi come lo immagini, fai qualcosa di particolare ( tipo: imitazione di alcuni tiri o gesti) puoi descriverlo. -      come  immagini il tuo futuro da tennista. che posizione vorresti raggiungere. -      come hai iniziato a giocare a tennis. -      nella tua famiglia qualcuno gioca o ha giocato a tennis.  se si chi.. a che livello. -      qualcuno dei tuoi genitori (o parenti) quando giochi viene a vederti? Se si... cosa ti dicono dopo la partita? -      sei contento che (un genitore o un parente) viene a vederti a giocare quando fai una gara. -      pensaci bene, preferisci che ci sia oppure no. -      il tuo allenatore cosa ti dice prima di un torneo. -      cosa ti dice dopo una partita vinta. -      cosa ti dice dopo una partita persa. -      in un torneo quale e’ la cosa che ti fa piacere prima di iniziare la partita. invece quale e’ la cosa che ti da fastidio o che ti preoccupa. ( vedere se ci sono situazioni di ansia pre gara). -      durante la partita come ti senti. -      a fine partita come ti senti se hai vinto. -      a fine partita come ti senti se hai perso. -      hai mai provato delle tecniche di rilassamento, concentrazione, controllo della respirazione o altre tecniche. -      cosa pensi quando ti dico…. concentrazione. -      cosa pensi quando ti dico…. rilassamento. -      credi di essere in grado di concentrarti. -      credi di essere in grado di rilassarti. -      pensi che possa essere una cosa positiva per migliorare la tua prestazione. -      ti interesserebbe provare a fare un allenamento sulla concentrazione  e rilassamento. per vedere di migliorare il tuo gioco durante la gara. se no… perché. -      secondo te quale è la cosa piu divertente del gioco del tennis. -      pensi che il numero uno del mondo si diverta a giocare a tennis. -      alla fine della nostra chiaccherata ti puoi descrivere, lasciando spazio alla fantasia, come ti immagini su un campo da tennis. ( esempio: un animale, di un gladiatore, ecc. ecc.)       Ottimizzazione dell’atleta Una apparecchiatura di monitoraggio tipo biofeedback puo essere di aiuto per valutare se le tecniche di rilassamento utilizzate nei confronti dell’atleta producono realmente gli effetti desiderati.   In ambito tennistico reputo molto importanti i seguenti tre punti: respirazione: quando vado a colpire una palla mi concentro sulla respirazione ovvero inspiro quando la palla sta arrivando e espiro nel momento in cui vado ad impattare la palla sulle corde della racchetta. contrazione e decontrazione dei muscoli quando colpisco la palla. a tale proposito la preparazione con il rilassamento progressivo di jacobson puo dare ottimi risultati anche durante i cambi di campo. controllo dell’ansia pre gara e durante la gara.   Allenamento al rilassamento (per poter arrivare alla sensazione di flou = flusso)   Rilassamento progressivo di jacobson- ipnosi- training autogeno. questa scelta va effettuata in base alle proprie esperienze personali e dell’atleta. rilassamento in varie situazioni ( sviluppare la capacita’ di entrare e uscire da questi stati di rilassamento. tipo dopo una serie di colpi, ritrovare un certo rilassamento tra un punto e l’altro. (passare la racchetta da una mano all’altra dopo alla fine del gioco, per scaricare la tensione. viene utilizzato anche da grandi campioni). altra cosa importante ritrovare concentrazione con esercizi di rilassamento nei 90 secondi consentiti ai cambi di campo, utilizzando un asciugamano sopra la testa per isolarsi completamente e controllare la respirazione con una serie di inspirazioni e espirazioni che ci mettano in contatto con visualizzazioni che diano rinforzi positivi all’atleta.  Gestione dello stress ( vedi controllo ansia pregara) Imparare tramite l’allenamento ad autovalutare le situazioni di stress. sapere riconoscere una situazione di stress. ad esempio il giorno prima della gara. avere ben chiaro il tipo di intervento che vogliamo attuare. fare un analisi dell’ambiente.   Nel rilassamento progressivo di jacobson dopo averlo interiorizzato dopo varie sedute di allenamento il nostro interruttore di attivazione potrà essere soltanto stringere fortemente il pugno della mano destra. possiamo cogliere segnali positivi anche di superstizione occulta. possiamo ottimizzare questo stato mentale ( gia’ in possesso dell’atleta) che sono rappresentati da segnali di rituali relativi a momenti particolarmente positivi. cercare qualcosa gia’ presente nell’atleta che potrebbe essere modificato al fine di  far funzionare tutto nel modo migliore possibile. essere attenti alle rappresentazioni dell’atleta, molto importante nei confronti dell’atleta dare delle sicurezze, certezze, fermezza, piccoli passi ma molto chiari e significativi. il numero di sedute  per far sviluppare una strategia all’atleta e’ variabile, ricordando che l’obiettivo finale e’ di restituire autonomia all’atleta.     Controllo dei pensieri Spostare il pensiero da negativo a positivo (fondamentale il lavoro durante le sedute di allenamento tecnico-tattico) lavorare sullo sviluppo di un dialogo interno che possa dare rinforzi positivi durante la gara. evitare di parlare di quello che l’atleta preferisce non sentire, ma focalizzare l’attenzione su quello di positivo che ha dentro. trasformare i (via da…) in verso… trovare una strategia valida per destrutturare un meccanismo negativo. in alcune situazioni anche bleffando (sempre a fin di bene) per poter raggiungere lo scopo. es: non sono in forma... trasformo in: magari anche il mio avversario non e’ in forma. ( cercare di togliere dal vocabolario dell’atleta il non es: non riesco, non sono in forma, non vincerò mai, ecc. ecc.) lavorare sulle visualizzazioni che bloccano segnali negativi.   Autoregolazione Può essere interessante l’utilizzo di contrazioni e decontrazioni  per mezzo del rilassamento progressivo di jacobson.   Recupero stato mentale Utilizzo di segnali post-ipnotici che servono per entrare e uscire dagli stati mentali.   Aumentare la capacità di concentrazione Il ruolo della concentrazione nell’atleta                       Controllo delle energie Trigger mentali. es: al 5° set di un incontro tiratissimo agli open di australia (vedi la semifinale del gennaio 2000 tra sampras e agassi vinta da quest’ultimo al 5° set dopo tre ore di gioco e dopo che sampras era arrivato nel 4° set quasi a vincere la partita si vedeva travolgere nel 5° set per 6-1 da un agassi che sembrava rigenerato da una solidità mentale che precedentemente aveva fatto propria sampras.)    devo trovare le energie nervose per fare emergere le energie rimanenti. quello che e’ successo nella semifinale sopra descritta e’ fattibile, a patto che sia stato strutturato un percorso con l’atleta tale da consentirci per mezzo dei famosi interruttori di attivazione di poter sfruttare tutto il potenziale residuo dell’atleta.     Gestione dello stress  (controllo dell’ansia pre-gara) Ci sono vere e proprie fobie. C’è il rischio di distruzione per la perdita di un incontro. un qualcosa vissuto in modo fortemente negativo che sfocia poi nella “nikefobia” e’ un debito che l’atleta deve pagare (in modo irrazzionale ) pulsione a non vincere l’incontro. possiamo parlare di nevrosi di scacco o di fallimento, una predisposizione a mettersi in situazioni spiacevoli per se stessi o per i propri obiettivi. lo stress ha le seguenti vie di paura:            fuga- attacco- immobilizzazione lo schema predefinito è un ancoraggio: -      aggrapparsi a qualcuno che diventi qualcosa -      mantenimento difensivo delle posizioni acquisite -      la vittoria gli ha fatto paura, quindi sensazione di immobilizzazione -      il raggiungimento della vittoria innesca un sentimento di inferiorita’ (riusciro’ a ripetere quella performance)   Ansia di stato Si manifesta nei giorni precedenti la gara con una agitazione  psicofisica o somatica e cognitiva.a livello fisico mobilitazione di vari organi interni:grande sudorazione, fortissima produzione di liquidi, aumento del battito cardiaco. e’ una rappresentazione di stress non reale. il goal-setting ovvero la formulazione di obiettivi a  breve, medio, lungo termine sono di fondamentale importanza, devono essere chiari e precisi, inoltre altrettando fondamentale sono le informazioni sui risultati che vengono conseguiti nel cammino verso il raggiungimento dei vari obiettivi ed eventualmente servire da correzzione agli obiettivi stessi. tutto questo fornisce all’atleta un grosso incentivo alla motivazione alla fatica nell’allenamento.   il dialogo interno dell’atleta è di fondamentale importanza: puo essere ansiogeno; oppure diminuire l’ansia. in questo caso puo’ essere fondamentale  il ruolo dell’allenatore con i suoi contenuti comunicativi anche sul piano tecnico-tattico.   1)   abbassamento dell’ansia pre-gara   partendo dal livello della prestazione ovvero dal rapporto tra arousal e prestazione arrivare ad avere un livello di arousal ottimale.    l i v e l l o  di  a r o u s a l        rapporto tra arousal e prestazione   nel  caso in percentuale piu probabile di livello di ansia elevato bisogna cercare di effettuare esercizi fisici pre-gara: potrebbero essere esercizi di corsa, scatti, provare dei servizi, ( tomas muster  atleta che è arrivato ad essere il numero uno del mondo arrivava al punto in fase di preparazione  di simulare quasi una partita vera e propria, prima di iniziare la patita)in pratica effettuare una trasformazione energetica (in questo momento l’atleta vive una situazione come se ci fosse un eccesso di energia una sorta di ingorgo energetico) il nostro compito è cercare di far circolare l’energia in tutto il corpo con una esaltazione di tutte le funzioni, in questo caso puo’ distribuirsi in tutto il corpo  oppure uscire sotto forma di scariche di glicogene o adrenalina.   E' altrettanto importante non fare abbassare troppo il livello di attivazione relativo al livello di prestazione della curva ad u rovesciata sopra proposta.   Nel caso di bassa attivazione pre-gara si consigliano esercitazioni che possano eccitare a livello psicofisico l’atleta. ad esempio: in fase di palleggio utilizzare due palline, oppure esercizi vicino alla rete centrale utilizzando delle palle numerate dove l’atleta dovra’ dire il numero in rapida successione. Model training: Far vivere all’atleta la dimensione della gara, gli ostacoli che l’atleta incontra deve superarli trovando una strategia che possa dare delle contromisure efficaci. tipi di immagini viste  con filmati, utilizzando fermo immagine o rallenty per copiare a segmenti il gesto. scomposizione del gesto prima a blocchi poi in movimento, ripassandola mentalmente in modo piu’ ricco possibile, in modo piu’ luminosa possibile. prima vediamo il vero protagonista, poi vediamo noi fare l’azione. a tale proposito puo essere importante l’utilizzo del video-tape durante l’allenamento per fare rivedere le azioni degli atleti. fare vedere le immagini dell’allenamento, creare sensazioni cenestesiche, sentire il peso delle gambe, delle articolazioni, creare una buona  abilita’ immaginativa. (utilizzo di una scatola con due buchi per mettere le mani, con dentro oggetti che non si vedono, far dire agli atleti quale e’ l’oggetto all’interno della scatola. Prima  fase Allenarsi alla rappresentazione di immagini future gradevoli. es: se esco con una bella ragazza la descrivo in tutti i particolari. è possibile l’utilizzo di musiche e suoni. il tempo delle visualizzazioni e’ variabile con una durata massima di 15 minuti. da 3 a 5 minuti possiamo considerarlo un tempo corretto, sempre che non intervengano pensieri negativi, in questo caso bisogna lavorare sulla correzzione dell’immagine negativa. si inizia con un lavoro in positivo con le luci, cambiando la musica, le voci, in modo tale da avere una situazione piacevole, a questo punto togliamo l’oggetto inquinante. Seconda  fase Fare una scala da 1 a 10 mentalmente, chiedendo all’atleta di rappresentarsi la sua gara migliore, dando un voto a questa prestazione. questa diventa un punto di riferimento e di partenza. importante e fare rappresentare la gara in tutte le sue parti sentendo le voci da dove provengono, l’atleta deve vedersi in tutte le forme possibili della gara, ma alla fine vedersi vincente. e’ possibile effettuare delle correzzioni di immagini o eliminazione di immagini negative. Terza  fase visualizzazione della gara peggiore, anche in questo caso utilizzo una scala di valori da 1 a 10, con dominanza a correzzione dei momenti negativi. arrivare a isolare i momenti che hanno disturbato l’azione e correggerli mentalmente. restano tracce negative delle gare precedenti  con prestazioni non buone, a questo punto ripetendo queste immagini cercare di cancellarle lentamente dalla mente dell’atleta. adesso fare solo visualizzazioni di buone gare. fare effettuare all’atleta una sorta di “  ricognizione mentale della gara che andra’ a fare”. il risultato di questa ricognizione e’ di creare nell’atleta  un ambiente famigliare, ovvero creare tracce famigliari nel nostro mondo interno, per trovare tranquillità.   Il preparatore psicologico di un atleta tennista dovrà quindi tenere sempre in grande considerazione il lavoro sugli stati mentali, la capacità di entrare e uscire, come fossero una sorta di interruttori on-off. far interiorizzare al proprio atleta la concentrazione ricordandogli che l’approccio ottimale alla gara è:   ogni colpo è il primo colpo (colpo su colpo); ogni game è il primo game; ogni gioco è il primo gioco.   Cerchiamo di fare uscire gli atleti dalle trappole mentali, ricordiamo a loro che se un essere umano e’ riuscito a fare una determinata cosa, posso provare anche io a farla. lasciamo sempre alle persone la capacita’ di raccontarsi. Se crediamo noi preparatori in un cambiamento lo faremo fare anche al nostro atleta. Per concludere Non esiste problema senza soluzione, nel problema c’è la soluzione, il problema è che non si vede la soluzione!

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Chi è il Personal Trainer

Il Personal Trainer è un professionista che si occupa di accompagnarci passo dopo passo nell’allenamento, personalizzandolo e individuando quello più adatto alle nostre esigenze. L’errore più comune che si commette una volta iscritti in palestra è quello di credere di poter programmare autonomamente la propria scheda di allenamento. “Perché investire denaro sul Personal Trainer quando posso benissimo fare da solo? Tapis roulant, addominali… e pensare che su ogni macchinario in sala pesi, o addirittura in riviste del settore, c’è persino una guida illustrata che mi spiega come eseguire l’esercizio”.  Soldi risparmiati ma… salute guadagnata? Quel denaro messo da parte, molte volte, finisce proprio per essere investito (se non in misura doppia) per riparare ai danni fisici procurati dal troppo “far da se” in palestra. Naturalmente fin dove il denaro possa porre rimedio a ciò che è stato danneggiato: un danno irreparabile, infatti, è una funzionalità compromessa, o addirittura persa, per sempre e in questo caso a poco e nulla servirà il denaro risparmiato! Non sempre, allora, la soluzione più semplice è anche la migliore: spesso è perfino la peggiore.  Quando scegliamo di iniziare una dieta, per dimagrire o semplicemente per rimetterci in forma, è corretto per la nostra salute che sia il nutrizionista o il dietista qualificato ad individuare e prescrivere il regime alimentare più adatto alle nostre esigenze. Le cosiddette diete “fai da te”, alla lunga, non possono che recar danni al nostro organismo, talvolta anche irreparabili. Immagino converrete sul punto. Allo stesso modo è giusto per la nostra salute chiedere la consulenza del Personal Trainer non appena ci si iscrive in palestra: questi, infatti, tenendo conto dei nostri limiti e delle nostre capacità fisiche e motorie, svilupperà per noi il percorso più adatto a raggiungere gli obiettivi desiderati illustrandoci, altresì, come eseguire correttamente gli esercizi e spiegandoci quali sono gli errori da evitare. Sarà nostra premura conseguire gradualmente ognuno dei risultati voluti, con costanza e dedizione, così come accade per una dieta. Iniziare l’attività motoria con l’ausilio del Personal Trainer ci permetterà di evitare errori comuni o, peggio, traumi anche irreparabili dovuti ad allenamenti sbagliati; con l’aiuto di un professionista impiegheremo al meglio il tempo dedicato all’allenamento guadagnandoci in salute. Il giusto approccio all’attività motoria più adatta alle nostre esigenze, individuata dal Trainer, si articola in quattro fasi essenziali:  Il primo passo consisterà in un colloquio con il personal trainer; con domande specifiche potrà capire meglio le nostre esigenze e scegliere assieme gli obiettivi da raggiungere. Seguirà  una valutazione posturale, utile a capire se ci sono “errori” nella nostra postura che andrebbero preventivamente corretti. Una serie di misurazioni mirate (quali plicometria, impedenziometria, circonferenze, test di forza, flessibilità e test aerobico) servirà, poi, ad acquisire un quadro completo delle nostre condizioni fisiche permettendoci di individuare gli obiettivi da raggiungere; definire, quindi, un punto di partenza e un punto d’arrivo. Individuati quelli che sono i nostri limiti, le nostre capacità e gli obbiettivi da raggiungere, il Personal Trainer svilupperà il tipo di allenamento più adatto alle nostre esigenze, accompagnandoci passo dopo passo durante tutto l’allenamento. Scegliere sin da subito un Personal Trainer non vuol dire soltanto allenarsi bene ma anche iniziare un percorso di benessere fisico divertendosi: perché l’allenamento non deve essere doloroso o faticoso bensì un piacere da rinnovare periodicamente per ritrovare benessere interiore e forma fisica. Quindi buona scelta e, soprattutto, buon allenamento!

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Definire i propri obiettivi: la storiella giappone...

Quella della definizione degli obiettivi è una questione assai spinosa. Tutti arrivano da me con molta motivazione, colmi di ottime intenzioni e con la certezza di riuscire a raggiungere quello che si sono prefissi. Ecco... proprio "quello che si sono prefissi" è spesso un'obiettivo oltre la portata, irraggiungibile nei tempi stimati. Gli obiettivi ci devono essere, il desiderio del loro raggiungimento può donare motivazione anche nei momenti difficili, ma devono avere alcune caratteristiche ben precise: devono essere a breve termine; misurabili; raggiungibili. Per fare un'esempio pratico, è meglio decidere di voler perdere 2kg nel mese successivo piuttosto che dire di volerne perdere 12kg nei prossimi 6 mesi, la pappa è la stessa, ma mentre il primo soggetto avrà certamente successo già dopo un mese e sarà dunque motivato a porsi un nuovo obiettivo; il soggetto due magari dopo 3 mesi sarà fermo a -4kg e si demotiverà per il possibile svanimento del suo successo, e forse abbandonerà il tentativo! Inoltre il risultato finale, non dev'essere ciò che metabolizza tutti i pensieri, quasi un'ossessione. Se ci si pone come obiettivo di perdere 10kg, e alla fine saranno 8kg, sarà comunque un successo. Ad ogni modo, per definire meglio questo concetto vi racconterò una storiella giapponese, che vi deve far riflettere: "C'era una volta, tanto tempo fa in Giappone,un giovane ragazzo che si recò dal miglior maestro di Karate di tutto il paese del Sol levante. Quando questo gli diede udienza il ragazzo gli chiese: 'maestro, vorrei allenarmi con Lei e diventare il miglior Karateka di tutto il paese, quanto ci metterò?' Il maestro lo scrutò e poi con calma disse: 'almeno 10 anni!'. Il ragazzo sorpreso della lunga durata dell'istruzione chiese al maestro 'e se mi allenassi con tutte le mie forze, più di ogni altro suo allievo? quanto ci vorrà?'. Il maestro si soffermò a riflettere e poi sentenziò: 'almeno 20 anni!'. Il ragazzo guardò sorpreso il maestro, senza capire, ma tentò ancora: 'E maestro, se mi allenassi tutti i giorni e tutte le notti senza mai fermarmi quanto tempo ci metterò a diventare il suo migliore allievo?'. Il maestro esitò mentre ci rifletteva, ma poi deciso disse: '30 anni!'. A questo punto il ragazzo sbottò: 'ma come è possibile , maestro, che più mi alleno e più lungo sarà il tempo della mia istruzione??'. Il maestro a questo punto disse deciso: "vedi mio giovane amico, SE UN'OCCHIO E' PUNTATO SUL TRAGUARDO... RESTA SOLO L'ALTRO PER TROVARE LA VIA!'".   Pertanto, in conclusione, ponetevi un'obiettivo ragionevole, raggiungibile, misurabile e a breve termine, ma lasciate che sia solo uno stimolo per migliorarsi sempre, e nel dubbio... ALLENATEVI!

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