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Coaching

Come essere felici, sani e avere successo (Persona...

È stato provato in modo inconfutabile che esistono persone portate al raggiungimento della felicità e persone che attraggono l’infelicità; soggetti sani e soggetti portati alle malattie; individui orientati al successo e individui condannati a fallire. Non si tratta di predestinazione o di karma negativo, bensì è il prodotto della cosiddetta “immagine dell’io”, che può essere considerata la chiave della personalità e del comportamento dell’essere umano. Si può agire su questa “immagine” per modificarne gli effetti? L’immagine dell’Io è come il programma di un pilota automatico: si impostano i dati della destinazione e i parametri del viaggio e il navigatore fa il resto, ossia conduce il mezzo, aereo o nave che sia, alla meta. Se fallisce l’obiettivo, la “colpa”, salvo casi di avaria, di solito è del programma non corretto. Ebbene, il nostro cervello ha il suo pilota automatico, che ci conduce esattamente dove la mappa mentale che abbiamo attivato gli impone di portarci, a patto che i dati del “programma” siano corretti. La ragione è che la mente agisce sulla base dell’immagine dell’io, ma non ha gli strumenti per valutare se i “dati di navigazione” sono corretti. Il nostro pilota automatico prende semplicemente per buona l’immagine che la mente crea e gli mette a disposizione, perché il sistema nervoso non è in grado di stabilire la differenza tra un’esperienza reale e una intensamente immaginata, dunque l’unico modo per far cambiare rotta al pilota automatico ed evitare lo schianto è quello di agire sull’immagine dell’io, quella che ho definito la chiave della personalità e del comportamento dell’essere umano. Soltanto dopo aver modificato il programma, passando da “persona destinata a fallire” a “persona di successo”, sarà possibile iniziare ad attivare l’attenzione selettiva nei confronti di situazioni positive, di arricchimento, di felicità e di salute. Puoi modificare la tua immagine dell’io, anche se ormai pensi che sia scolpita sul granito, iniziando a riconoscere i tuoi difetti e ad accettarti, ad avere stima e fiducia nelle tue capacità e potenzialità. Soprattutto, devi imparare ad abbandonare la vergogna di agire, cancellando l’idea che ci sia sempre qualcuno pronto a giudicarti, e devi provare la libertà di agire senza finzioni, senza copioni da recitare “perché ormai sei così” e devi mantenere fede alla parte.

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Botta e Risposta: come gestire la tensione in una ...

Tu chiedi e Massimo Binelli Coach risponde. Questa settimana si parla di come gestire la tensione nelle fasi che precedono una gara, in particolare in una gara di sci alpino, e nel corso della competizione.Ecco cosa mi ha chiesto Caterina, una promettente sciatrice:«Quando sta per avvicinarsi il momento della partenza mi prende l’ansia, non ricordo più nulla del tracciato, la mia testa è vuota. E quando inizio la discesa invece di concentrarmi sulle porte da affrontare penso ad altro. Addirittura l’ultima volta mi veniva in mente il mio corpetto! Cosa posso fare?».A Caterina ho dato una risposta “su misura”, ma gli ingredienti della ricetta, lo ribadisco, possono essere adattati anche ad altre situazioni agonistiche. Ecco gli aspetti su cui occorre lavorare.Primo: ansia e perdita di lucidità. Secondo: visualizzazione della gara. Terzo: attenzione e concentrazione.Hai una domanda da rivolgermi? Scrivila nei commenti, oppure visita il sito massimobinelli.it, inserisci il tuo nome e la tua email più importante per iscriverti e per ricevere subito la mia Guida per la tua crescita personale, poi clicca su Contattami: trovi tutte le istruzioni per inviarmi un messaggio. Se il tuo quesito sarà di interesse generale, ti risponderò in uno dei prossimi Botta e Risposta!

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Assertività come stile di vita

Assertività rima con identità e non a caso. Ad serere significa "condurre a sé" e asserire significa affermare. Secondo gli psicologi Alberti ed Emmons  il comportamento assertivo "permette a una persona di agire nel suo pieno interesse, di difendere il suo punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i propri diritti rispettando quelli altrui". Pertanto lo stile assertivo è proprio di chi afferma con certezza sé stesso, ciò che pensa, sente e desidera, esprimendo i propri bisogni o punti di vista in modo chiaro. diretto, efficace, senza timore del giudizio altrui e senza imporre la propria voce.Potremmo collocare l'assertività sulla posizione mediana di un continuum, ai cui poli opposti stanno la remissività e l'aggressività. Così remissiva è l'espressione: "Caspita questo parla a voce troppo alta, che fastidio, ma smetterà"!, ripetuta tra sé e sé e non rivolta all'interlocutore. Aggressiva è la stessa espressione così enunciata: "Vuoi smettere di parlare così forte! Mi dai fastidio!". Assertiva è l'espressione così modificata: "Sono in una situazione di disagio, pertanto posso chiederti di parlare a voce più bassa?". Come direbbe Thomas Gordon, l'espressione assertiva è una forma di "Messaggio Io", ovvero di messaggio che parte da una propriocezione, prospettiva personale che rimanda un proprio vissuto e lo rende esplicito all'altro, senza cadere nel "messaggio Tu" ovvero nell'addossare colpe all'altro per il fatto che si sta provando un certo stato emotivo.Qualche accorgimento al nostro stile comunicativo per diventare più assertivi:- coltivare l'autostima, quindi una buona immagine di sé;- passare dal "messaggio Tu" al "messaggio Io";- ascoltare i propri bisogni e allenarsi ad esprimerli senza timore del giudizio;- accogliere apprezzamenti e saperli dare;- sentirsi liberi di esprimersi senza la sensazione di avere un bavaglio che occlude l'emissione della nostra voce;- gestire la respirazione, con rilassamenti e momenti di incontro tra il pensiero e il movimento fisico.​Un ingrediente indispensabile per diventare più assertivi è l'ascolto: una persona aggressiva non ascolta, esplode e impone, mentre una persona remissiva/passiva, ascolta ma non si esprime e si chiude in una errata percezione di se stessa come "inadeguata". La persona assertiva ascolta, pondera la situazione, si auto-osserva in quella situazione, mantiene saldo il proprio punto di vista, pronta a confrontarsi con l'interlocutore, senza snaturarsi o farsi influenzare da conflitti di abbandono o di giudizio.Diventare più assertivi ci aiuta ad allenare le microespressioni facciali, la nostra comunicazione non verbale e paraverbale, in termini di spazio occupato, di visione, di postura, di mimica facciale, di tono di voce, di ritmo della parola e di gestione delle pause. Significa, inoltre, passare da una percezione di sé di "osservato" a "osservatore": chi è poco assertivo rifugge lo sguardo dell'altro, in posizione di evitamento, teme il giudizio, è troppo concentrato su sé stesso, perché si autocensura e vede l'altro come censore nei suoi confronti. Un altro vantaggio dell'assertività è la posizione accogliente e accomodante assunta rispetto all'interlocutore, dal quale non si sente l'esigenza di fuggire, dando segnali di fermezza, compostezza e presenza nel "campo" della relazione interpersonale".“La vera spiritualità è rendersi conto che, quando vibri di vera gioia, le persone attorno a te cominciano a fare lo stesso”. (Richard Bandler)Non è facile essere assertivi, perché siamo inquinati da schemi o modelli reattivi di lettura della realtà che ci fanno essere arrabbiati quando non vorremmo oppure ci fanno dire "caspita, avrei dovuto respirare una o due volte in più prima di parlare". Una cosa possiamo farla: essere consapevoli che assertivi si nasce, ma anche si diventa, pertanto se vogliamo davvero essere più efficaci nel nostro modo di comunicare chi siamo e ciò che vogliamo, possiamo partire da piccoli allenamenti quotidiani, nell'assecondare nostre esigenze o nel metterci in ascolto dell'altro, con il tasto "assertivo adesso ON". Avere una buona capacità auto-osservativa è un inizio. L'utilità di un atteggiamento assertivo è direttamente proporzionale alla soddisfazione dei nostri bisogni e alla coerenza con ciò che sentiamo davvero e con ciò che esprimiamo: maggiore è la libera espressione dei nostri pensieri, maggiore è la leggerezza con cui viviamo le nostre relazioni.

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Paura, tensione, rabbia: “Servirebbe?” (Consap...

Proprio nei giorni in cui ho pubblicato la Pillola sul vittimismo, che dilaga in questo periodo grigio in cui la cultura del sospetto ha preso il sopravvento, sono andato al cinema a vedere “Il ponte delle spie”, ottimo film di Spielberg ambientato in clima di piena guerra fredda ma di straordinaria attualità, senza tempo. Ogni volta che l’avvocato Donovan (l’immenso Tom Hanks) si rivolge al suo cliente Rudolf Abel, una spia sovietica, chiedendogli se non sia preoccupato o agitato per quello che potrebbe accadergli, compreso lo sfrigolare sulla sedia elettrica, questi risponde puntualmente, con espressione serafica: “Servirebbe?”. E ogni volta che ascoltavo quel laconico “servirebbe?” nella mia testa prendeva sempre più forma il tema della Pillola di oggi. Se segui le mie Pillole da un po’, sai che quando parlo di come gestire la tensione e la rabbia, oppure quando spiego come eliminare la negatività che tende a inquinare i pensieri e le immagini, suggerisco di rivolgersi la domanda socratica: “Cosa è meglio per me?”. Sono cinque parole, ma quel “Servirebbe?” di Abel la spia, una sola parola magica, è la sintesi perfetta di un intero trattato sull’allenamento mentale. Ricordi la metafora della “bolla”, argomento, tra l’altro, a cui è dedicata un’intera sessione del videocorso Atleta Vincente? Il centro della bolla rappresenta il momento presente ed è la condizione in cui possiamo attingere alle nostre risorse mentali e fisiche nel modo più efficiente ed efficace possibile.

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Gli occhi della tigre (Postura e Sguardo Vincenti)

Quando definiamo “vincente” una persona, atleta, professionista o politico che sia, in genere ci riferiamo all’atteggiamento mentale, ossia al suo modo positivo di intendere la vita, di affrontare le sfide, di ritenersi uomo o donna di successo. Anche il corpo tuttavia ha un suo linguaggio, ma non sempre ciò che comunica all’esterno è coerente con il dialogo interno. La persona vincente sprizza sicurezza e autostima da tutti i pori e questa energia si sente standogli vicino, respirando un po’ del suo carisma. C’è però qualcosa di impalpabile, di poco definibile, perché il più delle volte viene percepito soltanto a livello inconscio. Riusciamo a capire che abbiamo di fronte un leader, una persona sicura delle proprie capacità, ma non sappiamo spiegarci il perché. Come si fa a trasmettere questa forza in modo consapevole, affinché un avversario, se torniamo sul piano sportivo, comprenda subito che non avrà vita facile, perché capisce di avere di fronte a sé un osso duro, un vincente? Dobbiamo far percepire sicurezza in chi ci guarda, dobbiamo camminare a testa alta, con le spalle dritte e, soprattutto, dobbiamo avere gli occhi della tigre, quello sguardo che ipnotizza e incute timore, sempre nell’ambito della sfida sportiva, ovviamente! Nel momento in cui sfidiamo un avversario (ma in senso lato il ragionamento vale anche se affrontiamo una persona nei confronti della quale intendiamo far valere, pacatamente ma con fermezza, le nostre ragioni o un fornitore con il quale stiamo negoziando), il corpo deve anticipare le nostre parole. Com’è il tuo atteggiamento quando senti dentro di te la sicurezza di vincere? E quando invece la preoccupazione per quella che già vedi come una probabile sconfitta ti divora? Un atteggiamento vincente, raggiungibile grazie all’allenamento mentale, è formato da pensieri positivi e immagini del nostro successo, per quanto riguarda la componente mentale, mentre per la componente fisiologica è un equilibrio perfetto tra: Postura, Sguardo e Respirazione.

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Registi dei nostri film

Sono solo un narratore, e il cinema sembra essere il mio mezzo. Mi piace perché ricrea la vita in movimento, la esalta. Per me è molto più vicino alla creazione miracolosa della vita che, per esempio, una libro, un quadro o la musica. Non è solo una forma d’arte, in realtà è una nuova forma di vita, con i suoi ritmi, cadenze, prospettive e trasparenze. E’ il mio modo di raccontare una storia. (Federico Fellini)​Il nostro cervello procede per rappresentazioni, osserva la realtà e la codifica restituendo immagini. E così noi vediamo le cose che si muovono intorno a noi, gli oggetti fissi, i colori, il mondo che danza mentre noi rimaniamo fermi oppure il contrario, il mondo fisso, mentre noi balliamo. Se ci dicono "mela", immediatamente il nostro cervello immagina quello che per noi è una mela, avendone coscienza e avendo associato a quella forma verde o rossa il nome "mela", così noi "vediamo" una mela. Allo stesso modo codifichiamo messaggi, interpretazioni alle circostanze e costruiamo, piano piano la trama dei nostri film interiori, frutto delle nostre convinzioni che alimentano le nostre storie personali. Con quali film interiori stiamo guardando la realtà? Un uomo entra in un bar e il barista gli chiede: "Salve posso aiutarti?". Se lui indossa le lenti del "ormai sono vecchio, chissà se si nota", alle parole amichevoli del barista che gli dà del Tu, egli risponderà con entusiasmo, interpretando il suo saluto come un "salve giovanotto!". Se l'uomo indossa le lenti del "dare del Lei a uno sconosciuto è segno di educazione", il modo di fare del barista gli sembrerà irriverente e si scoccerà tantissimo, pensando che il barista sia un bel maleducato e utilizzerà un tono di voce scocciato.Come sono i nostri "film"? Come ci predisponiamo rispetto al mondo là fuori, alle nostre relazioni, agli estranei? E penso a me, quanti fraintendimenti nell'indossare lenti di un tipo piuttosto di un altro! Che ridere, pensando a certe situazioni, credo proprio di essermi resa ridicola oppure di aver fatto la figuraccia dell'ansiosa irrequieta! Oddio oppure penso a quanto mi sia sentita in imbarazzo per motivi che in realtà erano soltanto nella mia mente.Indossare le lenti giuste nei momenti giusti, è una capacità allenabile se impariamo ad osservarci e a credere fino a un certo punto alle tante storie che ci raccontiamo: siamo dei grandissimi registi e, spesso, dei pessimi attori protagonisti! A volte facciamo le star, altre volte soffriamo se ci trattano da comparse: ma noi che parte vogliamo recitare veramente? Togliamoci gli occhiali e i panni del nostro personaggio, dove siamo oggi? Su quale palcoscenico vogliamo salire per raccontare la nostra vera storia? E, soprattutto, a chi vogliamo raccontarla?I nostri film sono le nostre convinzioni più radicate: proviamo a rivederli al rallentatore e, qualche volta, proviamo a soffiarli via, davanti ai nostri occhi, come se fossero delle cartoline lasciate libere nel vento. Proviamo a riscrivere il copione, evitando di credere che questi film siano la rappresentazione della realtà: sono scatti di vita assemblati ed etichettati. Togliere l'etichetta e dare un nuovo significato non è facile, ma è altamente consigliato. Perché la realtà si costruisce davanti ai nostri occhi nel momento in cui scegliamo di guardarla in quel modo o nell'altro.​Siamo portatori di senso, siamo costruttori di sogni e di verità. Siamo ciò che scegliamo di essere, siamo continuamente dietro una cinepresa: quale sarà il prossimo ciak?

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Gestire lo stress agonistico (Risparmiare energie ...

Ogni atleta convive a modo suo con lo stress agonistico, tuttavia quando gli effetti di questa alterazione dei parametri fisiologici superano una determinata soglia di guardia, diversa da atleta ad atleta, e più in generale da individuo a individuo, la prestazione rischia di risentirne pesantemente, perché possono verificarsi perdita di lucidità, di attenzione e persino di memoria. Senza contare che lo stress costa molto, in termini di energia nervosa, dunque va tenuto sotto controllo. Il “segreto” per riuscire a gestire questo stato di tensione fisica, psichica e nervosa che si manifesta in prossimità di una gara, come risposta ai pensieri e alle immagini che iniziano ad affollare la mente di un atleta, consiste nel riuscire a identificare la soglia personale di “normale stress agonistico”, affinché ogni variazione possa essere riconosciuta sul nascere, perché, entro certi limiti, lo stress è un fedele alleato, aiuta ad entrare nello stato di massima attivazione. Un atleta deve imparare a leggere rapidamente tutti gli indicatori di un imminente rischio di “fuori soglia”, come se avesse davanti a sé un cruscotto con tanti strumenti a lancetta che puntano verso la “zona rossa” da tenere sotto controllo. Cos’è che porta le lancette verso la zona rossa? Sono i segnali di nervosismo eccessivo, la salivazione azzerata, lo stimolo troppo frequente di urinare, la respirazione accelerata, il cuore che scalpita, e questi indicatori premonitori vanno riportati in zona di sicurezza prima che sia troppo tardi. Per farlo, occorre agire sul controllo dei pensieri, delle immagini mentali e, soprattutto, della respirazione, per ripristinare stati di calma e rilassamento a cui in precedenza sono stati creati opportuni ancoraggi.Nella https://www.youtube.com/watch?v=M3TE8... ho spiegato come adottare una semplice pratica di rilassamento per controllare la paura e la tensione della gara. A questa tecnica, molto efficace, possiamo affiancare un esercizio specifico, da svolgersi mentre si va verso il luogo di gara oppure negli spogliatoi, basato sul controllo della respirazione, perché il controllo del respiro, per un atleta che si accinge ad affrontare una gara, è importante come il controllo dei materiali da usare, dell’abbigliamento da indossare e di tutto ciò che costituisce il suo personalissimo rituale preliminare alla competizione. La respirazione è correlata ad altre reazioni fisiche e mentali e questo insieme aiuta l’atleta a gestire lo stress e ad affrontare la gara con lo stato d’animo adeguato. In questo video ti spiego qual è il modo corretto di respirare. Al termine delle respirazioni, sempre ad occhi chiusi, puoi iniziare il riscaldamento mentale con la visualizzazione, di cui ho parlato nella Pillola 48: https://www.youtube.com/watch?v=fsiAH...Vuoi saperne di più? Per ricevere un aiuto concreto sul modo corretto di formulare il dialogo interno e sulla visualizzazione, e per continuare in modo consapevole la tua crescita personale, contattami e ne parliamo.Leggi l’articolo completo nel mio Blog: http://massimobinelli.it/il-blog-di-m...Vuoi parlarne? Prenota una Sessione di Coaching Gratuita con me: http://massimobinelli.it/info

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Paura di sbagliare (Come prendere le decisioni giu...

Secondo te, in quanti modi è possibile prendere una decisione? Io sostengo che siano almeno sei:1. “a naso”, seguendo l’istinto;2. razionalmente, valutando con rigore pro e contro;3. affidandosi ai pareri e ai consigli degli “esperti”;4. tirando a sorte;5. consultando un mago o una cartomante;6. aspettando che arrivi l’ispirazione.Nel video li espongo uno per uno. Prima di guardarlo prova a indovinare…Per ricevere un aiuto concreto sul modo corretto di prendere decisioni, e per continuare in modo consapevole la tua crescita personale, contattami e ne parliamo.

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Dialogando con l'imprevisto

Vivere è un’arte che assomiglia più alla lotta che alla danza, perché bisogna sempre tenersi pronti e saldi contro i colpi che ci arrivano imprevisti. (Marco Aurelio) La sapeva lunga Marco Aurelio! La vita è per sua natura imprevedibile. E così, capita che ti organizzi, pianifichi il tuo progetto, prevedi un po' la gestione di impegni, guardi il calendario, segni la data del prossimo corso e... arriva una telefonata e tutto si stravolge. All'improvviso, vedi le tue certezze frastagliarsi, come le foglie secche, d'inverno, che si accartocciano sotto i tuoi piedi. Ti chiedi: e adesso? Cosa faccio? Cosa cambia in questa situazione? Innanzitutto cambia la percezione del controllo: non puoi esimerti dall'accettare il nuovo scenario, che governa, si impone con una sfacciataggine che quasi irrita, si insinua e si prende gioco di te. L'imprevisto è lì, seduto di fronte al tuo volto inebetito, e ti osserva, quasi divertito, con ghigno sarcastico, ingrato. E così cambia pure la percezione del tempo: ciò che fino a un istante prima era una mazurka di date disseminate tra pomeriggi e sere, ora è un valzer lento di cui non conosci bene i passi. Tutto si sofferma sull'unica vera data certa: quella che ha sconvolto la tua agenda, i tuoi piani, i tuoi pensieri, tutto. E poi cambia la visione delle cose: ce la farò? come farò? e se poi…? E allora la qualità dei pensieri determina inesorabilmente la qualità del tuo momento presente, che si tinge di resa. Di fronte a un disegno più grande del tuo, nulla puoi se non capire di quali nuovi colori necessiti per stare dentro al cerchio: o dentro o fuori. E si accendono sirene nella tua mente, lampeggianti come fari nella notte, tonanti al punto da farti girare la testa, e i dubbi sul da farsi rispetto al "tutto è cambiato" si prendono per mano, si rafforzano l'un l'altro, diventano una associazione a delinquere. Come gestire l'imprevisto che ti sconvolge, ti alita addosso il suo acido sapore? Ti fermi, pensi e una parola risuona: accettazione. Eh già! Bella cosa l'accettazione! Come si fa ad accettare, quando la tua natura, libera e indipendente, non ne vuole sapere? Costrizioni contro la propria volontà, perché mai? Era tutto scritto, programmato, deciso e ora? Non ci sto! Eppure questa parola, accettazione, sembra interessante: è uno stato d'animo, un punto di vista, un'assunzione di significato, un gesto eroico, in certi momenti! Accettazione rimanda all'azione dell'accoglienza e, quindi, al fare posto: non è la realtà che è "cattiva", ma il modo in cui decidiamo di guardarla che la rende di segno positivo o negativo, pertanto se accetto l'imprevisto, lo detronizzo e gli rubo forza. Questa serve a me per andare oltre, per riformulare tutto, per trovare una nuova logica, per rimettere tutto in discussione, adattandolo nelle nuove pieghe, nei nuovi incastri che si andranno a ridefinire. E ora a noi due im-previsto: non vincerai tu, anche se siamo 1-0. E' una battaglia, ma io vincerò la guerra!

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Coaching: vincere la paura del giudizio

Tu chiedi e Massimo Binelli Coach risponde. Questa settimana si parla di timore di sbagliare e di paura del giudizio degli altri, nella vita e nello sport. Due gabbie mentali molto comuni, che ritrovo spesso nei messaggi che ricevo.Ecco cosa mi ha chiesto Luca, un calciatore professionista:«Ciao Massimo, mi chiamo Luca, gioco a calcio nei professionisti. Ti scrivo per sapere se puoi darmi consigli su come risolvere il mio problema. Quando sono in campo, ho sempre paura di sbagliare, non riesco mai a dare il 100%, perché questa paura che ho dentro di me influisce sul mio rendimento calcistico. Spesso ho anche paura del giudizio delle altre persone, non riesco a sbloccarmi e non riesco a iniziare a giocare al massimo. Puoi aiutarmi?».Ascolta cosa ho risposto…Hai una domanda da rivolgermi? Scrivila nei commenti, oppure visita il sito massimobinelli.it, inserisci il tuo nome e la tua email più importante per iscriverti e per ricevere subito la mia Guida per la tua crescita personale, poi clicca su Contattami: trovi tutte le istruzioni per inviarmi un messaggio. Se il tuo quesito sarà di interesse generale, ti risponderò in uno dei prossimi Botta e Risposta!

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Esci dal tuo vittimismo (Come ritrovare la fiducia...

Come si esce dal labirinto mentale della “cultura del sospetto”? Come superare i luoghi comuni, le sentenze come “Io non mi fido più di nessuno”, che finiscono per diventare un filtro non solo per ciò che è estraneo, ma anche per ciò che sta vicino a noi e producono solitudine? È necessario sviluppare una nuova consapevolezza e renderci conto del fatto che se per noi tutti gli “altri” sono soggetti potenzialmente pericolosi, vuol dire che anche per tutti questi altri “noi” siamo soggetti potenzialmente pericolosi. Dobbiamo capire che se proiettiamo sugli altri le nostre paure, alla fine non resta nessuno di cui fidarci veramente, e noi diventiamo le prime vittime di questo corto circuito. Tra l’altro, questa forma di vittimismo scatena il fenomeno della negatività collettiva, che come un buco nero attira altra negatività fino a diventare un’enorme massa informe dalla quale è quasi impossibile allontanarsi, tanta è l’attrazione. Ricordi, al proposito, l’enunciato della mia Legge di Attrazione della sfiga (https://youtu.be/Gy2k9WqIQJU?list=PLN... Dice che chi si piange addosso ha SEMPRE ragione, perché più formula pensieri negativi e più continua ad attrarre la sfiga su di sé. Chi si lamenta in continuazione, intossica la sua mente e la mente delle persone che ruotano nella sua orbita. Con l’occasione, rinnovo il consiglio: stai alla larga da chi non vede l’ora di rovesciarti addosso tutti i suoi problemi e le sue paure, da chi è sempre infelice perché è deluso della società, a suo dire colpevole di tutte le malefatte del mondo intero. Trova una scusa qualsiasi ma allontananti subito! Lascia le persone negative in compagnia della loro pesantezza, altrimenti ti ritroverai con le batterie a terra. Se accetti di far parte del club del lamento, se accetti l’idea malsana che la “colpa” è sempre di qualcun altro, continuerai a vedere e a percepire solo ciò che NON va bene per te, sarai circondato dal negativo, e tutto quello che invece potrebbe essere utile e importante per il tuo successo ti passerà sotto al naso senza che tu nemmeno te ne accorga. Esci da questo stato di “comoda passività”, fai pace con quello che ti turba o ti delude, degli altri e del mondo più in generale, e comincia a pensare ai tuoi obiettivi in modo costruttivo e non con atteggiamento disfattista. Visualizza ciò che è positivo per te, visualizza le cose che approvi al posto di quelle che contesti “a prescindere” e vedrai che la tua vita inizierà a cambiare. Da quel momento ti riapproprierai della tua libertà e non potrai nemmeno più sopportare l’idea di frequentare persone negative, che ti ingabbiano con la loro pesantezza. Ti va di scoprire come puoi affrontare questo percorso di crescita personale? Contattami e ne parliamo…

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Autostima o autoefficacia?

Com'è la tua autostima? Una domanda non del tutto scontata, che fa trasalire e, inutile negarlo, fa riflettere.Siamo di corsa, sempre traghettati di problema in problema, di pensiero in pensiero, con il lavoro che incombe, che va e che viene, con impegni che incalzano, mentre le ore dell'orologio impazzano: siamo stanchi, ci riposiamo e, poi, l'indomani ricominciamo tutto daccapo."Come stai?", ci chiedono. La nostra risposta varia da un "Insomma, grazie", a un "tutto ok", generico e, spesso, senza significato reale, fino a un "benone  grazie e tu?", che si perde ancor più in una ineffabile vaghezza.Lo "stare bene" è legato a una buona salute, senza dubbio, ma se volessimo scavare più a fondo? Laggiù, dentro di noi, come stiamo?Auto-stima ovvero stima di sé stessi significa che in modo stabile e incondizionato ci amiamo per un semplice motivo: perché esistiamo e siamo portatori di valori unici. Spesso accade che la nostra autostima sia, invece, correlata a fattori contingenti, quali il lavoro, la casa, i soldi, l'amore, il successo: appigli che, apparentemente, sembrano essere portatori di felicità. Ecco che allora diciamo: "sarò felice quando avrò trovato il lavoro che fa per me" oppure "andrà meglio quando troverò l'amore, allora sarò appagato/a e realizzato/a". In questo modo non facciamo altro che dare al nostro piccolo Ego motivi per fare i capricci e affidiamo, senza rendercene conto, la nostra piena soddisfazione all'esterno, instabile e mutevole, anziché all'interno di noi stessi. E così facendo, rischiamo sempre molto: di essere delusi, disillusi, di esserci sbagliati/e, di aver commesso errori, perché non è andata come credevamo, insomma rischiamo di essere poco amorevoli con noi stessi. Questo accade quando usiamo tutte queste concause esterne per dimostrarci che valiamo. Confondiamo l'autostima con l'autoefficacia. Quest'ultima è condizionata dagli eventi ed è circostanziale: in alcuni ambiti abbiamo doti da problem solver, in altri meno e questo perché, ci piaccia o no, siamo limitati e abbiamo capacità di agire in quella determinata situazione, mentre in un'altra ci mettiamo di fronte alle nostre manchevolezze e, se abbiamo lo stato d'animo sul tasto ON, cogliamo l'occasione per imparare proprio dagli errori o dai "vuoti" da riempire. Siamo consapevoli di avere doti da formatori oppure da impiegati oppure da artisti, ci conosciamo per ciò che sappiamo fare al meglio. Ci conosciamo anche per il solo fatto intrinseco di valere qualcosa?Forse meno o forse per niente, se non sono gli altri a farci qualche elogio.Auto-stima non significa sentirsi al massimo in ogni performance: significa sentirsi al posto giusto sempre, con la coscienza di "essere a contatto con se stessi" e di dialogare internamente per poter rispondere alle sfide esterne in modo coerente con quello che "sentiamo": l'approccio comportamentale definirebbe questo atteggiamento orientato agli obiettivi di padronanza ovvero di autoefficacia e gratifica di sé, per quello che si è potuto fare con i propri strumenti, a prescindere dal risultato (obiettivi di prestazione). L'Ego vuole continue conferme esterne, mentre l'auto-stima si appaga di un "sì" a sé stessi, che diventa un punto di appoggio essenziale per il nostro agire nel mondo. Cosa facciamo per "riavvicinarci a noi"? E, soprattutto, cosa siamo disposti a sacrificare? E ad accogliere? Non è possibile alcuna salute psicologica senza che il nocciolo essenziale di ogni persona sia fondamentalmente accettato, amato e rispettato.(Abraham Maslow)

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Pensieri negativi – Paura di non farcela – Pau...

Tu chiedi e Massimo Binelli Coach risponde. Questa settimana si parla di Cambiamento, di Paura di vincere e di Rendimento in gara.Ecco cosa mi hanno chiesto Chiara, Cristiano e Davide.Domanda di Chiara, una brava mezzofondista iscritta al mio videocorso Atleta Vincente:«Buongiorno Massimo, ho iniziato il percorso con il primo video “Allenamento Mentale, Dialogo Interno e Pensiero Positivo” e ho svolto il “compito a casa”, quello dove dovevo scrivere i miei pensieri durante una gara e poi a fianco riformularli con il metodo CCCP. Ho lavorato sia con una gara andata bene che con una gara andata male, ti allego il risultato. Non sono riuscita a trovare un pensiero CCCP per ogni mia affermazione ma credo che sia perché quando corro penso troppo. Ieri sera in allenamento ho provato a mettere in pratica il tutto ma mi è risultato un po’ difficile, sembrava che dentro la mia testa ci fossero due vocine che discutessero fra loro, una positiva e una negativa, non è la prima volta che mi capita, però ieri ho provato d’istinto a non ascoltare né una né l’altra e a concentrarmi sul movimento di corsa che stavo compiendo, e sono riuscita a fare un buon allenamento. Che cosa ne pensi? Grazie, Chiara».Domanda di Cristiano, arrivata tramite il mio sito MassimoBinelli.it:«Ciao Massimo, sono un giocatore di tennis e vorrei iniziare un percorso mentale per poter finalmente fare quel passo avanti che da una vita aspetto. Quest’anno sono stato a un passo dal raggiungere la serie B tennistica ma ho dovuto combattere con la mia negatività, ansia, paura di non farcela, pessimismo e insicurezza, tutti fattori che mi hanno bloccato a un soffio dal traguardo. Io sono di Alghero, quindi non so se sia possibile incontrarci in qualche modo: un lavoro a distanza potrebbe essermi ugualmente di aiuto? Ti ringrazio, Cristiano».Domanda di Davide, arrivata tramite il mio sito MassimoBinelli.it:«Caro Massimo, ho 18 anni e pratico ciclismo da tre anni, vorrei qualche consiglio per prepararmi mentalmente prima di una gara, dato che ritengo che sia fondamentale. Quando sono in gara ho paura di rischiare, mi trovo in difficoltà ad affrontare alcune situazioni credendo di non riuscire ad andare avanti. Per esempio, quando affronto una salita e vengono a farmi male le gambe, cosa normale, tendo a mollare perché penso di non farcela. E quando arrivo al traguardo ripenso a quella situazione e mi dico “che stupido che sei stato, se tenevi ancora un po’, potevi scollinare con i primi”. Spero che tu mi risponda. Saluti, Davide».Ascolta cosa ho risposto…Hai una domanda da rivolgermi? Scrivila nei commenti, oppure visita il sito massimobinelli.it, inserisci il tuo nome e la tua email più importante per iscriverti e per ricevere subito la mia Guida per la tua crescita personale, poi clicca su Contattami: trovi tutte le istruzioni per inviarmi un messaggio. Se il tuo quesito sarà di interesse generale, ti risponderò in uno dei prossimi Botta e Risposta!

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La Metafora del Surfer

In questo video ti illustrerò la metafora del surfer che ti potrà aiutare ad avere un prospettiva diversa e nuova sul fitness e su come approcciarti all'allenamento. Ti spiegherò che la cosa più importante non è tanto cercare di controllare tutto (dal momento che il controllo è un illusione) quando piuttosto permettere al tuo percorso di fluire il più liberamente possibile così da divertirti ottenendo grandi risultati con la giusta fatica. Così facendo lascerai che i dettagli e i risultati finali si prendano cura di se stessi senza dover preoccuparti e senza rendere il percorso complicato e troppo razionale.Se capirai il messaggio di fondo di questa metafora potrai davvero rivoluzionare il tuo allenamento e il tuo percorso in termini di miglioramento della forma fisica ottenendo ottimi risultati con una auto-consapevolezza nuova, fresca e liberatoria.

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Solo per oggi (Il potere del “qui ed ora”)

Lo spunto per l’argomento della Pillola di questa settimana me l’ha offerto Gianluca, che in un suo recente intervento nel corso di un incontro tra amici e colleghi ha spiegato ai presenti la sua visione del “vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”. A Gianluca ho replicato dicendo che il “vivere alla giornata” in qualche modo può essere ricondotto al principio del “qui ed ora”, un concetto che chi mi segue ben conosce, perché lo tiro in ballo molto spesso. Essere consapevoli del “qui ed ora”, responsabili di ciò che accade nel momento presente e avere fiducia in sé stessi significa evitare di tormentarci per il passato, perché quel che è fatto è fatto, e poi perché rimuginare è dannoso e intossica la mente, ma significa anche evitare di angosciarci per il presente e di preoccuparci per il futuro. Per dare un senso al nostro presente è importante avere un obiettivo. Perché è così importante fissare obiettivi? È importante perché un obiettivo ben formato scatena un’ondata travolgente di motivazione, che ci spinge ad agire, con tenacia e intelligenza, nella direzione del risultato auspicato. E più l’obiettivo è impegnativo, ma sempre realistico, e più alta è la probabilità di raggiungerlo con successo. Sembra un paradosso, vero? Questo succede perché un obiettivo troppo semplice da raggiungere scatena scarsa motivazione, un obiettivo irraggiungibile viene percepito dal nostro cervello come un inganno, mentre un obiettivo importante e realistico mette in moto meccanismi mentali molto potenti. Dunque: vivere sì nel presente, ma avere ben chiaro il cammino da percorrere. A questo punto, probabilmente ti stai chiedendo cosa c’entri il “SOLO per OGGI” con il “qui ed ora”, vero? C’entra, perché per comprendere il valore del presente suggerisco a te, a Gianluca e a tutti coloro che adottano la sua “filosofia di vita”, alcune attività da svolgere “OGGI”, ossia impegni da prendere con sé stessi soltanto per un giorno, non per una settimana, un mese o per il resto della vita. Quindi rimane inviolato il “suo” principio del vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, tuttavia l’idea è quella di rendere speciale proprio quel giorno. Cosa puoi fare “SOLO per OGGI”? La lista di attività che non rientrano nelle normali abitudini, da svolgere solo per un giorno, è pressoché infinita, tuttavia impegnati a sceglierne almeno tre, tra quelle della splendida dozzina che ti suggerisco, da portare a termine entro 24 ore da quando avrai preso la decisione. Ascolta il video e fai la tua scelta. Una volta che hai individuato le tue tre attività da svolgere “SOLO per OGGI”, fallo sapere al mondo intero. Scrivi nel commenti e condividi sul tuo profilo Facebook e sugli altri social in cui sei presente che a partire da… e per le successive 24 ore prendi l’impegno di… e autorizzi chiunque ti conosca a sputtanarti altrettanto pubblicamente se non mantieni fede alla tua promessa. Trascorse 24 ore, fai sapere a tutti com’è andata. Ti piace l’idea? Sappi che il “SOLO per OGGI” in fondo vale soltanto per 24 ore, quindi ce la puoi fare, vero? Però una giornata così puoi ripeterla una volta ogni sei mesi, una volta al mese, una volta alla settimana, una volta al giorno… Capita l’antifona?Se ti va di approfondire la filosofia di vita del “SOLO per OGGI”, contattami e ne parliamo…

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Esploratori dell'anima

Sono sempre stata attratta dai misteri del mondo. Mi appassionava l’archeologia: ho assistito a delle operazioni di scavo in una vasta area non lontano dalla casa in cui abitavo da piccola con la mia famiglia e ricordo lo stupore nei miei occhi, quando ho potuto avvicinare lo sguardo a quelle grandi buche, da cui si vedevano reperti di un mondo antico. Le prove di una civiltà lette sui libri al capitolo “preistoria” erano lì, davanti a me. Andavo poi esplorando negli orti e nei prati, in luoghi un po’ nascosti, con gli amici, alla ricerca di fossili, contagiata dall’animo da Indiana Jones di mio padre. Eccomi, oggi, di nuovo, nelle vesti dell’esploratrice, con una differenza: non cerco reperti, ma verità; non cerco siti preistorici, ma scandaglio l’animo per trovare intuizioni, risposte se non, addirittura, domande. Così, nel ruolo di coach o counsellor ci si predispone a conoscere e, prima di tutto, a gestire l’imprevisto, il “non noto” che sta dietro le parole di chi sceglie di andare in aiuto di se stesso. L’esplor-azione, nel coaching o counselling, si fa arte maieutica ovvero “moto verso la scoperta di verità” che si rivelano in modo sempre più nitido. Servono precisi strumenti: ascolto, empatia, non interferenza, pazienza, non urgenza e un ambiente accogliente, una sedia o una poltrona, domande, tante domande e attesa. Da buoni esploratori, si raccolgono le prime tracce e poi si scende sempre più in profondità, nel dettaglio, sondando il terreno fertile da cui far sgorgare le prime gocce d’acqua, i “non detti” che, riemersi, nutrono fiumi in piena. A quel punto nuovi semi metteranno radici e germoglieranno: sono i semi della consapevolezza e della conoscenza ovvero delle due pietre filosofali della propria evoluzione interiore. Sono due doni preziosi da condividere: chi li possiede se ne arricchisce, mettendoli a disposizione degli altri, attraverso il proprio esempio, la propria ispirazione riattivata.Quando si esplora, è inevitabile incontrare ostacoli quali resistenze, paure, schemi, aree di comfort, preconcetti. Proprio in questo buio, chi va esplorando, accende una torcia per vederci meglio e lì si accorge che ci sono altre gallerie da percorrere, altre pareti su cui aggrapparsi. E, all’improvviso, quella che sembrava una grotta senza via di uscita, diventa un tunnel che, a un certo punto, finisce. Dall’altra parte, si trovano nuove idee, nuove visioni, nuove linee di azione per orientarsi meglio nella vita, nella gestione delle proprie emozioni, nell’assegnazione di significato agli eventi che accadono. Si sceglie di vedere in un certo modo, anziché in un altro. I “cercatori d’oro” non desistono facilmente: mappa alla mano, vanno avanti con grande motivazione sul percorso che tracciano, passo dopo passo. Non tornano indietro e, quando arriveranno alla meta, non saranno più uguali a prima: ogni intuizione costituirà una prova del buon esito del viaggio e ogni prova diverrà una testimonianza di una vera e propria ritrovata ricchezza. È curioso osservare quale ideale di felicità amino gli uomini e in quali singolari posti essi cerchino la sua sorgente. Alcuni la cercano nell'ammucchiare ricchezze, alcuni nella superbia del potere, altri nelle conquiste dell'arte e della letteratura. Pochi la cercano nell'esplorazione del loro spirito o nel miglioramento della conoscenza.(Helen Keller)

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Botta e Risposta: Visualizzazione - Parlare in pub...

Tu chiedi e Massimo Binelli Coach risponde. Questa settimana il Botta e Risposta è con Emanuele, Andrea e Gabriele. Si parla di Cambiamento, di Paura di vincere e di Rendimento in gara.Ecco cosa mi hanno chiesto Giada, Christian e Karen.Domanda di Giada:«Buonasera Massimo, mi chiamo Giada e ho 29 anni. Sono arrivata a lei, perché andando ad un seminario aziendale ho avuto la “visione” che mi ha fatto capire che, nonostante la mia conoscenza della Legge di Attrazione, c’è qualcosa che non riesco a fare, ed è proprio il potere di visualizzare. Non riesco a visualizzare le cose che desidero come vorrei, con la giusta energia. Credo che lei possa darmi una grande mano».Domanda di Christian:«Ciao Massimo, ti contatto per avere qualche consiglio utile per gestire lo stress e l’ansia di parlare in pubblico, davanti ad una platea di professionisti. Nello specifico, a breve dovrò moderare un importante convegno e me la sto “facendo sotto”. In passato l’ho già fatto, ma questa volta il livello è molto alto e ho paura che l’ansia possa giocarmi brutti scherzi, farmi balbettare e rovinare un’occasione importante con un blocco o una figuraccia. Altre volte mi è capitato di parlare a singhiozzo e di bloccarmi un po’ davanti ad un pubblico numeroso: vorrei che non accadesse più. Spero che tu possa aiutarmi».Domanda di Karen: «Ciao, mi chiamo Karen e pratico da sei anni tiro con l’arco. Tra poco avrò i Campionati Italiani. Sapendo che nelle altre gare importanti ero sempre agitata, ho cercato su Internet qualche “trucchetto” per non essere stressata e sono capitata sul tuo profilo YouTube. Dato che una gara di tiro con l’arco può durare anche più di 8 ore, volevo chiederti se mi puoi aiutare a rimanere concentrata e soprattutto a non essere agitata, perché è difficile rimanere padroni di sé stessi senza che ti sfuggano pensieri negativi. Poi mi preoccupa la finale, dove sei uno contro uno (come alle Olimpiadi) e dietro di te c’è il pubblico, ci sono le telecamere... Nelle gare di qualificazione, mentre tiravo ha cominciato a tremarmi una gamba, il che può diventare un disastro, perché nel tiro con l’arco ogni movimento inappropriato può farti perdere. Puoi darmi dei consigli?».Ascolta cosa ho risposto…Hai una domanda da rivolgermi? Scrivila nei commenti, oppure visita il sito massimobinelli.it, inserisci il tuo nome e la tua email più importante per iscriverti e per ricevere subito la mia Guida per la tua crescita personale, poi clicca su Contattami: trovi tutte le istruzioni per inviarmi un messaggio. Se il tuo quesito sarà di interesse generale, ti risponderò in uno dei prossimi Botta e Risposta!

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Mai dire… sempre! (Le sentenze inappellabili min...

“Mai” e “sempre” sono due parole che nel loro significato negativo intossicano la mente, sono sentenze di condanna che demoliscono la nostra autostima, soprattutto se siamo noi a pronunciarle. C’è un modo per uscire da questo “ergastolo”?Quante volte ti è capitato di dirti “Non me ne va MAI bene una”, “Sono SEMPRE un disastro”, “Le mie relazioni finiscono SEMPRE male”, “Ho SEMPRE la solita stramaledetta paura di fare il primo passo”? Ebbene, ogni volta che il tuo “tribunale” pronuncia una simile sentenza, quella che potrebbe essere una condizione momentanea e superabile diventa una convinzione assoluta e irrevocabile, quindi la tua mente si convince che non c’è proprio niente da fare, bisogna rassegnarsi ad essere SEMPRE così.Perché non proviamo a sostituire l’avverbio “sempre” con una parola più morbida, che invece di far riferimento all’“eternità” sia circoscritta al fatidico “qui ed ora”, e dunque lasci aperta la strada verso il cambiamento? Cosa succede dentro di te se al posto di pensare “Sono SEMPRE un disastro” o “Non me ne vai MAI bene una”, ti dici “OGGI è stato un disastro”, “ADESSO non è andata bene”. Le prime sono sentenze di condanna, mentre le altre soluzioni sono una presa d’atto di una situazione momentanea, che può migliorare. È come se la frase avesse i puntini di sospensione e un “ma”: “OGGI è stato un disastro… ma posso fare molto meglio”, “ADESSO non è andata bene… ma posso riuscirci”.L’allenamento mentale è basato sul modo corretto di formulare il dialogo interno, poiché il pensiero è l’attività psichica mediante la quale l’essere umano prende coscienza di sé e della realtà, formula ipotesi e giudizi, elabora contenuti e informazioni per arrivare a definire la “mappa del mondo” in cui vive e in cui si rappresenta con le immagini. Per questa ragione, ossia per uscire dalla spirale della negatività, bisogna imparare a pensare e a visualizzarci in ciascuna situazione in modo corretto e positivo. Possiamo iniziare un percorso di allenamento mentale che ti permetta di imparare a controllare i pensieri, per migliorare il tuo dialogo interno, e ti consenta di sviluppare l’abilità di visualizzarti mentre ottieni il risultato desiderato al posto dell’evento negativo che fino ad oggi ha scatenato il “giudizio eterno”. Contattami e ne parliamo…

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L'area di comfort: una poltrona... s-comoda

“Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare sé stessi”.(Nelson Mandela)   Una delle grandi sfide da affrontare per chi sceglie di "guardarsi dentro" in una relazione di coaching o counselling è proprio quella di guardare in faccia la propria "zona di comfort" ovvero l'area del "noto e conosciuto, quindi accettato e difeso", la cui forza è contraria a quella dell'area del "cambiamento e rinnovamento". Quest'ultima spaventa perché "non nota e non conosciuta": occorre trovare in sé il coraggio di andare oltre l'ostacolo ed è una ricerca che necessita di allenamento, volontà e umiltà, prima di tutto verso sé stessi. Si chiudono gli occhi, ci si affida e si fa un bel respiro: il coach o il counsellor guidano, la Persona sceglie la strada.Non è un percorso facile, anzi: i nostri blocchi emotivi e cognitivi sono parti di una sovrastruttura che indirizza i nostri "sì" oppure i nostri "no" o, ancora, i nostri "non lo so", secondo logiche "socialmente condivise e accettate", che non risuonano, il più delle volte, con quanto, in realtà, davvero pensiamo. In queste "bolle di comfort" "crediamo" di scrivere la nostra quotidiana esistenza, mentre la stiamo semplicemente osservando da una poltrona comoda e ben salda a terra e dalla cui posizione difficilmente riusciamo a "vedere" con altri occhi. Le nostre abitudini sono griglie da cui osserviamo tratti parziali della realtà, questa intesa come "propria realtà interiore", quella che sa dove siamo diretti e su quale treno dovremmo salire: per prima cosa, si individuano i "modus operandi" che utilizziamo per risolvere i nostri enigmi quotidiani, le nostre ansie, al fine di comprendere come ci approcciamo, in quale forma, con quali sistemi di pensiero; dopodiché, si fa amicizia con questi schemi, diventandone consapevoli, quindi assumendo un ruolo attivo e non più passivo rispetto alla loro influenza sul nostro agire. Con la consapevolezza diventiamo più "luminosi", apriamo delle "porte" importanti dentro di noi, andiamo incontro a intuizioni e a prese di coscienza che aiutano a sgretolare le griglie, a far cadere credenze limitanti. L'evoluzione personale non può avvenire all'interno di aree confortevoli, calde, appaganti, familiari ed ermeticamente chiuse: è necessario creare una crepa sulla bolla protettiva, per fare entrare aria e ossigeno, per inspirare ed espirare in modo più profondo e far uscire idee, pregiudizi, giudizi, "ma", "non so", "paure", immondizia per il cervello, che si plasma a contatto con l'ambiente. Seduti nella nostra sedia comoda, proviamo a immaginare di alzarci per esplorare una nuova stanza: come la vediamo? Come sono le pareti? Usciamo fuori: di che colore è il cielo? Espandiamo la visuale: come è il panorama? Più bello, che ne dite?

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Pessimisti vs Ottimisti

Ognuno di noi guarda la vita e il futuro in un modo diverso. Alcuni di noi vivono con preoccupazione ed ansia, focalizzano la propria attenzione sulle difficoltà incontrate o da affrontare, piuttosto che sulle gioie e i successi ottenuti; queste persone sono i cosiddetti pessimisti. Altri invece tendono a valutare la vita con serenità ed entusiasmo, considerano le difficoltà come opportunità di crescita, più che come insidie e ostacoli insormontabili; questi ultimi sono gli ottimisti. In generale possiamo affermare che: l’ottimismo è l’attitudine a giudicare favorevolmente lo stato e il divenire della realtà e della vita il pessimismo è l’atteggiamento costante e sistematico di sfiducia nei confronti della realtà e della vita Gli effetti negativi del pessimismo e delle emozioni correlate (rabbia, ansia, depressione…) sulla nostra salute sono facilmente riconoscibili, ma se è vero che uno stato cronico di sofferenza psicologica è tossico per il nostro organismo e la nostra mente, è anche vero che le emozioni opposte possono avere un effetto tonificante. Con questo non voglio affermare che l’ottimismo e le emozioni positive (la gioia, l’entusiasmo, la curiosità…) o una semplice risata cambierà il decorso della nostra giornata. Diversi studi hanno messo in luce che i pessimisti più facilmente si arrendono di fronte alle difficoltà, hanno meno successo nel lavoro, cadono più spesso in depressione e si ammalano più facilmente. Al contrario le persone ottimiste rendono meglio nello studio, nel lavoro e nello sport. Inoltre sembra che gli ottimisti siano più abili nei test attitudinali e tendano ad essere scelti più spesso dei pessimisti quando concorrono a cariche dirigenziali. Infine si è rilevato che le persone ottimiste godano di uno stato di salute buono: infatti sembra che il loro sistema immunitario sia più efficiente e risentono meno dei consueti malanni fisici. In uno studio (Goleman, 2011) venne valutato il livello di ottimismo o pessimismo di 122 uomini sopravvissuti ad un attacco di cuore. Otto anni dopo dei 25 uomini più pessimisti, 21 erano morti; dei 25 più ottimisti ne erano morti solo 6. La loro predisposizione mentale fu rivelatrice della loro possibilità di sopravvivenza più di qualunque altro fattore di rischio medico. Ma perché alcune persone sono ottimiste e altre sono pessimiste? I pessimisti possono diventare ottimisti? Per rispondere a queste domande farò riferimento agli studi di Martin Seligman (1996) che è un autorevole studioso del settore. Seligman sostiene che alla base dell’ottimismo e del pessimismo ci sono due elementi: la sensazione di poter esercitare o meno un controllo sugli eventi il modo con cui ci spieghiamo ciò che ci accade Le persone che si vivono come impotenti saranno, con maggiore probabilità, più pessimiste delle persone che, al contrario, credono di poter modificare circostanze ed eventi così da raggiungere obiettivi e successi desiderati. Tuttavia la percezione di sentirsi impotenti o meno, cioè capaci di controllare ciò che ci accade o meno, si costruisce sulla base di come ciascuno si spiega gli eventi negativi o positivi con cui ha a che fare nella vita. Seligman ritiene che ciascuna persona abbia un proprio stile esplicativo, cioè una propria modalità di interpretare le cause degli eventi: tale modalità si origina dalla visione che ciascuno ha del proprio posto nel mondo, dal percepirsi come persona degna di valore e meritevole oppure indegna e immeritevole. Nel primo caso avremo facilmente a che fare con una persona ottimista, nel secondo con una pessimista. Nello specifico lo stile esplicativo è caratterizzato da tre dimensioni cruciali: la permanenza: riguarda il tempo e il modo in cui ci spieghiamo gli eventi, le persone pessimiste credono che le cause dei propri successi o fallimenti perdurano nel tempo e non sono modificabili la pervasività: riguarda invece lo spazio, alcune persone riescono a mettere da parte i loro problemi e ad andare avanti anche quando vivono un dolore in un campo importante della loro vita, altre persone invece tendono a mandare tutto in rovina la personalizzazione: riguarda l’attribuzione causale degli eventi, ossia siamo noi stessi o i fattori esterni che causano gli eventi? Gli ottimisti tendono ad interpretare gli insuccessi come occasionali e circoscritti ed interpretano i successi come conseguenza delle loro qualità, i pessimisti fanno esattamente l’opposto Possiamo quindi affermare che ottimisti o pessimisti non si nasce, ma lo si diventa. Secondo Seligman, l’ottimismo può essere appreso e, con sollievo di tutti i pessimisti, anch’essi possono sperare di diventare un giorno ottimisti, ma solo dopo aver imparato una serie di abilità, come il modo soggettivo di interpretare gli eventi, l’ottimismo quindi si può apprendere con l’esercizio e la flessibilità di pensiero.

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