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Coaching

Il tocco, un magico linguaggio espressivo

"Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista".(San Francesco d'Assisi)   Le mani sono le prolunghe dell'anima protese verso il mondo intorno a noi. Ci permettono di accarezzare, toccare, "sentire" attraverso le sensazioni che da esse arrivano al sistema nervoso centrale che le elabora e ne dà un significato, un rimando emozionale.   Il contatto è un linguaggio molto intimo tra due persone: esso attraversa uno spazio personale delicato, dove serve un "tacito permesso", espresso con l'accoglienza, l'apertura e un sorriso di "benvenuto" oppure con la chiusura e uno sguardo sfuggente, che si ritrae, facendo un passo indietro. Perché alcuni di noi danno la possibilità di essere avvicinati mentre altri si allontanano? Dipende molto dai vissuti interiori, dal grado di diffidenza sviluppato nei confronti dell'altro, dallo stile educativo e comunicativo, dallo stato emotivo, dalla incapacità di far entrare la fiducia nella propria vita, forse perché proprio la vita stessa ha dato segnali negativi in tal senso o come tali sono stati semplicemente "male interpretati".   In un percorso formativo di coaching o counselling l'esperienza del contatto con l'altro è davvero affascinante: essere protagonisti di un itinerario psicocorporeo permette di osservarsi e di osservare chi ci sta di fronte, di tenere lo sguardo, di cogliere segnali emotivi, di cogliere noi stessi mentre depositiamo la nostra attenzione su un'altra persona che, a sua volta, mette in campo la medesima dinamica. Si dicono molte cose, guardandosi negli occhi: si può dialogare in un silenzio eloquente, in realtà, si può rispettare il non detto e condividerne il tempo, l'intensità.Mani che, simbolicamente, si spostano sul collo, lungo la schiena, sulle spalle, sulla vita, mimano tocchi leggeri, carezze che vanno in profondità e toccano parti di noi inconsce, profonde, che, a contatto con l'acqua, ad esempio, emergono, quasi si sentissero desiderose di galleggiare con i nostri pensieri coscienti e con le nostre piccole consapevolezze limitate, ma ancorate a certezze che usiamo come braccioli per rimanere in equilibrio. Come coach o counsellor dovremmo essere in grado di mantenere un'equa distanza dal cliente, per non invadere il suo spazio personale, quasi a comunicargli: "Non ti preoccupare, sono qui per aiutarti, di me ti puoi fidare". Questo rispetto lo si impara grazie all'educazione psicocorporea, favorita da esercizi in acqua oppure in aula, in gruppo o individuali, in cui sperimentare sia la vicinanza sia la lontananza dall'altro, dedicando attenzione anche al proprio equilibrio e cercando di "aprire delle porte". Trovare le chiavi è un'abilità che si affina con la pratica e con la costanza, con lo studio e la messa in discussione di se stessi per attivare cambiamenti e diventare come l'acqua, fluida e trasparente. Così saremmo in grado di fare da specchio a chi si affiderà a noi, per cercare un'oasi di serenità nel proprio deserto.

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Botta e Risposta: Cambiamento - Paura di vincere -...

Ogni giorno ricevo messaggi e mi vengono sottoposte domande, molte delle quali sono di carattere generale, e dunque ho pensato che le risposte possono essere di grande aiuto a tutti coloro che mi seguono qui su YouTube.Per questa ragione ho pensato al Botta e Risposta. Ecco cosa mi hanno chiesto Emanuele, Andrea e Gabriele.Domanda di Emanuele:«Ciao Massimo, mi chiamo Emanuele, sono un semplice operaio di una ditta che si occupa della pulizia della stazione di Napoli con una retribuzione nella normalità del giorno d’oggi. Sono sposato, ho un bambino di un anno, mia moglie lavora, ma se devo dirti di essere felice a livello economico, ti dico che non lo sono. Vorrei trovare un’idea che mi porti una certa abbondanza economica, ma non so come fare. Mi farebbe piacere ricevere una tua risposta».Domanda di Andrea:«Ciao, il mio nome è Andrea e sono un atleta. Sono un ragazzo timido, molto timido, e penso che questo mi ostacoli molto nella mia “carriera” di atleta. A volte, quando sono alle gare, non è che abbia paura di vincere, ma quasi... Non so come spiegarlo, però è come se non mi sentissi abbastanza forte per vincere. Hai qualche consiglio da darmi, o delle cose da farmi fare per prendere più coraggio?» Domanda di Gabriele: «Ciao, sono Gabriele, pratico canoa slalom. Sono nella squadra nazionale e sono campione italiano, però ho un problema: a volte faccio delle gare bellissime e a volte faccio delle pessime gare. In allenamento vado bene, ma in gara non riesco a sfoderare il mio 100%: cosa posso fare?».Ascolta cosa ho risposto…Hai una domanda da rivolgermi? Scrivila nei commenti, oppure clicca qui http://massimobinelli.it/info: troverai tutte le istruzioni per inviarmi un messaggio. Se il tuo quesito sarà di interesse generale, ti risponderò in uno dei prossimi Botta e Risposta!

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La Profezia che si autoavvera (“Chiedi e ti sar...

Nelle mie Pillole parlo spesso della profezia che si autoavvera: la tua mente ti accontenta sempre, sia quando vuoi ottenere qualcosa di positivo, sia quando inconsciamente ti stai auto-sabotando.Si tratta di un auto-sabotaggio, o “Legge di Attrazione della sfiga”, come l’ho ribattezzata (https://www.youtube.com/watch?v=Gy2k9...), che accade puntualmente quando temiamo fortemente che una nostra paura (di perdere, fallire, essere traditi, ammalarci…) possa diventare realtà. Ne sanno qualcosa quegli atleti che sentono gravare sulle loro spalle il peso dell’ultimo punto che li separa dalla vittoria, oppure quei calciatori a cui viene affibbiata la responsabilità del rigore che può dare la svolta alla partita, e via discorrendo. Lo stesso fenomeno “magnetico” avviene anche in positivo, quando cioè riusciamo ad entrare in armonia con le nostre aspettative e con i nostri obiettivi, e dunque otteniamo ciò che abbiamo visualizzato e desiderato, che poi è la versione 2.0 della massima evangelica “Chiedi e ti sarà dato”, rinominata, perché fa più figo e produce business, Legge di Attrazione, di cui ti ho parlato nella Pillola del “Sei nato ricco”, che ti invito a rivedere: https://www.youtube.com/watch?v=PdPu7...Quali risultati possiamo ottenere grazie all’allenamento mentale? Possiamo iniziare un percorso che innanzitutto ti permetta di imparare a controllare i pensieri, per migliorare il tuo dialogo interno. Poi sarà importante acquisire le tecniche per praticare la visualizzazione, affinché tu possa vederti e percepire il successo al posto dell’evento negativo che scatena la profezia che si autoavvera. Infine, sarà importante comprendere come tenere sotto controllo la rabbia e l’ansia, e come applicare le strategie più efficaci per aumentare la motivazione e l’autostima. In definitiva, si tratta di imparare a riprendere il controllo della nostra mente, per evitare i suoi sabotaggi. Contattami e ne parliamo…

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Elimina la negatività che c’è in te (La potenz...

Se pensi che tutto ciò che fai sia condizionato da un alone di negatività che ti perseguita come la nuvoletta di Fantozzi e ti provoca sofferenza, ti do una buona notizia: puoi neutralizzare questa energia negativa e dare una svolta alla tua vita.Possiamo smettere di calamitare negatività e diventare recettivi nei confronti di ciò che è positivo per noi? Sì, possiamo farlo, possiamo modificare il nostro livello di energia, il nostro stato vitale, per raggiungere un maggiore benessere e far sì che sia possibile esprimere tutto il nostro potenziale. Pur non essendoci nulla di magico o di mistico in ciò che sto per dirti, è un po’ come se cambiando il nostro atteggiamento nel “qui ed ora”, andassimo a modificare il futuro che si origina dal nostro presente, riprendendo il controllo della nostra vita e avendo ben presente qual è il nostro valore. Riprendere il controllo della nostra vita significa nutrire la mente con pensieri positivi, e in questo caso grazie al coaching è possibile imparare a valutare un pensiero e, se negativo, a modificarlo per riformularlo in modo consapevole, convinto e positivo. Alla base di questo cambiamento c’è sempre la domanda socratica per eccellenza: “Cosa è meglio per me?”. Serve l’allenamento mentale per raggiungere questo obiettivo, ossia per uscire dalla spirale della negatività? Sì, serve, perché ti ricordo che il coaching è un metodo di lavoro orientato al miglioramento delle performance e al raggiungimento di obiettivi attraverso la scoperta e lo sviluppo delle potenzialità individuali. Chi vive la pesantezza del “mi va tutto male”, non ha bisogno di un “maestro” che impartisca chissà quali insegnamenti, che probabilmente sarebbero anche abbastanza inutili, ma ha bisogno di un “facilitatore di consapevolezza, responsabilità e fiducia” (ti piace la definizione?), ossia di un coach che gli permetta di creare dentro di sé le condizioni affinché si verifichino scoperta, apprendimento e crescita. Vuoi provare a dare una svolta positiva alla tua vita? Contattami e ne parliamo…

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Coaching: il gioco della sedia

In un colloquio di coaching, così come di Counselling, la relazione si instaura in un campo ben preciso di ascolto, feedback, riformulazione, in totale assenza di giudizio.In questo spazio si trovano, oltre ai due poli del dialogo, Coach o Counsellor e coachee o cliente, molte altre "persone" o "voci" che proiettano vissuti, prospettive, visioni di realtà: possono entrare in gioco la vittima oppure la depressa o, ancora, la presuntuosa o la sottomessa, l'estroversa, la permalosa, la polemica o l'insoddisfatta, e così via. Queste parti in cui ci riconosciamo nel nostro agire quotidiano, chiamate in causa, inconsciamente, nelle diverse interazioni sociali ed emotive, si strutturano su un bisogno non ascoltato, come, ad esempio, il bisogno di amore e di essere riconosciuti da chi amiamo fin dall'infanzia. Esse racchiudono un'energia che va contattata e rielaborata, in modo da trarne una risorsa più efficace per la nostra crescita personale. Ecco allora riaffiorare un'emozione, la rabbia, e ora eccone un'altra, l'ansia e poi anche la gioia: anziché sentirle soltanto all'interno del proprio corpo, proviamo a dare loro un posto, mettiamole a sedere, già, su una sedia di fronte a noi oppure dove ci sembra più opportuno collocarle, una alla volta. Quella non è più una semplice sedia, ma un interlocutore simbolico con cui incominciamo a confrontarci in modo diretto, a tu per tu: quanto conta riuscire a "dare del tu" a queste forti vibrazioni che si impossessano del nostro corpo e anche della nostra mente, alterando il nostro comportamento? Conta molto, anzi moltissimo. La "sedia", in realtà, non è vuota, ma ospita una parte di noi, ce la ripropone come una vicina scomoda: il nostro obiettivo di crescita è quello di renderla un'alleata per entrare in confidenza con un "sé" che troppo spesso rimane imbrigliato tra le maglie di filtri e sovrastrutture che non fanno passare la luce, il bagliore dell'autoconsapevolezza. Ci sono molti luoghi da conoscere dentro di noi, possiamo incominciare a dare loro un volto e a instaurare un dialogo continuo, fatto di domande, dubbi, risposte, intuizioni, basta sapere rimanere in autentico ascolto. Senza barare, senza alibi: difficile a farsi, ma è un modo per stringere amicizia con se stessi, per spogliarsi di ogni sovrastruttura e incominciare a camminare liberi.

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Atleta Vincente (Formule, Strategie e Tecniche per...

Dopo molti mesi di duro lavoro, sono felice di poter annunciare il lancio del progetto “Atleta Vincente”. “Atleta Vincente” è un marchio registrato, è un sito Internet, http://atletavincente.com, ma soprattutto è un progetto di ampio respiro, incentrato su un videocorso rivolto ad atleti che credono nelle loro potenzialità e vogliono compiere il salto di qualità per diventare Atleti Vincenti. Nel video ti racconto come è nato, così comprenderai che quando ogni tanto parlo di “deliri binelliani” un motivo c’è! Faccio una premessa, assolutamente necessaria, a questo punto. Da oltre vent’anni mi occupo di consulenza, formazione e coaching, ma soprattutto sono stato e sono tuttora un Atleta Vincente. Nel video ti spiego perché lo affermo serenamente e senza timore di peccare di presunzione… È così importante sottolineare che mi ritengo un Atleta Vincente? Sì, è importate, perché vuol dire che i fattori di successo che ho condensato nelle 10 Sessioni di allenamento mentale, messi a punto in oltre 35 anni di esperienza, tra Atletica Pesante e Leggera, continuo a sperimentarli e a perfezionarli sulla mia pelle, giorno dopo giorno, e questa è la miglior garanzia di qualità e di serietà che io possa offrire a chi si fiderà di me. Puoi leggere alcune testimonianze nella sezione http://massimobinelli.it/chi-sono/dic... per scoprire cosa pensa chi si è fidato di Massimo Binelli Mental Coach fino ad oggi.Ogni atleta desidera realizzare in gara risultati pari o superiori a quelli che ottiene durante la preparazione, perché essere dei “fenomeni” in allenamento non serve a nulla: contano solo i risultati ufficiali, quelli che valgono una convocazione, una qualificazione, un primato o una medaglia. Per queste ragioni, per poter affrontare le gare da Atleta Vincente, è necessario adottare le stesse strategie che usano i campioni per arrivare al successo, strategie che ho studiato, sperimentato e perfezionato.Il corso “Atleta Vincente” è formato da 10 Sessioni, supportate da 4 Schede di Lavoro, da 9 Esercizi guidati dalla mia voce, 10 Compiti a casa e moltissimi esempi pratici. Inoltre, proprio perché “ci metto la faccia”, garantisco a tutti il mio supporto via email e fino a 6 Sessioni di Coaching in videoconferenza.

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Come sfruttare l’Aggressività nello sport (Mant...

L’aggressività, quando siamo in uno stato di massima attivazione agonistica, è una reazione difficilmente controllabile, un po’ come la rabbia, di cui ho parlato nella Pillola 18 http://www.massimobinelli.it/il-blog-... e nella Pillola 40 http://www.massimobinelli.it/il-blog-... Il problema è che l’aggressività incontrollata comporta sempre delle conseguenze, sul piano disciplinare, perché la punizione arbitrale, se c’è un arbitro o un giudice ad osservarci, è scontata e severa, e sul piano personale, perché una volta sbollita la rabbia subentra il pentimento, il senso di colpa per aver perso il controllo, compromettendo così il resto della prestazione e minando la serenità delle ore e dei giorni a seguire. Cos’è l’aggressività? Sono state formulate diverse teorie, per spiegarla come una spinta biologica innata, e quindi come una caratteristica della persona; come conseguenza estrema della frustrazione; come reazione ad altra aggressività imparata per emulazione vivendo a contatto con persone aggressive e violente. Indipendentemente dalla teoria che prendiamo per buona, una cosa è certa: nello sport, tanto nell’agonismo estremo quanto nel dilettantismo, l’aggressività avrà sempre un ruolo da protagonista. Dunque, preso atto che con l’aggressività un atleta, anche un Atleta Vincente, deve imparare a convivere, la domanda fondamentale è: come possiamo usare la forza dell’aggressività a nostro vantaggio?Tra tutte le tecniche che abbiamo visto finora nelle Pillole, le più efficaci per gestire l’aggressività sono il dialogo interno http://www.massimobinelli.it/il-blog-... e la visualizzazione http://www.massimobinelli.it/il-blog-.... Qui ti spiego come applicarle.Grazie all’allenamento mentale puoi imparare a riconoscere immediatamente i segnali di aggressività e a gestirli in modo efficace con il dialogo interno positivo e con la visualizzazione. Contattami e ne parliamo…

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Come superare la paura di… (Volare, sbagliare, v...

Da dove nascono le nostre paure? La paura è uno stato d’animo che si è formato con l’evoluzione dell’uomo. Molte paure primordiali sono state superate con l’evoluzione, tuttavia alcune, del tutto immotivate, restano allo stato latente, e basta poco per farle riemergere sotto forma di fobie, ossia di paure irrazionali nei confronti di cose o situazioni che non rappresentano un vero pericolo. Sappi che qualsiasi paura può essere sconfitta. Scopri come. Vuoi diventare un Atleta Vincente? Clicca qui: http://www.massimobinelli.it/atleta-vincente Iscriviti al mio sito http://www.massimobinelli.it e ricevi la Guida per la tua Crescita Personale. Seguimi su YouTube http://goo.gl/YQHuPn e ricevi una Pillola di Coaching alla settimana!

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I nostri "non detti"

Si strutturano in noi degli schemi o filtri e di cosa si alimentano? Di tutti i nostri "non detti" oppure i nostri "lo tengo per me" che si sono sedimentati laggiù, nella parte inferiore della nostra coscienza vigile e governano il nostro mondo emozionale. Si sono creati dei linguaggi del volto, del corpo, della voce e con quelli rispondiamo agli eventi. Rabbia, ribellione, insofferenza, possono essere serbatoi pieni che ci portiamo dietro da anni e che, alla prima occasione, trovano il modo di eruttare, come dei vulcani gravidi di lava. La consapevolezza di questi vissuti e di questi "programmi non espressi"ci aiuta a disinnescare queste mine interiori e sentirci più al sicuro, quando scegliamo di essere "veri", di agire senza porci limiti sul percorso di una crescita personale alla riscoperta della "voce interiore" che non  altro che il nostro intuito. Nostro compito è di guardarci, oggi, e di cogliere questi filtri: disattivarli e liberarci della loro energia è un atto di responsabilità verso noi stessi e di grande respiro. Proviamo a guardare il mondo con occhi nuovi, puliti, immediati, senza interpretazioni, proprio come fanno i bambini: lì si rivela il nostro valore per ciò che pensiamo, siamo e dimostriamo. Ciò che accade, poi, intorno a noi, sarà una sorpresa da gestire di volta in volta. Ne vale la pena!

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Perché è importante saper dire NO! (Accettarsi p...

Quando vorremmo dire NO ma diciamo SÌ perché abbiamo il timore di ferire l’altro, di essere abbandonati, di venire penalizzati per il nostro rifiuto, sai cosa succede dentro di noi? Succede che ci avveleniamo il corpo e l’anima, accumuliamo rabbia e un bel giorno esplodiamo. Scopri qual è il modo giusto per dire NO e fare il pieno di energia… Vuoi diventare un Atleta Vincente? Clicca qui: http://www.massimobinelli.it/atleta-vincente Iscriviti al mio sito http://www.massimobinelli.it e ricevi la Guida per la tua Crescita Personale. Seguimi su YouTube http://goo.gl/YQHuPn e ricevi una Pillola di Coaching alla settimana!

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Come affrontare e gestire il dolore con la mente (...

Coach, allenatore della mente. Visita il sito http://www.massimobinelli.it e inserisci il tuo nome e la tua email più importante per iscriverti al mio Blog. Riceverai subito una preziosa Guida per la tua Crescita Personale! Sai che con alcune tecniche mentali molto efficaci è possibile ridurre la percezione del dolore? Il dolore è un campanello d’allarme per qualcosa che non va o per un pericolo imminente, ma se ne conosciamo la causa e siamo certi che possiamo continuare a svolgere le nostre attività, sportive o lavorative, senza provocare danni maggiori, è molto importante intervenire per attenuarne il fastidio. Un atleta convive per tutta la sua vita agonistica con fastidi muscolari, tendinei e articolari. Attenzione: non mi riferisco al DOMS, e cioè al cosiddetto “indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata”, che è un dolore da rispettare e da assecondare, perché è il frutto di un lavoro muscolare intenso ed efficace. Già che sono in argomento, ne approfitto: sappi che il DOMS non ha nulla ha a che vedere con l’accumulo di acido lattico, come spesso si sente dire dal guru di turno… Se il dolore è la conseguenza di un trauma, quale può essere una contrattura, uno stiramento, uno strappo o una distorsione, è necessario un periodo di riposo, durante il quale, come ho già spiegato parlando della visualizzazione, l’allenamento fisico dovrebbe essere sostituito con l’allenamento mentale, adottando opportune tecniche in grado di accelerare anche il recupero dell’infortunio. Se il dolore è cronico, invece, l’atleta svolge regolarmente la sua preparazione, ma il fastidio persistente provoca un peggioramento della qualità dell’allenamento e della qualità della vita in generale. Inoltre, la presenza di un dolore martellante può causare scompensi, perché il corpo cerca di adattarsi alla situazione assumendo posture innaturali, che a lungo andare provocano altri problemi, in un circolo vizioso dal quale non si esce tanto facilmente. Come si può affrontare e gestire il dolore cronico con la mente? Nel video ti spiego innanzitutto con cosa occorre NON FARE. Con il coaching puoi imparare ad usare l’autovalutazione per focalizzare la consapevolezza sulle singole parti del tuo corpo, evitando di avere il chiodo fisso su quelle doloranti. Inoltre, con la visualizzazione puoi imparare a modificare le immagini che compaiono nella tua mente, per far sì che il dolore pian piano si riduca, fino a scomparire del tutto, almeno a livello percettivo. Contattami e iniziamo subito! Leggi l’articolo completo nel mio Blog: http://www.massimobinelli.it/il-blog-di-mb/come-affrontare-e-gestire-il-dolore-con-la-mente-ancoraggi-e-consapevolezza Vuoi parlarne? Prenota una Sessione di Coaching Gratuita con me: http://www.massimobinelli.it/info

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L'abito che indossiamo

Si apre davanti a noi un nuovo giorno. Ci svegliamo e indossiamo un abito: scegliamo i colori, gli abbinamenti, siamo di corsa. Colazione sì e no, dipende dall'abitudine e via, proiettati sul mondo, per una nuova ondata di impegni, pensieri, prove, sfide, speranze, sogni. Quante volte ci soffermiamo a pensare se quell'abito ci rappresenta davvero, se abbraccia il nostro sentire, se parla di noi in modo adeguato, proprio come vorremmo? Non c'è tempo, il mattino, si è di corsa oppure la sera, prima di una cena, eh già: chi sta lì, a pensare a queste "dinamiche" esistenziali? Eppure sono sottili accorgimenti che fanno una grande differenza. Vestire "panni sbagliati", nel senso di "non adatti al nostro corpo emozionale", dà sensazioni sgradevoli, che non ci spieghiamo, proprio perché vengono da "luoghi profondi". Così ci troviamo spesso in "abiti stretti", che non vediamo l'ora di togliere per respirare di nuovo liberamente: sono "abiti simbolici" ovvero i ruoli che ricopriamo, i discorsi che facciamo, i confronti in cui ci ritroviamo a discutere, confondere, approvare o disapprovare, le preoccupazioni, le gioie e le grandi emozioni. Quale valore diamo a questi vestiti così preziosi? Li indossiamo con consapevolezza? Ne conosciamo ogni piega, ogni orlatura? Ciò che scegliamo di essere quando infiliamo quell' "abito" è ciò che saremo per tutta la giornata, fino a quando non decideremo di toglierlo e di rimanere nudi di fronte alla nostra autenticità: disfiamoci degli "abiti" del passato, che non ci appartengono più, hanno un'energia stantia, che non ci rappresenta. Indossiamo la "nostra" veste migliore, quella che risuona con il nostro volto, con la nostra anima: i suoi colori sono sgargianti, si notano a distanza, trasudano spontaneità e contagiano in modo travolgente. Scegliamo di "abitare in noi" con l'abito più bello.   Non sono le cose a decretare chi siamo. Non sono gli abiti che indossiamo, le macchine che guidiamo o le opere che compriamo.Non è neppure dove viviamo, ma come viviamo. (Alyson Noel) Maria Cristina Caccia

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Più gentilezza... uguale più business

Ho trovato un articolo molto interessante su tema della gentilezza. Se ne parla come di un driver del futuro per il successo delle attività economiche, perché è ormai evidente a tutti che la cura delle relazioni sarà l’unico strumento per fare fronte ad un mondo in continuo cambiamento. Non sarà l’abilità tecnica a fare la differenza, ma sarà fondamentale seminare buone relazioni. Come coach, con i miei clienti, mi trovo a verificare se esiste il presupposto della gentilezza in quelle professioni che hanno come scopo la “customer satisfaction” o l’accoglienza, come ad esempio il ristoratore, l’albergatore, il commesso. Fa parte della vocazione personale. Dove c’è va enfatizzata, allenata e sviluppata, dove non c’è va surrogata magari scoprendo che c’è intelligenza sociale, la cosiddetta empatia. Non basta essere uno specialista, un super tecnico per risolvere un problema del cliente, perché prima di tutto viene la relazione e la persona, e non il consumatore. E’ evidente che sempre più il consumatore è informato, ha molti nuovi mezzi per acquisire informazioni e talvolta ne sa più del commesso. Quindi il rapporto vincente sarà quello basato sulla condivisione del sapere, sul dialogo e la gentilezza crea un luogo ideale nella relazione, come un salotto nel quale ti senti accolto … e più disposto a spendere. Come fare a sentire se c’è la gentilezza? “La gentilezza è la ricerca, l’azione, il gesto che ha come scopo il bene per l’altro solo per il piacere di farlo” (Luca Stanchieri, Scopri le tue potenzialità, ed. Franco Angeli, 2008). E’ evidente che la gentilezza è una potenzialità umana ben diversa dall’adulazione e dall’impostazione imparata al corso di vendita.   (Leggi l’articolo di Annamaria Milesi su Mark-up di settembre 2012) Mauro Visintainer

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Le tre carte della consapevolezza

Il gioco diverte, per antonomasia, poi c'è gioco e gioco e ci sono inclinazioni e affinità, senza dubbio. Avete presente il gioco delle tre carte? Una va indovinata, le altre due sono neutre. Un turbinio di movimenti le rimescola e poi riappaiono allineate: dov'è finita quella "giusta"? Se abbiamo prestato attenzione alle mani del bravo giocoliere, velocissime, forse riusciremo a indovinare. Se ci siamo distratti, se abbiamo perso l'orientamento a un certo punto, beh, allora avremo meno possibilità di centrare l'obiettivo.  Dispiace non azzeccare la carta corretta. Si può ritentare? Certo, ma ci vorrà molta attenzione: questa è la parola "magica". "Attenzione" è una delle tre carte della consapevolezza, assieme a quella dell' "ascolto" e della "perseveranza". "Consapevolezza" di ogni situazione che ci accade non significa conoscenza di quella situazione, bensì conoscenza teorica e percezione fisica, in totale "allineamento con sé stessi", condizione in cui sperimentiamo le nostre sensazioni sia fisiche sia psicoemotive in modo totale. Questo ci radica nel momento "presente", quello in cui il fatto accade oppure ci accompagna o, ancora, ci muove dentro. Le tre carte, Attenzione, Ascolto e Perseveranza sono delle guide nella ricerca di uno stato consapevole di noi stessi: la prima ci aiuta a focalizzare, la seconda ad aprirci alla nostra voce più profonda e la terza ci dà la spinta necessaria per non perdere mai curiosità di aprirci a una conoscenza più autentica di ciò che siamo e che, spesso, non mostriamo agli altri. Createvi le vostre tre carte: mescolatele, ma, diversamente dal gioco tradizionale, sceglietene una a caso, dopo averle girate e rigirate. Cosa esce? "Ascolto"? Partite da qui. Le note della consapevolezza sono dolci melodie in grado di annientare il rumore dei pensieri. Maria Cristina Caccia

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Scegliere di ascoltare Cuore o Ragione?

Il cuore ha le sue ragioni che la Ragione non conosce. Quante volte l'abbiamo letto? In effetti il cuore ha un proprio cervello, che la parte razionale, spesso, ignora, ma cui comunque rimane collegata. Così capita che "il cuore si innamora" senza un perché "razionale": prova emozioni, prova sensazioni fisiche, batte e ribatte, a volte fa proprio delle vere capriole e noi sussultiamo. Mi è capitato di ascoltarlo e di sentirne i battiti irregolari, impazziti al pensiero di...  che strana connessione! Così simultanea e così meravigliosamente "intelligente". Il cuore "sente", credo abbia anche due belle orecchie con amplificatore in dotazione: registra tutto, suoni, odori, profumi, ricordi, un apparecchio davvero fenomenale. Il mondo delle emozioni è davvero enigmatico eppure così chiaro, è semplicemente allergico, in certe circostanze, al Censore cognitivo, quello che vorrebbe dare spiegazioni, che vorrebbe dare ragioni di ciò che accade, valutare i pro e i contro, dare giudizi di via libera o di "stop!". E come può farlo? Al cuor non si comanda! dice un altro detto popolare. E allora perché non impariamo a concederci di "stare con le nostre emozioni"? Diamo loro cittadinanza in noi, lasciamole vivere e fluire, ascoltiamole anziché fare loro dei processi, dove siamo giudici e pubblici ministeri, tendiamo a condannare anziché dare una libertà vigilata. Negative o positive, sono "nostre", ci appartengono: possono essere di grande dolore, ma anche di grande gioia, blu o rosse, gialle o verdi. Sono "un mondo sommerso" che abita in noi: indossiamo muta, maschera e boccaglio e immergiamoci, senza paura. Impariamo a prendere confidenza con il nostro "fondale" emotivo; lo scopo non è quello di affogare ogni volta che si alza la marea, ma di imparare quantomeno a stare a galla. E poi, per chi metaforicamente "non sa nuotare molto bene", è un ottimo esercizio per acquietare la fretta di mettersi in salvo: non possiamo scappare da ciò che vive in noi, possiamo conoscerlo e decidere di amarlo oppure di negarlo, ma lì rimarrà, a chiederci attenzione. Vale la pena provarci, sempre! Maria Cristina Caccia

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Ostaggi delle emozioni

L'aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi. (Kahlil Gibran) Vi è mai capitato di sentirvi "ostaggi" delle emozioni? Cosa si prova? Ci si sente letteralmente "in balìa" di forze che fanno un po' quello che vogliono, al di là del controllo razionale. Situazioni in cui si capisce, a livello cognitivo, che una data risposta emotiva è errata oppure fuori luogo, eppure le diamo fiamma. E a volte brucia, mamma se brucia! Conclusa la "fase apicale", rivediamo l'azione e comprendiamo quanto siamo andati fuori dalle righe e fino a che punto, diventando i nostri peggiori giudici.   Cosa accade? Le emozioni, di fronte a un coinvolgimento affettivo profondo, in particolare, si prendono lo scettro e comandano, fanno le imperatrici e scendono talmente nella parte, da farci fare quello che vogliono. Siamo totalmente "prigionieri" di impeti, inquisizioni, teorie complottiste e la cosa strana è che, mentre questo "effetto inebriante" ci stringe a sé, siamo convinti di essere "buoni e giusti" e di agire in nostra difesa, "facendo vedere di cosa siamo fatti". Quanti errori commettiamo quando indossiamo le lenti dei nostri schemi più distorsivi! In "Alchimia Emotiva", Tara Bennet parla chiaramente di deprivazione emotiva, abbandono, sottomissione, perfezionismo, vere e proprie "lenti" emotive e cognitive con cui leggiamo gli eventi in cui ci sentiamo particolarmente coinvolti. Attenzione alle forze emotive: l'intelligenza di cui parlano Goleman e molte altre Voci della psicologia e delle neuroscienze, è quella del cuore, quella più importante per noi, che si radica nel cervello più antico, quello limbico, e che ci rende affettuosi o irascibili, aggressivi o docili, dietrologisti o fiduciosi, sereni o cupi, tristi o speranzosi. Predisposizione genetica a parte, il tono emotivo è quello che caratterizza in modo più evidente il nostro linguaggio intra e interrelazionale e si struttura a diversi livelli e secondo diverse interazioni: possiamo intervenire e renderlo più elastico e flessibile, più tonico e funzionale, incominciando a praticare una maggiore consapevolezza di ciò che sentiamo davvero, di quello che esprimiamo e di quante volte nutriamo i nostri bisogni oppure li lasciamo nascosti. Il "piccolo cervello del cuore" è ipersensibile, ma dotato di una propria saggezza che non ha concorrenti: seguiamo quello, con un occhio vigile sulla realtà. Lì si radica il nostro sentire più intimo, quello che ci portiamo dentro da moltissimo tempo... Maria Cristina Caccia

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L'umorismo è un risparmio energetico!

L'umorismo è il più potente meccanismo di difesa. Permette un risparmio di energia psichica e con una battuta blocchiamo l'irrompere di emozioni spiacevoli. (Sigmund Freud)   Ironia, quante volte ti ho cercata! Sembra facile, eppure lì per lì non si fida, è timida. Stenta ad uscire, lascia passare il timore, la sincera e nuda verità, anche quando ti chiedono: "Dove vai in ferie?" e tu rispondi: "Il commercialista mi ha detto che non posso, troppe spese", anziché dire: "Sì, farò il giro del mondo e lo dedicherò alle mie amiche, denominate le "sorelle T" ... le Tasse". Non fa ridere, di sicuro, ma una risposta così è preferibile alla nuda realtà: dona carica anche a chi la pronuncia, esorcizza un momento topico, quello in cui pensi che non ce la farai, che dovrai passare l'estate a... farti un po' di contabilità ... e poi dentro di te si scatenerà una forza repulsiva che sai benissimo ti porterà ad evadere contro tutto e contro tutti, eh già! Lo dice anche Freud: l'umorismo permette un risparmio di energia e, di questi tempi, la parola "risparmio" fa un certo effetto! Ma perché, cari amici, si deve risparmiare sul modo umoristico di prendere in giro anche le difficoltà, quelle oggettive, che possono essere superate, dipende da noi? Meglio essere generosi, in questo caso, e abbondare. Diamo al nostro emisfero destro la possibilità di farsi sentire: ha moltissimi buoni suggerimenti da darci, così come un po' del suo sano modo goliardico di vedere la realtà... fermiamo il mondo, per un attimo, stiamo ad ascoltare, sbottiamo, facciamo un giro su noi stessi. Uno sguardo allo specchio, una pausa, una faccia buffa: non si risolvono i problemi con le regole una tantum (non esistono! diffidate!), ma si vivono in modo meno oppressivo, se ci diamo l'occasione di essere più leggeri quando "ci sediamo sopra di loro", pensando a cosa farne! Buona vita! Maria Cristina Caccia

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Sospendi il giudizio (Autostima, pensiero positivo...

Ti è mai capitato di guardarti allo specchio e di scoprire, per la prima volta, di non piacerti, di provare un senso si insoddisfazione o, peggio, di rifiuto? Se non ti perdoni nulla, ti do un suggerimento: sospendi il giudizio per 7 giorni su di te e sul resto del mondo, senza imprecare e senza insultarti. Poi contattami e ti spiego il perché di questo “sacrificio”.

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Coaching: trovare un senso... a quel che ci accade

La vita è come l'acqua: non può tornare sui suoi passi. Bisogna capire il suo significato nel presente. (Romano Battaglia)   Siamo spesso ostinati a trovare un senso a ogni costo a quello che accade. Ci sono situazioni in cui quel senso è palese, si mostra, nudo e crudo; ve ne sono altre più nebulose, in cui la parola "senso" non sembra trovare un posto ben preciso. La nostra mente si arrovella, rimugina. Quanto di più dannoso per il nostro equilibrio: l'atto del rimuginare ovvero del girare attorno sempre alla stessa immagine, alla stessa frase ripetuta nella mente centinaia di volte! Dovremmo riuscire a tagliare quel corto circuito che ci fa surriscaldare e manda in tilt la nostra attenzione, il nostro sorriso. Non è semplice. E continuiamo a ricercare, come cacciatori di tesoro, un significato che sfugge: la mente razionale ci impone di capire la logica, la causa che ha portato alla conseguenza, altrimenti non torna nulla e questo infastidisce. Cosa accade di così irritante? Perdiamo il senso del controllo: dobbiamo avere il pugno della situazione, essere in grado di rispondere se interrogati sul divenire degli eventi e spiegare, dire tutto per filo e per segno e se quel filo non si intesse, siamo ansiosi, insofferenti. Proviamo a stoppare la mente: osserviamoci nel sentire questo turbinio di pensieri. Come sta il nostro corpo? Come ci muoviamo? Com'è il nostro respiro? E le emozioni, come fluttuano, se fluttuano? La ricerca spasmodica del significato ultimo non è un atto dovuto: è un meccanismo appreso, che si innesca per ragioni che appartengono al nostro vissuto, al filtro che inconsapevolmente applichiamo alla realtà. Sentiamoci liberi di fare un respiro: accettiamo quanto accade con atteggiamento critico e osservatore, ma non censore. C'è una bella differenza e noi ne usciamo sempre innocenti, mai colpevoli. Maria Cristina Caccia 

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Come funziona la visualizzazione nella nostra vita...

Nella nostra mente possediamo una specie di “cinema privato”, sul quale possiamo proiettare le immagini di mondi visti o mai visti prima oppure possiamo immaginare di essere attori protagonisti in azioni mai compite prima. Scopri come possiamo usare questa potente funzione cerebrale per sviluppare tutte le potenzialità che sono dentro di noi.

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