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Alleniamo le nostre emozioni

Tu sei sempre stato uno che tutto sopportando nulla subisce: e con pari animo accoglie i favori e gli schiaffi della Fortuna […] Mostrami un uomo che non sia schiavo delle passioni e me lo porterò chiuso nell’intimo del cuore, nel cuore del mio cuore, come ora te.


(Amleto all’amico Orazio)

Uno sportivo sa quanto sia importante allenarsi per riuscire a ottenere risultati, soprattutto se stiamo parlando di agonismo, in cui si partecipa a competizioni nazionali se non internazionali, su cui la stampa, gli sponsor, i fans hanno gli occhi puntati. Costanza, allenamento e determinazione, portano, dunque, a risultati non sempre vincenti, ma, sicuramente vicini al podio. Bisogna crederci e lavorare sodo, contando su un fisico sano e predisposto anche a sostenere sforzi e tensioni a lungo termine.
Non importa se normodotati o diversamente abili: quando c’è di mezzo la passione, nulla rappresenta un limite, se non è la mente a crearne i presupposti.
 

Anche le emozioni vanno allenate

Prima di tutto, conosciute e poi esercitate per non esserne travolti: loro non devono guidare noi, semmai siamo noi a doverle indirizzare.
Per fare questo - come sostiene Daniel Goleman nel volume “Intelligenza Emotiva” - è indispensabile diventare consapevoli di ciò che si agita in noi. “Il consiglio di Socrate - dice - Conosci te stesso, fa proprio riferimento a questa chiave di volta dell’intelligenza emotiva: la consapevolezza dei propri sentimenti nel momento stesso in cui essi si presentano”.
Una auto-consapevolezza che Assagioli, nella sua teoria psicosintetica, propone come “disidentificazione” ovvero “autoidentificazione” dell’Io consapevole" ossia osservatore/spettatore di ciò che accade dentro e fuori di Sé.

Le emozioni sono parte di noi, alcune nascono dalla rabbia, altre dalla paura, altre da esperienze d’infanzia o, altre ancora, da vissuti che hanno lasciato il segno e si integrano con le vicende quotidiane della vita, accumulandosi nel tempo, lungo i giorni e le notti. Siamo energeticamente vibranti e il nostro corpo trascrive, come un ottimo telegrafo, ogni nostro stato d’animo e lo memorizza, ne lascia intravedere i segni a livello somatico.

L’autoconsapevolezza ci rende più liberi di vedere gli eventi per quello che sono e di vivere le emozioni come complici e non come vittime. La positività è contagiosa e libera una forza risanatrice quantomeno dei pensieri che descrivono una realtà più accettabile, mentre la negatività è virulenta e può creare notevoli argini contro il libero fluire della nostra creatività e della nostra vitalità.



Maria Cristina Caccia

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