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Contenuti per tag: Ansia da prestazione


Come risvegliare la consapevolezza (Vivere alla ma...

Alla consapevolezza del “qui e ora”, tema che può essere sviluppato da più livelli di osservazione, ho dedicato diverse Pillole e un’intera sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com). Ciò nonostante, continuo a ricevere numerose richieste di approfondimento, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza in gara, nel momento in cui dovremmo sperimentare la massima attivazione agonistica. Molti atleti mi scrivono per chiedermi come si fa a mantenere la calma e la lucidità nei momenti che precedono una gara, quando la mente si annebbia e sembra di essere dappertutto fuorché nel luogo dove di lì a poco dovremo esprimere la nostra miglior prestazione. In passato ho già spiegato quali strategie adottare per gestire lo stress agonistico (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...) e per restare “in bolla” (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...), però il presupposto essenziale per far sì che queste tecniche funzionino è essere consapevoli di quel che si sta facendo.Sulla consapevolezza in senso lato ho pubblicato anche una Pillola (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...), ma un atleta non può certo mettersi a meditare prima di affrontare una competizione. Dunque, occorre adottare un altro approccio, più specifico, trasversale a tutte le discipline sportive. Cosa occorre fare per restare ancorati al presente ed avere il pieno controllo del proprio corpo e delle proprie emozioni?Scopriamolo assieme…

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Rio 2016, come gestire la tensione di una finale (...

Staccare un biglietto per partecipare ai Giochi Olimpici è il sogno di ogni agonista che dedica la propria vita allo sport. Riuscire ad entrare in una finale, a seconda della combinazione atleta-etnia, può rasentare la pia illusione. Basti pensare alle gare di mezzofondo, predominio assoluto dei neri africani, o alla velocità, affare che riguarda giamaicani, americani e pochi altri al mondo. Fino a Rio 2016, anche il tiro a volo era un circolo chiuso, eppure un perfetto sconosciuto, di origine egiziana, alla sua prima esperienza a cinque cerchi, è riuscito ad entrare nella finale a sei del trap, la fossa olimpica, una delle discipline del tiro a volo, e a gestire una tensione potenzialmente devastante. All’inizio del 2016 sono stato ingaggiato da Alessandro Nicotra Di San Giacomo, ex atleta e attuale allenatore della Nazionale Egiziana di trap, in vista delle Olimpiadi di Rio de Janeiro. In pochi mesi di lavoro, svolto nel rispetto della Formula dell’Atleta Vincente, ossia competenza tecnica e fisica, onere di Alessandro, più potenza mentale, compito mio, abbiamo raggiunto l’obiettivo di portare il giovane egiziano Ahmed Kamar non solo alla finale dei Giochi Olimpici, ma addirittura allo shoot-off per una medaglia, miglior risultato di sempre per un tiratore africano.Siamo partiti da zero e, per comprensibili esigenze logistiche, abbiamo lavorato a distanza, in videoconferenza, lui al Cairo, io nel mio studio. Il tiro a volo è uno sport individuale, tuttavia è stato importante “fare squadra” e far percepire agli atleti che tutti noi stavamo puntando ad un unico obiettivo. Le difficoltà e le barriere da superare sono state molte, anche culturali, poiché gli atleti egiziani hanno mostrato una diffidenza particolarmente elevata nell’applicare alcune tecniche, tra cui il dialogo interno e la visualizzazione. Per questo motivo abbiamo adottato la strategia del “come se”, di cui ho parlato nella Pillola 82, ossia abbiamo portato Ahmed a vivere ogni giorno, in modo autentico, come se fosse già a Rio, come se avesse già disputato una finale, come se avesse già vinto una medaglia olimpica, e l’abbiamo fatto grazie a esercizi molto sofisticati di “consapevolezza aumentata”. Lo scopo è stato quello di far maturare in lui, gradualmente, la mentalità dell’Atleta Vincente, che pensa come un campione, agisce come un campione, si allena come un campione e gareggia per vincere, perché sa che non ha nulla da perdere, mentre i suoi avversari, pluridecorati e carichi di responsabilità, hanno tutto da perdere. Gareggiare “per vincere” vuol dire sviluppare la fiducia nelle proprie possibilità, assumersi sempre la responsabilità del proprio operato e dare il meglio in ogni circostanza, senza mettersi a fare calcoli di convenienza. Ogni gara fa storia a sé, ogni serie fa storia a sé, ogni tiro fa storia a sé, e soprattutto un tiro non ha memoria, quindi va affrontato con serenità come se fosse un normale tiro di allenamento, indipendentemente dal fatto che sia il tiro successivo a un errore, il tiro che può determinare il passaggio di un turno o il tiro che vale una medaglia olimpica, che poi è il “segreto” della mia regola numero 9.Vuoi sapere com’è andata? Te lo racconto nel video, oppure puoi leggere l’articolo integrale nel mio Blog.

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La trappola delle “misure” (Concentrati solo s...

Nelle discipline sportive dove gli atleti si confrontano su distanze da percorrere, serie da completare o punteggi da raggiungere, le “misure ufficiali” creano assuefazione e diventano barriere mentali, soprattutto in allenamento, all’approssimarsi delle quali si innesca la profezia che si autoavvera. Per questa ragione, dobbiamo ingannare la nostra mente. Ricordi cosa dicevo nella Pillola 86, a proposito del “muro del trentesimo chilometro”, noto anche come “muro della maratona”? Il podista teme il muro, se lo aspetta, cerca di non pensarci, ma in realtà si logora e quando arriva, per effetto della profezia che si autoavvera, è già mentalmente sfinito.Questo processo si ripete in tutti i casi in cui l’atleta si confronta con misure standard, come ad esempio 100, 200 e 400 metri per un velocista; 5.000 e 10.000 metri per un fondista; serie da 25 piattelli per un tiratore; e così via.Su questi numeri si fissano ancoraggi negativi potenti, che vanno opportunamente disinnescati, perché l’atleta ogni volta che deve confrontarsi con la “sua” misura inizia a rivivere dentro di sé tutta la sofferenza fisica e mentale che tale prova comporta, a discapito della prestazione e delle riserve di energia nervosa. Qual è il trucco per ingannare la mente ed evitare l’autosabotaggio?Per ogni disciplina occorre individuare la soluzione adatta, che esiste, te lo assicuro, e ogni bravo allenatore la conosce, anche se il più delle volte la applica senza dare la giusta enfasi al perché è importante mettere in atto tali stratagemmi. Nel video trovi esempi riferiti all’atletica leggera, al tiro a volo e ad altre discipline.

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Botta e Risposta: come controllare ansia e tension...

Tu chiedi e Massimo Binelli Coach risponde. Questa settimana si parla del caso di un bravo portiere che in allenamento fa faville, ma in partita diventa una statua di marmo, paralizzato dall’ansia tra i pali della porta.Ecco cosa mi ha scritto Massimo un mio omonimo:«Buongiorno, mi chiamo Massimo e gioco a pallamano, sono un portiere. In allenamento do tutto e credo di essere anche un buon portiere, ma appena si gioca in campionato e mi ritrovo tra i pali divento un pezzo di marmo, sbianco, praticamente vado nel panico più totale.Vorrei un tuo consiglio su come eliminare questo mio punto debole, perché non vado in guerra, ma semplicemente pratico lo sport che amo e ciò nonostante non riesco a divertirmi. Spero che tu mi risponda presto». L’ansia da prestazione sportiva è un “mostro” con il quale molti atleti si trovano spesso a combattere. Cos’è l’ansia? È uno stato emotivo alterato che provoca disagio o addirittura ci fa diventare un pezzo di marmo, come dici tu, associato ad emozioni quali tensione, preoccupazione, nervosismo, agitazione, apprensione, paura e pensieri negativi. Se l’ansia supera una determinata soglia di guardia, diversa da atleta ad atleta, e più in generale da individuo a individuo, influisce in modo negativo sulla prestazione fisica e mentale, perché porta a perdita di lucidità, di attenzione e di concentrazione. Il “segreto” consiste nel riuscire a identificare la nostra personale soglia di ansia benefica, perché, entro certi limiti, l’ansia è un’alleata, non una nemica, e con questa “ansia amica” un Atleta Vincente deve imparare ad andare d’accordo. Per gestire nel modo giusto questo stato di tensione fisica, psichica e nervosa che si manifesta dentro di te non appena ti ritrovi tra i pali, ribalta la prospettiva. In allenamento dai tutto e ti ritieni un buon portiere? Applica la mia regola 9:Allenati ogni giorno con consapevolezza e concentrazione, come se fosse la tua gara più importante, e affronta la tua gara più importante come se fosse un normale allenamento.Riesci a percepire dentro di te l’effetto di questa strategia? Se affronti gli allenamenti immaginando, grazie alla visualizzazione, di essere in campo per una partita importante, farai diventare “normale” ciò che per te adesso è “eccezionale”. Quando poi sarai tra i pali per disputare una partita vera, non dovrai fare altro che ritrovare dentro di te le sensazioni sperimentate ogni giorno in allenamento. L’allenamento, oltre a servire per migliorare la preparazione tecnica e fisica, per te deve diventare il banco di prova delle tue emozioni, affinché il controllo dell’ansia si trasformi in routine, ossia in un automatismo, in una competenza inconscia.A questo punto ti stai forse chiedendo su quali aspetti dovrai lavorare maggiormente per eliminare il tuo punto debole?

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Regolare Ansia ed Eccitazione (gestire le emozioni...

In questa Pillola di Coaching ti spiego come puoi riuscire a Regolare l’Ansia e l’Eccitazione. Cosa intendiamo con eccitazione? Possiamo definirla come la misura del livello di attivazione dell’insieme formato da mente e corpo. L’eccitazione, pertanto, passa da un livello minimo, durante il sonno, a un livello intenso, ad esempio durante una competizione, un intervento in pubblico, un esame. Quando parliamo di ansia, invece, ci riferiamo a uno stato emotivo che ci fa sentire a disagio, associato ad emozioni quali tensione, preoccupazione, nervosismo, agitazione, apprensione, paura, che accompagnano lo stato di eccitazione e di massima reattività in cui si trovano la mente e il corpo. Se l’ansia non viene controllata, influisce in modo negativo sulla prestazione fisica e mentale che ci accingiamo ad affrontare. L’ansia può essere passeggera, ossia legata a particolari circostanze del “qui ed ora”, preoccupazioni e pensieri negativi, oppure può essere una caratteristica della persona. Come si può regolare l’eccitazione? Occorre agire sul controllo dei pensieri, delle immagini mentali e della respirazione, per ripristinare stati di calma e rilassamento a cui in precedenza sono stati creati opportuni ancoraggi.

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