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Contenuti per tag: Stress agonistico


Rio 2016, come gestire la tensione di una finale (...

Staccare un biglietto per partecipare ai Giochi Olimpici è il sogno di ogni agonista che dedica la propria vita allo sport. Riuscire ad entrare in una finale, a seconda della combinazione atleta-etnia, può rasentare la pia illusione. Basti pensare alle gare di mezzofondo, predominio assoluto dei neri africani, o alla velocità, affare che riguarda giamaicani, americani e pochi altri al mondo. Fino a Rio 2016, anche il tiro a volo era un circolo chiuso, eppure un perfetto sconosciuto, di origine egiziana, alla sua prima esperienza a cinque cerchi, è riuscito ad entrare nella finale a sei del trap, la fossa olimpica, una delle discipline del tiro a volo, e a gestire una tensione potenzialmente devastante. All’inizio del 2016 sono stato ingaggiato da Alessandro Nicotra Di San Giacomo, ex atleta e attuale allenatore della Nazionale Egiziana di trap, in vista delle Olimpiadi di Rio de Janeiro. In pochi mesi di lavoro, svolto nel rispetto della Formula dell’Atleta Vincente, ossia competenza tecnica e fisica, onere di Alessandro, più potenza mentale, compito mio, abbiamo raggiunto l’obiettivo di portare il giovane egiziano Ahmed Kamar non solo alla finale dei Giochi Olimpici, ma addirittura allo shoot-off per una medaglia, miglior risultato di sempre per un tiratore africano.Siamo partiti da zero e, per comprensibili esigenze logistiche, abbiamo lavorato a distanza, in videoconferenza, lui al Cairo, io nel mio studio. Il tiro a volo è uno sport individuale, tuttavia è stato importante “fare squadra” e far percepire agli atleti che tutti noi stavamo puntando ad un unico obiettivo. Le difficoltà e le barriere da superare sono state molte, anche culturali, poiché gli atleti egiziani hanno mostrato una diffidenza particolarmente elevata nell’applicare alcune tecniche, tra cui il dialogo interno e la visualizzazione. Per questo motivo abbiamo adottato la strategia del “come se”, di cui ho parlato nella Pillola 82, ossia abbiamo portato Ahmed a vivere ogni giorno, in modo autentico, come se fosse già a Rio, come se avesse già disputato una finale, come se avesse già vinto una medaglia olimpica, e l’abbiamo fatto grazie a esercizi molto sofisticati di “consapevolezza aumentata”. Lo scopo è stato quello di far maturare in lui, gradualmente, la mentalità dell’Atleta Vincente, che pensa come un campione, agisce come un campione, si allena come un campione e gareggia per vincere, perché sa che non ha nulla da perdere, mentre i suoi avversari, pluridecorati e carichi di responsabilità, hanno tutto da perdere. Gareggiare “per vincere” vuol dire sviluppare la fiducia nelle proprie possibilità, assumersi sempre la responsabilità del proprio operato e dare il meglio in ogni circostanza, senza mettersi a fare calcoli di convenienza. Ogni gara fa storia a sé, ogni serie fa storia a sé, ogni tiro fa storia a sé, e soprattutto un tiro non ha memoria, quindi va affrontato con serenità come se fosse un normale tiro di allenamento, indipendentemente dal fatto che sia il tiro successivo a un errore, il tiro che può determinare il passaggio di un turno o il tiro che vale una medaglia olimpica, che poi è il “segreto” della mia regola numero 9.Vuoi sapere com’è andata? Te lo racconto nel video, oppure puoi leggere l’articolo integrale nel mio Blog.

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Botta e Risposta: come controllare ansia e tension...

Tu chiedi e Massimo Binelli Coach risponde. Questa settimana si parla del caso di un bravo portiere che in allenamento fa faville, ma in partita diventa una statua di marmo, paralizzato dall’ansia tra i pali della porta.Ecco cosa mi ha scritto Massimo un mio omonimo:«Buongiorno, mi chiamo Massimo e gioco a pallamano, sono un portiere. In allenamento do tutto e credo di essere anche un buon portiere, ma appena si gioca in campionato e mi ritrovo tra i pali divento un pezzo di marmo, sbianco, praticamente vado nel panico più totale.Vorrei un tuo consiglio su come eliminare questo mio punto debole, perché non vado in guerra, ma semplicemente pratico lo sport che amo e ciò nonostante non riesco a divertirmi. Spero che tu mi risponda presto». L’ansia da prestazione sportiva è un “mostro” con il quale molti atleti si trovano spesso a combattere. Cos’è l’ansia? È uno stato emotivo alterato che provoca disagio o addirittura ci fa diventare un pezzo di marmo, come dici tu, associato ad emozioni quali tensione, preoccupazione, nervosismo, agitazione, apprensione, paura e pensieri negativi. Se l’ansia supera una determinata soglia di guardia, diversa da atleta ad atleta, e più in generale da individuo a individuo, influisce in modo negativo sulla prestazione fisica e mentale, perché porta a perdita di lucidità, di attenzione e di concentrazione. Il “segreto” consiste nel riuscire a identificare la nostra personale soglia di ansia benefica, perché, entro certi limiti, l’ansia è un’alleata, non una nemica, e con questa “ansia amica” un Atleta Vincente deve imparare ad andare d’accordo. Per gestire nel modo giusto questo stato di tensione fisica, psichica e nervosa che si manifesta dentro di te non appena ti ritrovi tra i pali, ribalta la prospettiva. In allenamento dai tutto e ti ritieni un buon portiere? Applica la mia regola 9:Allenati ogni giorno con consapevolezza e concentrazione, come se fosse la tua gara più importante, e affronta la tua gara più importante come se fosse un normale allenamento.Riesci a percepire dentro di te l’effetto di questa strategia? Se affronti gli allenamenti immaginando, grazie alla visualizzazione, di essere in campo per una partita importante, farai diventare “normale” ciò che per te adesso è “eccezionale”. Quando poi sarai tra i pali per disputare una partita vera, non dovrai fare altro che ritrovare dentro di te le sensazioni sperimentate ogni giorno in allenamento. L’allenamento, oltre a servire per migliorare la preparazione tecnica e fisica, per te deve diventare il banco di prova delle tue emozioni, affinché il controllo dell’ansia si trasformi in routine, ossia in un automatismo, in una competenza inconscia.A questo punto ti stai forse chiedendo su quali aspetti dovrai lavorare maggiormente per eliminare il tuo punto debole?

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Come un calciatore può superare lo stress della p...

Questa settimana si parla del caso di un calciatore professionista che si è ritrovato in anchina dopo un infortunio e sta vivendo un periodi di grande stress e pessimismo.Ecco cosa mi ha scritto Alex:«Ciao Massimo, ho 22 anni, attualmente gioco nella xxx, in Lega Pro. La mia carriera è stata molto veloce, perché 4 anni fa, dopo una stagione in Serie D e quella successiva in serie B, ho fatto l’esordio in Serie A. Era un sogno che si avverava, ero felicissimo, però dopo poche giornate ho avuto un grave infortunio.Quando ho ripreso ad allenarmi, dopo la riabilitazione, non mi sentivo più aggressivo come prima, ero debole di testa. Le ultime partite del campionato, come puoi immaginare, le ho fatte in panchina e da quel momento ho perso la fiducia in me stesso. A fine stagione sono stato ceduto alla xxx, ma è stato un anno deludente, per me. Mi sentivo dire che non credevo più nei miei mezzi e così, anno dopo anno, sono tornato indietro, fino alla Lega Pro. Anche in questo periodo sono in panchina perché il Mister preferisce mettere in campo un altro attaccante, più anziano di me. La settimana scorsa mi ha fatto entrare a due minuti dalla fine, in una partita che stavamo perdendo. Speravo che mi facesse entrare molto prima, ero lì che fremevo per giocare e dentro di me dicevo, scusa la franchezza, ma è per farti capire, “Sono qui a farmi prendere per il cxxo”, “Mi sono rotto il cxxxo di questa situazione” e così via. Sono entrato e non vedevo l’ora che quei due minuti finissero. Così non posso andare avanti. Forse devo smettere di giocare. Grazie». Il grave infortunio che ha subito ha minato alle fondamenta la sua autostima. Se avessimo avuto la possibilità di lavorare assieme fin da quei primi momenti di pessimismo e di sfiducia, forse oggi la sua storia sarebbe diversa, e lo sottolineo soltanto per ribadire l’importanza dell’allenamento mentale nella fase di recupero post infortunio, nei periodi di inattività o di riabilitazione, quando un atleta è molto vulnerabile, dal punto di vista psicologico. Il segreto, che vale per te, per tutti i calciatori, e più in generale per tutti gli atleti che si trovano a ricoprire il ruolo delle riserve, perché in una squadra ci sono titolari e riserve, fa parte del gioco, è questo: allenati, entra in campo, pensa e comportati COME SE tu fossi nella formazione ufficiale, mettendo da parte ogni pensiero negativo, semplicemente perché non ti è utile. Devi farti trovare pronto a dare il meglio in qualunque istante, perché questo è il ruolo della riserva, e vedrai che ben presto arriverà la svolta.

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Botta e Risposta: come si fa a restare “in bolla...

Nelle mie Pillole uso con una certa frequenza il termine “bolla” e l’espressione “stare in bolla”. Tra l’altro, a questa strategia mentale molto efficace è dedicata l’ottava sessione del videocorso Atleta Vincente, al quale, ne approfitto per ricordarlo, ti puoi iscrivere gratuitamente con un clic e guardare tre video molto importanti: http://atletavincente.comDunque, cos’è questa “bolla” e come si fa a restarci dentro?Ecco cosa mi ha scritto Paolo:«Ciao Massimo, mi chiamo Paolo, pratico il tiro al volo, specialità skeet. Ti seguo da tempo e cerco di mettere in atto tutti i tuoi consigli per migliorare le prestazioni sportive. Il mio problema è che quando sbaglio un colpo, soprattutto se succede nell’ultimo giro, comincio a pensare a un milione di cose e, come dici tu, vado “fuori bolla”. Come posso fare per restare nella mia bolla per tutto il tempo che mi serve, e cioè almeno fino all’ultimo piattello? Grazie».A beneficio di chi non ne avesse ancora sentito parlare, facciamo un po’ di ripasso. Cos’è questa “bolla”?È una metafora che mi serve per far capire che quando siamo al massimo, concentrati su ciò che stiamo facendo e consapevoli del nostro presente, attorno a noi si crea una zona di energia molto potente e noi riusciamo a dominare le nostre emozioni e a dare il meglio senza sforzo. Questa zona però non è confinata e protetta da uno scudo spaziale a prova di missile atomico, ma è racchiusa da un velo trasparente, sottile e vulnerabile proprio come quello di una bolla di sapone. Ecco, è questa l’immagine che meglio di ogni altra rappresenta la nostra bolla: un involucro molto fragile, perché basta poco per farla scoppiare. Ho reso l’idea?Finché siamo nel nostro “stato di grazia”, ossia per tutto il tempo in cui sperimentiamo consapevolmente il livello ottimale di attivazione e di concentrazione, in funzione dell’attività sportiva praticata, la mente è sgombra da pensieri negativi, siamo totalmente immersi nello stato presente e proviamo la piacevole sensazione di avere il pieno controllo del nostro corpo e delle nostre azioni. Dentro alla bolla, la consapevolezza del presente, ossia di quello che stiamo facendo, è massima e non c’è alcun bisogno di ricevere altri stimoli esterni. Il problema, ed è qui che nascono i guai di Paolo e di tutti coloro che a un certo punto vanno in tilt, è che questa protezione, come dicevo, è molto vulnerabile.

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Coaching, il pensiero negativo e la trappola della...

Questa settimana si parla della trappola del pensiero negativo, quel processo per cui hai l’illusione di formulare pensieri positivi ma in realtà nella tua mente è in corso un diluvio universale di pensieri negativi e velenosi, e di conseguenza di immagini negative e malefiche.Ecco cosa mi ha scritto Irina (il nome è di fantasia), una giocatrice di freccette di livello nazionale:«Ciao Massimo, sono Irina. Ieri ho avuto una gara di freccette e mi è andata malissimo! Sono disperata, mi viene da piangere... Non ho fatto altro che ripetermi pensieri positivi e cercare di concentrarmi al 100% sulle partite, ma non c’è stato niente da fare. Non riesco a restare concentrata, mi faccio prendere dal panico, perché quello che visualizzo con la testa non coincide con i fatti reali. Non sono stata capace di lottare come una degna avversaria. Mi sembra di avere perso lo smalto, e di non essere più capace in niente. Forse non ho compreso bene i tuoi insegnamenti, ho bisogno di aiuto. Mentre giocavo mi venivano strani pensieri, proprio mentre lanciavo le freccette. Mi sono detta STOP, ma questi pensieri non mi hanno mollata un secondo. Cosa devo fare? Ciao Irina».Irina, giocatrice di freccette che fa parte della squadra nazionale, mi aveva già contattato qualche settimana fa per dirmi che nell’ultimo anno aveva attraversato momenti di totale fiducia in sé stessa e momenti pieni di paure e insicurezze, di perdita di concentrazione. Diceva che le capita molto spesso di avere dei pensieri negativi durante le partite, che le provocano ansia e paura di non farcela. Altre volte le tremano le gambe e le braccia, il cuore le va a mille e proprio la freccetta più importante da lanciare, quella che servirebbe per chiudere la partita, la sente «pesante come un macigno». Sa che può «diventare la numero uno» (sono sempre sue parole), ma le serve aiuto.Ascolta cosa le ho risposto…Hai una domanda da rivolgermi? Scrivila nei commenti, oppure visita il sito massimobinelli.it, inserisci il tuo nome e la tua email più importante per iscriverti e per ricevere subito la mia Guida per la tua crescita personale, poi clicca su Contattami: trovi tutte le istruzioni per inviarmi un messaggio. Se il tuo quesito sarà di interesse generale, ti risponderò in uno dei prossimi Botta e Risposta!

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Come dare il massimo in gara (Il segreto di un Atl...

Nella mia lunga esperienza di sportivo e di mental coach, ho conosciuto migliaia di atleti. Potrei suddividere tale universo eterogeneo e colorato in svariati sottoinsiemi, raggruppandoli per nazionalità, sesso, età, disciplina praticata e altri criteri, ma se volessi dividere più o menò a metà questa popolazione potrei semplicemente mettere da una parte chi in gara “se la fa sotto” e dall’altra parte chi sotto pressione rende di più.Sai perché ci sono atleti che nel momento clou vanno nel panico e altri che in quella stessa situazione tirano fuori gli artigli? Perché nella mente di questi due atleti-tipo, durante il periodo di formazione del carattere, si è installato un programma diverso e soltanto gli animali da gara hanno imparato a reagire con grinta e aggressività nelle situazioni critiche. Sulla base delle mie conoscenze, posso dire che i ragazzi che hanno ricevuto un’educazione “ruspante” e che hanno fatto un po’ di sana vita di strada hanno sviluppato una cattiveria agonistica molto più accentuata di chi ha ricevuto un’educazione più morigerata. Tutti possono imparare a gestire bene le situazioni critiche, basta iniziare ad allenarsi. Allenarsi mentalmente, ovvio. In questa Pillola, ti spiego come ti puoi allenare per arrivare al momento fatidico con la giusta preparazione mentale.1. Individua il momento agonistico in cui sai che per te arriva la pressione.2. Visualizza quel contesto con il coinvolgimento di tutti i tuoi sensi. 3. Esegui il tuo gesto atletico mantenendo dentro di te le sensazioni create con la visualizzazione.Il trucco, lo ripeto sempre agli atleti che seguo, è quello di pensare al risultato finale, al successo e alla vittoria come a una concreta possibilità del presente, non del futuro. Ciò significa che se ti vedi vincente sperimenterai dentro di te la stessa sensazione che proveresti davvero a obiettivo raggiunto, e la tua mente inizia a familiarizzare con tale sensazione, perché la ritiene vera e possibile. In altre parole, ci crede e si prepara ad accogliere il successo, non il fallimento! Vuoi affrontare assieme a me il percorso che ti porterà a diventare un atleta che in gara dà il massimo? Hai la mia personale garanzia che puoi farcela. Contattami e ne parliamo senza impegno.

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