Filtra: 

Contenuti per tag: autostima


Tra narrazione e realtà: scopri la tua "aret...

Scrivere è un rimedio naturale. Non servono tastiere, bensì un foglio e una penna. Un modo tradizionale 1.0 di raccontarsi, ma estremamente efficace. Cosa posso raccontare di me? Cosa avrà ma da suggerirmi la mia coscienza? Sembrano lontani alcuni momenti, flash di scene vissute che tornano e che rivediamo con occhi diversi, con un ascolto interiore ragionato, rattoppato a volte, ma pur sempre autentico, anche se mediato dai colori delle emozioni. Ricostruire un evento della propria vita e cercare di aprire un dialogo con esso, a cosa serve? La domanda non è "a cosa serve", ma "perché farlo". Abbiamo un bisogno estremo di conoscerci davvero, di ri-conoscerci poi attraverso la nostra stessa vita, che si costruisce, giorno per giorno, attimo dopo attimo, incontro dopo incontro, lasciando tracce che vanno raccolte, riviste, riaperte, interpretate, memorizzate e collocate in uno spazio preciso, per non disperderle. Partiamo da noi. Attraverso la scrittura, anzi la bio-scrittura si entra in forte intimità con se stessi, ci si denuda di vesti scomode e si indossano maschere, forse, oppure, il contrario, si tolgono gli elastici e ciò che copriva il nostro volto cade e lascia trapelare verità, spigoli che non riusciamo a livellare, rotondità di pensieri che si lasciano afferrare. Quante volte abbiamo preso carta e penna per scarabocchiare un foglio, dichiarando guerra, senza nemici contro cui scagliarci, ma soltanto ombre, rimuginii che avremmo voluto disinnescare come mine vaganti! Che liberazione poter scrivere nero su bianco uno sfogo, un insulto passeggero, un'ingiustizia. E poi un senso di libertà e di leggerezza, un punto e virgola in un discorso costellato di punti. Ecco, i punti: a volte sono necessari, altre volte è il caso di toglierli.   Come iniziare a familiarizzare con la scrittura? Beh si può incominciare con una lettera di ringraziamento: a tutto ciò che abbiamo avuto, a ciò che ci ha aiutato a crescere, a ciò che è stato parte di noi. Dimentichiamoci i "momenti bui", diamo spazio, in questa parentesi a ciò per cui possiamo dire grazie alla Vita. Non crediate siano pochi i motivi, nonostante, alcune difficoltà mettano alla prova il miglior ottimista! Scrivere è un atto terapeutico: costruisce percorsi, narra racconti e noi possiamo prendere posto in una scena di cui diventiamo i registi, per rappresentare il nostro film migliore, la nostra esistenza. Un modo per attraversare i luoghi della nostra anima, del nostro "vivere dentro", per portarlo fuori, allo scoperto e per dargli cittadinanza. Partiamo dal "Grazie per...". Poi, in altri appunti di viaggio, scriveremo altre lettere. Buona riflessione!

Continua...

Vigoressia, quando una sana passione si trasforma ...

La Vigoressia è un disordine clinico grave ancora piuttosto sconosciuto e di conseguenza sottovalutato ma che può essere considerato la versione “da palestra” del ben più noto disturbo dell’Anoressia (tanto che spesso viene definita con il termine di Anoressia Inversa).     Iniziamo col fare una fondamentale distinzione: non si sta parlando della sana passione per l’attività fisica che sempre più persone vivono, a volte anche in modo quasi totalizzante, e in funzione della quale fanno scelte di vita ben precise. Parliamo invece di un grosso disturbo psicologico per il quale soggetti assolutamente ipertrofici continuano a vedersi come molto magri e ipotonici, al punto da vivere il loro aspetto fisico come una vera e propria ossessione in nome della quale sacrificare ogni altro aspetto della loro vita, da quello relazionale a quello alimentare, passando all’abuso di sostanze anabolizzanti e steroidee che ne mettono a rischio la vita stessa. Perchè, è bene dirlo, di Vigoressia (così come di Anoressia, d’altro canto) si può arrivare a morire! Ribadisco quindi che non è la quantità di tempo dedicata all’allenamento che fa di un soggetto un vigoressico o meno, ma una vera e propria condizione patologica che ne influenza a 360° le scelte, l’umore, la condizione di vita in generale. Come capire se ci si trova davanti un potenziale caso di Vigoressia? I campanelli d’allarme sono diversi, l’importante è coglierli:   - uno stato emotivo estremo (frustrazione, panico, ansia) in cui ci si può trovare se per una qualunque ragione (lavorativa, sociale, imprevisti vari) ci si ritrova a dover saltare un allenamento - la rinuncia progressiva alle relazioni sociali (pranzi o cene con amici o parenti, ad esempio) per paura di compromettere il proprio regime alimentare - ossessività nel controllare parametri fisici quali il proprio peso o la propria composizione corporea - comportamenti compensatori estremi in caso di un allenamento saltato o di uno “sgarro” alimentare (allenamento seguente ancora più duro, pasti saltati) - comportamenti maniacali nel rispettare dieta e integrazione alimentare, fino al punto di svegliarsi la notte per completare spuntini proteici e similari   Parliamo di dati: secondo recenti studi solo in Italia i soggetti affetti da questa patologia sarebbero circa 60000, con una prevalenza di soggetti maschili e magiormente concentrati nella fascia di età che va dai 25 ai 35 anni, ma non mancano ovviamente casi riportabili alle altre fascie. Prima di chiudere, vorrei ribadire per l’ennesima volta che tutti gli appassionati di allenamento che passano ore in palestra per il piacere di sentirsi e vedersi in forma, che assumono integratori o seguono diligentemente regimi alimentari e stili di vita corretti non hanno nulla a che vedere con la condizione descritta. Nessuno, men che mai il sottoscritto, vuole minimizzare gli infiniti benefici che l’allenamento (anche molto intenso) apporta alla nostra salute; è quando l’attività fisica viene percepita esclusivamente come un dovere, quando ogni pensiero è indirizzato verso la crescita muscolare in termini di “positivo” o “dannoso” (e quindi da evitare come la peste) per essa, quando si manifestano tutti quei comportamenti prima elencati, allora si sta parlando con tutta probabilità di Vigoressia.

Continua...

Come affrontare il proprio ego

Che cos’è l’Ego di una persona? Che differenza c’è fra Ego e Anima? Ed è possibile affrontare il proprio Ego? A queste domande hanno provato a dare una risposta filosofi, psicologi, pedagoghi da tempo immemore, e il dibattito è ancora tutto aperto. Differenza fra Anima ed Ego Noi partiamo da un concetto laico di anima, quello per intenderci che nega l’idea di “anima come parte immortale dell’uomo” ereditato dalla religione. Un concetto negato dal positivismo e dal materialismo di fine ottocento e inizio novecento. Con lo sviluppo della fisiologia, della psicologia sperimentale e delle neuroscienze, quando si parlava di “anima”, ci si riferiva all’attività della psiche e all'universo infinito della mente umana. Grazie alla psicanalisi e la scoperta dell'inconscio, l’anima diventò nel XX° secolo l’insieme degli stati di coscienza e dei meccanismi di organizzazione della psiche. E con Freud si cominciò a parlare di: Es, serbatoio delle energie psichiche, in gran parte inconsce; Io (Ego), la sfera delle relazioni e contatti con la realtà esterna; Super-io, la sede dei valori e della coscienza morale. Ma senza scomodare la psicoanalisi, possiamo dire, semplificando, che l’anima è il nostro nucleo, ossia ciò che siamo veramente. E chi siamo e che cosa siamo veramente? Siamo tutto e il contrario di tutto. Un universo affascinante di contrasti che formano quell’unicum che si chiama persona. Animali sociali intelligenti che conservano l’istinto animalesco della competizione, la quale spinge a prevalere sugli altri per conquistare il “potere”; ma anche esseri umani dotati che, grazie al pensiero, alla creatività, alla cultura, sono capaci di evoluzioni che prediligono sempre più beni spirituali - come l’amore - ai beni materiali e alla prevaricazione. Insomma, è nell’anima che risiede la chiave di volta in grado di portare a una vera e propria mutazione etica che può condurre l’umanità, se vuole sopravvivere, ad amarsi piuttosto che combattersi. Invece che cos’è l’Ego di una persona? Per “Ego” si intende la conoscenza che noi abbiamo di noi stessi, ma in relazione agli altri e alle nostre esperienze passate. L’Ego è la conoscenza sul nostro essere e sugli altri che deriva dal nostro vissuto. E’ tutto quanto dal passato siamo riusciti a imparare su di noi, sulle nostre emozioni, sui nostri desideri. L’Ego si nutre dell’imitazione diretta di modelli sociali che assumiamo come nostri. L’Ego è ciò che ci fa perdere di vista il vero “io” per identificarsi con il ruolo che svolgiamo. L’Ego, in pratica, è la maschera che indossiamo per relazionarci con la società in cui viviamo. Ergo, l’Ego è un’illusione della nostra identità. Perciò mentre l’Anima (Sé Superiore) può portare alla crescita e al miglioramento di sé, l’Ego (Sé Inferiore) può farci deragliare dai binari della vita perché ci fa identificare con le maschere che indossiamo a uso e consumo di noi stessi e degli altri. Le resistenze dell’Ego Osservato dal punto di vista dell’Io destabilizzante, l’Ego diventa il nostro nemico numero uno, un pericoloso mostro da abbattere poiché è lui il responsabile primario dei nostri problemi emotivi, comportamentali e, di conseguenza, anche materiali. L’Ego ci rende eccessivamente suscettibili, predilige l'ostentazione e si siede sull’apparenza: in sostanza è un castello di sabbia con tanto di torri e ponte levatoio, maestoso e bello a vedersi, ma fragile e tragicamente vuoto al suo interno. Per intenderci, l’Ego è quella parte di noi che si piega, si destruttura quando si sente umiliato, detronizzato ogni volta che abbiamo la sensazione di non essere rispettati, ogni volta che non riceviamo le giuste (secondo noi) attenzioni. Più l’Ego è ipertrofico, più aumenta a dismisura la suscettibilità e, quindi, peggiori diventano le reazioni. Le resistenze dell’Ego nascono sovente da un bisogno di autodifesa. L’Ego, per garantirsi la propria sicurezza, sviluppa una serie di meccanismi atti a evitare ansia o angoscia. Questi meccanismi, entrando in gioco anche in condizioni normali, finiscono per influenzare in modo determinante il carattere di una persona e, di conseguenza, il comportamento di ciascun individuo. Così la “difesa” diventa la parola chiave con la quale è possibile spiegare l’agire di chi ha un Ego ingombrante. Questi soggetti di solito si sentono al centro dell’universo e, in quanto tali, non riescono ad ammettere i propri errori; si difendono attribuendo la propria colpa agli altri. La sicurezza l’Ego la rincorre con la forza fisica, con la doppiezza, con i dogmi. E se parla d’amore, di generosità, di solidarietà, di giustizia, l’Ego ipertrofico lo fa solo per darsi un tono, ma è solo un’ipocrita facciata. L’Ego in definitiva ha bisogno di una sola cosa: il potere. E in questa spasmodica rincorsa, non è capace di relazionarsi, non accetta punti di vista diversi dai suoi, non comprende, e perciò finisce per isolarsi. Alla fine, anche se l’affermazione “l’Ego provoca solo  dolore e sofferenza”, potrebbe sembrare un po’ esagerata, in essa è racchiusa una buona dose di verità. Ego, riconoscerlo per sconfiggerlo Per sconfiggere l’Ego bisogna prima saperlo riconoscere.  Si parla sempre di Ego quando ci troviamo di fronte a narcisismo o vanità fuori dal comune, quando il desiderio di possesso è accecante, quando ci sono forme di dipendenza o di attaccamento che rasentano la follia. E' altresì utile avere consapevolezza piena che l’Ego trova l’humus ideale nella paura e usa sempre “io” in contrapposizione a “tu/voi”. Perciò il primo passo da fare per sconfiggere l’Ego, è proprio di iniziare a mettere da parte l’idea di “io” per riportare in primo piano il “noi”, ossia l’umanità che ci circonda. Come affrontare il proprio Ego Per sapere come affrontare il proprio Ego, l’aiuto di uno psicoterapeuta diventa spesso necessario. Ogni Ego è un mondo a sé: difficile che un'unica terapia possa andare bene per tutti. Tuttavia le basi dalle quali partire per liberarsi dall’Ego, sono uguali per tutti. Abbiamo detto che l’Ego si alimenta di “momenti illusori” legati al passato, e anche al futuro: ciò fa vivere in continuo stato di desiderio anch’esso illusorio e perciò inappagabile perché creato sul passato che non esiste più, o sul futuro che ancora non esiste. E’ inevitabile che questo continuo anelito finisca per provocare sofferenza e insoddisfazione. Perciò la prima cosa da fare è cercare di vivere il presente impegnando il massimo delle proprie energie nel raggiungimento dell’obiettivo:"hic et nunc", “qui e ora”. Subito dopo bisogna imparare a essere soddisfatti di quanto si ha, cominciando ad apprezzare le piccole gioie che il quotidiano regala anche nei giorni in cui sembra che nulla vada per il verso giusto. Bisogna sforzarsi di ricordare che anche nelle giornate più nere c’è sempre qualcosa per cui vale la pena di sorridere: il sorriso del proprio partner, l’abbraccio di un figlio, il calore di un amico, il film più amato, la canzone più sentita o il piatto preferito. Altro step: capire quali sono le proprie paure e capirne l'origine. Questa è una prova difficile da affrontare senza l’aiuto di un bravo psicologo. E anche quando da soli si riesce a identificare qual è la paura che ci attanaglia, lavorarci sopra per eliminarla presuppone l’aiuto di un esperto. Un buon terapeuta riuscirà a far venire fuori la grande persona che sta in quasi ognuno di noi, quel Sé Superiore che paura ed egocentrismo tentano di soffocare, permettendo all’Ego di oscurarci e di tirare fuori il peggio di noi.

Continua...

La neutralità dell'albero

Pensa che in un albero c'è un violino d'amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita.(Alda Merini)   La nostra vita quotidiana può essere paragonata a un albero. Partiamo dalle radici. Essa si radica nel passato, all'origine, alla nascita. Nel tempo si consolida e il piccolo essere umano cresce, così come si sviluppa e diventa possente il tronco, da ramoscello, ad arbusto ricoperto di tenace corteccia. E così spuntano i rami, che si muovono verso l'alto, guardano il cielo e si protendono quasi a chiamare altri rami oltre l'orizzonte. Arrivano le chiome verdastre, rigogliosi capelli di un adulto ormai formato. L'Uomo segue il medesimo percorso: nasce, si origina, si struttura e, passando attraverso le fasi di crescita, diventa grande. L'albero è statico, osserva la realtà e non cambia posizione, ma guarda ogni cosa da diverse angolazioni: dalla terra, al centro, alla posizione sopraelevata delle lunghe braccia che lo sovrastano e lo riempiono di vigore. Dovremmo essere come l'albero, resiliente a ogni attacco, intemperia, possente, ben radicato, ma con lo sguardo a un altrove che sa di spirituale, etereo: avere radici, nell'Io, ma andare alla ricerca del proprio Sé, in quello spazio che si fa immensità e che dà voce ai nostri obiettivi, alla nostra crescita evolutiva, quella dell'anima e della consapevolezza di ciò che vogliamo diventare. Un buon "grounding" aiuta a guardare la vita scorrere e a non esserne totalmente invasi. Come facilitarlo? Attraverso la pratica della consapevolezza del "ciò che accade qui e ora", nel presente, nel momento in cui respiro e sento, mi muovo e parlo: è nel presente che la vita ci appare e in quel "hic et nunc" dovremmo rimanere in ascolto di noi. Mentre laviamo i piatti oppure telefoniamo o, ancora, stiamo mangiando, mentre svolgiamo azioni che sembrano banali, proviamo a focalizzarci su ciò che stiamo facendo, rimaniamo lì e osserviamo. Il futuro lo costruiamo adesso e ne determiniamo la qualità. Esso, di per sé non esiste, se non sotto mentite spoglie come attore protagonista di un calendario, che abbiamo troppa fretta di riempire, dimenticandoci che oggi siamo. Facciamo come l'albero: esso è fermo, integerrimo, lì ad assaporare ogni secondo, ogni battito. Pondera ogni veduta e rimane comunque se stesso, cambiando al cambiar delle stagioni che, metaforicamente diventano per noi fasi di sperimentazione ciclica, in cui, a ogni passaggio, abbiamo di nuovo la possibilità di cambiare strada, di scegliere oppure di accettare quello che giorno dopo giorno impariamo ad accogliere, abbandonando il controllo e la pretesa di volere decidere come andranno le cose. Vivere è lasciarsi attraversare da un fremito senza dirigerne la rotta.

Continua...

Come risvegliare la consapevolezza (Vivere alla ma...

Alla consapevolezza del “qui e ora”, tema che può essere sviluppato da più livelli di osservazione, ho dedicato diverse Pillole e un’intera sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com). Ciò nonostante, continuo a ricevere numerose richieste di approfondimento, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza in gara, nel momento in cui dovremmo sperimentare la massima attivazione agonistica. Molti atleti mi scrivono per chiedermi come si fa a mantenere la calma e la lucidità nei momenti che precedono una gara, quando la mente si annebbia e sembra di essere dappertutto fuorché nel luogo dove di lì a poco dovremo esprimere la nostra miglior prestazione. In passato ho già spiegato quali strategie adottare per gestire lo stress agonistico (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...) e per restare “in bolla” (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...), però il presupposto essenziale per far sì che queste tecniche funzionino è essere consapevoli di quel che si sta facendo.Sulla consapevolezza in senso lato ho pubblicato anche una Pillola (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...), ma un atleta non può certo mettersi a meditare prima di affrontare una competizione. Dunque, occorre adottare un altro approccio, più specifico, trasversale a tutte le discipline sportive. Cosa occorre fare per restare ancorati al presente ed avere il pieno controllo del proprio corpo e delle proprie emozioni?Scopriamolo assieme…

Continua...

Come essere costanti per avere successo (Il potere...

Dopo aver pubblicato la mia Pillola numero 100 (http://massimobinelli.it/il-blog-di-m...), in molti mi hanno chiesto come faccio ad avere ancora la voglia di trovare argomenti nuovi, scrivere i testi, registrare i video e promuoverli in Rete, un lavoro che effettivamente assorbe molte delle mie risorse. Rispondo che è la stessa voglia che mi spinge ad allenarmi ogni giorno, anche quando diluvia, da 35 anni a questa parte. Per avere successo, o comunque per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, in qualunque ambito della nostra vita, è necessario essere costanti, evitare di trovare scuse improbabili pur di “rimandare a domani” e perseverare. Vuoi scoprire come si fa? Quando supporto i miei coachee a fissare un obiettivo, adotto il metodo SMART-P (al quale, tra l’altro, è dedicata la quarta sessione del mio percorso Atleta Vincente), quindi li aiuto a formulare un proposito che sia specifico, misurabile, orientato all’azione personale, raggiungibile in un certo arco di tempo e positivo. Poi lavoriamo sulla definizione delle azioni da compiere con regolarità per perseguire il risultato voluto, ed è qui che casca l’asino! Perché se la tabella di marcia prevede cinque allenamenti a settimana, oppure un’ora al giorno da dedicare all’apprendimento di una determinata abilità, questo impegno va rispettato a ogni costo. “Oggi non mi alleno perché c’è una nuvoletta all’orizzonte e il meteo dice che c’è il 17% di probabilità che piova, tanto recupero domani”, giusto per fare un esempio riferito a un obiettivo sportivo o semplicemente alla forma fisica, è una frase che deve scomparire dal lessico dell’aspirante Persona Vincente, ossia della persona che raggiunge i propri traguardi, qualunque essi siano, purché si tratti, lo ribadisco, di obiettivi positivi. La “rimandite” sta alla Persona Vincente come la kryptonite sta a Superman!Ti do due notizie, e come al solito una è buona e una è cattiva. La cattiva notizia è che una forte motivazione a essere costanti nei propri impegni è un fattore chiave di successo. La buona notizia è che il “muscolo della costanza” può essere allenato. Questo allenamento molto particolare fa sì che il cambiamento si consolidi e diventi una nuova abitudine positiva.Vuoi sapere quanto tempo occorre per veder ingrossare questo muscolo?Domanda lecita. Sulla base della mia esperienza, posso dirti che servono dai 30 ai 90 giorni, sostenuti da una forte motivazione, affinché una nuova abitudine, un nuovo comportamento o una nuova tecnica si consolidi. Nessun obiettivo può essere raggiunto se non c’è costanza: non esistono scorciatoie! Per rincuorarti, tuttavia, posso dirti che cambiare un comportamento negativo ricorrente o infrangere una vecchia abitudine rende euforici, apre nuove strade e fa scoprire risorse personali che fino a quel momento ignoravi persino di possedere. Dunque, come si fa ad allenare il muscolo della costanza? Ci sono almeno Tre Strategie. Scoprile assieme a me e scegli quella che preferisci, ma se le applichi tutte, non fa male, giuro!

Continua...

Come superare i rimpianti nello sport: accetta il ...

Per questa Pillola prendo spunto dalle parole di Gianmarco “Mezzabarba” Tamberi, alias Gimbo, tratte da un’intervista rilasciata al QN nel giorno di esordio dell’atletica a Rio 2016, il 12 agosto scorso. È passato un po’ di tempo, ma il senso della riflessione è sempre attuale. Rispondendo al cronista che gli chiedeva «cosa pensa ogni volta che rivede quel salto che è costato l’Olimpiade e una probabile medaglia», Gimbo disse (cito testualmente): «L’ho rivisto tante volte il salto. È sbagliato dice il mio mental coach, è sbagliato dice mio padre, è sbagliato dice la mia ragazza. È sbagliato rivederlo, ma non ci riesco perché se ci penso credo sia una cosa impossibile, quindi lo rivedo e penso “è impossibile”». Sembra impossibile, caro Gimbo, perché tutto stava andando a meraviglia, ma è successo, e succede a molti atleti di infortunarsi alla vigilia di un appuntamento importante. Cosa poteva fare Gimbo per archiviare Rio 2016, mettere da parte i rimpianti e puntare a Tokyo 2020, e cosa può fare chi dovesse trovarsi nella sua situazione? Ricordi cosa è capitato a Gimbo, vero? A un mese dall’inizio dei Giochi Olimpici, a Montecarlo, nona tappa della Diamond League, il nostro Mezzabarba stabilisce il nuovo primato italiano con 2,39 (misura che sarebbe valsa un oro a Rio, ma tent’è…). A quel punto tenta il 2,41, ma negli ultimi appoggi della rincorsa qualcosa va storto e proprio nel momento dello stacco la caviglia fa crac. Nei suoi occhi, spalancati in un volto contratto dal dolore, tutto il mondo vede sfumare il sogno olimpico. Tamberi è giovane, avrà modo di rifarsi, ma è ugualmente dura da digerire. L’obiettivo su cui aveva puntato anni di lavoro (e anche l’unica speranza di un oro per l’atletica leggera italiana) sfuma in un attimo. E ora? Come si affronta il futuro, con questo potente ancoraggio negativo che spinge il nostro campione a rivedere fino allo sfinimento il salto fatidico?Nella decima sessione del videocorso Atleta Vincente, parlo di sconfitta, di fallimento, di passi falsi, e mai come in questo caso si può parlare di passo falso. Basta un microniente, un appoggio spostato di qualche millimetro e assieme al legamento della caviglia in un istante si spezza anche il sogno di gloria. L’atleta perfetto e infallibile non è stato ancora inventato e non c’è programma di allenamento mentale e mental coach che tenga: la sconfitta, in senso lato, va messa in conto, prima o poi arriva. Nel caso del nostro Gimbo è arrivata nel momento peggiore, alla vigilia delle Olimpiadi di Rio. Cosa può fare Gimbo per mettere da parte i rimpianti e puntare a Tokyo 2020? Scopriamolo assieme in questa Pillola…

Continua...

Autosabotaggio, come uscire dalle sabbie mobili (T...

Ho parlato per la prima volta di autosabotaggio nella Pillola 89. Dicevo che chi non ha fiducia nelle proprie potenzialità tende a fare di tutto per confermare le sue convinzioni negative, e più la realtà si discosta dalle attese nefaste, magari lasciando intravvedere all’orizzonte dei barlumi di felicità, più cresce il bisogno irrefrenabile e inconsapevole di darsi una tagliente zappata sui piedi, perché sente di non meritare nulla di diverso dalla sofferenza. Chi ha poca autostima ha paura della felicità e si autosabota, gli manca il coraggio di goderne. Perché talvolta, pur sapendo perfettamente cosa sarebbe “meglio per noi”, facciamo l’esatto contrario? Autosabotarsi vuol dire farsi del male, più o meno consapevolmente. I modi che la nostra mente escogita per metterci i bastoni tra le ruote, per impedirci di raggiungere qualsiasi obiettivo, sono pressoché infiniti, e non credo di avere tempo a sufficienza per affrontarli tutti. Nelle 100 Pillole che ho sfornato finora, ho trattato i casi più ricorrenti:• incapacità di mantenere i segreti: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• giudicarsi e criticarsi ferocemente: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• non saper dire di NO: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• paura di sbagliare: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• tendenza a cristallizzare la realtà con MAI e SEMPRE: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• vittimismo: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• perfezionismo esasperato: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• restare impantanati nel passato: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• incapacità di accettarsi: http://www.massimobinelli.it/il-blog-...• sensi di colpa: http://massimobinelli.it/il-blog-di-m...È sufficiente che uno soltanto di questi virus infesti il nostro cervellone per far sì che la macchina funzioni male o addirittura si inchiodi. Cosa farebbe un informatico in caso di contaminazione? Installerebbe un buon antivirus, poi farebbe un bel riavvio del sistema. Ecco, anche la nostra mente ha bisogno di un trattamento energico, perché occorre disinstallare i programmi malefici e far ripartire il computer inceppato.Cosa puoi fare per disinstallare dalla tua mente il virus dell’autosabotaggio?Te lo dico in tre Azioni…

Continua...

Diventa un Atleta Vincente in Cinque Passi (Prepar...

Nella quarta sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com), parlo di Strategie da adottare in allenamento e di Autovalutazione della propria prestazione. Inoltre, grazie alla “Scheda Obiettivo SMART-P”, uno strumento potente che ho progettato per aiutare gli agonisti a definire i loro obiettivi sportivi, che trovi sempre nella quarta sessione, puoi individuare i tuoi punti di forza, i tuoi punti deboli e le azioni immediate da intraprendere, ma soprattutto puoi imparare a percorrere i Cinque Passi che ti separano dal Successo. Immaginiamo che manchi un anno al tuo appuntamento più importante, la gara su cui hai investito molte risorse, fisiche, mentali ed economiche, perché potrebbe dare una svolta alla tua vita e alla tua carriera. Dopo tanti sacrifici, è arrivato il momento di iniziare a sviluppare la consapevolezza che puoi farcela, che l’obiettivo è alla tua portata. Ti mancano soltanto Cinque Passi:Primo Passo: vivi ogni giorno nella tua mente l’esperienza che affronterai tra 12 mesiSecondo Passo: immagina gli ostacoli che troverai lungo il cammino e superaliTerzo Passo: visualizzati sul gradino più alto del podioQuarto Passo: dormi con la medaglia d’oro sotto al cuscinoQuinto Passo: definisci ogni mattina l’azione più importante da compiere OGGI per avvicinarti all’obiettivoVuoi percorrerli assieme a me? Ascolta la Pillola con attenzione…

Continua...

Fiducia in sé stessi, Tre Mosse per ritrovarla (R...

«Ci sono momenti in cui mi sento inadeguato, senza motivo. In altri mi sento poco considerato oppure temo di essere criticato o giudicato per quello che dico o che faccio. Mi capita anche di provare insicurezza mentre mi trovo con una persona, e spesso è la stessa persona con cui la volta precedente stavo bene. Vorrei ritrovare la fiducia in me stesso». Questo messaggio mi è stato inviato da Giuseppe e avrei potuto trattarlo in un Botta e Risposta, ma ho preferito sviluppare il tema della fiducia in sé stessi in modo più ampio, perché non si tratta di un caso isolato. Può capitare a tutti, uomini e donne. A un certo punto ti sembra di essere diventato invisibile. Il partner prende le distanze. Nessuno ti cerca. Si avvicina il fine settimana e speri che qualcuno ti inviti, ma il cellulare non trilla, né una chiamata né un messaggio o una notifica. Così, sabato sera, dopo una cena a base di tonno e pomodori, ti ritrovi a rincorrere il fiume delle notizie feisbucchiane, vedi gente che ride, che ostenta al mondo i piatti che sta mangiando assieme agli amici, e tu riconosci tra questi amici i tuoi amici, quelli da cui speravi che arrivasse un cenno di vita, perché in fondo, anche se hai sempre biasimato chi fa la fotocronaca della cena boccone dopo boccone, ti farebbe piacere essere lì con loro. Ti avvolge un alone di fallimento totale. In un lampo ti viene voglia di fuggire, di ricominciare da capo in un altro Paese, o addirittura in un altro continente, magari laggiù in Australia, ma ti fermo subito: non servirebbe a nulla. Gli schemi con i quali è programmata la tua mente si ripeterebbero anche a 16mila chilometri di distanza, perciò, dopo un primo periodo di euforia, torneresti ad essere invisibile anche per i canguri. Ricordi cosa dicevo nella Pillola 92 (https://www.youtube.com/watch?v=uiaM4...) a proposito del legame tra accettazione, responsabilità personale, fiducia e autostima? Dicevo che si parte dall’accettazione di sé stessi, perché accettare i propri errori e le proprie colpe significa iniziare un percorso di miglioramento; l’accettazione sviluppa responsabilità personale e fiducia nelle proprie capacità; la responsabilità personale e la fiducia potenziano l’autostima.Dunque, non serve a nulla fuggire, e ancora meno serve farsi contagiare dalla sindrome di Calimero, il povero pulcino abbandonato dalla mamma perché nero (in verità era solo sporco…): il vittimismo paga ancora meno. Occorre controllare emozioni e pensieri negativi e accettare che tutto sta effettivamente come lo vedi: il mondo ti ha momentaneamente messo da parte. Punto. Una volta preso atto di questa inconfutabile verità, inizia a domandarti il perché. Sarà forse perché quando sei con le altre persone il tuo linguaggio non verbale (https://www.youtube.com/watch?v=jGSco...) comunica qualcosa di diverso, ambiguo o eccessivo rispetto a ciò che intendi realmente dire? Oppure perché il tuo comportamento viene percepito come soffocante, provocatorio, arrogante o eccessivamente rigido, sebbene nulla di tutto ciò sia nelle tue intenzioni (consapevoli)?Puoi ritrovare la fiducia in te stesso in Tre Mosse, ed è questo il momento giusto per metterle in atto, perché adesso nessuno si aspetta nulla di eclatante da te, quindi non hai niente da perdere. Scopriamole assieme…

Continua...

Pagina 1 di 8
Are you looking for the best website template for your web project? Look no further as you are already in the right place! In our website templates section you will find tons of beautiful designs - for any kind of business and of any style. You are in a unique place - join us today BIGtheme NET

Schede Allenamento

Alcune schede proposte da PTOnline

Prodotti in evidenza

Alcuni prodotti proposti da PTOnline

Filtro contenuti

Filtra: 
DMC Firewall is a Joomla Security extension!