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Contenuti per tag: benessere


Esercizio fisico e tumore al seno

L’attività fisica agisce sui sistemi metabolici dell’organismo portando numerosi benefici a livello salutare. Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato un forte legame tra lo sviluppo tumorale e la mancanza di esercizio fisico, almeno per quanto riguarda alcuni tipi di tumore. E’ quindi importante che tutti diventino più consapevoli degli effetti positivi dovuti all’allenamento nella prevenzione e nel controllo di numerose patologie, anche quelle più gravi. L’attività fisica agisce su alcuni meccanismi essenziali dell’organismo, come il metabolismo energetico e ormonale, l’infiammazione, il sistema immunitario. Muoversi aiuta a restare in forma, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio e a perdere peso. Lo sport e il movimento hanno però altre virtù nascoste, che oggi i ricercatori sono in grado di studiare nel dettaglio e che spiegano anche gli effetti preventivi nei confronti delle malattie cardiovascolari e del cancro. Diversi studi sono riusciti a fornire una prova dell’utilità dell’esercizio nei confronti di specifici tumori, tra cui quello al seno. La conferenza europea sul tumore al seno nel 2014 ha confermato che un regolare esercizio fisico riduce di circa il 12% il rischio nelle donne, di ogni età e peso, di sviluppare questo tumore. Alcuni studi hanno verificato cosa accade alle donne che dopo la menopausa, nel momento di maggior rischio di ammalarsi, iniziano ad allenarsi, dimostrando che anche in questo caso vi è un beneficio in termini di riduzione del rischio se confrontato con quello delle donne sedentarie. L’esercizio andrebbe prescritto come un farmaco e, esattamente come il tipo, la dose e la durata dei medicinali, anche il tipo, l’intensità e la frequenza dell’esercizio andrebbero misurati sulla persona, in quanto ognuno risponde in maniera differente allo stimolo allenante (Fondazione Umberto Veronesi). Indagini recenti hanno rivelato che le donne che svolgono esercizio fisico regolare hanno in media un rischio di sviluppare cancro al seno inferiore di circa il 30% rispetto alle donne sedentarie (Friedenreich CM. et al., 2008). Nello studio di Antony MP. e i suoi collaboratori, sono stati presi in considerazione i diversi fattori di rischio che sono direttamente coinvolti nello sviluppo del tumore al seno, tra cui l’inattività fisica, scoprendo che un maggiore esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare il cancro al seno. Una recente revisione suggerisce che metà dei casi di cancro al seno possono essere prevenuti attraverso il raggiungimento e il mantenimento di un peso sano, attività fisica regolare e un consumo minimo di alcool (Colditz GA. et al., 2014). Esistono prove epidemiologiche che suggeriscono che l’esercizio dopo una diagnosi di cancro al seno può migliorare la mortalità, la morbilità e la qualità della vita (Eyigor S. et al., 2014). L’esercizio è anche importante per prevenire o migliorare molti effetti negativi correlati al trattamento come la stanchezza, la debolezza muscolare, il declino delle funzioni cardiovascolari e delle capacità funzionali complessive (Wolin KY. et al., 2012). L’attività fisica e gli interventi di perdita o mantenimento del peso corporeo stanno diventando elementi chiave per la sopravvivenza al cancro al seno, poichè l’obesità è associata ad un rischio di mortalità maggiore del 30% per le persone affette da tumore, mentre il fatto di essere fisicamente attivi e mantenere un peso costante è associato ad un rischio inferiore del 30% (Patterson RE. et al., 2010).

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Quando il corpo spinge all'azione

Il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre. (Ippocrate) Siamo anime dotate di un corpo in esilio su un meraviglioso giardino. Ho scelto di credere alla dimensione spirituale dell'esistenza, la sento "vera", pertanto la porto con me in ogni aspetto della quotidianità. Abbiamo sentito tutti, in certi momenti, una sorta di "voce" interiore che spinge ad agire, spesso ignorata per paura di "essere nella propria autenticità": siamo intimoriti da una eccessiva istintività, perché non ci sentiamo protetti, siamo un po' "attori allo sbaraglio", pertanto tentenniamo e procastiniamo il "fare". Tutto ciò che "non diventa", ma "è nell'essenza", si aggrappa al corpo fisico, come le unghie di un micio impaurito, che graffiano e bucano la superficie prescelta come àncora di salvezza. In questo "tenersi forte", si producono sintomi, fastidi, "pesi", immobilità, stanchezza, senso di vuoto o vertigini, perché tutto ciò che è vitale, se imbrigliato, implode e fa girare la testa, non sente ossigeno. Il corpo ha un linguaggio, è composto di "parole" e di "melodie" come uno spartito, di note basse o alte, di pause: se ci mettiamo in ascolto, impariamo la musica che esso emette, ne decifriamo il senso, traducendo ciò che esso comunica in un dialogo bidirezionale. La voce del corpo è sottile, ma sempre presente. Occorre "mettersi in relazione con" le vibrazioni e le sensazioni che lo attraversano quando esprimiamo un'emozione, raccontiamo una storia, pensiamo, ci teniamo occupati: impareremmo a conoscerlo meglio, entreremmo più in confidenza con i messaggi che accompagnano il nostro "verbale". Sonorità che promanano dal profondo, dai molti "non detti" che vogliono essere visti, reclamano il diritto di poter dire la loro, finalmente! Esprimiamoci come percepiamo di voler fare, diamo identità alle nostre intenzioni, ai nostri desideri, appoggiamoli su un morbido materasso su cui possano saltellare e farsi notare, far sentire che esistono: è importante alleggerire il corpo dai molti "bozzoli" costruiti, giorno dopo giorno, dalla nostra abilità di nasconderci, filamenti spessi, che non lasciano passare l'aria. Azione! È tempo di muoversi e di mettersi in moto. Il cammino è soltanto all'inizio. Diamo dignità a quanto si muove in noi e seguiamo le orme delle nostre verità sommerse.

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Accettazione e Autostima (Fai il tifo per te e per...

La Pillola dedicata all’autostima (https://www.youtube.com/watch?v=LjyEx...) ha suscitato molto interesse e la mia definizione, tratta dalla sesta sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com), «Avere autostima vuol dire conoscere il proprio valore, pur nella consapevolezza dei propri limiti», è stata largamente condivisa, tuttavia il cammino verso il potenziamento dell’autostima parte da un’azione consapevole che non può essere data per scontata. Non basta, infatti, avere coscienza della propria dignità, rispettarsi e avere fiducia nelle proprie capacità: per poter sviluppare una sana autostima occorre sperimentare l’accettazione di sé. Accettarsi vuol dire tifare per sé stessi, vuol dire alimentare la propria “vocina” con espressioni quali “io sono la persona che sta facendo questa cosa ORA e mi sta bene così”, “io mi accetto ORA per quello che sono”, “io sto bene con il mio corpo e con la mia mente ORA e ho fiducia in me”, “io mi piaccio così come sono ORA”, “io mi tratto con rispetto perché me lo merito”. In altre parole, significa essere alleati di sé stessi e non avversari.L’accettazione di ciò che siamo scatena una vitalità straordinaria, perché quando impariamo a riconoscere ogni più piccolo dettaglio del nostro corpo e, più in generale, della nostra esistenza, difetti compresi, come qualcosa che ci appartiene e non come un alieno da combattere, l’energia che prima era sprecata in un conflitto interiore dannoso può essere canalizzata in azioni positive e utili per noi e per chi ci circonda. In che modo un atleta può usare la forza dell’accettazione a proprio vantaggio?

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Le parole inutili sono veleno (Il valore del silen...

Le chiacchiere inutili sono velenose per tutti, per chi le subisce e, soprattutto, per chi le alimenta. Chi si lamenta è convinto che sfogarsi con qualcuno lo faccia star meglio, lo aiuti a scaricare le tensioni, ma è soltanto un’illusione, perché continuare a parlare dei propri problemi non fa altro che tenerli vivi, costantemente ancorati al presente, anche quando si tratta di situazioni che risalgono al passato remoto.Che fare, dunque, quando la testa è affollata da lamenti e tormenti che non danno pace? La soluzione è semplice: entrare nel mondo del silenzio.Sì, hai capito bene, il silenzio. Il silenzio è una cura meravigliosa per la mente. Nella pratica della meditazione si cerca di raggiungere il silenzio dei pensieri, perché in quella condizione la mente riposa ed inizia a rigenerarsi. Alla stessa stregua, dobbiamo provare il valore del silenzio delle parole, anch’esso curativo e foriero di benessere. Dobbiamo imparare a far scivolare dolcemente nell’oblio tutto ciò che ci ossessiona, perché le parole inutili stancano, chi le pronuncia e chi le ascolta, e impediscono al cervello di recuperare le energie, in un circolo vizioso dal quale non è facile uscire. Da tempo si sente parlare dei benefici del digiuno, una pratica a scopo purificatore o terapeutico la cui efficacia è stata oggetto di indagini scientifiche. Ebbene, il silenzio consapevole può avere per la mente lo stesso effetto che il digiuno ha per il corpo. Se ne hai la possibilità, prova a prenderti un’ora, mezza giornata o un giorno intero tutto per te e proclama lo “sciopero dell’ugola”. Sarà dura isolarsi dal mondo, evitare di rispondere al telefono (si potrebbe inviare un messaggio…) e sottrarsi alle tentazioni del pettegolezzo selvaggio, ma scoprirai quanto può essere benefico.Oltre ad apprezzare il valore del silenzio, cosa si può fare grazie all’allenamento mentale per abbandonare il personaggio nel quale ci ritroviamo imprigionati e riscoprire la vera essenza di sé, la propria identità? Innanzitutto si può imparare a controllare e riformulare i pensieri in modo corretto. Poi è possibile apprendere le tecniche per visualizzare se stessi in modo positivo, affinché la mente possa credere che esiste un’alternativa al buio. Vuoi saperne di più sul percorso che potresti fare assieme a me per riappropriarti della tua positività?

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Solo per oggi (Il potere del “qui ed ora”)

Lo spunto per l’argomento della Pillola di questa settimana me l’ha offerto Gianluca, che in un suo recente intervento nel corso di un incontro tra amici e colleghi ha spiegato ai presenti la sua visione del “vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”. A Gianluca ho replicato dicendo che il “vivere alla giornata” in qualche modo può essere ricondotto al principio del “qui ed ora”, un concetto che chi mi segue ben conosce, perché lo tiro in ballo molto spesso. Essere consapevoli del “qui ed ora”, responsabili di ciò che accade nel momento presente e avere fiducia in sé stessi significa evitare di tormentarci per il passato, perché quel che è fatto è fatto, e poi perché rimuginare è dannoso e intossica la mente, ma significa anche evitare di angosciarci per il presente e di preoccuparci per il futuro. Per dare un senso al nostro presente è importante avere un obiettivo. Perché è così importante fissare obiettivi? È importante perché un obiettivo ben formato scatena un’ondata travolgente di motivazione, che ci spinge ad agire, con tenacia e intelligenza, nella direzione del risultato auspicato. E più l’obiettivo è impegnativo, ma sempre realistico, e più alta è la probabilità di raggiungerlo con successo. Sembra un paradosso, vero? Questo succede perché un obiettivo troppo semplice da raggiungere scatena scarsa motivazione, un obiettivo irraggiungibile viene percepito dal nostro cervello come un inganno, mentre un obiettivo importante e realistico mette in moto meccanismi mentali molto potenti. Dunque: vivere sì nel presente, ma avere ben chiaro il cammino da percorrere. A questo punto, probabilmente ti stai chiedendo cosa c’entri il “SOLO per OGGI” con il “qui ed ora”, vero? C’entra, perché per comprendere il valore del presente suggerisco a te, a Gianluca e a tutti coloro che adottano la sua “filosofia di vita”, alcune attività da svolgere “OGGI”, ossia impegni da prendere con sé stessi soltanto per un giorno, non per una settimana, un mese o per il resto della vita. Quindi rimane inviolato il “suo” principio del vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, tuttavia l’idea è quella di rendere speciale proprio quel giorno. Cosa puoi fare “SOLO per OGGI”? La lista di attività che non rientrano nelle normali abitudini, da svolgere solo per un giorno, è pressoché infinita, tuttavia impegnati a sceglierne almeno tre, tra quelle della splendida dozzina che ti suggerisco, da portare a termine entro 24 ore da quando avrai preso la decisione. Ascolta il video e fai la tua scelta. Una volta che hai individuato le tue tre attività da svolgere “SOLO per OGGI”, fallo sapere al mondo intero. Scrivi nel commenti e condividi sul tuo profilo Facebook e sugli altri social in cui sei presente che a partire da… e per le successive 24 ore prendi l’impegno di… e autorizzi chiunque ti conosca a sputtanarti altrettanto pubblicamente se non mantieni fede alla tua promessa. Trascorse 24 ore, fai sapere a tutti com’è andata. Ti piace l’idea? Sappi che il “SOLO per OGGI” in fondo vale soltanto per 24 ore, quindi ce la puoi fare, vero? Però una giornata così puoi ripeterla una volta ogni sei mesi, una volta al mese, una volta alla settimana, una volta al giorno… Capita l’antifona?Se ti va di approfondire la filosofia di vita del “SOLO per OGGI”, contattami e ne parliamo…

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I rischi del binge drinking

Binge Drinking e assistenza di uno psicologo Un fenomeno che si sta sempre più diffondendo, in particolar modo tra i giovani, e che è alla base di molti incidenti stradali, è il binge driking. Ma cos’è questo fenomeno? Binge drinking è un termine inglese che significa “abbuffata alcolica” e, infatti, è caratterizzato dall’assunzione eccessiva e volontaria di alcol. Tale assunzione avviene in un breve lasso di tempo e con l’obiettivo di raggiungere uno stato di ebbrezza alcolica. Il binge drinking avviene spesso in situazioni sociali. Questo fenomeno è sottovalutato perché l’assunzione massiva di alcol, soprattutto nelle città del Nord Europa, è divenuta una vera e propria moda. Ma quali costi ha quest’abitudine in termini di benessere?  Oltre ai rischi immediati dati dal consumo eccessivo di alcol (es. nausea, vomito…), si perde la capacità di valutare oggettivamente il proprio stato mentale e si tende a sottostimare il livello di ebbrezza raggiunto e quindi a sottovalutare i rischi dati dalla perdita del controllo delle proprie facoltà mentali. Questo comporta rischi quali perdere il controllo, commettere atti di violenza verso oggetti o verso gli altri, mettersi alla guida provocando incidenti stradali. Inoltre, se il binge drinking diventa un’abitudine frequente e consolidata, potrebbero risentirne notevolmente i profitti scolastici o la rendita sul piano lavorativo, le relazioni interpersonali amorose e amicali, nonché familiari. Abbiamo visto i risultati nel breve e medio termine. Ma quali sono gli effetti a lungo termine? Forse questi effetti sono i meno conosciuti e comprendono danni permanenti al sistema immunitario, endocrino, digerente e circolatorio. Sul piano delle abilità cognitive, diminuisce notevolmente la capacità di concentrarsi, di mantenere l’attenzione e di memorizzare sia a breve che a lungo termine. Le difficoltà sul piano neurologico non si limitano ai momenti di ebbrezza, sono effetti a lungo termine che permangono anche nei momenti di sobrietà. E le conseguenze dal punto di vista psicologico? Spesso accade che l’abitudine sociale del binge drinking si trasformi in una vera e propria dipendenza fisica e psicologica che porta a problemi gravissimi sul lavoro fino alla perdita dello stesso, all’abbandono scolastico e alla perdita delle relazioni sociali. In quanto dipendenza non mancano nemmeno le “crisi di astinenza” caratterizzate da sintomi come, ad esempio, insonnia, depressione, irritabilità, disturbi sessuali. Riassumendo, questa abitudine può portare a conseguenze psicologiche e comportamenteli che necessitino dell'intervento di uno psicologo.  

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Alimentazione: siamo quel che mangiamo!

Buongiorno a tutti! Intitolo questo articolo con la famosa frase stereotipata che sentiamo ripetere almeno una volta quando il discorso si indirizza sugli argomenti "alimentazione/dieta/consigli alimentari/ecc.." Questa frase diventata ormai di uso comune, è stata ed è tuttora utilizzata come una sorta di Mantra da generazioni di persone, ma cosa significa realmente? Qual era il suo significato originario e come andrebbe interpretata? Innanzitutto iniziamo dicendo che fu coniata dal filosofo tedesco Ludwig Feuerbach nel 1862, che la utilizzò come titolo del suo scritto "Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che mangia" intendendo che, (cito) "... esiste un legame inscindibile tra la psiche e corpo dell' uomo e ciò che egli mangia, per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio...". Ho volutamente evidenziato la parola pensare proprio per eliminare i preconcetti e le credenze che si sono andate a creare utilizzando in  maniera fuorviante la famosa frase del titolo dell' articolo. Non significa, semplicisticamente ed egocentricamente che noi "siamo fatti  della stessa materia dei cibi che ingeriamo e di conseguenza diveniamo della stessa materia fisica" ma piuttosto che "la fusione del binomio uomo/qualità del cibo, aiuta a migliorare intellettualmente grazie al fatto che interagendo con alimenti di qualità andiamo a stimolare i nostri sensi, miglioriamo la nostra consapevolezza emozionale e nel contempo diamo al nostro corpo gli strumenti per un ottimale ottimali crescita fisica". Lui la coniò proprio per enfatizzare il fatto che l' individuo diviene un tutt'uno con il cibo che mangia, grazie alla complessità dei canali sensoriali ed emozionali che interagiscono durante l'unione con gli alimenti, sia nella fase preparatoria degli stessi che in quella dell'ingestione. Il cibo è una parte inscindibile della nostra esistenza e la sua preparazione richiede da parte nostra delle doti molto raffinate e grandi conoscenze delle interazioni fra i vari gusti, oltre a richiedere una elevata creatività e consapevolezza sensoriale ed emozionale. Il nostro modo di cucinare, la cura che mettiamo nella preparazione dei piatti, l'importanza che diamo alla qualità degli ingredienti, sono tutte espressioni del nostro stesso carattere, della nostra personalità: dimmi come mangi e ti dirò chi sei! Stuzzicare i propri sensi con del buon cibo procura una pari sollecitazione a livello emozionale con un conseguente aumento della propria intelligenza emozionale (intesa come un'aumentata consapevolezza e percezione delle proprie emozioni): meglio ti alimenti e più migliori come individuo. La stimolazione della totalità dei nostri sensi e delle nostre emozioni procura quel senso di totale appagatezza  che raramente possiamo raggiungere in altri momenti della nostra quotidianità ed è proprio questo il motivo per il quale un rapporto con il cibo non soddisfacente ci procura problematiche a livello comportamentale. La potente stimolazione endorfinica (... ebbene si, ancora queste endorfine: per approfondire l'argomento andate a leggere il mio articolo in merito, se non l'aveste ancora fatto...) ci richiama ad altri piaceri della vita ed una limitazione dei nostri rapporti con il cibo ci porterebbe a sensazioni di insoddisfazione e di frustrazione che ricercheremmo in altri ambiti, meno salubri e certamente più pericolosi. Da qualche tempo a questa parte la nostra attenzione nei confronti del cibo è cambiata, parlo della ricerca della maggior qualità ma anche dell'aumentata consapevolezza del suo impatto sulla nostra salute: tutto questo è una prova della corretta visione che Feuerbach aveva profetizzato delle generazioni future quando diceva "solo alle future generazioni sarà concesso di pensare, parlare e agire in modo puramente ed autenticamente umano...". Concludo dicendo che limitarsi in cucina significa limitare la propria crescita personale, il proprio sviluppo intellettuale e la propria creatività. Diventiamo curiosi, andiamo a ricercare cibi e sapori diversi, sperimentiamo nuove ricette e nuovi modi di cucinare condividendo tutto questo con le persone a noi più emozionalmente vicine. Non è necessario essere degli Chef stellati né tantomeno una delle nuove Superstar televisive degli onnipresenti programmi di cucina. Tutte queste nuove stimolazioni miglioreranno la nostra intelligenza, libereranno la nostra creatività e ci faranno passare meravigliosi e divertenti momenti aiutandoci a fare ulteriori passi verso il miglioramento individuale e la conoscenza di noi stessi.

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Alimentazione e regolazione del Ph per la performa...

Il nostro sangue deve avere un PH compreso tra i 7,3 e 7,45. Il PH è un valore che riflette il grado di acidità (o di basicità) di una soluzione. Le sostanze sono definite acidi quando in soluzione tendono a liberare ioni idrogeno, mentre vengono dette basi (o alcali) le sostanze che assumono gli ioni H+ per formare il gruppo ossidrile OH+, che è un anione, cioè una molecola che ha acquistato una carica negativa. La scala del PH varia da 0 a 14, con 7 che rappresenta una soluzione neutra, mentre via via che si và al di sotto del 7 la soluzione è sempre più acida, mentre al di sopra è via via più alcalina. L’organismo è molto dipendente dal PH in quanto i metabolismi sono regolati da molti enzimi che dipendono strettamente dal PH. Il metabolismo dell’organismo umano deve quindi mantenere costantemente in equilibrio il pH. Il problema nasce parlando appunto di questo equilibrio acido-base. Facendo riferimento all’alimentazione attuale cosa viene maggiormente consumato? Pasta, pane, formaggi, legumi, carne, pesce, uova, tutti alimenti acidi, questa situazione alla lunga può portare ad acidosi metabolica cronica. Il nostro organismo ha dei sistemi tampone per neutralizzare gli acidi, i maggiori sono nel sangue l’emoglobina e organi come reni e polmone. Se il sistema tampone raggiunge i propri limiti e la capacità del rene di eliminare gli acidi è esaurita, per mantenere condizioni metaboliche ottimali l’organismo deve provvedere a togliere questi acidi immediatamente dalla circolazione. Questo avviene mediante il deposito degli acidi nel tessuto connettivo che per le sue caratteristiche fisiche è particolarmente adatto ad assorbire acidi. In alternativa vengono liberate dalle ossa delle sostanze basiche (come bicarbonati e fosfati di calcio) ciò a lungo andare può compromettere la salute delle ossa.   E le ossa? Una cosa incredibile è che se l’importanza dell’equilibrio acido-base fosse confermata su queste basi, per esempio l’osteoporosi non sarebbe causata dal ridotto apporto di latte e derivati, ma essendo cibi acidi, sarebbero questi addirittura una concausa della demineralizzazione ossea. Questo perché, sempre secondo l’Università della California, non è affatto la carenza di calcio che indebolisce il tessuto osseo dei vecchi e delle donne in post menopausa, ma invece è sempre l’alimentazione oggi più praticata: quella appunto ricca di pane, di cereali, di proteine, latte e derivati e povera di frutta e verdura. È una dieta talmente acidificante che corrode letteralmente, i tessuti, soprattutto muscoli e ossa.   E i muscoli? Un'alimentazione troppo acida può compromettere anche i muscoli perché l’acidosi accelera la perdita della glutammina, che può inficiare le prestazioni in allenamento con un’ampia varietà di meccanismi. Più acido è espulso con le urine e più la massa muscolare perde glutammina. Alla lunga questo processo vi fa perdere massa muscolare e può compromettere le performance sportive. Quindi, abbiamo detto che l’alimentazione moderna è basata sul consumo di alimenti quasi totalmente acidi, cosa possiamo fare a questo punto?   Come regolare l’equilibrio acido-base Come prima cosa abbiamo bisogno di stabilire la situazione nella quale ci si trova attraverso un test molto semplice quello del Ph delle urine, attraverso le cartine tornasole acquistabili in farmacia, devono essere bagnate dalla seconda urina del mattino. Assumerà un diverso colore in base al ph che abbiamo. Il valore ideale è compreso tra 7-7.5, ma a quasi nessuno risulterà così. Quello che dobbiamo cambiare per far sì che ci sia un ph ideale, è l’alimentazione. Non dobbiamo eliminare i cibi acidi come la carne, perché contengono proteine importanti e vitamine-minerali, ma affiancare alimenti alcalini come verdure e frutta. Qui sotto vi riporto una tabella dei cibi alcalinizzanti e acidificanti. Altri modi per alcalinizzare sono gli ionizzatori che sono delle particolari apparecchiature che collegate con il proprio rubinetto di casa alcalinizza l’acqua, soluzione abbastanza costosa. Per chi non riesce o non vuole cambiare alimentazione, esistono comunque degli integratori a base di minerali alcalini, come potassio, magnesio, sodio e calcio, che correggono l’equilibrio acido-base, in commercio sia in polvere che in compresse.

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Cos'è l'adattamento muscolare?

L'adattamento non è altro che un processo fisiologico avvenuto nel nostro organismo e che, nel caso delle attività sportive ed in particolare nel bodybuilding, avviene nei muscoli che aumentano il loro volume. Non solo, lo scopo è quello di sopportare meglio gli oneri totali dell'allenamento. E' insomma, una risposta interna ad uno stimolo esterno. Data una breve definizione di adattamento dobbiamo capire in che modo può interessarci. L'adattamento è un punto fondamentale nel vostro training. Infatti, lo scopo di ogni sessione di allenamento deve essere proprio quello: instaurare nuovi adattamenti.  Fin qui tutto semplice, ma andiamo avanti. Il nostro corpo è stato " progettato " per risparmiare energia, ma il muscolo è un tessuto attivo che per esistere ha bisogno di consumare calore. Questo ci fa dedurre che al nostro organismo non piace il fatto di dover mantenere sempre un maggiore tessuto muscolare, ma anzi, preferisce perderlo! E' a causa di questo che dopo lunghi periodi di astinenza dall'attività motoria ci troviamo con meno massa muscolare. Il succo della questione arriva ora: perché produrre un adattamento, se una volta raggiunto se ne va? Come si fa a "mantenere"? La risposta pare semplice, basta continuare nei nostri allenamenti! Il problema risulta invece molto più complesso in quanto, se il nostro corpo si è adattato a quel tipo di allenamento, significa che con il medesimo stimolo non si adatterà più. Ecco svelato il mistero e uno dei più grandi errori che a mio parere si commettono in palestra. L'unico modo per creare nuovi adattamenti, che siano una maggiore ipertrofia muscolare, una migliore capacità aerobica o altro, è variare gli stimoli dell'allenamento! Variare gli esercizi, gli schemi di ripetizione, l'intensità e frequenza dell'allenamento, le serie, le pause l'ordine e l'esecuzione degli esercizi, la posizione dei piedi o delle mani all'interno di essi, ma anche aumentare il carico è importante certo ma non è abbastanza per creare adattamenti significativi.  Stiamo parlando dei fondamentali dell'evoluzione e dei fondamentali della fisiologia dello stress (la sindrome di adattamento generale, o SAG), principi ineluttabili che governano tutti gli organismi viventi. Giorgio Mimini

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Vuoi Dimagrire? Non stare seduto

In questo video vediamo gli effetti che ha lo stare seduti dietro a una scrivania tutto il giorno e il perdere peso. E’ purtroppo un argomento che accomuna tantissime persone che nel loro lavoro sono appunto costrette a rimanere sedute per lunghi periodi di tempo. Purtroppo è dimostrato che ci sono effetti negativi non solo per la schiena, come ho già detto in altri video in passato, ma anche nel raggiungimento del nostro obiettivo di dimagrimento. Infatti rimanere seduti per tanto tempo deprime il metabolismo e facilita l’accumulo di grasso nella zona addominale, che è proprio il punto in cui vorremmo che se ne andasse. nel video ti mostrerò anche come cercare di rimediare a questi effetti negativi.

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