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Contenuti per tag: cambiamento


Come essere costanti per avere successo (Il potere...

Dopo aver pubblicato la mia Pillola numero 100 (http://massimobinelli.it/il-blog-di-m...), in molti mi hanno chiesto come faccio ad avere ancora la voglia di trovare argomenti nuovi, scrivere i testi, registrare i video e promuoverli in Rete, un lavoro che effettivamente assorbe molte delle mie risorse. Rispondo che è la stessa voglia che mi spinge ad allenarmi ogni giorno, anche quando diluvia, da 35 anni a questa parte. Per avere successo, o comunque per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, in qualunque ambito della nostra vita, è necessario essere costanti, evitare di trovare scuse improbabili pur di “rimandare a domani” e perseverare. Vuoi scoprire come si fa? Quando supporto i miei coachee a fissare un obiettivo, adotto il metodo SMART-P (al quale, tra l’altro, è dedicata la quarta sessione del mio percorso Atleta Vincente), quindi li aiuto a formulare un proposito che sia specifico, misurabile, orientato all’azione personale, raggiungibile in un certo arco di tempo e positivo. Poi lavoriamo sulla definizione delle azioni da compiere con regolarità per perseguire il risultato voluto, ed è qui che casca l’asino! Perché se la tabella di marcia prevede cinque allenamenti a settimana, oppure un’ora al giorno da dedicare all’apprendimento di una determinata abilità, questo impegno va rispettato a ogni costo. “Oggi non mi alleno perché c’è una nuvoletta all’orizzonte e il meteo dice che c’è il 17% di probabilità che piova, tanto recupero domani”, giusto per fare un esempio riferito a un obiettivo sportivo o semplicemente alla forma fisica, è una frase che deve scomparire dal lessico dell’aspirante Persona Vincente, ossia della persona che raggiunge i propri traguardi, qualunque essi siano, purché si tratti, lo ribadisco, di obiettivi positivi. La “rimandite” sta alla Persona Vincente come la kryptonite sta a Superman!Ti do due notizie, e come al solito una è buona e una è cattiva. La cattiva notizia è che una forte motivazione a essere costanti nei propri impegni è un fattore chiave di successo. La buona notizia è che il “muscolo della costanza” può essere allenato. Questo allenamento molto particolare fa sì che il cambiamento si consolidi e diventi una nuova abitudine positiva.Vuoi sapere quanto tempo occorre per veder ingrossare questo muscolo?Domanda lecita. Sulla base della mia esperienza, posso dirti che servono dai 30 ai 90 giorni, sostenuti da una forte motivazione, affinché una nuova abitudine, un nuovo comportamento o una nuova tecnica si consolidi. Nessun obiettivo può essere raggiunto se non c’è costanza: non esistono scorciatoie! Per rincuorarti, tuttavia, posso dirti che cambiare un comportamento negativo ricorrente o infrangere una vecchia abitudine rende euforici, apre nuove strade e fa scoprire risorse personali che fino a quel momento ignoravi persino di possedere. Dunque, come si fa ad allenare il muscolo della costanza? Ci sono almeno Tre Strategie. Scoprile assieme a me e scegli quella che preferisci, ma se le applichi tutte, non fa male, giuro!

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Obiettivo: “Voglio migliorare!” (Come ritrovar...

In quasi tutte le richieste di aiuto che ricevo, è contenuto il proposito “voglio migliorare”. Peccato che questo obiettivo, e più avanti ti spiegherò che detto così non è ancora un obiettivo ben formato, sia soffocato da una lunghissima sequela di piagnistei, di dubbi sul futuro, di tormenti riguardanti il passato. Si può davvero puntare al proprio miglioramento se la mente è inquinata da pensieri velenosi?Molti di coloro che mi scrivono, e sono davvero tanti, tra YouTube, Facebook e Il Blog di MB, fanno lunghe premesse e prima di arrivare al dunque, si autoaccusano, si flagellano per tutto ciò che non sono riusciti a ottenere nella vita fino a oggi e si angosciano per la paura di “non fare in tempo” a ottenere qualcosa di buono nell’immediato futuro. Alla fine di un messaggio chilometrico, piazzano lì quel “voglio migliorare” e invocano il mio aiuto, sperando in un miracolo. Il mio aiuto è garantito, e io leggo tutti i messaggi con attenzione, quindi non sto mettendo alla berlina o giudicando in modo negativo il contenuto di ciò che mi viene scritto, tuttavia siamo sicuri che questo sia il modo giusto per formulare il desiderio di voler migliorare?No, non lo è, per il semplice motivo che più rievochiamo i demoni che abbiamo dentro e più li manteniamo aggrappati alla nostra anima, alla nostra individualità, e questa pesantezza ci condanna all’immobilità e all’impossibilità di cambiare, nonostante le buone intenzioni.Chi si lamenta e si flagella tenta inconsapevolmente di ottenere approvazione e attenzione da parte degli altri, senza rendersi conto che il male prodotto da un simile autosabotaggio supera ampiamente gli effetti positivi riposti nella promessa di voler cambiare. “Voglio migliorare” è un obiettivo indefinito e non innesca il combustibile della volontà, anzi, è fonte di stress, perché non è affatto chiaro quale miglioramento sarà considerato accettabile da chi lo formula.In che modo può essere riformulato un obiettivo così generico, secondo la regola SMART-P, alla quale, tra l’altro, è dedicata un’intera sessione del percorso Atleta Vincente? Scopriamolo assieme…

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Dialogando con l'imprevisto

Vivere è un’arte che assomiglia più alla lotta che alla danza, perché bisogna sempre tenersi pronti e saldi contro i colpi che ci arrivano imprevisti. (Marco Aurelio) La sapeva lunga Marco Aurelio! La vita è per sua natura imprevedibile. E così, capita che ti organizzi, pianifichi il tuo progetto, prevedi un po' la gestione di impegni, guardi il calendario, segni la data del prossimo corso e... arriva una telefonata e tutto si stravolge. All'improvviso, vedi le tue certezze frastagliarsi, come le foglie secche, d'inverno, che si accartocciano sotto i tuoi piedi. Ti chiedi: e adesso? Cosa faccio? Cosa cambia in questa situazione? Innanzitutto cambia la percezione del controllo: non puoi esimerti dall'accettare il nuovo scenario, che governa, si impone con una sfacciataggine che quasi irrita, si insinua e si prende gioco di te. L'imprevisto è lì, seduto di fronte al tuo volto inebetito, e ti osserva, quasi divertito, con ghigno sarcastico, ingrato. E così cambia pure la percezione del tempo: ciò che fino a un istante prima era una mazurka di date disseminate tra pomeriggi e sere, ora è un valzer lento di cui non conosci bene i passi. Tutto si sofferma sull'unica vera data certa: quella che ha sconvolto la tua agenda, i tuoi piani, i tuoi pensieri, tutto. E poi cambia la visione delle cose: ce la farò? come farò? e se poi…? E allora la qualità dei pensieri determina inesorabilmente la qualità del tuo momento presente, che si tinge di resa. Di fronte a un disegno più grande del tuo, nulla puoi se non capire di quali nuovi colori necessiti per stare dentro al cerchio: o dentro o fuori. E si accendono sirene nella tua mente, lampeggianti come fari nella notte, tonanti al punto da farti girare la testa, e i dubbi sul da farsi rispetto al "tutto è cambiato" si prendono per mano, si rafforzano l'un l'altro, diventano una associazione a delinquere. Come gestire l'imprevisto che ti sconvolge, ti alita addosso il suo acido sapore? Ti fermi, pensi e una parola risuona: accettazione. Eh già! Bella cosa l'accettazione! Come si fa ad accettare, quando la tua natura, libera e indipendente, non ne vuole sapere? Costrizioni contro la propria volontà, perché mai? Era tutto scritto, programmato, deciso e ora? Non ci sto! Eppure questa parola, accettazione, sembra interessante: è uno stato d'animo, un punto di vista, un'assunzione di significato, un gesto eroico, in certi momenti! Accettazione rimanda all'azione dell'accoglienza e, quindi, al fare posto: non è la realtà che è "cattiva", ma il modo in cui decidiamo di guardarla che la rende di segno positivo o negativo, pertanto se accetto l'imprevisto, lo detronizzo e gli rubo forza. Questa serve a me per andare oltre, per riformulare tutto, per trovare una nuova logica, per rimettere tutto in discussione, adattandolo nelle nuove pieghe, nei nuovi incastri che si andranno a ridefinire. E ora a noi due im-previsto: non vincerai tu, anche se siamo 1-0. E' una battaglia, ma io vincerò la guerra!

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Mai dire… sempre! (Le sentenze inappellabili min...

“Mai” e “sempre” sono due parole che nel loro significato negativo intossicano la mente, sono sentenze di condanna che demoliscono la nostra autostima, soprattutto se siamo noi a pronunciarle. C’è un modo per uscire da questo “ergastolo”?Quante volte ti è capitato di dirti “Non me ne va MAI bene una”, “Sono SEMPRE un disastro”, “Le mie relazioni finiscono SEMPRE male”, “Ho SEMPRE la solita stramaledetta paura di fare il primo passo”? Ebbene, ogni volta che il tuo “tribunale” pronuncia una simile sentenza, quella che potrebbe essere una condizione momentanea e superabile diventa una convinzione assoluta e irrevocabile, quindi la tua mente si convince che non c’è proprio niente da fare, bisogna rassegnarsi ad essere SEMPRE così.Perché non proviamo a sostituire l’avverbio “sempre” con una parola più morbida, che invece di far riferimento all’“eternità” sia circoscritta al fatidico “qui ed ora”, e dunque lasci aperta la strada verso il cambiamento? Cosa succede dentro di te se al posto di pensare “Sono SEMPRE un disastro” o “Non me ne vai MAI bene una”, ti dici “OGGI è stato un disastro”, “ADESSO non è andata bene”. Le prime sono sentenze di condanna, mentre le altre soluzioni sono una presa d’atto di una situazione momentanea, che può migliorare. È come se la frase avesse i puntini di sospensione e un “ma”: “OGGI è stato un disastro… ma posso fare molto meglio”, “ADESSO non è andata bene… ma posso riuscirci”.L’allenamento mentale è basato sul modo corretto di formulare il dialogo interno, poiché il pensiero è l’attività psichica mediante la quale l’essere umano prende coscienza di sé e della realtà, formula ipotesi e giudizi, elabora contenuti e informazioni per arrivare a definire la “mappa del mondo” in cui vive e in cui si rappresenta con le immagini. Per questa ragione, ossia per uscire dalla spirale della negatività, bisogna imparare a pensare e a visualizzarci in ciascuna situazione in modo corretto e positivo. Possiamo iniziare un percorso di allenamento mentale che ti permetta di imparare a controllare i pensieri, per migliorare il tuo dialogo interno, e ti consenta di sviluppare l’abilità di visualizzarti mentre ottieni il risultato desiderato al posto dell’evento negativo che fino ad oggi ha scatenato il “giudizio eterno”. Contattami e ne parliamo…

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L'area di comfort: una poltrona... s-comoda

“Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare sé stessi”.(Nelson Mandela)   Una delle grandi sfide da affrontare per chi sceglie di "guardarsi dentro" in una relazione di coaching o counselling è proprio quella di guardare in faccia la propria "zona di comfort" ovvero l'area del "noto e conosciuto, quindi accettato e difeso", la cui forza è contraria a quella dell'area del "cambiamento e rinnovamento". Quest'ultima spaventa perché "non nota e non conosciuta": occorre trovare in sé il coraggio di andare oltre l'ostacolo ed è una ricerca che necessita di allenamento, volontà e umiltà, prima di tutto verso sé stessi. Si chiudono gli occhi, ci si affida e si fa un bel respiro: il coach o il counsellor guidano, la Persona sceglie la strada.Non è un percorso facile, anzi: i nostri blocchi emotivi e cognitivi sono parti di una sovrastruttura che indirizza i nostri "sì" oppure i nostri "no" o, ancora, i nostri "non lo so", secondo logiche "socialmente condivise e accettate", che non risuonano, il più delle volte, con quanto, in realtà, davvero pensiamo. In queste "bolle di comfort" "crediamo" di scrivere la nostra quotidiana esistenza, mentre la stiamo semplicemente osservando da una poltrona comoda e ben salda a terra e dalla cui posizione difficilmente riusciamo a "vedere" con altri occhi. Le nostre abitudini sono griglie da cui osserviamo tratti parziali della realtà, questa intesa come "propria realtà interiore", quella che sa dove siamo diretti e su quale treno dovremmo salire: per prima cosa, si individuano i "modus operandi" che utilizziamo per risolvere i nostri enigmi quotidiani, le nostre ansie, al fine di comprendere come ci approcciamo, in quale forma, con quali sistemi di pensiero; dopodiché, si fa amicizia con questi schemi, diventandone consapevoli, quindi assumendo un ruolo attivo e non più passivo rispetto alla loro influenza sul nostro agire. Con la consapevolezza diventiamo più "luminosi", apriamo delle "porte" importanti dentro di noi, andiamo incontro a intuizioni e a prese di coscienza che aiutano a sgretolare le griglie, a far cadere credenze limitanti. L'evoluzione personale non può avvenire all'interno di aree confortevoli, calde, appaganti, familiari ed ermeticamente chiuse: è necessario creare una crepa sulla bolla protettiva, per fare entrare aria e ossigeno, per inspirare ed espirare in modo più profondo e far uscire idee, pregiudizi, giudizi, "ma", "non so", "paure", immondizia per il cervello, che si plasma a contatto con l'ambiente. Seduti nella nostra sedia comoda, proviamo a immaginare di alzarci per esplorare una nuova stanza: come la vediamo? Come sono le pareti? Usciamo fuori: di che colore è il cielo? Espandiamo la visuale: come è il panorama? Più bello, che ne dite?

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Botta e Risposta: Cambiamento - Paura di vincere -...

Ogni giorno ricevo messaggi e mi vengono sottoposte domande, molte delle quali sono di carattere generale, e dunque ho pensato che le risposte possono essere di grande aiuto a tutti coloro che mi seguono qui su YouTube.Per questa ragione ho pensato al Botta e Risposta. Ecco cosa mi hanno chiesto Emanuele, Andrea e Gabriele.Domanda di Emanuele:«Ciao Massimo, mi chiamo Emanuele, sono un semplice operaio di una ditta che si occupa della pulizia della stazione di Napoli con una retribuzione nella normalità del giorno d’oggi. Sono sposato, ho un bambino di un anno, mia moglie lavora, ma se devo dirti di essere felice a livello economico, ti dico che non lo sono. Vorrei trovare un’idea che mi porti una certa abbondanza economica, ma non so come fare. Mi farebbe piacere ricevere una tua risposta».Domanda di Andrea:«Ciao, il mio nome è Andrea e sono un atleta. Sono un ragazzo timido, molto timido, e penso che questo mi ostacoli molto nella mia “carriera” di atleta. A volte, quando sono alle gare, non è che abbia paura di vincere, ma quasi... Non so come spiegarlo, però è come se non mi sentissi abbastanza forte per vincere. Hai qualche consiglio da darmi, o delle cose da farmi fare per prendere più coraggio?» Domanda di Gabriele: «Ciao, sono Gabriele, pratico canoa slalom. Sono nella squadra nazionale e sono campione italiano, però ho un problema: a volte faccio delle gare bellissime e a volte faccio delle pessime gare. In allenamento vado bene, ma in gara non riesco a sfoderare il mio 100%: cosa posso fare?».Ascolta cosa ho risposto…Hai una domanda da rivolgermi? Scrivila nei commenti, oppure clicca qui http://massimobinelli.it/info: troverai tutte le istruzioni per inviarmi un messaggio. Se il tuo quesito sarà di interesse generale, ti risponderò in uno dei prossimi Botta e Risposta!

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Stacco da terra: quattro particolari tecnici da no...

Lo Stacco da terra è un esercizio fondamentale, multiarticolare, che se fatto in maniera corretta può rivelarsi un ottimo alleato in quei programmi rivolti allo sviluppo della forza (soprattutto: schiena, cosce e glutei), nelle preparazioni atletiche, negli allenamenti rivolti alla funzionalità del corpo (functional training), ma anche nella regolare vita domestica, inquanto capitata a tutti di dover sollevare da terra qualcosa di pesante (borse della spesa, casse dell'acqua, elettrodomestici ecc.) Se fatto male però, può sottoporre la bassa schiena a stress meccanici molto elevati con conseguenti problemi, più o meno gravi, a questo distretto corporeo. Risulta quindi necessario capire quale sia il modo ottimale di eseguire questo esercizio.   Particolari tecnici da non sottovalutare 1.  Duro con la schiena Risulta fondamentale la gestione della schiena, la quale deve essere dura, compatta e mantenuta alle sue curvature fisiologiche, non deve quindi MAI flettersi sotto la forza del carico. Per fare questo dobbiamo contrarre tutta la muscolatura della schiena, se abbiamo i muscoli contratti e manteniamo la schiena alle sue curvature non ci sono problemi, se invece la flettiamo, le strutture passive (legamenti, tendini e dischi) vengono gravate della maggior parte del carico.   2. Sali con il petto Si vedono molte persone in palestra che hanno una buona impostazione di partenza, ma poi quando cominciano il movimento di stacco fanno schizzare i glutei al cielo e poi raddrizzano la schiena (in gergo del power lifting si dice sculare). Tenete questa regola a mente: spalle e glutei vanno su insieme. Per mettere in pratica questa regoletta pensate di avere una catena sul petto che vi tira dall'alto.   3. Dove metto le spalle nella posizione di partenza? Consiglio soprattutto ai neofiti di mantenere le spalle massimo massimo leggermente in avanti rispetto al bilanciere. Le spalle molto avanti, e quindi la schiena molto iclinata comporta un utilizzo molto più intenso dei muscoli della bassa schiena.   4. Immagina lo stacco un esercizio di spinta Immagina lo stacco un esercizio di spinta, dove il bilanciere è incollato al suolo e tu non puoi fare altro che aggrapparti a lui e spingerlo via dal pavimento.    Altra regola importante: IL BILANCIERE E' INCOLLATO AL SUOLO E IO DEVO SPINGERE IL PAVIMENTO CON LE COSCE. Questo vi aiuterà a mantenere l'assetto corretto della schiena per tutta l'alzata. Spero di esservi stato d'aiuto. OVER THE TOP Alberto Fanin

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