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Contenuti per tag: counseling


Una SEO per le nostre abilità emotive?

Poiché so di provare emozioni sia positive che negative, formerò quotidianamente abitudini che incoraggino lo sviluppo delle emozioni positive e mi aiutino a trasformare quelle negative in una qualche forma di azione utile. (Bruce Lee) In un mondo sempre più digitalizzato, io dico "Uomo", esplora te stesso! Coltiva le tue abilità relazionali, attraverso strumenti che ti possano supportare, come la scrittura, la lettura, il silenzio che facilita l'emergere di consapevolezze e l'incontro con le tue risorse interiori. Nel mondo 4.0 l'intelligenza emotiva sarà una delle 10 soft skills che non potranno mancare: quindi pensiamo da Esseri Umani. Impariamo il digital language, ma non dimentichiamoci della nostra  dimensione relazionale: siamo corpi fisici, mentali ed emotivi in questo  "viaggio", dotati di pensieri, immaginazione, creatività, sensazioni, affettività. Gli strumenti per decodificare il nostro più intimo "sentire" sono la lettura, la scrittura, che diventa autobiografica ed esplorativa, alleata della nostra espressività e il Coaching, come modalità di supporto per focalizzare obiettivi e capacità di portarli a termine o un approccio di Counseling. La nostra "anima sociale" va preservata, ma, prima di tutto, la nostra "anima individuale", che sperimenta, sente, percepisce, accoglie, rifiuta, indaga, desidera, vuole. Quante volte ci fermiamo ad ascoltare il nostro respiro, la nostra voce? Quante volte pensiamo a noi come a universi da scoprire?Abbiamo mai valutato di "ottimizzare" i nostri contenuti? Occupiamoci della "SEO" della nostra capacità relazionale! La scrittura è una porta di riconoscimento a portata di tutti: non conta lo stile, ma la voglia di raccontarsi e di ricostruire le nostre realtà in un modo nuovo, più adeguato ai nostri cambiamenti, ai nostri passaggi di stato. Preserviamo la magia di rimanere sintonizzati con il proprio centro. Il mondo ci spinge ad automatizzarci, alienandoci attraverso un uso dei social non sempre benefico. In questo caos sociale, troviamo un punto fermo e narriamo quello che osserviamo: riprendiamo carta e penna simbolicamente. La mente ha bisogno di essere lasciata in pace ogni tanto e le emozioni devono essere lasciate libere di fluire. Siamo fatto di acqua, di energia, di razionalità e di battiti. Ecco, i battiti. Li sentite?

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La neutralità dell'albero

Pensa che in un albero c'è un violino d'amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita.(Alda Merini)   La nostra vita quotidiana può essere paragonata a un albero. Partiamo dalle radici. Essa si radica nel passato, all'origine, alla nascita. Nel tempo si consolida e il piccolo essere umano cresce, così come si sviluppa e diventa possente il tronco, da ramoscello, ad arbusto ricoperto di tenace corteccia. E così spuntano i rami, che si muovono verso l'alto, guardano il cielo e si protendono quasi a chiamare altri rami oltre l'orizzonte. Arrivano le chiome verdastre, rigogliosi capelli di un adulto ormai formato. L'Uomo segue il medesimo percorso: nasce, si origina, si struttura e, passando attraverso le fasi di crescita, diventa grande. L'albero è statico, osserva la realtà e non cambia posizione, ma guarda ogni cosa da diverse angolazioni: dalla terra, al centro, alla posizione sopraelevata delle lunghe braccia che lo sovrastano e lo riempiono di vigore. Dovremmo essere come l'albero, resiliente a ogni attacco, intemperia, possente, ben radicato, ma con lo sguardo a un altrove che sa di spirituale, etereo: avere radici, nell'Io, ma andare alla ricerca del proprio Sé, in quello spazio che si fa immensità e che dà voce ai nostri obiettivi, alla nostra crescita evolutiva, quella dell'anima e della consapevolezza di ciò che vogliamo diventare. Un buon "grounding" aiuta a guardare la vita scorrere e a non esserne totalmente invasi. Come facilitarlo? Attraverso la pratica della consapevolezza del "ciò che accade qui e ora", nel presente, nel momento in cui respiro e sento, mi muovo e parlo: è nel presente che la vita ci appare e in quel "hic et nunc" dovremmo rimanere in ascolto di noi. Mentre laviamo i piatti oppure telefoniamo o, ancora, stiamo mangiando, mentre svolgiamo azioni che sembrano banali, proviamo a focalizzarci su ciò che stiamo facendo, rimaniamo lì e osserviamo. Il futuro lo costruiamo adesso e ne determiniamo la qualità. Esso, di per sé non esiste, se non sotto mentite spoglie come attore protagonista di un calendario, che abbiamo troppa fretta di riempire, dimenticandoci che oggi siamo. Facciamo come l'albero: esso è fermo, integerrimo, lì ad assaporare ogni secondo, ogni battito. Pondera ogni veduta e rimane comunque se stesso, cambiando al cambiar delle stagioni che, metaforicamente diventano per noi fasi di sperimentazione ciclica, in cui, a ogni passaggio, abbiamo di nuovo la possibilità di cambiare strada, di scegliere oppure di accettare quello che giorno dopo giorno impariamo ad accogliere, abbandonando il controllo e la pretesa di volere decidere come andranno le cose. Vivere è lasciarsi attraversare da un fremito senza dirigerne la rotta.

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Il "regolamento" interiore

Le regole sono la fonte del piacere e del dolore che proviamo mentre ci muoviamo verso la soddisfazione dei nostri valori, in altre parole sono gli standard o i 'criteri' che abbiamo costruito in noi per sentirci o meno dentro l’emozione che vogliamo provare. (Robert Dilts, 1987)   Cosa è importante per me? Rispondere a questa domanda significa rintracciare, dentro di noi, quell'insieme di valori definibili come "bussole" che ci orientano nelle scelte coerenti con bisogni e desideri che sentiamo di voler appagare. I valori possono essere "mezzi" oppure "fini": nel primo caso, si tratta di un elenco che comprende la famiglia, il lavoro, il denaro, una casa grande, ecc.; nel secondo caso, la scala di valori si indirizza verso stati emotivi quali benessere, felicità, serenità, tranquillità. È importante comprendere come ci muoviamo verso la soddisfazione di questi valori che rafforza un senso di coerenza del sé: quindi l'attenzione si rivolge alle regole interne che, nella definizione di Dilts, sono dei "criteri" per andare verso ciò che vogliamo sentire, per essere dentro quell'emozione. Lo schema seguito da queste regole interne è "se ... allora ...", quindi "se si verifica una  certa cosa, allora ...". Esempio: "se cambio lavoro, mi sentirò molto meglio"; "se mi ami, mi sento felice" e così via ... Nel primo esempio, la regola è interna, nel secondo esempio la regola è esterna ovvero fa dipendere l'emergere di una certa emozione desiderata in corrispondenza di una azione altrui.   Quali sono le nostre regole interne, qual è il nostro regolamento?  Abbiamo delle “regole” interne che ci guidano verso  scelte appropriate che ci fanno stare bene, sentendoci vigorosi e motivati, e quanto più queste regole sono chiare, tanto più riusciamo ad agire in modo adeguato al nutrimento delle nostre ambizioni, dei nostri bisogni. Le cose ci complicano se siamo governati da schemi "se ... allora ...", maladattivi e disfunzionali al nostro stato di benessere, di cui, nella maggior parte dei casi, non siamo consapevoli: ad esempio, facciamo dipendere la nostra felicità da cause esterne, un amore che ci ama, un sì che aspettavamo, e via dicendo, ma cosa succede in questa circostanza? Accade che si struttura un circuito tale per cui, se si verificano determinate situazioni, allora tutto è apparentemente sistemato per noi, come dire “se lui mia ama, io mi riconosco persona di valore, mi piaccio” … e se non mi ama più? Cosa accade? La felicità “apparente” sarebbe in pericolo, arrivando a farci sperimentare un senso di vuoto incolmabile, dove tutto sembrerà inutile e senza senso. Diventa importante, ad esempio, in una relazione di Coaching e, soprattutto, di Counseling far emergere valori e criteri di autoregolazione, per svelarne il peso interno o esterno, attivando una certa attenzione e consapevolezza che dia la possibilità, in primis, di conoscere i propri valori e, soprattutto, le proprie regole,  i meccanismi che ci siamo costruiti oppure che abbiamo introiettato o ereditato, che stanno alla base di molti nostri atteggiamenti e, quindi, comportamenti limitanti, e reazioni. L’intreccio di valori e regole interne offre un territorio interiore su cui soffermarsi per comprendere molto di noi, di come agiamo, di come ci sentiamo, di come diamo significato a ciò che ci accade e di come ci muoviamo o meno per il raggiungimento dei nostri obiettivi. Diventa fondamentale raggiungere uno stato di maggiore complicità con se stessi e di fiducia nelle proprie risorse e nella relazione che attiviamo con il mondo relazionale che gira intorno a noi.

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Il punto zero della consapevolezza

Ognuno di noi vive in "diverse scarpe": oggi indossiamo quelle di figlio o figlia, domani quelle di adulto e adulta, poi quelle di manager, professionista, marito o moglie, collega, e così via. Ogni "scarpa" lascia una propria impronta e di cosa sia fatta quell'impronta dipende molto da noi.Proviamo a vedere ogni scarpa come un luogo o spazio vitale che ci caratterizza; pensiamo, a esempio, a un nome casuale, Davide e al suo ruolo di figlio, marito, collega, compagno, marito: ciò che riamane fisso è Davide, individuato in un punto zero centrale, attorno al quale si snodano i vari "luoghi" in cui egli abita nella sua quotidiana esistenza. Dove si trova Davide nella sua autenticità? Quanto è in contatto con la consapevolezza di essere all'interno di un ruolo o dell'altro, convinto di essere tutto quel ruolo o l'altro? Ovvero: essere nello spazio di "figlio" porta con sé dinamiche emotive, cognitive, sensoriali, immaginative diverse dall'essere nello spazio di "compagno". Se invece rimango nel mio essere "figlio" anche nello stato di "compagno", cosa accade?E' molto importante prendere consapevolezza di dover fare ritorno a un "proprio punto zero" in cui torniamo presenti a noi stessi, distinguendo ciò che si muove in noi, schemi, automatismi, immagini che forse, se poniamo attenzione, non fanno altro che trascinarsi da un ruolo o da uno spazio all'altro, nutrendo le nostre inquietudini e impedendoci di essere "veri" nelle singole relazioni che costruiamo. Non è facile, per nulla, ma in un percorso di coaching o counseling rivolto all'auto-conoscenza diventa più chiaro il passaggio da una identificazione settoriale a un ritrovamento di una propria area di libera percezione di sé. Prova a disegnare un fiore; al centro scrivi il tuo nome e ai lati, all'interno dei petali, scrivi i vari spazi che costellano la tua vita, dal lavoro, alla relazione affettiva, a quella amicale, a quella genitoriale, ecc., e prova a "osservarti" e a scrivere "come ti vedi?". E' un esercizio interessante, che ti porta a sperimentare per un po' il senso dell'essere "al centro" di un punto zero da cui riprendere fiato, fare benzina, per ripartire, con un motore più snello e disinquinato da molte increspature.    “Una volta accettata la consapevolezza che anche fra gli esseri più vicini continuano a esistere distanze infinite, si può evolvere una meravigliosa vita, fianco a fianco, se quegli esseri riescono ad amare questa distanza fra loro, che rende possibile a ciascuno dei due di vedere l'altro, nella sua interezza, stagliato contro il cielo”.(Rainer Maria Rilke)

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Dialogando con l'imprevisto

Vivere è un’arte che assomiglia più alla lotta che alla danza, perché bisogna sempre tenersi pronti e saldi contro i colpi che ci arrivano imprevisti. (Marco Aurelio) La sapeva lunga Marco Aurelio! La vita è per sua natura imprevedibile. E così, capita che ti organizzi, pianifichi il tuo progetto, prevedi un po' la gestione di impegni, guardi il calendario, segni la data del prossimo corso e... arriva una telefonata e tutto si stravolge. All'improvviso, vedi le tue certezze frastagliarsi, come le foglie secche, d'inverno, che si accartocciano sotto i tuoi piedi. Ti chiedi: e adesso? Cosa faccio? Cosa cambia in questa situazione? Innanzitutto cambia la percezione del controllo: non puoi esimerti dall'accettare il nuovo scenario, che governa, si impone con una sfacciataggine che quasi irrita, si insinua e si prende gioco di te. L'imprevisto è lì, seduto di fronte al tuo volto inebetito, e ti osserva, quasi divertito, con ghigno sarcastico, ingrato. E così cambia pure la percezione del tempo: ciò che fino a un istante prima era una mazurka di date disseminate tra pomeriggi e sere, ora è un valzer lento di cui non conosci bene i passi. Tutto si sofferma sull'unica vera data certa: quella che ha sconvolto la tua agenda, i tuoi piani, i tuoi pensieri, tutto. E poi cambia la visione delle cose: ce la farò? come farò? e se poi…? E allora la qualità dei pensieri determina inesorabilmente la qualità del tuo momento presente, che si tinge di resa. Di fronte a un disegno più grande del tuo, nulla puoi se non capire di quali nuovi colori necessiti per stare dentro al cerchio: o dentro o fuori. E si accendono sirene nella tua mente, lampeggianti come fari nella notte, tonanti al punto da farti girare la testa, e i dubbi sul da farsi rispetto al "tutto è cambiato" si prendono per mano, si rafforzano l'un l'altro, diventano una associazione a delinquere. Come gestire l'imprevisto che ti sconvolge, ti alita addosso il suo acido sapore? Ti fermi, pensi e una parola risuona: accettazione. Eh già! Bella cosa l'accettazione! Come si fa ad accettare, quando la tua natura, libera e indipendente, non ne vuole sapere? Costrizioni contro la propria volontà, perché mai? Era tutto scritto, programmato, deciso e ora? Non ci sto! Eppure questa parola, accettazione, sembra interessante: è uno stato d'animo, un punto di vista, un'assunzione di significato, un gesto eroico, in certi momenti! Accettazione rimanda all'azione dell'accoglienza e, quindi, al fare posto: non è la realtà che è "cattiva", ma il modo in cui decidiamo di guardarla che la rende di segno positivo o negativo, pertanto se accetto l'imprevisto, lo detronizzo e gli rubo forza. Questa serve a me per andare oltre, per riformulare tutto, per trovare una nuova logica, per rimettere tutto in discussione, adattandolo nelle nuove pieghe, nei nuovi incastri che si andranno a ridefinire. E ora a noi due im-previsto: non vincerai tu, anche se siamo 1-0. E' una battaglia, ma io vincerò la guerra!

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