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Contenuti per tag: motivazione


Motivazione: perché la perdo?

Scopri in questo video sempre nell’ambito autoconsapevolezza perché la motivazione può venire a mancare nel corso del tempo quando ti alleni, o dovresti farlo, a casa o in palestra. Per prima cosa è fondamentale essere consapevoli che non è banalmente un discorso superficiale ma intervengono sempre dinamiche più sottili che avevo già trattato nella Metafora di Terminator 2 e di RoboCop per comprendere come il tutto si svolge per quanto riguarda i nostri comportamenti che sono sempre guidati da forze invisibili. La frontiera da conquistare è il corpo che ci può guidare con una saggezza infinita per imparare sempre meglio a conoscerci a livello profondo oltre ogni maschera che ci siamo creati nel corso del tempo per sopravvivere. Puoi quindi darti la possibilità, tramite le sensazioni corporee e non solo muscolari, di sentire sempre al meglio durante la giornata così ti arriva nella tua interiorità dal profondo così che possa iniziare un vero percorso di conoscenza di sè.

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Come iniziare ad allenarsi con i pesi

Scopri in questo video come iniziare ad allenarti con i pesi in un contesto di efficacia, divertimento e sicurezza. Per prima cosa assicurati che la motivazione sia molto forte e intrinseca altrimenti alla prima difficoltà desisterai. Quindi valuta se allenarti a casa o in palestra: a casa con poca attrezzatura puoi fare tanto. Quindi è il momento di stabilire un obiettivo specifico in termini di peso, % di grasso etc.Quindi assicurati di aver compreso al meglio il concetto della consapevolezza muscolare per far sì che sia il corpo a guidare l’allenamento in un contesto quindi dove ti ascolti per sentire cosa funzione al meglio per te.

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Fabio Basile, Tre Trucchi per vincere l'oro a...

Quando ripenso al 200° oro olimpico della storia italiana, conquistato nel judo da Fabio Basile, anche se è già passato più di un mese, provo ancora una grande emozione. Sono fatto così, la gioia di un atleta che raggiunge l’obiettivo più importante di un’intera carriera, in qualunque disciplina, mi fa commuovere, perché so cosa significa soffrire per anni, sacrificare la propria gioventù per lo sport, per una medaglia, anche di latta. Chi non ha questo fuoco dentro, e magari liquida le tue fatiche con un “ma chi te lo fa fare”, il più delle volte detto in modo quasi beffardo, come a lasciare intendere “io mi godo la vita, sono più furbo di te”, mi fa quasi pena, non sa cosa si perde. Nel turbine delle interviste, Basile, ancora tra l’incredulo e il frastornato, ha detto: «A Tokyo, nel 2020, avrò qualcosa da perdere», ricordi? Ma è davvero così? Fabio Basile mi piace, lo confesso. Si racconta in modo spontaneo, mai banale. Ammette di essere «una testa matta», ma poi puntualizza subito che grazie al judo è diventato un uomo. Grazie allo sport puro, interpreto io. Dice di aver sofferto tanto, per arrivare a Rio (e come dubitarne!), poi spiega, con un mezzo sorriso, di aver sofferto così tanto che la sofferenza ha iniziato a piacergli, «perché il trucco per diventare campioni – sono sue parole – è quello di soffrire e allenarsi tantissimo. In tanti mi dicevano di smettere, che non sarei mai diventato un campione: ecco, questa medaglia – è stata la conclusione piena d’orgoglio di Fabio mentre mostrava il trofeo – la dedico anche a loro». Ti ricorda qualcosa questa immagine? Leggi cosa scrivevo nella Pillola numero 74: https://www.youtube.com/watch?v=opPmH...Il secondo trucco di Fabio, che poi è il trucco per diventare campioni, è credere con tutte le proprie forze in un obiettivo ambizioso e nel contempo raggiungibile. «La prima volta che ho visto il nuovo direttore tecnico Kiyoshi Murakami – ha raccontato Basile –, mi ha stretto la mano e mi ha detto: “Tu vai a Tokyo 2020”. Io gli ho risposto: “No Tokyo, ma Rio 2016!”. Mi ha fissato, ha detto “va bene” e poi ha iniziato ad investire su di me. Grazie a lui sono cambiato tanto, perché avevo una forza dentro che non riuscivo a tirare fuori». È la sintesi perfetta della potenza di un obiettivo ben formato, che scatena la motivazione giusta e contagia le persone che devono credere in te per aiutarti a conseguirlo, sei d’accordo?A un certo punto, rispondendo a una domanda riguardo a Tokyo 2020, Fabio si è lasciato sfuggire una umana debolezza. «Qui a Rio ho dato tutto me stesso, perché non avevo niente da perdere, ma tra quattro anni, a Tokyo – ha detto il campione olimpico –, avrò qualcosa da perdere». Ti ricordano qualcosa queste parole? Scopriamolo assieme…

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Obiettivo: “Voglio migliorare!” (Come ritrovar...

In quasi tutte le richieste di aiuto che ricevo, è contenuto il proposito “voglio migliorare”. Peccato che questo obiettivo, e più avanti ti spiegherò che detto così non è ancora un obiettivo ben formato, sia soffocato da una lunghissima sequela di piagnistei, di dubbi sul futuro, di tormenti riguardanti il passato. Si può davvero puntare al proprio miglioramento se la mente è inquinata da pensieri velenosi?Molti di coloro che mi scrivono, e sono davvero tanti, tra YouTube, Facebook e Il Blog di MB, fanno lunghe premesse e prima di arrivare al dunque, si autoaccusano, si flagellano per tutto ciò che non sono riusciti a ottenere nella vita fino a oggi e si angosciano per la paura di “non fare in tempo” a ottenere qualcosa di buono nell’immediato futuro. Alla fine di un messaggio chilometrico, piazzano lì quel “voglio migliorare” e invocano il mio aiuto, sperando in un miracolo. Il mio aiuto è garantito, e io leggo tutti i messaggi con attenzione, quindi non sto mettendo alla berlina o giudicando in modo negativo il contenuto di ciò che mi viene scritto, tuttavia siamo sicuri che questo sia il modo giusto per formulare il desiderio di voler migliorare?No, non lo è, per il semplice motivo che più rievochiamo i demoni che abbiamo dentro e più li manteniamo aggrappati alla nostra anima, alla nostra individualità, e questa pesantezza ci condanna all’immobilità e all’impossibilità di cambiare, nonostante le buone intenzioni.Chi si lamenta e si flagella tenta inconsapevolmente di ottenere approvazione e attenzione da parte degli altri, senza rendersi conto che il male prodotto da un simile autosabotaggio supera ampiamente gli effetti positivi riposti nella promessa di voler cambiare. “Voglio migliorare” è un obiettivo indefinito e non innesca il combustibile della volontà, anzi, è fonte di stress, perché non è affatto chiaro quale miglioramento sarà considerato accettabile da chi lo formula.In che modo può essere riformulato un obiettivo così generico, secondo la regola SMART-P, alla quale, tra l’altro, è dedicata un’intera sessione del percorso Atleta Vincente? Scopriamolo assieme…

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Dove va il fitness? (3° puntata) Cosa mi piace

Allenarmi e allenarmi ancora. Allenarmi sempre. Anche senz'aria condizionata, se non funziona, o se proprio non c'è. Mi allenerei (e infatti lo faccio) anche quando non dovrei per qualche acciacco che inizia a colpirmi. O quando non potrei per giornate piene d'impegni che non finiscono mai. Ma dietro e sopra di me avverto la sensazione che strutture, tecnologie e uomini abbiano ricevuto l'ordine, sublimato ad arte, d'azzerare questa voglia, determinazione, desiderio nostro e dei nostri pubblici di far la sola cosa per cui si va in palestra: allenarsi. E mettersi in gioco secondo approccio, secondo facoltà individuali. Fisicamente e mentalmente esausti a fine workout? Il massimo. E' nient'altro che un piacere, una sfida, è il quotidiano spingersi verso una nobile meta. Un'auto-terapia. L'allenamento è più o meno come la religione: non sai se “Lui” esiste e non sai nemmeno se diventerai come vorresti o come ti sei visualizzato. Però continui a crederci. Quell'allenamento reiterato, piazzato all'interno di una giornata maledettamente dura è una vera e propria Fede. La nostra fede. Ed è così, è solo con questo fuoco, questo desiderio incontrollabile e furibondo d'allenarci che tante rabbie e insoddisfazioni possiamo impacchettarle e spedirle verso l'impegno fisico portato, ognuno, al proprio massimo livello. Siamo vittime (per fortuna consapevoli) di teorie psico-sociologiche che vorrebbero convincerci che allenamenti fatti con trasporto siano premonitori di patologie e che una seduta in meno e una in più dall'analista siano la soluzione. Meglio un workout in più, bello tosto, che il lettino dello psicanalista che fuma mentre mi chiede: “Qual è il suo problema”? Vado, it's workout-time. L'allenamento mi piace.

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Le 25 regole di un Atleta Vincente (Strategie e af...

Nella mia lunga esperienza di sportivo e di mental coach, ho avuto a che fare con centinaia di atleti, compagni di squadra, avversari e coachee, che è il termine usato per definire i clienti di un coach. Ho trovato un’umanità molto variegata, formata da persone positive e persone negative; eterni ottimisti e insopportabili lamentosi; compagnoni logorroici e orsi solitari. Con ognuno di questi individui ho adottato adeguate modalità di relazione, fuggendo a gambe levate dai lamentosi e negativi, lasciati con piacere a crogiolarsi nel loro pantano mentale, e cercando di trovare le parole giuste per entrare in empatia con tutti gli altri, anche se non sempre ci sono riuscito. E sai cosa ho capito? Che certe volte è sufficiente una frase, un aforisma noto o inventato sul momento, per sbloccare energie nascoste. Nel tempo, ho raccolto 25 frasi suggestive ed efficaci, alcune mie e altre tratte da citazioni famose, e ho pensato di proporle in questa Pillola, che dunque esce dal solito schema dell’argomento specifico, sotto forma di regole. Se farai tue queste regole, o anche solo alcune di esse, potrai richiamare alla memoria quella giusta quando nella testa iniziano a formarsi pensieri negativi. Al posto di darti spiegazioni cervellotiche e spesso inutili, metti a tacere la tua vocina con una regola, vedrai che funziona!Ecco 3 delle 25 regole. Scopri le altre 22 nel video…1. Non ci sono scuse che tengano: la responsabilità della tua prestazione è soltanto tua.2. Quando gareggi “per vincere”, non hai nulla da perdere, mentre quando gareggi “per non perdere”, hai tutto da perdere e nulla da guadagnare.3. Allenati ogni giorno con consapevolezza e concentrazione, come se fosse la tua gara più importante, e affronta la tua gara più importante come se fosse un normale allenamento.Alla fine, scegli le tre regole che ti hanno colpito di più, che hanno suscitato in te le reazioni più potenti. Scrivilo nei commenti. Sarà utile a tutti avere un quadro dei diversi livelli di osservazione, ossia dei tasti che ciascuna regola riesce a far suonare, delle sensazioni che scatena e del perché ciò accade.

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Maratona, il muro del trentesimo chilometro (Abbat...

Il cosiddetto “muro del trentesimo chilometro”, noto anche come “muro della maratona”, è l’incubo di molti maratoneti. Anche quando il crollo fisico non avviene, si verifica comunque un pesante calo di energia mentale, per effetto della profezia che si autoavvera: temo il muro, me lo aspetto, cerco di non pensarci ma in realtà mi logoro e quando arriva sono mentalmente sfinito. E su quel muro spesso si infrange rovinosamente il sogno di arrivare al traguardo dei 42 chilometri e 195 metri.Dopo la Maratona di Roma 2016, ho ricevuto molte email da parte di atleti che per la prima volta hanno “visto” il muro. Anziché prendere spunto per uno dei miei Botta e Risposta (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...) da uno dei tanti messaggi, tutti più o meno simili tra loro, il che mi avrebbe costretto a scegliere a caso, ho pensato di affrontare l’argomento “muro” in modo più ampio e, spero, più esaustivo per ogni runner. Sgomberiamo subito il campo da un possibile equivoco, per evitare di creare false aspettative in chi si immagina che adesso io mi metta a ragionare di preparazione atletica, di scorte organiche di carboidrati, di bilancio idrico o di integratori alimentari. Nella prima sessione del videocorso Atleta Vincente, parlo della Formula dell’Atleta Vincente (se ancora non la conosci, puoi approfondire subito, l’iscrizione è gratis!): http://atletavincente.com/ Ti rivolgo una domanda binelliana: secondo te, quanta energia hai ancora in corpo quando si accende la spia della riserva e la vocina che hai in testa inizia a ululare, ti grida di smettere, ti viene da vomitare dal dolore muscolare?Quando ti trovi di fronte al muro, sappi che in linea di principio ne hai ancora per percorrere altri 30 chilometri, come minimo, perché questi meccanismi ormai fanno parte del nostro patrimonio genetico, dunque la tua spia funziona ancora come funzionava un milione di anni fa.

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Come un calciatore può superare lo stress della p...

Questa settimana si parla del caso di un calciatore professionista che si è ritrovato in anchina dopo un infortunio e sta vivendo un periodi di grande stress e pessimismo.Ecco cosa mi ha scritto Alex:«Ciao Massimo, ho 22 anni, attualmente gioco nella xxx, in Lega Pro. La mia carriera è stata molto veloce, perché 4 anni fa, dopo una stagione in Serie D e quella successiva in serie B, ho fatto l’esordio in Serie A. Era un sogno che si avverava, ero felicissimo, però dopo poche giornate ho avuto un grave infortunio.Quando ho ripreso ad allenarmi, dopo la riabilitazione, non mi sentivo più aggressivo come prima, ero debole di testa. Le ultime partite del campionato, come puoi immaginare, le ho fatte in panchina e da quel momento ho perso la fiducia in me stesso. A fine stagione sono stato ceduto alla xxx, ma è stato un anno deludente, per me. Mi sentivo dire che non credevo più nei miei mezzi e così, anno dopo anno, sono tornato indietro, fino alla Lega Pro. Anche in questo periodo sono in panchina perché il Mister preferisce mettere in campo un altro attaccante, più anziano di me. La settimana scorsa mi ha fatto entrare a due minuti dalla fine, in una partita che stavamo perdendo. Speravo che mi facesse entrare molto prima, ero lì che fremevo per giocare e dentro di me dicevo, scusa la franchezza, ma è per farti capire, “Sono qui a farmi prendere per il cxxo”, “Mi sono rotto il cxxxo di questa situazione” e così via. Sono entrato e non vedevo l’ora che quei due minuti finissero. Così non posso andare avanti. Forse devo smettere di giocare. Grazie». Il grave infortunio che ha subito ha minato alle fondamenta la sua autostima. Se avessimo avuto la possibilità di lavorare assieme fin da quei primi momenti di pessimismo e di sfiducia, forse oggi la sua storia sarebbe diversa, e lo sottolineo soltanto per ribadire l’importanza dell’allenamento mentale nella fase di recupero post infortunio, nei periodi di inattività o di riabilitazione, quando un atleta è molto vulnerabile, dal punto di vista psicologico. Il segreto, che vale per te, per tutti i calciatori, e più in generale per tutti gli atleti che si trovano a ricoprire il ruolo delle riserve, perché in una squadra ci sono titolari e riserve, fa parte del gioco, è questo: allenati, entra in campo, pensa e comportati COME SE tu fossi nella formazione ufficiale, mettendo da parte ogni pensiero negativo, semplicemente perché non ti è utile. Devi farti trovare pronto a dare il meglio in qualunque istante, perché questo è il ruolo della riserva, e vedrai che ben presto arriverà la svolta.

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Resilienza, Volontà e Motivazione (Miglioramento ...

Sai cos’è la “resilienza”? È un termine usato il molti campi, dall’ingegneria all’informatica e persino alla biologia, ma in ambito sportivo indica la capacità di lavorare sodo, mantenendo la motivazione al livello più elevato possibile per tutto il tempo necessario al raggiungimento del tuo obiettivo principale. Nella definizione di resilienza sono contenuti quattro concetti fondamentali, che fanno la differenza tra un buon atleta e un Atleta Vincente:Lavorare sodoMotivazioneTempoObiettivo principaleQual è la differenza tra “volontà” e “resilienza”? La volontà è il motore che ti consente di puntare ai tuoi obiettivi con costanza e determinazione, affrontando sacrifici talvolta importanti in termini di ore di sonno perse, relazioni sociali compromesse e dolori fisici. La resilienza, invece, è il carburante del motore volontà, è una forza ancora più intensa che ti permette di mantenere costanti motivazione e volontà anche quando i risultati tardano ad arrivare e ti verrebbe voglia di smettere. È la capacità straordinaria, tipica delle persone vincenti, di rialzarsi dopo ogni errore, aumentare ancora di più l’impegno per migliorarsi e diventare così sempre più bravi. Il “segreto” della resilienza è tutto qui: ho sbagliato - reagisco - posso migliorare

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