Filtra: 

Contenuti per tag: psicologia dello sport


Neutralizzare i pensieri negativi

La nostra vita è il risultato dei nostri pensieri. (Marco Aurelio) Avete mai provato ad ascoltare quello che vi dite? Che tipo di pensieri fate? Il modo in cui sono formulati? Ciò che pensiamo e ciò che ci diciamo, il nostro dialogo interno, ha un impatto determinante sulla nostra vita. Un pensiero ripetuto più volte con il passare del tempo diventa una convinzione e le convinzioni ci guidano a mettere in atto determinati comportamenti.   Mai sentito parlare di profezia che si autoavvera? Si tratta di un concetto introdotto in sociologia da Robert K. Merton nel 1948, nel suo libro “Teoria e struttura sociale”, l’idea di base è che un’opinione pur essendo falsa, per il solo fatto di essere creduta vera porta la persona a comportarsi in modo da farla avverare. L’esempio celebre della profezia che si autoavvera fornito dallo stesso Merton riguarda il caso nel quale un insieme di risparmiatori, temendo il crollo finanziario di una banca, si reca in pochi giorni a ritirare i propri risparmi. Fino a quel momento la banca era un istituto solido e garantito, ma quando i risparmiatori, oltre che credere, agiscono come se il fallimento fosse davvero imminente recandosi tutti quanti a ritirare i depositi, allora essi fanno in modo che le loro aspettative diventino reali, ossia la banca fallisce. Le nostre convinzioni possono diventare veramente limitanti perché creano delle certezze a cui crediamo ciecamente senza rendercene conto e che non rappresentano affatto la realtà, ma nel momento in cui le facciamo diventare azioni le rendiamo reali. Una volta che una convinzione si fa strada dentro di noi, saremo consciamente e inconsciamente portati ad agire per confermarla. Se per esempio ti presenti ad un colloquio di lavoro con la convinzione di non essere assunto, metterai in atto tutta una serie di comportamenti inconsci che andranno a confermare quella convinzione. Molto probabilmente la tua postura trasmetterà insicurezza ed incertezza, il tono della voce sarà tremolante e basso, etc. Tutti elementi che determineranno un cattivo esito del colloquio e l’avverarsi della tua profezia. Lo stesso meccanismo funziona anche in positivo, quando una convinzione è positiva può essere un’ottima alleata che ci spinge a porre in essere le azione necessarie per raggiungere i nostri obiettivi. Per questo è importante cominciare a “controllare” la qualità dei nostri pensieri e del nostro dialogo interno. Per iniziare a farlo può essere utile partire con un semplice esercizio tratto dal libro “Tu puoi essere felice” di Paul McKenna. Ascoltate la vostra voce interna mentre pensate; fate attenzione a tutte le volte che nei vostri pensieri sono presenti le seguenti parole o frasi: “Non posso”, “niente”, “non ce la farò mai”, “solo”, “ogni”, “nessuno”, “mai”; se intercettate una di queste parole domandatevi se quel pensiero vi fa stare bene o male; se vi fa stare male trasformate la frase generica in una più specifica. Per esempio: “Nessuno mi capisce” può essere trasformata in “Francesco non ha capito quello che gli ho detto poco fa”. (Le generalizzazioni sono processi mentali limitanti che ci portano a trasformare un esperienza specifica e contestualizzata in una più generica e valida in altri ambiti); ora a quell’affermazione collegatene subito una positiva. Ad esempio “Francesco non ha capito quello che gli ho detto poco fa. Parlerò con lui più tardi e mi assicurerò che questa volta abbia capito”. Ogni grande cambiamento è determinato da piccoli passi, cominciare ad ascoltare quello che ci diciamo, individuare i pensieri negativi e agire per neutralizzarli è un primo importante step verso il cambiamento di convinzioni limitanti e poco funzionali per la nostra vita. Alessandra Puggioni   Vorrei acquistare il libro "Tu puoi essere felice" di Paul McKenna

Continua...

Psicologo Sportivo (la mente vincente)

La psicologia dello sport è una vasta corrente di pensiero dove confluiscono diverse dottrine (psicologia, medicina, psichiatria, sociologia, pedagogia, filosofia, igiene, educazione fisica, riabilitazione, ecc) ed è pertanto un argomento di competenza miltidisciplinare aperto al contributo che ciascuno può portare sulla base della propria preparazione specifica.  La Psicologia dello Sport è lo studio dei fattori mentali e psicologici che influenzano e sono influenzati dalla partecipazione e dalla prestazione nello sport, nell'esercizio e nell'attività fisica e l’ applicazione delle conoscenze acquisite attraverso questo studio che ogni giorno viene effettuato.  La Psicologia dello Sport professionale è interessata a come la partecipazione allo sport, all'esercizio ed all'attività fisica possa accrescere lo sviluppo personale ed il benessere durante l'intero arco della vita.  La Psicologia dello Sport riguarda quelle attività accademiche, di ricerca e professionali che forniscono la base per comprendere e stimolare il comportamento delle persone praticanti sport o attività fisica. Questo ambito dinamico può stimolare l'esperienza degli uomini, delle donne e dei giovani che praticano le varie forme dell'attività fisica, si rivolge sia a coloro che svolgono la loro attività per piacere personale e sia a quelli impegnati a livello di èlite in attività specifiche. Gli psicologi dello sport che svolgono questa attività a livello professionale s'impegnano nel comprendere i processi psicologici che guidano la prestazione motoria, i modi attraverso cui può venire stimolato l'apprendimento e incrementate le prestazioni e la maniera in cui possono essere efficacemente influenzati le percezioni psicologiche e i risultati. La Psicologia dello Sport trova le sue radici sia nelle scienze dello sport e del movimento e sia nella psicologia. E' una specializzazione della psicologia applicata e delle scienze dello sport. Abitualmente lo psicologo dello sport è un laureato in psicologia che ha seguito un percorso formativo specifico in psicologia dello sport e ulteriori training nell'ambito della psicologia clinica o delle organizzazioni. Talvolta la sua formazione iniziale è stata in scienze motorie, in scienze dell'educazione o in psichiatria e successivamente si è orientata in ambito psicologico. I ruoli professionali che può assumere dipendono, pertanto, dalla sua formazione e dai suoi interessi. Può lavorare in ambito accademico qualora il suo interesse fosse essenzialmente quello del ricercatore. Può essere rivolto allo sviluppo di interventi con allenatori, atleti e gruppi, spaziando dallo sport di alto livello allo sport per tutti, dai bambini, agli adulti e agli anziani. Può lavorare con gli enti locali e le organizzazioni sportive allo sviluppo di politiche di promozione dello sport praticato dai cittadini e nel monitorare sul territorio l'impatto di questi interventi.   Che la mente possa influire significativamente su ogni attività umana e, quindi, anche su quella sportiva è stato certamente chiaro fin dai primi Giochi Olimpici ateniesi; molti sono i manoscritti giunti fino a noi (Omero, Euripide, Pindaro, Pausania, ecc) che narrano come, fin da allora, il destino di una competizione sportiva non dipendeva esclusivamente dalla prestanza fisico-atletica, ma anche dall'astuzia, dalla strategia, dal coraggio, dallo stato d'animo, caratteristiche, quest'ultime, strettamente legate all'attività mentale dell'atleta. Nonostante ciò solamente intorno al 1890 alcuni educatori hanno espresso le loro opinioni sugli aspetti psicologici dell'educazione fisica. Norman Triplett nel 1897 effettuò i primi studi sulla performance in situazioni di agonismo. Fino al 1920 la letteratura esistente in merito comprendeva in prevalenza articoli isolati. Coleman Griffit (1925) istituì il primo laboratorio di Psicologia dello Sport presso l'Università dell'Illinois. In 23 anni, dal 1925 al 1948, sono stati pubblicati su temi di psicologia sportiva meno di dieci lavori all'anno. Dal 1949 al 1958 il numero dei lavori si triplicò: 280. Dal 1959 al 1963 sono apparsi 300 lavori, 60 all'anno e nel 1965 a Roma si è svolto il primo Congresso Mondiale di psicologia dello sport fortemente voluto da uno psichiatra italiano, Ferruccio Antonelli, che ebbe il merito di riunire molti esperti del settore. Nello stesso anno sempre a Roma si fondò l'International Society of Sport Psychology. Nel 1970, Ferruccio Antonelli, convinse un suo amico editore, Luigi Pozzi, a pubblicare l'International Journal of Sport Psychology. Alcuni ricercatori sovietici, Vanek e Cratty, tentarono di studiare le abilità possedute da atleti di elite per distinguerli dai principianti e, nello stesso periodo, la psicologia dello sport iniziò ad entrare nelle università, con l'istituzione di master, dottorati e corsi di specializzazione. Tra il 1970 ed il 1980 furono condotti studi sul miglioramento della performance, sulla personalità dell'atleta e sulla motivazione (Ruffar, 1975; Tattersfield, 1975; Gillmore, 1976). Nel 1979, in USA, Rainer Martens fondò la Human Kinetics Publishing Company, casa editrice di riviste importanti quali The Sport Psychologist e Journal of Sport and Exsercise Psychology. Nella stessa nazione, nel 1985, su ispirazione di John Silva, nacque la Association for the Advancement of Applied Sport Psychology (AAASP). Negli anni ottanta si studiarono tecniche mirate al miglioramento della prestazione (Salmela, 1981; Most, 1981, Michele, 1984; Singer, 1984; Swinn, 1986; Hahn, 1986; Unesthal, 1987). Nel 1993 fu pubblicata la prima edizione di Handbook of Research on Sport Psychology da Singer e colleghi in cui erano raccolte le ricerche più significative pubblicate fino ad allora. "Dalla prima pubblicazione di questo manuale, vi sono state molte evoluzioni, segno di maturità.. Esempi ne sono la vasta gamma di specifiche ricerche contemporanee, la complessità della metodologia della ricerca, così come il riconoscimento che la pratica deve essere fondata su principi scientifici certi. E' giunto il tempo in cui la vasta espansione delle ricerche di psicologia sportiva dovrebbe essere un'unica, rispettata ed influente nicchia tra la psicologia e le scienze dello sport" .     CAMPO PSICOSOCIALE   Nel Nord America è in aumento la tendenza ad orientare gli studi di psicologia sportiva verso il campo "psico-sociale" dello sport. Contrariamente, in Australia, Europa ed Asia viene posta maggior attenzione a studi sull'insegnamento e sul controllo del movimento. Per quanto riguarda le prospettive future, un approccio multidimensionale della psicologia dello sport, in cui ciascun esperto può dare il proprio contributo a seconda delle proprie competenze, sembra essere quello più accettato e con maggiori probabilità di successo.     Nella maggior parte dei paesi industrializzati lo psicologo sportivo è un professionista che ha effettuato una serie di studi accademici e che ha, pertanto, conseguito delle competenze ed un titolo riconosciuti. Purtroppo, in Italia la situazione è completamente diversa: nonostante il primo Congresso Mondiale di Psicologia dello Sport sia stato organizzato ed ospitato a Roma nel 1965, nel nostro paese l'ingresso ufficiale di tale disciplina all'interno dell'Università deve ancora avvenire. In tutti questi anni, la figura del Prof. Ferruccio Antonelli è riuscita a tenere insieme la maggior parte degli esperti italiani del settore, ma dopo la sua morte, avvenuta nell'anno 2000, la "fragilità" di una disciplina non ancora pienamente riconosciuta si è ancor più evidenziata con la nascita, dalla prima Associazione Italiana di Psicologia dello Sport (AIPS), di un'altra società, la Società Italiana di Psicologia della Sport (SIPsiS). Attualmente, in Italia, non esiste un albo ufficiale dei professionisti abilitati alla pratica della psicologia dello sport e la formazione per tale disciplina viene effettuata prevalentemente da centri e/o organizzazioni private, che al massimo, collaborano con strutture pubbliche. Senza questa breve premessa, non si riuscirebbe a capire per quale motivo, per esempio nel Nord America o in Australia, oggi, quasi tutte le società professionistiche, i settori giovanili, le federazioni sportive, le scuole, si avvalgono di un servizio riconosciuto di psicologia sportiva quale strumento integrativo, ma necessario ed in Italia, invece, questo stesso servizio faccia molta fatica ad essere conosciuto, riconosciuto e, conseguentemente, richiesto. A ciò si deve aggiungere che il pregiudizio che subisce oggi chi opera nel campo della psicologia sportiva è anche da attribuire al comportamento non completamente corretto di alcuni professionisti dell'ambito psicologico; presentandosi l'occasione di lavorare in ambito sportivo, senza le competenze adeguate, sono andati incontro, oltre all'inevitabile "esonero" anche all'irrigidimento delle società sportive, che, successivamente, si sono rifiutate di assumere altri "psicologi dello sport". Attualmente lo Psicologo Sportivo fornisce la propria consulenza a singoli atleti, a società e federazione sportive, ad enti pubblici e privati, ad istituzioni con la finalità di perseguire i seguenti obiettivi: · offrire INFORMAZIONI sui fattori psicologici dello sport; · migliorare l'APPRENDIMENTO dello sport; · aiutare i GIOVANI a maturare con lo sport; · preparare un programma di PREPARAZIONE MENTALE personalizzato;  · effettuare CONSULENZA; · conoscere ed utilizzare le DINAMICHE DI GRUPPO; · eseguire una VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA; · mirare al BENESSERE psicofisico per ogni fascia di età.   PENSIERO POSITIVO Alla fatidica domanda riguardo quale parte del bicchiere si guardi più spesso, non tutti rispondono il "bicchiere mezzo pieno". Una buona parte della popolazione, infatti, tende a porre maggior attenzione al negativo ("bicchiere mezzo vuoto"). E succede che ciò che, inizialmente, sembra essere solo una predisposizione poi diventa inevitabilmente un'abitudine. E' proprio così, nella grande differenza interindividuale, c'è chi spontaneamente, aprendo la porta di una stanza sconosciuta (come la vita), guarda (o cerca) prevalentemente gli oggetti, gli arredi, le cose piacevoli e chi, invece, altrettanto naturalmente, guarda (o cerca) prevalentemente gli oggetti, gli arredi, le cose spiacevoli. Il perché di tale realtà è, certamente, radicato su dinamiche psicologiche complesse che, a seconda dei casi, poi trova conferme e/o disconferme nell'esperienza della quotidianità. Una verità ancor più importante è che in ogni individuo, senza alcuna ombra di dubbio, il positivo c'è. In alcune persone è chiaro, evidente ed in bella mostra, in altre è da ricercare con il lumicino, ma c'è. Il pensiero positivo, quindi, prima ancora di essere una tecnica di preparazione mentale, è una filosofia di vita. Senza tale approccio interiore, senza cioè ricercare il positivo esistente negli altri, è davvero difficile e quantomeno bizzarro utilizzare questa importante tecnica di mental training. Si cadrebbe, empaticamente, in contraddizione. La tecnica. Per poter effettuare tale pratica, è importante che lo psicologo sportivo conosca bene l'atleta in modo da sapere qual'è la sua predisposizione iniziale "a pensare positivo". Bisogna capire come l'individuo, che si vuole preparare, vive gli eventi positivi e quelli negativi. In seguito a cosa, a suo avviso, si è vinto o perso. Bravura, fortuna, fatalità? Anche da questi elementi è possibile valutare l'autostima dell'atleta e l'autoefficacia (autostima gesto-specifica) sapendo che chi pensa spesso in negativo, probabilmente, ha una bassa autostima E' bene, pertanto, aiutare l'atleta a cercare, inizialmente insieme, ciò che di lui è positivo per poi cominciare a "tirarlo fuori". E' un allenamento continuo: spostare il negativo, vedere positivo, stoppare i pensieri neri, far avanzare solo quelli chiari. Mano a mano, ciò che sembra uno sforzo diventa naturale. L'atleta scopre che ha imparato a pensare positivo. E siccome il pensiero positivo è "contagioso", senza rendersene pienamente conto, l'atleta comincia ad insegnare a pensare in positivo a chi sta accanto a lui. Questa è la migliore prova che la tecnica è stata compresa, accettata e praticata.       Bibliografia Statement dell'International Society of Sport Psychology Association for the advancement of applied sport psychology (AAASP), 1985 Antonelli e Salvini, 1978  (Hanbook of Sport Psychology, second edition 2001) http://www.psicologiasportiva.it/psicosportiva/cosa.asp PASSIM http://www.my-personaltrainer.it/salute/psicologia-sport1.html  Stefano Casali  Lo psicologo dello sport http://outdoorpassion.lastampa.it/news/mental-training-pensiero-positivo-14300  Salvo Russo psichiatra, psicoterapeuta, psicologia dello sport    

Continua...

Il valore del Gruppo all'interno della Squadr...

La squadra è uno specifico tipo di gruppo che, a sua volta, può essere definito come un insieme dinamico costituito da individui che si percepiscono più o meno interdipendenti per qualche aspetto. I gruppi ristretti, da un punto di vista descrittivo, si possono dividere in: gruppi primari, nei quali lo scopo dell'aggregazione è di soddisfare i bisogni emotivi e sociali dei membri. Sono i "gruppi di fatto", ai quali si appartiene senza obblighi (es. la famiglia) oppure i gruppi spontanei, ai quali si partecipa per adesione spontanea (es. associazioni varie); gruppi secondari, nei quali lo scopo è di raggiungere degli obiettivi specifici e limitati vincolando le persone ad un ruolo ben definito.   Si distinguono in "gruppi imposti", nei quali la partecipazione è imposta da una coazione esterna (es. gruppi militari); "gruppi contrattuali", a cui si aderisce in forma volontaria accettandone le norme in vista di scopi utilitaristici.   I gruppi possono, altresì, suddividersi in: gruppi sociologici, costituiti da un insieme di individui che hanno qualche caratteristica in comune e condividono un'attività e una condizione (es. gruppi di lavoro); gruppi psicologici, composti da persone la cui coesione deriva da una comune risonanza emotiva (es. tifosi, fans). La squadra sportiva può essere, pertanto, considerata come un gruppo primario volontario (con connotazioni secondarie di tipo contrattuale, se professionistica) ed asimultanea rilevanza sociologica e psicologica.   Le caratteristiche del gruppo-squadra sono: a livello individuale: complementarietà, esistenza di uno scopo significativo comune, capacità di risolvere problemi e prendere decisioni; a livello di gruppo: visione comune, compenso basato sui successi della squadra (non del singolo), leadership solida e partecipativa. Secondo Tuckman (1965), la trasformazione di un collettivo di individui in squadra passa da 5 stadi. Il tempo necessario al passaggio da uno stadio ad un altro è vario; i diversi stadi non sono tappe obbligate, talvolta uno o più di essi possono essere saltati.   Stadi di creazione di una squadra Forming: i membri familiarizzano, studiano forze e debolezze reciproche, verificano se sono parte delgruppo, identificano il loro ruolo, comparano l'attenzione che il coach dedica a ciascuno di loro; il gruppo individua i compiti. Fattori rilevanti: la strategia di gioco deve coinvolgere tutti, importante ciò che accade al primo allenamento. Storming: i membri attuano atteggiamenti di resistenza al leader, rifiutano il controllo da parte del gruppo, sono in conflitto con le richieste poste; il gruppocomincia a fissare le prime regole di squadra. Fattori rilevanti: il coach deve attuare un tipo di comunicazione aperta, lo stress deve essere ridotto per ridurre l'ostilità; Norming: i membri sostituiscono l'ostilità con cooperazione e solidarietà, elaborano uno spiccato senso di umiltà, sono rivolti alla coesione, nutrono un profondo senso di rispetto per gli altri, avvertono la stabilità dei reciproci ruoli; il gruppo lavora per un obiettivo comune. Fattori rilevanti: complimentarsi per gli sforzi, i miglioramenti e la qualità della performance; Performing: i membri incanalano tutti gli sforzi per il successo del team, ricorrono al problem solving come processo di gruppo, si aiutano reciprocamente; il gruppoè orientato alla performance. Fattori rilevanti: creare un clima di collaborazione, eliminare competizione ed aggressività verso i compagni; Adjourning: i membri diminuiscono i contatti tra loro, si riduce il senso di dipendenza reciproco, avvertono di aver completato il loro compito, sono consapevoli che il compito del gruppo è finito.   L'interazione è un processo attraverso il quale due o più persone si influenzano a vicenda, diventando l'una per l'altra effetto e causa delle rispettive azioni. Il modello classico dell'interazione è il feed-back. Un esempio di interazione è rappresentato dai due schermitori durante un assalto, in quanto le mosse di ciascuno risultano regolate sul comportamento dell'altro. Mentre l'interazione è una relazione sociale in quanto prevalentemente regolata da norme, valori, modelli di comportamento interiorizzati a livello di prescrizioni di ruolo, il rapporto interpersonale di gruppo risponde ad esigenze di natura affettiva. Esso è legato alla dinamica dell'attrazione, del rifiuto e del conflitto: l'attrazione, tra i membri di una compagine sportiva, non nasce dalla complementarietà (attrazione degli opposti), quanto dalla similarità cioè dalla comunanza di valori, credenze, atteggiamenti e tratti ritenuti importanti o ideali nell'universo sportivo. Nel gruppo sportivo essa è un dato importante in quanto permette di superare le fasi disgregative o comunque conflittuali che l'attività agonistica determina con il suo carico di ansie e frustrazioni; il rifiuto o repulsione è una dinamica che non implica ostilità, ma indisponibilità, indifferenza, divergenza culturale, ideologica, emotiva, più una serie di difese inconsce (proiezione, identificazione proiettiva, ecc.) che possono attivare un processo di rifiuto interpersonale; il conflitto è inevitabile nella vita del gruppo, e soprattutto della squadra sportiva, in cui esiste sempre un'alta tensione emotiva; anzi, la sua assenza indica un deterioramento nell'intreccio motivazionale ed affettivo tra i membri del gruppo. Fenomeni e processi dinamici dei gruppi sala degli specchi: situazione in cui tutti fungono da controllo e schema di riferimento reciproco (es. due pugili che si studiano); socializzazione: il sorgere della relazione di gruppo mediante forme di comunicazione verbale e non verbale; teorizzazione: interpretazione razionalizzata con cui viene spiegato agli altri il proprio o il loro modo di reagire e comportarsi nel gruppo; difesa del gruppo: tacito accordo per non alterare una situazione di equilibrio e di consenso reciproco, con controllo delle ansie (es. conversazione banale su un scompartimento ferroviario); capri espiatori: accordo sotterraneo per scaricare l'aggressività su un individuo interno o esterno al gruppo; aggressività: ostilità competitiva invidiosa tra i membri; regressione: espressione verbale di materiale inconscio contenente richieste d'attenzione, aiuto, affetto; risonanza: capacità di entrare in relazione sulla base di stati d'animo comuni; silenzi: rifiuto di appartenenza al gruppo o richiami di attenzione su di sé; formazione di sottogruppi: il dissenso all'interno del gruppo genera fenomeni di scissione, riferibili a meccanismi persecutori. polarizzazione emotiva: caratterizzata dall'orientarsi e dal convergere su di una persona dei vissuti del gruppo (es. atleta che nella squadra si oppone costantemente all'allenatore, può cumulare una propria motivazione interiore con l'incoraggiamento sotterraneo della squadra, anche se non esplicitato. Nel mentre l'atleta opposizionista soddisfa una propria esigenza legata a conflitti con le immagini autoritarie del suo passato, gratifica, in diversa misura, esigenze simili negli altri membri del gruppo).      Leadership      Per leadership si intende un processo di influenza interpersonale, orientato al raggiungimento di particolari obiettivi che uno o più membri del gruppo esplicano nei confronti degli altri in virtù di qualità "polarizzanti". Nello sport l'allenatore svolge tale ruolo che è influenzato dal proprio "stile" pur mantenendo i medesimi compiti (dirigere, decidere, organizzare, pianificare, istruire, formare, sviluppare, supportare, motivare, valutare). L'allenatore svolge tali compiti nei confronti degli atleti attraverso: trasmissione e sviluppo delle competenze sportive; costruzione ed organizzazione del gruppo-squadra (teambuilding); mantenimento di ordine e disciplina; pianificazione dei compiti e programmazione delle attività in vista del raggiungimento degli obiettivi prefissati; supporto sociale e motivazionale.   Le caratteristiche per una leadership positiva ed efficace sono: sapere che il proprio ruolo è "servire" e non "essere serviti"; creare una cultura in cui tutti si sentano parti importanti dell'organizzazione; dare direttive chiare; abituarsi ad essere efficaci, con poche parole; conoscere la differenza tra intensità ed emotività; criticare in privato e lodare in pubblico; separare l'errore dalla persona che sbaglia; enfatizzare il lavoro di squadra, piuttosto che l'individualità; focalizzare il futuro senza trascurare l'immediato; accettare critiche e rimproveri Un modello per meglio comprendere e conoscere la leadership è quello multidimensionale di Chelladurai (1990). In tale modello, le caratteristiche del coach, quelle del gruppo-squadra e della situazione vengono ugualmente prese in considerazione; la performance e la soddisfazione dei membri del gruppo sono in funzione del grado di congruenza tra: comportamento richiesto (dal contesto); comportamento reale del leader (percezione); comportamento preferito dal gruppo (desiderato) Tale congruenza è valutabile anche grazie al Leadership Scale for Sport (Chelladurai & Saleh, 1980). La leadership di un allenatore è influenzata dal suo stile decisionale che esprime, tra l'altro, alcuni tratti della sua personalità. I 5 principali stili decisionali secondo Vroom e Jago (1978): Autocratico I: prende personalmente le decisioni basandosi sulle informazioni ottenibili; Autocratico II: ottiene le informazioni necessarie dai membri e decide da solo; Consultivo I: condivide i problemi con i membri più influenti del gruppo consultandoli individualmente, tiene in considerazione le loro idee e prende da solo le decisioni; Consultivo II: condivide i problemi con tutti i membri riuniti, tiene in considerazione le loro idee e prende da solo le decisioni; Stile di gruppo: condivide i problemi con il gruppo, lascia che questo generi ed esamini delle soluzioni alternative e giunge a una soluzione consensuale.   - Bibliografia - “Psicologia generale”  Luigi Anolli e Paolo Legrenzi “Il gioco del calcio” Mario Bonfanti

Continua...

Are you looking for the best website template for your web project? Look no further as you are already in the right place! In our website templates section you will find tons of beautiful designs - for any kind of business and of any style. You are in a unique place - join us today BIGtheme NET

Filtro contenuti

Filtra: 
DMC Firewall is a Joomla Security extension!