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Contenuti per tag: sciatica


Ernie e Sport, sfatiamo qualche mito!

Mi capita spessissimo nel mio lavoro di incontrare persone molto preoccupate per aver scoperto, attraverso esami strumentali, di avere una o più ernie del disco che, a detta del loro medico di fiducia, avrebbero compromesso irreparabilmente la loro possibilità di fare attività fisica. Il tutto di solito è condito dalla frase ”le uniche cose che posso fare sono passeggiate e nuoto”. Immaginate quando a dirmelo si tratta di persone che hanno sempre fatto sport e grazie ad esso riescono a star bene con se stessi e con gli altri. Morale a terra, frustrazione, sono reazioni del tutto comprensibili di fronte a un tale scenario. La mia risposta è sempre la seguente: E chi l’ ha detto che con l’ERNIA non si possa fare attività fisica?? La raccomandazione di non fare assolutamente più attività in carico, non correre, non saltare, non flettersi, non piegarsi, in sostanza non muoversi è secondo me una forma di TERRORISMO PSICOLOGICO del tutto, salvo rarissimi casi, ingiustificato. La premessa che faccio sempre, anche per tranquillizzare subito il mio interlocutore, è che il 90% circa della popolazione ha, senza neanche saperlo, un’ernia del disco e ci convive serenamente senza neanche accorgersene. Io stesso potrei benissimo essere una di queste persone! Iniziamo col definire un’ ERNIA, dato che sono certo che in molti dei suddetti casi nessuno lo ha mai spiegato in parole semplici al paziente, e che troppi medici tendono purtroppo a riempirsi la bocca con termini difficili generando solo confusione e impedendo loro di capire cosa sia effettivamente accaduto propria schiena. La colonna vertebrale umana è costituita da 33/34 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali e 4-5 coccigee) poste una sull’altra e intervallate da un cuscinetto polposo che ha la funzione di evitare sfregamento e schiacciamento di una vertebra sull’altra. La struttura della nostra colonna vertebrale le garantisce sia sostegno, tramite la parte ossea delle vertebre, che mobilità e ammortizzazione grazie a questi cuscinetti che sono costituiti da un nucleo polposo che viene mantenuto compatto da un anello cartilagineo. A dare ulteriore sostegno alla colonna vi sono tutta una serie di muscoli responsabili della sua stabilità e, ovviamente, del suo movimento. Questi muscoli ci permettono di piegarci avanti e indietro, ruotare e fletterci lateralmente. Quando questi muscoli sono sufficientemente flessibili, elastici ma anche forti, tutto funziona bene e la colonna può muoversi liberamente, riuscendo a gestire bene urti e pressioni generati durante i nostri movimenti quotidiani grazie all’insieme perfettamente progettato di struttura ossea, muscoli e cuscinetti ammortizzanti (per non parlare dei sistemi fasciali, ma qui andremmo troppo sul tecnico). Quand’è allora che sorgono i problemi? I muscoli che circondano la colonna vertebrale appaiono ad uno sguardo esterno come se fossero uniti l’uno all’altro a costituire un unico grande muscolo che parte dalla nuca e arriva fino alla zona lombare immediatamente sopra i glutei. Se anche uno solo di questi muscoli è retratto, cioè accorciato o eccessivamente contratto, andrà inevitabilmente ad influenzare tutti gli altri muscoli che compongono la catena muscolare della schiena provocando fenomeni di compressione, schiacciamento e quindi, nel lungo periodo, riduzione di spazio articolare. Avviene perciò un progressivo schiacciamento di una vertebra sull’altra con la conseguenza di comprimere il disco gelatinoso che vi è in mezzo fino a farlo fuoriuscire lateralmente. Al persistere, o peggiorare, di questa situazione il disco si sposterà sempre più lateralmente fino ad uscire dalla sua sede andando a spingere sui nervi che decorrono lateralmente alla colonna. Ed ecco che compare il dolore, che spesso oltretutto si irradia seguendo il corso del nervo che viene “colpito”. Quante volte avrete sentito frasi del tipo “Mi si è infiammato il nervo sciatico” accompagnate alla descrizione di un dolore che dal gluteo si irradia lungo la parete posteriore della coscia?  Le cause di Ernia possono essere tante e di seguito elenco le più comuni: TRAUMI DIRETTI come cadute, contusioni, colpi diretti sulla schiena STRESS EMOTIVO PROLUNGATO: in questo caso un malfunzionamento della meccanica respiratoria può portare a rigidità muscolare nella zona in cui il diaframma và ad inserirsi nella colonna (a livello delle vertebre dorsali e lombari) POSTURE LAVORATIVE: quando assumiamo per molte ore al giorno delle posizioni errate la muscolatura mano a mano va ad adattarsi ad esse andando inevitabilmente incontro a contratture muscolari e rigidità della colonna POSTURE SPORTIVE: lo sport agonistico (non parliamo di fitness) portato ad eccessi, o qualunque attività motoria praticata in modo errato (allenamenti improvvisati o senza una supervisione competente) possono portare a caricare in maniera eccessiva le articolazioni e, come effetto diretto, portare sofferenza e squilibri alla struttura della schiena Qualunque sia la causa, una volta che l’ernia è uscita la prima cosa da fare è cercare di ripristinare la corretta elasticità della muscolatura della colonna. L’obiettivo è riuscire a ricreare il giusto spazio tra una vertebra e l’altra, ridando loro libertà di movimento ed evitando lo sfregamento e la spinta verso i nervi che determinano la condizione dolorosa. Quindi solo streching, mobilità e ginnastica posturale? Assolutamente no! Altra cosa fondamentale da fare è rinforzare la muscolatura del CORE. Ne ho parlato in tantissimi articoli, ma ci torno volentieri ancora una volta: per “core” si intende l’insieme di muscoli che costituiscono una sorta di corpetto naturale che ci dà sostegno ed è costituito dai muscoli addominali obliqui interni ed esterni, retto dell’addome, quadrato dei lombi, trasverso dell’addome, glutei e pavimento pelvico. Ultimamente vanno tanto di moda, e fortunatamente in questo caso tra i migliori esercizi per il rinforzo del core ci sono proprio i PLANK e le sue molte varianti. Ripristinate perciò queste due condizioni della muscolatura della colonna (elasticità e forza), avremo “disinnescato” gli effetti negativi che le ernie scatenavano. E sapete qual’è la cosa divertente di tutto ciò? Che con il nuoto e le passeggiate nulla di quanto appena consigliato sarebbe accaduto! (Tra l’altro la bibliografia scientifica è piena di studi che dimostrino quanto sia errata l’associazione “nuoto-problematiche a carico della colonna”.. ma questa è un’altra storia!) Perciò, se vi piace nuotare e camminare, ben vengano queste attività purchè abbinate ad un corretto rinforzo della muscolatura del core. Ricapitolando: indagare sempre sulla vera causa che ha determinato l’insorgere dell’ernia, migliorare la propria meccanica respiratoria con esercizi diaframmatici, eseguire esercizi di allungamento dei muscoli retratti e rinforzare la muscolatura del core. Ma soprattutto... affidatevi sempre a chi sa cosa vi sta dicendo e vi spiega le sue risposte e diffidate da chi, in maniera troppo superficiale, vi da la più “scontata” delle soluzioni e cioè... smettere di muovervi!

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Coaching: sport e "forza mentale"

Perdere una partita può essere un aspetto difficile da gestire. Alcuni atleti tendono a mettere in discussione il loro talento e la loro preparazione atletica nonché la capacità di giocare al meglio sotto pressione. Ciò nonostante, le avversità si “incrociano” con qualsiasi atleta nel corso della propria carriera sportiva. E’ come gestire le avversità, la forza mentale che determinerà se e quanto velocemente si sarà in grado di uscire dai  “momenti difficili”. “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare” La domanda allora è:  tu quanto sei “duro”? Perché  perdere fa parte del “gioco”, si può perdere in campo come nella vita… Potrà risultare difficile da elaborare ma è fondamentale ricordarsi il proprio obiettivo, quello di preparare la strada giusta, tenere la mente attiva, “forte” e  continuare a lottare! È imparando di momenti difficili e impegnandosi a migliorare per il futuro che si diventa più forti mentalmente. Un consiglio:  ogni qual volta che vi ritrovate nuovamente in quella situazione, cominciate semplicemente a credere che state per avere nuovamente il successo! Rifiutate di  permettere al passato di definire il vostro futuro e mantenete l'attenzione sul “qui ed ora” e non quello che c'è dietro. Fausto Donadelli

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Sciatalgia: cos'è e come può essere trattat...

Sentiamo spesso parlare di Sciatalgia... che cos'è? Con sciatalgia si riferisce al dolore o sofferenza associati al nervo sciatico.  Un trauma o una pressione sul nervo sciatico possono causare un dolore lancinante e bruciante che s'irradia dalla zona lombare o anca, seguendo il percorso del nervo fino ad arrivare al piede. In altri casi uno stiramento della schiena può causare spasmi muscolari nella zona sacro-iliaca. Raramente invece può essere causata da infezioni, tumori, infiammazioni delle ossa o altre patologie che possono comportare una pressione della zona. Detto questo, cosa può fare un TRATTAMENTO OSTEOPATICO? Il trattamento iniziale per la sciatica si focalizza nel sollievo dal dolore. In casi dolori o acuti, è consigliabile riposo a letto per un'intera settimana insieme a eventuali farmaci per alleviare lo stato di infiammazione e dolore. Se il dolore lo permette, le manipolazioni e le mobilizzazioni osteopatiche sono di grande beneficio. Sono consigliate quelle che si focalizzano sulla zona lombare, glutei e muscoli Hamstring. Le mobilitazioni includono anche posizioni che riducono il dolore e procurano conforto. Con la diminuzione del dolore e il successo di una terapia iniziata precocemente, l'individuo è incoraggiato a seguire un programma di lunga durata per mantenere la salute della schiena e prevenire il ritorno del trauma. Per raggiungere questo risultato a lungo termine bisogna apprendere gli esercizi corretti per migliorare la propria postura ormai compromessa. Concludendo, ricorda che la Scitatalgia è una vittima... di un comportamento o di una postura scorretta: cerca di prevenirla.

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La giusta postura durante la guida!

La posizione seduta, specialmente in auto, costringe la colonna vertebrale ad assumere una conformazione diversa da quella fisiologicamente corretta.   Pertanto la conformazione del sedile dell'automobile ha una rilevanza particolare, specialmente per chi passa molto tempo al giorno alla guida, per favorire o meno l'insorgenza di dolori specialmente lombari. Insieme al sedile contribuiscono il tipo di strada percorsa e l'efficienza delle sospensioni. Inoltre, può influire anche la posizione degli strumenti più usati come il cambio, che può costringere a movimenti di flessione e torsione continua del busto.   Lo schienale dovrebbe essere posizionato in maniera tale che il busto risulti inclinato indietro leggermente oltre la verticale ed avere una conformazione avvolgente nella parte alta in modo da impedire gli spostamenti in curva.   Il sedile dovrebbe essere sufficientemente alto e duro ed avere una inclinazione, rispetto al piano orizzontale, di circa 15°. Come prevenzione può risultare molto utile un supporto lombare di circa 5 cm, che mantiene la curvatura fisiologica del tratto lombare come nella posizione eretta, diminuendo il carico vertebrale.   Anche l'entrata e l'uscita dalla vettura rivestono particolare importanza. Il busto e gli arti inferiori dovrebbero muoversi sempre sullo stesso piano, evitando movimenti rapidi di torsione. Lo stesso va fatto nel riporre o prendere oggetti posti nel sedile posteriore. Quindi la postura, il tipo di movimenti e lo stato della muscolatura sono di importanza fondamentale nel prevenire contratture muscolari e dolori muscolari e articolari di varia natura.

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Le abitudini quotidiane che influenzano la postura

Molto spesso siamo abituati a ripetere alcuni gesti in maniera così naturale perché non crediamo che queste abitudini quotidiane possano causare problematiche alla nostra salute. Alcuni accessori indispensabili, come il reggiseno, la borsa ed il portafoglio possono essere il motivo di una cattiva postura e di alcune sindromi dolorose. Si tratta di gesti ripetuti, ma basta un po' di attenzione per evitare queste abitudini. Il reggiseno, ad esempio, secondo la British Osteopathic Association, potrebbe essere tra le prime cause del mal di schiena: le bretelle troppo strette costringono ad assumere una postura poco corretta ed a irrigidire i muscoli del tronco. Un problema che riguarda sopratutto il sesso maschile è il portafoglio: non avendo una borsa, infatti, la maggior parte degli uomini porta il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni: in questo modo, quando si è seduti (e purtroppo si passa la maggior parte del tempo seduti alla scrivania) si assume una postura sbagliata poichè lo spessore del portafoglio induce a sollevare solo una parte del bacino causando lombalgia. La situazione non migliora se si sposta il portafoglio nella tasca anteriore: qui, invece, si rischia di comprimere la circolazione all’altezza dell’inguine. Chi ha l’abitudine di riempire tanto la borsa sa quanto questa può diventare pesante da portare: il peso è sbilanciato, poichè viene scaricato principalmente su una sola parte del corpo, ma i dolori riguardano le zone del collo, delle spalle e della schiena. Meglio optare per una tracolla ed evitare di caricare troppo la borsa. Un discorso simile, inoltre, va fatto anche per chi va a scuola con zaini eccessivamente pesanti. Se alcuni abitudini non sono semplici da modificare, è indispensabile allora praticare un’attività fisica mirata, come il Pilates.

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Mal di schiena, meglio prevenirlo

Quattro persone su cinque soffrono, hanno sofferto o soffriranno di mal di schiena. Un disturbo che, oltre ad essere fortemente invalidante, rappresenta anche la principale causa di astensione dal lavoro. Ricorrere subito ai farmaci antidolorifici spesso non serve, perché si elimina il sintomo, ma non la causa. Il mal di schiena... è meglio prevenirlo! Dagli esperti e dalle ultime ricerche scientifiche, i consigli e le tecniche da seguire per prevenire e curare il mal di schiena senza ricorrere a farmaci. Le cause più frequenti Solo il 20% dei casi di mal di schiena sono dovuti a patologie vere e proprie come alterazioni congenite della colonna con schisi, spondilolisi e spondilolistesi. Ci possono essere anche anomalie dello sviluppo come scoliosi e ipercifosi. Oppure patologie legate all'usura come artrosi e osteoporosi. Rientrano nella casistica anche i disturbi del disco come discopatia, ernia, protusione del disco. "L'80% dei casi di mal di schiena" chiarisce il professor Benedetto Toso, docente di posturologia e attività motoria preventiva e compensativa alla Cattolica di Milano "è dovuto a cause non specifiche come posture e movimenti scorretti, stress psicologici, forma fisica scadente, sovrappeso, obesità e fumo, insufficiente conoscenza della colonna vertebrale." Errori dovuti in gran parte alla scarsa conoscenza da parte di molte persone della colonna e del suo funzionamento". Ecco perché si ritiene fondamentale partire proprio da qui per prevenire il mal di schiena che, tra l'altro, oltre ad essere particolarmente invalidante rappresenta ancora oggi la principale causa di astensione dal lavoro e quindi ha anche un costo sociale. Ricordate che prevenire è meglio che CURARE! CAMBIA... ADESSO PUOI...

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