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Contenuti per tag: scrittura


Tra narrazione e realtà: scopri la tua "aret...

Scrivere è un rimedio naturale. Non servono tastiere, bensì un foglio e una penna. Un modo tradizionale 1.0 di raccontarsi, ma estremamente efficace. Cosa posso raccontare di me? Cosa avrà ma da suggerirmi la mia coscienza? Sembrano lontani alcuni momenti, flash di scene vissute che tornano e che rivediamo con occhi diversi, con un ascolto interiore ragionato, rattoppato a volte, ma pur sempre autentico, anche se mediato dai colori delle emozioni. Ricostruire un evento della propria vita e cercare di aprire un dialogo con esso, a cosa serve? La domanda non è "a cosa serve", ma "perché farlo". Abbiamo un bisogno estremo di conoscerci davvero, di ri-conoscerci poi attraverso la nostra stessa vita, che si costruisce, giorno per giorno, attimo dopo attimo, incontro dopo incontro, lasciando tracce che vanno raccolte, riviste, riaperte, interpretate, memorizzate e collocate in uno spazio preciso, per non disperderle. Partiamo da noi. Attraverso la scrittura, anzi la bio-scrittura si entra in forte intimità con se stessi, ci si denuda di vesti scomode e si indossano maschere, forse, oppure, il contrario, si tolgono gli elastici e ciò che copriva il nostro volto cade e lascia trapelare verità, spigoli che non riusciamo a livellare, rotondità di pensieri che si lasciano afferrare. Quante volte abbiamo preso carta e penna per scarabocchiare un foglio, dichiarando guerra, senza nemici contro cui scagliarci, ma soltanto ombre, rimuginii che avremmo voluto disinnescare come mine vaganti! Che liberazione poter scrivere nero su bianco uno sfogo, un insulto passeggero, un'ingiustizia. E poi un senso di libertà e di leggerezza, un punto e virgola in un discorso costellato di punti. Ecco, i punti: a volte sono necessari, altre volte è il caso di toglierli.   Come iniziare a familiarizzare con la scrittura? Beh si può incominciare con una lettera di ringraziamento: a tutto ciò che abbiamo avuto, a ciò che ci ha aiutato a crescere, a ciò che è stato parte di noi. Dimentichiamoci i "momenti bui", diamo spazio, in questa parentesi a ciò per cui possiamo dire grazie alla Vita. Non crediate siano pochi i motivi, nonostante, alcune difficoltà mettano alla prova il miglior ottimista! Scrivere è un atto terapeutico: costruisce percorsi, narra racconti e noi possiamo prendere posto in una scena di cui diventiamo i registi, per rappresentare il nostro film migliore, la nostra esistenza. Un modo per attraversare i luoghi della nostra anima, del nostro "vivere dentro", per portarlo fuori, allo scoperto e per dargli cittadinanza. Partiamo dal "Grazie per...". Poi, in altri appunti di viaggio, scriveremo altre lettere. Buona riflessione!

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Narratori di sé

Ci sono momenti in cui prendere un foglio di carta e una penna e fermarsi, rappresenta un momento in cui il mondo, là fuori, scompare, come se qualcuno avesse spento i riflettori e tu ti trovi lì, davanti allo spazio bianco e i pensieri si accavallano. E tu scegli, come se pescassi in una ciotola trasparente, tra tanti foglietti, quello che più "senti" vibrare in assonanza con le tue emozioni. Lo prendi simbolicamente e lo apri: dentro ci sono frasi non dette, sensazioni nascoste, travestite e mimetizzate, mentre il contorno si scolora, lentamente.  Le riprendi, cerchi di darle una loro dignità, un loro posto e, così, le metti a sedere, spettatrici di un film che stai guardando soltanto tu. Ti osservi e ti lasci andare. Prendi un bel respiro e ti affidi all'inchiostro, mentre lui scorre e va, come fuori controllo, ti lascia poco tempo per fermare la mano, per poi ricominciare a scivolare. Prendono forma parole, frasi e poi la punteggiatura si fa dura, appaiono punti di domanda e punti esclamativi che ti danno una sensazione di libertà non appena li lasci lì, a riposare sul foglio. Ti senti quasi meglio. Domande, rabbia, dolore e poi gioia, esultanza, amore, c'è di tutto! E chi lo avrebbe mai detto, che bastava scrivere, anziché tenere tutto là in fondo. Ti stai guardando dentro, di stai de-scrivendo, quindi stai estraendo dalle tue parti più intime, universi di significati, non detti o mal celati, non custoditi, lì c'è tutto di te, ci sei tu. E poi rileggi a bassa voce e non ti riconosci e ti chiedi 'Chi sta scrivendo al posto mio?'. Sei tu o, meglio, quella parte di te che ha deciso di aprire un dialogo con la sua anima, con quell'osservatore interiore che è sempre vigile, attivo, e non fa rumore, ma filtra, si riempie di tutto e tutti e spera che tu ti accorga di lui. L'hai fatto, sei connessione con la parte più profonda di te, con il tuo "io tessitore" che intreccia una trama fitta, ti appartiene, porta il tuo nome, ha il tuo volto. Sei tu, mentre narri la tua storia. E' la tua vita che si esprime,  si arrotola e si costruisce, prende senso e ti chiede di averne cura, di portarla sempre con te, perché, come ogni buon libro, ti potrà servire, quando meno te lo aspetti. Lei è lì, vicina a una penna e un foglio bianco. Tutto quello che devi fare è far scorrere l'inchiostro e rimanere poi in ascolto: sembra facile non è così? Guardarsi dentro è il viaggio più complicato e affascinante: di che colore sarà il tuo diario di bordo? Il pensiero autobiografico in un certo qual modo ci cura; ci fa sentire meglio attraverso il raccontarci e il raccontare che diventano quasi forme di liberazione e di ricongiungimento.(Duccio Demetrio)

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