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Come funziona

L'allenamento visto "da dentro": co...

L'allenamento è il nostro pane quotidiano? Body Building, corsa, Crossfit, altri tipi di attività fisica? Non importa. Ciò che voglio sottolineare oggi è che, qualunque sia il nostro allenamento, alla base dei miglioramenti cui il nostro corpo va incontro c'è un pricipio base della scienza del movimento che si chiama Sindrome dell'Adattamento. Conoscere e capire questo concetto può farci apprezzare appieno i risultati che faticosamente otteniamo attraverso i nostri allenamenti. Iniziamo col riconoscere che, già dalla prima sessione, stiamo sottoponendo il nostro corpo ad uno STRESS. Non nell'accezione comune del termine, ma un vero e proprio stress fisico che induce nel nostro organismo una risposta di allarme. Essendo uno stress insolito che il nostro corpo (ad esempio, le fibre muscolari) non riconosce pienamente e pertanto fatica a fronteggiare, può causare dei “danni”. Mi spiego meglio: se l’onere (lo stress) cui sottoponiamo la fibra muscolare è al di fuori delle sue capacità, essa si danneggia (parliamo di microscopiche lesioni) e questo causa quel classico indolenzimento muscolare nelle 24/48 ore successive all’allenamento che ancora molti attribuiscono erroneamente alla presenza di acido lattico nel muscolo. Parliamo dei famosi DOMS (Delayed Onset Muscle Soreness) causati dal liquido “urticante” fuoriuscito da queste microlesioni muscolari. Dobbiamo preoccuparci? Assolutamente no! Man mano che passano queste ore di indolenzimento il nostro organismo inizia ad uscire dalla fase di allarme e ciò avviene perché l’intero Sistema sta rispondendo all’evento stressante in primis valutando il danno e poi rispondendo con il processo di riparazione dello stesso. Siamo entrati nella cosiddetta Fase di Resistenza, ed è qui che entra in gioco un altro principio cardine dell’allenamento: la Supercompensazione. Una delle caratteristiche del nostro organismo è quella di ricercare sempre un equilibrio, una stasi, pertanto cerca in ogni modo di evitare nuovi episodi di allarme come quello appena affrontato. E’ per questo motivo che durante questa fase di resistenza le cellule muscolari, oltre a ripararsi, si MODIFICANO adattando la loro dimensione, la loro funzionalità o entrambe le cose insieme al fine di poter affrontare più adeguatamente un eventuale nuovo stress della stessa entità. Senza entrare nello specifico, si può semplificare dicendo che ciò avviene in quanto le cellule assorbono nuove proteine e le sintetizzano in quei microfilamenti e altre strutture fondamentali per il processo di contrazione muscolare. Credo sia scontato sottolineare che se prima della conclusione completa (dai 2 ai 4 giorni a seconda del danno) di questa fase il nostro corpo non verrà sottoposto a nuovi “stress”, esso in breve tempo tenderà a regredire allo stato di partenza, non ritenendo più necessario mantenere un assetto così “performante”. Questo principio, che io considero simpaticamente la più grossa “fregatura” della scienza dello sport, prende il nome di Principio di Reversibilità dell’ Allenamento. Se invece questi nuovi stimoli arriveranno (e seguiranno altri principi fondamentali quali ad esempio la gradualità, la specificità, la progressività del carico), allora questo processo di adattamento continuerà e saremo sempre più forti, veloci, resistenti e così via, a seconda di cosa e come ci stiamo allenando. Fasi di allarme e fasi di resistenza sono essenziali, quindi, ma altrettanto essenziale è concedere al corpo un corretto recupero per non incorrere in quella che viene considerata la Fase di Esaurimento, anticamera della famigerata Sindrome da Sovrallenamento. Questo avviene se cellule ancora in fase preliminare di riparazione vengono sottoposte con frequenza ad ulteriori stress al di sopra delle loro capacità (è il caso di allenamenti troppo intensi, troppo frequenti o ravvicinati o una combinazione delle tre cose), inducendo in esse nuovi danni e di conseguenza nuove fasi di allarme senza un recupero sufficiente. Ciò può tradursi in una regressione della prestazione ed anche in un peggioramento della qualità di vita in generale dovuto ad uno stress eccessivo di tutto il Sistema Neuromuscolare.  A ciò concorrono ovviamente anche uno stile di vita inadeguato, abitudini alimentari sbagliate e non bilanciate al proprio allenamento, mancanza di sonno e altri comportamenti non proprio salutari che ci allontanano inesorabilmente dai nostri obiettivi.

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Human Movement Optimization: migliorare la perform...

Oggi voglio parlarvi di HMO, un innovativo sistema di allenamento al quale mi sto avvicinando e che si pone come obiettivo il miglioramento della prestazione sportiva a 360 gradi e la diminuzione di sintomatologie dolorose attraverso la stimolazione del vero e proprio "motore" del nostro corpo: il Sistema Nervoso. E' sorprendente scoprire quanto spesso venga sottovalutata l'importanza del cervello in tutti i processi che riguardano il movimento umano, concentrandosi quasi esclusivamente su muscoli, tendini e articolazioni e limitando così le enormi possibilità di miglioramento che tutti noi abbiamo. Entro subito nel merito parlando di un aspetto col quale tutti primo o poi abbiamo a che fare quando eseguiamo dei movimenti: la comparsa del dolore. E se vi dicessi che molto spesso il dolore compare perchè il nostro SNC (Sistema Nervoso Centrale) non riconosce ciò che facciamo? E che lo stesso può accadere quando nell'eseguire un movimento percepiamo una perdita di forza, dando magari la colpa a mille altri fattori? Faccio subito un esempio: provate a camminare muovendo contemporaneamente e nella medesima direzione braccio e gamba dello stesso lato (in sostanza invertite la naturale oscillazione delle braccia): in poco tempo dovreste percepire una certa perdita di forza. Ciò è dovuto all'assenza di rotazione del busto (tipica di una corretta deambulazione) che sfocia in una minor quantità di informazioni al Sistema Nervoso da parte dei Meccanocettori (recettori di movimento presenti su articolazioni, muscoli e tendini) e dagli Utricoli (organi otolitici che si trovano nell'orecchio interno e fanno parte dell'apparato vestibolare). Come detto prima, meno informazioni, meno forza erogata dal S.N.! Pensate che tanti recettori di movimento importantissimi si trovano in parti del corpo troppo spesso non prese in considerazione quali orecchie, naso, labbra e iodio e tutti incidono in maniera decisiva sulla capacità di forza durante movimenti di flesso-estensione delle nostre articolazioni! Per approfondire un pò quanto appena affermato, voglio introdurre il concetto di GERARCHIA NERVOSA: gli organi che, inviando segnali al Sistema Nervoso, controllano in primis la nostra postura e di conseguenza il movimento sono gli occhi (45%), il vestibolo (35%) ed i propriocettori (20%).Semplificando, essi rappresentano 3 sistemi che, come avviene con i satelliti che inviano segnali al GPS affinchè triangolandoli esso possa stabilire la corretta posizione, inviano segnali al cervelletto, l'organo che ha il compito di integrarli ed interpretarli per predisporre le corrette risposte motorie. Se questa gerarchia non è rispettata ed un sistema domina sull'altro o manda segnali errati a causa di un malfunzionamento, la nostra mappa motoria può risultarne offuscata con serie ripercussioni su postura e capacità motorie. Ma come faccio a capire se un fastidio dipende dalla mappa motoria? Porto come esempio la cosiddetta MIRROR THERAPY. Poniamo caso di avere un dolore alla spalla destra durante il sollevamento del braccio al di sopra di essa. Mi posiziono davanti allo specchio lasciando fuori la metà destra del corpo e inizio a sollevare più volte il braccio sinistro osservando la mia immagine riflessa ed immaginando, concentrandomi, che quello che sto sollevando sia il braccio destro. Se dopo qualche minuto riprovo a muovere il braccio destro e il dolore è diminuito o addirittura scomparso, il mistero è svelato: il problema era un malfunzionamento della mappa motoria! Questo semplice esempio può essere utile anche per dare un altro spunto: contrariamente a quanto spesso avviene, allenarsi davanti allo specchio può creare problemi non indifferenti confondendo il nostro Sistema Nervoso e producendo delle risposte motorie non ottimali! Altri consigli estrapolabili dall'aver compreso come funziona la nostra gerarchia nervosa? Ad esempio, non chiudere gli occhi mentre ci si allena, oppure non esagerare con gli esercizi "propriocettivi" su superfici instabili (per non portare il S.N. a far troppo affidamento sulla propriocezione a discapito di vestibolo e occhi che come abbiamo visto occupano i gradini più alti della piramide). Non siete ancora convinti? Lasciatemi introdurre un altro concetto: il cosiddetto STARTLE REFLEX (o riflesso di trasalimento). Immaginate che improvvisamente la persona con cui state parlando lanci con forza un oggetto verso di voi oppure faccia per gettarvisi addosso lei stessa in modo minaccioso. Lo Startle Reflex è quella risposta automatica che vi porterà a flettere il busto e ad addurre braccia e spalle davanti alla potenziale minaccia. E' solo uno di una serie di riflessi "di protezione" del nostro S.N. di fronte a segnali improvvisi o a minacce in generale. Ma in realtà, tutto ciò che il S.N. non riconosce (o non è preparato a riconoscere) viene da esso percepito come minaccia e può portare allo Startle Reflex, al riflesso Artrocinetico o altri tipi di risposte non volontarie! Immaginate ora di star eseguendo una serie di un qualunque esercizio di carico (uno squat, magari): siamo alle ultime ripetizioni e viene quasi naturale contrarre il viso in smorfie di dolore o sforzo per riuscire a completare la serie. E se vi dicessi che semplicemente concentrandovi sul non fare queste smorfie ma anzi mantenere un'espressione serena potreste tranquillamente guadagnare almeno 3 ripetizioni rispetto al previsto? No, non è stregoneria. Avete semplicemete disattivato lo startle reflex o altri riflessi che avrebbero limitato la vostra prestazione! Mica male, no? Ritorno sulla questione "dolore". Pensate ai cosiddetti "dolori da cambio del tempo"... suggestione oppure qualcosa di vero c'è'? Mai sentito parlare dei Barocettori? Sono recettori che inviano al S.N. indicazioni riguardo la pressione esterna sul nostro corpo. Cambiando la pressione atmosferica, cambiano i segnali da essi inviati, il S.N. non riconosce i nuovi segnali, interpreta ciò come una potenziale minaccia e la frittata è fatta, ecco i doloretti! Tutto torna, no? Torniamo a noi... Sapevate che più un dolore relativo ad un movimento si "cronicizza" e meno esso è legato ad un vero e proprio danno tissutale? Sembra assurdo ma è proprio così! In casi come questi è fondamentale spostare il "focus" dell'intervento proprio sul Sistema Nervoso. La cosa peggiore che possiate fare è perciò quella di evitare di compiere quel movimento ad oltranza, perchè, ricordate, l'assenza di movimento può portare nell'ordine a disuso, disabilità, depressione! Ma andiamo sul pratico: che significa allenare il S.N. e soprattutto, come? Allenando il Sistema Visivo, ad esempio! Esistono numerosi esercizi che coinvolgono i nostri occhi e i tantissimi nervi e muscoli ad essi collegati, tutti fondamentali e responsabili in modo diverso dei segnali che arrivano alla nostra "centralina", il cervello! Oppure, pensate un pò, con esercizi di mobilità! Non pensate necessariamente ai classici esercizi a cui siete abituati o allo stretching puro e semplice: esistono esercizi che coinvolgono polsi, caviglie, collo, torace e così via che stimolano fortemente vestibolo e vie neurali importantissime per lo sviluppo di risposte motorie adeguate. Queste che vi ho dato sono solo indicazioni semplificate di quanto sia profondo il rapporto tra cervello e prestazione sportiva (e più in generale movimento), ma spero siano sufficenti per cambiare almeno un pò il vostro approccio all'attività fisica... Per chiunque volesse approfondire e integrare questo tipo di allenamento alla propria preparazione fisica, vi aspetto a braccia aperte per tirare fuori il meglio di voi!

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Ipertrofia Miofibrillare e Sarcoplasmatica

La Palestra molto spesso ha, tra i suoi clienti, coloro che hanno come obiettivo l'ipertrofia muscolare; questa consiste nell'aumento del volume muscolare (a carico soprattutto dei muscoli striati volontari). Questo processo può avvenire sia a livello miofibrillare che sarcoplasmatico. E' noto che le miofibrille sono le componenti della fibra muscolare (cioè quelle che contengono i miofilamenti di actina e miiosina che determinano la contrazione); il sarcoplasma è la componente liquida nella quale le miofibrille sono immerse. Quando programmiamo un allenamento possiamo stabilire su quale componente della fibra muscolare vogliamo agire per conseguire specifici risultati. Se l'allenamento è basato su carichi super-massimali (> 80% e oltre del massimale) con esercizi prevalentemente multiarticolari, alatticidi o parzialmente lattacidi (che attivano massivamente ATP), con forte impegno neurale, si va verso l'ipertrofia miofibrillare; viceversa con allenamenti con carichi <80% del massimale, lattacidi o aerobici (che attivano i macronutrienti), con impegno muscolare, si va verso l'ipertrofia sarcoplasmatica. Se osserviamo la morfologia dei pesisti, powerlifters, strongmen, ci accorgiamo che i loro allenamenti sono basati essenzialmente sulla ricerca dell'ipertrofia miofibrillare (e dell'iperplasia muscolare); invece i body-builders, i crossfitters, i calistenici ricercano quella sarcoplasmatica. La differenza di impostazione del processo di allenamento spiega una delle differenze morfologiche tra questi gruppi di atleti. Entrambi si allenano con il “ferro” ma con modalità ed obiettivi diversi. Nelle loro programmazioni comunque i pesisti includono microcicli o mesocicli di ipertrofia sarcoplasmatica e viceversa lo fanno i body-builders. Infine, è notorio che allenamenti selettivi producono risposte selettive ed adattamenti epigenetici specifici. Chi si allena per l'ipertrofia miofibrillare non ha bisogno di grosse quantità di carboidrati (i pesisti come già scritto attivano massivamente ATP) nella loro alimentazione, invece per l'ipertrofia sarcoplasmatica, in fase di bulk (massa) si ha un gran bisogno di carboidrati soprattutto complessi (e di una moderata dose di proteine).

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Parola d'ordine: idratazione

Quante volte l'avete sentito dire? "Bevete molta acqua." Ma è davvero così importante mantenere un corretto livello di idratazione? Quanto può incidere nel migliorare o peggiorare una prestazione sportiva? E quali sono in particolare gli accorgimenti da seguire per mantenersi idratati a seconda delle necessità, sportive e non? Cercherò di fare un pò di chiarezza, andando anche a smorzare (o in alcuni casi a rafforzare) i luoghi comuni che girano sull'argomento.  Iniziamo col sottolineare come l'acqua sia una componente essenziale di tutti i processi chimici che avvengono nel nostro organismo. Se non è presente i quantitativo sufficiente, tali processi rallentano, perdono efficienza o addirittura vengono inibiti. Parliamo di processi come la regolazione della temperatura corporea, il trasporto e l'assorbimento dei nutrienti, le funzionalità del sangue, il metabolismo dei grassi, i processi digestivi e via discorrendo. Cosette importanti, non trovate? Se quanto detto vale in termini generali, pensate all'importanza che l'idratazione assume in ambito sportivo! Una disidratazione anche lieve può facilmente andare ad inficiare una prestazione sportiva anticipando l'insorgenza della fatica muscolare, accelerando oltremodo la frequenza cardiaca o provocando crampi. Ecco alcuni utili consigli per non lasciarsi troppo influenzare dalle numerose dicerie in merito. Partiamo dai numeri. Troppe volte ho sentito dire da persone con costituzioni fisiche opposte tra loro dell'importanza di bere 2 litri (a volte 3, a volte 8 bicchieri e così via) di acqua al giorno. La realtà è che generalizzare non ha senso, le corrette quantità dipendono da fattori quali il peso corporeo, il sesso, la costituzione e il livello di forma fisica. Senza ovviamente contare che più si suda, più è necessario reintegrare i liquidi persi durante la giornata. Possiamo affermare in senso generale che per mantenere un corpo ben idratato occorrerebbe bere circa un litro di acqua ogni 30 kg di peso corporeo. Questo ovviamente non tiene conto dei liquidi persi durante attività sportive e che, ripeto, vanno reintegrati a prescindere! Mi preme sottolineare un fattore importantissimo: bisogna anticipare l’insorgenza dello stimolo della sete! Come diverse altre funzioni dell’organismo, il meccanismo di regolazione della sete è controllato dall’ipotalamo, una delle più importanti ghiandole del nostro corpo. Esso attiva la stimolazione della sete quando ormai le riserve di acqua intra ed extracellulare sono scarse, ma lo fa con un lieve ritardo che rende difficoltoso n successivo riassorbimento. Pensate quanto questo sia importante durante a sessione di allenamento o addirittura una gara! Ecco perché è molto importante idratarsi al meglio già PRIMA di iniziare l’attività fisica. Sono ottime in tal senso anche le bevande ricche di Sali minerali (Sodio e Potassio in primis) ma anche con una piccola percentuale (intorno al 4%) di carboidrati che possano appunto rallentare la perdita dei fluidi. In termini di salute, quale indicatore migliore del nostro stato di idratazione del colore delle urine? Come sappiamo, i reni regolano l’equilibrio dei liquidi nel nostro corpo espellendo più acqua quando in eccesso. Se invece la quantità di acqua è insufficiente, a ridursi sarà il volume delle urine ed esse appariranno più scure perché meno “diluite”. Un colore che indica quindi uno stato almeno sufficiente di idratazione è il giallo chiaro, se non addirittura trasparente. Questo vale soprattutto nelle prime ore del mattino, mentre dopo l’allenamento possono servire svariate ore per ripristinare e riequilibrare i fluidi corporei. Altri sintomi di possibile disidratazione sono: frequenti capogiri, sensazione di debolezza, crampi frequenti, sonnolenza, irritabilità, secchezza della bocca e più densa salivazione, abbassamento della pressione, occhiaie, respirazione affannosa, frequenza cardiaca accelerata, gonfiore di stomaco. Ma è sufficiente bere acqua, seppur tanta, quando ci si allena con regolarità e si perdono tanti liquidi ogni giorno? Non sempre! Come detto, la presenza di Sodio è fondamentale perché i liquidi vengano richiamati e poi assorbiti nell’intestino, perciò bibite (e cibi!!) che contengano questo prezioso sale minerale sono essenziali. Bevande come caffè (che contrariamente a quanto si pensi NON DISIDRATA ma anzi rappresenta un aiuto ergogenico per i nostri allenamenti), tè e cibi quali frutta, verdura e zuppe sono di grande aiuto. Per quanto riguarda invece la riparazione dei “microdanni” delle fibre muscolari indotti da allenamenti intensi, sappiamo quanto siano importanti le proteine: per questo può essere molto utile assumere bibite proteiche per velocizzare e ottimizzate questi processi di riparazione (e quindi di crescita) del muscolo. Ciò che andrebbe invece evitato sono le bevande alcoliche, loro sì causa (tra le tante) di una più rapida disidratazione! Persino una bella birra ghiacciata, per quanto dissetante, può ostacolare un veloce processo di recupero post-allenamento.

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Il Principio della Sopravvivenza

In questo video ti fornirò una prospettiva diversa dal solito riguardante il principio più importante che determina la crescita muscolare: la sopravvivenza. Il corpo infatti funziona sempre in termini di preservazione della nostra vita e qualsiasi cambiamento che avviene come l'aumento della massa muscolare o la diminuzione della massa grassa avviene per fini di sopravvivenza. Siamo noi a posteriori che diamo un valore estetico a questi cambiamenti ricercandoli consapevolmente mentre ci alleniamo. E' importante capire questo principio perché rappresenta la "lingua" che il nostro corpo parla e per avere ottimi risultati è fondamentale imparare a parlarla.

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Il cortisolo: nemico numero uno anche nel dimagrim...

Il Cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali del nostro corpo. È conosciuto anche come “ormone dello stress”, proprio perché la sua produzione, in genere, aumenta a seguito di situazioni di forte stress, fisico e mentale, al fine di incrementare la quantità di energia necessaria al nostro corpo. A seguito di un eccesso di cortisolo, gli elementi che vengono rilasciati nell’organismo dovrebbero essere smaltiti attraverso un’attività fisica costante. L’aumento di situazioni stressanti, il consumo giornaliero di caffeina e uno stile di vita sedentario rendono non solo difficile abbassare i livelli di questo ormone, ma continuano a stimolare il nostro organismo a produrne ancora di più. Il circolo vizioso creato porta inevitabilmente, ad alcuni effetti collaterali come la riduzione della sintesi di collagene, la riduzione delle difese immunitarie, un eccesso di stanchezza. Ecco alcuni sintomi che ci aiutano a capire quando nel nostro organismo ci sono troppi “ormoni dello stress” in circolo. Ipersensibilità al dolore con mal di schiena mal di testa e dolori muscolari; difficoltà nel dormire e conseguente stanchezza perenne e cronica con alto tasso di stress. Aumento di peso accumulando materiale adiposo soprattutto intorno all'addome. Si è più soggetti a raffreddori e infezioni con il sistema immunitario particolarmente vulnerabile. Appetito irregolare con induzione a desiderare cibi dolci, salati e ipercalorici. Calo del desiderio sessuale. Stomaco sottosopra, ansia, rughe. Quindi, questo ormone ha una sua importanza nella perdita di peso. Infatti in un recente studio è stato analizzata la relazione tra il cortisolo, l’insulina e il grasso viscerale in soggetti maschi. Uomini con più massa grassa sull’addome producono molto più cortisolo durante il giorno e hanno una limitata sensibilità insulinica comparati con uomini con meno grasso addominale. Questo perché con livelli alti di cortisolo rimangono in circolo anche gli zuccheri durante la notte, proprio nel momento in cui il corpo è a riposo e così facendo gli zuccheri si trasformano in depositi adiposi incrementando la massa grassa. Ecco alcuni accorgimenti per ridurre i livelli di cortisolo nel vostro organismo eliminare la caffeina; dormire di più; praticare regolare attività fisica; stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue; fare ricorso a tecniche di rilassamento come meditazione e yoga. La giusta terapia per stabilizzare la produzione di cortisolo appurandone le cause è sicuramente affidarsi ad una corretta diagnosi e quindi relativi esami. Per far questo possono essere necessari una Tac, risonanza magnetica dell’ipofisi e del surrene, radiografia del torace ed analisi del sangue prelevato da diverse parti del corpo. Se sarà riscontrato che non vi sono cause patologiche nel processo d’innalzamento dei valori basterà condurre una vita sana cercando di migliorare il proprio stile di vita, affidandosi anche ad un regime alimentare sano ed equilibrato che non preveda un eccesso di alimenti ad elevato indice glicemico.

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Come respirare in modo corretto durante l'all...

Tutti noi siamo in grado di respirare fin da bambini, il respiro è una delle cose che facciamo senza pensarci perché è naturale. La respirazione è una funzione fisiologica presente e necessaria in tutti gli esseri viventi: il respiro è alla base della vita, in quanto è l’unico modo che abbiamo per ottenere l’ossigeno necessario in tutto il corpo a livello cellulare. La respirazione corretta che tutti dovremmo avere è quella diaframmatica, come avevamo da bambini e che poi abbiamo perso in età adulta. Comincia proprio da sotto l'ombelico e lentamente si espande verso l'alto. Chi canta e chi fa yoga la consce bene! Respirando dal petto, come la maggior parte delle persone fa, la respirazione è superficiale e porta ad avere meno ossigeno nel corpo e, di conseguenza, si ha la sensazione di  dovere respirare prima del necessario. Non hai familiarità con la respirazione diaframmatica? Non preoccuparti, con un po’ di pratica ti verrà naturale. Prenditi 5 minuti durante il giorno per esercitarti con la respirazione diaframmatica: siediti  a gambe incrociate in un posto tranquillo; appoggia la mano destra sull’addome e la sinistra sul petto. La mano destra deve seguire il movimento del tuo addome, mentre la sinistra, quella appoggiata sul petto, deve rimanere ferma; inizia a respirare profondamente facendo partire il respiro dall’addome. In questa posizione riuscirai a concentrarti di più e capire quando non stai respirando nel modo giusto. Questo ti aiuterà non solo a respirare correttamente ed ossigenare al meglio il corpo, ma anche a prenderti 5 minuti per te, eliminare lo stress e sentirti di nuovo carica e piena di energia. Respirare durante l’allenamento Il respiro diventa più importante quando stiamo facendo attività fisica, che sia una semplice camminata fino ad un allenamento intenso, perché il metabolismo e, di conseguenza, il consumo energetico del corpo aumenta. L’apparato respiratorio e quello cardiovascolare sono legati e, per garantire l’apporto di sostanze nutritive essenziali per continuare l’allenamento, il corpo aumenta sia la frequenza cardiaca sia quella respiratoria, aumentando la profondità del respiro e quando l’allenamento diventa più intenso, iniziamo a respirare con bocca e naso (fiatone), perché il corpo ha bisogno di un apporto maggiore di ossigeno e contemporaneamente deve espellere l’anidride carbonica. Preparare il respiro Per ottenere una migliore abitudine a respirare correttamente è bene preparare il respiro. Consideralo parte integrante del tuo warm-up. Inizia facendo cinque respiri profondi,  inspirando dal naso concentrati sull’aria che entra, gonfia la pancia e il diaframma, espirando butta fuori l’aria dalla bocca in modo lento. Questo serve per preparare il corpo a iniziare l’allenamento insieme. Inizia da oggi a respirare correttamente, prova a fare questo riscaldamento di respirazione e poi inizia questo allenamento: FUSION 04 - WORKOUT TABATA BASSO IMPATTO Importantissimo!!! Inspira sempre dal naso ed espira dalla bocca. Come respirare durante l’allenamento con i pesi Nell'allenamento con i pesi è importante respirare sia con il torace che con il diaframma, perché questo fa si che si incamera molta aria e si mantiene in tensione e retrazione la parte inferiore della fascia addominale unendola al pavimento pelvico, così da proteggere e stabilizzare la colonna vertebrale: Espirare dalla bocca durante la fase concentrica, ovvero quando si è in carico e si fa più fatica. In questa fase si ha un accumulo di metaboliti negativi (tossine) nel muscolo e con l’espirazione si favorisce l’eliminazione; Inspirare dal naso durante la fase eccentrica, ovvero quando si è in scarico, quando il peso ritorna alla posizione di partenza. In questa fase si garantisce l’ossigenazione e l’accumulo di sostanze nutritive. Questa respirazione garantisce una corretta ventilazione durante lo sforzo e allo stesso tempo fa si che si rimanga concentrati sulla corretta esecuzione dell'esercizio. Trattenere il respiro per l’intera durata dell’esercizio, o quando si è nel pieno dello sforzo, non va affatto bene, in quanto è possibile avere un aumento della pressione arteriosa e una diminuzione dell’ossigenazione dei tessuti muscolari causandone presto l’affaticamento. Si può fare, però, un’ eccezione agli esercizi che coinvolgono pesantemente la colonna vertebrale, come squat, affondi e deadlift (stacchi), eseguiti con pesi elevati e bilancieri. In questi casi può essere ragionevole trattenere il respiro nella prima fase attiva dell'esercizio corrispondente al movimento concentrico. L'apnea è solo limitata a questa fase parziale, ma consente di coordinare meglio i movimenti, contrarre gli addominali e preservare la colonna vertebrale da potenziali infortuni molto gravi a carico delle vertebre, questa tecnica è chiamata manovra di Valsalva . Come respirare  durante l’allenamento a corpo libero Addominali (es. crunch) Quando devi allenare gli addominali utilizza la respirazione diaframmatica, inspira lentamente per riempire di aria prima la pancia, poi la parte bassa delle costole e, infine, il petto. A questo punto espira e, contemporaneamente, contrai i muscoli addominali. Parte alta (es. push-up: braccia, spalle e pettorali ) Inspira quando pieghi le braccia verso terra ed espira quando le distendi per tornare nella posizione di partenza. Parte bassa (es. squat, Affondi) Fai attenzione al respiro durante la contrazione del muscolo che vuoi allenare: inspira lentamente durante il piegamento delle gambe ed espira durante la fase di ritorno nella posizione di partenza. Stretching Anche durante l’allungamento dei muscoli è importante respirare correttamente. Con lo stretching si distendono i muscoli che sono stati prima contratti e si eliminano le tossine accumulate durante l'allenamento. In questo caso la fase fondamentale è l'espirazione. Se vuoi allungare bene i tuoi muscoli devi farla durare il più possibile, partendo da almeno 10 secondi, così il ritmo cardiaco rallenta e la muscolatura si distende rilassando tutto l’organismo. Inspira quando ti prepari per la posizione ed espira in fase di allungamento. Avere una corretta respirazione durante l'allenamento è importante anche dal punto di vista posturale, in quanto, l’espirazione profonda durante lo sforzo, fa si che la contrazione dei muscoli addominali sia ottimale, di conseguenza vi è una maggior stabilità e quindi meno infortuni. Un ultimo consiglio: quando finisci l’allenamento, soprattutto i nostri che sono intensi, evita di respirare in modo veloce e superficiale. Respira in modo lento e profondo così da permettere all'organismo di utilizzare l'ossigeno per recuperare l'energia persa durante il workout.

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Forza Muscolare

In questo video parliamo di forza, intesa come la capacità del corpo di compiere azioni e sforzi come il sollevamento pesi. Se ti è mai capitato di vedere una persona non molto muscolosa ma che riusciva a esercitare una buona forza, avrai capito che non sempre ipertrofia e forza vanno insieme.Infatti due persone possono avere la stessa massa muscolare, ma se la prima è più efficiente a reclutare le fibre muscolari a livello neuronale, allora eserciterà più forza. Ovviamente questo aspetto non è controllabile direttamente, ma solo attraverso un allenamento specifico.Nel video vedremo anche le 6 variabili che influenzano la forza, tra cui gli ormoni e il sesso.

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Digiuno Intermittente: di cosa si tratta?

Quella del "digiuno intermittente" è una teoria nutrizionale che in ambito sportivo si è fatta strada negli ultimi anni a suon di studi e ricerche scientifiche più o meno validate e che afferma quanto segue: limitare l'apporto di cibo a fasi specifiche della giornata (periodi di 8-12 ore) digiunando per le restanti 12-16 ore può essere più indicato che non alimentarsi con la classica regola del "poco e spesso" (pasti/snack ogni 2-4 ore dal momento del risveglio al momento in cui si va a dormire). Il principio alla base del digiuno intermittente è quello di creare un lasso temporale di digiuno più lungo del "normale" con l'obiettivo di incidere sul bilancio calorico complessivo e soprattutto sul metabolismo ormonale. Questo perchè in condizioni di astinenza alimentare non si avrà alcun incremento insulinico (responsabile di deposito di adipe) mentre si avrà un importante incremento di IGF1, GH (ormone della crescita) e, sembrerebbe, Testosterone. Cosa significa questo? Così come l'insulina, anche il GH è un ormone "anabolico" (che favorisce cioè la crescita muscolare o ipertrofia), ma, e qui sta la differenza più importante, lo fa senza contemporaneamente favorire un deposito adiposo ma anzi stimolando la lipolisi e quindi il dimagrimento! In cosa si traduce tutto ciò? Più massa magra, meno massa grassa! Esistono diverse tipologie di digiuno intermittente, alcune portate all'eccesso oppure organizzate in maniera troppo superficiale, ma se impostato con l'aiuto di uno specialista (nutrizionista, ovviamente) questa forma non convenzionale di alimentazione può apportare diversi benefici che di seguito elenco:   • Diminuzione del grasso corporeo • Minor perdita di massa muscolare rispetto a una tradizionale dieta ipocalorica • Diminuzione dei livelli di glucosio nel sangue • Diminuzione dei livelli di insulina e aumento della sensibilità ad essa • Aumento della lipolisi e dell’ossidazione dei grassi • Aumento del dispendio calorico causa accelerazione del metabolismo • Aumento dei livelli di noradrenalina e adrenalina • Aumento dei livelli del glucagone • Aumento dei livelli del GH • Diminuzione della sensazione di fame   La domanda che ci dobbiamo porre è: è questo un tipo di alimentazione adatta a tutti? Non necessariamente, anzi! Se i risultati ottenuti con una corretta accoppiata allenamento/alimentazione equilibrata "classica" sono buoni e soprattutto vi soddisfano, non vedo motivo per cambiare stile alimentare. Viceversa, in caso di stagnazione dei risultati o di incapacità del vostro corpo di dimagrire nonostante l'applicazione corretta di una dieta ipocalorica, provare a cambiare totalmente visione afffrontando questo stile alimentare per tastare con mano i benefici eventualmente apportati sul vostro metabolismo è fortemente consigliato! Ma mi raccomando, mai affidarsi al fai-da-te!

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Quale allenamento cardio è più adatto?

Molto spesso in palestra viene consigliato un allenamento “cardio” per dimagrire. Anzitutto è bene precisare alcuni aspetti: l’attività fisica fa sicuramente bene e contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di ciascuno, insieme allo stile di vita adottato e ad una corretta alimentazione. In base all’obiettivo che si desidera raggiungere va impostato il programma di allenamento, di tipo metabolico / aerobico, in modo che sia più efficace possibile. Uno degli errori più comuni è quello di salire sul tapis roulant e credere che mettendo velocità e pendenze elevate si ottengano i risultati desiderati; sbagliato. Non è mettendo velocità e pendenze elevate che si effettua un allenamento adeguato, anzi molto spesso ci si aiuta con le mani appoggiate (aggrappate) al tapis roulant, e tutto ciò può solo esser deleterio. Tanto per cominciare se volete camminare (o peggio ancora correre) con una pendenza importante non dovreste tenere le mani sul t.r. di fatto questo atteggiamento falsa l’allenamento, è un aiuto che non potete permettervi: meglio moderare la pendenza e/o la velocità e completare senza l’ausilio delle mani che tenete serrate ai sensori della frequenza cardiaca. Il problema è che l’utente medio vuole “bruciare i grassi” (evitiamo di ridere per favore) e consumare più calorie possibili, e quindi il macchinario indicherà a fine allenamento un dispendio di kcal più alto (teorico) in virtù di velocità e pendenze elevate, essendo un calcolo direttamente proporzionale. Il macchinario però non terrà conto dell’aiutino delle mani attaccate! (oltretutto non terrà conto delle caratteristiche del singolo utente che utilizza il t.r: al netto di alcuni dati forniti al macchinario come età e peso nella migliore delle ipotesi). Se osservate chi corre o cammina per strada o nei parchi noterete che userà le braccia per accompagnare il gesto della falcata e non userà mai le mani per aggrapparsi a qualcosa. Vedo molta gente sui tapis roulant dei centri fitness invece, che sembra fare delle arrampicate su pareti rocciose, oppure stanno in posizione cifotica come se stessero spingendo il carrello della spesa! Quindi come se non bastasse il falso risultato indicato dal t.r. in relazione alle kcal, queste persone spostano il loro baricentro in modo innaturale, gravando in modo severo sulla loro colonna vertebrale, sia quando sono appoggiati al t.r. in stile “spesa al supermercato col carrello” come detto prima, ma anche quando invece si aggrappano al t.r. e portano dietro le spalle, accentuando in modo innaturale la curva lombare del rachide, tutto ciò è altrettanto sconsigliato! Fatta questa doverosa premessa vediamo ora quali sono i vari tipi di allenamento metabolico aerobico: Allenamento Cardio Continuo (uniforme, variato, progressivo): Assenza di recupero; Impegno principale di fibre lente; Scarso intervento del sistema carica/scarica della fosfocreatina (PC); Aumento della proliferazione mitocondriale; Aumento del numero di capillari che avvolgono ciascuna fibra muscolare; Aumento del contenuto di mioglobina fino al 75-80% in più; Aumento dell’attività di enzimi ossidativi mitocondriali. Allenamento Cardio Intervallato (ripetute, interval training, intermittente): Presenza di recupero; Parziale reclutamento di fibre veloci e intermedie; Stimolazione del sistema carica/scarica della fosfocreatina (PC); Alternanza di fasi ad alta e bassa intensità; Parziale allenamento della componente muscolare. Nel dettaglio ecco le diverse varianti Allenamento continuo uniformeVelocità costante; Intensità medio-bassa; Tempo minimo di lavoro 20 min; Sviluppo dell’economia nel gesto specifico; Aumento dello stimolo lipolitico (su tempi lunghi) per l’intervento di adrenalina, Gh, noradrenalina e cortisolo; Stimola la supercompensazione delle scorte di glicogeno.Adatto a tutti.   Allenamento continuo variato (FARTLEK) Alternanza di lavori ad alta e bassa intensità (esempio 1’e 3’); Reclutamento delle fibre veloci e intermedie nella fase ad alta intensità; Produzione di enzimi atti al riutilizzo dell’acido lattico nella fase a bassa intensità; Discreta stimolazione del processo di carica / scarica del PC.In questo tipo di allenamento ci sono molte varianti circa i tempi e le % di intensità, adatto a tutti.   Allenamento continuo progressivo Aumento incrementale dell’intensità di lavoro; Incrementi di acido lattico nel passaggio tra i vari step dovuti al debito d’ossigeno; Raggiungimento del Vo2Max (vi consiglio di eseguire dei test per valutare questo aspetto); Sviluppo della capacità di compiere azioni intense nella fase finale. Indicato per soggetti allenati.   Ripetute Ripetizione di una data distanza a velocità submassimali o massimali; Tempo di riposo sufficiente ad un recupero totale; Apprezzabile intervento del sistema anaerobico lattacido; Indicato per soggetti allenati.   Interval Training Recupero compreso tra i 45” e i 90”; Condizionamento cardiaco generale; Discreto coinvolgimento del sistema anaerobico lattacido. Adatto a tutti.   Allenamento Intermittente Tempo di recupero massimo 30”; Ampia sollecitazione del processo di carica / scarica del PC; Aumento della potenza aerobica del soggetto; Utilizzo degli acidi grassi liberi nella fase di recupero. Indicato per soggetti mediamente allenati.   Ancora una volta il mio consiglio è quello di valutare insieme ad un trainer professionista quale sia il tipo di allenamento più adatto a voi e quello attraverso il quale possiate raggiungere il vostro obiettivo; sia esso dimagrire, aumentare il metabolismo basale, aumentare la capacità aerobica, aumentare il VO2max, ecc. Sottolineo che prima di proporre un qualsiasi tipo di allenamento andrebbe fatta almeno una anamnesi del soggetto, in secondo luogo sarebbe opportuno valutare la prestazione iniziale con dei test (anche per il massimo consumo di ossigeno: VO2max) misurando la frequenza cardiaca.

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Sensibilità all'insulina

In questo video ti illustro un concetto molto importante che raramente viene preso in considerazione: la sensibilità all'insulina.L'insulina è un ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas che ha la principale funzione di abbassare la glicemia nel sangue nel momento in cui questa salga oltre un certo livello.L'insulina viene definito "ormone di deposito" proprio perché favorisce l'entrata nelle cellule dei nutrienti presenti nel sangue. Il nostro obiettivo è fare in modo di avere una buona sensibilità all'insulina in modo tale che il pancreas faccia meno fatica e ne debba produrre meno. Sviluppando una buona massa muscolare, aumentiamo le potenziali riserve muscolari di glicogeno (carboidrati) e miglioriamo la sensibilità all'insulina.

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Allenamento multiangolare e genetica

Per massimizzare l'ipertrofia di tutto un muscolo bisogna utilizzare esercizi diversi che si considerino in grado di stimolare la crescita in un area specifica di esso. Perciò bisogna ottimizzare l'incremento della massa magra attaccando con varietà sufficiente di esercizi i nostri muscoli, cosi da allenare il maggior numero possibile di fibre da più angolazioni e piani di movimento. Possiamo affermare quindi che più a lungo si eseguono sempre gli stessi esercizi, minore è lo sviluppo ottenuto, perché non si stimolano tante fibre o aree di un muscolo. Così facendo si rischia di migliorare sempre più nell'esecuzione di quei gesti, il che non è un male, ma non è la miglior strada da seguire per chi punta all'aumento della massa muscolare. Attenzione però a non fraintendere le mie parole, maggiore varietà nell'allenamento aiuta ad ottimizzare il potenziale muscolare, ma comunque in modo relativo ai limiti genetici di quel muscolo. La forma genetica di un muscolo non è modificabile attraverso la selezione di esercizi specifici. Nelle palestre invece è una credenza molto diffusa: molti sperano di aumentare la lunghezza o il picco dei bicipiti, l'ampiezza del petto, per non parlare del polpaccio e altro ancora. Ragazzi non lo potete fare! Certo, provate alcuni esercizi per stimolare parti corporee specifiche: quello che otterrete dipenderà però dalla vostra genetica individuale. Giorgio Mimini

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Alimentazione e regolazione del Ph per la performa...

Il nostro sangue deve avere un PH compreso tra i 7,3 e 7,45. Il PH è un valore che riflette il grado di acidità (o di basicità) di una soluzione. Le sostanze sono definite acidi quando in soluzione tendono a liberare ioni idrogeno, mentre vengono dette basi (o alcali) le sostanze che assumono gli ioni H+ per formare il gruppo ossidrile OH+, che è un anione, cioè una molecola che ha acquistato una carica negativa. La scala del PH varia da 0 a 14, con 7 che rappresenta una soluzione neutra, mentre via via che si và al di sotto del 7 la soluzione è sempre più acida, mentre al di sopra è via via più alcalina. L’organismo è molto dipendente dal PH in quanto i metabolismi sono regolati da molti enzimi che dipendono strettamente dal PH. Il metabolismo dell’organismo umano deve quindi mantenere costantemente in equilibrio il pH. Il problema nasce parlando appunto di questo equilibrio acido-base. Facendo riferimento all’alimentazione attuale cosa viene maggiormente consumato? Pasta, pane, formaggi, legumi, carne, pesce, uova, tutti alimenti acidi, questa situazione alla lunga può portare ad acidosi metabolica cronica. Il nostro organismo ha dei sistemi tampone per neutralizzare gli acidi, i maggiori sono nel sangue l’emoglobina e organi come reni e polmone. Se il sistema tampone raggiunge i propri limiti e la capacità del rene di eliminare gli acidi è esaurita, per mantenere condizioni metaboliche ottimali l’organismo deve provvedere a togliere questi acidi immediatamente dalla circolazione. Questo avviene mediante il deposito degli acidi nel tessuto connettivo che per le sue caratteristiche fisiche è particolarmente adatto ad assorbire acidi. In alternativa vengono liberate dalle ossa delle sostanze basiche (come bicarbonati e fosfati di calcio) ciò a lungo andare può compromettere la salute delle ossa.   E le ossa? Una cosa incredibile è che se l’importanza dell’equilibrio acido-base fosse confermata su queste basi, per esempio l’osteoporosi non sarebbe causata dal ridotto apporto di latte e derivati, ma essendo cibi acidi, sarebbero questi addirittura una concausa della demineralizzazione ossea. Questo perché, sempre secondo l’Università della California, non è affatto la carenza di calcio che indebolisce il tessuto osseo dei vecchi e delle donne in post menopausa, ma invece è sempre l’alimentazione oggi più praticata: quella appunto ricca di pane, di cereali, di proteine, latte e derivati e povera di frutta e verdura. È una dieta talmente acidificante che corrode letteralmente, i tessuti, soprattutto muscoli e ossa.   E i muscoli? Un'alimentazione troppo acida può compromettere anche i muscoli perché l’acidosi accelera la perdita della glutammina, che può inficiare le prestazioni in allenamento con un’ampia varietà di meccanismi. Più acido è espulso con le urine e più la massa muscolare perde glutammina. Alla lunga questo processo vi fa perdere massa muscolare e può compromettere le performance sportive. Quindi, abbiamo detto che l’alimentazione moderna è basata sul consumo di alimenti quasi totalmente acidi, cosa possiamo fare a questo punto?   Come regolare l’equilibrio acido-base Come prima cosa abbiamo bisogno di stabilire la situazione nella quale ci si trova attraverso un test molto semplice quello del Ph delle urine, attraverso le cartine tornasole acquistabili in farmacia, devono essere bagnate dalla seconda urina del mattino. Assumerà un diverso colore in base al ph che abbiamo. Il valore ideale è compreso tra 7-7.5, ma a quasi nessuno risulterà così. Quello che dobbiamo cambiare per far sì che ci sia un ph ideale, è l’alimentazione. Non dobbiamo eliminare i cibi acidi come la carne, perché contengono proteine importanti e vitamine-minerali, ma affiancare alimenti alcalini come verdure e frutta. Qui sotto vi riporto una tabella dei cibi alcalinizzanti e acidificanti. Altri modi per alcalinizzare sono gli ionizzatori che sono delle particolari apparecchiature che collegate con il proprio rubinetto di casa alcalinizza l’acqua, soluzione abbastanza costosa. Per chi non riesce o non vuole cambiare alimentazione, esistono comunque degli integratori a base di minerali alcalini, come potassio, magnesio, sodio e calcio, che correggono l’equilibrio acido-base, in commercio sia in polvere che in compresse.

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Post workout: cosa sono i DOMS?

In questo articolo voglio parlare di un argomento che molti atleti conoscono bene, ma vorrei che fosse chiaro a tutti: i DOMS. Il termine DOMS sta per "delayed onset muscolar soreness", ovvero indolenzimento muscolare ad insorgenza ritardata: è un danneggiamento delle miofibrille muscolari, che insorge circa dopo 8-14 ore dall'allenamento, con un culmine intorno alle 24-36 e che può durare anche qualche giorno. Sono proprio i tipici dolori che si presentano i giorni seguenti l'allenamento; credo che qualsiasi frequentatore di palestre li abbia provati sulla propria pelle. Voglio far luce su questo argomento, anche se sembra talmente banale, poiché ancora troppe persone confondono i DOMS con l'acido lattico, il quale non c'entra assolutamente nulla. L'acido lattico si presenta nei casi in cui la nostra frequenza cardiaca supera un livello chiamato "soglia anaerobica", al di sopra della quale si ha appunto un aumento della produzione di lattato che può causare un eccessiva acidità muscolare, insorgenza di crampi  e nella maggior parte dei casi un alteramento negativo delle prestazioni. La differenza sta nel fatto che il l'acido lattico non rappresenta un dolore tardivo, ma si presenta in poco tempo e viene assorbito circa nel giro di un ora dalla fine della seduta di allenamento. Con un leggero lavoro aerobico si può accelerare ulteriormente il suo smaltimento. I DOMS sono invece una sintomatologia tipica e si vengono a creare nella maggior parte dei casi quando si eseguono esercizi che il corpo non è abituato a fare, nelle fasi eccentriche ma anche nelle fasi di allungamento di un determinato movimento. E' evidente che gli esercizi che pongono un muscolo sotto tensione nel punto di allungamento creano un maggior indolenzimento muscolare (le aperture più delle distensioni, lo squat completo più del mezzo squat, esercizi invece come ad esempio il leg extension producono poco indolenzimento perché offrono meno allungamento). Nulla è del tutto dimostrato ma studi attuali dicono che nei pressi delle giunzioni miotendinee vi è una maggiore presenza di cellule satelliti, le quali possono influenzare in maniera positiva la crescita muscolare quando stimolate con una buona tensione in allungamento. Facendo sempre attenzione comunque a non eccedere nell'allungamento in modo da evitare traumi e non esagerare nel ricercare DOMS eccessivi, i quali potrebbero accelerare l'insorgenza del sovrallenamento,  prima della successiva seduta di training è bene accertarsi che questi ultimi siamo stati  del tutto assorbiti. Giorgio Mimini

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Cos'è l'adattamento muscolare?

L'adattamento non è altro che un processo fisiologico avvenuto nel nostro organismo e che, nel caso delle attività sportive ed in particolare nel bodybuilding, avviene nei muscoli che aumentano il loro volume. Non solo, lo scopo è quello di sopportare meglio gli oneri totali dell'allenamento. E' insomma, una risposta interna ad uno stimolo esterno. Data una breve definizione di adattamento dobbiamo capire in che modo può interessarci. L'adattamento è un punto fondamentale nel vostro training. Infatti, lo scopo di ogni sessione di allenamento deve essere proprio quello: instaurare nuovi adattamenti.  Fin qui tutto semplice, ma andiamo avanti. Il nostro corpo è stato " progettato " per risparmiare energia, ma il muscolo è un tessuto attivo che per esistere ha bisogno di consumare calore. Questo ci fa dedurre che al nostro organismo non piace il fatto di dover mantenere sempre un maggiore tessuto muscolare, ma anzi, preferisce perderlo! E' a causa di questo che dopo lunghi periodi di astinenza dall'attività motoria ci troviamo con meno massa muscolare. Il succo della questione arriva ora: perché produrre un adattamento, se una volta raggiunto se ne va? Come si fa a "mantenere"? La risposta pare semplice, basta continuare nei nostri allenamenti! Il problema risulta invece molto più complesso in quanto, se il nostro corpo si è adattato a quel tipo di allenamento, significa che con il medesimo stimolo non si adatterà più. Ecco svelato il mistero e uno dei più grandi errori che a mio parere si commettono in palestra. L'unico modo per creare nuovi adattamenti, che siano una maggiore ipertrofia muscolare, una migliore capacità aerobica o altro, è variare gli stimoli dell'allenamento! Variare gli esercizi, gli schemi di ripetizione, l'intensità e frequenza dell'allenamento, le serie, le pause l'ordine e l'esecuzione degli esercizi, la posizione dei piedi o delle mani all'interno di essi, ma anche aumentare il carico è importante certo ma non è abbastanza per creare adattamenti significativi.  Stiamo parlando dei fondamentali dell'evoluzione e dei fondamentali della fisiologia dello stress (la sindrome di adattamento generale, o SAG), principi ineluttabili che governano tutti gli organismi viventi. Giorgio Mimini

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Dimagrire, diamo l'imput giusto?

Dimagrire: un annoso problema che porta con se mille dubbi e opinioni. Dimagrire d’accordo, ma come? E soprattutto in che modo? Partiamo dal presupposto che non esiste un attività fisica giusta per tutti. Che siamo diversi, che quello che occorre a me non necessariamente è giusto anche per te. Sono diversi gli ormoni, sono diversi i fenotipi, le abitudini, l’allenamento. Tuttavia vogliamo considerare il corpo umano come un organismo soggetto a delle sue regole. Queste spesso e volentieri eludono i nostri “buoni propositi” e le nostre convinzioni sui metodi di dimagrimento. In primis è bene ricordare che il nostro organismo ricerca con estrema efficacia l’omeostasi; ovvero mantenere costante il valore di alcuni parametri interni, che tende di continuo a essere modificato da vari fattori esterni e interni. Ricerca inoltre il minor dispendio di energie regolando il nostro metabolismo di conseguenza. Il nostro corpo ha un fortissimo potere di adattamento. Qualora si trovasse in una situazione di ridotto apporto calorico, sarà in grado di abbassare notevolmente i suoi consumi. Il principale centro di controllo omeostatico è rappresentato dal sistema nervoso centrale, che determina il tipo di risposta più appropriata (endocrina, immunitaria ecc.). Particolarmente importante è poi il ruolo del sistema endocrino (dipendente da quello nervoso, attraverso l’ipotalamo), che controlla e regola gli altri sistemi dell’organismo; la sua risposta è tuttavia lenta (minuti, ore, giorni; di questa lenta risposta ne fanno gioco molti preparatori e dietisti per cercare di “ingannare” il metabolismo) Da qui possiamo evincere che non è così semplice ottenere il risultato sperato. Non così facile e ovvio come ci aspetteremmo. Non basta ridurre drasticamente le calorie per far si che il nostro corpo dimagrisca nella MANIERA CORRETTA. In questo articolo parleremo degli IMPUT che inviamo al nostro corpo. Se abbassiamo  le calorie ingerite e ci mettiamo su di un tapis roulant 4 ore al giorno, perderemo del peso sicuramente, ma non sarà certamente un dimagrimento. Si tratterà di perdita di peso. Sarà molto probabile che la percentuale di grasso sarà di poco variata a discapito della massa magra. Andiamo a fare un esempio su come il nostro corpo ragiona in base agli imput che  forniamo. Come si può osservare dalla foto, abbiamo preso in considerazione due atleti con allenamenti differenti. Il Nostro efficacissimo atleta Francesco Bona e il centometrista Maurice Greene. Nel caso del maratoneta il corpo è allenato a percorrere lunghissime distanze. Ne consegue che sfrutterà il sistema energetico lipolitico. Il metabolismo avrà il tempo di scindere i grassi necessari per l’energia, avrà l’ossigeno necessario per sfruttare il sistema aerobico. “Bene”, direte. Non proprio. Il corpo ragionerà nella maniera in cui ogni grammo di quel grasso è PREZIOSO. Cercherà sempre di abbassare il metabolismo per spendere sempre meno e quindi avere maggior durata. Troverà sempre il modo di riservare parte delle calorie assimilate per trasformarle nel PREZIOSISSIMO grasso. Inoltre tutto il muscolo in eccesso sarà considerato PESO e fonte di consumo energetico e verrà gradualmente eliminato (fermo restando che sarà efficacissimo allo scopo per il quale si è allenato) Come vediamo gli allenamenti e le abitudini si trasformano in IMPUT nel lungo termine. Sempre ragionando per estremi, il centometrista darà L’imput opposto. Il muscolo è prezioso perché gli permette di eseguire quello scatto di potenza necessario. Il grasso non verrà preso nemmeno in questione come sistema energetico. Il centometrista lavora “in debito di ossigeno”. Con allenamenti BREVI E INTENSI. Il grasso sarà considerato peso in eccesso (si notano anche nella foto nette differenze in termini di “definizione”). In seguito ad esercizi di ALTA INTENSITA’ il nostro corpo andrà in EPOC (excess post exercise oxygen consuption). Trattasi in parole povere di un debito di ossigeno. L'EPOC è direttamente proporzionale all'intensità e alla durata dell'esercizio. Più aumentano intensità e durata e più a lungo il livello metabolico rimane a valori superiori rispetto al suo livello basale. Nelle ore successive a tali allenamenti anaerobici si innalzerà percentualmente il metabolismo basale per sopperire le scorte di glicogeno, per il controllo della temperatura, lo smaltimento dell’acido lattico. Inoltre nel periodo successivo a questo tipo di esercizio vi è il rilascio di GH o ormone della crescita. Questo è primariamente responsabile del consumo di energia per attivazione del metabolismo di tipo anabolico e conseguente incremento della massa muscolare. Aumenta il nostro metabolismo basale, sia direttamente, comportando un maggior consumo di energia, sia indirettamente favorendo la formazione del muscolo, vero e proprio.   Qual è il risultato che vogliamo ottenere? La via dell’esercizio: breve e intenso sembra essere la più proficua. Manderà i giusti segnali. Preserveremo i nostri muscoli perché considerati “ancora necessari” per via degli sforzi a cui siamo sottoposti e condanneremo le scorte di grassi ad una SUCCESSIVA disgregazione per pagare il debito di ossigeno causato. Questi verranno bruciati in condizioni di riposo in cui la percentuale di grasso consumato rispetto al glicogeno muscolare è notoriamente più a favore dei primi. Questo avverrà più rapidamente per via del metabolismo accelerato. E’ inutile bruciare 1000 calorie su un tapis roulant e fermarsi lì. Non è più proficuo consumarne 400 in un allenamento intenso ma fare in modo che durante l’arco della giornata il nostro corpo ne bruci un 15/20% in più del normale, preservando la nostra massa muscolare? Questo è valido per le donne quanto e più che per gli uomini. Per quanto si debba valutare di caso in caso a seconda di diversi parametri e differenze. Siamo talmente diversi gli uni dagli altri che non esisterà mai una soluzione standard. Parlando di diete, il famoso preparatore Stuart McRobert, asseriva che dobbiamo mangiare in maniera sana (e questo sembrava bastare). Riguardo alle quantità? “Fino a che avete fame.” Questo perché se il nostro corpo è stimolato dai giusti imput richiederà cibo nella maniera corretta e lo utilizzerà nella maniera che ritiene opportuna a secondo dello stimolo a cui è abituato rispondere. Sta a noi decidere cosa vogliamo che faccia il nostro corpo. A volte non è così diretta la risposta tra quello che la nostra mente desidera e il modo in cui il nostro corpo agisce. Sapere come inviare i giusti imput può aiutarci a prendere la via desiderata. Distogliere l’attenzione sull’ultima miracolosa dieta uscita, o su quell’allenamento per “la definizione” fatto di mille blande ripetizioni e ore di cardio… non sarebbe quindi una cattiva idea. Che imput stiamo mandando al nostro corpo??? Michele Petrolino

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Propriocezione... per superare i nostri limiti!

Propriocezione: fino a dove può spaziare e perché è così importante? Al di là della spiegazione tecnica del processo neurofisiologico della propriocezione, ci vogliamo concentrare su quello che per lo sportivo può significare. Che si cerchi maggiore controllo del proprio corpo, che si voglia migliorare le performance in un determinato sport (individuale o di squadra), che si voglia aumentare la propria performance individuale; una maggiore acquisizione di propriocezione è la via che tutti, consciamente o meno, seguiamo. Conoscerne il meccanismo può permetterci di sfruttare più rapidamente questa capacità del nostro corpo di “imparare”. Esaminando il nostro motore muscolare non per singole unità motorie, ma in una contrazione che recluti un gran numero di esse, è bene sapere che queste verranno reclutate dai motoneuroni a seconda del tipo di sforzo, dalla velocità del movimento o dalla tipologia di fibre presente in maggioranza nel muscolo preso in questione. Capiamo quindi che, mentre la singola unità motoria è soggetta alla legge del “Tutto o nulla”, in un muscolo formato da migliaia di queste UM, molte possono e a volte non necessitano di una messa “in moto”. Il reclutamento delle fibre dipende da fattori come, intensità (tipo di fibre reclutate), velocità, riflessi tendinei e per concludere: la nostra capacità reclutamento. L’allenamento  con sovraccarico  permette anche  guadagni in termini di sezione trasversa del muscolo, applicando un protocollo o metodo per raggiungere tale scopo. Tuttavia frequentemente si osservano persone che a parità di sezione trasversa (volendo escludere altri fattori che possano determinare tale dimensione), forniscono risposte di forza o di resistenza nettamente diverse. Non dimentichiamoci mai che lo “starter” del motore muscolare parte dai nostri neuroni, dal nostro cervello. Se stimolato alla ripetizione di particolari schemi di movimento imparerà ad eseguirli sempre più correttamente e a reclutare le giuste e il maggior numero di UM da utilizzare a quel fine.   Questo è un processo naturale di adattamento che tuttavia possiamo stimolare in diversi modi. Un altro limite posto, giustamente, dal nostro corpo è rappresentato dal riflesso miotatico inverso stimolato dagli organi tendinei del Golgi. Il ruolo di questi circuiti è di limitare un coinvolgimento massimale di tutte le UM allo scopo di evitare lesioni.  Altro limite è imposto nei fusi neuromuscolari (vedi anche interneuroni di Renshaw) ,anche se questi funzionano in maniera diametralmente opposta, opponendosi con la contrazione ad un eccessivo stiramento. Andiamo ad analizzare una contrazione: Trovatosi sotto sforzo, il sistema può reclutare più UM e/o aumentare la frequenza di scarica. In primis i sistemi senso-percettivi analizzeranno lo sforzo da compiere e decideranno il “quanto” di contrazione. La forza massima sviluppata dipende da quante più UM è in grado o è capace di reclutare. Questo sforzo massimale è condizionato da fattori energetici, salini e dall’attivazione di quei “fermi di sicurezza” intesi dall’organismo come sistema protettivo dell’apparato muscolo tendineo. Negli atleti molto allenati questi “fermi” sono in parte inibiti. Per intenderci appieno immaginate il motore di una motocicletta a cui il costruttore ha posto un limitatore per il Nr. Massimo di giri. Un pilota esperto, in collaborazione con il suo team, è in grado di alzare quel valore impostato fino a portarsi ad una soglia più vicina al limite massimo che gli consenta la migliore performance. L’allenamento del sistema nervoso trova modo di inibire questi circuiti protettivi. E’ risaputo che in condizioni estreme, di panico, di emergenza, il sistema nervoso è capace di mobilitare un maggior numero di unità motorie disponibili. Non è poi molto strano  che questi meccanismi protettivi vengano prevaricati da un sistema protettivo superiore: la sopravvivenza. Ora vediamo come l’atleta esperto può mettere in pratica quanto detto. In seguito analizzeremo in quali altri modi possiamo guadagnare performance con l’allenamento neuro-muscolare. Se ti alleni frequentemente in palestra, sei un atleta o un aspirante tale, ti sarà successo di cimentarti una o più volte nei famosi: Massimali. Il più delle volte sono intesi come una dimostrazione a sé stessi o agli altri delle proprie capacità. Ma vediamo come possiamo trasformarli in un allenamento che chiameremo: “adattamento nervoso”. Il classico massimale eseguito in palestra consiste in una contrazione dinamica, in cui la tensione del muscolo è in grado di superare (per una sola volta) il carico. Tuttavia questa non è l’espressione della forza massima esercitabile. La forza massima sarebbe erogabile solo quando la velocità di accorciamento è nulla, ovvero in condizioni isometriche, con carichi inamovibili. Si possono tuttavia misurare forze ancora maggiori, anche di un 20-30%, in contrazioni eccentriche (resistive) con carichi inamovibili. Tale risultato viene espresso esercitando forza mentre il muscolo viene allungato (fase negativa). SI E’ IN GRADO DI CEDERE AD UN CARICO SUPERIORE A QUELLO CHE SI RIESCE A TRATTENERE,  a sua volta superiore a quello che si è in grado di sollevare. In pratica si tratta di eseguire una ripetizione negativa con un sovraccarico superiore a quello che riusciamo a spostare ed anche leggermente superiore a quello che riusciamo a mantenere statico (isometrica). Esiste anche un rapporto tra forza e velocità di contrazione. Al di là della biomeccanica di ogni singolo muscolo, dalle leve in gioco … ad alte velocità di contrazione si esprime minore forza. (bisogna escludere molti fattori di slanci, azione elastica dei tendini ecc, ma qui parliamo di pura forza non correlata ad altre variabili). Ne consegue che: Un movimento lento potrà vincere la resistenza di un peso maggiore. In una rp. Negativa, in particolare quella di cui parliamo sopra, la lentezza dell’esecuzione è fondamentale (aggiungerei anche ai fini della sicurezza). Ovviamente capiamo che oltre ad essere una tecnica pericolosa, in cui è necessaria la presenza di più spotter, si tratta di un allenamento saltuario e dedicato ad utenti esperti. Questa tecnica permette un adattamento nervoso che alza “l’asticella” del nostro reclutamento neuromuscolare. Costringerà il nostro corpo ad un reclutamento maggiore, al quale dovrà necessariamente adattarsi. Allenamento > adattamento. Spero nessuno domani stesso si cimenti in allenamenti di questo genere senza prima approfondire maggiormente l’argomento. Vediamo come il significato di propriocezione sia abbastanza interpretativo, racchiudendo in sé tutto quello che concerne il collegamento tra mente e movimento. Volendo tornare ad un concetto di movimento più legato alla consapevolezza della propria coordinazione, dello spazio che ci circonda, anche qui è importante conoscere la possibilità di velocizzare questi processi di apprendimento con l’esperienza.   Allenamenti DESTABILIZZANTI Spesso ai mei clienti, soprattutto a quelli che si approcciano al fitness per le prime volte, includo nell’allenamento degli esercizi destabilizzanti. Uno strumento veramente efficace allo scopo è il “Suspension Training” (TRX). Con questo tipo di allenamento il corpo è costantemente instabile, costretto quindi a cercare la coordinazione muscolare necessaria all’equilibrio. In questo modo saranno coinvolti inoltre molti più muscoli stabilizzatori. In palestra, come outdoor, ci sono tante tecniche applicabili allo scopo. Si tratta sempre di cercare di rendere le cose difficili. Non per forza in termini canonici di intensità o fatica (ovviamente necessari ad altri scopi). Costringendo il corpo al mantenimento dell’equilibrio, oppure facendo compiere esercizi compositi o addirittura due diversi esercizi allo stesso tempo si fa in modo che il corpo impari a mandare sempre più messaggi, a volte contrastanti tra loro. Un esempio pratico per un esercente di una palestra può essere mischiare spinte su panca orizzontale con manubrio con croci con manubrio. Due pesi differenti, con un braccio eseguiremo una spinta, con l’altro una croce per poi invertire. In alcuni corsi che organizzo mischio diversi esercizi a corpo libero per raggiungere lo scopo, ma non è questa lo spazio per analizzare schede o allenamenti. Anche se a volte può sembrare meno efficace che concentrarsi appieno ad un unico esercizio, in questa maniera alleneremo anche il nostro cervello. Viste le premesse non è una cosa da poco. Trarremo benefici in termini di reclutamento, coordinazione ed equilibrio. Per un omogenea e sana crescita, la propriocezione è un aspetto da tenere in considerazione. Un detto affermava che non c’è potenza senza controllo. Ricordiamoci chi è il burattinaio del nostro corpo, ricordiamoci il potere della nostra mente. Non dimentichiamoci mai  che l’allenamento più importante, non è su di un muscolo. Al massimo è tramite un muscolo. Michele Petrolino

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Sport e infortuni: le lesioni della spalla

Negli allenamenti di muscolazione ed in particolare nel Body Building, le lesioni della spalla rappresentano sicuramente l'infortunio di maggior frequenza. Ciò avviene innanzitutto per la particolare morfologia dell'articolazione, la quale deve essere molto mobile per consentire il movimento del braccio sui vari piani spaziali ed è perciò poco incassata (il contrario di quanto avviene per l'anca, tanto per capirci) e di conseguenza molto poco contenitiva. Per questo motivo a fissare la testa dell'omero nella cavità glenoidea della scapola ci pensa un complesso sistema di muscoli e tendini che costituiscono la famigerata "cuffia dei rotatori": in particolare Sovraspinato, Infraspinato, Piccolo Rotondo e Sottoscapolare svolgono un compito essenziale per il corretto funzionamento della spalla.   Per assurdo, il muscolo meno coinvolto in infortuni è il Deltoide, anche se è quasi sempre allenando questo muscolo che sopraggiungono infiammazioni o lesioni agli altri tendini della cuffia. Se nei giochi sportivi e negli sport di contatto le problematiche più frequenti riguardano lussazioni o persino strappi tendinei, nel Body Building le lesioni sono spesso profonde e dovute a movimenti errati o a prolungata usura da sfregamento dei tendini che stabilizzano la capsula articolare: la principale lesione osservata in muscolazione è difatti la cosiddetta "sindrome da conflitto".   Di cosa si tratta? In atleti con particolari caratteristiche morfologiche (uno spazio ridotto tra testa dell'omero e volta acromioclavicolare), durante i movimenti con il braccio sollevato come le alzate laterali o le distensioni sulla nuca, il tendine del sovraspinato può rimanere compresso e persino sfregare sulla testa dell'omero da un lato e sul lato inferiore dell'acromion dall'altro. Ciò a lungo andare può provocare un'infiammazione che generalmente parte dalla borsa sierosa (una sorta di cuscinetto protettivo che si frappone tra il tendine del sovraspinoso e l'osso) e si propaga successivamente al tendine stesso e, se non adeguatamente e tempestivamente trattata, agli adiacenti tendini di infraspinato (dietro) e capo lungo del bicipite (davanti).    In questi casi il soggetto prova un intenso fastidio durante il sollevamento del braccio e alla lunga potrebbe arrivare ad un deterioramento tale da renderlo irreversibile, fino a portare alla rottura del tendine. Quest'ultimo caso si verifica raramente e soprattutto a carico di atleti over 40. Questi atleti dovrebbero perciò evitare tutti gli esercizi che prevedano distensioni e trazioni dietro la nuca, oltre che alzate laterali eccessivamente alte.   Altre problematiche alla spalla possono dipendere da squilibri muscolari tra Sottoscapolare, Capo Lungo del Bicipite, Sovraspinato, Infraspinato e Piccolo Rotondo. Essi si trovano rispettivamente davanti, esternamente, sopra e dietro la capsula articolare che devono stabilizzare: una ipertonicità o, al contrario, una mancanza di tonicità di uno di questi muscoli può determinare una errata postura dell' articolazione che a sua volta può sfociare in sfregamenti tendinei estremamente dannosi e in grado di generare patologie infiammatorie di seria entità.   E' perciò importantissimo allenare in maniera equilibrata i vari muscoli della spalla, tenendo in considerazione le differenti caratteristiche morfologiche degli atleti ed evitando movimenti che provocano sensazioni di fastidio, dolore o sfregamento.   Giulio Bellini

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