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Contenuti per tag: cervicalgia


Defizizione di postura

Il filosofo, scienziato e logico greco Aristotele già nel lontano 330 D.C. osservò ed analizzò il modo in cui il corpo umano si trovava in rapporto con l’ambiente circostante, considerando la relazione di posizionamento reciproco tra le varie parti del corpo. È da questa prima osservazione che nel tempo l’attenzione di molti studiosi e scienziati si è focalizzata su uno degli aspetti più importanti, discussi e variegati che riguardano l’essere umano: la postura. Negli ultimi anni il termine postura è entrato a far parte del nostro parlare quotidiano, conseguentemente all’incremento di problematiche posturali delle quali moltissime persone soffrono soprattutto alla bassa schiena. Alcuni studi dimostrano come attualmente la lombalgia rappresenta la ragione più comune di visita al medico di base. Nel corso degli anni la maggior parte degli esperti che hanno analizzato e studiato la postura non sono stati in grado di darci una ben precisa interpretazione. Questo principalmente perché ogni autore identifica un suo punto di vista che secondo la propria metodica di lavoro, rientra in quella che ritiene “la cosiddetta postura ideale”. Il significato postura ideale varia in base alla scuola, al metodo e all’approccio utilizzato per analizzarla. Generalmente esistono due principali correnti di pensiero: secondo alcuni studiosi è necessario possedere una postura che mantenga allineate tra loro le due emiparti del corpo, rappresentate da occhi, spalle, bacino, ginocchia e caviglie; secondo altri studiosi invece è necessario possedere dei meccanismi posturali che permettano all’individuo di effettuare efficacemente il movimento senza dolore e con una ottimale ergonomia del gesto, con conseguente riduzione della spesa energetica, rispettando così le leggi di confort ed economia. Secondo il nostro punto di vista, debbono essere tenute in considerazione entrambe le filosofie di pensiero, poiché se da una parte è necessario mantenere allineato il corpo per evitare squilibri posturali, d’altra parte non favorire lo sviluppo di alcune catene cinetiche a discapito di altre (ricordiamo come infatti una postura del tutto simmetrica non può esistere già dal semplice fatto che l’essere umano è destrorso o sinistrorso) può comportare una riduzione della completa funzionalità dell’organismo. Per ragioni di ordine ergonomico/funzionale, sarà dunque necessario mettere in condizione l’organismo di funzionare in base ai gesti richiesti senza sovraccaricare le strutture che la compongono, consentendo una efficace ergonomia e ricercando contemporaneamente un giusto e più equilibrato assetto corporeo per non favorire, anche in questo caso, uno squilibrio tra le catene cinetiche. Altro fattore da tenere in considerazione è quello riferito alla variazione continua della postura in base al tipo di movimento che si decide di compiere, dall’attività lavorativa o sportiva, e dagli aspetti psico-emotivi del soggetto, la postura infatti potrà rappresentarsi in maniera fisiologica o nel peggiore dei casi in maniera patologica. Per fisiologica intendiamo quando il tono muscolare e l’atteggiamento scheletrico riescono a mantenere l’organismo umano in uno stato di equilibrio in condizioni sia statiche che dinamiche, rispettandone le curve fisiologiche del rachide e l’allineamento di tutti i sottosistemi che lo compongono, mentre per patologica si intende un’alterazione della fisiologia umana come conseguenza ad un malessere che molte volte trova origine dislocata rispetto all’evolversi del dolore. Per tale ragione nel corso degli anni, il centro studi e ricerche di ATS ha dato una sua personale definizione di postura: “La postura è la parte visibile di una serie di adattamenti invisibili ed interni all’organismo che si riassumono come la posizione istantanea del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti anatomici su cui influiscono fattori genetici, psicoemotivi, patologici, traumatici, neurofisiologici, biomeccanici, esperienziali ed ambientali, modificando così il corretto funzionamento dei recettori posturali con conseguente cambiamento degli equilibri dei sistemi fasciale, muscolare e scheletrico. Il fine ultimo della postura è il mantenimento dell’equilibrio in condizioni statiche e soprattutto dinamiche, con relativa influenza sull’ergonomia del movimento del corpo verso l’obiettivo prefisso”, (reparto di ricerca interna ATS).

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Le Proteine: quando diventano dannose?

Le proteine sono forse uno degli argomenti più diffusi nelle palestre per quanto riguarda l'alimentazione. Si pensa, infatti, che basti mangiare una quantità "esagerata" di esse per poter raggiungere la tanto sospirata ipertrofia muscolare! Purtroppo però non è così; certo esse hanno una funzione molto rilevante nel nostro organismo, che è plastica, strutturale, di trasporto, catalitica e funzionale (infatti sono necessarie nella contrazione muscolare). Le proteine hanno, in particolari condizioni, però anche una funzione di tipo energetico. Questo avviene nella maggior parte dei casi durante il digiuno prolungato, quando gli amminoacidi ramificati (Leucina, valina, isoleucina) vengono degradati a scopi energetici, oppure negli sforzi prolungati ad alta intensità. Ok, quindi possiamo dedurre che con un alimentazione bilanciata ed un allenamento tarato in maniera corretta non dovrebbero esserci problemi. L'alimentazione bilanciata non è però quella "iperproteica", che spesse volte viene accompagnata ad una dieta chetogenica. L'accumulo dei corpi chetoni (si producono nella dieta chetogenica) nelle urine è caratterizzato da un eccessivo catabolismo di acidi grassi liberi, in assenza di glucosio. Un accumulo di queste sostanze nel sangue (chetosi) non è salutare per in nostro organismo.   Cosa rende dannose le proteine? La caratteristica principale che le differenzia da tutti gli altri macronutrienti è la presenza di azoto, che ci può portare infatti in uno stato di azotemia. Nel sangue sono presenti proteine fondamentali per il nostro organismo, ma anche prodotti di rifiuto che vengono trasportati agli organi deputati a eliminarli. Tali prodotti di rifiuto derivano dalla degradazione delle proteine: una volta portati al rene vengono eliminati con le urine. L'azotemia è la quantità presente nel sangue di azoto non proteico (derivante cioè da aminoacidi, acido urico, creatina, creatinina, urea) Situazioni di azotemia possono anche essere date da situazioni patologiche di insufficienza renale, ma una dieta iperproteica protratta per lunghi periodi può essere un valido aiuto per provocare deficit renali. Per conoscere il fabbisogno proteico di un individuo bisogna tenere conto quindi di un parametro molto importante che è il bilancio azotato, ovvero la differenza tra l'azoto ingerito e l'azoto eliminato.   Concludo sottolineando l'importanza delle proteine nel corpo e nell'alimentazione E' importante quindi non abusarne; si consiglia per persone che non praticano attività sportiva di stare sugli 0.8/1.2 g per kilo di massa magra, mentre a chi pratica molto sport, e in particolare sport di forza, si consiglia di non superare i 2 g per kilo di massa magra. Dopotutto ragazzi, se bastasse mangiare quantitativi enormi di proteine per aumentare di massa, non sarebbe tutto così complicato!  Giorgio Mimini

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A settembre mi iscrivo in Sala Attrezzi! (consigli...

Dopo la lunga pausa estiva e le innumerevoli abbuffate serali di agosto, molti  Italiani meditano di iscriversi in Palestra. La scelta in molti casi cade verso la Sala Attrezzi. Vorrei, in questo caso, dare dei consigli in merito. Inutile dire che la scelta della Palestra è in relazione alle proprie esigenze. L’iscrizione è condizionata quasi sempre da 2 obiettivi (diversi a seconda del sesso e dell’età): Obiettivo Primario (dimagrimento, tonificazione, ipertrofia, forza, funzionale, preparazione a sport, correttivo, posturale, ecc); Obiettivo Secondario (socializzazione, ecc).   E’ buona norma, all’atto dell’iscrizione, esibire certificato medico (sia esso di tipo Agonistico o non agonistico). Il Professionista della Sala Attrezzi (LSM, Istruttore) deve redigere una scheda quindi, senza timore, esponete tutti i vostri problemi, eventuali patologie ed i vostri reali obiettivi in quanto i succitati non hanno doti di chiaroveggenza. Non siate troppo pretenziosi soprattutto se avete problemi o patologie che necessitano del lavoro “ad personam” di un Personal Trainer; non pretendete che siano soddisfatte nello stesso tempo richieste contrastanti come, ad esempio, dimagrimento ed ipertrofia. I “SuperTramp”, coloro che frequentano saltuariamente la Palestra o nei  mesi di:   ottobre, novembre, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, sono invitati ad astenersi dal chiedere la periodizzazione o la ciclizzazione dell’allenamento. Se avete patologie vertebrali (scoliosi, ernie discali, spondiliti, ecc) o vascolari (varici, ecc) affidatevi esclusivamente a personale esperto e referenziato (Chinesiologo con Specializzazione e che effettui protocolli ISICO, PT Laureato Scienze Motorie, ecc). Io sconsiglio la pratica dei pesi ai soggetti che soffrono di varici o tendenza a flebiti o che abbiano grosse problematiche vascolari. I principianti sono invitati a non chiedere allo Staff della Palestra di effettuare allenamenti tratti da schede copiate da internet (è come entrare in un ristorante con la  merenda in mano, non è logico). Gli obesi evitino di fare 700.000 addominali e di prendere in ostaggio il tapis roulant (inutile) ma dotarsi di catena da 7 metri per avvolgerla attorno al frigorifero. Non chiedete di perdere grasso accumulato in 1 anno in 2 o 3 mesi; un Professionista serio vi dirà che il grasso corporeo ha un tempo di accumulo e di  smaltimento simile, se si forza questo meccanismo si paga pegno. Egli vi dirà anche che il corpo è un mercante che non paga il sabato ma vi presenta sempre  il conto. Diffidate delle Palestre che pubblicizzano una perdita di 1000 Kcal / ora in sala attrezzi (l’ultima volta che avete bruciato tali Kcal è quando avete dimenticato la torta nel forno). Quando l’obiettivo  secondario diventa primario, ditelo chiaramente senza far impegnare inutilmente il  Professionista che vi sta  davanti.   Inoltre non disturbate coloro che realmente vanno in Palestra per allenarsi. Se il Professionista in Palestra affermerà invece, che vi farà fare un allenamento specifico e lo monitorerà costantemente per poche decine di euro mensili, probabilmente avete incontrato una delle seguenti persone: un filantropo (se lo conoscerete non siate ingrati, perché l’ingratitudine è il morbillo della razza umana. Ringraziatelo per ciò che fa per voi ed in futuro, in un angolo della vostra mente,dedicategli un piccolo spazio; il Mago Casanova; il Signor Bistefani (Noi della Bistefani ci sbagliamo sempre, volevamo fare dei biscotti, invece sono usciti dei pasticcini).     Se il Professionista, addirittura, professerà di essere capace di risolvere tutti i vostri problemi estetici e/o funzionali e/o posturali, ecc, non avete dubbi, avete incontrato Gesù. Non esiste una persona onnisciente, chiunque lo affermi verrà travolto dalle risate di Dio. Infatti, ci sono più cose tra il cielo e la terra di quante ne sogni la tua filosofia (Shakespeare - Amleto). Infine, si potrebbe proseguire ancora, ma  preferisco augurarvi... BUON ALLENAMENTO!   Nello Iaccarino

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Chi dice tacco... dice danno!

L'uso del tacco ha origini un po'... incerte: c'è chi dice che risale alla fine del XVI secolo, quando si usavano calzature che, per impedire ai piedi di sporcarsi con il fango delle strade, si sostenevano su un'alta suola di legno, ponendo allo stesso livello sia il tallone che la pianta. Altre voci, al contrario, affermano che la moda dei tacchi ha origini francesi e riguardava tanto le donne quanto gli uomini; per ultimo, si sa anche che i tacchi, dopo un breve periodo di disuso, tornano in voga con Giacomo I, persistendo fino ad oggi. Ormai è risaputo che il tacco alto e la postura corretta non vanno d'accordo, anzi appare curioso pensare che l'uomo, dopo aver impiegato più di venti milioni di anni per conquistare la stazione eretta, si debba adattare nuovamente ad un condizione che di per sé non è naturale. Dal momento che l'inclinazione provocata dal tacco non è compatibile con il benessere della colonna vertebrale, l'uomo è costretto a correggere la nuova posizione per mantenersi “in piedi” e tale aggiustamento posturale non sempre riesce nel modo migliore. Abbiamo così una colonna che, per adattarsi, va incontro a deformazioni, così come si trasformano anche le articolazioni, le quali comunicano la sofferenza tramite dolori e problemi posturali. Per esempio, l'articolazione della caviglia si piega all'indietro verso il tallone, le ginocchia e le anche si flettono, accentuando di conseguenza le curve naturali del rachide. A questo quadro, già di per sé critico, aggiungiamo anche il comportamento dei tendini, dei muscoli e delle capsule articolari: i muscoli del polpaccio e gli ischiocrurali si retrarranno per l'eccessiva chiusura della catena muscolare, i quadricipiti saranno sottoposti a stress per il loro allungamento continuo, il bacino, per aumentata curva lombare, aumenterà il basculamento in avanti, creando non pochi problemi all'articolazione sacro- iliaca. Come ultimo problema tra tanti, si termina con conseguenze a livello cervicale, risvegliando dolori fastidiosi. La continuità del corpo, come si è visto, può veramente creare problemi anche a lunghe distanze. Con ciò non voglio dire che da domani sarebbe meglio tornare alle origini, quando l'uomo non usava ancora la scarpa, ma basti pensare che questa ha la funzione di proteggere il piede e ciò può essere fatto anche senza il bisogno del tacco. Insomma, quando si crea una condizione di dislivello tra il tallone e l'avampiede, si provoca un'inclinazione del corpo in avanti, direttamente proporzionale all'altezza del tacco: più alto è il tacco, maggiore sarà il danno. Non potendo camminare con un'inclinazione così accentuata, il corpo trova una soluzione adattandosi al nuovo “schema”, portando così il busto in una posizione che permette una postura più o meno accettabile. Tutto ciò causa uno squilibrio generale che, nella maggior parte dei casi, si manifesta con dolori lungo la schiena. In un soggetto lordotico, l'uso costante di tacchi alti porterà ad un'ulteriore accentuazione di tale condizione, perché sarà proprio il tratto di lordosi ad inarcarsi leggermente e mandare il corpo in avanti. Nel soggetto cifotico, invece, aumenterà la curva e si potrà presentare anche un'iperestensione del ginocchio. Le fondamenta sono già nei piedi e se qualcosa non funziona si ripercuote in tutto il corpo; sono le mode a dettare ciò che poi diventa un “must”, ma se l'uomo è stato creato scalzo... vorrà dire qualcosa? Dobbiamo capire fino a che punto si può accettare più un canone estetico che il benessere fisico personale. Concludendo, per mantenere una postura corretta, è sufficiente un tacco né troppo basso (es. infradito) e né troppo alto: l'angolo tra piede e terra non è di 90°, bensì 100° e un tacco medio permette al piede di mantenere il giusto assetto articolare.

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Cervicalgia da vizio posturale

Le adulterazioni, o vizi, dell’omeostasi posturale rappresentano una diffusa causa di algia del rachide cervicale. Un’attenta analisi obiettiva ed un valutazione clinica possono essere adatti all’attuazione di una diagnosi, osteopatica in tal caso, a scapito di successive indagini strumentali. Ovviamente sono da tener presenti anche eventuali ingerenze anatomiche e/o viscerosomatiche che, come evidente dalle immagini riportate, rendono la struttura umana un continuum tra soma e viscere sia in statica, che in dinamica: Statica Catena inspiratoria (immagine 1): agisce sulla meccanica respiratoria grazie all'azione del Diaframma e dei muscoli accessori. È composta da: diaframma con il suo tendine sospensore, scaleni, gran dentato, sternocleidomastoidei, e piccolo pettorale         Catena posteriore (immagine 2): permette la stazione eretta contrastando la forza di gravità. È composta principalmente da:spinali, grande gluteo, pelvi-trocanteri, ischio-tibiali, popliteo, soleo e plantari.             Catena antero-inferiore (immagine 3): Assicura la sospensione prendendo appoggio su punti fissi superiori. Composta da: scaleni ed intercostali che mantengono il torace, sistema fibroso profondo che tiene sospeso il diaframma e la massa viscerale, psoas, adduttori, muscoli anteriori della gamba       Dinamica Catena superficiale posteriore (immagine 4): influisce sulla postura durante i movimenti sul piano sagittale             Catena miofasciale superficiale frontale (immagine 5): bilancia la catena superficiale posteriore influisce sulla dinamica posturale postura nei movimenti sul piano sagittale e protegge gli organi addominali.         Catena miofasciale profonda frontale (immagine 6): assume un ruolo prioritario nel supporto posturale inerente i movimenti su tutti i piani dello spazio.         Catena laterale (immagine 7): gestisce la dinamica posturale nei movimenti relativi al  piano frontale.           Catena miofasciale a spirale (immagine 8): relativa al controllo posturale nei tre piani dello spazio.       Come si intuisce, a tal proposito, una problematica, anche se distale rispetto alla sintomatologia riferita, può facilmente inficiare la meccanica cervicale con tutte le problematiche ad essa correlate. Generalmente i pazienti hanno un’età compresa tra i 35 ed i 45 anni, un’occupazione sedentaria con un monte ore giornaliero non inferiore alle 8/10, non frequentano una palestra, oppure svolgono attività non idonee (o meglio non compensative) alla reali necessità. Clinicamente i soggetti, non riferiscono una particolare rigidità anche in presenza di piccole restrizioni di movimento, ma una accentuata tensione dei muscoli del collo accompagnata dalla presenza di contratture, e dolorabilità (trigger point), palesi anche alla semplice palpazione e localizzate in maggior misura nelle zone dei trapezi e degli spleni. Spesso l’esame radiografico non evidenzia anomalie di rilievo, e di conseguenza vengono, non di rado, associate terapie inidonee. A tal proposito utile sarebbe una indagine baropodometrica e/o poidoscopica In relazione alle abitudini maggiormente influenzanti la fisiologica “omeostasi posturale” si evidenziano, nei pazienti, atteggiamenti quali: stare al computer con lo schermo non centrato ma posto lateralmente e ad una altezza non consona tenere le gambe accavallate mentre si è seduti alla scrivania, o peggio, essere in appoggio su una sola natica mantenere la cornetta del telefono stretta tra la spalla e il collo durante lo svolgimento di altre attività sedersi senza appoggiarsi allo schienale della sedia dormire con due cuscini, o comunque con un cuscino non adeguatamente imbottito usare borse, strumenti, e quant’altro utilizzando un appiglio (tracolla) monolaterale la pratica, sporadica, e non corretta di alcuni sport senza una adeguata preparazione lo stare seduti con il portafogli nella tasca posteriore dei pantaloni la non corretta regolazione del sedile durante la guida il sollevare carichi in malo modo l’allattamento senza l’ausilio degli specifici presidi del caso (cuscino) Sintomatologia: dolore al collo cefalea muscolo-tensiva emicrania dolore dorsale dolore ad una o ad entrambe le spalle fastidi alla vista riflesso vagale bracialgia sindromi pseudo-canalari Tali sintomi risultano essere sempre presenti sotto forma di dolore oppure fastidio ricorrente che si accentua nello svolgere una o più attività determinate. Il trattamento Osteopatico. Consiste, innanzitutto nel cercare di lenire le tensioni muscolari attraverso tecniche dolci quali miofasciali e/o mio tensive. In un secondo momento vanno ricercate, e possibilmente corrette, talune restrizioni di movimento legata ad una limitazione della meccanica vertebrale. In tal caso l’operatore potrebbe valutare l’applicazioni di tecniche ad energia muscolare (con partecipazione attiva del paziente) oppure tecniche trust. Il terzo step consiste nel ricercare ingerenze distali sia somatiche che viscerali, e nel contempo cercare di correggerle mediante “manipolazioni” mirate. Ultimato il trattamento, al soggetto non resta che affidarsi ad una allenatore (personal trainer preferibilmente) per l’attuazione di programmi ed esercizi tesi al mantenimento del risultato terapeutico, quindi conservativo, e/o al miglioramenti di eventuali parametri non trattabili manualmente. A tale riguardo andrebbero praticati esercizi di: stretching globale attivo; mobilizzazione articolare; auto elongazione; propriocezione; respirazione; rinforzo muscolare. Ovviamente il percorrere l’iter appena descritto dovrebbe necessitare di beneplacit del medico di fiducia, il quale dopo aver escluso la presenza di reali patologie con diagnosi differenziata potrebbe continuare a seguire i progressi del proprio paziente attraverso la collaborazione di un osteopata e, ovviamente, di un personal trainer.

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