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Dove va il fitness? (7° puntata) Cosa mi piace

Il gioco mi piace, o meglio: mi piace il fitness che gioca. Il fissato e la fissata, lo zio e la zia, il papà e la mamma, la nonna e il nonno e tutto-il-resto-tutto-assieme nello stesso corso. Nella stessa palestra. Allo stesso palestra-pizza-party. A volte nello stesso allenamento: vedi i successi dei duetti training marito/moglie o mamma/figlia. Detto ciò, vorrei che qualche esperto di fitness marketing (??) m'illuminasse su cosa è realmente questa benedetta 'segmentazione' dell'offerta dei servizi fitness. Una deriva. Cosa vuol dire mettere gli anziani a pedalare da una parte e i teen-agers dall'altra? Se il primo giorno in palestra ci mettono piede insieme (padri e figli, nonni e nipoti, mogli e mariti) dovranno ragionevolmente camminarci anche dentro insieme. Alla Gold's Gym ho visto, su dieci bike, dieci cosiddetti 'target cliente'. Strano, pensavo: “La palestra migliore del mondo non segmenta”. Cito, a tal riguardo, alcuni target non segmentati presso “The Mecca of Body-Building”: il body builder, il manager, la casalinga, il professore, il rapper e il predicatore. Sportivo e ludico, il fitness. Perchè è quella la situazione che accomuna, è il gioco il filo conduttore. E' il ludico il fine. Giocano tutti assieme o giocano a casa. Tempo fa si segmentava il target cliente scoprendo poi che puntando solo sul target 'body builder' si sarebbe chiuso bottega. Di lì si avviava, per usare un termine elegante, la managerializzazione del palinsesto corsi e servizi fitness. Conseguenza? Segmentazione per fasce orarie: mattino anziani, pomeriggio teens e blocco fitnessista alla sera. Poi si è capito che le stesse schede d'allenamento scritte con vigoroso pugno ogni giorno richiedevano passaggi ovvii e continui tra fasi cardio e fasi isotoniche. Ciò modificava la disposizione macchinari in palestra ed oggi il cardio e l'isotonico sono spesso presenti nello stesso spazio. Capito ciò ci si è resi conto che la segmentazione era un limite mentale. Oggi anche i cartoni animati al cinema sono realizzati in chiave crossing. Il papà porta il figlio ma devono divertirsi entrambi. Conclusione: la segmentazione servizi non mi piace. E' il gioco (quello di squadra) che mi piace.

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Dove va il fitness? (6° puntata) Cosa non mi piac...

Il numero infinito di convention, corsi, stage, docenti, maestri, professori, attestati, diplomi, master, magazine spesso copia-e-incolla che s'annullano l'un l'altro. Facile promuovere unilateralmente i portali su cui porto modesto contributo e i magazine su cui presenzio affezionatamente da anni. Ma un'osservazione e una precisazione son d'uopo. Osservazione: il numero dei corsi, stage, docenti, luminari, sapientoni e saccenti aumenta e il numero dei partecipanti diminuisce proporzionalmente. Sarà un caso? La risposta è che, pare, non vi sia relazione tra la miriade d'offerte di formazione rispetto alla corrispondente quantità/necessità di forza lavoro nella fitness industry. La proposta stride con le necessità. Faccio un esempio: c'è troppa distinzione tra capacità tecniche del trainer e conoscenze gestionali dello stesso. Parlando sul campo con tanti istruttori, questi immaginano di lavorare perennemente in un villaggio turistico. Ma anche un villaggio turistico è un'azienda e se ogni collaboratore d'ogni azienda dovrebbe sapere come funziona la propria, perchè un trainer non riesce o non vuole capire come funziona il proprio centro fitness? Ogni volta che un personal trainer s'impossessa del Lat-machine a vantaggio del proprio cliente scontentando l'altro che non ha comprato il personal training pack, beh, sta auto-danneggiandosi. Fatto tal doveroso esempio, a partire dalla formazione si continua ancora ad insistere sulla divisione tra funzioni tecniche e manageriali del fitness coordinator. E dopo l'osservazione passo alla precisazione (per i trainer): quando decidiamo di spendere soldi sudati per presenziare a un fitness-update presso qualche convention, teniamo conto di quanto segue: ha mai messo piede in palestra quel docente? Se non è così, meglio una pizza con un gruppo d'altri istruttori. Ci si confronterà sul lavoro in campo e non sulle chiacchiere in forma di slide. No, gli pseudo-guru proprio non mi piacciono.

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Dove va il fitness? (5° puntata) Cosa mi piace

Gli istruttori/trici young nelle palestre. Non ce l'ho con i trainer over 60 che s'aggirano in qualche club con leggins super-attillati, magliette fucsia tre taglie sotto e la collezione dei minions stampigliati sul petto. Tra questi ne ho sott'occhio super-skilled che, ove si proponessero semplicemente con un look più sobrio, avrebbero grande successo. E non è tutto. Sempre tra questi, incontro, sul campo, Vecchi Guerrieri che potrebbero orientarsi al private-training, dove affidabilità e capello bianco sono indice di sicurezza per il cliente che vi si affida. Nel contempo potrebbero elegantemente trasferire parte dei loro skills agli Young Warriors. Quindi no, non ce l'ho con loro. Ce l'ho coi titolari di centri che propongono una paga oraria inferiore a quella della signora delle pulizie proprio a una categoria di trainer che, come detto prima, è quella che mi piace di più. La young armada. Non soddisfatti di ciò, titolari e coordinatori di network strabuzzano poi gli occhi se il turn-over di tali trainer, perennemente in panchina, è corrispondente a quello dei clienti. Altissimo. Con promesse (false) di far carriera e proposte (spesso scandalose) d'affitto sala pesi per allenare qualcuno, sta fuggendo una generazione di tecnici e istruttori palestra che rilancerebbero i club coll'entusiasmo di chi è predisposto al multi-tasking approach. Suggerimento per chi gestisce una o più palestre: teniamo a mente che tali ragazzi sono avvezzi a corsi, water, sala pesi e che la multifuzionalità è già nel loro DNA da under 25. Inseriamoli con strategie crossing e troveremo ricambio per i Vecchi Guerrieri. Tutto questo mi piace, o meglio: mi piacerebbe.

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Dove va il fitness? (4° puntata) Cosa non mi piac...

Le grullerie, le tecnologie e i “tools” del momento che... “Si autodistruggeranno tra cinque secondi” (Mission Impossible cit.). Il fumo-fitnessista venduto a caro prezzo. Proposte a destra e manca, quando il vecchio gradino, balzi e palla medica facevano di più. Da quei tappetini su cui, fin dalla notte dei tempi, si doveva scivolare rischiando due rotule in contemporanea, ai sacchettini d'acqua, a pesetti e pesettini dalla forma assurda a pedane rotanti-molleggianti, palloni, palloncini e pallonetti, palline e sciabolette, elasticoni elastichini spade e fioretti, tutto si tenta ma niente si fa. Più noi, fitness operators, introduciamo discipline assurde quanto inutili proposteci da correnti futurizzatrici e meno la gente a questi corsi ci va. Nel frattanto, il fitness-cliente-potenziale, confuso da corsi indefinibili, proposte commerciali grottesche, formule di partecipazioni assurde e strategie di marketing improponibili, torna al ragionamento semplice, alla razionalità contadina. Che lo porta a sostituire la membership con una corsa sul prato + compilation-list appena scaricata, scansando la paura a costo zerovirgolazero. Perché chiudermi in una palestra a correre su un pavimento che corre su un altro pavimento? Su un altro fronte si aggiungono sorprese che rompono equilibri già precari: i grandi centri vanno in affanno come i fissati che installano dieci app al giorno: molte palestre rincorrono fitness-tools a rapida obsolescenza che continuano a riempire magazzini. Mentre esplode il business di vecchi capannoni di periferia che, con qualche litro di vernice e due murales, si dotano di pneumatici di camion, funi, boxes-jump e fanno un botto d'iscrizioni a colpi di flessioni, pull-up e stacchi da terra. Luddismo o buon senso? La futurizzazione furba non mi piace.

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Dove va il fitness? (3° puntata) Cosa mi piace

Allenarmi e allenarmi ancora. Allenarmi sempre. Anche senz'aria condizionata, se non funziona, o se proprio non c'è. Mi allenerei (e infatti lo faccio) anche quando non dovrei per qualche acciacco che inizia a colpirmi. O quando non potrei per giornate piene d'impegni che non finiscono mai. Ma dietro e sopra di me avverto la sensazione che strutture, tecnologie e uomini abbiano ricevuto l'ordine, sublimato ad arte, d'azzerare questa voglia, determinazione, desiderio nostro e dei nostri pubblici di far la sola cosa per cui si va in palestra: allenarsi. E mettersi in gioco secondo approccio, secondo facoltà individuali. Fisicamente e mentalmente esausti a fine workout? Il massimo. E' nient'altro che un piacere, una sfida, è il quotidiano spingersi verso una nobile meta. Un'auto-terapia. L'allenamento è più o meno come la religione: non sai se “Lui” esiste e non sai nemmeno se diventerai come vorresti o come ti sei visualizzato. Però continui a crederci. Quell'allenamento reiterato, piazzato all'interno di una giornata maledettamente dura è una vera e propria Fede. La nostra fede. Ed è così, è solo con questo fuoco, questo desiderio incontrollabile e furibondo d'allenarci che tante rabbie e insoddisfazioni possiamo impacchettarle e spedirle verso l'impegno fisico portato, ognuno, al proprio massimo livello. Siamo vittime (per fortuna consapevoli) di teorie psico-sociologiche che vorrebbero convincerci che allenamenti fatti con trasporto siano premonitori di patologie e che una seduta in meno e una in più dall'analista siano la soluzione. Meglio un workout in più, bello tosto, che il lettino dello psicanalista che fuma mentre mi chiede: “Qual è il suo problema”? Vado, it's workout-time. L'allenamento mi piace.

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Dove va il fitness? (2° puntata) Cosa non mi piac...

La smaterializzazione, lo sbriciolamento progressivo del fitness. Dai suoi contenuti all'uso dei termini che lo rappresentano. Dal wellness prima al leisure poi, dal benessere prima (ma che vuol dire?) allo starbene poi. Negli anni recenti, noi comunicatori/operatori abbiano giocato su sequenze di logiche e illogiche semantiche che nascondono una cosa sola: confusione. Altro che “fitness-fusion-strategy”. Il punto di non ritorno verso la comprensibilità del fitness, che sarebbe un modo per vendere meglio le iscrizioni in palestra, è stato superato. No, non s'inietta più propositività e coraggio nelle offerte di servizi fitness che andrebbero toccati con mano, ma si tenta spasmodicamente di trasformare, fin quasi a snaturarlo, il concetto stesso di wellness. Si affumica, lo si rende ogni giorno più immateriale. E più invendibile.L'idea storica è che in palestra qualche sacrificio che dia risultati che non siano un six-pack impressivo ma un cuore che gira meglio bisogna pur farlo. Sembra, invece, che tale idea sia da qualcosa da temere perchè potrebbe allontanare l'utente invece d'avvicinarlo. La palestra, come dico ai miei allievi, non è il circolo degli scacchi. Il corpo non si rimette sui binari solo con liposuzioni, settimane a bagni di fieno e pappine vegetali. Mai visto nessuno entrare in una beauty farm come il simpatico bisteccone Galeazzi (soprannone che piace persino a lui) per uscirne come Brad Pitt. All'estremo opposto, le accuse d'esser drogati di troppo sport e troppa fitness-foga vengono mosse da chi incassa mille euro per qualche giorno di massaggi e tisane miracolose. Sarà per questo che tante palestre si svuotano e tante aree di remise-en-forme, per frequentare le quali ci vuole un mutuo, si riempiono. Qualcosa mi sfugge e questo qualcosa non mi piace. 

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Dove va il fitness? (1° puntata) Cosa mi piace

Il “body-building-spirit”, non sempre il “body-building-body”. Lo spirit mi piace nonostante ci s'impegni a comprimere l'anima del fitness da riviste light-fitnessiste e da certi fitness-forum depositari di verità. Ora si vuole eliminare lo spirit anche dalle palestre, dimenticando che il nonno del fitness è proprio il body-building (spirit). Una volta il capo o titolare palestra doveva essere grosso. Era costretto ad esserlo. Aveva 'barato' con le sostanze, forse, ma in fondo era un bonaccione che aveva partecipato a gare nei dintorni per tirare su qualche iscritto, sbarcare il lunario e fronteggiare i costi. E se qualcuno si fosse mai azzardato a parlare di sostanze dopanti, sarebbe stato lui il primo a tirargli le orecchie. Ai tempi non c'erano receptioniste o venditrici con l'autoreggente e alla calza firmata d'oggi si poteva contrapporre solo il quadricipite pennato di ieri. Atmosfere cameratesche, frizzi, lazzi e pacche sulla spalla pure alla girl che ci dava dentro con lo squat. Lo squat: strumento di misura della passione palestrara, nonché crocevia di discussione e livellamento sociale. Tutti uguali sotto il castello d'acciaio. Ben peggio di quel condottiero palestra di ieri, è il venditore in giacca e cravatta d'oggi, che martellandoti nel suo ufficio chiuso t'appioppa l'iscrizione fumo strappandoti il bancomat dal portafogli. Osservando queste figure in cui s'incarnano il 'Warrior Spirit' bonariamente tamarro del passato e il “Mercante” elegante del presente, mi piace molto, ma molto di più la prima.

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L'ibrido del fitness: “Il Train Manager”

Il Train Manager è una figura anomala di supervisione che, all'interno del centro fitness, s'accolla problematiche organizzative e di gestione in contemporanea all'esercizio delle funzioni di PT o ST (Senior Trainer). Fino a qualche anno fa, le aree del centro fitness erano condotte da due uomini a capo dello staff: il Fitness Manager e il Commercial Manager. Il primo s'occupava dei programmi tecnici da coordinare con lo staff istruttori e il secondo coordinava le politiche di prezzo e le relazioni coi clienti, dando ordini e disposizioni allo staff reception. Le difficoltà delle due figure ad intercettarsi nel realizzare servizi fitness che rispondessero a dettami tecnici di valore ma anche ad esigenze di mercato, hanno fatto danni inenarrabili. Non di rado, il tecnico (Fitness Manager) proponeva temi 'tecnici' dal suo punto di vista sostenibili, mentre il commerciale (Commercial Manager) sbandierava l'inoppugnabilità della sua politica 'commerciale'. Risultato? Palestre in crisi e fallimenti. Prevedendo questa sorta di 'fuoco amico', ho ritenuto indispensabile una lunga esperienza tecnica di campo, cui ho fatto seguire tanta 'scrivania' per tornare, ora, sul campo. Di qui, sorta d'ibrido manageriale che passa dall'organizzazione dei servizi tecnici a quella delle politiche di bilancio di un centro fitness. Soluzione ideale per tenere la barra dritta di una palestra che è un'azienda come le altre, non un villaggio turistico.

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Flowing Training

Il Flowing è una tecnica proveniente dalla 'Corrente di pensiero del Movimento Funzionale'. Tale disciplina del fitness pseudo-futurizzato, in realtà, fonda le radici nella storia antica del fitness (vedi la tecnica Slide anni Novanta, del tutto simile). Oggi, il "Functional Training" e il "Flowing" che ne è parte, sono in auge tecnicamente e commercialmente. Salvo casi rari, ogni nuova disciplina che entri prepotentemente nel mercato delle palestre ha forma e sostanza. Perciò, bisogna provare per decidere se una nuova proposta o corso fa per noi. In passato, ciò che veniva lanciato nel mercato del fitness era poco sperimentato (i magazzini delle palestre sono pieni d'attrezzature inutilizzate), e non di rado si trattava di fitness-flop. Oggi, l'elaborazione dei movimenti da proporre ai 'fitnessisti' è sempre ponderata. Noi esperti ci lavoriamo su ogni giorno e dobbiamo esser certi che quel 'prodotto/servizio' da mettere in campo sarà utile per clienti sempre più preparati e redditivo per l'azienda-palestra, sempre più impegnativa da gestire. 1) Caratteristica del movimento "Flowing" vuol dire scorrere, scorrimento. Il termine illustra chiaramente di cosa si tratta. Se facciamo un passo in avanti non possiamo farlo scivolare ma dobbiamo far avanzare la gamba e poi appoggiare il piede. Mettere le pattine sotto i piedi, invece, è nient'altro che un uso casalingo della tecnica Flowing. Detto ciò, il vantaggio di quest'allenamento è che racchiude in un unico gesto tutte le qualità del training in palestra o out-door. Fare un affondo classico con o senza peso fa lavorare i muscoli agonisti (quadricipite, glutei) coinvolge parzialmente gli antagonisti (femorali, posteriori della coscia) e ancor meno parzialmente gli stabilizzatori (addominali, paravertebrali). Un affondo con tecnica Flowing, mettendo sotto il piede un tool che faccia slittare il piede in avanti (anche un pezzo di carta) coinvolgerà invece tutto l'insieme. Vantaggi: propriocettivizzazione e più controllo dei movimenti, migliore atteggiamento posturale, maggiore efficacia a livello di tonificazione (massimo risultato in tempo ridotto). Svantaggi: decisamente impegnativo se non si è allenati e stressante per muscoli e tessuti connettivi se si commettono errori gestuali anche minimi. 2) Tools utilizzati nell'allenamento Flowing Training PLATE in pvc e PADS rivestite in feltro. La prima è sorta di tappetino adattato allo scorrimento, le seconde qualcosa di simile alle pattine succitate che vanno poste sotto i piedi nudi. 3) Sequenza esercizi tipo Gli allenamenti funzionali hanno durata breve (15-30 minuti), almeno se non si è non è "Cross-Fitters" professionisti. Dovendo coinvolgere senza interruzione muscoli agonisti, antagonisti e stabilizzatori per tutta la durata della sessione, è richiesta una preparazione fisica ideale e grande concentrazione. Tale peculiarità esclude i fitness-principianti, ma può includere tranquillamente nel programma chi è intermedio o avanzato. Una sequenza ideale può essere quella che alterna un movimento in Flowing per la parte superiore del corpo (Flessioni in Flowing) con uno per la parte inferiore (Affondi in Flowing). A seguire, un terzo movimento per il core-body-anterior (Flessioni busto in Flowing) e per chiudere un esercizio per il core-body-posterior (Ponte Supino in Flowing). Per ogni esercizio 3-5 serie da 10-15 reps con recupero totale tra le serie (90 secondi).

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Cinnamomum zeylanicum. Un aiuto per la tua salute ...

Certo questo nome, Cinnamomum zeylanicum, potrebbe far pensare al principio attivo di un qualche farmaco! Ma così non è. Sapete di cosa sto parlando? Di un alimento, o meglio, una spezia molto nobile: la Cannella. Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/Blog/Alimentazione/Cinnamomum_ZeylanicumUn_Aiuto_Per_La_Tua_Salute_E_Il_Tuo_Girovita--id265.html La cannella proviene da un albero tropicale e viene estratta dalla sua corteccia.Oltre a tannini, polifenoli, terpeni, fenilpropanoidi e zuccheri, la cannella è ricca di micronutrienti quali: Calcio, Manganese, Magnesio, Ferro, Potassio, Selenio, Zinco e vitamine A, C, B1, B2, B3, B5, B6. Ha proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali, antimicrobiche. Ma ciò che vorrei mettere in risalto di questa spezia è l'effetto che ha come ipoglicemizzante. Grazie alla presenza di un polifenolo, detto MHcp (Methylhydroxychalcone polymer), la canella sarebbe in grado (secondo una ricerca Scientifica: Mang B, Wolter M, Schmitt B, et al. Effects of a cinnamon extract on plasma glucose, HbA, and serum lipids in diabetes mellitus type 2. Eur J Clin Invest 2006;36(5):340-4.) di attivare i recettori insulinici, favorendo l'ingresso del glucosio nelle cellule. Sembra che mezzo cucchiaino di cannella al giorno possa ridurre in modo significativo i livelli di zucchero nel sangue dei pazienti con diabete di tipo 2. Cosa dire! Usatela con fantasia (caffè, yogurt, avena, frutta) e chi più ne ha più ne metta! 

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Modus Operandi di un ragazzo di oggi

A Ovest di Paperino Attenzione: questo articolo nuoce gravemente alla salute di colui che si identifica in uno dei personaggi. Tutti conoscono Paperino come personaggio dei fumetti, partorito dalla geniale fantasia di Walt Disney; egli è rappresentato come un personaggio noto per la sua sfortuna. Paperino in alcuni fumetti dà anche l'impressione di essere un ingenuo e quindi preda dei furbi (quali ad esempio lo zio Paperone). Nella vita reale molti di noi possiamo identificarci in lui; come nel caso di qualche frequentatore di Palestra. Per me Paperino può essere un ragazzo di oggi con il bisogno di mettere della solida massa muscolare; egli invece di andare verso est (punto cardinale dove sorge il sole, dove risiede la conoscenza), va verso ovest (dove tramonta il sole, dove c'è confusione, ridondanza e caos). Il nostro Paperino pensa, come molti Italiani (grandi CT della Nazionale di Calcio e Tecnici sul divano di casa) di saper discriminare chi è competente in materia di preparazione fisica da chi non lo è. Purtroppo, non sa distinguere tra: Allenatore, Istruttore, PT, LSM, ecc; Dietologo, Nutrizionista, Dietista, Consulente Alimentare, ecc; Chinesiologo, Fisioterapista, Osteopata, Fisiatra, ecc. Di sé stesso non sa, ad esempio, se è un ectomorfo o un mesomorfo magro (citando Sheldon); nessuno fino ad ora gli ha fatto una minima anamnesi. E' il classico Italiano che applaude chi gli parla con un linguaggio tecnico a Lui incomprensibile. E' convinto che, pagando 50€ mensili (Iva inclusa), in una Palestra (cioè circa 4€ a seduta per allenamenti trisettimanali), sia legittimo pretendere: Scheda personalizzata allenamento; Pianificazione alimentare personalizzata ed eventuali cosigli su integrazione; Assistenza Tecnica continua e Professionale.   Paperino va dal suo medico di base, il quale, dopo averlo ascoltato, gli consiglia una dieta ipercalorica. Successivamente chiede all'amico Alfredo (che ha un negozio di integratori) qualche integratore “miracoloso” per i suoi scopi; Alfredo gli consiglia un gainer ad alta percentuale di carboidrati. Poi si iscrive nella Palestra dell'amico Sandro e gli espone i suoi problemi; Sandro gli rifila la scheda di Stanlio ed Ollio e Paperino inizia a seguirla. In quella Palestra sfortunatamente non ci sono Istruttori apostoli o filantropi e dopo 2 mesi non ottiene risultati. Addirittura in Palestra c'è un giovane Istruttore soprannominato Sordello (tratto dal personaggio del canto VI del Purgatorio Dantesco), perché:   Ella non ci dicea alcuna cosa ma lasciavane gir, solo sguardando a guisa di leon quando si posa   Con disappunto chiede spiegazioni a Sandro, il quale si giustifica dicendo che, in quella Palestra frequentata dal Jet Set della città, tutti hanno risultati e sicuramente lui non si è impegnato. In tutto questo tempo ha messo pochissima massa muscolare e un po' di pancetta.Paperino decide di smanettare sul web (dove si può trovare il tutto ed il suo contrario, dove regna il vero, il falso, il plausibile) e si iscrive su gruppi di discussione che hanno a che fare con il mondo delle Palestre. Chiede consigli su alimentazione, integrazione e allenamento adatti a lui, ma non si accorge (come molte persone che non hanno né basi di teoria dell'allenamento né di alimentazione ed integrazione), che in questi gruppi si celano: troll (persone pagate da aziende o loro stessi proprietari che promuovono i loro prodotti); dope (persone inconsapevoli e non; approvano e promuovono tesi e/o prodotti di altri); fake (vasta categoria di persone, cinture nere 10° Dan di cazzate, che amano perdere tempo e farlo perdere agli altri diffondendo cose e notizie del tutto false o inattendibili); solipsisti (sono coloro che adattano la realtà alle loro fantasie; se li schiaffeggiamo, loro crederanno che noi e lo schiaffo siamo frutto della loro immaginazione. Non c'è nessun modo per dimostrare il contrario). Su Facebook qualcuno, come tecniche di allenamento, gli consiglia il GVT (German Volume Training) e qualcun altro l'Heavy Duty di Mentzer. Alla fine Paperino, da tutto questo, ne esce disorientato senza aver ottenuto ciò di cui aveva bisogno. Morale della favola? Stabilitela Voi.  

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Servizio Personal Trainer, perché?

Una possibile soluzione vi balza alla mente. Un Personal Trainer…!  Ma ne vale la pena e la spesa? Iniziamo il ragionamento con una premessa necessaria. L’investimento per il proprio futuro non è certo ammalarsi e  invecchiare  in maniera precoce. Anche se tali processi fisiologici e biologici purtroppo ci avvincono, un conto è subirli, un altro conto è viverli in maniera da contrastarli, nel limite del possibile, per poter vivere una vita più significativa e dinamica. Un altro aspetto da considerare è la spesa sociale dovuta a malattie  come ipertensione, diabete e sovrappeso le cosi dette “malattie metaboliche” che oltre a ridurre le proprie aspettative di vita hanno pure un costo e una dipendenza dai farmaci. Fatta questa premessa, iniziamo con il dire che la possibilità di richiedere l’aiuto di un professionista della salute, Un Personal Trainer, ne può valere sia la pena che la spesa! E' incoraggiante sapere che il servizio di  Personal Trainer oggi  sia alla portata di molti. Si può dire che sono finiti i tempi dove solo i VIP potevano usufruire e permettersi  tali servizi e questo apre le porte ad un benessere sempre più collettivo e uniforme (come dati indicativi,  le tariffe più convenienti partono da un minimo di 30 euro a lezione, con possibili pacchetti ad entrate ancor  più convenienti).   Quali sono allora i benefici derivanti dall’essere seguiti da un allenatore personale? Molti che iniziano ad allenarsi da soli, anche se armati di buona volontà, finiscono il loro entusiasmo alle prime delusioni o difficoltà (quante volte vi è capitato di pagare un abbonamento magari anche annuale e alla fine mollare tutto dopo solo alcune sedute di allenamento?). Una ragione è che non si ha un quadro realistico della propria situazione fisica e neppure la preparazione di base per affrontare un percorso che non è affatto facile e privo di difficoltà. Ecco perché qui entra in gioco  il lavoro del Personal Trainer, che oltre ad essere un buon motivatore, ha conoscenze che permettono di affrontare molteplici situazioni quali: la perdita di peso con consigli alimentari appropriati. Programmazioni realistiche di allenamenti che non solo facciano raggiungere il proprio B.M.I. "indice di massa corporea" (peso ideale) ma che costruiscano un risultato più eccellente, cioè il lavoro sull'armonia e l’efficienza del proprio corpo (simmetria muscolare, proporzioni, forza e resistenza allo sforzo, mobilità articolare, elasticità muscolare ecc. ecc.) e cosa di non poco conto  il controllo delle posture nell' eseguire esercizi che spesso sono motivo di traumi.   Una cosa determinante da aggiungere e  da non sottovalutare è  che un allenatore qualificato può risparmiarvi perdita di tempo e fatiche inutili. Chi di noi, non essendo preparato in meccanica, si sognerebbe di smontare il motore della propria auto per una riparazione senza avere l’idea di come fare? Certo si può essere anche portati nel fare una cosa o l’altra per dono o intuito naturale, ma quanto tempo ed errori saranno necessari per divenirne competenti?  Ci vorrà senz'altro l’aiuto di un bravo meccanico che oltre a spiegarvi ciò che lui a studiato vi aiuterà ad apprendere la meccanica, non è vero? Similmente il vostro Personal Trainer farà con voi. Spero che questo articolo possa esservi stato di stimolo e aiuto!

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Allenamento con i pesi in età di sviluppo: miti d...

Confrontandoci quotidianamente con genitori di bambini, adolescenti o pre-adolescenti, ci troviamo spesso di fronte alla convinzione che allenarsi con pesi e macchinari in età giovanile sia addirittura dannoso per lo sviluppo fisico. Ci teniamo ad assicurare tutti i genitori che si tratta di una teoria assolutamente errata e superata da tempo, con centinaia di evidenze scientifiche a supportare la tesi esattamente opposta, ossia che un corretto allenamento della forza attraverso l'uso di sovraccarichi favorisca la crescita ossea e lo sviluppo di una corretta postura globale! Andiamo ovviamente a motivare quanto appena affermato, facendo prima un banale confronto con alcune attività che vengono generalmente preferite perchè considerate più adatte alla crescita dei nostri figli. Prima riflessione Il peso del corpo (carico naturale) è quasi sempre un carico FISSO (ossia non modulabile) più alto di quello che andremmo ad utilizzare con i pesi, talvolta persino eccessivo per le articolazioni in determinate fasce d'età. Notate bene che con ciò non si vuole in alcun modo denigrare il lavoro a corpo libero, altrettanto importante per lo sviluppo della coordinazione e del controllo motorio! Seconda riflessione Prendiamo come esempio gli sport di squadra o comunque i cosiddetti giochi sportivi (tennis, calcio, basket, ecc..): una precoce specializzazione porta spesso allo sviluppo di paramorfismi e squilibri posturali dovuti all'esagerata sollecitazione di alcuni distretti muscolari rispetto ad altri (per non parlare della facilità di traumi all’apparato locomotore). In particolare in discipline che prevedono gesti di tipo asimmetrico possono sorgere o accentuarsi degli atteggiamenti posturali viziati. Terza riflessione Il nuoto, altra splendida disciplina della quale potremmo parlare per ore, ma andiamo direttamente al sodo sottolineandone, per una volta, solo alcuni aspetti negativi. Non solo non è una panacea per chi inizia ad avere atteggiamenti posturali errati, ma può risultare addirittura dannoso in quanto rende la colonna più flessibile e quindi più facilmente deformabile. Le respirazioni forzate e la pressione esterna dell’acqua sul torace accentuano il meccanismo rotatorio delle vertebre, tipico della scoliosi. Se in passato si riteneva che il nuoto, in quanto praticato in scarico, fosse lo sport più indicato "a prescindere", oggi si sa con certezza che può risultare molto più efficace potenziare le capacità della colonna e della sua muscolatura di opporsi alla forza di gravità praticando dei movimenti "in carico". Come avrete capito, ogni attività sportiva comporta dei rischi (pochi) e dei benefici (tanti), ma contrariamente a quanto spesso si pensa l'allenamento coi pesi è proprio quella con il miglior rapporto benefici/rischi! Inutile specificare che ciò è vero se e solo se il personale a cui ci si affida è adeguatamente qualificato ed in grado di valutare sempre e comunque obiettivi e bisogni del giovane atleta con cui si trova a lavorare. Quali sono invece i benefici dell'allenamento della forza tramite sovraccarico nei bambini? Partiamo dal presupposto che l’acquisizione di qualsiasi gesto tecnico richiede una dose più o meno grande di forza. Soprattutto la fascia d'età che va dagli 8 agli 11 anni, detto “turgor secondus”, è considerata il periodo migliore per l’apprendimento motorio, nel quale si devono acquisire quei movimenti che costituiranno la base per il bagaglio motorio a venire, ed è proprio in questa fase che un’adeguata dose di forza li faciliterà nell’applicazione dei gesti più complessi e che richiedono impegni muscolari importanti. L' aumento della forza in età precoce è dovuto principalmente ad adattamenti neuromuscolari e certamente non ancora a ragioni ormonali, e questo ne certifica ancora di più l'importanza. E' stato inoltre ampiamente dimostrato come l’allenamento della forza aiuti nello sviluppo scheletrico, oltre a prevenire il soprappeso, a rispondere più efficacemente ad eventuali traumi e a ridurre le sintomatologie dolorose alla schiena. E' chiaro che esistono alcune regole che non vanno però dimenticate nel proporre questo tipo di allenamento: Procedere con gradualità: programmare l'allenamento in base alle caratteristiche fisiche del ragazzo, alle sue capacità coordinative e al grado di esperienza motoria-sportiva. Spesso può essere consigliabile iniziare con macchinari che consentono di eseguire movimeti guidati, per passare al momento opportuno ai pesi liberi. Gli allenamenti devono avere le seguenti caratteristiche: alternare fasi a bassa intensità con movimenti più veloci ed esplosivi (ma sempre controllati!), recuperare sempre in maniera ottimale, controllare l'esecuzione motoria concentrandosi principalmente su eventuali atteggiamenti posturali errati (ipercifosi, iperlordosi, atteggiamenti scoliotici, valgismo o varismo ecc..), stimolare non solo le capacità condizionali (forza,velocità, resistenza ecc..) ma anche e soprattutto quelle coordinative, evitare eccessive e precoci specializzazioni e variare quanto più possibile le proposte motorie.

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MudRun: quando per vincere, bisogna "sporcars...

Le MudRun sono una tipologia di corsa che da qualche anno sta spopolando negli Stati Uniti e si sta rapidamente propagando anche in Europa e in Italia. Si tratta di gare che si svolgono su strade, sterrati e sentieri naturali in cui si alternano tratti di corsa ed ostacoli di vario genere artificiali o naturali. I partecipanti vengono dotati di un chip che registrerà il tempo totale di percorrenza del percorso, ma già arrivare fino in fondo può essere considerata una vittoria personale al di là del tempo impiegato! Gli ostacoli, diversi per ciascuna gara e che verranno svelati solo a ridosso del giorno della competizione, possono essere costituiti da balle di fieno da saltare, guadi nel fango, percorsi aerei di vario genere da attraversare in modalità "scimmia", montagne di terra e muri di fieno da scalare, “tappeti” di pneumatici da superare, lingue di fuoco(!!) da saltare in stile Holliwoodiano, container da scalare, corde o pertiche da risalire, vasche di schiuma, tunnel artificiali e veri e propri percorsi di guerra da attraversare strisciando nel fango, fossati, fiumi, laghi, paludi e magari anche una piscina da attraversare a nuoto!  Preoccupati? Fermo restando che il bello di queste corse è rappresentato proprio dagli ostacoli e dalla sfida con se stessi nel doverli superare, c'è sempre la possibilità di aggirare l'ostacolo, magari paganda una piccola "penale" rappresentata dal dover eseguire tot ripetizioni di qualche faticoso esercizio che vi toglierà tempo ed energia! Queste manifestazioni si svolgono spesso in location particolarmente suggestive come boschi, parti storiche di città e paesi, stadi storici, ecc.. e nascono con uno spirito non competitivo, se non con se stessi e con i propri limiti! Sono delle fantastiche occasioni per stare insieme (sono previste anche iscrizioni in team) e divertirsi: non di rado si incontreranno infatti partecipanti travestiti nei modi più bizzarri come gladiatori, vichinghi, spartani e chi più ne ha più ne metta. I partecipanti vengono chiamati Mudders e spesso possono collaborare tra loro per superare ostacoli particolarmente ostici. Non competitive, dicevamo. E' però di quest'anno un'interessantissima novità: nasce infatti il Campionato Italiano MudRun! Tra le tantissime manifestazioni previste nel nostro Paese, numerose hanno ottenuto la convalida per essere considerate tappe valide al fine del Campionato Italiano. Basterà partecipare in modalità "Competitiva" ad almeno tre di queste numerose gare per poter essere inseriti in classifica (si fa la media dei tre migliori risultati tra tutte le MudRun effettuate). Per i mudders più ambiziosi c'è persino la possibilità, qualificandosi tra le prime venti posizioni nell' Inferno Run di Firenze (già il nome dice tutto, vero?) del 9 Maggio 2015, di partecipare al Campionato Mondiale OCR (Obstacle Course Race) che si terrà a Cincinnati, Ohio, Stati Uniti d'America! Potete trovare tutte le informazioni riguardo le varie gare ed il Campionato Italiano sul sito Mudrun.it. Okay, abbiamo visto in cosa consistono queste corse, ma ora... come si preparano? Vista l'assoluta varietà delle prove da superare e l'impossibilità di conoscerle in anticipo, sarà fondamentale allenare tutte le abilità fisiche senza fossilizzarsi solo su una di esse! Forza, Potenza, Resistenza, Capacità Aerobica, Agilità, Mobilità Articolare, Equilibrio, Coordinazione e così via ma soprattutto Forza di Volontà! Sono ideali circuiti di allenamento che alternino fasi di corsa ad alta intensità su piani variabili con esercitazioni di forza sfruttando la massima varietà di strumenti a disposizione quali Sbarre, Kettlebell, Anelli, Trx, Scale Orizzontali, Funi, Box Pliometrici, e tanti altri! E vedrete che preparare la gara sarà divertente quasi quanto correrla! Ci si vede nel fango, Mudders!

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Ambienti chiusi e radon, apriamo le finestre!

Nella società moderna particolare attenzione viene dedicata al risparmio energetico, sia in termini di riscaldamento che di raffreddamento, delle abitazioni e degli ambienti di lavoro. Se da un lato i nuovi materiali e le nuove tecniche di costruzione hanno portato dei benefici al portafogli, dall’altro minacciano la nostra salute causando un notevole aumento della concentrazione di radon.   Il radon (Rn) è un gas inerte e radioattivo di origine naturale. È un prodotto del decadimento nucleare del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio, è incolore, inodore, insapore e non può essere avvertito dai sensi: chiaramente nocivo per la salute, se inalato è causa di tumore al polmone (secondo solo al fumo di sigaretta).   Il radon è un gas talmente dannoso che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (Iarc), ha classificato il radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano. Dove si trova questo gas? Il radon è presente in tutta la crosta terrestre. Si trova ovunque, in quantità variabile, nel terreno e nelle rocce e si può trovare anche nell’acqua potabile. Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva in casa. I materiali edili che derivano da rocce vulcaniche (come il tufo), estratti da cave o derivanti da lavorazioni dei terreni, sono ulteriori sorgenti di radon. Essendo un gas, il radon può spostarsi e sfuggire dalle porosità del terreno disperdendosi nell’aria o nell’acqua. Grazie alla forte dispersione di questo gas in atmosfera, all’aperto la concentrazione di radon non raggiunge mai livelli elevati ma, nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole ecc) può arrivare a valori che comportano un rischio rilevante per la salute dell’uomo, specie per i fumatori in quanto già soggetti a rischio.   Il radon si distribuisce uniformemente nell’aria di una stanza, mentre i suoi prodotti di decadimento si attaccano al particolato (polveri) dell’aria che noi respiriamo e poi si depositano sulle superfici dei muri, dei mobili ecc. La maggior parte del radon che inaliamo viene espirata prima che decada (ma una piccola quantità si trasferisce nei polmoni, nel sangue e, quindi, negli altri organi), mentre i prodotti di decadimento si attaccano alle pareti dell’apparato respiratorio e qui irraggiano (tramite le radiazioni alfa) soprattutto le cellule dei bronchi.   Le concentrazioni di radon possono essere differenti anche tra edifici vicini e subiscono forti variazioni tra il giorno e la notte, estate e inverno e condizioni meteo: affinché si possa misurare con precisione la quantità di radon presente in una stanza occorre affidarsi ad enti o aziende specializzate. E’ scientificamente provato che l’esposizione al radon crei un significativo aumento del rischio di tumore al polmone: il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi ed è stato valutato che il 50% circa dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti è dovuto al radon. Soluzioni? Nell’immediato e a costo zero bisogna aumentare la ventilazione degli edifici e delle stanze in cui si soggiorna di più: cucina e camera da letto in casa, il luogo di lavoro, le aule delle scuole, ecc… Evitiamo di “tapparci” come dei barattoli ermetici e cerchiamo di far circolare sempre aria “nuova” anche durante i mesi invernali: risparmiare sul riscaldamento o sull’aria condizionata ha davvero più importanza della salute?

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GOODBIKE a Padova: la mia esperienza

Buongiorno a tutti! Oggi vorrei raccontarvi la mia esperienza con il nuovo servizio di Padova GOODBIKE. Stanca di andare a lavoro nel centro storico patavino con l'ansia di non trovare parcheggio, di arrivare in ritardo, di prendere una multa, ho deciso di abbonarmi al nuovo servizio. Che cos'è? GOODBIKE PADOVA offre la possibilità di noleggiare una bici in una delle 25 stazioni distribuite sull’area urbana consentendo di vivere la città su due ruote, di spostarsi autonomamente scegliendo il proprio percorso e decidendo i propri tempi.  Ieri è stata la mia prima esperienza e non posso che essere entusiasta e soddisfatta. Ho parcheggiato l'auto nella stazione di Bembo est.   Bastano poche e semplici mosse per prelevare la bici e iniziare a correre verso la propria destinazione: passare la propria tessera sull'apposita colonnina, aspettare tre bip, sganciare la bici e.... Partire. La mia compagna di avventura era provvista di cestino per la borsa, campanellino per liberare la pista ciclabile da eventuali pedoni, tre marce per affrontare salite per il cavalcavia e vie pianeggianti... comoda e funzionale. La mia meta era via Altinate, raggiunta in soli 20 minuti.  Sono riuscita ad arrivare a lavoro in anticipo, senza frustrazioni e con la grande soddisfazione di aver fatto Movimento. Il ritorno è stato più problematico, perché la bici che avevo scelto non si sganciava dalla propria colonnina. Per questo motivo ho subito approfittato del numero verde per avere un consiglio su come procedere.  Il ragazzo che ha risposto alla mia chiamata ha provveduto dal suo server a sganciare la mia bici. È bastato fornire il numero della mia tessera e il nome della stazione in cui mi trovavo. Dopo aver risolto il problema, sono risalita in sella (solo dopo averla abbassata, ahimè) e ho iniziato a pedalare verso la mia auto abbandonata in periferia. Mi auguro che il servizio continui ad essere così efficiente con le bici sicure e sempre collaudate. Non vedo l'ora di girare nuovamente Padova su due ruote: ha risvegliato un'insieme di sensazioni e ricordi che non provavo dai tempi dell'Università.   Perché non riviverli più spesso?? Consiglio questa esperienza a tutti per la sua praticità, economia e per la vostra Salute! Goodbike!!

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