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Fitness 2021: i Club, sì, ma gli istruttori?

PREMESSE

Non c'è distinzione tra trainer operante intra, extra-moenia o remotizzato. Le tre categorie rientrano tutte nell'analisi. Ma andiamo per ordine sulle “utilità” di questa figura e dei suoi replicanti. E' più “utile” commercialmente una scheda fattibile senza frustrazione dall'iscritto ad “X”, che un programma eccelso ma impossibile da concludere presso “Y”. Premessa numero uno. La due, è che il trainer è l'opposto del personal trainer: uno lavora per il Club, l'altro per sè. La disfunzione tattica è che convivono sotto lo stesso tetto, o, all'improvviso, e a una certa ora, e ciò si suppone sia strategico ma non lo è, il trainer si traveste da personal trainer alla velocità con cui Bruce Wayne si riconfigura in Batman. Ma restiamo sul pezzo per approfondire la contrapposizione “GT” (Gym Trainer) “PT”, perchè è qui lo snodo tecnico del servizio erogato dal Club, nonché la forza o debolezza con cui esprime il proprio modello di gestione. Quando GT e PT non sono soggetti a controllo, eppure dovrebbero esserlo visto l'operare indisturbati nei Club anche da remoto, convogliano clienti e fatturato su se stessi per trasferire il business nello studio accanto. O a casa loro. E' l'effetto di un contratto di locazione sottoscritto più o meno formalmente con la palestra, accordo col quale sperano di guadagnarci tutti. Non è così. Lo scopo di un personal trainer, legittimo da parte sua, ma alla lunga devastante per il club, è soggiogare allievi mediante raggiungimento spasmodico degli obiettivi e attraverso il controllo maniacale d'ogni fase d'allenamento. Ma non c'è solo questo. La filiera intra-extra palestra del servizio personalizzato (e incontrollato) non si chiude qui, perchè a seguire, via whatsapp, il soggiogante coach aggiunge dieta più integrazione che, salvo non sia laureato in medicina, non potrebbe nemmeno dettare vocalmente. A tale danno, dovuto allo scontro d'interessi che vede anche l'appropriazione indebita di attrezzi da parte del personal trainer a svantaggio del trainer di sala, si aggiunge per il Club un'altra beffa.

Nel ginepraio dei “Certified Trainer” operanti in remoto, molti costringono alla spiegazione fattuale dell'esercizio proprio quel trainer di sala che viaggia a cinque euro/ora. Col dovuto rispetto per i trainer che hanno requisiti, formazione teorica, sul campo, etica e pubblicazioni, resta il fatto che il rapporto “GT vs PT” danneggia trainer, personal trainer e club. E alla lunga scontenta i clienti, confusi da verità tecniche contrastanti in cui traspare la debolezza gestionale di un Club che, attraverso i compromessi di cui prima, non può più dettare legge.

 

LE TRENTA CAPACITA' DEL TRAINER (UTILI AL CLUB)

1) capacità di redigere un quantitativo di schede di buona fattura nel minor tempo;

2) capacità di segmentare tipologie di schede sui tre tradizionali livelli d'intensità (softmedium-strong);

3) capacità di omogeneizzare sequenze di esercizi su scheda semplice, normale e complessa (interpretativamente);

4) capacità d'intercettare il bisogno latente del cliente, direzionandolo all'occorrenza su altro servizio rispetto a quello per cui opera;

5) capacità di gestire imprevisti legati alla sicurezza cliente (reale e virtuale);

6) capacità di fare da intercapedine tra situazioni aziendali interne e servizio sul campo;

7) capacità di mediare con le aree commerciali senza occuparne il territorio;

8) capacità di rispondere a domande tecniche rispettandone la veridicità (senza inventare);

9) capacità di gestire contrasti col cliente ammortizzando le tensioni (in sala e in piattaforma social);

10) capacità di curare la propria immagine anche e soprattutto all'ultima ora del proprio turno (o in video-conference);

11) capacità di gestire ordinatamente data-base appuntamenti, appunti, progetti, compatibilmente con situazioni contingenti che possano avere priorità;

12) capacità d'interagire coi trainer operanti in contemporanea in sala (alternarsi nel food-break o per una telefonata urgente) o in video-call;

13) capacità di catturare il cliente meno al centro dell'attenzione (reale e virtuale);

14) capacità di auto-correggersi nell'immediato ove il protocollo si riveli inadatto;

15) capacità di osservarsi da “lontano” o “dall'alto” (estraniazione);

16) capacità di non perdere la cognizione del tempo dedicato al colloquio col singolo;

17) capacità di mantenersi su un tratto di diplomazia nei temi a “impatto” (politici, culturali, sportivi);

18) capacità di gestire una relazione “affettiva” (nel caso si tratti di un/una cliente) interagendo come se si trattasse di cliente ordinario;

19) capacità di mantenere in ordine la sala fitness non solo a fine turno, ma nel corso dello stesso, velocizzando la procedura di chiusura anche se non di sua competenza;

20) capacità di guardare avanti, intorno, all'esterno: aggiornarsi, leggere, osservare, scrivere;

21) capacità di sostegno pubblico (con confronto privato) delle tesi tecniche dei colleghi;

22) capacità di lettura “energetica” dell'allievo;

23) capacità di autodifferenziare le operatività GT e PT;

24) capacità d'inserimento feed-back cliente prima di stilare un nuovo programma;

25) capacità di “tagliare su misura” il piano d'allenamento agevolandone le fruibilita' (orari, giorni);

26) capacità di lavorare sempre sul dettaglio;

27) capacità di osservare “tridimensionalmente” le dinamiche di movimento dell'allievo (che non va osservato solo dal davanti ma a trecentosessantagradi);

28) capacità di promuovere il Club anche fuori orario di lavoro, sia sul bacino gravitazionale che sul bacino di riferimento social;

29) capacità di creare una “testa di ponte” con altri Club (non competitors) portando innovazione e aggiornamento continui;

30) capacità di essere “pronto e operativo” in 24 ore nel passaggio da un Club all'altro. Con la stessa professionalità, prontezza ed etica che lo hanno contraddistinto nel precedente rapporto.

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