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Olio di palma? Se lo conosci lo eviti!

L’olio di palma si ricava dalla Elaeis guineensis, una pianta quasi infestante che richiede poche cure e attenzioni, molto diffusa in Indonesia e Malesia, Paesi dove proprio per queste caratteristiche della Elaeis iniziò la produzione di olio di palma soprattutto per contrastare l’impoverimento della popolazione.
Attualmente questi due Paesi si dividono oltre l’85% del mercato mondiale che è in continua crescita grazie alla costante richiesta da parte delle industrie alimentari e dai produttori di biodiesel. Dal 2000 al 2010 le richieste mondiali di olio di palma sono raddoppiate!
 

Dove si trova l’olio di palma?

Si farebbe prima a chiedere dove non lo si trova, praticamente è ovunque: gelati, torte, biscotti, creme spalmabili, merendine, snack, crackers, pizze, fette biscottate, ecc…
 

Perché è così diffuso?

Sostanzialmente per il suo bassissimo costo: sul mercato una tonnellata di olio di palma viene venduta a circa 650 dollari che significa poco più di 55 centesimi di euro/litro.
Inoltre l’olio di palma è estremamente versatile: è usatissimo nell’industria alimentare perché conferisce cremosità, compattezza a gelati e creme, è inodore ed insapore (quello chiarificato e raffinato), aumenta la croccantezza e la friabilità di biscotti, crackers e fette biscottate, dona morbidezza a merendine, snacks e pizze, nelle fritture è il re avendo un buon punto di fumo. Sempre per le sue caratteristiche viene utilizzato per la produzione di saponi e cosmetici, ma anche per la produzione di biodiesel.
 

E’ dannoso?

L’olio di palma danneggia due volte: la salute e l’ambiente.

  • La salute perché in 100gr di olio (884kcal circa) sono contenuti circa 49gr di grassi saturi (100gr di strutto, uno dei peggiori grassi animali, ne contengono 32gr) ed un altissimo livello di acido palmitico che conferiscono a questo alimento un effetto aterogeno (capacità di promuovere la crescita delle placche aterosclerotiche all'interno delle arterie) ed ipercolesterolemizzante, incidendo quindi negativamente sui rischi cardiovascolari.
  • L’ambiente perché si sta letteralmente barattando il paesaggio tropicale con ettari di palmeti, senza salvaguardare clima, flora e fauna locali. Se si aggiunge poi  il non meno importante fattore di sfruttamento umano dove ci si trova sempre alla mercè di grosse multinazionali che mirano solo al profitto calpestando ogni diritto ambientale e umano, appare ben logica la scelta di evitare questo alimento imparando a leggere le etichette  perché la salute (anche quella del pianeta) è il più importante investimento!

 


Francesco Moschillo

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