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Contenuti per tag: osteoporosi


Pedana vibrante e osteoporosi

Nate principalmente per contrastare la riduzione della densità ossea e migliorare l’elasticità delle articolazioni, le pedane vibranti si rivelano molto utili per curare l’osteoporosi e tutte quelle malattie osteo-degenerative che affliggono soprattutto le persone di età avanzata. I medici hanno detto da sempre che il miglior aiuto per chi è afflitto da osteoporosi è praticare ogni giorno un po’ di moto, infatti, l’osteoporosi può subire miglioramenti, essere ridotta o addirittura debellata proprio grazie a un minimo di attività fisica praticata in modo costante, per cui è importante dedicare anche solo mezz’ora del proprio tempo ogni giorno al movimento. Questo movimento però potrebbe risultare decisamente difficile da praticare a chi già soffre di osteoporosi dato che le ossa in questo caso difficilmente riusciranno a supportare la volontà dell’individuo di fare attività sportiva. In pratica, non potendo per ovvi motivi fare sport per migliorare la propria condizione fisica, una persona affetta da osteoporosi non ha altra soluzione che ricorrere alle vibrazioni sussultorie della pedana vibrante. L’osteoporosi, una malattia da combattere Nella scelta della pedana vibrante che si andrà a utilizzare, quindi, bisogna stare attenti a portare a casa una pedana a movimento verticale, ovvero una delle cosiddette pedane sussultorie, dato che sono le uniche in grado di migliorare la condizione di un paziente afflitto da osteoporosi e quindi sono le uniche capaci di ridurre e curare la malattia. La pedana vibrante sussultoria riesce a ottimizzare la condizione muscolare e dei tendini proprio perché fa lavorare i muscoli nello stesso modo di una corsa veloce ma senza andare ad affaticare le ossa. Andando a migliorare il lavoro dei muscoli, infatti, si ottimizza il livello di benessere generale e quindi si favorisce anche una migliore ossigenazione dello scheletro e la produzione di ormoni che servono a costruire i muscoli e le ossa: l’esercizio sulla pedana vibrante innesca la produzione naturale di questi ormoni da parte dell’organismo. In questo modo lo scheletro ne riceve tutti i benefici che dipendono sia dalle vibrazioni sussultorie che dall’allenamento completo dell’apparato locomotorio: chi è affetto da malattie osteo-degenerative sa bene quali siano i disagi e gli scompensi che si accusano durante qualsiasi tipo di attività, per cui si prova dolore, si è incapaci di svolgere alcuni tipi di movimenti anche se molto semplici e si può rischiare anche la paralisi. Perché usare la pedana vibrante contro l’osteoporosi Una condizione ulteriore, che l’allenamento con la pedana vibrante permette di raggiungere a chi è afflitto da osteoporosi, è il miglioramento della capacità di mantenersi in equilibrio anche quando ci si trova in condizioni precarie, per esempio quando si inciampa si riesce a reagire immediatamente e a non cadere. Questo fattore è di particolare rilevanza perché riduce il rischio di cadute da parte di chi ha malattie alle ossa. Effettuare ogni giorno l’allenamento completo sulla pedana vibrante, che non costa fatica alle ossa e che esige solo dieci minuti del proprio tempo, consente di migliorare le condizioni dell’apparato locomotorio sia muscolare che osseo, permette la produzione naturale di quegli ormoni capaci di favorire le ossa, è utile a migliorare la propriocettività, ovvero la capacità di elaborazione delle informazioni di retroazione dei movimenti dell’organismo, il che è impotante per il buon funzionamento dell’apparato locomotorio, e naturalmente favorisce l’aumento del tono muscolare che implica una capacità fisica maggiore.

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Parmigiano Reggiano, l'alimento del futuro

Mangiamo più del necessario, oltretutto avvalendoci di un’alimentazione povera, sbilanciata  e talvolta patogena, una vera e propria recessione alimentare. Un trend che sta drammaticamente facendo peggiorare la salute sanitaria della popolazione, predisponendo nel presente e nel futuro noi e i nostri figli alle patologie più comuni a cui oggi assistiamo. Possiamo e dobbiamo cambiare il nostro approccio alla nutrizione, per vivere meglio ed in salute, anche in virtù dell’aspettativa di vita, molto più lunga che in passato.   Esistono alcuni alimenti, che non hanno subito sofisticazioni ne adattamenti alla globalizzazione alimentare. Hanno sempre mantenuto la loro qualità ed integrità, motivo per il quale oggi la loro presenza sul mercato non è più solo utile ma è indispensabile. Dei veri e propri Alimenti Funzionali che fungono da Integratori della Salute. Il Re di questi alimenti è il Parmigiano Reggiano. Un concentrato di salute ricchissimo di sostanze nutritive. Le sue proprietà lo inseriscono di diritto tra gli alimenti più salubri ed efficienti a livello nutrizionale. Un articolo pubblicato su Progress in nutrition -­-Journal of nutrition and internal medicine,(L. Arsenio, S. Bernasconi, F. Cione, M. Nocetti, Il Parmigiano Reggiano: aspetti generali e metabolico/nutrizionali tra tradizione ed evidenze recenti) organo ufficiale della Società italiana di scienza dell’alimentazione, ha tracciato il ritratto del Parmigiano. Contiene solo il 30% di acqua e ben il 70% di sostanze nutritive. L’apporto proteico è poco meno del 33%. il contenuto di grassi è pari al 29,7% e quindi inferiore a quello proteico. I carboidrati sono praticamente assenti. il sale e pari a 1,6 g. E’ una fonte di energia, molto significativa con le sue 402 calorie ogni 100gr di prodotto, che lo rendono un vero e proprio integratore adatto anche a bambini e sportivi, in virtù anche della sua facilità digestiva. Totalmente privo di additivi, cento grammi di Parmigiano coprono praticamente l’intero fabbisogno di calcio (con una più alta biodisponibilità rispetto ad altri alimenti come le verdure) e fosforo di un adulto, l’85 per cento del fabbisogno di rame, il 68 per cento di vitamina B12, il 54 per cento di vitamina A, il 40 per cento di zinco. Contiene esorfine, che hanno un effetto antidolorifico e tranquillizzante determinando, quindi, un senso di benessere.     Un altro aspetto utile al consumo è la presenza in tracce di lattosio (da non dosabile a 0,39 mg per 100 grammi di formaggio) tanto da venire catalogato come alimento che ne è privo. Ma c’è di più. Gli studi si stanno focalizzando sull’utilizzo del Parmigiano come elemento di rieducazione funzionale al consumo di latticini per chi è intollerante al lattosio. Dato di estremo interesse ai fini nutrizionali, anche in chiave di prevenzione verso patologie, come l’osteoporosi. Le ultime ipotesi si spingono a ipotizzare un ruolo del Parmigiano Reggiano nella funzione di modulare il sistema immunitario direttamente o agendo attraverso il microbiota intestinale: due interventi sul tema, oggi all’avanguardia, sono stati tenuti a Milano in occasione di Spazio Nutrizione (Lorenzo Lughetti, Ruolo del Parmigiano Reggiano nella modulazione del microbiota intestinale; Roberto Berni Canani, Azioni sul sistema immunitario). Un cibo funzionale a tutti gli effetti, con delle caratteristiche che lo rendono unico e impossibile da riprodurre fuori dalla sua zona d’origine. 

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Osteoporosi e Fitness

L’osteoporosi è insidiosa, agisce di sorpresa e avanza in silenzio, approfittando degli “errori” di una vita. Simile ad un tarlo invisibile aggredisce le ossa rendendole vulnerabili e fragili con conseguenze devastanti e spesso invalidanti. Alimentazione, età e pigrizia sono le peggiori nemiche delle ossa. L’educazione motoria deve rientrare a pieno titolo all’interno di specifici e mirati protocolli preventivi per l’osteoporosi. Innumerevoli e autorevoli studi hanno dato risultati positivi, dimostrati a livello densitometrico, psicofisico, sociale ed economico, inducono a ritenere l’attività motoria come un’utile strumento per migliorare le condizioni generali di salute specifiche nei soggetti che la praticano. Occorre tuttavia considerare che l’attività motoria non si vuol sostituire in nessun modo agli specifici interventi per il trattamento dell’osteoporosi, mostrandosi utile proprio come strumento integrativo da abbinare, affinchè si abbia uno stimolo allenante ottimale, che induca quindi un adattamento stabile nel soggetto in questione. La terapia farmacologica, in continua evoluzione, è insostituibile nel trattamento delle forme conclamate, mentre l’attività fisica è preponderante nella prevenzione. Infatti la sollecitazione meccanica dell’osso protegge dall’osteoporosi (gli sportivi hanno un contenuto di calcio nell’osso a limiti alti o comunque maggiore della norma). Prevenzione che deve iniziare nell’età dello sviluppo e giovanile, per intensificarsi nell’approssimarsi dell’età a rischio. L’esercizio fisico offre due vantaggi che nessun’altra terapia di mantenimento della massa ossea permette: un’efficacia nel conservare la salute fisica che va ben al di là del solo problema osteoporosi, una azione preventiva nel creare, nell’età giovanile una struttura ossea satura ed efficiente e, soprattutto nell’età anziana, un ineguagliabile effetto sulla prevenzione dell’evento ultimo che si vuole assolutamente evitare: la frattura. Risulta essenziale programmare un allenamento indirizzato al miglioramento della BMD (Bone Mass Density o densità della massa ossea), in particolare degli arti inferiori e del rachide, le zone percentualmente più colpite da quadri di osteoporosi. E’ stato dimostrato che la perdita di massa ossea che si verifica con l’età, è intimamente connessa con la riduzione di forza dei muscoli che sostengono il rachide stesso. La perdita muscolare, contribuisce all’osteoporosi perché la massa muscolare è direttamente correlata con quella ossea attraverso la relativa sollecitazione fisica che un muscolo può esercitare sull’osso, stimolando quindi la produzione di matrice. Numerosi studi evidenziano come in caso di insufficiente forza dei muscoli estensori della colonna e dei muscoli del tronco, aumenti il rischio di compressioni e fratture vertebrali e si generino pressioni molto elevate all’interno dei dischi intervertebrali. In pratica – Prevenzione: 1 – E’ necessario  che l’allenamento sia programmato in modo che si generino adeguate sollecitazioni a livello osseo, non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo in termini di frequenza ed intensità.2 –  Per ottenere effetti ottimali l’attività fisica deve stressare e sollecitare il tessuto osseo che realizza un adattamento specifico, ai carichi a cui è sottoposto, aumentando la propria densità e resistenza attraverso una vera e propria risposta di supercompensazione.3 – Gli stimoli dovrebbero essere applicati ad una svariata gamma di movimenti, distribuendo le sollecitazioni con modalità e direzioni differenti, per indurre una risposta più marcata e generale.4 – Stimoli meccanici determinati da esercizi con carichi elevati ed un numero relativamente basso di ripetizioni possono avere un grande effetto sulla massa ossea, più che attività con carichi leggeri e movimenti ciclici.5 – Anche gli esercizi di resistenza ciclici “Cardio” possono determinare un adattamento funzionale dell’osso. Si è evidenziato che tanto più il livello di stimolazione meccanica a livello osseo è bassa e tanto più diviene importante la frequenza con la quale detti stimoli si susseguono per indurre un’efficace azione osteogenica. In parole povere, se lo stress meccanico indotto dall’esercizio fisico è basso, è necessario che venga mantenuto per più tempo o si ripeta con una frequenza piuttosto alta per poter comunque produrre effetti benefici nell’aumento di densità ossea. Riassumendo, un’attività fisica volta a combattere e prevenire l’osteoporosi dovrebbe, quindi, prevedere l’interazione ed integrazione di due tipi di programmi:JRF: Joint Reaction Forces, protocolli di esercizi che inducono stress alla struttura scheletrica attraverso forze di reazione articolare, quali ad esempio il sollevamento di manubri e bilancieri o l’uso di macchine isotoniche. Queste attività hanno un’influenza positiva soprattutto sul tessuto osseo dove si applica la tensione applicata dalla contrazione muscolare e, quindi, un’azione distrettuale prevalentemente concentrata nel punto di inserzione muscolo-tendineo.GRF: Ground Reaction Forces, protocolli di lavoro che si basano sull’azione svolta dalla forza di gravità, comprendenti esercizi quali balzi, salti, step ed attività di resistenza antigravitarie come la corsa. Questi esercizi hanno un’influenza più generale e determinano un aumento di mineralizzazione sull’intera struttura scheletrica, anche se si sono evidenziati i maggior incrementi a livello della regione prossimale del femore e dell’anca (tra l’altro due tra le zone più a rischio di osteoporosi, motivo in più per applicare questo tipo di protocolli di lavoro). In realtà, in ogni attività sportiva ad alto impatto, spesso i problemi sorgono, più che per l’elevata intensità dei carichi, per la tecnica di esecuzione inadeguata e le posture sbagliate assunte durante la realizzazione degli esercizi. A maggior ragione quindi, in soggetti anziani ed a rischio, postura e tecnica esecutiva dovranno essere curate fin nei più minimi dettagli, soprattutto in questo genere di esercizi. Buon allenamento

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Squat, l'esercizio madre

Ritengo che lo Squat sia un esercizio fondamentale, esso non può mancare nei vostri programmi di allenamento. Lo squat è con tutta probabilità l’esercizio migliore per tonificare e rinforzare la muscolatura degli arti inferiori, inoltre permette ottime risposte fisiologiche ed ormonali come ad esempio il testosterone ed il Gh endogeno.   Alcune regole per una corretta esecuzione dell’esercizio afferrare l’asta con una presa leggermente più ampia rispetto alle spalle; passare con la testa sotto la sbarra e portare le spalle a contatto con l’asta (parte centrale del trapezio), le scapole vanno leggermente chiuse; controllare con l’ausilio dello specchio che il centro del bilanciere sia posizionato alla stessa distanza dalle due spalle; contrarre gli addominali e spingere con le gambe verso l’alto in modo da staccare il bilanciere dai supporti (sia multipower che libero); posizionare i talloni ad una larghezza leggermente superiore a quella delle spalle ed extraruotare le punte dei piedi leggermente; spostare leggermente indietro il bacino; lentamente piegare le gambe scendendo verso il basso lentamente e mantenendo il retto addominale contratto; scendere fino a quando l’articolazione dell’anca si trova alla stessa altezza di quella del ginocchio; se i vostri talloni si staccano dal terreno durante la discesa o avvertite seri problemi di equilibrio risalite nella posizione iniziale e riponete il bilanciere: non siete ancora pronti per eseguire l’esercizio; durante il movimento la schiena andrà mantenuta quanto più diritta possibile, evitando di inarcarla ma facendo attenzione a non sbilanciarsi all’indietro; raggiunta questa posizione spingere con forza sui talloni raddrizzando le gambe ma senza estendere completamente le ginocchia   Se non siete ben allenati  ed è una delle prime volte che eseguite lo squat se avete a disposizione una swiss ball comprimetela tra la parte bassa della schiena e la parete provando ad eseguire l’esercizio tenendo i piedi 20-30 cm più in avanti rispetto al bacino; quando sarete pronti iniziate lo squat a carico naturale (senza sovraccarichi), passando poi gradualmente ai manubri ed infine al bilanciere. Roberto Vecchi

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Sarcopenia: cos'è e come prevenirla

La Sarcopenia è il declino muscolare ed inizia a comparire intorno alla quarta decade di vita, portando ad una perdita di massa muscolare del 3-5% entro i 50 anni e successivamente del 1-2% ogni anno. In molti soggetti, la massa muscolare, viene dimezzata entro i 75 anni di età. Gli effetti sono una perdita di forza del 40% passando da 30 a 80 anni e una perdita di potenza (velocità esecutiva del gesto) del 50% a 70 anni rispetto a 20 anni. I principali fattori che intervengono sono: alterazioni del metabolismo proteico; variazioni dei livelli ormonali (con abbassamento dei livelli di testosterone, Gh ed estrogeni); alterazioni neuromuscolari (fenomeni di denervazione e rimodellamento); assenza di stimoli di forza sul muscolo; ridotta assunzione di proteine con la dieta; aumento del tessuto adiposo (con relativo aumento dei valori legati alle sostanze infiammatorie); fenomeni di stress ossidativo con conseguente abbassamento delle difese immunitarie. Il primo effetto negativo interno è la perdita numerica delle fibre muscolari con seguente atrofia delle fibre rimanenti. Interessa quasi esclusivamente le fibre di tipo II (fibre che sviluppano forza) mentre le fibre di tipo I (quelle lente) vengono quasi completamente risparmiate. Di conseguenza vi è modificazione del peso e della composizione corporea. Perdita massa muscolare, cambiamento negativo del metabolismo con una riduzione del dispendio energetico a riposo e riduzione della sensibilità dei tessuti all´insulina e di conseguenza l´aumento del grasso sottocutaneo-viscerale. Anche lo scheletro subisce notevoli variazioni con perdita di densità ossea e conseguente riduzione degli stimoli meccanici sull´osso: osteoporosi. Ai questi fattori descritti nel deterioramento strutturale e funzionale biologico si sommano anche un progressivo declino della funzione cardiaca, polmonare, renale e immunologica. Successivamente segue una seconda fase in cui entrano in gioco situazioni negative patologiche come il diabete, l´ipertensione, ecc... oltre a cui influiscono anche fattori ambientali inquinanti come aria, cibo e acqua e successivamente entrano in gioco anche fattori legati allo stile di vita come la dieta, l´esercizio fisico assente, il fumo e l´eccessiva esposizione solare. Se ne deduce che le cause responsabili dell´invecchiamento sono per il 20-40% interne e quindi genetiche, mentre per il 60-80% esterne e quindi legate allo stile di vita. Due i parametri importanti da tenere sotto controllo per la prevenzione della Sarcopenia sono allenamento e alimentazione. Infatti la Sarcopenia può essere trattata inducendo uno stimolo della sintesi proteica muscolare in aggiunta con esercizi di forza e un'adeguata supplementazione alimentare. Secondo alcuni studi per avere un'efficace sintesi proteica bisognerebbe consumare un pasto contenete una fonte proteica che fornisca 3-4 gr di leucina ogni 4-6 ore. Aumentare la quantità sembrerebbe non sia altresì efficace. Importante invece aumentare la quota proteica giornaliera e migliorare la distribuzione delle proteine tra colazione, pranzo e cena. Da sottolineare che nell´anziano la finestra anabolica (è il breve periodo, successivo ad un allenamento intenso, in cui il muscolo scheletrico è massimamente predisposto ad incorporare e ad utilizzare i nutrienti, per la sintesi di nuovo tessuto contrattile e per la riparazione di quello lesionato dall´attività fisica) coincide da 1 a 3 ore dalla fase di allenamento, mentre nei giovani tra i 20 e i 90 minuti circa. Il secondo parametro di prevenzione al declino muscolare è l´allenamento. E´ consigliato lo svolgimento di 2-3 sessioni settimanali di allenamento lasciando 24-48 ore di recupero tra le sessioni. Un allenamento mirato con i pesi può mantenere buoni livelli di forza.  Diversi studi hanno dimostrato che in questo modo vi è una riduzione del 30% del rischio di cadute modificando il principale aspetto caratterizzato dal quadro di fragilità dell´anziano che portano a fratture, alle difficoltà nelle attività quotidiane, nella perdita di autonomia rischiando di portare il soggetto alla totale disabilità.

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La salute di muscoli ed ossa si cura con il movime...

Un’attività fisica regolare può esercitare un’azione benefica sui disturbi e sulle malattie che colpiscono i muscoli e le ossa (quali osteoartrite, dolori lombari e osteoporosi). Gli esercizi di allenamento rafforzano muscoli, tendini e legamenti e migliorano la densità delle ossa. I dati dimostrano che i programmi di attività fisica mirati al rafforzamento muscolare aiutano gli anziani a mantenere l’equilibrio, con una conseguente riduzione delle eventuali cadute.
 L’esercizio fisico può anche essere efficace nella prevenzione dei dolori lombari e riduce la ricomparsa di problemi alla schiena. Non vi sono prove del ruolo dell’attività fisica nella prevenzione dell’osteoartrite, ma è dimostrato che camminare con regolarità riduce il dolore, la rigidità e la disabilità e migliora la robustezza, la mobilità e la qualità della vita in genere.
 I programmi di allenamento (che prevedono l’abbinamento di pesistica ad un’attività fisica da moderata ad intensa) possono incrementare la densità minerale ossea negli adolescenti, contribuire a mantenere tali livelli negli adulti e rallentarne il declino nella terza età. Possono anche contribuire alla prevenzione dell’osteoporosi ma non possono migliorare questa patologia, una volta sviluppata. Quindi l'allenamento è fondamentale, il nostro corpo è progettato per fare prevenzione naturale con il movimento.

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Salute e benessere: siamo acidi!

L’acidosi organica cronica è venuta alla ribalta negli ultimi anni in ambito scientifico come causa principale di moltissime delle più comuni patologie, non ultima il cancro. Ogni organismo, per mantenersi in vita, deve mantenere il suo equilibrio dinamico vitale, ovvero la sua omeostasi, a livello cellulare, ematico, organico. I fattori che influenzano il movimento delle sostanze attraverso la membrana cellulare (osmosi) sono grandezza delle molecole, solubilità, carica elettrica, viscosità del sangue e quantità di muco congestionato sulle pareti delle cellule. Tutte le cellule hanno una caratteristica comune: il citoplasma ha una reazione alcalina (negativa) e il nucleo ne ha una acida (positiva), ciò crea una differenza di potenziale elettrico tra il citoplasma ed il nucleo. Questa differenza di potenziale elettrico determina la vitalità delle cellule. Se questo potenziale elettrico si riduce sotto un certo livello la cellula si ammala ed eventualmente può anche morire. Quando il sangue porta con sé molte sostanze acide, per esempio le tossine, le stesse possono penetrare all’interno delle cellule e neutralizzare l’alcalinità del citoplasma. Se la concentrazione delle tossine nella circolazione del sangue è più alta di quella nelle cellule, le tossine continueranno a fluire nel citoplasma delle cellule e, eventualmente,  precipitare creando dei cristalli. Periodicamente, durante i periodi in cui la vitalità è elevata, l’organismo tenta di correggere questa condizione attraverso delle acute crisi di guarigione (le cosiddette “malattie”). Dopo molti anni, se una persona non migliora le sue abitudini di vita, verrà a crearsi uno stato di acidosi cronica che, purtroppo spesso sottovalutata, è una vera e propria malattia. Anzi, si potrebbe affermare che, come sostiene il chirurgo di fama mondiale, il dott. George W. Crile, non esiste la morte naturale. Tutti i casi così definiti sono soltanto il punto finale di una progressiva acidificazione dell’organismo. L’acidosi precede e causa le malattie, abbassa la resistenza dell’organismo e ne riduce le funzioni organiche. Un corpo originariamente sano alla fine soccombe alle malattie quando la sua stessa produzione di acido si accumula ad un punto tale che non è pù in grado di opporvi resistenza. Mal di testa, raffreddore, eruzioni cutanee, ascessi, reumatismi, stati infiammatori persistenti, catarro, febbre, sono solo alcuni dei segnali di acidosi che il nostro corpo ci invia, e sono una conseguenza dell’accumulo di rifiuti acidi nel nostro corpo. Il nostro sangue è leggermente alcalino ed in condizioni normali il suo pH varia tra 7,35 e 7,45. Il mantenimento di questi valori è dato dal sottile equilibrio tra produzione ed escrezione di sostanze alcaline e acide. Il nostro corpo attua costantemente le proprie difese compensatorie per il mantenimento della sua omeostasi, soprattutto attraverso reni e polmoni. Il meccanismo respiratorio elimina o trattiene acido carbonico aumentando o diminuendo rispettivamente il pH ematico, mentre quello renale elimina o trattiene ioni idrogeno H+  o tampona prelevandoli dai minerali  presenti nelle stesse strutture corporee: calcio, magnesio, potassio, sodio presenti in vasi, strutture cellulari, denti, capelli, ossa Queste alcune delle problematiche legate ad un acidosi cronica Cellulite. L’eccesso di acidi rallenta l’osmosi cellulare e il passaggio di nutrienti nelle cellule determinando un ristagno che si traduce nell’antiestetico effetto buccia d’arancia. Ci sono poi delle zone di elezione di accumulo  dell’acido in eccesso, prima che questo venga espulso nella donna attraverso il ciclo: il sangue, la placenta, il bacino, le cosce, i glutei e le braccia. Se l’alimentazione e lo stile di vita sono in buon equilibrio acido-base l’organismo, normalmente, accumula scorie acide solo nel sangue e nella placenta. Ma se l’apporto acido è in eccedenza, associato magari con una maggiore predisposizione genetica, le scorie sono depositate nelle cosce/glutei creando quella poco estetica buccia di arancia: la cellulite. Artrosi ed artrite remautoide. Tra i tessuti in cui tendono ad accumularsi le scorie acide citiamo quelli vascolari (per es., le cartilagini), quelli poco vascolarizzati (per es., tendini e legamenti) e quelli che si trovano intorno alle articolazioni periferiche distali o ai tessuti più freddi (per es. l’orecchio). Il deposito di acido nelle articolazioni porta al loro deterioramento con conseguente comparsa di osteoartrite ed altre malattie osteoarticolari. Gotta. Anche l’acido urico precipita nell’urina creando cristalli che, nel tempo, possono aggregarsi per formare dei granelli o addirittura dei calcoli. Nella gotta cronica grave, i cristalli causati dall’acidità possono depositarsi nelle articolazioni centrali più grandi e nei tessuti degli organi, reni compresi. Osteoporosi. L’indebolimento delle ossa avviene perché il corpo consuma il calcio per contrastare l’acidità, per lo stesso motivo  perdiamo la massa muscolare. Diabete tipo 2.  Una eccessiva acidità del sangue abbassa la sensibilità dei recettori insulinici, costringendo il pancreas ad un superlavoro. Di contro gli acidi agiscono sulle cellule del pancreas decretandone una morte lenta. Aterosclerosi. Il calcio prelevato dalle pareti dei vasi sanguigni eccessiva acidità crea viene rimpiazzato dal colesterolo che, al contrario del calcio,è resistente all’acidità, e porta all’indurimento e all’ispessimento delle pareti dei vasi. Stress. Quando siamo continuamente sotto stress, tendiamo a bruciare molti nutrienti in un tempo molto ridotto, oppure, al contrario, non riusciamo ad utilizzare in modo efficiente il cibo. In ogni caso si producono più acidi di quelli che il nostro organismo è in grado di eliminare, quindi una condizione di stress troppo prolungata può accelerare, e di molto, l’invecchiamento. Peggiore dello stress fisico è quello mentale, proprio perché è continuo e costante e non prevede momenti di pausa per smaltire l’acidità. La storia è piena di uomini e donne, magari di potere che, implicati in vicende giudiziarie e messi in prigione, nel giro di qualche anno sono prima rapidamente invecchiati, ammalati e morti: lo stress (e quindi l’alto livello di acidi) del cadere “dalle stelle alle stalle” li ha dapprima consumati e poi uccisi. Ciclo mestruale e perdita di capelli. Uno dei sistemi di smaltimento degli acidi nelle donne. Non a caso le donne non soffrono di alopecia, mentre invece l’uomo, non avendo appunto il ciclo, deve attingere alle riserve dei minerali per neutralizzare gli acidi, prelevandoli dai capelli che vengono così deprivati dei loro elementi costitutivi e iniziano a diradarsi e a cadere. Tumori. Possiamo dire che la scienza ufficiale ha oramai riconosciuto nell’ambiente acido la causa e la crescita dei tumori. Le cellule del cancro sono cellule che da sane si sono trasformate in cancerose. A causa dell’azione corrosiva di acidi alimentari e metabolici. Più acidi produciamo, assumiamo o non riusciamo a smaltire, più elevato è il rischio di sviluppare del tessuto canceroso. Le cellule cancerose prosperano in un pH acido di 5,5 e diventano inattive ad un pH lievemente superiore a 7,365 e trasformandosi in microzima, invece muoiono ad un pH 8,5 nel quale normalmente vivono le cellule sane.   Abbiamo detto che il nostro corpo attua dei sistemi tampone per evitare un accumulo di acidosi e per mantenere, di conseguenza, il nostro sangue nel suo range ideale. I sistemi tampone sono 2: polmoni e reni. Quello che serve sapere, per quanto ci riguarda, è quello renale. Spesso mi è capitato, alla mia osservazione che basta rilevare il nostro ph urinario per sapere se siamo acidi o meno, sentirmi rispondere dai medici, alcuni dei quali clienti miei, che non vi è relazione tra il ph urinario e quello ematico. Nel momento in cui asserisco che la relazione sta nel sistema tampone che il rene applica verso una condizione organica acida mi sento rispondere: AH! vero lo avevo dimenticato. Molti invece insistono sul fatto che non vi è relazione e solo dopo aver spiegato loro che il rene trattiene i sali minerali necessari a tamponare il nostro ph acido, motivo per cui le urine saranno acide, ed aver portato loro le nozioni di medicina che avrebbero dovuto studiare, si arrendono all’evidenza. Come verificare, dunque, il nostro grado di acidità? Semplice. Acquistiamo in farmacia delle semplicissime strisce per misurare il nostro Ph urinario. Muniti di queste strisce misuriamo il ph alle prime urine della mattina e se il suo valore è inferiore a 5,9 si è in uno stato di acidosi. A questo punto vi chiederete come fare per non essere acidi?? La risposta l’avrete nella seconda parte dell’articolo.

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Benefici ed effetti dannosi delle pedane vibranti

Prima di tutto  partiamo dalla spiegazione di ciò che è una vibrazione. Una vibrazione è un’oscillazione di alta frequenza permanente, smorzata, forzata o libera, propagata in un sistema fisico quale una massa o corpo attraverso onde trasversali o longitudinali. Da ciò si deduce che tutti noi siamo soggetti esposti a tale fenomeno della fisica durante la quotidianità subendole da mezzi di trasporto oppure producendole parlando o correndo ecc. ecc. Quindi una vibrazione che non si disperde, detta libera, permette l’osservazione delle oscillazioni in modo periodico e regolare. L’ampiezza ed il periodo creano una frequenza ciclica misurata in Hertz. Le pedane vibranti commercializzate con fine dimagrante o rassodante, attuano una vibrazione regolare meccanica individuate dagli Hz appunto. Quando il nostro corpo viene esposto a queste vibrazioni, replica con processi di adattamento rispetto alle oscillazioni subite ripetutamente comportando non sempre dei benefici a livello organico . Nonostante siano note  le affermazioni e promesse in termini di risultati connessi all’utilizzo di tale strumento da parte dei venditori, non vi è ad oggi un unico studio scientifico certo sulle potenzialità benefiche; tuttavia ci possiamo basare sulla serie di studi specifici effettuati in passato o teorie ipotetiche di medici esperti e scienziati . Ad esempio uno studio sulla risposta ormonale endocrina relativamente alle vibrazioni costanti delle pedane a frequenze basse e medie, afferma la riduzione del cortisolo mentre frequenze vicine ai 30 Hz ne aumentano la produzione; in ogni caso le segnalazioni di lievi aumenti di testosterone riscontrati non possono attuare il dimagrimento o incrementare il metabolismo energetico . Un altro studio afferma che le vibrazioni applicate ai muscoli degli arti inferiori della durata di un minuto e mezzo verso i 26 Hz ripetute diverse volte al giorno, ne aumentano la forza esplosiva . Queste vibrazioni causano delle contrazioni eccentriche e concentriche coinvolgendo tutte le tipologie di fibre muscolari aumentandone così la capacità di trasmissione neurale migliorando la coordinazione e inibendo la muscolatura antagonista.  Miglioramenti della mobilità articolare si ricercano con frequenze di 18 Hz circa, in quanto potrebbero agevolare l’allungamento muscolo tendineo. Queste stime di benefici risulteranno transitori per i soggetti non sportivi o comunque per chi non praticasse attività fisica costante . Le accelerazioni a cui il soggetto è sottoposto con le vibrazioni possono influire positivamente nella prevenzione della demineralizzazione ossea proponendosi come allenamento efficace contro l’osteoporosi, in quanto compressioni repentine muscolari agiscono a favore della densità ossea. Quindi plausibile come intervento allenante moderato in soggetti anziani, valide poi per la circolazione periferica e contro ipotonia muscolare. Esiste la possibilità di rischi come le vibrazioni sussultorie possano creare danni alla zona cerebrale per effetto risonante in quanto trasmesse sino al capo. Da escludere l’utilizzo per i soggetti operati o con problemi alla retina. Un altra teoria inoltre, ipotizza che a soggetti che presentano tumore al sistema muscoloscheletrico, le vibrazioni possano amplificare la circolazione di cellule intaccate dalla malattia . Detto ciò, potete constatare che l’utilizzo dello strumento in ambito sportivo può essere condotto per finalità riabilitative o di prevenzione ma in nessun modo per processi dimagranti o ipertrofici tanto che mai avvallate da studi scientifici credibili . Io stesso ho venduto e dispongo tuttora della possibilità di vendere pedane vibranti, quindi questo articolo intende chiarire con trasparenza quello che la scienza dispone sul tema dei benefici sportivi dello strumento stesso, e non attaccare fornitori o rivenditori; fermo restando che lo strumento debba essere professionale e non di scarsa qualità .

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Osteoporosi, cos'é?

E' una condizione patologica caratterizzata da una diminuzione della massa ossea con deterioramento del tessuto e conseguente aumento della fragilità e del rischio di fratture delle ossa, specialmente a carico del polso, delle vertebre e del femore. E' bene sapere che solo una donna su due e un uomo su cinque sa di essere osteoporotico, e la malattia può essere localizzata ad alcuni distretti, oppure diffusa. L’osteoporosi è antica quanto l’uomo ma ha acquisito solo di recente rilevanza clinica a causa dell’aumento della vita media, e si stima che le fratture da osteoporosi aumenteranno di oltre la metà nei prossimi anni. Una fase di lento impoverimento dell'osso inizia dopo i 40 anni, con velocità differente tra i due sessi,  visto che le donne sono abbastanza tutelate dalla produzione di estrogeni fino alla menopausa, ma verso i 65-70 anni di età uomini e donne si pareggiano nella percentuale di perdita annua di tessuto osseo. La perdita d'osso legata all'invecchiamento, che si svolge in un arco di tempo di circa 40 anni, è quindi sufficiente a portare una quota di uomini e di donne, peraltro normali, in una situazione di particolare fragilità ossea che li predispone a fratture anche per eventi traumatici minimi. Le fratture di femore comportano un grave rischio di disabilità motoria che colpisce più della metà dei pazienti nell'anno successivo alla frattura, mentre solo il 30- 40% di queste persone riprende le attività quotidiane. Le fratture vertebrali invece, spesso spontenee, in metà dei casi non vengono neppure diagnosticate. Insomma con l'osteoporosi non si scherza! I fattori di rischio Sono considerati tali: bassa assunzione di calcio, limitata attività fisica, menopausa precoce, età avanzata, abuso di alcool, caffè e fumo. Una condizione particolare nelle giovani donne è l'anoressia, con conseguente scomparsa del ciclo mestruale e mancanza degli effetti positivi degli estrogeni sull'osso. Altro importantissimo fattore di rischio è la prolungata inattività o immobilizzazione dovuta a ricoveri; è stata dimostrata una perdita di massa ossea nel caso di riposo a letto e in assenza di gravità. Questo è il motivo per il quale l'esercizio fisico viene sempre più somministrato, ove possibile, per prevenzione e cura dell'osteoporosi. L’osso, infatti, è un tessuto dinamico, “vivo”. Il processo di formazione del tessuto osseo ha come principale meccanismo di controllo lo stimolo meccanico costituto dalle tensioni e dalle deformazioni applicate all’osso sia dal carico, sia dalla contrazione muscolare, nel corso delle attività fisiche. Dunque l'osso, al pari di qualsiasi altro tessuto od organo del corpo umano, se costantemente stimolato, tende a rigenerarsi e a rallentare di molto i normali processi d'invecchiamento.   I sintomi Quello cardine è il dolore, ma all'inizio può esserci una mancanza di sintomi che ritarda la diagnosi. Quando la densità ossea diminuisce, si può andare incontro a dolori ossei forti e persistenti: se vengono coinvolte le vertebre, ad esempio, si avrà un forte mal di schiena refrattario alle terapie più comuni; di solito, si tratta di un dolore che inizia in un dato punto della schiena e si diffonde quando ci si alza in piedi e si cammina. Per confermare la diagnosi di osteoporosi, fatta solitamente tramite radiografie, è importante la mineralometria ossea (MOC) esame che valuta la densità delle ossa. La terapia La terapia del'osteoporosi conclamata è, in particolare nell'anziano, essenzialmente basata su farmaci detti inibitori del riassorbimento osseo. In particolare vengono usati i bifosfonati. Qualora risulti insufficiente l'apporto di calcio e di vitamina D con la dieta, si rende necessario integrarli ricorrendo a un supporto di sali di calcio associati o meno a vitamina D.   La prevenzione La buona notizia è che la prevenzione dell'osteoporosi é semplice e di norma efficace. Si punta principalmente a ridurre la perdita ossea post-menopausale e associata all'invecchiamento con un adeguato regime alimentare e quindi maggiore assunzione di calcio, una particolare attenzione a ridurrere i rischi di cadute, ed un aumento dell'esercizio fisico. Ovvero basta sforzarsi di seguire uno stile di vita sano per abbassare notevolmente il rischio di incorrere nell'osteoporosi! Ne vale la pena, no?

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