Filtra: 

Contenuti per tag: salute


Attività fisica e invecchiamento

Con l’età, tendenzialmente, diminuisce la statura ed aumenta il peso corporeo. La statura comincia a diminuire, generalmente, intorno ai 35/40 anni di età. Tale fenomeno è da attribuire, principalmente, alla compressione dei dischi intervertebrali e ad una postura scorretta. In età compresa tra i 40 e 50 anni nelle donne, e tra i 50 e 60 anni negli uomini, l’osteoporosi può diventare un problema. L’aumento di peso corporeo invece, è da attribuire al calo di attività fisica unito ad una alimentazione scorretta e, passati i 55/60 anni, a perdite di calcio osseo e di massa muscolare. La massa magra quindi, diminuisce progressivamente sia negli uomini sia nelle donne, ciò è dovuto alla diminuzione della massa muscolare (sarcopenia) ed ossea (osteopenia). Il calo del livello di attività fisica rappresenta una delle cause principali di tale declino della massa muscolare, associato ad una riduzione del tasso di sintesi proteica nei muscoli. L’allenamento, pertanto, può contribuire ad attenuare queste modificazioni della composizione corporea. Il livello di forza necessario a soddisfare le esigenze della vita quotidiana rimane invariato nell’arco di tutta la vita. Ciò che cambia è il livello di forza massima delle persone, col tempo, cala a tal punto che le attività più semplici diventano problematiche. L’invecchiamento oltre ad avere un forte impatto sulla massa muscolare totale e sulla forza, influenza anche la distribuzione del tipo di fibra muscolare con un incremento della percentuale delle fibre ST (a contrazione lenta) per via della diminuzione delle fibre FT (a contrazione rapida). La causa di ciò risiede nella diminuzione dei motoneuroni FT eliminando così l’innervazione di queste fibre muscolari, la maggior parte delle fibre dei motoneuroni morti si atrofizzano gradualmente e vengono poi assorbite dall’organismo. Con l’età inoltre diminuisce anche la dimensione delle fibre muscolari sia ST che FT. L’allenamento non permette di arrestare i processi biologici di invecchiamento, ma può ridurre l’impatto dell’invecchiamento sulla prestazione nonché sulla vita quotidiana. Mentre l’allenamento per la resistenza influisce ben poco sulla perdita di massa muscolare associata all’invecchiamento, l’allenamento per la forza può conservare o addirittura incrementare la sezione trasversa delle fibre muscolari sia nelle donne sia negli uomini anziani. Quindi l’invecchiamento non compromette la capacità di aumentare la forza e non ostacola l’ipertrofia muscolare. Non da tralasciare è l’attività fisica con esercizi per la resistenza in quanto essa induce un aumento delle attività degli enzimi ossidativi muscolari. L’attività fisica regolare, effettuata lungo tutto l’arco della vita, contribuisce notevolmente al mantenimento della salute e alla longevità. Uno stile di vita attivo è associato ad una aspettativa di vita un po’ più lunga, non meno importante, uno stile di vita attivo comporta una migliore qualità della vita!

Continua...

L’esercizio fisico allunga la vita, a qualunque ...

(Reuters Health) – L’esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e anche alcuni tumori. A oggi la maggior parte delle ricerche si è soffermata sull’efficacia dell’attività fisica in alcuni momenti della vita degli individui, senza valutarne l’impatto negli anni. Un gruppo di ricercatori del Regno Unito ha recentemente pubblicato sul British Medical Journal uno studio incentrato sul rapporto tra attività fisica e longevità in uomini e donne di mezza età e anziani.  Lo studio Un gruppo di ricercatori di Cambridge – guidati da Soren Brage hanno valutato per otto anni i livelli di attività di uomini e donne che all’inizio dello studio avevano tra i 40 e gli 80 anni. Hanno coinvolto 14.599 partecipanti. Dopo i primi otto anni hanno iniziato a monitorare la mortalità e hanno continuato in media per 12,5 anni. Durante questo periodo, sono deceduti 3.148 partecipanti, di cui 950 per malattie cardiovascolari e 1.091 per cancro. I ricercatori hanno misurato l’attività fisica complessiva svolta dai partecipanti, prendendo in considerazione il lavoro e il tempo libero, in termini di energia spesa per chilogrammo di peso corporeo. Hanno osservato che il passaggio da una vita sedentaria ad un’attività fisica moderata per 150 minuti a settimana almeno – livello minimo di esercizio fisico raccomandato dall’OMS – era associato a una riduzione del rischio di morte per qualunque causa del 24%, di morte per malattie cardiovascolare del 29%, di morte per cancro dell’11%. Tutti i partecipanti hanno beneficiato dell’esercizio fisico, anche coloro che soffrivano di una condizione cronica grave come malattie cardiache o cancro prima dello studio.  La riduzione del rischio di morte era associata all’aumento dell’attività fisica indipendentemente dai livelli di attività pregressi e persino dal peggioramento di altri fattori di rischio come dieta, peso corporeo, anamnesi, pressione arteriosa e livelli di colesterolo nel corso degli anni. Le persone che hanno raggiunto livelli di attività “medi” durante lo studio avevano il 38% di probabilità in meno di morire rispetto ai sedentari, in caso di alti livelli di esercizio il rischio era ridotto del 42%.A livello della popolazione, i ricercatori hanno calcolato che almeno 150 minuti a settimana di attività fisica a intensità moderata potrebbero prevenire il 46% dei decessi associati all’inattività fisica.

Continua...

Osteoporosi e Fitness

L’osteoporosi è insidiosa, agisce di sorpresa e avanza in silenzio, approfittando degli “errori” di una vita. Simile ad un tarlo invisibile aggredisce le ossa rendendole vulnerabili e fragili con conseguenze devastanti e spesso invalidanti. Alimentazione, età e pigrizia sono le peggiori nemiche delle ossa. L’educazione motoria deve rientrare a pieno titolo all’interno di specifici e mirati protocolli preventivi per l’osteoporosi. Innumerevoli e autorevoli studi hanno dato risultati positivi, dimostrati a livello densitometrico, psicofisico, sociale ed economico, inducono a ritenere l’attività motoria come un’utile strumento per migliorare le condizioni generali di salute specifiche nei soggetti che la praticano. Occorre tuttavia considerare che l’attività motoria non si vuol sostituire in nessun modo agli specifici interventi per il trattamento dell’osteoporosi, mostrandosi utile proprio come strumento integrativo da abbinare, affinchè si abbia uno stimolo allenante ottimale, che induca quindi un adattamento stabile nel soggetto in questione. La terapia farmacologica, in continua evoluzione, è insostituibile nel trattamento delle forme conclamate, mentre l’attività fisica è preponderante nella prevenzione. Infatti la sollecitazione meccanica dell’osso protegge dall’osteoporosi (gli sportivi hanno un contenuto di calcio nell’osso a limiti alti o comunque maggiore della norma). Prevenzione che deve iniziare nell’età dello sviluppo e giovanile, per intensificarsi nell’approssimarsi dell’età a rischio. L’esercizio fisico offre due vantaggi che nessun’altra terapia di mantenimento della massa ossea permette: un’efficacia nel conservare la salute fisica che va ben al di là del solo problema osteoporosi, una azione preventiva nel creare, nell’età giovanile una struttura ossea satura ed efficiente e, soprattutto nell’età anziana, un ineguagliabile effetto sulla prevenzione dell’evento ultimo che si vuole assolutamente evitare: la frattura. Risulta essenziale programmare un allenamento indirizzato al miglioramento della BMD (Bone Mass Density o densità della massa ossea), in particolare degli arti inferiori e del rachide, le zone percentualmente più colpite da quadri di osteoporosi. E’ stato dimostrato che la perdita di massa ossea che si verifica con l’età, è intimamente connessa con la riduzione di forza dei muscoli che sostengono il rachide stesso. La perdita muscolare, contribuisce all’osteoporosi perché la massa muscolare è direttamente correlata con quella ossea attraverso la relativa sollecitazione fisica che un muscolo può esercitare sull’osso, stimolando quindi la produzione di matrice. Numerosi studi evidenziano come in caso di insufficiente forza dei muscoli estensori della colonna e dei muscoli del tronco, aumenti il rischio di compressioni e fratture vertebrali e si generino pressioni molto elevate all’interno dei dischi intervertebrali. In pratica – Prevenzione: 1 – E’ necessario  che l’allenamento sia programmato in modo che si generino adeguate sollecitazioni a livello osseo, non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo in termini di frequenza ed intensità.2 –  Per ottenere effetti ottimali l’attività fisica deve stressare e sollecitare il tessuto osseo che realizza un adattamento specifico, ai carichi a cui è sottoposto, aumentando la propria densità e resistenza attraverso una vera e propria risposta di supercompensazione.3 – Gli stimoli dovrebbero essere applicati ad una svariata gamma di movimenti, distribuendo le sollecitazioni con modalità e direzioni differenti, per indurre una risposta più marcata e generale.4 – Stimoli meccanici determinati da esercizi con carichi elevati ed un numero relativamente basso di ripetizioni possono avere un grande effetto sulla massa ossea, più che attività con carichi leggeri e movimenti ciclici.5 – Anche gli esercizi di resistenza ciclici “Cardio” possono determinare un adattamento funzionale dell’osso. Si è evidenziato che tanto più il livello di stimolazione meccanica a livello osseo è bassa e tanto più diviene importante la frequenza con la quale detti stimoli si susseguono per indurre un’efficace azione osteogenica. In parole povere, se lo stress meccanico indotto dall’esercizio fisico è basso, è necessario che venga mantenuto per più tempo o si ripeta con una frequenza piuttosto alta per poter comunque produrre effetti benefici nell’aumento di densità ossea. Riassumendo, un’attività fisica volta a combattere e prevenire l’osteoporosi dovrebbe, quindi, prevedere l’interazione ed integrazione di due tipi di programmi:JRF: Joint Reaction Forces, protocolli di esercizi che inducono stress alla struttura scheletrica attraverso forze di reazione articolare, quali ad esempio il sollevamento di manubri e bilancieri o l’uso di macchine isotoniche. Queste attività hanno un’influenza positiva soprattutto sul tessuto osseo dove si applica la tensione applicata dalla contrazione muscolare e, quindi, un’azione distrettuale prevalentemente concentrata nel punto di inserzione muscolo-tendineo.GRF: Ground Reaction Forces, protocolli di lavoro che si basano sull’azione svolta dalla forza di gravità, comprendenti esercizi quali balzi, salti, step ed attività di resistenza antigravitarie come la corsa. Questi esercizi hanno un’influenza più generale e determinano un aumento di mineralizzazione sull’intera struttura scheletrica, anche se si sono evidenziati i maggior incrementi a livello della regione prossimale del femore e dell’anca (tra l’altro due tra le zone più a rischio di osteoporosi, motivo in più per applicare questo tipo di protocolli di lavoro). In realtà, in ogni attività sportiva ad alto impatto, spesso i problemi sorgono, più che per l’elevata intensità dei carichi, per la tecnica di esecuzione inadeguata e le posture sbagliate assunte durante la realizzazione degli esercizi. A maggior ragione quindi, in soggetti anziani ed a rischio, postura e tecnica esecutiva dovranno essere curate fin nei più minimi dettagli, soprattutto in questo genere di esercizi. Buon allenamento

Continua...

Esercizio fisico e tumore al seno

L’attività fisica agisce sui sistemi metabolici dell’organismo portando numerosi benefici a livello salutare. Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato un forte legame tra lo sviluppo tumorale e la mancanza di esercizio fisico, almeno per quanto riguarda alcuni tipi di tumore. E’ quindi importante che tutti diventino più consapevoli degli effetti positivi dovuti all’allenamento nella prevenzione e nel controllo di numerose patologie, anche quelle più gravi. L’attività fisica agisce su alcuni meccanismi essenziali dell’organismo, come il metabolismo energetico e ormonale, l’infiammazione, il sistema immunitario. Muoversi aiuta a restare in forma, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio e a perdere peso. Lo sport e il movimento hanno però altre virtù nascoste, che oggi i ricercatori sono in grado di studiare nel dettaglio e che spiegano anche gli effetti preventivi nei confronti delle malattie cardiovascolari e del cancro. Diversi studi sono riusciti a fornire una prova dell’utilità dell’esercizio nei confronti di specifici tumori, tra cui quello al seno. La conferenza europea sul tumore al seno nel 2014 ha confermato che un regolare esercizio fisico riduce di circa il 12% il rischio nelle donne, di ogni età e peso, di sviluppare questo tumore. Alcuni studi hanno verificato cosa accade alle donne che dopo la menopausa, nel momento di maggior rischio di ammalarsi, iniziano ad allenarsi, dimostrando che anche in questo caso vi è un beneficio in termini di riduzione del rischio se confrontato con quello delle donne sedentarie. L’esercizio andrebbe prescritto come un farmaco e, esattamente come il tipo, la dose e la durata dei medicinali, anche il tipo, l’intensità e la frequenza dell’esercizio andrebbero misurati sulla persona, in quanto ognuno risponde in maniera differente allo stimolo allenante (Fondazione Umberto Veronesi). Indagini recenti hanno rivelato che le donne che svolgono esercizio fisico regolare hanno in media un rischio di sviluppare cancro al seno inferiore di circa il 30% rispetto alle donne sedentarie (Friedenreich CM. et al., 2008). Nello studio di Antony MP. e i suoi collaboratori, sono stati presi in considerazione i diversi fattori di rischio che sono direttamente coinvolti nello sviluppo del tumore al seno, tra cui l’inattività fisica, scoprendo che un maggiore esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare il cancro al seno. Una recente revisione suggerisce che metà dei casi di cancro al seno possono essere prevenuti attraverso il raggiungimento e il mantenimento di un peso sano, attività fisica regolare e un consumo minimo di alcool (Colditz GA. et al., 2014). Esistono prove epidemiologiche che suggeriscono che l’esercizio dopo una diagnosi di cancro al seno può migliorare la mortalità, la morbilità e la qualità della vita (Eyigor S. et al., 2014). L’esercizio è anche importante per prevenire o migliorare molti effetti negativi correlati al trattamento come la stanchezza, la debolezza muscolare, il declino delle funzioni cardiovascolari e delle capacità funzionali complessive (Wolin KY. et al., 2012). L’attività fisica e gli interventi di perdita o mantenimento del peso corporeo stanno diventando elementi chiave per la sopravvivenza al cancro al seno, poichè l’obesità è associata ad un rischio di mortalità maggiore del 30% per le persone affette da tumore, mentre il fatto di essere fisicamente attivi e mantenere un peso costante è associato ad un rischio inferiore del 30% (Patterson RE. et al., 2010).

Continua...

Lo sapevi che la cellulite è una vera e propria m...

La cellulite è un’alterazione dell’ipoderma con ipertrofia delle componenti connettive e adipose. Si tratta di una malattia del connettivo in cui si ha un’alterazione dei sistemi venoso e linfatico che provoca un rallentamento del flusso ematico e una stasi dei liquidi negli spazi intracellulari. Nell’ipoderma si trova la riserva energetica dell’organismo: il pannicolo adiposo. Quest’ultimo deve essere ben vascolarizzato e il flusso micro circolatorio deve essere ottimale. Per tal motivo ciò che interferisce con la circolazione, nella massa adiposa provoca a lungo andare una condizione di sofferenza che si manifesta tramite alterazioni morfo-funzionali nell’ipoderma e nel derma. Se si ha un rallentamento della circolazione emolitica si verifica una tendenza al ristagno delle scorie metaboliche, con iniziale intossicazione locale e infiammazione. In tal modo si ha l’innesco della cellulite che poi progredisce sino alla sclerosi dei tessuti. 1° STADIO: CELLULITE EDEMATOSA Caratterizzato dalla presenza di edema dovuto al ristagno dei liquidi nel tessuto e all’accumulo di grassi e acqua nelle cellule a causa di un’iniziale alterazione della permeabilità capillare. Comincia a presentarsi una sensazione di pesantezza agli arti, ma la cellulite non è visibile   2° STADIO: CELLULITE EDEMATOSA AVANZATA Caratterizzato da un progressivo accumulo delle scorie metaboliche. Si vede la pelle a buccia d’arancia, l’accumulo adiposo e la perdita parziale dell’elasticità della cute.   3° STADIO: CELLULITE FIBROTICA Inizia a comparire la fibrosi nel tessuto con formazione di micro noduli , avvertibili al tatto. L’epidermide assume un colorito spento ed è evidente l’aspetto a buccia d’arancia; inoltre la cute può risultare fredda e dolente alla palpazione.   4° STADIO: CELLULITE FIBROTICA AVANZATA Si manifesta un significativo rallentamento del flusso sanguigno e linfatico, con aumento dei noduli e dolore al tatto. Appaiono ematomi e la cute presenta il tipico aspetto materasso, è fredda al tatto. Infine la palpazione suscita dolore e, se la pelle viene compressa, rimane una favea che scompare solo dopo alcuni secondi.

Continua...

Sindrome Metabolica: cos'è e come combatterl...

La Sindrome Metabolica è probabilmente una tra le condizioni cliniche più diffuse dei giorni nostri e maggiormente meritevole di attenzione per la sua potenziale pericolosità. Si è stimato che in alcuni paesi industrializzati (Italia compresa) l'insorgenza di tale condizione patologica raggiunga quasi la cifra monstre del 25%! Sebbene ad oggi non vi sia una definizione universalmente riconosciuta e alcuni criteri di diagnosi differiscano tra loro, le principali Organizzazioni a livello mondiale che si occupano di salute sono concordi nel considerare affetti da Sindrome Metabolica tutti quei soggetti che presentino almeno due dei seguenti fattori di rischio associati a quello che può essere considerato il fattore chiave, ovvero l'obesità addominale: - Dislipidemia: HDL (il cosiddetto Colesterolo "buono") al di sotto di 40mg/dl negli uomini e di 50mg/dl nelle donne; - Trigliceridi con valori superiori a 150 mg/dl; - Glicemia superiore a 100 mg/dl (perciò sono iclusi i soggetti diabetici); - Ipertensione arteriosa (valori superiori a 130/85 mmHg).   E' facile comprendere come questo si traduca in una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare. Come potete osservare nell'immagine allegata, c'è convergenza tra gli studiosi nell'attribuire l'insorgenza di questa Sindrome a situazioni patologiche preesistenti (obesità, ipercolesterolemia e condizioni quali l'obesità viscerale, l'iperinsulinemia e/o l'insulino-resistenza) associate quasi sempre a uno stile di vita inadeguato (alimentazione sregolata, vita sedentaria). Come possiamo agire per proteggerci dall'enorme rischio a cui tale sindrome ci sottopone? Oltre ovviamente ad un necessario resyling del nostro stile di vita e del nostro regime alimentare, l'esercizio fisico può esserci di vitale aiuto. Lo scopo dell'attività fisica sarà, attraverso uno specifico lavoro preventivo e adattato alle condizioni del soggetto, di migliorare la condizione di salute dello stesso e in particolare di ottenere i seguenti effetti benefici:    - miglioramenti metabolici dovuti alla riduzione dell' LDL (il colesterolo "cattivo") e dei trigliceridi e all' aumento di HDL (colesterolo "buono"), sensibilità insulinica e tolleranza glicidica; - miglioramenti circolatori dovuti all'aumentata capillarizzazione muscolare e alla conseguente riduzione della pressione arteriosa; - riduzione del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo; - miglioramenti generali anche delle funzioni vagali (effetto antiaritmico). Per ottenere tali effetti, possiamo proporre protocolli di lavoro simili a quelli già molto utilizzati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dei disadattamenti metabolici in generale (sovrappeso e/o obesità, diabete mellito ecc..) e che devono prevedere essenzialmente tre tipologie di allenamento, sapientemente miscelate tra loro: fasi di allenamento aerobico di tipo continuato, fasi di allenamento aerobico intervallato (Aerobic Interval Training) e fasi di allenamento dedicate alla resistenza muscolare. Per i primi due (lavoro aerobico continuato e intervallato) sarà possibile lavorare su macchine cardio quali bike e tapis roulant o, perchè no, all'aperto in qualche parco o villa. Nelle sedute di allenamento aerobico continuato bisognerà cercare di assestarsi intorno al 60/70% della propria FcMax (l'uso di un cardiofrequenzimetro per monitorare i battiti è fortemente consigliato), mentre negli allenamenti interval l'ideale sarà alternare fasi più intense (fino all'80% circa) ad altre di recupero attivo intorno al 50%. Le sedute di resistenza si potranno svolgere con l'ausilio dei classici macchinari isotonici presenti nelle palestre ma anche con esercizi a corpo libero o con piccoli attrezzi, coinvolgendo in egual misura la muscolatura di tronco, arti superiori ed arti inferiori.

Continua...

Fibromialgia: Imparare a convivere si può!

Iniziamo col dire che chi non ha un problema di questo tipo non può comprendere…  ma chi ha questo disturbo deve comprendere cosa ha e poi cercare di  convivere, cercando di alleviare o contrastare tale sindrome. In questa trattazione vedremo cosa è  e  come riuscire a conviverci. Cenni storci Il termine Fibromialgia deriva dal latino fibra e dal greco myo (muscolo) unito a algos (dolore).Si può dire che la sindrome  fibromialgica  è caratterizzata da dolore muscolare diffuso e rigidità cronica. Sin dal 1800 la sindrome  fibromialgica  era presente ma con altre denominazioni; solo nel 1976 vennero descritte in maniera accurata i sintomi e la denominazione su detta. Organi bersaglio La colonna vertebrale, le spalle le braccia, il cingolo pelvico, le gambe e i polsi subiscono un processo infiammatorio; inoltre si associano disturbi dell’umore, del sonno e astenia (stanchezza).  Chi colpisce In prevalenza chi è affetto da fibromialgia è di sesso femminile e può presentarsi nella fascia d'età che va dai 25-55 anni. Si pensa che alla base di questa sindrome ci sia lo stress sia d’origine fisico che psicofisico. Come conviverci Iniziamo col dire che qualsiasi malattia cronica (cioè permanente) non deve avere nel tempo la meglio su di noi. Ecco perché è importante prima conoscere e poi cercare con positività di reagire in modo da indurre noi stessi ad un possibile rimedio per riuscire a vivere con dignità la nostra esistenza. Oltre alla terapia farmacologica, che al momento non si è dimostrata ancora molto efficace, vi è anche la terapia naturale; che consiste nel riposo, ma non eccessivo, nei primi giorni in cui si manifesta la malattia.   Inoltre si è notato che le attività fisiche come il lavoro aerobico, come la ginnastica dolce,  il nuoto e altro, praticate regolarmente in maniera moderata e progressiva riducono i sintomi. Altro mezzo è l’utilizzo di massaggi e stretching (da non effettuare però, quando si ha il processo di infiammazione acuto in corso).  Non meno importante è osservare una alimentazione povera di cibi raffinati favorendo cibi “vivi”, frutta, verdura e proteine nobili (sia d’origine vegetale che animale, ma queste ultime con moderazione).   In conclusione possiamo dire che: Il giusto atteggiamento mentale verso  la malattia, la sana attività sia fisica che alimentare, possono giovare non poco sul nostro progresso vitale. 

Continua...

Cinnamomum zeylanicum. Un aiuto per la tua salute ...

Certo questo nome, Cinnamomum zeylanicum, potrebbe far pensare al principio attivo di un qualche farmaco! Ma così non è. Sapete di cosa sto parlando? Di un alimento, o meglio, una spezia molto nobile: la Cannella. Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/Blog/Alimentazione/Cinnamomum_ZeylanicumUn_Aiuto_Per_La_Tua_Salute_E_Il_Tuo_Girovita--id265.html La cannella proviene da un albero tropicale e viene estratta dalla sua corteccia.Oltre a tannini, polifenoli, terpeni, fenilpropanoidi e zuccheri, la cannella è ricca di micronutrienti quali: Calcio, Manganese, Magnesio, Ferro, Potassio, Selenio, Zinco e vitamine A, C, B1, B2, B3, B5, B6. Ha proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali, antimicrobiche. Ma ciò che vorrei mettere in risalto di questa spezia è l'effetto che ha come ipoglicemizzante. Grazie alla presenza di un polifenolo, detto MHcp (Methylhydroxychalcone polymer), la canella sarebbe in grado (secondo una ricerca Scientifica: Mang B, Wolter M, Schmitt B, et al. Effects of a cinnamon extract on plasma glucose, HbA, and serum lipids in diabetes mellitus type 2. Eur J Clin Invest 2006;36(5):340-4.) di attivare i recettori insulinici, favorendo l'ingresso del glucosio nelle cellule. Sembra che mezzo cucchiaino di cannella al giorno possa ridurre in modo significativo i livelli di zucchero nel sangue dei pazienti con diabete di tipo 2. Cosa dire! Usatela con fantasia (caffè, yogurt, avena, frutta) e chi più ne ha più ne metta! 

Continua...

Grassi idrogenati, i killer silenziosi!

Vi siete mai chiesti cosa sono e da dove provengono questi famigerati grassi idrogenati? Ma chiediamo direttamente a loro... "Mi presento. Mi chiamo grasso idrogenato e nasco da un processo chiamato Idrogenazione, sono stato concepito attraverso un processo chimico e sono molto apprezzato dall'industria alimentare perché sono consistente e mi conservo meglio dei miei cugini lontani grassi naturali e pensate costo anche molto meno e questo mi permette di  essere più competitivo sul mercato alimentare. Ci sono anch'io! Mi chiamo margarina e sono il prodotto più eccellente, e in quanto a grassi idrogenati nessuno è come me! Ma vorrei presentarvi per umiltà, anche il resto della famiglia li citerò solo per nome e non per fama ovviamente... Dado da brodo, barrette energetiche, snack, pasta sfoglia, patatine confezionate, cracker, grissini, budini, creme... Insomma una famiglia numerosa la nostra..." Ma a parte la storiella, il problema diventa serio quando tocca la nostra preziosa salute. Infatti dovete sapere che studi hanno messo in relazione il consumo di grassi vegetali idrogenati a diverse malattie importanti: Malattie coronariche, sterilità, cancro, squilibri a livello ormonale e quant'altro.  Questo perché non si può trasformare ciò che è già presente di buono in natura e rovesciare la sua giusta armonia.Ma purtroppo per il profitto oggi e anche ieri si fa questo e altro. La prossima volta che vi capita di fare acquisti al super mercato ricordatevi di dare un'occhiata agli ingredienti, credetemi è una buona abitudine! Spero che questo articolo vi sia stato utile. Buona riflessione!

Continua...

I rischi del binge drinking

Binge Drinking e assistenza di uno psicologo Un fenomeno che si sta sempre più diffondendo, in particolar modo tra i giovani, e che è alla base di molti incidenti stradali, è il binge driking. Ma cos’è questo fenomeno? Binge drinking è un termine inglese che significa “abbuffata alcolica” e, infatti, è caratterizzato dall’assunzione eccessiva e volontaria di alcol. Tale assunzione avviene in un breve lasso di tempo e con l’obiettivo di raggiungere uno stato di ebbrezza alcolica. Il binge drinking avviene spesso in situazioni sociali. Questo fenomeno è sottovalutato perché l’assunzione massiva di alcol, soprattutto nelle città del Nord Europa, è divenuta una vera e propria moda. Ma quali costi ha quest’abitudine in termini di benessere?  Oltre ai rischi immediati dati dal consumo eccessivo di alcol (es. nausea, vomito…), si perde la capacità di valutare oggettivamente il proprio stato mentale e si tende a sottostimare il livello di ebbrezza raggiunto e quindi a sottovalutare i rischi dati dalla perdita del controllo delle proprie facoltà mentali. Questo comporta rischi quali perdere il controllo, commettere atti di violenza verso oggetti o verso gli altri, mettersi alla guida provocando incidenti stradali. Inoltre, se il binge drinking diventa un’abitudine frequente e consolidata, potrebbero risentirne notevolmente i profitti scolastici o la rendita sul piano lavorativo, le relazioni interpersonali amorose e amicali, nonché familiari. Abbiamo visto i risultati nel breve e medio termine. Ma quali sono gli effetti a lungo termine? Forse questi effetti sono i meno conosciuti e comprendono danni permanenti al sistema immunitario, endocrino, digerente e circolatorio. Sul piano delle abilità cognitive, diminuisce notevolmente la capacità di concentrarsi, di mantenere l’attenzione e di memorizzare sia a breve che a lungo termine. Le difficoltà sul piano neurologico non si limitano ai momenti di ebbrezza, sono effetti a lungo termine che permangono anche nei momenti di sobrietà. E le conseguenze dal punto di vista psicologico? Spesso accade che l’abitudine sociale del binge drinking si trasformi in una vera e propria dipendenza fisica e psicologica che porta a problemi gravissimi sul lavoro fino alla perdita dello stesso, all’abbandono scolastico e alla perdita delle relazioni sociali. In quanto dipendenza non mancano nemmeno le “crisi di astinenza” caratterizzate da sintomi come, ad esempio, insonnia, depressione, irritabilità, disturbi sessuali. Riassumendo, questa abitudine può portare a conseguenze psicologiche e comportamenteli che necessitino dell'intervento di uno psicologo.  

Continua...

Pagina 1 di 4
Are you looking for the best website template for your web project? Look no further as you are already in the right place! In our website templates section you will find tons of beautiful designs - for any kind of business and of any style. You are in a unique place - join us today BIGtheme NET

Filtro contenuti

Filtra: 
Our website is protected by DMC Firewall!