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Psicologia

Il cibo, può creare dipendenza?

E' ben noto che il cibo costituisce la quinta causa di disturbi da dipendenza dopo alcool, tabacco, cocaina e sesso. E' stato inoltre dimostrato in diversi studi sugli animali che i cibi eccessivamente ricchi di zucchero e grassi vegetali idrogenati sono in grado di "prendere in ostaggio" i sistemi dopaminergici del cervello che presiedono alla percezione del piacere, costringendo così gli animali ad assumerne quantità sempre maggiori in modo compulsivo. Queste osservazioni sono confermate da tempo anche sull'uomo mediante studi di neuroimaging che hanno dimostrato come i centri del piacere ,del cervello umano vengano attivati a seguito dell'assunzione di certi cibi. In altre parole è stato dimostrato che determinate sostanze alimentari, quando sono presenti nel cibo, possono causare dipendenza e tendenza all'abuso esattamente come certe sostanze stupefacenti, in quanto nel cervello umano si legano ai medesimi recettori. Questo è un problema che riguarda milioni di persone, e se ne parla poco perché esso va a confliggere con i potenti interessi commerciali dell'industria alimentare. Esistono molti studi che investigano le cause e le possibili soluzioni di questo problema, anche perché dal cibo discende poi tutta una serie di complicanze metaboliche che vanno a causare molte delle cosidette malattie del progresso che fanno lievitare le spese dei servizi sanitari. Questo è un bel problema perché si è sempre detto che le dipendenze, una volta instauratesi, non possono essere trattate se non con l'astinenza totale della sostanza che le ha indotte; cosa possibile se si tratta di alcool e tabacco, ma come si fa a rinunciare totalmente al cibo? Due studiosi in particolare (Lisle e Goldhamer) nel grande lavoro clinico True North Center di Santa Rosa in California ritengono di aver trovato la cura perfetta per risolvere il problema e sostengono addirittura che il loro metodo sarebbe in grado di resettare i circuiti dopaminergici del cervello che presiedono alla percezione del piacere. Indovinate un pò con quale metodo?... il digiuno! Emiliano Caputo

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Mente e corpo: cos'è la Psicosomatica

La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (il disturbo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l'influenza che l'emozione esercita sul corpo e le sue affezioni. Si parla di psicosomatica non solo come prospettiva con la quale guardare l'evento patologico, ma anche in relazione a sintomi somatici fortemente connessi alle emozioni e in relazione alle cosiddette vere e proprie malattie psicosomatiche. Per quanto riguarda i sintomi psicosomatici, essi, pur non organizzandosi in vere e proprie malattie, si esprimono attraverso il corpo, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Al contrario, sono considerate vere e proprie malattie psicosomatiche quelle malattie alle quali classicamente si riconosce una genesi psicologica (o quantomeno in buona parte psicologica) ed in cui si viene a realizzare un vero e proprio stato di malattia d'organo con segni indiscutibili di lesione. Quali sono i disturbi e le malattie psicosomatiche? La varietà dei modelli interpretativi consente solo in modo approssimativo di elencare e classificare le malattie e i disturbi psicosomatici. In ogni caso le malattie che storicamente sono state sempre interpretate come psicosomatiche sono l'ipertensione arteriosa, l'asma bronchiale, la colite ulcerosa, l'ulcera gastro-duodenale e l'eczema. Ultimamente questo elenco si è andato via via infoltendo fino a comprendere: i disturbi dell'alimentazione che si evidenziano intorno ai due eccessi rappresentati dall'anoressia e dalla bulimia con conseguente obesità; le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema gastrointestinale dove tra le malattie organizzate c'è, oltre alla colite ulcerosa e all'ulcera gastroduodenale, la retto colite emorragica, mentre tra i disturbi psicosomatici sono presenti la gastrite cronica, l'iperacidità gastrica, il piloro spasmo, il colon irritabile o spastico, la stipsi, la nausea e il vomito, la diarrea (da emozione, da "esami"); le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema respiratorio ad esempio la già citata asma bronchiale, la sindrome iperventilatoria, la dispnea, il singhiozzo; le malattie e i sintomi psicosomatiche a carico del sistema cardiovascolare ad esempio le aritmie, le crisi tachicardiache, le coronopatie; l'ipertensione arteriosa essenziale, la cefalea emicranica, la nevrosi cardiaca, le algie precordiali; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema cutaneo ad esempio la psoriasi, l'eritema pudico (rossore da emozione), l'acne, la dermatite atopica, il prurito, la neuro-dermatosi, l'iperidrosi, l'orticaria, la canizie, la secchezza della cute e delle mucose, la sudorazione profusa; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema muscolo scheletrico ad esempio la cefalea tensiva, i crampi muscolari, il torcicollo, la mialgia, l'artrite, dolori al rachide (cervicale e lombo-sacrale), la cefalea nucale; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema genitourinario ad esempio dolori mestruali, disturbi minzionali, enuresi, impotenza; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema endocrino ad esempio ipopituitarismo, iper o ipotiroidismo, ipoglicemia, diabete mellito. Diversi e numerosi sono i modelli interpretativi che cercano di spiegare l'insorgenza del sintomo o della malattia psicosomatica. In conclusione si può affermare che le malattie somatiche sono quelle che più strettamente realizzano uno dei meccanismi difensivi più arcaici con cui si attua una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie l'ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo); non sono presenti espressioni simboliche capaci di mentalizzare il disagio psicologico e le emozioni, pur essendo presenti, non vengono percepite. In genere il paziente psicosomatico si presenta con un buon adattamento alla realtà, con un pensiero sempre ricco di fatti e di cose e povero in emozioni. Per meglio chiarire si tratta di un paziente che difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Spesso si tratta di pazienti che hanno difficoltà a far venire alla luce emozioni, che separano dalle cose ogni elemento di fantasia. Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di distruggere il proprio corpo. In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro. Anche se tali caratteristiche non sono sempre presenti in assoluto in quelli che presentano una patologia psicosomatica, sembra comunque permanga sempre in queste persone una parte dell'io che tende a funzionare in questo modo.   Il processo terapeutico e il benessere psicofisico Cosa intendiamo quando diciamo che “ci sentiamo bene?” Da dove nasce la sensazione di salute? La percezione di noi (a tutti i nostri livelli) varia da momento a momento ed è un processo estremamente complesso che dipende da presupposti biologici, dallo sviluppo, dall’esperienza, da fattori di natura storica e da influenze culturali. E’ sufficiente un’alterazione del nostro benessere per spostare la percezione di noi stessi su uno dei livelli. Nello stesso tempo, tutte le nostre dimensioni continuano ad essere presenti sia in salute che in malattia. Non è sufficiente “stare bene” solo mentalmente, anche se in certi momenti un corpo silente può far pensare che sia tutto a posto. Allo stesso modo non è concepibile uno stato di benessere solo corporeo, non accompagnato da una salute psichica. Esistono nelle persone due atteggiamenti opposti riguardo al corpo: chi si identifica completamente con esso e chi non si interessa al proprio corpo. Gli esercizi più utili per acquistare la coscienza del corpo e un graduale dominio su di esso sono le tecniche di rilassamento. E’ bene ricordare che diventare consapevoli non basta: il processo della consapevolezza per mettere le basi nella nostra vita e per cambiare vecchi schemi, profondamente radicati, richiede un processo psicoterapeutico più complesso. Comunque, in un’ottica evolutiva e quindi di benessere psicofisico, ognuno di noi dovrebbe promuovere e attuare lo sviluppo e l’integrazione di tutti gli aspetti della vita umana. Si può dire che l’essere umano nella sua totalità possa essere paragonato ad un caleidoscopio: quando guardiamo all’interno del caleidoscopio, osserviamo un insieme di forme di grandezza e colori diversi che nel loro complesso formano una sintesi armonica che dà la sensazione di bellezza, dovuta all’armonia dell’insieme, non muta al ruotare del caleidoscopio. Cosa succederebbe se una delle forme che lo compongono venisse meno? Noi esseri umani siamo un’unità di elementi molteplici e complessi in continuo cambiamento, a tutti i livelli: fisico, emotivo, mentale e spirituale; padroneggiare il proprio benessere psicofisico significa raggiungere quell’armonia che si percepisce guardando all’interno di un caleidoscopio. A cura della Dott.ssa Paola F. Mantuano (Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Trainer EMDR) in collaborazione con il dott. Emiliano Caputo. Emiliano Caputo

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Aminoacidi ed alimenti... per il benessere mentale

Una guida agli aminoacidi, alle vitamine e agli alimenti utili... per il tuo benessere mentale. Aminoacidi Tra gli aminoacidi interessati per quanto concerne l’ansia e la depressione abbiamo: Tirosina - Aminoacido non essenziale che deriva dalla fenilalanina; è un precursore degli ormoni tiroidei e dei neurotrasmettitori dopamina, norepinefrina (noradrenalina) ed epinefrina (adrenalina). Agisce come antidepressivo. Fenilalanina - Aminoacido essenziale che viene convertito dall’organismo nelle sostanze noradrenalina e dopamina, due neurotrasmettitori dall’impulso nervoso che aiutano a tenere le persone sveglie e favoriscono la prontezza dei riflessi. Agisce come antidepressivo. Triptofano - Aminoacido essenziale precursore della serotonina utilizzato nel trattamento di insonnia, stress, ansietà e depressione. Glutammina - Aminoacido non essenziale (in certi casi lo può diventare) la cui sinstesi avviene principalmente a livello muscolare. Rappresenta l’aminoacido dominante nel sangue e nel liquido cerebrospinale che supera con facilità la barriera ematoencefalica; successivamente viene convertito in Acido Glutammico che è un importante neurotrasmettitore, stimolante nel cervello e nel midollo spinale, nonché il precursore dell’acido gamma amino-butirrico e del glutatione.   Vitamine, minerali e piante medicinali Non meno importanti sono i minerali, le vitamine soprattutto del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6), la colina e l’inositolo (B7), la vitamina C. gli aminoacidi ramificati (valina, leucina e isoleucina), l’arginina, la lisina, la carnitina, gli acidi grassi omega 3, la melatonina, l’Alga Klamath, l’alga spirulina, la fosfatidilserina, le piante medicinali tra cui la valeriana, passiflora, lavanda, tiglio, melissa, kawa, luppolo, camomilla, rhodiola rosea, ginseng, griffonia simplicifolia, curcuma, iperico, biancospino e tante altre. D’altro canto sono da evitare nel modo più assoluto quelle sostanze che possono provocare una sintomatologia simile a quella dell'ansia come per esempio alcuni inibitori della fame agenti a livello centrale o alcuni stimolanti di sintesi e alcaloidi naturali come la caffeina, la teina e la teobromina (presenti rispettivamente anche nel caffè, nel tè e nel cioccolato), l’alcol, il fumo, gli energy drink, i preworkout formulati per aumentare il focus e la resistenza (soprattutto quelli con dosi extra di caffeina), cola, dimetilamilamina, guaranà, yhoimbina (soprattutto per gli attacchi di panico). Sono inoltre da evitare diete o farmaci autoprescritti eventualmente consigliati dai vari settimanali alla moda o dall'amico di turno (magari pizzaiolo) che ne esaltano i miracolosi effetti. Emiliano Caputo Vorrei vedere un prodotto a base di Carnitina Vorrei vedere un prodotto a base di Glutammina

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Piccolo glossario di psicologia

Ansia Stato emotivo spiacevole, accompagnato da senso di apprensione, eccitazione e timore di un male futuro, la cui caratteristica principale è la scomparsa o la notevole diminuzione del controllo volontario e razionale della personalità.   Depressione Sindrome caratterizzata dall’abbassamento del tono dell’umore, talvolta accompagnata da ansia, abulia, astenia e pensieri ossessivi non giustificati da validi motivi esterni.   Attacchi di panico Sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente. Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi, quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore.   Benzodiazepine Sono una classe di psicofarmaci che svolgono una serie di funzioni: ansiolitico-sedativa, miorilassante, ipnotica ed anticonvulsivante.   Psicoterapia cognitivo - comportamentale E' finalizzata alla modificazione dei pensieri disfunzionali, delle emozioni e dei comportamenti disadattivi dell'individuo, producendo dapprima la riduzione e successivamente l’eliminazione del sintomo. L'adozione di modalità di pensiero più costruttive consente alla persona di riattivare le proprie risorse, attivando una modificazione dell'esperienza emozionale dolorosa e conseguentemente dei miglioramenti duraturi nel tempo. EMDR L’eye movement desinsitation and reprocessing (desensibillizazzione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) eè una metodologia che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, provocando così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. Si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.    Rebrithing Particolare tecnica di respirazione circolare che sblocca il flusso energetico in tutto il corpo e facilita la liberazione da traumi accumulati.    Training autogeno Particolare tecnica di rilassamento attraverso la concentrazione mentale, il quale consente di alleviare tensioni sia psichiche che corporee.   Neurotrasmettitori Un neurotrasmettitore è una sostanza che agisce sul cervello con la funzione specifica di permettere la comunicazione tra le cellule cerebrali. I principali, tra i 100 identificati, sono l’acetilcolina, il gaba, la serotonina, la dopamina e la norepinefrina. Serotonina - Neurotrasmettitore ad azione rilassante sintetizzato nel cervello e in altri tessuti a partire dall'amminoacido essenziale triptofano. GABA (Acido Gamma amino-butirrico) - Aminoacido che agisce da neurotrasmettitore inibitorio, nel cosiddetto sistema gabaergico della base cerebrale, cioè lungo le vie nervose dei nuclei grigi centrali.

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Ciclo di apprendimento: come imparare, come insegn...

Il ciclo di apprendimento è un processo nel quale tutti noi siamo una o più volte “incappati ed inciampati”. Pensate ai nostri primi passi… si cadeva e ci si rialzava e poi… si cadeva e ci si rialzava ancora, finché, dopo "enne" volte, siamo riusciti a rimanere in piedi e camminare in massima tranquillità. Portate la vostra attenzione a quando, oggi, guidate la vostra autovettura, oppure a quando andate in bicicletta; in queste occasioni non pensate più a tutto ciò che state effettuando: ogni singola azione è coordinata in modo perfetto senza che la vostra attenzione, o concentrazione, sia riposta all’azione che state svolgendo. Tale processo è denominato competenza inconscia. Vi sono diverse teorie pertinenti al ciclo di apprendimento: alcuni sostengono che è necessario ripetere le azioni almeno 7 volte, altri ribadiscono che è opportuno, affinché la nostra azione venga effettuata come “competenza inconscia”, ripeterle 21 volte. Personalmente dopo l’esperienza maturata nell’insegnamento, ritengo che la seconda sia la migliore!   Il ciclo dell’apprendimento Incompetenza inconscia = bassa performance, nessuna differenziazione o comprensione. Incompetenza conscia =  bassa performance, riconoscimento dei difetti e delle aree di debolezza. Competenza conscia = performance migliorata, sforzo conscio ed in un certo senso artificioso. Competenza inconscia = performance più elevata e naturale, automatica. Noi tutti spesso viviamo di “convinzioni limitanti” ovvero ci hanno insegnato erroneamente che la “la radio non ripete due volte” che “prima impari e più sarai bravo” che “se ripeti un’azione per molte volte è perché sei lento od incapace di imparare” e via dicendo, tutte emerite baggianate! Miei cari Personal Trainer ed insegnanti, riportiamo alla nostra memoria cosa dicevano i latini: “repetita iuvant” che tradotta letteralmente, significa: ” le cose ripetute aiutano” e se mi permettete, aggiungerei nella nostra lingua; “la ripetizione è la dote dell’eccellenza”. Se vogliamo essere dei bravi Personal Trainer, dei bravi insegnanti, dobbiamo esercitarci con la massima attenzione affinché ogni azione, ogni processo di insegnamento, possa essere esplicato nella modalità “competenza inconscia”. Tutto questo ci aiuterà ad essere eccellenti in ciò che facciamo e ad essere riconosciuti come i migliori in quel campo professionale. Impariamo noi in primis a pianificare un obiettivo con noi stessi e ad esercitarci; saremo sicuramente più credibili ed utilizzando la terminologia insegnata nei corsi di comunicazione congruenti con il messaggio, ovvero congruenti tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Una buona giornata. Sono naturalmente a vostra completa disposizione per ogni chiarimento. Sandro Castellana

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Aumento di peso, colpa dello "sgarro"......

Lo "sgarro" è sempre la vera causa dell'aumento di peso... o il senso di colpa potrebbe incidere? Uno studio Olandese afferma che la condizione psicologica è un fattore determinante nei regimi alimentari intrapresi. La tesi che conclude uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Utrecht University in Olanda sembra proprio confermarlo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Psychology & Health, rivela che non è importante soltanto mangiare in maniera più sana per perdere i chili in eccesso, ma conta anche lo STATO D'ANIMO con il quale ci accostiamo al cibo. Se dunque ci sentiamo responsabili di aver commesso un reato quando consumiamo un pasto o mangiamo un alimento fuori dal regime imposto, questa condizione psicologica ostacolerà tutte le nostre buone intenzioni di rientrarci, ribaltando l'esito del nostro progetto: vogliamo dimagrire e invece saremo destinati a veder crescere il nostro peso. Secondo la ricerca olandese, ciò avviene perché sentirsi colpevoli mentre si mangia induce a mangiare di più e a mangiare cibi più grassi, il tutto con costanza e rassegnazione! Questa tendenza all'utilizzo di un maggior numero di calorie, di fatto, aumenta se ci concentriamo sulle potenzialità "ingrassanti" del pasto che ci apprestiamo a consumare, sentendoci successivamente colpevoli di aver "remato" contro il proprio fine.   Conclusione La conclusione della ricerca è semplice: serve EQUILIBRIO nell'approccio al cibo, a volte anche concedersi o "premiarsi", ma sempre con serenità; altrimenti la perdita di peso resterà un miraggio. CAMBIA. ADESSO PUOI.™ Vincenzo Borrelli

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Coach e Coaching

Oggigiorno i termini Coach e Coaching sono utilizzati in modo inappropriato. Con questo articolo cercherò di fare un po’ di chiarezza affinché il lettore possa capire chi è un coach, i motivi per i quali si richiede il suo intervento e quali “strumenti” utilizza nel suo lavoro e professione.   Chi è un coach? Risaliamo all’origine del termine coach. Deriva dall’inglese “coche” che significa carrozza, vagone. “Coach” è un mezzo che trasporta una persona o un gruppo di persone da un luogo di partenza a un luogo di arrivo desiderato.   Il coach è colui che affianca il cliente coachee per esaminare la sua situazione attuale (luogo di partenza), definire gli obiettivi (luogo desiderato), elaborare ed applicare un piano d’azione che colleghi il punto di partenza a quello d’arrivo. Il suo obiettivo principale è di contribuire al successo e alla soddisfazione delle persone che gli richiedono i suoi servizi di coaching.   In cosa è utile il coach? Il compito del coach è quello di far fronte alle esigenze delle persone che si trovano in un momento particolare della propria vita, personale e/o professionale. Il coach aiuta il cliente a prendere decisioni importanti, a migliorare od accrescere la propria fiducia personale, la motivazione e, soprattutto, aiuta a fare chiarezza in situazioni e scelte difficili. Il coach guida il cliente verso lo stato desiderato mediante un vero e concreto piano d’azione.   Riassumendo questi alcuni dei motivi per i quali si richiede l’intervento di un coach ed i suoi benefici: fare chiarezza su circostanze personali o professionali; crescita personale; studiare ed implementare un piano d’azione per raggiungere uno o più obiettivi; valorizzare le proprie risorse ed attitudini per “utilizzarle” nel momento  più opportuno; migliorare la comunicazione con gli altri e con se stessi; implementare i processi di motivazione intrinseca ed estrinseca; imparare a fare delle scelte “ecologiche”; aumentare la consapevolezza di sé.   Come interviene un coach? Il primo passo è quello di capire le reali esigenze del cliente mediante un’intervista “ intake session” dalla quale emergerà il percorso opportuno da seguire per l’obiettivo prestabilito. Il coach fa domande di qualità per far emergere le motivazioni individuali. La sua attenzione è incentrata sul cliente e sulla comunicazione. Un bravo coach ha approfondito le sue conoscenze attraverso un percorso formativo di conoscenze in diverse modalità di comunicazione come ad esempio: PNL (programmazione neuro linguistica), la comunicazione assertiva, la comunicazione emozionale, sviluppando così diverse modalità di approccio coach-cliente valorizzando gli stati mentali per il successo.   Chi è uno Sport coach? L’obiettivo dello Sport coach è la performance sportiva. Il coach assiste lo staff tecnico o gli atleti, singolarmente o in gruppo, per il miglioramento della prestazione fisica, tecnica e mentale.   Chi è un Life coach? L’obiettivo del Life coach è di aiutare il cliente a raggiungere obiettivi personali e/o professionali nell’ambito della vita di relazione, sostiene il rafforzamento del sé, aiuta a ri-trovare un miglior equilibrio interiore e fornisce un supporto nella crescita personale.   Grazie per la vostra attenzione, per qualsiasi evenienza sono a completa disposizione. Sandro Castellana

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Mal d'amore ed attività fisica

L'essenza principale della vita, l'Amore, il Bene puro che si prova per un'altra persona spesso identificata ed intesa nella relazione con il proprio partner e non nei rapporti famigliari tra genitori e figli. Talvolta anche madri e padri soffrono per i figli quanto chi attraversa le pene d'amore di un termine di una storia. E' la stessa cosa, la catastrofe metabolica che si scatena deriva dallo stato depressivo causato dalla secrezione di ormoni catabolici e negativi per il benessere dell'organismo, in quanto prodotti in eccesso, dovuto alle emozioni avvertite che sballano l'asse IPOTALAMO-IPOFISI-SURRENE causando sbalzi d'umore, crisi di pianto, depressione, ansie e disturbi alimentari e del sonno. Beh, direte, che c'entra con il Fitness?! C'entra eccome, il processo metabolico che si attua con la pratica dell'attività fisica, permette di prevenire e curare stati depressivi, sebbene l'allenamento debba essere idoneo, poichè l'incremento eccessivo di cortisolo nel post workout dovuto alla proporzionalità dell'intensità della sessione, inciderebbe negativamente su soggetti sofferenti di ansia o depressione amplificando le crisi una volta terminata l'attività! L'allenamento deve invece portare al rilascio di endorfine per favorire uno stato positivo per l'umore stabilizzando la secrezione di serotonina e poi attraverso un'alimentazione glucidica e con zuccheri quali il fruttosio per non eccedere nell'uso di dolci o gelati evitando picchi glicemici e risposte insuliniche esagerate e costanti. Lo so, è dura quando si soffre, ma l'allenamento vi aiuterà e permetterà di mantenere un approccio corretto con l'alimentazione attenuando la produzione di corticotropina ACTH (ormone dello stress); tale ormone viene espulso attraverso la lacrimazione. Infatti è stato dimostrato che la composizione chimica lacrimale di chi soffre è diversa da quella di una reazione allergica o priva di fattori emotivi alla base. Personalmente mi accadde di piangere in palestra senza controllarmi, purtroppo, da quanto stavo male per una delusione, e decisi assieme all'allora mio PT, di sospendere la seduta in quanto in quel caso la mia situazione ormonale non era favorevole al tipo di attività quale il BB in cui occorre motivazione e testosterone a livelli alti. Per non parlar poi della mancata contrazione muscolare a causa di una scarsa concentrazione a livello cerebrale e del Sistema Nervoso Centrale . Se lo sfogo mi fosse venuto qualche ora prima allora in quel caso l'allenamento mi avrebbe fatto bene. Vi consiglio di non abbuffarvi, di non assumere farmaci anti depressivi, cercate di svolgere appieno i vostri impegni e praticate sport riacquistando autostima e fiducia nel futuro. Esiste persino un prodotto per le pene d'amore (Amorex), non è classificato come farmaco ma come integratore alimentare vegetale grazie alla presenza di Griffonia simplicifolia e vitamina E, B e B6. Non è quindi soggetto a prescrizione medica. Pare che questa pianta, originaria della Costa d’Avorio, contenga molto triptofano, che è un amminoacido precursore della serotonina, neurotrasmettitore che allevia i dispiaceri. Però il triptofano non arriva al cervello perché il problema non è la quantità di serotonina, ma la sua distruzione-ricaptazione nella sinapsi. L'unica soluzione quindi è soffrire fino in fondo a testa alta ringraziando comunque il Cielo che avete amato e avuto il dono di essere sensibili, in quanto fortuna e non debolezza . L'importante è reagire sempre anche quando si è a terra! Un abbraccio a tutti coloro che in questo momento soffrono per amore. Se poi vi occorronno delle indicazioni fitness e alimentari sapete come contattarmi... Francesco Zoccheddu

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Forma fisica e salute: l’equilibrio psico-fisic...

Andando diretti al punto in questione, per equilibrio si deve intendere il perfetto bilanciamento delle componenti che costituiscono l’essere umano, senza alcuna esclusione: salute; forma fisica; aspetti mentali ed emotivi; sessualità; alimentazione; rapporti familiari; rapporti; attività lavorativa e posizione economica; istruzione e cultura; rapporto con la religione e la spiritualità. Tutti questi fattori sono descrivibili separatamente come bilance in cui i piatti sono in costante oscillazione tra i 2 punti estremi. Facendo un parallelo con l’organizzazione anatomica e funzionale del nostro sistema nervoso, esso è improntato su un funzionamento a sistema binario (on/off) che si esplicita nella divisione del cervello in 2 emisferi, ma andando oltre, anche nella suddivisione funzionale mai totale tra “cosciente e autonomo” e all’interno dei sottosistemi “razionale-emotivo” per la parte cosciente mentre il sistema nervoso autonomo si autoregola in un costante oscillare tra componente ortosimpatica, attivante e parasimpatica, inibente.   Questa continua suddivisione in 2 parti, mai completa e totale, richiama un parallelismo con il concetto di Tao delle civiltà orientali. Nel Tao, l’universo e tutto ciò che lo forma si caratterizza per la compenetrazione tra la parte bianca, positiva (Yang) e quella nera, negativa (Yin). Non esiste accezione morale nel definire le due parti: esse si compenetrano a vicenda, bilanciandosi e contenendo ciascuna il “seme” dell’altra. L’unità del Tao si esplicita come un flusso dinamico che, in costante equilibrio, permea il tutto. A questo punto verrebbe da chiedersi cosa c’entra tutto ciò con la salute e le prestazioni psico fisiche… Spesso le persone ricercano un miglioramento in un aspetto isolato della loro vita (voglio perdere 5 chili, voglio fare la mezza maratona in un’ora e trenta, ho dolore alla schiena,…). Non viene considerato, per non conoscenza o per presunzione (assai più raro), che il miglioramento passa attraverso il riequilibrio con la componente complementare del problema in questione e con tutte le altre componenti. Questo riequilibrio spesso è vincolato ad un mutamento, al cambiamento anche radicale di aspetti più o meno profondi dell’esistenza della persona. Sarà difficile quindi curare il mal di schiena se il soggetto non prenderà in considerazione, al di là dell’intervento diretto dell’educatore o del terapeuta, il proprio stile di vita, l’alimentazione, il riposo, la posizione sul luogo di lavoro, vecchi preconcetti ereditati dai genitori (stai dritto!!!), il rapporto di coppia… A volte la soluzione potrà essere comunque raggiunta con un lavoro parziale ma sarà un risultato parziale destinato a durare fintanto che permarranno fattori di disequilibrio marcati. Carlo Lazzari

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Pilates e Shiatsu per lo sport agonistico

Lo Shiatsu come aiuto per gli Sportivi Chi pratica sport, molto spesso, pur essendo "in forma", soffre di contratture, stiramenti e affaticamento dei muscoli; lo Shiatsu può aiutare ad eliminare le tossine attraverso un miglioramento della circolazione linfatica, dei liquidi e del sangue; inoltre, l'utilizzo di appropriate tecniche di mobilizzazione articolare, stiramento e pressione, favoriscono il rilassamento muscolare e lo sciogliersi delle tensioni, ridando al corpo la sua "morbidezza" ed elasticità, basi indispensabili per poter praticare qualsiasi attività e per una vita rilassata. Troppo spesso nella visione occidentale dello sport vale il pensiero: "mi spezzo, ma non mi piego"; questa visione di frequente porta ad un iperaffaticamento del corpo dell'atleta: i muscoli non riescono a scaricare la tensione e le tossine sviluppate dal costante esercizio esponendosi al rischio di crampi e contratture, i tendini, continuamente sollecitati sono spesso vittime di infiammazioni ed accavallamenti che col tempo si scaricheranno sulle articolazioni. Attraverso lo Shiatsu, l'atleta potrà recuperare le proprie forze, imparando a gestire meglio il movimento ed il proprio corpo, usando, come dicono i Taoisti, "il minimo sforzo per ottenere il massimo risultato", ma soprattutto potrà recuperare la propria elasticità, la propria "morbidezza" che, unita alla potenza muscolare, farà di lui un atleta più completo, più veloce e reattivo, se non anche più calmo e lucido, pronto a reagire efficacemente quando sarà il momento di dare il massimo per poi rilassarsi di nuovo e recuperare le forze per il prossimo "assalto". Un allenatore, perciò, nel programmare gli allenamenti, deve tenere presente tutti i componenti della qualità della vita, perché tutte entrano in gioco e contribuiscono a modellare il comportamento finale che un atleta esprime nella prestazione agonistica. Tuttavia, risulta difficile prendere in considerazione tutte queste variabili (soprattutto quelle emotive e psicologiche) in quanto, in alcuni casi, è l’atleta stesso a non essere cosciente che “emozioni bloccate o problemi della giornata” possano influire sul proprio fisico e di conseguenza sulla sua prestazione, sia in allenamento che in gara. Un’arte come lo Shiatsu, che ha come scopo principale l’armonizzazione di “corpo - mente - spirito” di una persona, può rappresentare un valido supporto psico - fisico per gli sportivi. Riequilibrando l’energia corporea dei singoli atleti, i trattamenti Shiatsu permettono di agire positivamente su “fattori chiave” influenzanti la prestazione sportiva come lo stato di salute, i valori fisici e psichici e l’efficienza tecnico tattica dell’organismo.   Pilates per atleti Il pilates è tra le migliori forme di preparazione fisica per atleti. Movimenti ripetuti tendono a causare scompensi muscolari all’origine di infortuni e comunque di un calo della performance sportiva. Il pilates migliora la stabilità, la forza e la flessibilità, facendo lavorare i muscoli con maggior efficienza, insegnando movimenti corretti, migliorando la tecnica e la prestazione. Lezioni individuali ti consentiranno di correre e nuotare più velocemente, saltare più in alto e diminuire le possibilità di infortunio. il pilates ti aiuta anche nella post -riabilitazione dopo interventi chirurgici e terapie fisiche. Daniela Chiarotti

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Team Building, la costruzione di un team motivato

Se vogliamo valorizzare le risorse umane dando corpo alle loro potenzialità, l’obiettivo più importante, la sfida più appassionante è creare una organizzazione che susciti e amplifichi il "senso di responsabilità" delle persone che ad essa collaborano. È desiderio di ogni Fitness Manager, Responsabile di Settore, Direttore Tecnico essere supportato da un Team di collaboratori motivati cui poter delegare con fiducia. Per attivare il processo di responsabilizzazione è determinante: stabilire la missione della organizzazione; definire con il Team la missione; suscitare il senso di appartenenza (al Team, all’obiettivo ecc.);  condividere valori di base (sentimento di orgoglio ecc.), stili di vita, cultura; avere rispetto per i singoli e per il loro operato; fornire l’opportunità di esprimere le proprie potenzialità con obiettivi stimolanti.   Stabilire la missione è il punto di partenza dell’azione di Team Building, senza un chiaro obiettivo finale, la "mission" per l’appunto, non si sa dove si va e non si comprende la direzione intrapresa. Noi Istruttori di Spinning® abbiamo nello Spinning® Program un esempio chiarificatore di quanto sostenuto. Senza di esso saremmo tutti rimasti fermi al palo di un percorso formativo creato in maniera estemporanea, senza mete e obiettivi precisi. L’attuazione della mission avviene per "tappe intermedie". Questo permette di elaborare, e perché no anche "immaginare", un proprio percorso personale, liberare le proprie doti di fantasia e creatività, verificare la propria capacità di fornire contributi alla crescita di tutti. Questo genera sentimenti di orgoglio per sé e per l’appartenenza al Team che sono il fondamento del senso di responsabilità. L’esperienza ci dimostra la differenza tra un Team ricco di gioia, orgoglio, soddisfazione, autostima e un Team compattato dal solo senso del dovere.   Il ruolo del leader è fondamentale, lo spiega la sociologia nella trattazione delle dinamiche di gruppo e noi ne abbiamo un chiaro esempio pratico nella figura dell’Istruttore di Spinning®. Istruttori malati di estetismo e forma sono leaders solo di se stessi, hanno un successo limitato nelle loro lezioni e nella loro carriera professionale. Manca loro la "spinta emotiva" del voler "dare e fare per lo Spinner", essergli guida lungo il suo viaggio personale nel fitness che non si esaurisce nella breve ora di lezione, non sanno "essere proattivi" nei suoi confronti. Il leader guida alla meta trasmettendo entusiamo e motivazione. Comunica con tutto se stesso al gruppo, sia esso il Team che la Classe, utilizza tutta la comunicazione, verbale e corporea, per trasmettere energia e fiducia nell’ottenimento degli obiettivi, siano essi il completamento della lista di una lezione di un Istruttore, la riuscita del programma di una special hour, o la sudata vetta di una "salita" di svariati minuti di uno Spinner. Il leader "fatica" quando il gruppo sta faticando, gli trasmette energia e da questo ne riceve di nuova e infine ha successo perché il gruppo ha successo.   Alle parole debbono corrispondere i fatti.   Significa che i valori amati, condivisi e rispettati da chi compone il Team devono trovare "applicazione nelle azioni e nei comportamenti" della organizzazione. Tutti noi possediamo una innata capacità di comprendere le reali intenzioni celate nelle parole e nei comportamenti, avvertiamo istintivamente se il "clima che si respira" è davvero quello dichiarato dai responsabili prima ancora di verificarli nella realtà. I valori dichiarati e condivisi da tutti diventano il basamento e la garanzia di un ambiente fondato su fiducia e collaborazione solo se messi in pratica quotidianamente e con coerenza.   Un altro fattore importante nella costruzione di un Team è il rispetto della persona e del suo operato.   La pedagogia ci insegna che un adolescente ignorato o continuamente rimproverato per le sue azioni, mai elogiato per i suoi successi, sempre criticato negativamente per le sue scelte non acquista fiducia in se stesso, cresce insicuro ed esitante, incapace di affrontare con la determinazione necessaria le sfide che la vita gli presenterà nel corso della sua esistenza, di gioire pienamente dei propri successi e farne altrettanti trampolini di lancio. Il rispetto invece è "equità" nei confronti di chiunque, nel nostro caso nei confronti di ognuno dei componenti del Team o della Classe, "onestà" nelle intenzioni che ci muovono nei suoi confronti, "riconoscenza" degli sforzi da lui effettuati, "disponibilità" ad ascoltarlo per fornire e ricevere risposte, indicazioni, suggerimenti. Più che mai vale qui il motto: "non fare ad altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi".   Condividere cultura e stili di vita è altrettanto fondamentale quanto il rispetto e lo facilita. Ovviamente scelte e gusti personali sono sacrosanti ma si possono adattare a quelli degli altri componenti del Team. Quando a guidarli è un sentimento di "reciprocità" nei rapporti, questo allontana dalla pratica negativa della "concorrenza" fra noi e permette di allineare i nostri comportamenti agli stili di vita e alle filosofie dettate dai valori di cui abbiamo parlato prima e che il gruppo condivide.   Autostima e senso di appartenenza sono tra i fattori maggiormente motivanti nella costituzione di un Team. Il leader sa suscitarli e potenziarli secondo le indicazioni sin qui fornite dando origine a sentimenti di orgoglio personale e soddisfazione per i risultati ottenuti che generano a loro volta ulteriore energia. Energia positiva che viene di nuovo incanalata nella propria attività innescando un circolo virtuoso di accrescimento sia come professionista del settore (Manager, Istruttore, Responsabile ecc.) che come utente (Spinner, Clubber ecc.).   Quante volte ci siamo emozionati per gli applausi durante un evento più per la loro frequenza che per la loro intensità? O per l’aiuto spontaneo degli Spinners in situazioni di emergenza? O per l’apprezzamento di un collega o Responsabile per un nostro suggerimento? Questo dimostra l’importanza dei risultati parziali che otteniamo nel corso della nostra attività. all’inizio del nostro percorso nello Spinning® Program ricordiamoci quanta soddisfazione ci hanno dato i tre minuti in posizione "standing climbing" (salita posizione 3) dei nostri Spinners. Quanta determinazione ci hanno dato per credere nella bontà del nostro operato e per creare altri obiettivi. La capacità di celebrare piccole vittorie rende la nostra attività più interessante, stimolante e coinvolgente, meno "lavoro". Congratularsi con noi stessi e con gli altri alimenta questa sorgente grande di energia positiva che è dentro di noi. Riconoscere e "gioire dei piccoli successi" è il segreto!   Ogni membro del Team deve avere la possibilità di esprimere la propria personalità e manifestare le sue potenzialità. Deve avere lo spazio per partecipare attivamente e costruttivamente al raggiungimento degli obiettivi parziali e finali che la mission ha definito. Deve poter contribuire, secondo le sue qualità peculiari, al successo del Team, senza protagonismi arroganti ma con coscienza dei propri limiti e delle proprie doti, sapendo di poter "fare affidamento" sul Team e con l’intenzione di "essere affidabile" egli stesso. In sostanza è necessario instaurare un clima di "fiducia e collaborazione" reciproche in cui ogni contributo è ben accetto e apprezzato. Per concretizzare quanto sinora esposto teoricamente, durante i corsi di Team Building vengono organizzate sperimentazioni di casi concreti, a volte anche inusuali e fuori dagli standards di un normale contesto lavorativo. La condivisione di queste esperienze pratiche allena i partecipanti ad "allenarsi insieme", ad integrare differenti qualità e capacità sulla base del rispetto e dello apprezzamento di ogni contributo personale. Ci si allena a creare un Team sinergico, ad "alta energia" cioè amplificata in modo esponenziale dalla somma dalle energie di ogni singolo componente.   Nella pratica riteniamo fondamentale una "riunione mensile" nel corso della quale viene analizzato lo stato della programmazione e periodizzazione della nostra missione. Riteniamo sia basilare anche il "colloquio personale" strumento di approfondimento della conoscenza di ogni membro del Team, come momento insostituibile di incontro e di confronto. Infine, con riferimento anche a quanto abbiamo asserito a proposito dei benefìci introdotti nella nostra comunicazione dall’utilizzo della e-mail, possiamo portare ad esempio il fatto che in pratica oramai con frequenza settimanale il Team affronta spontaneamente in rete tematiche relative ad aspetti tecnici dell’attività di Istruttori, trova soluzioni ad eventuali problematiche scaturite, sempre con un personale contributo di consigli, proposte e informazioni. Queste sono le caratteristiche basilari del sistema che abbiamo adottato nella nostra attività di gruppo. L’attuazione pratica dei concetti del Team Building ci ha permesso di avere costantemente sotto controllo la nostra missione, ha rafforzato l’energia e la condivione dei valori riconosciuti dai membri, ha approfondito la conoscenza ed il rispetto reciproci, ha stimolato la fattiva collaborazione tra gli Istruttori. Gli effetti del Team Building hanno incrementato la nostra fiducia nella capacità di porci nuovi traguardi e la nostra determinazione per raggiungerli, ha facilitato la manifestazione delle nostre capacità, ci ha dato la conferma di costituire e appartenere ad un Team ad alta energia, cioè vincente.   Tutto questo siamo riusciti a trasferirlo ai nostri Spinners determinando il nostro successo.   Grazie per la vostra attenzione.

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Bambini, sport e capacità cognitive

Ci sono diversi studi che riguardano l'attività fisica in età prescolare, e tutti portano agli stessi risultati! I bambini hanno bisogno di muoversi, di conoscere il loro corpo e le potenzialità del proprio fisico per riuscire anche nella scuola. Oggi i bambini non hanno più la possibilità di giocare e muoversi all'aperto come accadeva fino a pochi decenni fa, per cui diventa necessario fargli fare sport. Tutti gli sport vanno bene, l'importante è che si divertano e lo facciano con piacere e, naturalmente, che siano seguiti da insegnanti qualificati. Per alcuni però può essere necessaria un'attività più specifica, alcuni tecnici di arti marziali hanno messo appunto un metodo all'inizio chiamato "judogiocando" in quanto nato proprio sul tatami, la materassina da judo, poi diventato MOVI-MENTE per allacciare ogni disciplina sportiva. Diventa infatti un'attività che svolta dai 3 ai 6 anni aiuta i bimbi in qualunque altra attività possano decidere di svolgere in futuro, inoltre aiuta i bambini che hanno delle carenze o che sono iperattivi. Non sono studi nuovi sono provati e verificati da decenni. Si tratta di movimenti base, quali la capovolta, il rotolamento, il gattonare, la corsa, le brachiazioni... movimenti necessari a sviluppare le capacità coordinative e cognitive. Sembra incredibile ma saranno più bravi a scuola! Perchè capaci di mantenere l'attenzione più a lungo, perchè hanno sviluppato la coordinazione mano-occhio (necessaria per scrivere) ecc. I genitori che hanno provato riportano i figli a farlo, con grande entusiasmo, e portandosi qualche amichetto al seguito. Ogni età ha il suo sport  educhiamo i nostri bambini ad amare il movimento! Laura Bernacchi

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Psicologia dello sport: passato e presente

Da sempre l’uomo ha avvertito il bisogno di un equilibrio psicofisico, sintetizzato perfettamente dall’aforisma attribuito a Giovenale “Mens sana in corpore sano” (Satire, X, 356) che doveva condurre all’ideale greco della Kalokagatia (καλὸς κἀγαθός, kalòs kagathòs, crasi di καλὸς καὶ ἀγαθός, kalòs kai agathòs) espressione indicante letteralmente, Bello e Buono, le qualità essenziali della perfezione umana, del guerriero “valoroso” in guerra per le sue doti etiche ed estetiche.  Pertanto sono tanti gli eroi della mitologia greca e romana assimilabili a tale concetto, tra i più celebri ricordiamo Achille, Adone, Anchise, Patroclo, a suggellare come si possa essere virtuosi prima come uomini, poi come cittadini (ricordiamo l’importanza ed il valore rivoluzionario della polis, in greco antico πόλις, "città") e poi come “atleti” di guerra. Non a caso lo sport è nato in questo favorevole contesto socioculturale, in un clima di Pax e Concordia, in cui, almeno formalmente, vigeva la democrazia ed il rispetto di tutti e tutto era sacro. Non a caso nell’Antica Ellade nascono i primi Giochi Olimpici, a render tangibili ed universali quei valori propri dell’essere umano quali la lealtà, l’onestà, la virtus latina e bisogni psicologici quali il senso d’identità, di appartenenza, di affiliazione e d’integrazione. Di contro, dobbiamo ricordare come la pratica sportiva sia associata quasi d’istinto alla mascolinità, a carattere forte e fermo, a virilità e a potenza, e sia stata strumento di propaganda di massa e motivo di eliminazione della devianza in determinati periodi storici “bui” come il Medioevo, fino ad essere un vero e proprio “culto”, ripresentando idolatrie nelle dittature del Ventesimo Secolo, con forme e criteri assolutistici. Inoltre dagli anni ’90 in poi lo sport si è dovuto adeguare ai mass media, alla globalizzazione e alla commercializzazione, per cui lo si associa a sponsor e brand importanti, che fanno da cornice alle più importanti competizioni internazionali. La pratica sportiva in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, grazie all’iniziativa pionieristica di Sir Ludwig Guttmann, neurologo e dirigente sportivo tedesco naturalizzato britannico, con i soldati lesionati al midollo spinale dell’ospedale Stoke Mandeville, vicino Londra, divenne sport- terapia, ossia pratica medica - riabilitativa e poi agonistica (i Giochi di Stoke Mandeville dal 1952, considerati i primi Giochi Paralimpici della Storia moderna) per i disabili. "Lo sport è salute, esperienza di vita, divertimento e soddisfazione. Nessuno deve mai esserne escluso." (Ueli Schwarz, Direttore della Fondazione Pat Schafhauser, giocatore, allenatore ed esperto di hockey su ghiaccio). “Integrazione significa che ognuno fa un passo verso l’altro per conoscere e comprendere le rispettive differenze. Lo sport invita a muoversi insieme e quindi ad avvicinarsi gli uni agli altri”. (Cédric Blanc, segretario generale e fondatore della fondazione Sport-Up). Allo sport sono generalmente associati valori socialmente desiderabili e consolidati come la serietà, il rispetto delle regole, il modo giusto di fare le cose. Inoltre la cultura occidentale altamente individualista ed egocentrica, si focalizza sulla competizione in ogni ambito dando all’individuo la possibilità di eccellere, esser vincente e migliorare, questo per giungere alla piena realizzazione e completezza fisica e mentale. Solo alla fine del Diciannovesimo Secolo, nel 1890, si iniziano a considerare gli aspetti psicologici della pratica sportiva con Norman Triplett e gli studi del 1897 sulla performance ed agonismo. Coleman Griffit nel 1925 fonda il Primo Laboratorio di Psicologia dello Sport all’Università dell’Illinois e da quell’anno fino al 1948 si registra un incremento crescente sugli studi del settore fino agli anni ’60. Roma, infatti, sarà la sede nel 1965 del Primo Congresso Mondiale di Psicologia dello Sport, voluto dallo psichiatria italiano Ferruccio Antonelli che riunì gli esperti in materia. Sempre nella “Caput Mundi “, nello stesso anno, fu fondata l’“International Society of Sport Psychology”, cui seguiranno riviste come l’“International Journal of Sport Psychology” (1970) mentre nel 1979 negli U.S.A. Rainer Martens fonda la “ Human Kinetics Publishing Company”, casa editrice di riviste prestigiose come “The Sport Psychologist “ e “Journal of Sport and Exercise Psychology”. Nel1985 nasce Oltreoceano l’”Association for the Advancement of Applied Sport Psychology “(AAASP) e finalmente, nel 1993, ad opera di studiosi come Singer, l’Handbook of Research on Sport Psychology. "Dalla prima pubblicazione di questo manuale, vi sono state molte evoluzioni, segno di maturità. Esempi ne sono la vasta gamma di specifiche ricerche contemporanee, la complessità della metodologia della ricerca, così come il riconoscimento che la pratica deve essere fondata su principi scientifici certi. E' giunto il tempo in cui la vasta espansione delle ricerche di psicologia sportiva dovrebbe essere un'unica, rispettata ed influente nicchia tra la psicologia e le scienze dello sport" (Hanbook of Sport Psychology, seconda edizione 2001). In Italia, a differenza di altri Paesi, non è stato fatto molto, se non l’istituzione di corsi di laurea e ampliamento dell’offerta didattica e di ricerca, anche grazie all’interesse dei privati come molte società sportive, associazioni affiliate al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), l’organo rappresentativo, organizzativo che promuove lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva, a livello nazionale, regionale, provinciale e locale. Nel 2000 vedono  la luce l’Associazione Italiana di Psicologia dello Sport (AIPS) e la Società Italiana di Psicologia dello Sport (SIPsiS.) La psicologia dello sport è una vasta corrente di pensiero dove confluiscono diverse dottrine (psicologia, medicina, psichiatria, sociologia, pedagogia, filosofia, igiene, educazione fisica, riabilitazione, ecc) ed è pertanto un argomento di competenza miltidisciplinare aperto al contributo che ciascuno può portare sulla base della propria preparazione specifica. (Antonelli e Salvini, 1978) La Psicologia dello Sport professionale è interessata a come la partecipazione allo sport, all'esercizio ed all'attività fisica possa accrescere lo sviluppo personale ed il benessere durante l'intero arco della vita.    Ambiti di intervento Avendo un background socio psicologico, lo psicologo sportivo è una figura di supporto, afferente allo Staff Line (linea di supporto) dell’organizzazione, Ente o società sportiva, singolo individuo, nel settore pubblico e nel privato, che ne richiede la consulenza. Allo stesso tempo, se da un lato è dipendente, collaborando e cooperando con loro (es. personale sportivo della squadra e personale amministrativo della squadra), di contro svolge il suo lavoro in piena autonomia come un qualsiasi libero professionista avendo come subordinati gli stessi atleti, svolgendo per loro funzioni esecutive e decisionali nonché di supporto, assimilabili alla pratica del coaching, training, mentoring e counseling. Inoltre ha alcune funzioni assimilabili all’allenatore in quanto: è educatore, formatore  ( “L’esempio personale è il metodo pedagogico più efficace”); è uno specialista ed esperto di psicologia; è organizzatore, coordinando le proprie attività con quelle della committenza; Inoltre agendo sul singolo individuo, dovrà: “costruire” il carattere sul piano psicologico; forgiare il coraggio, la volontà, la motivazione e la resistenza; promuovere il benessere socio psicofisiologico; sviluppare le qualità morali ed etiche, promuovere il fair- play e l’onestà sportiva; incoraggiare il patriottismo così come l’attaccamento al proprio team. Ne vale l’identità individuale e collettiva, poiché lo sport è fortemente rappresentativo e popolare. Essendo un decision-maker, deve ottimizzare il time management, pianificare e prefissare obiettivi realistici, sfidanti e motivanti (goals).  Cristina Marchione (si ringrazia la Dott.ssa Maura Casinelli per la collaborazione)       

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Allenamento, dieta, riposo. Ma... la mente?

Quello che voglio affrontare oggi è un tema meno "fisico" del solito, ma che forse è uno degli aspetti più importanti per avere successo nell'allenamento come nella vita: la mente e le emozioni. Molte volte ci sentiamo dire "pensa positivo, concentrati in quello che fai, libera la mente dai pensieri", ecc... E' stato ampiamente dimostrato come l'effetto PLACEBO e l'effetto NOCEBO influiscano sulle nostre vite e siano responsabili di successo o insuccesso come delle più elementari reazioni del nostro organismo. Se andate in palestra e quel giorno siete arrabbiati con qualcuno, vi è arrivata la bolletta del gas e il compagno/a vi ha lasciato, scommetto che non sarà un buon allenamento, perchè non siete presenti, la vostra testa è piena di quei pensieri, il vostro corpo è qui ma la vostra mente là. Così non funziona. Per trarre il massimo dai vostri allenamenti, dalla vostra dieta o da qualsiasi cosa voi vogliate fare, dovete essere focalizzati e presenti ed immmaginare il risultato che volete come se lo aveste già ottenuto. Sì, proprio così. Quando Arnold Schwarzenegger allenava i suoi mitici bicipiti, immaginava due enormi montagne!  La parola d'ordine quindi è FOCUS mentale, mentre facciamo una cosa concentriamoci su quella, ogni singola ripetizione di ogni singolo allenamento eliminando pensieri limitanti o evitando di inseguire modelli fuorvianti o impossibili da raggiungere (a meno che non decidiate che per voi é possibile). Non mi resta che augurarvi buon allenamento e... STAY FOCUS! Diego Pegoraro

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Come trovare motivazione e dimagrire velocemente!

In questo articolo, ti spiego quelli che sono i 3 passi fondamentali per ritrovare motivazione e dimagrire velocemente (video) uscendo dalla situazione classica di svogliatezza, mancanza di volontà e determinazione nel fare attività fisica o mantenere la giusta alimentazione. Perdere motivazione è un problema comunissimo... a chi non è mai capitato di non avere più stimoli ad andare in palestra o continuare a cercare di dimagrire? Scommetto anche a te che stai leggendo! Ho girato un video breve ma mirato in cui ti spiego quelli che sono i 3 passi per trovare motivazione e dimagrire velocemente. Il passo numero 1 è chiedersi “cosa” ossia prima di tutto devi sapere COSA vuoi ottenere... ad esempio: vuoi dimagrire velocemente; vuoi dimagrire la pancia (video); vuoi mettere massa muscolare. Devi sapere esattamente quale è il tuo obiettivo! Pensaci bene e procedi al passo 2… Il passo numero 2 è...  “perché”. Devi chiederti perchè fai quello che stai facendo, o meglio qual’è la ragione per cui vuoi raggiungere, un corpo migliore, dimagrire 5 kg, aumentare massa muscolare ecc... chiediti PERCHE’, e una volta che ti sei dato una risposta procedi al passo numero 3. Il passo numero 3 per trovare motivazione e dimagrire velocemente è chiederti come fare a raggiungere il tuo obiettivo, o meglio pianifica quello che dovrai fare per: perdere 3 kg velocemente, aumentare massa muscolare, ecc. Ad esempio pianifica che per perdere 3 kg in 15 giorni dovrai: eliminare i carboidrati semplici; ridurre ogni settimana di 150-200 le calorie quodidiane; aumentare l’intensità dell’esercizio fisico. In poche parole pianifica quello che dovrai fare esattamente per raggiungere il tuo obiettivo! Ti lascio al video dei 3 passi per trovare motivazione e dimagrire velocemente > guarda video Sergio Chisari

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Infortunio e recupero: aspetti psicologici e ruol...

L'evento "infortunio" deve essere inteso come possibile e a volte frequente nell'attività sportiva! Lungi da noi il senso di onnipotenza, l'idea che "a noi non accadrà"! Per quanto imprevisto, improvviso, invalidante o meno, causato da sovraccarico o distrazione nell'allenamento, l'infortunio ha sempre forti risvolti nella programmazione che stiamo seguendo e, ancor di più, nella percezione di noi stessi, del nostro corpo e della sua gestione, nel senso di efficacia personale! Gli aspetti psicologici diventano quindi i pilastri portanti per la sua interpretazione e per le attività di recupero che la persona si trova, suo malgrado, ad esercitare! E' fuori dubbio che una buona pianificazione del training, il supporto di strumenti adeguati, l'ausilio del personal trainer, possano sensibilmente ridurre la frequenza che un infortunio si verifichi e possano essere i mezzi chiave ad infortunio avvenuto ma, la considerazione del ruolo dei fattori psicologici, diventa determinante nel favorire il recupero in tempi davvero ridotti! Dobbiamo osservare che non tutte le persone reduci dallo stesso infortunio hanno gli stessi tempi di recupero: alcuni sono fortemente motivati a recuperare, altri investono molto meno! Questa differenza è determinata dall'individualità psicologica e dalla personalità di ciascuno: ansie e paure sono i primi elementi che remano contro la possibilità di recuperare al più presto e, in alcuni casi, alimentano e/o determinano veri e propri vissuti depressivi. C'è da aggiungere che lo sportivo, a differenza di chi non lo è, vive queste problematiche più intensamente perchè, nel tempo, ha imparato a costruire la sua realtà attrverso il suo corpo e, sempre attraverso il corpo, a modulare le sue esperienze. La prima percezione che ha quindi lo sportivo è quella di un corpo "meno funzionante", "rallentato", "non in grado di dare il suo massimo". La prima cosa su cui dovrebbe concentrarsi l'infortunato è allora la comprensione dei vissuti personali, quelli positivi e quelli negativi che incidono sulla possibilità di riabilitazione. Inoltre, è importante considerare quei fattori circostanti che potrebbero dare un ausilio ancora maggiore, dal personal trainer, al fisioterapista, al medico sportivo, alla famiglia e affetti personali. A questo punto, la differenza tra recupero in maggiore o minore tempo possibile, viene molto determinata dalle motivazioni individuali che ognuno fa emergere: alcuni sportivi riescono a trasferire la loro energia agonistica nella terapia, che diventa a tutti gli effetti una nuova gara o una nuova prestazione, alla stregua di quella che avrebbero impiegato  in un training di allenamento; altri sportivi, invece, vivono narcisisticamente il proprio corpo e il recupero repentino è l'unico obiettivo per vedersi e sentirsi al top (il corpo è l'unico "oggetto d'amore!") In entrambi i casi il personal trainer, o fisioterapista, ha un ruolo determinante: deve parlare, incoraggiare, spronare all'impegno e alla focalizzazione degli obiettivi da raggiungere insieme nel breve, medio e lungo termine. Tanto più l'infortunato sentirà di avere un alleato capace di comprenderlo e studiare insieme a lui le mosse, tanto crescerà la voglia di impegnarsi! A lui il personal trainer deve dedicarsi rendendolo protagonista della terapia: il lavora va spiegato e dimostrato con chiarezza e determinazione, l'utilità degli esercizi va sempre rimarcata. In questo rapporto l'infortunato deve sentirsi protagonista e il personal trainer lo aiuterà in questo, rendendolo parimenti anche colui che è in grado di valutare e apprezzare i successi che man mano andranno a verificarsi! Cristina Marchione

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Ansia da dimagrimento: un nemico per i propri obie...

Molto spesso come personal trainer mi capita di dover fare i conti con questo tipo di problema. Soprattutto in soggetti femminili impegnati in un percorso di dimagrimento credo che due siano le parole chiave: tempo e fiducia. Purtroppo iniziare un programma vuol dire cambiare le proprie abitudini per ottenere un obiettivo, ma bisogna anche prendersi il proprio tempo. Quando la nostra mente ed il nostro corpo sono stressati, non sono predisposti ad ottenere benefici da nessuna dieta o innovativa metodologia di dimagrimento, perché il nostro corpo fisiologicamente ha delle disfunzioni. Si crea un meccanismo di mancato dimagrimento causato dallo stress e spesso si diventa miopi rispetto ad altri benefici ottenuti. Lo stress influenza negativamente il funzionamento delle ghiandole endocrine, in particolare della tiroide, che svolge un ruolo centrale nel metabolismo determinandone un rallentamento del consumo dei grassi e ritenzione idrica come effetto collaterale. Spesso si creano  variazioni dei livelli di alcuni ormoni come cortisolo, DHEA e melatonina, indispensabili per combattere il problema dello stress e, di conseguenza, salvaguardare la nostra salute. La riduzione dei livelli ormonali causa infatti un rallentamento del nostro metabolismo ed altri effetti collaterali: stanchezza permanente, mancanza di stimoli e voglia di vivere, fame nervosa e consumo frequente di alcolici per sfuggire alla realtà circostante, fonte troppo elevata di stress . Per poter sentirsi bene, con il proprio fisico e con il proprio lato “estetico”, occorre fare i conti con sé stessi. L'ansia del dimagrimento è spesso tra le principali responsabili dei mancati successi da parte di chi intraprende un'attività sportiva ed un regime dietetico con l'obiettivo di perdere peso. Quando lo spiego, molte mie clienti sono scettiche, eppure è al tempo stesso la prima ragione per la quale si inizia l’attività sportiva e la prima ragione per la quale si esce sconfitti e si abbandona il programma. Tempo e fiducia                                    Molti pensano di potersi aspettare i primi risultati già dopo pochissime sessioni di lavoro, quando l'organismo non ha neppure iniziato a percepire dei cambiamenti nello stile di vita, e quindi non ha ancora attivato i giusti adattamenti  al lavoro eseguito. Per poter trasformare il proprio corpo in modo sano serve il giusto tempo e la fiducia che i risultati arriveranno. E' un po’ come voler salire all’ultimo piano di un palazzo in un attimo, per poterlo fare dobbiamo salire i vari gradini e piano dopo piano saremo piu vicini al nostro obiettivo . Il processo dimagrante deve essere un percorso lento e costante che gradualmente porterà all'acquisizione di nuovi stili di vita più salutari, e non un ulteriore fonte di stress e nervosismo. Troppo spesso si intraprende il percorso unicamente per un risultato estetico, ma come personal trainer ritengo che sia molto più importante raggiungere il proprio benessere a 360°! Che senso ha migliorare l’aspetto estetico se deve determinare un peggioramento della condizione emotiva? Nell'attesa che l'ago della bilancia cominci a scendere, occorrerebbe concentrarsi sui benefici che si stanno raggiungendo da un punto di vista organico e metabolico, e che vanno ben oltre un risultato puramente estetico. Accanirsi sulla bilancia è inutile, bisogna comprendere cosa vuol dire dimagrire in modo sano. Occorre essere costanti e non demordere, guardare con fiducia al raggiungimento dei primi obiettivi. Seguirà una fase di gratificazione che è la migliore motivazione per proseguire nel proprio percorso verso il dimagrimento. Evitate però che l'alimentazione diventi un'ossessione, pensare sempre al cibo come momento di preoccupazione è un pericoloso campanello d'allarme che, certe volte, può poi sfociare in situazioni potenzialmente pericolose e disturbi alimentari. La resistenza al dimagrimento è determinata da meccanismi biologici, psicologici e comportamentali, messi in atto dal nostro corpo in risposta ad una situazione stressante. In conclusione il mio suggerimento è di stare sereni e lavorare al vostro programma con fiducia, ricordandovi sempre che prendervi cura di voi stessi, dal profondo della vostra mente e del vostro cuore… porterà tanto benessere nella vostra vita. Cercate di essere fiduciosi e positivi pensando a tutte le volte in cui avete concretizzato un obiettivo con successo: un brillante voto ad un esame importante, una promozione sul lavoro... sicuramente eravate nel pieno della vostra forma mentale, sereni, magari un po’ ansiosi, ma determinati e ben rilassati. Respirate profondamente per 5 minuti al giorno scacciando i cattivi pensieri, il vostro benessere interiore sarà la garanzia per poter raggiungere il vostro obiettivo estetico senza stress e con successo! Ricorda: allena sempre corpo, anima e mente! Sportivi saluti. Gianluca Scuotto

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Dismorfismo corporeo... attenzione ai segnali!

Cosa si intende per "Dismorfismo Corporeo" Il disturbo di dismorfismo corporeo, conosciuto come dismorfofobia, è la preoccupazione per un difetto nell'aspetto fisico. Il difetto può essere immaginario, oppure, se è presente una piccola anomalia fisica, le preoccupazione della persona è di gran lunga eccessiva. La preoccupazione causa disagio significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti. Le lamentele riguardano facilmente difetti lievi o immaginari del viso o della testa (capelli, acne, rughe, cicatrici, pallore, rossore, peluria, ecc) o altri aspetti come la forma e misura di naso, occhi, sopracciglia, mascelle, ecc. Anche altre parti del corpo possono diventare motivo di eccessiva preoccupazione (natiche, addome, braccia, mani, piedi, muscolatura, ecc) e la maggior parte dei soggetti sperimenta grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo le preoccupazioni come "dolorose, tormentose, devastanti". La maggior parte delle persone affette trova le preoccupazioni come difficili da controllare con la conseguenza di trascorrere molte ore del giorno a pensare al presunto "difetto", al punto che questi pensieri riescono a dominare la vita.   Quali sono le manifestazioni Il frequente controllo del presunto difetto può occupare parecchie ore della giornata. Alcuni soggetti utilizzano speciali illuminazioni o lenti per "esaminare" il proprio difetto, altri hanno eccessivi comportamenti esagerati come eccesso nel pettinarsi, applicazioni rituali di cosmetici, manipolazione della pelle. Dei soggetti evitano gli specchi, li coprono o li elimi nano; altri adottano comportamenti che mirano a migliorare la preoccupazione come eccessivo esercizio fisico, dieta rigida, continuo cambio di abiti.  I soggetti con dismorfofobia spesso ricorrono e ottengono trattamenti medici generali, odontoiatrici o chirurgici al fine di correggere i loro supposti o lievi difetti. Occasionalmente, possono ricorrere a misure estreme (es. autochirurgia) per correggere il difetto percepito. Questi trattamenti possono causare peggioramento del disturbo, portando a preoccupazioni nuove o più intense, che a loro volta portano a infruttuose e ulteriori procedure, cosicchè la persona viene a trovarsi con naso, orecchie, mammelle, natiche "sintetiche" e tuttavia esserne ancora insoddisfatto.    Cosa è importante sapere La dismorfofobia non va confusa con le normali preoccupazioni per l'aspetto fisico e con l'esercizio fisico salutare,  perchè comporta eccessivo dispendio di tempo e significativo disagio e menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree. Questo disturbo si associa poi spesso a disturbi depressivi e disturbi di ansia, a volte a disturbi psicotici.   Come gestirlo Come per gli altri disturbi mentali, l'importante è riconoscere la presenza dei sintomi e chiedere aiuto. Il sostegno di uno psicologo o psicoterapeuta diventa la chiave per la comprensione dei disagi che tale disturbo cela e per il fronteggiamento delle sue conseguenze. Cristina Marchione

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Cibo: salute del corpo... e della mente!

Bilancia la tua dieta Nella tradizione dello yoga i cibi vengono divisi in tre grosse categorie: i cibi sattvici (cereali, verdure e alcuni legumi) che favoriscono una mente chiara e luminosa; i cibi rajasici (caffè, tè, spezie, aglio, cipolla, cibi piccanti e amari) che inducono la  reattività e l’aggressività; i cibi tamasici (quelli conservati, in scatola, pesanti e grassi) che portano all’inerzia, condizione da cui è facile scivolare nella depressione. Per prevenire e combattere emozioni negative, come depressione, aggressività o indecisione, lo yoga consiglia di consumare in prevalenza cibi sattvici, ricchi di energia vitale, come ortaggi e frutta di stagione, cereali integrali (miglio, mais, riso, grano, avena, orzo), farine appena macinate e miele non pastorizzato. E di evitare, invece, tutto ciò che è greve, conservato e/o precotto. In India, la moglie che serve cibo riscaldato al marito può rischiare, addirittura, il divorzio, perché tale comportamento è considerato un vero attacco al benessere fisico ed emotivo.  Anche la medicina occidentale conosce bene le profonde relazioni esistenti tra alimentazione e stati emotivi. Alcune carenze nutrizionali, come quella del magnesio o della vitamina B6, per esempio, causano irritabilità, stanchezza e abbassamento del tono dell’umore. Quando è difficile seguire un regime alimentare corretto, come per esempio durante un viaggio, è possibile soffrire di improvvise crisi, che vanno dal nervosismo fino al cattivo umore e che “miracolosamente” spariscono con un buon supplemento di vitamine e minerali. Tanto che, in caso di viaggi lunghi, è prudente portare con sé un valido integratore dietetico. Siamo quello che mangiamo Solitamente, siamo abituati a pensare che le emozioni dipendano dal nostro carattere (perciò siamo disposti a considerarci dei “tipi” aggressivi, paurosi o tristi). Ma, in realtà, molti disturbi emotivi sono dovuti proprio a un’alimentazione scorretta. I bambini irritabili, aggressivi, incapaci di concentrarsi, che soffrono di “sindrome da iperattività e deficit dell’attenzione”, sempre più frequentemente, rischiano di essere curati con psicofarmaci. Spesso, in realtà, devono il loro comportamento agli effetti dei conservanti contenuti nelle bibite e nelle merendine e possono ritrovare serenità e concentrazione semplicemente adottando un’alimentazione naturale e ben bilanciata. Per quanto riguarda le donne, la “sindrome premestruale”, con tutto il suo pesante carico di tristezza e suscettibilità, dipende sovente da un eccessivo uso di sale e da carenze di ferro. Mentre, vale per tutti, improvvisi abbattimenti psicologici con perdita di energia sono dovuti spesso a intolleranze alimentari non riconosciute. Depressione e alimentazione Qualsiasi buon medico di fronte a una depressione verifica, esclusa una patologia organica, che non sia generata da una cattiva alimentazione. Oggi, infatti, molte persone seguono diete dimagranti improvvisate, senza una corretta supervisione medica, un comportamento che aumenta il rischio di sviluppare una sindrome depressiva da carenze nutrizionali. Ma non è tutto. Come sostengono Attilio e Luca Speciani in “Prevenire e curare la depressione con il cibo” (Ed. Fabbri): «anche una dieta ricca di tutti i principi nutritivi, se mal distribuita nei pasti e troppo ricca di zuccheri, può causare stati mentali negativi». Inoltre, oggi, il 3-5% della popolazione occidentale soffre di quello che è chiamato il “male oscuro” e una delle cause, confermano i due esperti, è proprio un modo errato di nutrirsi. Attenzione agli zuccheri Infatti, come sapevano i saggi yogi, mente e corpo sono sempre intimamente connessi. Il nostro umore è correlato a un “balletto di molecole chimiche”. Alcuni trasmettitori biochimici fondamentali per il nostro benessere psichico (come leptina, serotonina e anandamide) dipendono non solo dal cibo che assumiamo, ma anche da come lo combiniamo. In questo senso, fondamentale è il ruolo giocato dall’insulina. In una persona sana il glucosio presente nel sangue corrisponde a circa 1 grammo per litro. Poiché un uomo, mediamente, ha circa 5 litri di sangue, significa che dispone, per le normali attività dell’organismo di circa 5 grammi di glucosio. «Ebbene, in un bicchiere di una qualsiasi bibita gasata - ricordano Attilio e Luca Speciani - sono contenuti 25-30 grammi di glucosio, tutti facilmente assimilabili, un quantitativo enorme per l’organismo, un vero pericolo». In questo caso, il pancreas secerne insulina per abbassare il livello degli zuccheri, che trasforma in trigliceridi stivandoli nelle cellule adipose (gli apociti). Questa lotta per il controllo del glucosio si scatena ogni volta che si assume un elemento con zuccheri facilmente assimilabili, come un caffè zuccherato, un cioccolatino, una brioche. Inoltre, per godere di un umore stabile, bisogna includere cibi proteici in tutti i pasti, compresa la prima colazione che dovrebbe essere più abbondante del pranzo, mentre la cena dovrebbe essere molto leggera. Salvatore Tella   Vorrei vedere un buon Integratore di Vitamine e Sali Minerali

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I vantaggi dell'essere creativi nello sport!

Quando ci alleniamo cerchiamo di essere creativi, non normalizziamo troppo l'allenamento, costringendolo in binari troppo rigidi e rendendolo stereotipato! Essere troppo esigenti o normativi blocca la nostra originalità creativa, non ci permette di acquisire fiducia nelle nostre potenzialità e di sperimentare il nuovo. Il risultato sarà che cercheremo sempre il banale, il già conosciuto, il non rischioso.      La nostra creatività sportiva viene spesso minacciata da alcuni fattori essere eccessivamente competitivi; avere paura di impegnarsi; essere troppo critici; non voler mettersi in discussione; non voler sperimentare il nuovo. Il conformismo e la rigidità di pensiero difficilmente pagano; ancor meno paga il volersi conformare a tutti i costi a modelli, valori, idee, scelte, di qualcuno che non siamo noi stessi! Dobbiamo certamente creare delle dinamiche di confronto ma fare nello stesso tempo in modo di non restarne succubi; utilizzando, cioè, un pensiero divergente, diverso, alternativo. In sostanza, per esprimere al meglio il nostro potenziale, potremmo cercare punti di riferimento ben strutturati (ad esempio una scheda d'allenamento, un programma nutrizionale, una tecnica) ma decidere di raggiungerli "mettendoci anche del nostro" (quando seguiamo una dieta, ad esempio, che prevede insalatone, potremmo pensare di renderla meno triste con l'aggiunta di foglie profumate di basilico e fettine sottili di pompelmo rosa! a vantaggio del nostro umore!). Il primo effetto che otteremo sarà quello di innalzare la fiducia e la stima in noi stessi perchè riusciremo a vederci come partecipanti attivi e gestori dei nostri progressi, non solo come coloro che devono passivamente attenersi a noiose ripetizioni! Cristina Marchione

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