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Come affrontare il proprio ego

Che cos’è l’Ego di una persona? Che differenza c’è fra Ego e Anima? Ed è possibile affrontare il proprio Ego? A queste domande hanno provato a dare una risposta filosofi, psicologi, pedagoghi da tempo immemore, e il dibattito è ancora tutto aperto.

Differenza fra Anima ed Ego

Noi partiamo da un concetto laico di anima, quello per intenderci che nega l’idea di “anima come parte immortale dell’uomo” ereditato dalla religione. Un concetto negato dal positivismo e dal materialismo di fine ottocento e inizio novecento. Con lo sviluppo della fisiologia, della psicologia sperimentale e delle neuroscienze, quando si parlava di “anima”, ci si riferiva all’attività della psiche e all'universo infinito della mente umana. Grazie alla psicanalisi e la scoperta dell'inconscio, l’anima diventò nel XX° secolo l’insieme degli stati di coscienza e dei meccanismi di organizzazione della psiche. E con Freud si cominciò a parlare di: Es, serbatoio delle energie psichiche, in gran parte inconsce; Io (Ego), la sfera delle relazioni e contatti con la realtà esterna; Super-io, la sede dei valori e della coscienza morale.

Ma senza scomodare la psicoanalisi, possiamo dire, semplificando, che l’anima è il nostro nucleo, ossia ciò che siamo veramente. E chi siamo e che cosa siamo veramente? Siamo tutto e il contrario di tutto. Un universo affascinante di contrasti che formano quell’unicum che si chiama persona. Animali sociali intelligenti che conservano l’istinto animalesco della competizione, la quale spinge a prevalere sugli altri per conquistare il “potere”; ma anche esseri umani dotati che, grazie al pensiero, alla creatività, alla cultura, sono capaci di evoluzioni che prediligono sempre più beni spirituali - come l’amore - ai beni materiali e alla prevaricazione. Insomma, è nell’anima che risiede la chiave di volta in grado di portare a una vera e propria mutazione etica che può condurre l’umanità, se vuole sopravvivere, ad amarsi piuttosto che combattersi.

Invece che cos’è l’Ego di una persona? Per “Ego” si intende la conoscenza che noi abbiamo di noi stessi, ma in relazione agli altri e alle nostre esperienze passate. L’Ego è la conoscenza sul nostro essere e sugli altri che deriva dal nostro vissuto. E’ tutto quanto dal passato siamo riusciti a imparare su di noi, sulle nostre emozioni, sui nostri desideri. L’Ego si nutre dell’imitazione diretta di modelli sociali che assumiamo come nostri. L’Ego è ciò che ci fa perdere di vista il vero “io” per identificarsi con il ruolo che svolgiamo. L’Ego, in pratica, è la maschera che indossiamo per relazionarci con la società in cui viviamo. Ergo, l’Ego è un’illusione della nostra identità.

Perciò mentre l’Anima (Sé Superiore) può portare alla crescita e al miglioramento di sé, l’Ego (Sé Inferiore) può farci deragliare dai binari della vita perché ci fa identificare con le maschere che indossiamo a uso e consumo di noi stessi e degli altri.

Le resistenze dell’Ego

Osservato dal punto di vista dell’Io destabilizzante, l’Ego diventa il nostro nemico numero uno, un pericoloso mostro da abbattere poiché è lui il responsabile primario dei nostri problemi emotivi, comportamentali e, di conseguenza, anche materiali.

L’Ego ci rende eccessivamente suscettibili, predilige l'ostentazione e si siede sull’apparenza: in sostanza è un castello di sabbia con tanto di torri e ponte levatoio, maestoso e bello a vedersi, ma fragile e tragicamente vuoto al suo interno. Per intenderci, l’Ego è quella parte di noi che si piega, si destruttura quando si sente umiliato, detronizzato ogni volta che abbiamo la sensazione di non essere rispettati, ogni volta che non riceviamo le giuste (secondo noi) attenzioni.

Più l’Ego è ipertrofico, più aumenta a dismisura la suscettibilità e, quindi, peggiori diventano le reazioni.

Le resistenze dell’Ego nascono sovente da un bisogno di autodifesa. L’Ego, per garantirsi la propria sicurezza, sviluppa una serie di meccanismi atti a evitare ansia o angoscia. Questi meccanismi, entrando in gioco anche in condizioni normali, finiscono per influenzare in modo determinante il carattere di una persona e, di conseguenza, il comportamento di ciascun individuo. Così la “difesa” diventa la parola chiave con la quale è possibile spiegare l’agire di chi ha un Ego ingombrante. Questi soggetti di solito si sentono al centro dell’universo e, in quanto tali, non riescono ad ammettere i propri errori; si difendono attribuendo la propria colpa agli altri. La sicurezza l’Ego la rincorre con la forza fisica, con la doppiezza, con i dogmi. E se parla d’amore, di generosità, di solidarietà, di giustizia, l’Ego ipertrofico lo fa solo per darsi un tono, ma è solo un’ipocrita facciata. L’Ego in definitiva ha bisogno di una sola cosa: il potere.

E in questa spasmodica rincorsa, non è capace di relazionarsi, non accetta punti di vista diversi dai suoi, non comprende, e perciò finisce per isolarsi. Alla fine, anche se l’affermazione “l’Ego provoca solo  dolore e sofferenza”, potrebbe sembrare un po’ esagerata, in essa è racchiusa una buona dose di verità.

Ego, riconoscerlo per sconfiggerlo

Per sconfiggere l’Ego bisogna prima saperlo riconoscere.  Si parla sempre di Ego quando ci troviamo di fronte a narcisismo o vanità fuori dal comune, quando il desiderio di possesso è accecante, quando ci sono forme di dipendenza o di attaccamento che rasentano la follia. E' altresì utile avere consapevolezza piena che l’Ego trova l’humus ideale nella paura e usa sempre “io” in contrapposizione a “tu/voi”. Perciò il primo passo da fare per sconfiggere l’Ego, è proprio di iniziare a mettere da parte l’idea di “io” per riportare in primo piano il “noi”, ossia l’umanità che ci circonda.

Come affrontare il proprio Ego

Per sapere come affrontare il proprio Ego, l’aiuto di uno psicoterapeuta diventa spesso necessario. Ogni Ego è un mondo a sé: difficile che un'unica terapia possa andare bene per tutti. Tuttavia le basi dalle quali partire per liberarsi dall’Ego, sono uguali per tutti.

Abbiamo detto che l’Ego si alimenta di “momenti illusori” legati al passato, e anche al futuro: ciò fa vivere in continuo stato di desiderio anch’esso illusorio e perciò inappagabile perché creato sul passato che non esiste più, o sul futuro che ancora non esiste. E’ inevitabile che questo continuo anelito finisca per provocare sofferenza e insoddisfazione.

Perciò la prima cosa da fare è cercare di vivere il presente impegnando il massimo delle proprie energie nel raggiungimento dell’obiettivo:"hic et nunc", “qui e ora”. Subito dopo bisogna imparare a essere soddisfatti di quanto si ha, cominciando ad apprezzare le piccole gioie che il quotidiano regala anche nei giorni in cui sembra che nulla vada per il verso giusto. Bisogna sforzarsi di ricordare che anche nelle giornate più nere c’è sempre qualcosa per cui vale la pena di sorridere: il sorriso del proprio partner, l’abbraccio di un figlio, il calore di un amico, il film più amato, la canzone più sentita o il piatto preferito.

Altro step: capire quali sono le proprie paure e capirne l'origine. Questa è una prova difficile da affrontare senza l’aiuto di un bravo psicologo. E anche quando da soli si riesce a identificare qual è la paura che ci attanaglia, lavorarci sopra per eliminarla presuppone l’aiuto di un esperto. Un buon terapeuta riuscirà a far venire fuori la grande persona che sta in quasi ognuno di noi, quel Sé Superiore che paura ed egocentrismo tentano di soffocare, permettendo all’Ego di oscurarci e di tirare fuori il peggio di noi.

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