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L'atleta e la gestione della sconfitta sporti...

Ogni atleta, sia di sport individuale che di squadra sportiva, sa che prima o poi farà i conti con un sconfitta, un risultato negativo, una prestazione sottotono. La vittoria sembra essere l'unico metro per misurare il successo o l'insuccesso di una persona. Occorre primeggiare, sempre: a scuola, al lavoro, nella vita privata, nel raggiungimento dei propri obiettivi. La sconfitta non è contemplata, l'unico fine sembra essere il vincere. Nella nostra società, e sopratutto tra i più giovani, sembra completamente essersi persa la cultura della sconfitta. La sconfitta spaventa, sempre. Spaventano le insufficienze, spaventa il perdere una partita, spaventa il non vincere una gara, spaventa non passare un esame, spaventa l'essere rifiutato a un colloquio di lavoro. La vita di ciascuno di noi si svolge principalmente in un lungo elenco di sconfitte. Perdere non è il migliore degli eventi sportivi e anche gli atleti e le squadre migliori sanno che la sconfitta può di diventare una pessima abitudine sul campo da gioco. Affinché la disfatta sportiva di un momento non diventi sinonimo di fallimento cronico, sia dal punto di vista mentale che sul campo di gioco, è possibile avvalersi degli strumenti forniti dalla psicologia dello sport, che attraverso una serie di accorgimenti e fasi debitamente gestite da uno psicologo dello sport, permettono di creare una forma mentis vincente anche di fronte alle più gravi delle debacle sportive. Prendere consapevolezza del risultato e del perché La prima cosa da fare è prendere consapevolezza che la sconfitta è il risultato di una prestazione sportiva, cioè del modo in cui abbiamo affrontato la competizione, del modo in cui ci siamo impegnati e ci siamo messi in gioco. “Nulla accade per caso”, la sconfitta come la vittoria sono il risultato di un percorso e dunque si costruiscono con tutto ciò che facciamo, prima, durante e a volte anche dopo la gara. E’ importante dare il giusto valore al risultato negativo Per prima cosa, assumersi la responsabilità del risultato, ci permette di uscire psicologicamente dalla logica della sfortuna, del caso, del vittimismo, e del senso di ingiustizia, che spesso si vive per non avere raggiunto il risultato sperato. In secondo luogo, quando diciamo a noi stessi che ci siamo creati il risultato, ci poniamo anche in una condizione di auto-determinazione che ci rende attivi rispetto alla possibilità di intervenire con nuove energie sul nostro “destino” sportivo. Elaborare stato d’animo e emozioni negative La seconda azione che uno psicologo dello sport compie per rendere la sconfitta un punto di ripartenza per il suo futuro sportivo, riguarda l’elaborazione degli aspetti emotivi del risultato negativo ottenuto. Per fare questo, bisogna elaborare le emozioni generate dalla disfatta, ovvero dare voce ai sentimenti negativi, come ad esempio la frustrazione per avere fallito, lo stress e la rabbia per la sconfitta, l’impotenza, la delusione e la tristezza per non avere raggiunto il risultato sperato di fronte ad un avversario che si è mostrato più forte di noi. I colloqui per la gestione delle emozioni per un singolo atleta o per la squadra sono gestiti da uno psicologo dello sport. Questi colloqui permettono agli sportivi di: -interrompere il cortocircuito mentale che determina la comparsa di pensieri negativi che finiscono per minare la nostra autostima come persone ed il senso di efficacia come sportivi -dare nuovo significato all’insuccesso -infine ritrovare nuovi stimoli ed obbiettivi per le prossime competizioni. Questo processo di rivisitazione delle emozioni, permette di uscire dall’idea che la sconfitta subita sia un risultato assoluto e distruttivo. Il confronto Dal confronto con i compagni, con il tecnico e con se stessi, nasce la possibilità di: -Accettare la sconfitta come dato di realtà -Elaborare i sentimenti negativi -Superare la delusione ed il senso di inefficacia -Riorganizzare i pensieri e trovare nuove motivazioni -Riprogrammare gli obiettivi e definire nuove strategie Individuare dei Punti Deboli e dei Punti di Forza, come ancoraggio mentale La terza fase riguarda gli aspetti razionali della prestazione sportiva e per fare questo occorre individuare i punti deboli che hanno influenzato negativamente la gara. Dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato dal punto di vista tecnico, tattico e psicologico ed allo stesso tempo cosa invece può conferire maggiore determinazione, forza ed efficacia durante una performance atletica. Permette all’atleta e al gruppo sportivo, di riprogrammare gli allenamenti, pianificare una nuova tattica e migliorare l’approccio emotivo in campo. Infatti, se non conosciamo i nostri limiti, abbiamo paura di guardarli ma se non ce ne occupiamo, non siamo nemmeno in grado di potercii migliorare. Il Goal Setting come organizzatore mentale Dopo avere individuato i limiti ed i punti di forza mentali e tecnici, lo sforzo che dobbiamo fare è quello di definire nuovi obiettivi di performance. Il processo di definizione degli obbiettivi ovvero goals setting, è uno straordinario organizzatore psicologico. La pianificazione degli obiettivi, permette infatti, agli atleti di -riordinare le proprie idee -ritrovare la giusta concentrazione durante la fasi critiche di una stagione -rinnovare le motivazioni al successo sportivo -mettersi nelle condizioni di allenamento e gara per poterli superare I nuovi obiettivi dopo una sonora sconfitta In genere dopo una sconfitta, anche gli atleti e le squadre migliori, creano i nuovi obiettivi avendo come meta finale la realizzazione di una buona performance più che di un buon risultato. Se, infatti, focalizziamo l’attenzione solo sul risultato, rischiamo di metterci in una condizione mentale di costrizione che finisce per inibirci. Al contrario essere determinati per la realizzazione di una buona performance agonistica, ci mette nelle condizioni mentali di dare il meglio di noi stessi, il che è un ottimo antidoto anche di fronte all’insuccesso: niente rimpianti niente rancori. Auto-Ipnosi Un programma di mental training, non deve prescindere dall’uso della pianificazione delle azioni al livello visivo. L’ipnosi in questo senso, permette agli atleti di anticipare mentalmente la performance agonistica tenendo l’atleta in un assetto mentale di concentrazione e motivazione simile a quello che si realizza durante le gare vere e proprie. L’Auto-Ipnosi come allenamento mentale Permette di allenarsi anche lontano dal campo di gioco a: -Raggiungere i propri obiettivi -Anticipare le azioni da compiere ed imparando a controllare le emozioni ed i pensieri Disturbanti Per questo se svolta con costanza è un metodo di mental trainnig molto efficace, anzi, direi indispensabile per proiettarsi verso migliori prestazioni sportive. Questi sono, i “passaggi” che se svolti con il supporto di uno psicologo dello sport, permettono ad ogni atleta, allenatore, tecnico o squadra sportiva, di utilizzare la sconfitta in modo costruttivo e creare una forma mentis vincente, in cui la disfatta non è sinonimo di fallimento cronico ma punto di partenza per una crescita umana e sportiva insieme.     Bibliografia Guida alla psicologia dello sport, Nascimbene Flavio Pensiero positivo nello sport, Bassi Gianni Coaching sportivo-la mentalità vincente di un atleta, Carlo Federico Partiamo dalla fine. Successi e sconfitte nella vita e nello sport solo questioni di metodo, Josefa Ideam

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Il metabolismo del glucosio durante l'eserciz...

Perché l’organismo riesca a soddisfare le accresciute richieste energetiche determinate dall’esercizio fisico, i muscoli devono avere una maggiore disponibilità di glucosio. Quest’ultimo è immagazzinato prevalentemente nei muscoli e nel fegato sotto forma di glicogeno. Bisogna quindi aumentare la glicogenolisi e far sì che il glucosio liberato, passando dal fegato al plasma sanguigno, circoli in tutto l’organismo e giunga ai tessuti in attività. Ci sono quattro ormoni volti a incrementare il glucosio plasmatico in circolo: - Il glucagone- L’adrenalina- La noradrenalina- Il cortisoloLa concentrazione plasmatica di glucosio durante l’esercizio fisico dipende dall’equilibrio tra il consumo di glucosio nei muscoli e il rilascio di glucosio dal fegato. Il rilascio di glucosio dal fegato è favorito dal glucagone la cui secrezione aumenta durante l’esercizio fisico. L’attività muscolare inoltre innalza anche il tasso di rilascio delle catecolamine (adrenalina e noradrenalina) da parte della midolla surrenale, pertanto gli effetti di tali ormoni si aggiungono a quelli del glucagone. I dati raccolti suggeriscono che anche il livello di cortisolo aumenta durante l’esercizio fisico. Pertanto, tutti e quattro gli ormoni citati possono far aumentare la quantità di glucosio ematico, promuovendo i processi di glicogenolisi e di gliconeogenesi. La quantità di glucosio rilasciata dal fegato dipende dall’intensità e dalla durata dell’esercizio. Quanto più aumenta l’intensità dell’esercizio, tanto maggiore è il rilascio di catecolamine, così aumenta significativamente anche il tasso della glicogenolisi. Nel corso di un esercizio esplosivo breve, i muscoli consumano le proprie scorte di glicogeno prima di utilizzare il glucosio presente nel plasma. Nel caso di un esercizio che si protrae per alcune ore, invece, il tasso di rilascio del glucosio epatico è più vicino al reale fabbisogno muscolare, pertanto come aumenta il consumo muscolare di glucosio, aumenta anche il tasso di rilascio del glucosio epatico. L’assorbimento di glucosio da parte dei muscoli è garantito da un altro ormone, l’insulina: quando il glucosio arriva fino al muscolo, l’insulina agevola il suo ingresso all’interno delle fibre. L’esercizio fisico può aumentare la fissazione dell’insulina ai recettori che si trovano sulla fibra muscolare. Nel corso di un esercizio prolungato però il livello di insulina diminuisce, questa contraddizione ci ricorda che è importante non solo la concentrazione dell’ormone nel sangue, bensì anche la sensibilità dei recettori presenti sulla membrana cellulare a quello specifico ormone. Ecco che l’attività muscolare determina un aumento di recettori sulle cellule, la loro attività risulta così aumentata e si riduce, quindi, la necessità di avere un livello ematico elevato di insulina. Questo è essenziale perché, durante l’esercizio fisico, ben quattro ormoni vengono sollecitati per rilasciare il glucosio immagazzinato e per fornire nuovo glucosio. Un livello elevato di insulina potrebbe contrastare la loro azione, impedendo alle cellule muscolari il necessario apporto di glucosio per soddisfare il loro fabbisogno energetico.

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Come risvegliare la consapevolezza (Vivere alla ma...

Alla consapevolezza del “qui e ora”, tema che può essere sviluppato da più livelli di osservazione, ho dedicato diverse Pillole e un’intera sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com). Ciò nonostante, continuo a ricevere numerose richieste di approfondimento, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza in gara, nel momento in cui dovremmo sperimentare la massima attivazione agonistica. Molti atleti mi scrivono per chiedermi come si fa a mantenere la calma e la lucidità nei momenti che precedono una gara, quando la mente si annebbia e sembra di essere dappertutto fuorché nel luogo dove di lì a poco dovremo esprimere la nostra miglior prestazione. In passato ho già spiegato quali strategie adottare per gestire lo stress agonistico (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...) e per restare “in bolla” (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...), però il presupposto essenziale per far sì che queste tecniche funzionino è essere consapevoli di quel che si sta facendo.Sulla consapevolezza in senso lato ho pubblicato anche una Pillola (http://www.massimobinelli.it/il-blog-...), ma un atleta non può certo mettersi a meditare prima di affrontare una competizione. Dunque, occorre adottare un altro approccio, più specifico, trasversale a tutte le discipline sportive. Cosa occorre fare per restare ancorati al presente ed avere il pieno controllo del proprio corpo e delle proprie emozioni?Scopriamolo assieme…

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Diventa un Atleta Vincente in Cinque Passi (Prepar...

Nella quarta sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com), parlo di Strategie da adottare in allenamento e di Autovalutazione della propria prestazione. Inoltre, grazie alla “Scheda Obiettivo SMART-P”, uno strumento potente che ho progettato per aiutare gli agonisti a definire i loro obiettivi sportivi, che trovi sempre nella quarta sessione, puoi individuare i tuoi punti di forza, i tuoi punti deboli e le azioni immediate da intraprendere, ma soprattutto puoi imparare a percorrere i Cinque Passi che ti separano dal Successo. Immaginiamo che manchi un anno al tuo appuntamento più importante, la gara su cui hai investito molte risorse, fisiche, mentali ed economiche, perché potrebbe dare una svolta alla tua vita e alla tua carriera. Dopo tanti sacrifici, è arrivato il momento di iniziare a sviluppare la consapevolezza che puoi farcela, che l’obiettivo è alla tua portata. Ti mancano soltanto Cinque Passi:Primo Passo: vivi ogni giorno nella tua mente l’esperienza che affronterai tra 12 mesiSecondo Passo: immagina gli ostacoli che troverai lungo il cammino e superaliTerzo Passo: visualizzati sul gradino più alto del podioQuarto Passo: dormi con la medaglia d’oro sotto al cuscinoQuinto Passo: definisci ogni mattina l’azione più importante da compiere OGGI per avvicinarti all’obiettivoVuoi percorrerli assieme a me? Ascolta la Pillola con attenzione…

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La trappola delle “misure” (Concentrati solo s...

Nelle discipline sportive dove gli atleti si confrontano su distanze da percorrere, serie da completare o punteggi da raggiungere, le “misure ufficiali” creano assuefazione e diventano barriere mentali, soprattutto in allenamento, all’approssimarsi delle quali si innesca la profezia che si autoavvera. Per questa ragione, dobbiamo ingannare la nostra mente. Ricordi cosa dicevo nella Pillola 86, a proposito del “muro del trentesimo chilometro”, noto anche come “muro della maratona”? Il podista teme il muro, se lo aspetta, cerca di non pensarci, ma in realtà si logora e quando arriva, per effetto della profezia che si autoavvera, è già mentalmente sfinito.Questo processo si ripete in tutti i casi in cui l’atleta si confronta con misure standard, come ad esempio 100, 200 e 400 metri per un velocista; 5.000 e 10.000 metri per un fondista; serie da 25 piattelli per un tiratore; e così via.Su questi numeri si fissano ancoraggi negativi potenti, che vanno opportunamente disinnescati, perché l’atleta ogni volta che deve confrontarsi con la “sua” misura inizia a rivivere dentro di sé tutta la sofferenza fisica e mentale che tale prova comporta, a discapito della prestazione e delle riserve di energia nervosa. Qual è il trucco per ingannare la mente ed evitare l’autosabotaggio?Per ogni disciplina occorre individuare la soluzione adatta, che esiste, te lo assicuro, e ogni bravo allenatore la conosce, anche se il più delle volte la applica senza dare la giusta enfasi al perché è importante mettere in atto tali stratagemmi. Nel video trovi esempi riferiti all’atletica leggera, al tiro a volo e ad altre discipline.

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Botta e Risposta: come controllare ansia e tension...

Tu chiedi e Massimo Binelli Coach risponde. Questa settimana si parla del caso di un bravo portiere che in allenamento fa faville, ma in partita diventa una statua di marmo, paralizzato dall’ansia tra i pali della porta.Ecco cosa mi ha scritto Massimo un mio omonimo:«Buongiorno, mi chiamo Massimo e gioco a pallamano, sono un portiere. In allenamento do tutto e credo di essere anche un buon portiere, ma appena si gioca in campionato e mi ritrovo tra i pali divento un pezzo di marmo, sbianco, praticamente vado nel panico più totale.Vorrei un tuo consiglio su come eliminare questo mio punto debole, perché non vado in guerra, ma semplicemente pratico lo sport che amo e ciò nonostante non riesco a divertirmi. Spero che tu mi risponda presto». L’ansia da prestazione sportiva è un “mostro” con il quale molti atleti si trovano spesso a combattere. Cos’è l’ansia? È uno stato emotivo alterato che provoca disagio o addirittura ci fa diventare un pezzo di marmo, come dici tu, associato ad emozioni quali tensione, preoccupazione, nervosismo, agitazione, apprensione, paura e pensieri negativi. Se l’ansia supera una determinata soglia di guardia, diversa da atleta ad atleta, e più in generale da individuo a individuo, influisce in modo negativo sulla prestazione fisica e mentale, perché porta a perdita di lucidità, di attenzione e di concentrazione. Il “segreto” consiste nel riuscire a identificare la nostra personale soglia di ansia benefica, perché, entro certi limiti, l’ansia è un’alleata, non una nemica, e con questa “ansia amica” un Atleta Vincente deve imparare ad andare d’accordo. Per gestire nel modo giusto questo stato di tensione fisica, psichica e nervosa che si manifesta dentro di te non appena ti ritrovi tra i pali, ribalta la prospettiva. In allenamento dai tutto e ti ritieni un buon portiere? Applica la mia regola 9:Allenati ogni giorno con consapevolezza e concentrazione, come se fosse la tua gara più importante, e affronta la tua gara più importante come se fosse un normale allenamento.Riesci a percepire dentro di te l’effetto di questa strategia? Se affronti gli allenamenti immaginando, grazie alla visualizzazione, di essere in campo per una partita importante, farai diventare “normale” ciò che per te adesso è “eccezionale”. Quando poi sarai tra i pali per disputare una partita vera, non dovrai fare altro che ritrovare dentro di te le sensazioni sperimentate ogni giorno in allenamento. L’allenamento, oltre a servire per migliorare la preparazione tecnica e fisica, per te deve diventare il banco di prova delle tue emozioni, affinché il controllo dell’ansia si trasformi in routine, ossia in un automatismo, in una competenza inconscia.A questo punto ti stai forse chiedendo su quali aspetti dovrai lavorare maggiormente per eliminare il tuo punto debole?

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Le 25 regole di un Atleta Vincente (Strategie e af...

Nella mia lunga esperienza di sportivo e di mental coach, ho avuto a che fare con centinaia di atleti, compagni di squadra, avversari e coachee, che è il termine usato per definire i clienti di un coach. Ho trovato un’umanità molto variegata, formata da persone positive e persone negative; eterni ottimisti e insopportabili lamentosi; compagnoni logorroici e orsi solitari. Con ognuno di questi individui ho adottato adeguate modalità di relazione, fuggendo a gambe levate dai lamentosi e negativi, lasciati con piacere a crogiolarsi nel loro pantano mentale, e cercando di trovare le parole giuste per entrare in empatia con tutti gli altri, anche se non sempre ci sono riuscito. E sai cosa ho capito? Che certe volte è sufficiente una frase, un aforisma noto o inventato sul momento, per sbloccare energie nascoste. Nel tempo, ho raccolto 25 frasi suggestive ed efficaci, alcune mie e altre tratte da citazioni famose, e ho pensato di proporle in questa Pillola, che dunque esce dal solito schema dell’argomento specifico, sotto forma di regole. Se farai tue queste regole, o anche solo alcune di esse, potrai richiamare alla memoria quella giusta quando nella testa iniziano a formarsi pensieri negativi. Al posto di darti spiegazioni cervellotiche e spesso inutili, metti a tacere la tua vocina con una regola, vedrai che funziona!Ecco 3 delle 25 regole. Scopri le altre 22 nel video…1. Non ci sono scuse che tengano: la responsabilità della tua prestazione è soltanto tua.2. Quando gareggi “per vincere”, non hai nulla da perdere, mentre quando gareggi “per non perdere”, hai tutto da perdere e nulla da guadagnare.3. Allenati ogni giorno con consapevolezza e concentrazione, come se fosse la tua gara più importante, e affronta la tua gara più importante come se fosse un normale allenamento.Alla fine, scegli le tre regole che ti hanno colpito di più, che hanno suscitato in te le reazioni più potenti. Scrivilo nei commenti. Sarà utile a tutti avere un quadro dei diversi livelli di osservazione, ossia dei tasti che ciascuna regola riesce a far suonare, delle sensazioni che scatena e del perché ciò accade.

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Pensa, allenati, gareggia e vivi come un campione ...

Quando spiego come funziona la visualizzazione ad atleti in erba, soprattutto se si tratta di insegnare il modo migliore per costruire nella mente, grazie alla potenza dell’immaginazione, un gesto atletico, una tecnica o un movimento ancora non ben assimilato, suggerisco di guardare un video del loro idolo mentre esegue proprio quell’azione. Questo stratagemma aiuta i più piccoli, che hanno la capacità di lavorare con la fantasia ancora intatta, a calarsi nei panni del campione da imitare, a muoversi e ad agire come lui, e produce dei benefici che vanno molto al di là degli scopi per cui si inizia a praticare la visualizzazione. Per puro divertimento, i più piccoli, si immedesimano spontaneamente nel loro campione preferito. Quando vengono avviati all’attività agonistica, finché non sviluppano la piena consapevolezza delle loro potenzialità, si allenano e gareggiano immaginando di essere nei panni del fuoriclasse che vorrebbero diventare, e questo esercizio, che va incentivato, funziona, perché è il principio che sta alla base della visualizzazione, del “se lo vedi, puoi crederci”. I bambini pensano di essere OGGI dei campioni, vivono nel loro presente magico, giocano sempre per vincere e apprendono nuove abilità con una velocità sorprendente.Purtroppo, questa straordinaria capacità si affievolisce con la crescita e l’immaginazione fervida e spontanea lascia il posto alla presa di coscienza della realtà, ai pensieri, positivi o negativi, e alle immagini, altrettanto positive o negative. Subentrano le paure, ossia tanto la paura di vincere quanto la paura di perdere, l’ansia da prestazione e tutto ciò che può condizionare il raggiungimento del successo. Ecco la domanda fatidica: si può ritrovare lo spirito del “facciamo finta che…”, ossia la capacità che avevamo da bambini di immaginare e di credere fermamente di essere un campione o un personaggio importante, per diventare Atleti Vincenti? La risposta è sì. Anche quando abbiamo perso la capacità di giocare avvolti dai fumi magici del mondo della fantasia, grazie alla forza di volontà possiamo imparare a vivere in modo autentico in una circostanza immaginaria, come se fossimo attori che devono interpretare una parte. Proprio come fa un bravo attore, anche l’atleta che inizia a pensare e a vivere da campione pian piano sviluppa la consapevolezza dell’agire per vincere e fa in modo che qualcosa di positivo accada sempre. Se gareggi “per vincere”, non hai nulla da perdere, perché anche in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo dirai a te stesso che OGGI non ce l’hai fatta, e così facendo metterai subito da parte la sconfitta e ripartirai verso il nuovo obiettivo vincente. Se gareggi “per non perdere”, invece, ti cali fin dall’inizio nella parte del “non vincente”, un ruolo in cui hai tutto da perdere e nulla da guadagnare. Se gareggi per vincere, vuol dire che hai fiducia nelle tue possibilità e darai il meglio di te, mentre se gareggi per non perdere significa soltanto che adotti una strategia di sopravvivenza o, ancora peggio, che hai paura, e la paura è un mostro che va spezzettato.Se intendi diventare un Atleta Vincente, pensa come un campione, agisci come un campione, allenati come un campione, gareggia come un campione: vivi e comportati da campione. Il resto, te lo assicuro, sono soltanto chiacchiere dalle quali stare alla larga. Vuoi percorrere con me la strada che ti porterà a diventare un Atleta Vincente, ossia un atleta che adotta le strategie dei campioni e che in gara dà il massimo senza farsi pippe mentali? Contattami e ne parliamo.

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Come dare il massimo in gara (Il segreto di un Atl...

Nella mia lunga esperienza di sportivo e di mental coach, ho conosciuto migliaia di atleti. Potrei suddividere tale universo eterogeneo e colorato in svariati sottoinsiemi, raggruppandoli per nazionalità, sesso, età, disciplina praticata e altri criteri, ma se volessi dividere più o menò a metà questa popolazione potrei semplicemente mettere da una parte chi in gara “se la fa sotto” e dall’altra parte chi sotto pressione rende di più.Sai perché ci sono atleti che nel momento clou vanno nel panico e altri che in quella stessa situazione tirano fuori gli artigli? Perché nella mente di questi due atleti-tipo, durante il periodo di formazione del carattere, si è installato un programma diverso e soltanto gli animali da gara hanno imparato a reagire con grinta e aggressività nelle situazioni critiche. Sulla base delle mie conoscenze, posso dire che i ragazzi che hanno ricevuto un’educazione “ruspante” e che hanno fatto un po’ di sana vita di strada hanno sviluppato una cattiveria agonistica molto più accentuata di chi ha ricevuto un’educazione più morigerata. Tutti possono imparare a gestire bene le situazioni critiche, basta iniziare ad allenarsi. Allenarsi mentalmente, ovvio. In questa Pillola, ti spiego come ti puoi allenare per arrivare al momento fatidico con la giusta preparazione mentale.1. Individua il momento agonistico in cui sai che per te arriva la pressione.2. Visualizza quel contesto con il coinvolgimento di tutti i tuoi sensi. 3. Esegui il tuo gesto atletico mantenendo dentro di te le sensazioni create con la visualizzazione.Il trucco, lo ripeto sempre agli atleti che seguo, è quello di pensare al risultato finale, al successo e alla vittoria come a una concreta possibilità del presente, non del futuro. Ciò significa che se ti vedi vincente sperimenterai dentro di te la stessa sensazione che proveresti davvero a obiettivo raggiunto, e la tua mente inizia a familiarizzare con tale sensazione, perché la ritiene vera e possibile. In altre parole, ci crede e si prepara ad accogliere il successo, non il fallimento! Vuoi affrontare assieme a me il percorso che ti porterà a diventare un atleta che in gara dà il massimo? Hai la mia personale garanzia che puoi farcela. Contattami e ne parliamo senza impegno.

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Come funziona la visualizzazione (Allenamento ment...

“Se lo vedi, ci credi!”. Quanto sei disposto a impegnarti per incrementare le tue abilità, nello sport, per rendere più veloce l’apprendimento di un’abilità, o nella vita privata, ad esempio per potenziare lo studio o per imparare a suonare uno strumento? Quanto sei disposto ad assumerti la responsabilità dei tuoi errori?

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Per vincere bisogna saper perdere (Imparare dai fa...

Sei consapevole dell’importanza di accettare gli insuccessi per continuare a crescere, ossia, per dirla in altre parole, del fatto che per riuscire a vincere bisogna saper perdere? La delusione deve diventare una forza esplosiva per la vittoria più bella, «quella che deve ancora venire», come amava dire il Drake, Enzo Ferrari. Iscriviti al mio sito http://www.massimobinelli.it e ricevi la Guida per la tua Crescita Personale.

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Perché un atleta, preparato e dotato, perde! (Pau...

Tu hai mai avuto paura di vincere? Sappi che è un problema comune a molte persone, e la “colpa” è sempre di quel fatidico 50% che spesso viene trascurato: un atleta può raggiungere un’ottima preparazione tecnica e fisica, ma siamo ancora a metà dell’opera, perché per forgiare un campione occorre curare anche l’altra metà, quella che riguarda la mente: un campione è l’espressione di un equilibrio perfetto tra il 50% di bagaglio tecnico e fisico e il 50% di potenza mentale. Iscriviti al mio sito http://www.massimobinelli.it e ricevi la Guida per la tua Crescita Personale.

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Cadere e rialzarsi a testa alta (Credere in un obi...

Sai che esiste un modo per passare dalla disperazione a una forza interiore potente, lavorando su sé stessi e sui propri obiettivi? Ti racconto come un’atleta che seguo è riuscita ad ottenere questo importante risultato e come puoi riuscirci anche tu, in breve tempo, con l’allenamento mentale. Iscriviti al mio sito http://www.massimobinelli.it e ricevi la Guida per la tua Crescita Personale.

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In risposta alla domanda: "ma cosa fa un Ment...

Il Mental Coaching, noto anche come Allenamento mentale, è quel segmento di formazione sportiva che si concentra in specifico su come aiutare gli atleti ad abbattere le barriere mentali che impediscono loro di esprimersi al meglio del proprio potenziale. Il Mental Coach focalizza l'attenzione sulle abilità mentali necessarie per avere successo in qualsiasi competizione sportiva, utilizzando differenti metodologie e tecnologie a seconda della persona e delle problematiche individuate, così da "riprodurre" il proprio stato di peak performance, perché uno dei segreti dei grandi campioni è la capacità di riprodurre quello stato emotivo di grazia in cui si è certi di poter fare qualsiasi cosa. Il Mental Coach un esperto che aiuta gli atleti a definire gli obiettivi in modo efficace e ad innalzare costantemente il livello di performance, attraverso l'allenamento mentale. Focalizza l'attenzione e le azioni degli sportivi sul raggiungimento di risultati concreti, fornisce metodi, tecniche e strategie per utilizzare al massimo le risorse personali.   In particolare, ha l’abilità di individuare e far sviluppare a livello mentale i punti di forza di ciascun atleta, fino a realizzare una combinazione vincente di risorse fisiche, tecniche e mentali che consenta di raggiungere i massimi livelli di performance. Per fare questo è fondamentale "governare" gli elementi che compongono i nostri stati d’animo: la fisiologia, il linguaggio e il focus mentale. Come? Semplice... avvalendosi di un valido Mental Coach! Fausto Donadelli

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Personal training: "Motivare come Educare&quo...

Quante volte può capitare di trovarsi di fronte persone insoddisfatte di sé stesse, completamente disorientate ed incapaci di perseverare, con costanza, per il raggiungimento dei propri obiettivi? Indubbiamente capita molto spesso. Anche se viviamo in una società dinamica, caratterizzata da ritmi frenetici che costringono a dibattersi tra impegni diversi, tuttavia accade frequentemente di trovarsi di fronte delle persone che, pur essendo intraprendenti e propositive, non trovano la giusta carica per iniziare. Diversi sono coloro che, condizionati dall’ambiente, o forse dal timore di essere giudicati o dall’assenza di stimoli adeguati, rinunciano ad affrontare un certo percorso, arretrano il passo e diventano vittime della sedentarietà. E’ qui che interviene il ruolo del Personal Trainer, figura professionale adeguatamente preparata per dare la spinta ad iniziare, e per guidare il soggetto ad acquisire la consapevolezza che dal proprio fisico si può ottenere molto più di quanto si possa immaginare. Rendere il proprio corpo più atletico aiuta conseguentemente a stare meglio, mantenendo costantemente tutti gli “step” ottenuti. Nell’ultimo anno, mi sono capitati svariati casi di questo genere, ma uno di questi mi ha colpito maggiormente rispetto agli altri. Una persona mi ha contattato dicendomi che non era mai stato molto costante nell’allenamento. Dopo una serie di domande è riuscito ad aprirsi e dirmi che in pratica non era mai riuscito a rimanere più di un mese in una sala fitness o comunque non si era mai applicato nello svolgimento dell’attività fisica. Forse per la noia, forse per la mancanza di immediati risultati. Questo esempio calza a pennello con l’argomento affrontato. Il primo passo da fare è quello di testare fino a che punto il soggetto conosca il proprio corpo, le proprie potenzialità ma anche i propri limiti. Le persone vanno aiutate, con le modalità più adatte, cioè col giusto tono e senza esasperazione, ad avere una realistica rappresentazione del proprio corpo. Questa fase è molto importante perché il soggetto comprenda quali obiettivi e in che tempi questi obiettivi possono essere raggiunti. Mai alimentare false aspettative, mai proporre obiettivi impossibili o prospettare tempi troppo brevi. La persona è motivata quando è consapevole che il percorso che sta facendo o sta iniziando a fare, deve far parte della sua vita ed è altrettanto importante come nutrirsi o dormire. Motivare una persona vuol dire educarla. Per motivare, il migliore metodo è la differenziazione. Far divertire e distrarre la persona da quello che lo circonda fuori dall’allenamento è una delle modalità che funziona di più. Il “training”, l’esercizio fisico, deve essere considerato come un momento della giornata in cui si pensa esclusivamente a se stessi e a quello che si sta facendo. Cambiare sempre tipologia di allenamento (in base all’obiettivo) o metodi, aiuta l’allievo a sentirsi più stimolato a sfidare se stesso. Sicuramente l’ambiente aiuta tanto, perché cambiare luogo incentiva in qualche maniera l’attenzione del soggetto. Come aiuta anche la diversificazione dei macchinari, dei piccoli attrezzi e degli spazi per provare nuovi esercizi Di recente è entrato a far parte della routine degli allenamenti il “Functional Training” che, oltre ad essere molto utile per raggiungere i cari traguardi, è molto divertente. Una tipologia di allenamento, comunque, pur sempre mirata, funzionale appunto, tutt’altro che improvvisata. Dopo aver esaminato quali tipi di allenamento sono più consoni per la persona che viene presa in affidamento, si cerca di inserire il “training” nella sua giornata tipica, anche per pochi minuti al giorno. Oltre agli allenamenti, il soggetto deve essere educato a sostenere uno stile di vita più attivo, cominciando dalle azioni più semplici, come il salire le scale anziché prendere l’ascensore, fare una passeggiata dopo i pasti, non stare per troppo tempo seduti. Tra gli aspetti più considerevoli di cui si deve tenere conto, ci sono la programmazione e la gradualità dell’allentamento. Mai caricare troppo, né troppo poco. Il fisico del cliente va portato sempre a livelli poco superiori rispetto a quelli precedenti. Attraverso questo metodo, il lavoro, pur non ammettendo sconti, diventerà sempre più semplice. E saranno gli stessi risultati ad indurre all’auto-motivazione perché l’autostima e l’ego estenderanno, di volta in volta, il loro valore. La volontà e la motivazione verranno sempre aumentate dalla nostra costanza nel dare input e programmi di allenamento diversificati e utili agli obiettivi dell’allievo. Riuscire a superare questi passaggi vuol dire riuscire ad educare una persona a percepire l’importanza dell’attività fisica nel contesto della propria vita. Ho applicato tutti questi punti sul caso precedentemente descritto. Dopo aver superato delle difficoltà, specialmente in un primo periodo, in cui il mio allievo ha trovato degli ostacoli molto importanti da superare (affaticamento, sudorazione, anche eccessiva, postallenamento, ecc…), ho cambiato l’approccio del soggetto con l’attività fisica, facendola entrare a far parte della sua vita. È stata una grande soddisfazione perché la sua vita è cambiata, lui sembra rinato e affronta le cose molto più positivamente rispetto a prima, oltre ad avere raggiunto alcuni dei suoi obiettivi.Mi preme menzionare una famosissima locuzione latina che recita “mens sana in corpore sano”, perché muoversi, sostenere attività fisica, deve far parte della nostra vita, sia per il fisico ma anche per la mente. Gianluca Messina

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Sport e Dipendenza (benessere psicologico come dop...

L’abbinamento di due termini antitetici, quali sono Sport e Dipendenza, è provocatorio, però mi dà lo spunto per farti riflettere su un concetto molto importante. Se impari ad ascoltare il tuo cuore, seguire il tuo respiro, vivere il momento della pratica sportiva con consapevolezza, si crea una piacevole dipendenza, uno stato in cui mente e corpo sviluppano il massimo del loro potenziale.

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Strategie per affrontare allenamenti e gare (piani...

Riesci ad affrontare sempre con motivazione ed entusiasmo allenamenti e gare? Posso suggerirti delle strategie da mettere in atto per sostenere gli allenamenti più faticosi e per creare un collegamento tra l’allenamento che affronti, il benessere psicofisico che ne ricevi e il risultato che ottieni in gara. Iscriviti al Blog di MB. Riceverai tanti spunti utili per la tua crescita personale: http://goo.gl/TMeFN6

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Controllare la Paura e la Tensione della gara (cam...

Rilassamento, visualizzazione, dialogo interno, “bolla”, controllo della tensione e della rabbia: se hai seguito le mie precedenti Pillole di Coaching, hai tutti gli strumenti per affrontare una gara importante nelle migliori condizioni mentali. Adotti già alcune delle strategia che suggerisco? Condividiamo le nostre esperienze agonistiche nei commenti.

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Qual è l'allenatore ideale?

Non riesco ad allenarmi senza che qualcuno mi spinga a frustate a farlo. Serve a questo un personal trainer? Se la tua voglia di “workout palestraro" è davvero zero, nemmeno il miglior coach del mondo potrà aiutarti, salvo per la prima o per la seconda seduta. Cambia attività.   In alcune palestre ho visto personal trainer che toglievano letteralmente i pesi dalle mani dei loro allievi per rimetterli a posto. Ma allora la fatica dov’è? Equazione: i pesi stanno all’allievo in palestra come il quaderno sta al maestro di scuola. L’insegnante che ripone il quaderno nella cartella dell’alunno stanco è ridicolo. Così ogni buon personal trainer dovrebbe dare ordini e non riceverli.   Ho smesso di frequentare un centro fitness da "VIP" perché non ne potevo più di spostarmi ogni volta che un PT arrivava per prendere possesso dell’attrezzo. Non credo sia un comportamento giusto! Molte palestre ricevono una “quota-locazione” da parte dei personal trainer. Sì, sembra impossibile, ma le parti s’invertono nel senso economico del termine. In pratica, il datore di lavoro è l’istruttore, con tutti i comportamenti che ne conseguono: impossessarsi di un attrezzo può essere una logica ma maldestra conseguenza.   Che succede se cambio allenamento e non sono in grado di fare molti esercizi previsti? Procedo da solo? Eccoci qua: questo è il caso in cui ti ci vuole un buon personal trainer. Fatti aiutare fino a quando ti sarai impadronito dei movimenti. Poi, un controllo ogni tanto.   Mi sono iscritto in palestra e mi hanno proposto un pacchetto da dieci lezioni col personal trainer. Il problema è che ha una bella pancetta! Restituisci subito il pacchetto.   Come scegliere il miglior personal trainer in una palestra che ne propone moltissimi? Guarda come lavorano per due settimane, poi scegli uno che parla poco e ascolta molto (i suoi allievi). Il training è come  un vestito: è il commesso che te lo impone o sei tu che gli dai le indicazioni giuste?   Ho una piccola paletrina in casa e ho fatto sacrifici per attrezzarla. Mi sono reso conto che per alcuni esercizi avrei bisogno di un coach, ma investire ancora è dura! Frequenta una palestra per una settimana. Individua un trainer scrupoloso e proponigli di darti un paio di lezioni a casa.Ti costerà molto meno perché nel suo compenso non ci sarà la “tangente”che deve alla palestra!   Cosa deve capire esattamente un buon allenatore personale? Cosa intuisce lui che non possa percepire io stesso? Domanda che si risponde da sola: in teoria, una persona che allena te NON può capire meglio di te quale sia il tuo workout migliore. Sei tu che devi tesaurizzare le sensazioni di un esercizio. Nella pratica, però, ogni tanto ci vuole qualcuno dall’esterno che ti giudichi e ti corregga. Anche il miglior psichiatra del mondo ha il suo analista!   I coach più famosi, quelli che seguono i vari Brad Pitt o i top manager di grandi multinazionali, sono davvero i migliori personal trainer del mondo?  Di certo sono dei gran furbacchioni, perché hanno acchiappato i pesci più grossi. Non darei per scontato che siano tutti bravissimi. Infatti, il prestigio di un personal trainer a volte dipende solamente dal prestigio del cliente.   Qual'è la differenza tra un personal trainer italiano e uno “internazionale”? Nessuna,da quello che ho visto in giro da Milano a Los Angeles. Una sola particolarità: trovo che i migliori allenatori personali siano quelli che almeno una volta su dieci si allenano con il loro cliente, cosa che da noi non ho visto fare spesso. Pigrizia? Roby Romano

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Allenamento: supera i tuoi blocchi

Non riesco mai a concentrarmi durante l’allenamento e quando sono quasi alla fine mi distraggo e mi vedo già davanti al computer.  Ne verrò mai fuori? Una volta costrinsi un mio allievo a sedersi sulla cyclette e a pedalare al rallentatore nei cinque minuti post-workout: gli spiegai che il “cool-down” è quasi più importante dell’ingresso in palestra. Potresti mai fermarti bruscamente quando la macchina-corpo è lanciatissima?   Dopo un duro training per le gambe posso chiudere la sessione con una corsa lenta sul treadmill? Trovo ideale il defaticamento “cardio-style” dei quadricipiti dopo averli bastonati con squat o leg-press: il recupero è più rapido e i dolori post-allenamento minori. Chiodo (corsetta) scaccia sempre chiodo (dolore-sforzo sotto lo squat).   Quando alleno le gambe, finisco sempre per saltare gli esercizi per i polpacci. Ci penso e sono già sotto la doccia. Soluzione? Sostituire il warm-up iniziale con 5 minuti di sollevamenti per i polpacci alla macchina (quella che preferisci), con carico progressivo, o fare i polpacci mentre riposi tra una serie e l’altra di quadricipiti. Ma la verità è che ti manca la voglia!   Che succede se sono in anticipo sulla tabella di marcia dell’allenamento? Posso recuperare di più, a quel punto, per rispettare i tempi? Se sul finire ti ritrovi con qualche minuto d’anticipo e senti che le forze reggono, meglio tenere il passo: ne trarrai vantaggio. Il concetto è che stai facendo un volume di lavoro in un tempo ridotto e questo è a beneficio dell’intensità. Cresci di più.   Sto facendo un training coi pesi che prevede una sessione finale di nuoto in piscina. Se invertissi l’accoppiata potrebbe essere meglio? No. Il nuoto, sempre che tu non sia un agonista e quindi riesca a far vasche su vasche senza sentirle, è parecchio “debilitante”. In secondo luogo, se avrai spinto al massimo in palestra, l’attività natatoria sarà per te un eccellente defaticamento “affaticato”. Citazione ossimorica ma... quando ci vuole ci vuole.   Ho uno schema di serie e ripetizioni che m’impone gli esercizi “odiati” alla fine. Ovviamente faccio di tutto per saltarli! Fossi il tuo trainer ne avrei discusso con te bonariamente e poi… te li avrei piazzati all’inizio! Senza voglia, ma con energie fresche, riesci a scamparla. Senza né l’una né l’altra sei fritto.   Mi capita spesso di finire l'acqua della bottiglietta prima che l’allenamento sia concluso. Per pigrizia non vado mai a prenderne altra. È un problema? Di problemi ce n’è di peggiori, ma sappi che l’acqua non solo favorisce la contrazione muscolare evitandoti i crampi (specie se stai allenando le gambe), ma ha un effetto psicologico. Personalmente sento che mi manca un po’ di spinta se i miei due litri si sono esauriti prima… dell’esaurimento workout!   Raramente, ma succede, mi alleno e non arrivo a percepire stanchezza: continuerei ad oltranza. È possibile? Probabilmente non stai facendo un workout intenso come si dovrebbe, ma può anche essere che tu sia in “trance agonistica” (quell’esercizio è il tuo preferito), cosa che ti porta a dissociare corpo e mente. Come esperimento va bene, ma se si ripete, l’over-training può tenderti un agguato.   Se non riesco a finire il workout, dimezzo il lavoro del gruppo muscolare che sto allenando o elimino il gruppo seguente? Sono in piena sessione petto-tricipiti e mi rendo conto che non posso concludere l’accoppiata? Meglio finire tutte le serie del petto: si alleneranno anche i tricipiti e non avrò buttato via la sessione. Roby Romano

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