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L'atleta e la gestione della sconfitta sportiva

Ogni atleta, sia di sport individuale che di squadra sportiva, sa che prima o poi farà i conti con un sconfitta, un risultato negativo, una prestazione sottotono.

La vittoria sembra essere l'unico metro per misurare il successo o l'insuccesso di una persona. Occorre primeggiare, sempre: a scuola, al lavoro, nella vita privata, nel raggiungimento dei propri obiettivi. La sconfitta non è contemplata, l'unico fine sembra essere il vincere.

Nella nostra società, e sopratutto tra i più giovani, sembra completamente essersi persa la cultura della sconfitta. La sconfitta spaventa, sempre. Spaventano le insufficienze, spaventa il perdere una partita, spaventa il non vincere una gara, spaventa non passare un esame, spaventa l'essere rifiutato a un colloquio di lavoro.

La vita di ciascuno di noi si svolge principalmente in un lungo elenco di sconfitte.

Perdere non è il migliore degli eventi sportivi e anche gli atleti e le squadre migliori sanno che la sconfitta può di diventare una pessima abitudine sul campo da gioco.

Affinché la disfatta sportiva di un momento non diventi sinonimo di fallimento cronico, sia dal punto di vista mentale che sul campo di gioco, è possibile avvalersi degli strumenti forniti dalla psicologia dello sport, che attraverso una serie di accorgimenti e fasi debitamente gestite da uno psicologo dello sport, permettono di creare una forma mentis vincente anche di fronte alle più gravi delle debacle sportive.

Prendere consapevolezza del risultato e del perché

La prima cosa da fare è prendere consapevolezza che la sconfitta è il risultato di una prestazione sportiva, cioè del modo in cui abbiamo affrontato la competizione, del modo in cui ci siamo impegnati e ci siamo messi in gioco.

“Nulla accade per caso”, la sconfitta come la vittoria sono il risultato di un percorso e dunque si costruiscono con tutto ciò che facciamo, prima, durante e a volte anche dopo la gara.

E’ importante dare il giusto valore al risultato negativo

Per prima cosa, assumersi la responsabilità del risultato, ci permette di uscire psicologicamente dalla logica della sfortuna, del caso, del vittimismo, e del senso di ingiustizia, che spesso si vive per non avere raggiunto il risultato sperato.

In secondo luogo, quando diciamo a noi stessi che ci siamo creati il risultato, ci poniamo anche in una condizione di auto-determinazione che ci rende attivi rispetto alla possibilità di intervenire con nuove energie sul nostro “destino” sportivo.

Elaborare stato d’animo e emozioni negative

La seconda azione che uno psicologo dello sport compie per rendere la sconfitta un punto di ripartenza per il suo futuro sportivo, riguarda l’elaborazione degli aspetti emotivi del risultato negativo ottenuto.

Per fare questo, bisogna elaborare le emozioni generate dalla disfatta, ovvero dare voce ai sentimenti negativi, come ad esempio la frustrazione per avere fallito, lo stress e la rabbia per la sconfitta, l’impotenza, la delusione e la tristezza per non avere raggiunto il risultato sperato di fronte ad un avversario che si è mostrato più forte di noi.

I colloqui per la gestione delle emozioni per un singolo atleta o per la squadra sono gestiti da uno psicologo dello sport.

Questi colloqui permettono agli sportivi di:

-interrompere il cortocircuito mentale che determina la comparsa di pensieri negativi che finiscono per minare la nostra autostima come persone ed il senso di efficacia come sportivi

-dare nuovo significato all’insuccesso

-infine ritrovare nuovi stimoli ed obbiettivi per le prossime competizioni.

Questo processo di rivisitazione delle emozioni, permette di uscire dall’idea che la sconfitta subita sia un risultato assoluto e distruttivo.

Il confronto

Dal confronto con i compagni, con il tecnico e con se stessi, nasce la possibilità di:

-Accettare la sconfitta come dato di realtà

-Elaborare i sentimenti negativi

-Superare la delusione ed il senso di inefficacia

-Riorganizzare i pensieri e trovare nuove motivazioni

-Riprogrammare gli obiettivi e definire nuove strategie

Individuare dei Punti Deboli e dei Punti di Forza, come ancoraggio mentale

La terza fase riguarda gli aspetti razionali della prestazione sportiva e per fare questo occorre individuare i punti deboli che hanno influenzato negativamente la gara. Dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato dal punto di vista tecnico, tattico e psicologico ed allo stesso tempo cosa invece può conferire maggiore determinazione, forza ed efficacia durante una performance atletica.

Permette all’atleta e al gruppo sportivo, di riprogrammare gli allenamenti, pianificare una nuova tattica e migliorare l’approccio emotivo in campo. Infatti, se non conosciamo i nostri limiti, abbiamo paura di guardarli ma se non ce ne occupiamo, non siamo nemmeno in grado di potercii migliorare.

Il Goal Setting come organizzatore mentale

Dopo avere individuato i limiti ed i punti di forza mentali e tecnici, lo sforzo che dobbiamo fare è quello di definire nuovi obiettivi di performance.

Il processo di definizione degli obbiettivi ovvero goals setting, è uno straordinario organizzatore psicologico. La pianificazione degli obiettivi, permette infatti, agli atleti di

-riordinare le proprie idee

-ritrovare la giusta concentrazione durante la fasi critiche di una stagione

-rinnovare le motivazioni al successo sportivo

-mettersi nelle condizioni di allenamento e gara per poterli superare

I nuovi obiettivi dopo una sonora sconfitta

In genere dopo una sconfitta, anche gli atleti e le squadre migliori, creano i nuovi obiettivi avendo come meta finale la realizzazione di una buona performance più che di un buon risultato.

Se, infatti, focalizziamo l’attenzione solo sul risultato, rischiamo di metterci in una condizione mentale di costrizione che finisce per inibirci. Al contrario essere determinati per la realizzazione di una buona performance agonistica, ci mette nelle condizioni mentali di dare il meglio di noi stessi, il che è un ottimo antidoto anche di fronte all’insuccesso: niente rimpianti niente rancori.

Auto-Ipnosi

Un programma di mental training, non deve prescindere dall’uso della pianificazione delle azioni al livello visivo. L’ipnosi in questo senso, permette agli atleti di anticipare mentalmente la performance agonistica tenendo l’atleta in un assetto mentale di concentrazione e motivazione simile a quello che si realizza durante le gare vere e proprie.

L’Auto-Ipnosi come allenamento mentale

Permette di allenarsi anche lontano dal campo di gioco a:

-Raggiungere i propri obiettivi

-Anticipare le azioni da compiere ed imparando a controllare le emozioni ed i pensieri Disturbanti

Per questo se svolta con costanza è un metodo di mental trainnig molto efficace, anzi, direi indispensabile per proiettarsi verso migliori prestazioni sportive.

Questi sono, i “passaggi” che se svolti con il supporto di uno psicologo dello sport, permettono ad ogni atleta, allenatore, tecnico o squadra sportiva, di utilizzare la sconfitta in modo costruttivo e creare una forma mentis vincente, in cui la disfatta non è sinonimo di fallimento cronico ma punto di partenza per una crescita umana e sportiva insieme.

 

 

Bibliografia

Guida alla psicologia dello sport, Nascimbene Flavio

Pensiero positivo nello sport, Bassi Gianni

Coaching sportivo-la mentalità vincente di un atleta, Carlo Federico

Partiamo dalla fine. Successi e sconfitte nella vita e nello sport solo questioni di metodo, Josefa Ideam

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