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L’anoressia nervosa nell’adolescente: il dolore di crescere e la paura della femminilità

L’anoressia nervosa non è soltanto un disturbo che coinvolge ed invade il corpo e le funzioni fisiologiche, ma anche e soprattutto una situazione psicopatologica, frutto della combinazione di fattori interni, psicologici, di malessere ed insicurezza, e fattori esterni, culturali e sociali, incarnati dagli ingannevoli ed illusori modelli di bellezza e magrezza proposti dai mezzi di comunicazione. Il risultato di questa infelice congiunzione è lo sviluppo e la grande diffusione di una estrema patologia, spesso sottovalutata o non riconosciuta, talvolta mortale, che colpisce nella grandissima maggioranza dei casi le donne, specie le giovanissime.

Non esiste un profilo psicologico univoco che possa descrivere la giovane donna anoressica, le strade che conducono verso il tunnel dell’anoressia nervosa possono essere numerose e differenti. Ciò che le accomuna è il loro legame con il particolare momento evolutivo durante il quale emerge la psicopatologia: la pubertà, l’alba dell’adolescenza, l’età della transizione e dei grandi cambiamenti psicofisici.
 

I pericoli degli ingannevoli modelli sociali

L’ingresso nella pubertà porta con sé i primi segnali di distacco e di rottura con il mondo infantile, manifestandosi attraverso il corpo e le sue trasformazioni, inizialmente ancora in fase di sviluppo e maturazione. Il fisico della giovanissima adolescente, ancora acerbo ed in una condizione intermedia tra il corpo della bambina ormai cresciuta e quello della donna non ancora sbocciata, urta e si scontra inevitabilmente con l’insidiosa richiesta sociale di seduttività femminile.
Lo stereotipo della giovanissima e precoce “Lolita”, ragazza-copertina, favorito anche dal diffondersi di teenagers idoli del mondo dello spettacolo, sempre più giovani e patinati, conduce l’inesperta adolescente da poco affacciata al mondo degli adulti verso un ansioso inseguimento di quel corpo perfetto ovunque proposto ed imposto. L’attenzione per il proprio fisico germoglia e cresce in una spirale di progressiva ossessione fatta di diete e restrizioni sempre più tormentate e rigide.
 

Un non voler crescere: l’anoressia nervosa verso una regressione all’infanzia

Paradossalmente, gli effetti della segreta e deleteria ossessione per il corpo mediante ostinate diete fai-da-te ed estenuante attività fisica si concretizzano in quella che si rivela essere una regressione verso un corpo infantile, iponutrito, privato delle sue forme e rotondità. La giovane adolescente che affronta il suo conflitto psicologico vivendo di compromessi (futuri sintomi della malattia), sminuzzando il cibo come per liberarsene, nutrendosi quasi esclusivamente di liquidi, talvolta vomitandoli e rigettandoli per non compromettere il fisico, si trasforma nel fantasma di una bambina alimentata da latte e vasetti di omogeneizzati: la bambina che  si è resa improvvisamente conto di non essere più, e verso la quale, inconsciamente, tenta di rifugiarsi per evadere dal terribile universo adulto.
 

Il confronto con la figura materna e la femminilità adulta

Il corpo attaccato, torturato, sacrificato e malnutrito della giovane anoressica, come in una spirale di masochismo ed autolesionismo, è in realtà quel corpo in trasformazione, per la prima volta “sessuato”, dai primi accenni di femminilità, un corpo non riconosciuto come parte di sé ma, al contrario, come un qualcosa di estraneo e pericoloso, qualcosa (qualcuno) che non si vuole diventare. E’ il corpo che si rivela sempre più simile a quello materno, un fisico “sessualizzato”, pronto a ricevere le caratteristiche della femminilità adulta, come la comparsa del ciclo mestruale, dunque della capacità riproduttiva. Il tabù della vita sessuale, dell’avvicinamento all’altro sesso e del non essere più soltanto una figlia ma anche una potenziale madre fa sì che l’anoressia nervosa diventi un modo per mantenere il corpo asessuato ed infantile, una strada per tenerlo al sicuro.
 

La metafora di Biancaneve

Spesso il rapporto tra l’adolescente e la madre esprime la sua conflittualità inconscia non più soltanto sul piano della sessualità ma anche su quello della relazionalità. Una forte ed aspra opposizione tra figlia e madre trasforma quest’ultima nella figura simbolica della matrigna ostile della fiaba, in guerra con la bellezza e la giovinezza della figlia, giovane donna in procinto di sbocciare.
Nel suo immaginario inconscio la giovane anoressica, rappresentando una minaccia per l’infuriata ed invidiosa madre che invecchia e del quale sta per prendere il posto, teme la vendetta materna ed evita la sfida rifiutando il suo nutrimento come qualcosa di potenzialmente pericoloso e velenoso (la mela avvelenata che seduce e poi uccide). Nel medesimo tempo, però, rifuggire la crescita e rifiutare il nutrimento ed i doni materni conduce senza soluzione all’abbandono ed alla perdita del suo amore. Per la giovane adolescente si tratta di un conflitto inconscio irrisolvibile e privo di compromessi: il non voler crescere porta alla malattia del corpo, sfidare la femminilità materna e rimpiazzarla porta al senso di colpa, alla solitudine ed alla depressione.




Maria Lupoli

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