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Il meccanismo psicologico dell'attenzione

Uno dei problemi maggiori rilevati ai nostri tempi in ogni campo, dalla scuola al lavoro è il mantenere attivi e prolungati i tempi dell’attenzione, rimanere concentrati per lungo tempo, non riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questa problematica può influire ed arrivare a compromettere la qualità della vita, dalle piccole cose quali il fare la spesa, ad un bambino che non riesce a seguire bene le lezioni, ai vari compiti da svolgere a lavoro. In ogni momento della giornata i nostri organi di senso ricevono dalla realtà fattuale molteplici stimoli Il compito fondamentale dell’attenzione è quello di fare una selezione degli stimoli, mettendo in evidenza i più importanti, limitandone gli effetti di quelli che vengono messi da parte, questo fenomeno viene denominato “Effetto cocktail party”.

L’attività dell’attenzione non è illimitata, la persona può decidere come distribuirla. Il meccanismo psicologico dell’attenzione è il presupposto della memoria, poiché tramite la selezione che essa opera gli stimoli selezionati verranno richiamati alla mente in un secondo momento. La psicologia dell’attenzione ha come obiettivo lo studio dei processi attentivi attraverso l’utilizzo di specifici paradigmi sperimentali, tecniche e strumenti. Nel processo psicologico dell’attenzione nelle prestazioni, è importante fare riferimento alla teoria dell’arousal, inteso come stato generale di attivazione del soggetto che può variare dal sonno all’eccitazione diffusa.

L’attenzione può essere diretta in modo volontario, definito endogeno, o anche in maniera automatica. La psicologia dell’attenzione studia il comportamento di individui chiamati a svolgere specifici compiti in laboratorio e si misurano i tempi di reazione (TR). Fondamentale è l’attenzione selettiva, ovvero la capacità di concentrarsi sull’oggetto di interesse e di elaborare in modo privilegiato le molteplici informazioni rilevanti per il conseguimento dei nostri obiettivi. È importante allenare l’attenzione, mantenerla attiva. Per fare ciò si possono effettuare gli esercizi connessi all’“effetto Stroop”, un test studiato nel 1935 dallo psicologo americano John Ridley Stroop per poter misurare il rallentamento delle prestazioni cognitive nel momento in cui il cervello deve riuscire a gestire più informazioni. Questo test consiste nel pronunciare, ad alta voce, il colore con cui è stampata una parola, quando il significato di tale parola richiama un colore diverso. Per esempio, se viene mostrata la parola “banana” scritta in viola si deve pronunciare “viola” invece che “giallo”, il colore tipico delle banane. Inoltre potenziare la capacità di concentrazione equivale a rafforzare altresì le numerose funzioni cognitive

Bibliografia

Baroni M. R., D’Urso V., “Psicologia generale”, Einaudi, Torino, 2004.

Benso F., Guerra S. “Interventi cognitivi su vari aspetti dell'attenzione e del sistema attentivo supervisore. Difficoltà di Apprendimento 6 (4)”, 2001

Fabio R. A. “L'attenzione”. Franco Angeli Editore, Milano, 2001

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