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Contenuti per tag: benessere


Attività fisica e invecchiamento

Con l’età, tendenzialmente, diminuisce la statura ed aumenta il peso corporeo. La statura comincia a diminuire, generalmente, intorno ai 35/40 anni di età. Tale fenomeno è da attribuire, principalmente, alla compressione dei dischi intervertebrali e ad una postura scorretta. In età compresa tra i 40 e 50 anni nelle donne, e tra i 50 e 60 anni negli uomini, l’osteoporosi può diventare un problema. L’aumento di peso corporeo invece, è da attribuire al calo di attività fisica unito ad una alimentazione scorretta e, passati i 55/60 anni, a perdite di calcio osseo e di massa muscolare. La massa magra quindi, diminuisce progressivamente sia negli uomini sia nelle donne, ciò è dovuto alla diminuzione della massa muscolare (sarcopenia) ed ossea (osteopenia). Il calo del livello di attività fisica rappresenta una delle cause principali di tale declino della massa muscolare, associato ad una riduzione del tasso di sintesi proteica nei muscoli. L’allenamento, pertanto, può contribuire ad attenuare queste modificazioni della composizione corporea. Il livello di forza necessario a soddisfare le esigenze della vita quotidiana rimane invariato nell’arco di tutta la vita. Ciò che cambia è il livello di forza massima delle persone, col tempo, cala a tal punto che le attività più semplici diventano problematiche. L’invecchiamento oltre ad avere un forte impatto sulla massa muscolare totale e sulla forza, influenza anche la distribuzione del tipo di fibra muscolare con un incremento della percentuale delle fibre ST (a contrazione lenta) per via della diminuzione delle fibre FT (a contrazione rapida). La causa di ciò risiede nella diminuzione dei motoneuroni FT eliminando così l’innervazione di queste fibre muscolari, la maggior parte delle fibre dei motoneuroni morti si atrofizzano gradualmente e vengono poi assorbite dall’organismo. Con l’età inoltre diminuisce anche la dimensione delle fibre muscolari sia ST che FT. L’allenamento non permette di arrestare i processi biologici di invecchiamento, ma può ridurre l’impatto dell’invecchiamento sulla prestazione nonché sulla vita quotidiana. Mentre l’allenamento per la resistenza influisce ben poco sulla perdita di massa muscolare associata all’invecchiamento, l’allenamento per la forza può conservare o addirittura incrementare la sezione trasversa delle fibre muscolari sia nelle donne sia negli uomini anziani. Quindi l’invecchiamento non compromette la capacità di aumentare la forza e non ostacola l’ipertrofia muscolare. Non da tralasciare è l’attività fisica con esercizi per la resistenza in quanto essa induce un aumento delle attività degli enzimi ossidativi muscolari. L’attività fisica regolare, effettuata lungo tutto l’arco della vita, contribuisce notevolmente al mantenimento della salute e alla longevità. Uno stile di vita attivo è associato ad una aspettativa di vita un po’ più lunga, non meno importante, uno stile di vita attivo comporta una migliore qualità della vita!

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I consigli dello psicologo... in tempi di quarante...

E' molto importante riuscire a seguire i consigli dello psicologo per poter riuscire a raggiungere il benessere psico- fisico e per riuscire ad avere un’ottima ripresa, dopo la chiusura forzata in casa dovuta al Coronavirus. A volte non è semplice riuscire a contattare un professionista ed affidarsi, ma spesso questo contatto ed un iter di sostegno psicologico è di grande supporto a qualsiasi tipologia di persona, in quanto l'esperto è in grado di vedere le nostre problematiche con un'ottica differente da come la vediamo e percepiamo, in quanto il suo bagaglio esperenziale gli permette di approfondire la complessità dell'individuo e delle differenze personali, fornendo molti spunti sulla conoscenza del nostro essere e dei nostri rapporti interpersonali. La clessidra sta correndo, finalmente l’emergenza sanitaria legata al Covid 19, sta scemando e a breve si potrà iniziare a fare una vita “fac simile” a quella che si conduceva un tempo, nonostante un nuovo riadattarsi a situazioni del tutto nuove, come il distanziamento sociale. Ma siamo pronti a rimetterci in gioco? Abbiamo paura del futuro? C’è angoscia nell’affrontare il tutto? il timore del contagio è andato via? come saremo tra qualche mese? Come fare per arrivare il più sereni possibili e pronti a quella che viene denominata "fase 2"? Gli psicologi, durante la fase del Coronavirus si sono attivati per poter dare un sostegno, a distanza, adeguato a moltissime persone di tutte le fascie d'età, soprattutto per mantenere un buon livello psicofisico, cercando di elaborare momenti altamente depressivi che innescavano altre problematiche. Oltre alle consulenze a distanza centrate sull’elaborazione della deflessione del tono umorale hanno cercato di dare dei consigli pratici sulla gestione delle giornate per far si che non venisse persa l’abilità organizzativa, la concentrazione e tutte quelle qualità cognitive utili non solo per una propria tranquillità ma anche e soprattutto per una buona ripresa, relativa alla "fase 2", che tanto spaventa. I consigli forniti dagli esperti riguardano l'affrontare la routine giornaliera in maniera concreta e con serenità, in quanto focalizzare la mente su piccole operazioni quotidiane da la possibilità di stimolare aree cognitive che spesso vengono messe in stand-by, quale l'elaborazione di pensieri positivi, la risoluzione di problemi, la stimolazione della memoria, il migliorare la propria empatia e la capacità relazionale. La maggior parte dei consigli forniti vertono su azioni legate a consolidare i rapporti familiari, tramite attività svolte assieme quali: il fare dei giochi di società, lo sfogliare album fotografici per dar vita a conversazioni che riguardano la famiglia, il fare dei puzzle, o dei semplici giochi che piacciono a tutti i componenti del nucleo; oppure il creare dei piccoli spazi personali come: il dipingere, leggere un buon libro, od ascoltare un audio libro, fare un bagno caldo; attivare la concentrazione e qualche passione tramite azioni quali dedicarsi alla creazione dell’orto- balcone, piccoli lavori domestici; oppure prendersi cura del proprio animale domestico. Molte persone che si sono affidate a tale sostegno psicologico, si sono riscoperte ed hanno ben accolto tale suggerimenti riuscendo a trarne grandi benefici.

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Arrivare preparati psicologicamente alla fase 2

La costrizione obbligata in casa a causa dell’emergenza sanitaria causata dal Covid 19 sta per terminare, finalmente l’accesso al mondo esterno sta avvenendo, seppur con parametri e precauzioni differenti in cui non si potrà abbassare la guardia. Piano piano dovremo ri- adattarci alla vita che pensavamo aver lasciato alle spalle, nonostante saranno molti i cambiamenti ai quali dovremo far fronte, siamo di fronte ad un cambiamento repentino. Molte persone si stanno rivolgendo allo psicologo per cercare di far fronte a questo nuovo momento poiché anche questa fase genera angoscia ed ansia e la sintomatologia che intacca l’equilibrio psicologico è sempre in atto, quasi come quando vi è stato il momento della costrizione in casa in cui è stato necessario abbandonare le proprie abitudini, il proprio lavoro, la propria scuola. Si è di fronte ad una nuova incertezza relativa alla “fase 2” che tutti aspettavamo ma che riguarda diversi settori, con mancanza di controllo, della nuova quotidianità e la percezione del rischio è sempre in agguato. La paura deve essere assolutamente elaborata in quanto può far insorgere problemi personali e sociali nuovi quali: incomprensioni con il partner, separazioni, discussioni con i figli, isolamento sociale, cyberbullismo, violenza domestica, gesti di autolesionismo. È importante contattare un professionista, senza remore in quanto l’esperto rha quel bagaglio conoscitivo ed esperenziale in grado di poter lavorare sulla resilienza che ognuno deve attivare, con una comunicazione importante, semplificata. Lo psicologo, che ha un’ottima capacità di indagine grazie al proprio bagaglio conoscitivo ed esperenziale, lavorerà sull’autoconsapevolezza dell’individuo che espone i propri dubbi e i propri stati negativi, ovvero favorendo il contato con se stesso, con i propri pensieri e le proprie emozioni. La riformulazione del tutto è essenziale per riuscire ad affrontare ogni periodo problematico, i contatti non devono avvenire per forza vis a vis, difatti sono molti gli psicologi che conducono i colloqui, in modo strutturato, tramite piattaforme digitali.

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Osteoporosi e Fitness

L’osteoporosi è insidiosa, agisce di sorpresa e avanza in silenzio, approfittando degli “errori” di una vita. Simile ad un tarlo invisibile aggredisce le ossa rendendole vulnerabili e fragili con conseguenze devastanti e spesso invalidanti. Alimentazione, età e pigrizia sono le peggiori nemiche delle ossa. L’educazione motoria deve rientrare a pieno titolo all’interno di specifici e mirati protocolli preventivi per l’osteoporosi. Innumerevoli e autorevoli studi hanno dato risultati positivi, dimostrati a livello densitometrico, psicofisico, sociale ed economico, inducono a ritenere l’attività motoria come un’utile strumento per migliorare le condizioni generali di salute specifiche nei soggetti che la praticano. Occorre tuttavia considerare che l’attività motoria non si vuol sostituire in nessun modo agli specifici interventi per il trattamento dell’osteoporosi, mostrandosi utile proprio come strumento integrativo da abbinare, affinchè si abbia uno stimolo allenante ottimale, che induca quindi un adattamento stabile nel soggetto in questione. La terapia farmacologica, in continua evoluzione, è insostituibile nel trattamento delle forme conclamate, mentre l’attività fisica è preponderante nella prevenzione. Infatti la sollecitazione meccanica dell’osso protegge dall’osteoporosi (gli sportivi hanno un contenuto di calcio nell’osso a limiti alti o comunque maggiore della norma). Prevenzione che deve iniziare nell’età dello sviluppo e giovanile, per intensificarsi nell’approssimarsi dell’età a rischio. L’esercizio fisico offre due vantaggi che nessun’altra terapia di mantenimento della massa ossea permette: un’efficacia nel conservare la salute fisica che va ben al di là del solo problema osteoporosi, una azione preventiva nel creare, nell’età giovanile una struttura ossea satura ed efficiente e, soprattutto nell’età anziana, un ineguagliabile effetto sulla prevenzione dell’evento ultimo che si vuole assolutamente evitare: la frattura. Risulta essenziale programmare un allenamento indirizzato al miglioramento della BMD (Bone Mass Density o densità della massa ossea), in particolare degli arti inferiori e del rachide, le zone percentualmente più colpite da quadri di osteoporosi. E’ stato dimostrato che la perdita di massa ossea che si verifica con l’età, è intimamente connessa con la riduzione di forza dei muscoli che sostengono il rachide stesso. La perdita muscolare, contribuisce all’osteoporosi perché la massa muscolare è direttamente correlata con quella ossea attraverso la relativa sollecitazione fisica che un muscolo può esercitare sull’osso, stimolando quindi la produzione di matrice. Numerosi studi evidenziano come in caso di insufficiente forza dei muscoli estensori della colonna e dei muscoli del tronco, aumenti il rischio di compressioni e fratture vertebrali e si generino pressioni molto elevate all’interno dei dischi intervertebrali. In pratica – Prevenzione: 1 – E’ necessario  che l’allenamento sia programmato in modo che si generino adeguate sollecitazioni a livello osseo, non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo in termini di frequenza ed intensità.2 –  Per ottenere effetti ottimali l’attività fisica deve stressare e sollecitare il tessuto osseo che realizza un adattamento specifico, ai carichi a cui è sottoposto, aumentando la propria densità e resistenza attraverso una vera e propria risposta di supercompensazione.3 – Gli stimoli dovrebbero essere applicati ad una svariata gamma di movimenti, distribuendo le sollecitazioni con modalità e direzioni differenti, per indurre una risposta più marcata e generale.4 – Stimoli meccanici determinati da esercizi con carichi elevati ed un numero relativamente basso di ripetizioni possono avere un grande effetto sulla massa ossea, più che attività con carichi leggeri e movimenti ciclici.5 – Anche gli esercizi di resistenza ciclici “Cardio” possono determinare un adattamento funzionale dell’osso. Si è evidenziato che tanto più il livello di stimolazione meccanica a livello osseo è bassa e tanto più diviene importante la frequenza con la quale detti stimoli si susseguono per indurre un’efficace azione osteogenica. In parole povere, se lo stress meccanico indotto dall’esercizio fisico è basso, è necessario che venga mantenuto per più tempo o si ripeta con una frequenza piuttosto alta per poter comunque produrre effetti benefici nell’aumento di densità ossea. Riassumendo, un’attività fisica volta a combattere e prevenire l’osteoporosi dovrebbe, quindi, prevedere l’interazione ed integrazione di due tipi di programmi:JRF: Joint Reaction Forces, protocolli di esercizi che inducono stress alla struttura scheletrica attraverso forze di reazione articolare, quali ad esempio il sollevamento di manubri e bilancieri o l’uso di macchine isotoniche. Queste attività hanno un’influenza positiva soprattutto sul tessuto osseo dove si applica la tensione applicata dalla contrazione muscolare e, quindi, un’azione distrettuale prevalentemente concentrata nel punto di inserzione muscolo-tendineo.GRF: Ground Reaction Forces, protocolli di lavoro che si basano sull’azione svolta dalla forza di gravità, comprendenti esercizi quali balzi, salti, step ed attività di resistenza antigravitarie come la corsa. Questi esercizi hanno un’influenza più generale e determinano un aumento di mineralizzazione sull’intera struttura scheletrica, anche se si sono evidenziati i maggior incrementi a livello della regione prossimale del femore e dell’anca (tra l’altro due tra le zone più a rischio di osteoporosi, motivo in più per applicare questo tipo di protocolli di lavoro). In realtà, in ogni attività sportiva ad alto impatto, spesso i problemi sorgono, più che per l’elevata intensità dei carichi, per la tecnica di esecuzione inadeguata e le posture sbagliate assunte durante la realizzazione degli esercizi. A maggior ragione quindi, in soggetti anziani ed a rischio, postura e tecnica esecutiva dovranno essere curate fin nei più minimi dettagli, soprattutto in questo genere di esercizi. Buon allenamento

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Esercizio fisico e tumore al seno

L’attività fisica agisce sui sistemi metabolici dell’organismo portando numerosi benefici a livello salutare. Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato un forte legame tra lo sviluppo tumorale e la mancanza di esercizio fisico, almeno per quanto riguarda alcuni tipi di tumore. E’ quindi importante che tutti diventino più consapevoli degli effetti positivi dovuti all’allenamento nella prevenzione e nel controllo di numerose patologie, anche quelle più gravi. L’attività fisica agisce su alcuni meccanismi essenziali dell’organismo, come il metabolismo energetico e ormonale, l’infiammazione, il sistema immunitario. Muoversi aiuta a restare in forma, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio e a perdere peso. Lo sport e il movimento hanno però altre virtù nascoste, che oggi i ricercatori sono in grado di studiare nel dettaglio e che spiegano anche gli effetti preventivi nei confronti delle malattie cardiovascolari e del cancro. Diversi studi sono riusciti a fornire una prova dell’utilità dell’esercizio nei confronti di specifici tumori, tra cui quello al seno. La conferenza europea sul tumore al seno nel 2014 ha confermato che un regolare esercizio fisico riduce di circa il 12% il rischio nelle donne, di ogni età e peso, di sviluppare questo tumore. Alcuni studi hanno verificato cosa accade alle donne che dopo la menopausa, nel momento di maggior rischio di ammalarsi, iniziano ad allenarsi, dimostrando che anche in questo caso vi è un beneficio in termini di riduzione del rischio se confrontato con quello delle donne sedentarie. L’esercizio andrebbe prescritto come un farmaco e, esattamente come il tipo, la dose e la durata dei medicinali, anche il tipo, l’intensità e la frequenza dell’esercizio andrebbero misurati sulla persona, in quanto ognuno risponde in maniera differente allo stimolo allenante (Fondazione Umberto Veronesi). Indagini recenti hanno rivelato che le donne che svolgono esercizio fisico regolare hanno in media un rischio di sviluppare cancro al seno inferiore di circa il 30% rispetto alle donne sedentarie (Friedenreich CM. et al., 2008). Nello studio di Antony MP. e i suoi collaboratori, sono stati presi in considerazione i diversi fattori di rischio che sono direttamente coinvolti nello sviluppo del tumore al seno, tra cui l’inattività fisica, scoprendo che un maggiore esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare il cancro al seno. Una recente revisione suggerisce che metà dei casi di cancro al seno possono essere prevenuti attraverso il raggiungimento e il mantenimento di un peso sano, attività fisica regolare e un consumo minimo di alcool (Colditz GA. et al., 2014). Esistono prove epidemiologiche che suggeriscono che l’esercizio dopo una diagnosi di cancro al seno può migliorare la mortalità, la morbilità e la qualità della vita (Eyigor S. et al., 2014). L’esercizio è anche importante per prevenire o migliorare molti effetti negativi correlati al trattamento come la stanchezza, la debolezza muscolare, il declino delle funzioni cardiovascolari e delle capacità funzionali complessive (Wolin KY. et al., 2012). L’attività fisica e gli interventi di perdita o mantenimento del peso corporeo stanno diventando elementi chiave per la sopravvivenza al cancro al seno, poichè l’obesità è associata ad un rischio di mortalità maggiore del 30% per le persone affette da tumore, mentre il fatto di essere fisicamente attivi e mantenere un peso costante è associato ad un rischio inferiore del 30% (Patterson RE. et al., 2010).

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Quando il corpo spinge all'azione

Il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre. (Ippocrate) Siamo anime dotate di un corpo in esilio su un meraviglioso giardino. Ho scelto di credere alla dimensione spirituale dell'esistenza, la sento "vera", pertanto la porto con me in ogni aspetto della quotidianità. Abbiamo sentito tutti, in certi momenti, una sorta di "voce" interiore che spinge ad agire, spesso ignorata per paura di "essere nella propria autenticità": siamo intimoriti da una eccessiva istintività, perché non ci sentiamo protetti, siamo un po' "attori allo sbaraglio", pertanto tentenniamo e procastiniamo il "fare". Tutto ciò che "non diventa", ma "è nell'essenza", si aggrappa al corpo fisico, come le unghie di un micio impaurito, che graffiano e bucano la superficie prescelta come àncora di salvezza. In questo "tenersi forte", si producono sintomi, fastidi, "pesi", immobilità, stanchezza, senso di vuoto o vertigini, perché tutto ciò che è vitale, se imbrigliato, implode e fa girare la testa, non sente ossigeno. Il corpo ha un linguaggio, è composto di "parole" e di "melodie" come uno spartito, di note basse o alte, di pause: se ci mettiamo in ascolto, impariamo la musica che esso emette, ne decifriamo il senso, traducendo ciò che esso comunica in un dialogo bidirezionale. La voce del corpo è sottile, ma sempre presente. Occorre "mettersi in relazione con" le vibrazioni e le sensazioni che lo attraversano quando esprimiamo un'emozione, raccontiamo una storia, pensiamo, ci teniamo occupati: impareremmo a conoscerlo meglio, entreremmo più in confidenza con i messaggi che accompagnano il nostro "verbale". Sonorità che promanano dal profondo, dai molti "non detti" che vogliono essere visti, reclamano il diritto di poter dire la loro, finalmente! Esprimiamoci come percepiamo di voler fare, diamo identità alle nostre intenzioni, ai nostri desideri, appoggiamoli su un morbido materasso su cui possano saltellare e farsi notare, far sentire che esistono: è importante alleggerire il corpo dai molti "bozzoli" costruiti, giorno dopo giorno, dalla nostra abilità di nasconderci, filamenti spessi, che non lasciano passare l'aria. Azione! È tempo di muoversi e di mettersi in moto. Il cammino è soltanto all'inizio. Diamo dignità a quanto si muove in noi e seguiamo le orme delle nostre verità sommerse.

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Accettazione e Autostima (Fai il tifo per te e per...

La Pillola dedicata all’autostima (https://www.youtube.com/watch?v=LjyEx...) ha suscitato molto interesse e la mia definizione, tratta dalla sesta sessione del videocorso Atleta Vincente (http://atletavincente.com), «Avere autostima vuol dire conoscere il proprio valore, pur nella consapevolezza dei propri limiti», è stata largamente condivisa, tuttavia il cammino verso il potenziamento dell’autostima parte da un’azione consapevole che non può essere data per scontata. Non basta, infatti, avere coscienza della propria dignità, rispettarsi e avere fiducia nelle proprie capacità: per poter sviluppare una sana autostima occorre sperimentare l’accettazione di sé. Accettarsi vuol dire tifare per sé stessi, vuol dire alimentare la propria “vocina” con espressioni quali “io sono la persona che sta facendo questa cosa ORA e mi sta bene così”, “io mi accetto ORA per quello che sono”, “io sto bene con il mio corpo e con la mia mente ORA e ho fiducia in me”, “io mi piaccio così come sono ORA”, “io mi tratto con rispetto perché me lo merito”. In altre parole, significa essere alleati di sé stessi e non avversari.L’accettazione di ciò che siamo scatena una vitalità straordinaria, perché quando impariamo a riconoscere ogni più piccolo dettaglio del nostro corpo e, più in generale, della nostra esistenza, difetti compresi, come qualcosa che ci appartiene e non come un alieno da combattere, l’energia che prima era sprecata in un conflitto interiore dannoso può essere canalizzata in azioni positive e utili per noi e per chi ci circonda. In che modo un atleta può usare la forza dell’accettazione a proprio vantaggio?

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Le parole inutili sono veleno (Il valore del silen...

Le chiacchiere inutili sono velenose per tutti, per chi le subisce e, soprattutto, per chi le alimenta. Chi si lamenta è convinto che sfogarsi con qualcuno lo faccia star meglio, lo aiuti a scaricare le tensioni, ma è soltanto un’illusione, perché continuare a parlare dei propri problemi non fa altro che tenerli vivi, costantemente ancorati al presente, anche quando si tratta di situazioni che risalgono al passato remoto.Che fare, dunque, quando la testa è affollata da lamenti e tormenti che non danno pace? La soluzione è semplice: entrare nel mondo del silenzio.Sì, hai capito bene, il silenzio. Il silenzio è una cura meravigliosa per la mente. Nella pratica della meditazione si cerca di raggiungere il silenzio dei pensieri, perché in quella condizione la mente riposa ed inizia a rigenerarsi. Alla stessa stregua, dobbiamo provare il valore del silenzio delle parole, anch’esso curativo e foriero di benessere. Dobbiamo imparare a far scivolare dolcemente nell’oblio tutto ciò che ci ossessiona, perché le parole inutili stancano, chi le pronuncia e chi le ascolta, e impediscono al cervello di recuperare le energie, in un circolo vizioso dal quale non è facile uscire. Da tempo si sente parlare dei benefici del digiuno, una pratica a scopo purificatore o terapeutico la cui efficacia è stata oggetto di indagini scientifiche. Ebbene, il silenzio consapevole può avere per la mente lo stesso effetto che il digiuno ha per il corpo. Se ne hai la possibilità, prova a prenderti un’ora, mezza giornata o un giorno intero tutto per te e proclama lo “sciopero dell’ugola”. Sarà dura isolarsi dal mondo, evitare di rispondere al telefono (si potrebbe inviare un messaggio…) e sottrarsi alle tentazioni del pettegolezzo selvaggio, ma scoprirai quanto può essere benefico.Oltre ad apprezzare il valore del silenzio, cosa si può fare grazie all’allenamento mentale per abbandonare il personaggio nel quale ci ritroviamo imprigionati e riscoprire la vera essenza di sé, la propria identità? Innanzitutto si può imparare a controllare e riformulare i pensieri in modo corretto. Poi è possibile apprendere le tecniche per visualizzare se stessi in modo positivo, affinché la mente possa credere che esiste un’alternativa al buio. Vuoi saperne di più sul percorso che potresti fare assieme a me per riappropriarti della tua positività?

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Solo per oggi (Il potere del “qui ed ora”)

Lo spunto per l’argomento della Pillola di questa settimana me l’ha offerto Gianluca, che in un suo recente intervento nel corso di un incontro tra amici e colleghi ha spiegato ai presenti la sua visione del “vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”. A Gianluca ho replicato dicendo che il “vivere alla giornata” in qualche modo può essere ricondotto al principio del “qui ed ora”, un concetto che chi mi segue ben conosce, perché lo tiro in ballo molto spesso. Essere consapevoli del “qui ed ora”, responsabili di ciò che accade nel momento presente e avere fiducia in sé stessi significa evitare di tormentarci per il passato, perché quel che è fatto è fatto, e poi perché rimuginare è dannoso e intossica la mente, ma significa anche evitare di angosciarci per il presente e di preoccuparci per il futuro. Per dare un senso al nostro presente è importante avere un obiettivo. Perché è così importante fissare obiettivi? È importante perché un obiettivo ben formato scatena un’ondata travolgente di motivazione, che ci spinge ad agire, con tenacia e intelligenza, nella direzione del risultato auspicato. E più l’obiettivo è impegnativo, ma sempre realistico, e più alta è la probabilità di raggiungerlo con successo. Sembra un paradosso, vero? Questo succede perché un obiettivo troppo semplice da raggiungere scatena scarsa motivazione, un obiettivo irraggiungibile viene percepito dal nostro cervello come un inganno, mentre un obiettivo importante e realistico mette in moto meccanismi mentali molto potenti. Dunque: vivere sì nel presente, ma avere ben chiaro il cammino da percorrere. A questo punto, probabilmente ti stai chiedendo cosa c’entri il “SOLO per OGGI” con il “qui ed ora”, vero? C’entra, perché per comprendere il valore del presente suggerisco a te, a Gianluca e a tutti coloro che adottano la sua “filosofia di vita”, alcune attività da svolgere “OGGI”, ossia impegni da prendere con sé stessi soltanto per un giorno, non per una settimana, un mese o per il resto della vita. Quindi rimane inviolato il “suo” principio del vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, tuttavia l’idea è quella di rendere speciale proprio quel giorno. Cosa puoi fare “SOLO per OGGI”? La lista di attività che non rientrano nelle normali abitudini, da svolgere solo per un giorno, è pressoché infinita, tuttavia impegnati a sceglierne almeno tre, tra quelle della splendida dozzina che ti suggerisco, da portare a termine entro 24 ore da quando avrai preso la decisione. Ascolta il video e fai la tua scelta. Una volta che hai individuato le tue tre attività da svolgere “SOLO per OGGI”, fallo sapere al mondo intero. Scrivi nel commenti e condividi sul tuo profilo Facebook e sugli altri social in cui sei presente che a partire da… e per le successive 24 ore prendi l’impegno di… e autorizzi chiunque ti conosca a sputtanarti altrettanto pubblicamente se non mantieni fede alla tua promessa. Trascorse 24 ore, fai sapere a tutti com’è andata. Ti piace l’idea? Sappi che il “SOLO per OGGI” in fondo vale soltanto per 24 ore, quindi ce la puoi fare, vero? Però una giornata così puoi ripeterla una volta ogni sei mesi, una volta al mese, una volta alla settimana, una volta al giorno… Capita l’antifona?Se ti va di approfondire la filosofia di vita del “SOLO per OGGI”, contattami e ne parliamo…

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