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Salute

Ambienti chiusi e radon, apriamo le finestre!

Nella società moderna particolare attenzione viene dedicata al risparmio energetico, sia in termini di riscaldamento che di raffreddamento, delle abitazioni e degli ambienti di lavoro. Se da un lato i nuovi materiali e le nuove tecniche di costruzione hanno portato dei benefici al portafogli, dall’altro minacciano la nostra salute causando un notevole aumento della concentrazione di radon.   Il radon (Rn) è un gas inerte e radioattivo di origine naturale. È un prodotto del decadimento nucleare del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio, è incolore, inodore, insapore e non può essere avvertito dai sensi: chiaramente nocivo per la salute, se inalato è causa di tumore al polmone (secondo solo al fumo di sigaretta).   Il radon è un gas talmente dannoso che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (Iarc), ha classificato il radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano. Dove si trova questo gas? Il radon è presente in tutta la crosta terrestre. Si trova ovunque, in quantità variabile, nel terreno e nelle rocce e si può trovare anche nell’acqua potabile. Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva in casa. I materiali edili che derivano da rocce vulcaniche (come il tufo), estratti da cave o derivanti da lavorazioni dei terreni, sono ulteriori sorgenti di radon. Essendo un gas, il radon può spostarsi e sfuggire dalle porosità del terreno disperdendosi nell’aria o nell’acqua. Grazie alla forte dispersione di questo gas in atmosfera, all’aperto la concentrazione di radon non raggiunge mai livelli elevati ma, nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole ecc) può arrivare a valori che comportano un rischio rilevante per la salute dell’uomo, specie per i fumatori in quanto già soggetti a rischio.   Il radon si distribuisce uniformemente nell’aria di una stanza, mentre i suoi prodotti di decadimento si attaccano al particolato (polveri) dell’aria che noi respiriamo e poi si depositano sulle superfici dei muri, dei mobili ecc. La maggior parte del radon che inaliamo viene espirata prima che decada (ma una piccola quantità si trasferisce nei polmoni, nel sangue e, quindi, negli altri organi), mentre i prodotti di decadimento si attaccano alle pareti dell’apparato respiratorio e qui irraggiano (tramite le radiazioni alfa) soprattutto le cellule dei bronchi.   Le concentrazioni di radon possono essere differenti anche tra edifici vicini e subiscono forti variazioni tra il giorno e la notte, estate e inverno e condizioni meteo: affinché si possa misurare con precisione la quantità di radon presente in una stanza occorre affidarsi ad enti o aziende specializzate. E’ scientificamente provato che l’esposizione al radon crei un significativo aumento del rischio di tumore al polmone: il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi ed è stato valutato che il 50% circa dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti è dovuto al radon. Soluzioni? Nell’immediato e a costo zero bisogna aumentare la ventilazione degli edifici e delle stanze in cui si soggiorna di più: cucina e camera da letto in casa, il luogo di lavoro, le aule delle scuole, ecc… Evitiamo di “tapparci” come dei barattoli ermetici e cerchiamo di far circolare sempre aria “nuova” anche durante i mesi invernali: risparmiare sul riscaldamento o sull’aria condizionata ha davvero più importanza della salute?

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Sciatalgia: cos'è e come può essere trattat...

Sentiamo spesso parlare di Sciatalgia... che cos'è? Con sciatalgia si riferisce al dolore o sofferenza associati al nervo sciatico.  Un trauma o una pressione sul nervo sciatico possono causare un dolore lancinante e bruciante che s'irradia dalla zona lombare o anca, seguendo il percorso del nervo fino ad arrivare al piede. In altri casi uno stiramento della schiena può causare spasmi muscolari nella zona sacro-iliaca. Raramente invece può essere causata da infezioni, tumori, infiammazioni delle ossa o altre patologie che possono comportare una pressione della zona. Detto questo, cosa può fare un TRATTAMENTO OSTEOPATICO? Il trattamento iniziale per la sciatica si focalizza nel sollievo dal dolore. In casi dolori o acuti, è consigliabile riposo a letto per un'intera settimana insieme a eventuali farmaci per alleviare lo stato di infiammazione e dolore. Se il dolore lo permette, le manipolazioni e le mobilizzazioni osteopatiche sono di grande beneficio. Sono consigliate quelle che si focalizzano sulla zona lombare, glutei e muscoli Hamstring. Le mobilitazioni includono anche posizioni che riducono il dolore e procurano conforto. Con la diminuzione del dolore e il successo di una terapia iniziata precocemente, l'individuo è incoraggiato a seguire un programma di lunga durata per mantenere la salute della schiena e prevenire il ritorno del trauma. Per raggiungere questo risultato a lungo termine bisogna apprendere gli esercizi corretti per migliorare la propria postura ormai compromessa. Concludendo, ricorda che la Scitatalgia è una vittima... di un comportamento o di una postura scorretta: cerca di prevenirla.

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L'esercizio fisico migliora il tessuto cerebr...

Mens sana in corpore sano non è solo un modo di dire. Da sempre sostengo il concetto dell'importanza dell'attività fisica svolta in maniera costante in termini salutistici, concentrandomi, nell'ultimo periodo, soprattutto in quelli mentali. I miglioramenti sono molteplici tra cui la memoria, l'apprendimento, depressione e neurodegenerazione. Migliora anche l'organizzazione strutturale dei neuroni con lo sviluppo della rete dendritica e delle loro connessioni sinaptiche. Questi miglioramenti, particolarmente per l'invecchiamento, sono evidenti nell'area cerebrale dell'ippocampo dove sono localizzate le funzioni cognitive e la memoria. In zone di quest'area del cervello adulto è stata anche evidenziata una nuova neurogenesi da parte di cellule staminali (neuroblasti). L'attività muscolare, nella cellula nervosa PGC1, come avviene nel muscolo, stimola la proteina di membrana da cui origina l'irisina. Questa, versata all'esterno della cellula, stimola il neurone stesso a produrre BDNF (fattore stimolante del sistema nervoso, la cui mancanza genetica può provocare deficit cerebrali). Così il circuito tra soma e psiche risulta ormai definito. Grazie alla continua ricerca nel settore si è in grado di capire come uno stile di vita corretto non regala una sensazione di benessere solo nel breve termine, ma è in grado di mantenere sani tutti i tessuti del nostro corpo.  E ora... muovetevi!

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Salute dei polmoni: una sana boccata d'aria

Tranquilli, eviterò di dilungarmi eccessivamente sui danni provocati dal fumo ed eviterò ramanzine per non annoiarvi: tanto oramai i danni provocati dal fumo li conosciamo tutti. Voglio con questo articolo indicare qualche rimedio naturale e qualche buona abitudine giornaliera da seguire per migliorare la salute generale del nostro apparato respiratorio.  Smettere di fumare sarebbe già il rimedio principale per purificare i propri polmoni, permettere di rigenerarsi ai tessuti ed evitare danni che a lungo andare possono essere irreparabili: per questo percorso di miglioramento delle proprie abitudini, dobbiamo però prima agire sulla preparazione mentale, percorso molto personale e delicato che non posso sostenere in questa sede. Per coloro i quali desiderino continuare a fumare, ricordate che siamo i responsabili delle nostre abitudini e quindi della nostra stessa salute e felicità: ciò che decidiamo in questo momento, influisce in maniera diretta sul nostro prossimo futuro quindi fate la scelta giusta per voi, ADESSO! Qualche rimedio naturale Detto questo, ecco qualche rimedio naturale che può essere adottato quotidianamente per aiutare i nostri polmoni e farli funzionare al meglio delle loro potenzialità, qualunque sia la nostra scelta. Non dimentichiamoci inoltre di chi deve subire il fumo passivo, questi consigli possono aiutare anche loro!   Anche se può sembrare strano, il cibo può influire grandemente sullo stato dei nostri polmoni e sulla loro capacità di purificarsi. Si consiglia di bandire o diminuire il più possibile il cosiddetto cibo spazzatura, bibite gassate, zuccheri raffinati. L’eccesso di muco proveniente dai cibi maggiormente acidi può vanificare molti vostri sforzi per mantenere o riottenere i vostri polmoni puliti, per questo, molto spesso, si consiglia di limitare l’uso di carne, latticini e grano. Abituarsi a consumare zenzero, rafano, cipolle, aglio, coriandolo e peperoncino che aiutano sia a purificare l’organismo che ad eliminare gli eccessi di muco derivato da alimenti. Bere acqua abbondantemente! Proprio per purificare l’organismo e il carico che ne deriva ai polmoni potete spremere due limoni in 300 ml di acqua e bere il tutto al mattino a digiuno. In alternativa o di supporto: 300 ml di succo di carota o pompelmo o ananas per alcalinizzare la circolazione e aiutare i polmoni. Ottimo come depurativo polmonare anche il mirtillo nero: 400 ml di succo al giorno. Eliminare prodotti chimici normalmente presenti nelle nostre case che appesantiscono il lavoro dei polmoni, primi fra tutti i deodoranti chimici che vantano capacità di assorbiodori ma che, la maggior parte delle volte, contengono sostanze fortemente irritanti per le ciglia bronchiali. Migliorare lo stato dell’aria presente in casa che spesso è anche peggio di quella all’esterno. Eliminare tappeti e moquette che trattengono polveri irritanti e acari, oppure preoccuparsi di utilizzare spesso un aspirapolvere dotato di filtro adeguato o disinfettarli con del vapore. Potete procurarvi un purificatore di aria casalingo e anche abbellire la vostra casa con alcune piante che possono purificare l’aria in modo naturale. La liquirizia può essere un ottimo alleato per purificare i polmoni, senza esagerare perché potrebbe aumentare la pressione arteriosa. L’eucalipto è un buon rimedio: riduce la tosse e pulisce dal muco. La lavanda, con il suo olio essenziale, mantiene i polmoni liberi da germi, evitando la formazione di catarro. La menta contiene resine e sostanze che agiscono come antinfiammatori naturali. Il timo contiene il timolo che è un potente antisettico delle vie respiratorie. Un valido preparato casalingo disintossicante: 15 gr di foglie di eucalipto, 5 gr di foglie di timo, 10 gr di fiori di lavanda, 10 gr di foglie di menta. Preparare un’infusione, filtrare e bere 3 tazze al giorno, lontano dai pasti. Anche solo fare delle inalazioni di semplice vapore, i classici suffumigi, può aiutare la pulizia dei polmoni. Molto utili alcuni integratori che purificano soprattutto le vie respiratorie, come quelli a base di alga Chlorella che aiuta ad eliminare anche i metalli pesanti assorbiti, anche a carico del fegato. La zeolite, è sicuramente il migliore integratore per i fumatori, un minerale microporoso di origine vulcanica, soprannominato “lo spazzino dell’organismo”, riesce efficacemente ad assorbire tossine, metalli pesanti (ottimo contro il piombo contenuto nel fumo delle sigarette), pesticidi e micotossine. E’ possibile ricorrere alle capsule (3 al giorno) o alla polvere: 1 cucchiaino mezz’ora prima dei pasti o la punta di un cucchiaino come cura preventiva. Alcuni utilizzano con successo la Serratia peptidase o serrapeptasi: si tratta di un enzima proteolitico prodotto dal batterio Serratia che vive nell’intestino del baco da seta. Sì, non sembra molto allettante, ma questa sostanza è utilizzata con successo da quasi 40 anni in Europa e in Asia per ridurre le secrezioni eccessive di muco nel corpo. Può ridurre in modo significativo l’incidenza di enfisema polmonare. Fare attività fisica prevalentemente di natura aerobica in un ambiente lontano da fonti inquinanti. Ricordate che una buona abitudine come quella dell'esercizio fisico può diventare negativa se effettuata in ambiente non idoneo oppure inquinato, infatti i polmoni aumentano di gran lunga il volume di aria introdotta durante gli sforzi e di conseguenza anche le sostanze tossiche.

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Qual'è la misura del tuo girovita?

Molto spesso viene trascurata l’importanza di tenere sotto controllo il girovita, pronunciando in specifici momenti dell’anno (dopo le vacanze estive, dopo le vacanze natalizie e l’inizio dell’anno nuovo, dopo Pasqua, prima delle vacanze estive) la famosa frase: “da domani mi metterò a dieta e mi iscriverò in palestra”, senza però poi seguire il buon proposito.  Perché è importante tenere sotto controllo l’accumulo di grasso in sede viscerale? Perché l’aumento della circonferenza del giro vita spesso è associata ad altri fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, insulino resistenza ed aumento dei trigliceridi nel sangue, ed è precursore di malattie come il diabete di tipo 2. Il limite di tolleranza (per la popolazione europea) è di 80cm per le donne e 94cm negli uomini. Eguagliando o superando questi limiti ed avendo due dei seguenti quattro fattori: valori dei trigliceridi nel sangue maggiori o uguali a 1,7 mmol/l valori di colesterolo “buono” HDL inferiori o uguali a 1,0 mmol/l (per i maschi) e 1,3 mmol/l (per le femmine) pressione sistolica (massima) maggiore o uguale a 130 o pressione diastolica (minima) maggiore o uguale a 85 glucosio plasmatico a digiuno (FPG) maggiore o uguale a 5,6 mmol/l o diabete   ci si trova in presenza di Sindrome Metabolica, il grasso viscerale a questo punto si comporterà come un vero e proprio organo: produrrà sostanze di scarto e influirà (negativamente) con la sua attività sull’intero organismo, aumentando notevolmente il rischio cardiovascolare. Quali sono i principali responsabili dell’accumulo di grasso in sede viscerale? lo stile di vita sedentario e cattive abitudini alimentari; la predisposizione genetica (forma androide, a “mela” - più a rischio - , o ginoide, a “pera”) l’ambiente; una ridotta spesa energetica: proprio così, l’aumento di grasso è dovuto soprattutto ad un ridotto dispendio calorico piuttosto che ad una sovraalimentazione! Consigli? Per chi è già affetto da sindrome metabolica, dopo aver ricevuto il parere favorevole del medico curante, è consigliabile stilare un programma specifico di fitness metabolica (che prevede un’alternanza di attività aerobica e anaerobica) in base al proprio livello di forma: sconsigliato oltremodo il fai-da-te. Per tutti gli altri è opportuno modificare lo stile vita e le abitudini alimentari: l’esercizio fisico e il cibo sono i più potenti farmaci presenti sul mercato che, se usati con criterio, non hanno nessuna controindicazione e fanno vivere meglio e più a lungo!

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Diabete di tipo I e attività fisica

Il diabete di tipo 1 è una forma di diabete che si manifesta prevalentemente nel periodo dell'adolescenza, spesso insorge in individui normo-peso o molto magri e rientra nella categoria delle malattie autoimmuni perché è causato dalla produzione di autoanticorpi (anticorpi che distruggono tessuti ed organi propri non riconoscendoli come appartenenti al corpo ma come organi esterni) che attaccano le cellule Beta che all'interno del pancreas sono deputate alla produzione di insulina. Come conseguenza, si riduce, fino ad azzerarsi completamente, la produzione di questo ormone il cui compito è quello di regolare l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule, si crea cosi una situazione di eccesso di glucosio nel sangue identificata con il nome di iperglicemia.  La mancanza o la scarsità di insulina, quindi, non consente al corpo di utilizzare gli zuccheri introdotti attraverso l’alimentazione che vengono successivamente eliminati con le urine. In questa situazione l’organismo è costretto a produrre energia in altri modi, principalmente attraverso il metabolismo dei grassi. Il diabete di tipo 1 viene suddiviso in: Diabete mellito autoimmune (diabete insulinodipendente). Si manifesta nella stragrande maggioranza dei casi durante l’infanzia o l’adolescenza, ma non sono rari i casi tra gli adulti. È causato dalla distruzione delle cellule Beta da parte di anticorpi. Alcuni pazienti, soprattutto bambini e adolescenti, possono presentare  una modesta iperglicemia a digiuno. Diabete mellito idiopatico. È una forma molto rara di diabete di tipo 1 che si manifesta principalmente nei soggetti di etnia africana o asiatica. Si presenta con una carenza di insulina permanente ma nessuna evidenza di autoimmunità. Le cause del diabete mellito idiopatico non sono ancora note. Sintomi del diabete di tipo I Sete intensa; fame intensa; bisogno di urinare molto spesso; improvvisa perdita di peso; improvviso offuscamento della vista; fatica; ulcere che guariscono lentamente; presenza di zucchero nelle urine; formicolio ai piedi.   Tali soggetti possono però raggiungere un buon controllo metabolico e prevenire eventuali complicanze grazie a 3 fattori fondamentali: Terapia insulinica; corretta alimentazione; esercizio fisico. Infatti secondo l’American Diabetes Association tutti i pazienti con diabete mellito di tipo I, purché in buon compenso metabolico, dovrebbero avere l’opportunità di praticare un’attività motoria, in linea con i propri desideri e attitudini. Spesso però la condizione diabetica interferisce con la pratica di esercizio fisico per il timore di complicanze metaboliche acute, in particolare delle crisi ipoglicemiche.                       Pro e contro dell'attività motoria Gli sports sconsigliati sono quelli anaerobici o prevalentemente anaerobici caratterizzati da esercizi di tipo isometrico, gli sports da combattimento con contatto fisico e nei pazienti affetti da retinopatia diabetica le attività che comportano frequenti scuotimenti del capo come la corsa in discesa e la mountain bike. Non consigliati sono anche gli sports che richiedono una particolare vigilanza e/o prontezza di riflessi. In questi casi, una possibile ipoglicemia potrebbe mettere a rischio la vita del paziente o di altre persone. In particolare, viene fortemente sconsigliata l'immersione subacquea perché richiede dei tempi obbligati per l’emersione che non sono compatibili con la gestione della crisi ipoglicemica.  Per quanto riguarda l’intensità a cui svolgere l’esercizio fisico, trattandosi di soggetti giovani, spesso già dediti ad attività agonistiche, si propone un range compreso tra 40 e 80% della VO2 massimale. E’ consigliabile l’uso del cardiofrequenzimetro che consente la misurazione istantanea della frequenza cardiaca e di fissare degli allarmi acustici se la frequenza prestabilita viene superata. La durata dell’esercizio, fatto salvo il riscaldamento ed il defaticamento, viene proposta dai 30 ai 60 minuti. E’ possibile anche una durata maggiore ma il paziente deve controllare dopo un’ora dall'inizio dell’esercizio fisico la glicemia per decidere sull'opportunità o meno di assumere carboidrati.  Il momento ottimale per incominciare la seduta di esercizio fisico è 3-4 ore dopo la somministrazione di insulina. Il controllo della glicemia prima di iniziare la seduta è indispensabile. Se la glicemia è inferiore a 150 mg/dl è consigliata l’assunzione di 20-50 g di carboidrati in base all'intensità della seduta. Se l’esercizio si protrae per più di 1 ora è necessaria una breve interruzione per ricontrollare la glicemia perché spesso è necessario ripetere l’assunzione dei carboidrati. Se, prima dell’esercizio, la glicemia supera i 250 mg/dl è probabile che il paziente sia criticamente sottoinsulinizzato  o che abbia assunto un eccessivo carico di carboidrati. Nel primo caso è opportuno rimandare la seduta. Per la dieta valgono i suggerimenti dietetici generali per gli sportivi che praticano sports aerobici con il consiglio specifico per i diabetici di contenere l’apporto proteico sempre sotto al 15% delle calorie totali, preferibilmente tra il 10 ed il 12% (0,8 g/kg di peso). Lo sport si conferma un’arma vincente per i giovani affetti da diabete per il controllo della malattia purché la prescrizione all'esercizio venga sempre personalizzata e adattata da istruttori qualificati Precauzioni Ottenere il certificato medico per fare esercizio fisico soprattutto se: si ha il diabete da molti anni; si è stati inattivi per lungo tempo; oltre che di diabete si è anche affetti da malattie cardiovascolari. Controllarsi i piedi ogni giorno: osservare la presenza sui piedi di tagli, calli, vesciche ed altre ferite; trattare il problema immediatamente; indossare calzini sottili ed appropriate scarpe da sport. Essere preparati al trattamento di un’eventuale ipoglicemia: sospendere immediatamente l’attività fisica; trattare l’ipoglicemia preferibilmente con bevande fresche (es. succhi di frutta); aspettare almeno 15 minuti in modo che il cibo possa essere assorbito; non riprendere l’esercizio fisico fino a che la glicemia non raggiunge almeno il valore di 100 mg/dl. Scegliere il proprio sito di iniezione: se l'esercizio viene svolto 1 ora dopo l'iniezione qualsiasi punto va bene; se si inizia subito dopo l’iniezione allora preferire l’addome. Mai fare esercizio fisico se: il diabete è scarsamente controllato; si sente freddo, si ha l’influenza, infezioni o altre malattie. Mantenere un’adeguata idratazione: evitare di praticare esercizi in ambienti caldi e umidi; bere molta acqua; non bere alcolici subito dopo gli esercizi. Comunicare il proprio diabete: fare esercizi con un partner; avere con sé il proprio tesserino sanitario

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Diabete di tipo II e attività fisica

Il diabete è una sindrome che comprende un gruppo di malattie metaboliche caratterizzate da un difetto di secrezione e/o di azione dell'insulina, dalla presenza di iperglicemia e dalla comparsa a lungo termine di complicanze  a livello di vari organi, in particolare occhi, rene, cuore e vasi sanguigni. Il diabete è una malattia sempre più diffusa, in italia si stimano 3 milioni di diabetici destinati a diventare 5 milioni entro il 2025 e queste cifre sono destinate ad aumentare in tutto il mondo. Deriva dall'interazione di fattori genetici ed ambientali (obesità, ridotto esercizio fisico). Il diabete di tipo II rappresenta la forma di diabete più comune e interessa circa il 90% dei casi. Si sviluppa prevalentemente a partire dai 40 anni di età e colpisce principalmente i soggetti obesi o in sovrappeso. Il diabete di tipo II è caratterizzato da un duplice difetto: non viene prodotta una quantità sufficiente di insulina a soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina), oppure l’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente (insulino resistenza). Il risultato, in entrambi i casi, è il conseguente incremento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Le cause alla base dell’insorgenza della malattia sono date sia da fattori ereditari che aspetti caratteristici della persona quali l’obesità e fattori ambientali scatenati come vita sedentaria, stress. Alcuni dei sintomi del diabete di tipo II sensazione di stanchezza; frequente bisogno di urinare anche nelle ore notturne; sete inusuale; perdita di peso; visione offuscata; lenta guarigione delle ferite. Gli effetti della attività fisica sul soggetto diabetico di tipo II   Sulla base dei risultati dei numerosi studi effettuati la comunità scientifica internazionale è unanime nell'affermare che un esercizio fisico regolare è efficace non solo nella prevenzione, ma anche nel trattamento del diabete.   L'attività di tipo aerobico è quasi sempre consigliata ai soggetti diabetici, ma in assenza di complicanze è utile affiancare anche un programma di allenamento con sovraccarico. Gli studi hanno dimostrato, infatti, che gli effetti positivi di un buon allenamento con esercizi di intensità medio-bassa per 3-4 volte alla settimana per almeno 35-55 minuti portano ad un: aumento della sensibilità all'insulina; prevenzione delle malattie cardiovascolari; riduzione del colesterolo "cattivo" (LDL); aumento del colesterolo "buono" (HDL); riduzione dei livelli di pressione arteriosa; favorisce la perdita di peso. Quindi l'allenamento più completo per contrastare questa malattia è il circuit training (allenamento a circuito). Infatti questo metodo combina l'allenamento della forza con l'uso dei sovraccarichi ai macchinari, con periodi di lavoro aerobico. Chiaramente sarà diverso dal classico lavoro a circuito, perché dovrà essere adattato ad ogni caso specifico. Indicazioni Si raccomanda di utilizzare solo macchinari isotonici poliarticolari, come la chest press per i muscoli pettorali ed i tricipiti, la lat machine per i bicipiti ed il gran dorsale, la shoulder press per le spalle e la leg press per gli arti inferiori. Il carico deve essere circa il 30% del massimale con 12/15 ripetizioni per ogni postazione. L'esecuzione di ogni esercizio non dovrà superare i 40 secondi e non ci dovranno essere pause tra una postazione e la successiva. Passando rapidamente da un esercizio di forza ad uno cardiorespiratorio si avrà per tutta la durata della sessione allenante una frequenza cardiaca abbastanza elevata, fattore importante per questo tipo di patologia, poiché la maggior parte dei diabetici di tipo II è in sovrappeso, riducendo cosi la massa adiposa e di conseguenza anche il rischio di malattie cardiocircolatorie. Precauzioni: MONITORARE il livello di GLICEMIA prima e dopo l'attività fisica è di fondamentale importanza poiché l'esercizio fisico aumenta l'azione dell'insulina per diverse ore con conseguente rischio di ipoglicemia. L'attività fisica svolta nel pomeriggio o alla sera può portare alla comparsa di ipoglicemia notturna. Quando è possibile, programmare l'attività fisica lontano dalle iniezioni di insulina. Evitare l'esercizio fisico durante il picco di azione dell'insulina. Ridurre la dose di insulina quando l'esercizio fisico è programmato.

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Sarcopenia: cos'è e come prevenirla

La Sarcopenia è il declino muscolare ed inizia a comparire intorno alla quarta decade di vita, portando ad una perdita di massa muscolare del 3-5% entro i 50 anni e successivamente del 1-2% ogni anno. In molti soggetti, la massa muscolare, viene dimezzata entro i 75 anni di età. Gli effetti sono una perdita di forza del 40% passando da 30 a 80 anni e una perdita di potenza (velocità esecutiva del gesto) del 50% a 70 anni rispetto a 20 anni. I principali fattori che intervengono sono: alterazioni del metabolismo proteico; variazioni dei livelli ormonali (con abbassamento dei livelli di testosterone, Gh ed estrogeni); alterazioni neuromuscolari (fenomeni di denervazione e rimodellamento); assenza di stimoli di forza sul muscolo; ridotta assunzione di proteine con la dieta; aumento del tessuto adiposo (con relativo aumento dei valori legati alle sostanze infiammatorie); fenomeni di stress ossidativo con conseguente abbassamento delle difese immunitarie. Il primo effetto negativo interno è la perdita numerica delle fibre muscolari con seguente atrofia delle fibre rimanenti. Interessa quasi esclusivamente le fibre di tipo II (fibre che sviluppano forza) mentre le fibre di tipo I (quelle lente) vengono quasi completamente risparmiate. Di conseguenza vi è modificazione del peso e della composizione corporea. Perdita massa muscolare, cambiamento negativo del metabolismo con una riduzione del dispendio energetico a riposo e riduzione della sensibilità dei tessuti all´insulina e di conseguenza l´aumento del grasso sottocutaneo-viscerale. Anche lo scheletro subisce notevoli variazioni con perdita di densità ossea e conseguente riduzione degli stimoli meccanici sull´osso: osteoporosi. Ai questi fattori descritti nel deterioramento strutturale e funzionale biologico si sommano anche un progressivo declino della funzione cardiaca, polmonare, renale e immunologica. Successivamente segue una seconda fase in cui entrano in gioco situazioni negative patologiche come il diabete, l´ipertensione, ecc... oltre a cui influiscono anche fattori ambientali inquinanti come aria, cibo e acqua e successivamente entrano in gioco anche fattori legati allo stile di vita come la dieta, l´esercizio fisico assente, il fumo e l´eccessiva esposizione solare. Se ne deduce che le cause responsabili dell´invecchiamento sono per il 20-40% interne e quindi genetiche, mentre per il 60-80% esterne e quindi legate allo stile di vita. Due i parametri importanti da tenere sotto controllo per la prevenzione della Sarcopenia sono allenamento e alimentazione. Infatti la Sarcopenia può essere trattata inducendo uno stimolo della sintesi proteica muscolare in aggiunta con esercizi di forza e un'adeguata supplementazione alimentare. Secondo alcuni studi per avere un'efficace sintesi proteica bisognerebbe consumare un pasto contenete una fonte proteica che fornisca 3-4 gr di leucina ogni 4-6 ore. Aumentare la quantità sembrerebbe non sia altresì efficace. Importante invece aumentare la quota proteica giornaliera e migliorare la distribuzione delle proteine tra colazione, pranzo e cena. Da sottolineare che nell´anziano la finestra anabolica (è il breve periodo, successivo ad un allenamento intenso, in cui il muscolo scheletrico è massimamente predisposto ad incorporare e ad utilizzare i nutrienti, per la sintesi di nuovo tessuto contrattile e per la riparazione di quello lesionato dall´attività fisica) coincide da 1 a 3 ore dalla fase di allenamento, mentre nei giovani tra i 20 e i 90 minuti circa. Il secondo parametro di prevenzione al declino muscolare è l´allenamento. E´ consigliato lo svolgimento di 2-3 sessioni settimanali di allenamento lasciando 24-48 ore di recupero tra le sessioni. Un allenamento mirato con i pesi può mantenere buoni livelli di forza.  Diversi studi hanno dimostrato che in questo modo vi è una riduzione del 30% del rischio di cadute modificando il principale aspetto caratterizzato dal quadro di fragilità dell´anziano che portano a fratture, alle difficoltà nelle attività quotidiane, nella perdita di autonomia rischiando di portare il soggetto alla totale disabilità.

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Lombaggine e sciatica, cosa fare

L’ischialgia deriva da un’irritazione della radice del nervo sciatico che esce dal canale vertebrale per innervarsi alle gambe; quando vi è una compressione causata da contratture muscolari dei lombari, accade tale infiammazione con dolore percepito nella bassa schiena sino al fianco o inguine estendendosi lungo l’arto inferiore. Spesso può esser causata da problematiche quali ernie, protusioni, spondilolisi oppure condizioni di ipotrofia di alcuni muscoli, paramorfismi o problemi posturali che incidono negativamente sui lombi o tal volta ma più raro per compensazione posturale involontaria da sindrome dell’anca, frequente nella donna. Personalmente ho riscontrato in alcune sedute di allungamento terapeutico anti sciatica, situazioni di persone con referti medici che non identificavano nessun tipo di degenerazione della colonna vertebrale o presenza di ernie e con un buon tono della muscolatura; ed in quel caso il problema che scatenava il dolore acuto al cliente era un Trigger Point localizzato in sede del distretto muscolare del Piriforme, un musoclo che si trova dietro al Gluteo ed incontra la radice sciatica; quando tale muscolo è troppo contratto o adirittura presenta punti Trigger per evitare di innescare la sciatica occorre praticare Stretching P.N.F. o nel caso dei Trigger della manipolazione da personale qualificato quali fisioterapisti o massaggiatori specializzati. La lombaggine sciatica infiamma il nervo dando irritazione localizzata in punti diversi della gamba relativamente al punto scatenante. Per evitare la lombaggine sciatica consiglio quanto segue: disporre di referto medico per verificare presenze di ernie; agire di conseguenza con potenziamento o allungamento muscolare; verificare la propria postura o appoggio plantare; verificare eventuali squilibri tra quadricipiti ed ischio crurali; se escluse ernie, praticare sedute p.n.f. con un professionista; potenziare la muscolatura della parete addominale e dei lombi; evitare sforzi massimali o ripetuti in presenza di ernie; evitare il riposo totale o la completa inattività anche con ernie; evitare attività come bicicletta o cyclette (specie la recline).

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Alimenti ed integratori per migliorare il proprio ...

Oggi come oggi, molte persone sono vittime di un sistema immunitario sgretolato, in parte causa di un'alimentazione scorretta, della mancanza di esercizio fisico e di fattori ambientali. E' difficile negare che una dieta nutriente faccia bene alla salute, se poi è associata ad una regolare attività sportiva, diventa doppiamente efficace durante la stagione delle sindromi influenzali e da raffreddamento. Per meglio gestire lo stress dell'esercizio fisico le persone attive possono trarre giovamento da alcuni integratori e sostanze nutritive. Oltre a seguire una dieta adeguata, per rimanere in buona salute bisogna anche imparare a gestire lo stress e dormire a sufficienza. Alimenti consigliati Yogurt - lo yogurt è ricchissimo di probiotici, batteri simili a quelli naturalmente presenti nell'intestino. Il 60% dei recettori del sistema immunitario si trova nel colon e un altro 15% nella parte inferiore dell'intestino tenue, vale a dire che il 75% del sistema immunitario è alla mercè di ciò che accade nell'intestino. Inoltre se l'intestino non funziona bene non si riescono ad assorbire le sostanze nutritive e le proteine necessarie per accrescere la massa muscolare. Nella maggior parte dei casi questi batteri benefici sono costituiti da lactobacillus o da bifidobacterium. Consiglio di acquistare yogurt greco o povero di zucchero, perchè un eccessivo apporto di zucchero può ridurre l'immunità. Pesce grasso - Gli acidi grassi omega-3 presenti nell'olio di semi di lino e in alcuni pesci grassi come sgombro, salmone e sardine, rafforzano il sistema immunitario potenziando l'attività dei fagociti, globuli bianchi che distruggono i batteri. Gli acidi grassi essenziali proteggono l'organismo anche dai danni provocati dalle infezioni e rendono le membrane più permeabili a nutrienti fondamentali, inoltre aiutano a dimagrire. Aglio - Per migliaia di anni l'aglio è stato considerato un alimento benefico e anche immunostimolante. In base ad una recente revisione scientifica, può anche prevenire il normale raffreddore e ha proprietà antibatteriche, antifungine, e antivirali. Stimola la normale attività delle cellule chiamate ''natural killer'', globuli bianchi specializzati che combattono virus e infezioni. L'aglio contribuisce inoltre ad aumentare i livelli di testosterone abbassando quelli di cortisolo (ormone dello stress) e favorisce la perdita di grasso. Miele - E' un prezioso alimento dotato di proprietà antimicrobiche e antiossidanti. La caratteristica più interessante del miele è la sua capacità di ridurre i sintomi e la durata delle infezioni del tratto respiratorio superiore e di stimolare le difese immunitarie. Tè - Studi recenti indicano che il tè nero e il tè verde, pur contenendo antiossidanti diversi (catechine ed epicatechine), sono entrambi in grado di rafforzare il sistema immunitario e di aiutare l'organismo a combattere le malattie. Pompelmo - L'estratto di semi di pompelmo,  che si ottiene dalla polpa, dai semi e dalle membrane bianche del frutto, è dotato di proprietà antibatteriche, antifungine e antivirali; inoltre è ricco di vitamina C. Il pompelmo è anche una sostanza fondamentale per la crescita e per la riparazione della pelle, una delle barriere principali contro le malattie. Carne rossa - Una bella bistecca magra è una potente fonte d'energia per il sistema immunitario, perchè gli anticorpi e gli enzimi hanno bisogno di proteien per svolgere le loro funzioni.  Pur avendo a disposizione molte fonti proteiche, bisogna tenere presente che la carne di manzo contiene più zinco e ferro rispetto al pollo e al pesce. Un altro vantaggio del consumo di carne di manzo è l'elevato contenuto di carnitina. Il sistema immunitario necessita di molta energia a livello cellulare e di carnitina, un composto simile agli aminoacidi che svolge un ruolo fondamentale nella produzione d'energia ed è quindi una sostanza importante per le difese immunitarie. Ne basta una piccola dose per neutralizzare l'effetto immunosoppressivo dei grassi: l'eccessivo consumo e accumulo di grassi altera il funzionamento dei globuli bianchi. Funghi - I funghi rinforzano i globuli bianchi e difendono l'organismo dalle infezioni. I funghi curativi come i reishi, maitake e shiitake sono apprezzati da secoli per le loro proprietà immunostimolanti. Sono ricchi di betaglucani, che stimolano l'azione delle cellule NK. I funghi, perfino i normali champignon, hanno anche proprietà antimicrobiche e antiossidanti. Frutta e semi oleosi - Uno dei più importanti micronutrienti presenti nell'organismo, il magnesio, contribuisce a sviluppare l'immunità innata e acquisita. In base alle ricerche, è importante anche per aumentare la forza e la massa muscolare. Mangiando molta frutta a guscio e semi si può raggiungere l'apporto giornaliero consigliato di 400mg al giorno; particolarmente consigliati sono i semi di lino, le mandorle e le noci. Integratori che potenziano il sistema immunitario Probiotici - Raramente si associa il sistema immunitario all'apparato gastrointestinale, che invece svolge un ruolo di primo piano per proteggere l'organismo dalle infezioni. Quando cominciate ad assumere un integratore di probiotici, prendete 10 miliardi di unità che formano colonie (cfu) per circa due settimane, poi passate a 1-2 miliardi di cfu al giorno come dose di mantenimento. Radice di Astragalo - Utilizzata da millenni per curare il comune raffreddore, la radice di astragalo può anche stimolare le cellule NK e altri fattori del sistema immunitario. Il dosaggio consigliato è di 500-1000 mg due volte al giorno durante i pasti. Glutammina - Questo aminoacido non essenziale influisce sulla produzione e sull'azione di linfociti, macrofagi e neutrofili, tutti indispensabili per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Per ridurre le infezioni, accellerare la crescita muscolare e favorire la perdita di grasso si consigliano 5-10 grammi prima e dopo il workout. N-AcetilCisteina (NAC) - E' un precursore del glutatione, un potente disintossicante. Per prevenire o ridurre i sintomi dell'influenza e aumentare i livelli energetici durante il workout, si possono prendere 600 mg due volte al giorno, assumendone una dose insieme al pasto pre-allenamento. Carnitina - Questo aminoacido svolge un ruolo fondamentale nel trasporto di acidi grassi a catena lunga nei mitocondri, dove vengono bruciati per produrre energia. Livelli troppo bassi di carnitina possono far aumentare la percentuale di grasso corporeo e indebolire le difese immunitarie. Il dosaggio consigliato è di 1000-3000 mg sotto forma di L-carnitina, acetil-L-carnitina, L-carnitina L-tartrato a colazione, prima e dopo l'allenamento e insieme al pasto serale. Zinco - Stimola la produzione naturale di cellule NK e protegge l'integrità delle pareti intestinali, che sono una fonte primaria di immunoglobuline A capaci di neutralizzare gli agenti patogeni. Il modo migliore per assumere zinco è sotto forma di ZMA (che contiene 30 mg di zinco) a stomaco vuoto, 30-60 minuti prima di coricarsi. Magnesio - L'abbassamento dei livelli di questo micronutriente può avere effetti fisiologici rilevanti. Si rischia nervosismo ed irritabilità, tensioni muscolari, crampi, aritmie cardiache e indebolimento immunitario. Il modo migliore per assumere magnesio è sotto forma di ZMA (che contiene 450 mg di zinco) a stomaco vuoto, 30-60 minuti prima di coricarsi. Vitamina C - Questo antiossidante si diffonde in tutto il corpo ostacolando e bloccando l'ossidazione delle molecole. Per mantenersi in buona salute ed evitare di contrarre numerose malattie, consiglio di assumerne 1-4 grammi al giorno e di mangiare molta frutta e verdura.   Vorrei vedere dei buoni integratori per il potenziamento dell'immunità

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Per evitare sovrappeso ed obesità... iscriviti in...

In Italia un adulto su tre è in sovrappeso (il 33% della popolazione, poco meno di 20 milioni di persone sulla nostra penisola!). Di questo gran numero il 13% ha meno di 24 anni. Il 9,1% della nostra popolazione è addirittura obeso (circa 5 milioni di persone!). Anche in questo caso un cospicuo 2% ha meno di 24 anni! La condizione di sovrappeso è più frequente tra gli uomini e meno nelle donne. Invece nel caso dell’obesità le percentuali sono equamente distribuite per entrambi i sessi. Questi due fenomeni (sovrappeso e obesità) sono più presenti tra i ceti sociali più poveri e meno acculturati. Questi numeri ci devono fare riflettere!! Il dato più allarmante è poi che il tasso di incremento è molto alto: il numero di persone in sovrappeso e obese è aumentato del 25% rispetto al 1994. Attualmente lo Stato spende circa il 6,7% dell’intera spesa pubblica per gestire l’emergenza obesità. Una cifra pari a 8,3 miliardi di euro all’anno. Obesità e sindrome metabolica Ma il costo più pesante è quello che deve pagare la salute della persona obesa!! L’obesità, in particolare quella localizzata a livello addominale, è una delle principali componenti della sindrome metabolica, oltre a costituire un problema estetico e di salute pubblica. Questa obesità rappresenta un processo patologico con conseguenze metaboliche particolarmente gravi, quali ad esempio sviluppi di intolleranza al glucosio, di diabete di tipo 2, d’ipertensione arteriosa e di cardiopatia coronarica. Obesità ed esercizio fisico L’esercizio fisico promuove il calo ponderale e aiuta a mantenere costante il proprio peso corporeo ottimale grazie alla spesa calorica aggiuntiva che comporta. Migliora sensibilmente i valori pressori alterati, infatti anche i vasi sanguigni ricevono i benefici del fitness migliorando la loro capacità di dilatarsi e restringersi all’occorrenza garantendo valori pressori sempre adeguati. La pratica costante del fitness contribuisce a migliorare i parametri metabolici alterati, ovvero i livelli di zuccheri, grassi e colesterolo presenti nel sangue, infatti è stato dimostrato che chi pratica regolarmente fitness, ha un livello di trigliceridi e colesterolo cattivo più basso e un livello di colesterolo buono più elevato. Infine, il fitness rappresenta un metodo eccellente per migliorare le capacità dell’apparato cardiorespiratorio riducendo al minimo le possibilità di accusare nel corso della propria vita patologie a carico di questo apparato, le quali oggi sono le principali cause di morte, specialmente tra le persone in sovrappeso e obese. Come si evince dai dati sopra elencati, l’obesità è una patologia a diffusione endemica che sta toccando un gran numero di persone di tutte le età sia uomini che donne. La cosa peggiore è che la sua diffusione sta aumentando velocemente!!! Le cause di tale patologie sono eccesso di disponibilità di cibo e stile di vita molto sedentario. Le conseguenze per la salute sono gravissime e concludono con una morte prematura del malato obeso. Tutti gli studi scientifici pubblicati trovano una unica soluzione a questa grave patologia: fare esercizio fisico, sia in forma preventiva, sia in forma curativa!

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Colesterolo: alimenti che aiutano a combatterlo e ...

In questo articolo parlerò del colesterolo ma anche di un integratore vitaminico molto sottovalutato a volte, la Vitamina C, che ha un ruolo importantissimo per diverse funzioni dell'organismo tra cui un ruolo anche importante nella cura del colesterolo. Il colesterolo è una molecola che riveste un ruolo molto importante nel nostro organismo. È prodotta per la maggior parte per biosintesi autonoma e solo in piccola parte è introdotta nel nostro corpo attraverso l’alimentazione. La maggior parte del metabolismo del colesterolo avviene nel fegato e il suo contenuto nell’organismo umano è di circa 150 grammi. Come abbiamo accennato prima, il ruolo di questa molecola è molto importante: è coinvolta nel processo di digestione, grazie alla formazione della bile; concorre alla produzione di vitamina D; favorisce la costruzione delle pareti cellulari, in particolare di quelle del sistema nervoso, e consente la formazione di ormoni come il testosterone e gli estrogeni. Esiste però una differenziazione molto importante da fare quando parliamo di colesterolo. Comunemente, infatti, se ne distinguono due tipi: il colesterolo LDL, detto “cattivo”, e il colesterolo HDL, detto “buono”. Il primo si deposita nelle pareti delle arterie, aumentando i fattori di rischio di arteriosclerosi e malattie cardiovascolari (infarti e ictus); il secondo, invece, è garanzia di protezione perché rimuove il colesterolo dalle pareti dei favi, trasportandolo al fegato. La positività del colesterolo è legata naturalmente al suo quantitativo all’interno del sangue. Superate alcune soglie, infatti, possono verificarsi fenomeni pericolosi, come ictus e infarti, determinati dalla creazione di “placche” che bloccano il normale flusso sanguigno all’interno dei vasi. In questo contesto, un’importante azione di controllo dei livelli di colesterolo è svolta dall’alimentazione. È necessario in questo senso privilegiare il consumo di verdura, cereali e legumi che contribuiscono a fornire le vitamine e gli antiossidanti necessari per ridurre il rischio cardiovascolare globale. Anche le fibre vegetali sono molto importanti, perché riducono l’assorbimento intestinale del colesterolo, e privilegiare il consumo di cereali integrali. Vediamo quindi insieme quali sono i cibi che possono aiutarci a controllare e ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” nel sangue. Frutta e verdura Sono gli alimenti da mettere al primo posto per controllare i livelli di colesterolo nel sangue. È importante inserire nella propria alimentazione le disponibilità stagionali. Particolarmente utili fragole e kiwi, ma anche aglio e cipolle. Frutta secca La frutta secca, e in particolare noci, pistacchi e uva passa, sono un ottimo aiuto naturale per combattere gli eccessi di colesterolo nel sangue. Bastano 28 grammi al giorno, non di più, per diminuire il colesterolo cattivo e il rischio di occlusione dei vasi sanguigni. I pistacchi in particolare, combattono l’infiammazione, proteggono i vasi sanguigni e diminuiscono il rischio di malattie cardiache Topinambur Il topinambur detta anche patata americana è un bulbo di origine americana, particolarmente ricco di proprietà. Privo di glutine, è tra gli alimenti che possono essere consumati da chi soffre di celiachia o presenta particolari intolleranze alimentari. Tra le sue capacità, c’è anche quella di abbassare i livelli di zucchero e colesterolo assorbiti dall’intestino, per questo è indicato per i soggetti diabetici e per chi soffre di colesterolo alto. * E’ possibile acquistare il topinambur fresco presso i più riforniti rivenditori ortofrutticoli, in Italia è coltivato in alcune zone del Nord e del Centro. Il topinambur si trova nei mercati verso la fine dell'autunno: quando lo acquistiamo dobbiamo scegliere tuberi sodi, con buccia marroncino violacea, senza ammaccature o lesioni.  Si conserva avvolto in sacchetti di carta nel frigorifero: a contatto con l'aria tende a raggrinzirsi. Bergamotto Conosciuto soprattutto per il suo ruolo all’interno dell’industria cosmetica, il bergamotto è uno dei cibi più potenti utili ad abbassare i livelli di colesterolo. Secondo una ricerca, condotta da un team di esperti dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, il bergamotto può avere effetti simili a quelli delle statine nel controllare il colesterolo LDL, senza tuttavia gli effetti collaterali dei noti farmaci tradizionali. Gli enzimi dell’agrume non solo hanno dimostrato di essere ugualmente efficaci nel ridurre i livelli di colesterolo LDL, ma hanno anche aumentato quelli dell’HDL, definito “buono”. Vitamina C Arriviamo alla vitamina C che è apprezzata soprattutto per le virtù antiossidanti e di sostegno alle difese immunitarie. Le sue possibilità di impiego però non finiscono qui: le integrazioni di vitamina C aiutano anche a normalizzare i valori del colesterolo, diminuendo l'LDL e aumentando l'HDL. Tra le qualità di questo micronutriente c'è infatti anche la capacità di incidere positivamente sui valori del colesterolo, sia riducendo il colesterolo "cattivo" o LDL (le lipoproteine che tendono a ostruire i vasi sanguigni) che innalzando il colesterolo "buono" o HDL (quelle che compiono l'azione opposta, ripulendo le arterie e ostacolando la formazione di depositi). Gli effetti della supplementazione di vitamina C sui valori del colesterolo LDL sono stati ben indagati nel corso di una metanalisi del 2008. Confrontando i risultati di 13 studi clinici pubblicati tra il 1970 e il 2007 e condotti su persone con ipercolesterolemia, la ricerca ha dimostrato che la somministrazione di 500 milligrammi di acido ascorbico per un periodo minimo di 4 settimane produce una riduzione dei livelli di colesterolo LDL. L'alimentazione del resto è anche la base di partenza per garantirsi buone dosi di questo micronutriente, ma perché possa esercitarsi un significativo effetto protettivo e preventivo delle malattie cardiovascolari è necessario affiancare al consumo di cibi naturalmente ricchi di vitamina C (soprattutto frutta e verdura come agrumi, kiwi, frutti di bosco, broccoli, cavoli, cavolfiori, spinaci, ecc.) l'utilizzo di appositi integratori alimentari. E sempre con un occhio attento alle etichette, guardate sempre l'etichette e soprattutto se optate per integratori specifici di vitamina vi consiglio la vitamina c in forma liposferica in quanto maggiormente assorbile, altrimenti la forma esterificata.   Vorrei vedere un buon Integratore di Vitamina C

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Gomito: epicondilite vs epitrocleite

Epicondilite vs epitrocleite (gomito del tennista e gomito del golfista) L’epicondilite: viene anche chiamata “gomito del tennista”, o addirittura “gomito del motociclista”, ed è un’infiammazione dolorosa a carico delle strutture tendinee del gomito, in modo più preciso sull’epicondilo omerale laterale. L’epitrocleite: è anche chiamata “gomito del golfista”, è anch’essa un infiammazione dolorosa che però riguarda la parte mediale del gomito, è molto più rara rispetto all’epicondilite che invece si manifesta molto più frequentemente; interessa diversi muscoli: flessore radiale, flessore ulnare del capo e flessore palmare lungo, oltre ovviamente alle strutture osseo-tendinee. Riguardo l’epicondilite, il consiglio che i medici e i professionisti della salute rivolgono ai loro soggetti-pazienti-clienti è di andare a riscaldare accuratamente  quest’articolazione, prima di effettuare sforzi di considerevole intensità. Infatti con un corretto riscaldamento si minimizzano notevolmente le quantità di infortuni. Per entrambe queste patologie si preferisce parlare di tendinosi, e non di tendiniti; questo perché le strutture tendinee nella loro inserzione muscolare, in entrambi i casi, vengono sovvertite, ed avviene una progressiva sostituzione delle fibre elastiche in fibre fibrose (tessuti connettivi differenti), questo fenomeno degenerativo prende il nome di “angiofibroplastica”. Molto spesso in entrambe queste due condizioni patologiche, l’eziologia potrebbe dipendere da una problematica all’articolazione della spalla. Una altra causa di questo tipo di infiammazioni si verifica durante degli sforzi da sovraccarico (potrebbe capitare molto spesso in palestra), quando c’è un eccessiva iperestensione dell’articolazione del gomito; infatti è sempre consigliato di tenere i gomiti leggermente flessi, in ogni tipo di esercizio, questo proprio al fine di evitare problematiche all’articolazione e alle strutture muscolo-tendinee adiacenti. Il consiglio preventivo che rivolgiamo a tutti è quello di “trattare” l’articolazione del gomito con estrema cura e cautela, ancor di più quando si cominciano ad avvertire i primi segni di infiammazione (fastidio, dolore…). A cura di Gabriele Grassadonia e Eugenio Di Maro

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Meno sonno... rischio salute!

La mancanza di sonno è un grande spreco: di tempo, di salute e di lucidità. Il sonno è un elemento fondamentale per una vita sana e per gli sportivi diventa un elemento imprescindibile, per una migliore performance e per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati. L’80% degli adulti soffre per un deficit di sonno. Che paghiamo non solo sotto forma di stress... dormire meno del necessario può causare demenza, Alzheimer, Parkinson. La “scienza del sonno” diventa cruciale per la prevenzione di molte malattie degenerative del cervello. Lo rivelano due studi americani pubblicati rispettivamente sulle riviste Science e The Journal of Neuroscience. Insieme aprono nuove strade nella conoscenza del funzionamento del nostro cervello, e il ruolo che il sonno svolge per la sua “manutenzione”. La ricerca ha come autrice Maiken Nedergaard, biologa danese che dirige un gruppo di scienziati alla University of Rochester nello Stato di New York. Punto di partenza degli esperimenti condotti da questo team, è stata la ricerca di una “spiegazione evolutiva” del sonno. La Nedergaard ha trovato conferma per un’ipotesi che da molti decenni circolava tra gli scienziati, e cioè che il sonno sia il momento in cui il nostro cervello “fa le pulizie” al proprio interno, elimina spazzatura, scorie. È un po’ l’equivalente di quello che il sistema linfatico fa con i nostri muscoli, eliminando l’acido lattico creato dagli sforzi. Per analogia, la scienziata danese ha battezzato sistema “glinfatico” quello che agisce nel cervello. E soprattutto, ne ha dimostrato l’esistenza e il funzionamento, con numerosi esperimenti di laboratorio. Per ora limitati a topi, scimmie, cani e capre. Il verdetto è comunque chiaro, proprio come i muscoli sotto sforzo producono tossine, anche il cervello nell’attività diurna accumula “spazzatura”. Quando siamo svegli, il lavaggio automatico del sistema glinfatico procede a rilento, un modesto 5% rispetto al lavoro che svolge quando dormiamo. Durante il sonno, l’area occupata dal sistema glinfatico, dove scorrono i fluidi del lavaggio cerebrale, arriva a occupare il 20% del volume del nostro cervello. Questi “detersivi” sono essenziali per eliminare le proteine dette beta-amiloidi e tau, associate proprio con l’Alzheimer. Da una parte è rassicurante sapere che esiste un’impresa delle pulizie che entra in azione ogni notte, e occupa le ore del nostro sonno svolgendo un mestiere così prezioso. D’altro lato questo rende ancora più allarmante il deficit di sonno che ci affligge più o meno tutti, e che va peggiorando. Sigrid Veasey del Center for Sleep and Circadian Neurobiology (University of Pennsylvania) col suo gruppo di ricercatori ha dimostrato invece che se il deficit di sonno è cronico, il metabolismo cerebrale subisce danni gravi, i neuroni degenerano. Il New York Times riporta un dato elaborato dalla National Sleep Foundation: un adulto ha bisogno di dormire dalle sette alle nove ore per notte, ma negli ultimi 50 anni abbiamo ridotto il nostro sonno, in media tra una e due ore a notte. Solo nell’ultimo decennio abbiamo perso in media 38 minuti di sonno per notte. In conclusione, consigliamo a tutti di rispettare al meglio il proprio orologio biologico, di riposare almeno tra le 6 (minimo sindacale) e le 8 ore, e di essere piuttosto regolari nei confronti del vostro stile di vita;   Vorrei vedere un Prodotto coadiuvante del Sonno

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La giusta postura durante la guida!

La posizione seduta, specialmente in auto, costringe la colonna vertebrale ad assumere una conformazione diversa da quella fisiologicamente corretta.   Pertanto la conformazione del sedile dell'automobile ha una rilevanza particolare, specialmente per chi passa molto tempo al giorno alla guida, per favorire o meno l'insorgenza di dolori specialmente lombari. Insieme al sedile contribuiscono il tipo di strada percorsa e l'efficienza delle sospensioni. Inoltre, può influire anche la posizione degli strumenti più usati come il cambio, che può costringere a movimenti di flessione e torsione continua del busto.   Lo schienale dovrebbe essere posizionato in maniera tale che il busto risulti inclinato indietro leggermente oltre la verticale ed avere una conformazione avvolgente nella parte alta in modo da impedire gli spostamenti in curva.   Il sedile dovrebbe essere sufficientemente alto e duro ed avere una inclinazione, rispetto al piano orizzontale, di circa 15°. Come prevenzione può risultare molto utile un supporto lombare di circa 5 cm, che mantiene la curvatura fisiologica del tratto lombare come nella posizione eretta, diminuendo il carico vertebrale.   Anche l'entrata e l'uscita dalla vettura rivestono particolare importanza. Il busto e gli arti inferiori dovrebbero muoversi sempre sullo stesso piano, evitando movimenti rapidi di torsione. Lo stesso va fatto nel riporre o prendere oggetti posti nel sedile posteriore. Quindi la postura, il tipo di movimenti e lo stato della muscolatura sono di importanza fondamentale nel prevenire contratture muscolari e dolori muscolari e articolari di varia natura.

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La postura corretta durante il sonno

Elemento importante per la nostra salute e quella del nostro corpo è la postura che teniamo durante il riposo notturno. Peculiarità da non trascurare assolutamente per il benessere psicofisico. Sia la rete che il materasso e il cuscino devono essere tali da permettere al corpo di mantenere le sue curvature fisiologiche. La rete deve essere sufficientemente rigida e nel contempo flessibile.   Il materasso non deve essere né troppo duro né troppo morbido e armonizzarsi in un tutt'uno con la rete. I materassi più sani risultano sempre quelli tradizionali fatti con lana, crine o cotone. Anche il lattice di gomma si adatta molto bene alle forme del corpo.   Il cuscino può avere la stessa composizione del materasso. Deve avere una consistenza adeguata e rispettare le caratteristiche antropometriche di chi lo usa, specialmente la larghezza delle spalle (per chi dorme di fianco) e la forma e le dimensioni della testa e del collo (per chi dorme supino). Un cuscino troppo alto o anche troppo basso, per chi dorme in decubito laterale, può essere facilmente causa di dolori alle vertebre cervicali e alla testa.   Quando si sale o si scende dal letto evitare movimenti di torsione tra busto e arti inferiori. Adagiarsi di fianco e muovere il corpo mantenendolo sempre allineato sullo stesso piano. Vorrei vedere un Prodotto coadiuvante del Sonno

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Postura: come sollevare e spostare i carichi!

Il sollevamento da terra di un peso deve adottare alcuni aspetti delle tecniche proprie della disciplina del sollevamento pesi, ovvero la massima possibilità di estrinsecare forza con il minimo carico sulla colonna vertebrale. Pertanto vanno evitate posizioni che vedono il busto inclinato o inarcato e gli arti inferiori distesi, pena un carico lombare notevole.   Per effettuare un corretto sollevamento ci si deve avvicinare al peso quanto più possibile, piegare le gambe e, mantenendo il busto esteso e quanto più perpendicolare al terreno, afferrare il peso e, tenendolo aderente al corpo, portarlo in alto utilizzando la forza degli arti inferiori che si estendono.   Durante tutto il movimento i piedi devono rimanere ben poggiati a terra su tutta la pianta, evitando movimenti di torsione del busto. Se l'oggetto è pesante non andrebbe portato oltre l'altezza del bacino. Nello spostamento di un oggetto di grandi dimensioni (es.: frigorifero, lavatrice, mobili, ecc.), anziché spingere posti di fronte, si dovrebbe spingere posti con la parte posteriore del busto in appoggio totale (dorso e lombi) sull'oggetto, utilizzando la sola forza di estensione degli arti inferiori.   Anche nel trasporto di bagagli è preferibile portare simmetricamente due valigie o borse, una a destra e una a sinistra, quindi raddoppiare il carico sulla colonna vertebrale, che comunque risulta distribuito uniformemente, piuttosto che trasportare un bagaglio con una sola mano (situazione che sollecita enormemente la muscolatura paravertebrale del lato opposto e la cui contrazione di bilanciamento crea dei carichi ulteriori sulle vertebre).

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La tiroide e le sue disfunzioni

La tiroide è un organo impari, situato nella regione anteriore del collo alla base della gola. Questa ghiandola ricopre un ruolo fisiologico estremamente importante, poiché influenza direttamente lo sviluppo scheletrico e celebrale, partecipa alla regolazione del metabolismo corporeo e allo sviluppo di pelle, apparato pilifero ed organi genitali. Nonostante le ridotte dimensioni, la tiroide influenza l'attività di buona parte dell'organismo attraverso gli ormoni che produce e secerne nel circolo sanguigno. La tiroide è quindi una ghiandola endocrina; ghiandola perché sintetizza e libera ormoni, endocrina perché riversa il suo secreto nei liquidi interni all'organismo, nello specifico nel sangue. Riccamente vascolarizzata, produce due ormoni importantissimi, la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). Per sintetizzare questi ormoni la tiroide ha bisogno, innanzitutto, di un minerale - lo iodio - contenuto nel sale marino, in quello iodato, nel pesce ed in molti frutti di mare. Non a caso, troviamo quattro molecole di iodio in ciascuna molecola di tiroxina, da cui l'abbreviazione T4, e tre atomi di iodio per ogni molecola di triodiotironina, da cui l'abbreviazione T3. In secondo luogo, la tiroide necessita di un amminoacido ordinario, la tirosina, che l'organismo può sintetizzare a partire da un aminoacido essenziale, la fenilalanina, contenuto negli alimenti proteici, come la carne, il pesce, le uova ed i legumi. Mentre le carenze di tirosina sono estremamente rare, esistono alcune regioni del pianeta in cui l'apporto alimentare di iodio è del tutto insufficiente ad assicurare la normale attività della tiroide. Nel tentativo di sopperire a queste carenze, la ghiandola aumenta di dimensioni formando il cosiddetto gozzo: una massa voluminosa visibile ad occhio nudo nella parte anteriore del collo. Una simile alterazione può verificarsi anche nelle condizioni opposte, cioè quando l'organismo riceve esagerate quantità di iodio - attraverso la dieta o farmaci specifici - che lo inducono a sintetizzare un surplus di ormoni tiroidei. Ipertiroidismo Si definisce ipertiroidismo una condizione clinica caratterizzata dall'aumento degli ormoni tiroidei in circolo.  L'ipertioridismo causa un aumento del consumo di ossigeno e della produzione metabolica di calore. Gli ormoni tiroidei sono infatti termogenici e, mentre un loro difetto è spesso alla base di un sovrappeso patologico, un eccesso si correla a disturbi come ipersudorazione, tremori, intolleranza al calore e magrezza eccessiva. Sintomi ipertiroidismo Il quadro clinico dell'ipertiroidismo è piuttosto vario e, oltre ai sintomi appena descritti, comprende numerosi disturbi, in gran parte legati all'aumentata attività metabolica. La cute di un paziente ipertiroideo si presenta calda per l'incrementato flusso ematico e per la vasodilatazione periferica, con la quale il corpo cerca di disperdere l'energia termica prodotta in eccesso. Un eccesso di ormoni tiroidei aumenta il catabolismo proteico e può causare astenia (debolezza muscolare). Anche il cuoio capelluto soffre tale condizione ed i capelli, fragili e sottili, tendono a perdere le naturali ondulazioni diventando lisci; frequente alopecia. L'ipertiroidismo influenza l'attività del sistema nervoso centrale, causando disturbi psicologici come nervosismo, agitazione e insonnia, fino a causare una vera e propria psicosi. Per quanto riguarda le ripercussioni sull'apparato cardiovascolare, si associa ad aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) e della forza di contrazione del cuore. Si osserva inoltre ipertensione, spesso associata a ipertrofia del ventricolo sinistro. Altri segni minori dell'ipertiroidismo comprendono: mestruazioni irregolari, infertilità sia nel maschio che nella femmina, calo della libido, ginecomastia nel 5% dei maschi, congiuntivite, epidermide sottile ma non atrofica, edema periorbitale e disfunzione della muscolatura extra oculare. Il sintomo più evidente associato ai disturbi oculari è l'esoftalmo, ovvero la protrusione dei bulbi oculari che conferisce al paziente un'espressione apprensiva e spaventata. Ipotiroidismo Ricalca invece la condizione opposta (sindrome clinica caratterizzata da sintesi insufficiente o carente azione di T3 e T4 a livello tissulare). L'ipotiroidismo è una condizione morbosa causata dall'incapacità della tiroide di sintetizzare una quantità di ormoni adeguata alle esigenze dell'organismo; più raramente, può sussistere una resistenza all'azione dei suddetti ormoni a livello tissutale. Sintomi ipotiroidismo Le conseguenze dell'ipotiroidismo variano in base allo stadio evolutivo durante il quale insorgono. Nella vita fetale si verificano gravi ed irreversibili alterazioni dello sviluppo corporeo e cerebrale. Anche nel bambino si possono verificare permanenti alterazioni dello sviluppo somatico ed intellettivo (gli ormoni tiroidei sono essenziali per la completa espressione dell'ormone della crescita). Si osserva inoltre un ritardo nello sviluppo sessuale. Quando insorge in età adulta, l'ipotiroidismo si manifesta attraverso alcuni sintomi caratteristici: cute secca e capelli radi, sottili, affaticamento fisico e debolezza muscolare cronica (l'ipotiroidismo determina una riduzione della sintesi proteica). L'espressione del viso, caratterizzata da zone palpebrali gonfie e rime ristrette, capelli e sopracciglia scarsi, bocca semiaperta che lascia intravedere una lingua ingrossata, conferisce al volto del paziente l'aspetto inconfondibile e poco intelligente della "facies mixedematosa"; anche i tessuti sottocutanei sono caratterizzati dal cosiddetto mixedema, su cui la pressione delle dita non lascia il segno della fovea. L'ipotiroidismo determina infatti un accumulo cutaneo di mucopolisaccaridi che richiamano acqua determinando questo tipico aspetto. Cute fredda e intolleranza alle basse temperature: una diminuzione degli ormoni tiroidei rallenta il metabolismo e il consumo di ossigeno; viene meno anche la loro attività termogenica. Sonnolenza (letargia) che può arrivare fino al coma, depressione, rallentamento dei processi ideativi e sensazione di stanchezza; questi sintomi insorgono a causa delle alterazioni nervose indotte dall'ipotiroidismo. Altri sintomi: costipazione, aumento del peso corporeo, pallore e anemia, raucedine ed abbassamento del tono della voce, diminuzione dell'udito e della memoria, diminuzione della fertilità, flussi mestruali abbondanti (menorragia), crampi, bradicardia e riduzione della forza contrattile del cuore, vasocostrizione, aumento dei livelli di lipoproteine a bassa densità (LDL) e trigliceridi nel siero, con conseguente e sensibile aumento del rischio di malattia coronarica. Quando è primitivo, dovuto cioè a malattie della tiroide, l'ipotiroidismo nell'adulto è caratterizzato da un esordio lento e molto graduale che può pertanto sfuggire a lungo agli occhi del medico e dello stesso paziente. DIAGNOSI: la conferma di ipotiroidismo avviene generalmente attraverso un semplice esame del sangue, tramite il quale si andranno a valutare i livelli ormonali del paziente. Alti valori ematici di TSH e bassi livelli di T3 e T4 confermano i sospetti di ipotiroidismo. Ormoni tiroidei ed esercizio fisico Dopo un'intensa ma breve attività fisica non si sono osservate modificazioni elevate dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei. Solamente dopo prolungate sedute di allenamento è stato notato un marcato aumento di T3 e T4. Uno studio condotto in Norvegia da Herald E. Refsum ha mostrato elevati livelli plasmatici di T3, T4, TSH e della proteina che lega gli ormoni tiroidei TBG, in atleti che praticavano sci di fondo subito dopo una prestazione, notando che i livelli plasmatici ritornavano entro i limiti iniziali solo dopo vari giorni di recupero. Tale processo sembra sia dovuto al fatto che durante l'attività fisica vengono consumati in maniera consistente gli ormoni tiroidei, quindi per effetto dell'azione fisiologica del feed-back si stimola l'ipofisi a produrre elevate quantità di TSH con conseguente aumento dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei.

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Ridurre il grasso addominale per ridurre la mortal...

In questo articolo ti spiego la relazione che c'è tra eccesso di grasso addominale ed un aumentata mortalità. Ingrassare è stato l’unico modo che ha avuto la specie umana per sopravvivere a se stessa, altrimenti si sarebbe estinta. L’uomo primitivo cacciatore doveva ingrassare, mangiando le sue prede, prevedendo periodi di carestia. Se fino ad un recente passato le persone grasse erano invidiate perché ritenute ricche, per il  facile accesso al cibo, adesso sono considerate portatrici di problemi di varia natura. La disposizione del grasso corporeo nelle varie fasi della vita generalmente si accumula in relazione al sesso e al tipo di alimentazione del soggetto. Il grasso addominale (o viscerale) aumenta al 90% dei casi in soggetti di sesso maschile ed anche in soggetti femminili dopo la menopausa. Anche le ragazze, nella stragrande maggioranza dei casi, mettono la “pancetta”, ma perché tendono a mangiare troppi zuccheri (pane, pasta, pizza,dolci, riso, ecc.) soprattutto la sera. Le misure di girovita ritenute “critiche” sono 88 cm per la donna e 102 cm per l’uomo.   Tra le tante funzioni del grasso addominale ve ne sono 2 negative tende ad accumulare sostanze tossiche; forma sostanze pro – cancerogene (adipochine).   Se ne deduce, quindi, che avere molto grasso addominale, indipendentemente dal peso corporeo, già dai primi anni di vita, predispone a un rischio mortalità 5 volte maggiore della norma. In più si sa per certo che aumenta il rischio di: diabete di tipo 2 (alimentare); ipercolesterolemia; pressione arteriosa alta; cancro.   I soggetti, che hanno avuto poca “pancetta” in gioventù ed in età adulta si sono poi “arrotondati”, hanno accorciato senza volerlo le loro aspettative di vita.   Per ridurre il rischio mortalità occorre agire sul grasso addominale. Quindi c’è bisogno di: Attività fisica; Dieta. Affidarsi quindi a Professionisti, meglio se lavorano in equipe (Laureati Scienze Motorie, Dietologi Sportivi, Nutrizionisti dello Sport, ecc).

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