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Salute

Arriva l'inverno, facciamo il carico di Vitam...

In breve vi illustro le caratteristiche principali della vitamina C, la mia preferita, una vitamina davvero poco considerata in molti ambiti. La Vitamina C -acido ascorbico, sodio ascorbato o calcio ascorbato- è coinvolta in un gran numero di reazioni biochimiche nel corpo umano.            Due delle sue maggiori funzioni sono il potenziamento del sistema immunitario e la sintesi del collagene, una sostanza molto importante che tiene uniti tra loro i vari tessuti del corpo umano. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L'uomo non può creare collagene senza la vitamina C. Il dosaggio di 60 mg stabilito dagli RDA è piuttosto fdifficile da raggiungere e sottolinea l'importante necessità di assumere integratori di vitamina C. E' contenuta in tutti gli agrumi (limone, arancia, pompelmo...), fragola, kiwi, peperoni, cavolo, cavolfiore, pomodoro e anche in verdure verdi a foglia come la lattuga o il radicchio. in particolare aumenta le difese immunitarie aiutando l'organismo a difendersi dagli attacchi virali; è importante per la crescita in quanto rafforza ossa e denti; aiuta la cicatrizzazione delle ferite; è coadiuvante contro le anemie perché migliora l'assorbimento del ferro. Va evidenziato che sulla vitamina C sono stati effettuati molti studi e alcuni sono ancora in corso: sembra ormai accertato che essa è in grado di prevenire l'insorgere di tumori (in particolare quelli derivati dal fumo), di avere effetti positivi nei malati di AIDS, di difendere dagli effetti dell'inquinamento. Ancora aperta è la discussione riguardo alla capacità della vitamina C di combattere il raffreddore: la cosa certa è che ne riduce i sintomi e ne abbrevia il decorso. E' importante notare che la vitamina C (più ancora di altre) è una sostanza che viene facilmente distrutta durante la cottura. Inoltre il nostro organismo la elimina giornalmente attraverso le urine e il sudore, quindi, mentre sono rare nei paesi occidentali le carenze gravi, può essere frequente il caso di ipovitaminosi se nell'alimentazione mancano o sono scarse frutta e verdura fresche o in particolari condizioni dell'organismo che necessitano di un aumento della dose giornaliera di Vitamina C (per esempio il fumo che la distrugge).   Vorrei vedere un buon integratore di Vitamina C    

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Diabe... tiè!

Articolo dal titolo simpatico che vuole dare luce all'importanza dell'attività fisica nella prevenzione del diabete di tipo II, ma anche alla sua cura. Già, avete letto bene cura! Sono ben documentati gli effetti positivi che l'attività fisica ha sul diabete di tipo II: riduzione della glicemia e dei livelli di emoglobina glicata HBa1c; aumentata tolleranza al glucosio; aumentata sensibilità all'insulina; riduzione della pressione arteriosa negli ipertesi; riduzione del rischio cardiovascolare; riduzione del peso negli obesi e nei soggetti sovrappeso-senso di benessere e aumento dell'autostima. Tutti questi sono solo i principali effetti che un programma motorio serio può portare su un soggetto in fase di prediabete o diabete di tipo II diagnosticato. Diabe... tiè vuol sollecitare le persone ad usare la più dolce medicina contro questa "malattia": il movimento. Le linee guida per un corretto piano di allenamento contro il diabete di tipo II sono: accumulare più di 30 min al giorno di attività fisica moderata in una settimana; alternare una seduta di allenamento ad impegno prevalentemente aerobico (60-90% FCmax) a sedute di forza (circuiti con carichi leggeri 15 ripetizioni per gruppo muscolare); eseguire il controllo glicemico pre, durante e post allenamento per svolgere eventuale reintegro glicemico. In mano abbiamo uno strumento potentissimo in grado di farci ridurre notevolmente l'utilizzo di farmaci per la cura del diabete; sfruttiamolo, anche perché a migliorare non sarà solo la malattia, ma tutto il nostro corpo! E alla fine con un allenamento serio, una alimentazione corretta potremo dire... DIABE'?... TIE'!!!

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La salute di muscoli ed ossa si cura con il movime...

Un’attività fisica regolare può esercitare un’azione benefica sui disturbi e sulle malattie che colpiscono i muscoli e le ossa (quali osteoartrite, dolori lombari e osteoporosi). Gli esercizi di allenamento rafforzano muscoli, tendini e legamenti e migliorano la densità delle ossa. I dati dimostrano che i programmi di attività fisica mirati al rafforzamento muscolare aiutano gli anziani a mantenere l’equilibrio, con una conseguente riduzione delle eventuali cadute.
 L’esercizio fisico può anche essere efficace nella prevenzione dei dolori lombari e riduce la ricomparsa di problemi alla schiena. Non vi sono prove del ruolo dell’attività fisica nella prevenzione dell’osteoartrite, ma è dimostrato che camminare con regolarità riduce il dolore, la rigidità e la disabilità e migliora la robustezza, la mobilità e la qualità della vita in genere.
 I programmi di allenamento (che prevedono l’abbinamento di pesistica ad un’attività fisica da moderata ad intensa) possono incrementare la densità minerale ossea negli adolescenti, contribuire a mantenere tali livelli negli adulti e rallentarne il declino nella terza età. Possono anche contribuire alla prevenzione dell’osteoporosi ma non possono migliorare questa patologia, una volta sviluppata. Quindi l'allenamento è fondamentale, il nostro corpo è progettato per fare prevenzione naturale con il movimento.

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Salute e benessere: siamo acidi!

L’acidosi organica cronica è venuta alla ribalta negli ultimi anni in ambito scientifico come causa principale di moltissime delle più comuni patologie, non ultima il cancro. Ogni organismo, per mantenersi in vita, deve mantenere il suo equilibrio dinamico vitale, ovvero la sua omeostasi, a livello cellulare, ematico, organico. I fattori che influenzano il movimento delle sostanze attraverso la membrana cellulare (osmosi) sono grandezza delle molecole, solubilità, carica elettrica, viscosità del sangue e quantità di muco congestionato sulle pareti delle cellule. Tutte le cellule hanno una caratteristica comune: il citoplasma ha una reazione alcalina (negativa) e il nucleo ne ha una acida (positiva), ciò crea una differenza di potenziale elettrico tra il citoplasma ed il nucleo. Questa differenza di potenziale elettrico determina la vitalità delle cellule. Se questo potenziale elettrico si riduce sotto un certo livello la cellula si ammala ed eventualmente può anche morire. Quando il sangue porta con sé molte sostanze acide, per esempio le tossine, le stesse possono penetrare all’interno delle cellule e neutralizzare l’alcalinità del citoplasma. Se la concentrazione delle tossine nella circolazione del sangue è più alta di quella nelle cellule, le tossine continueranno a fluire nel citoplasma delle cellule e, eventualmente,  precipitare creando dei cristalli. Periodicamente, durante i periodi in cui la vitalità è elevata, l’organismo tenta di correggere questa condizione attraverso delle acute crisi di guarigione (le cosiddette “malattie”). Dopo molti anni, se una persona non migliora le sue abitudini di vita, verrà a crearsi uno stato di acidosi cronica che, purtroppo spesso sottovalutata, è una vera e propria malattia. Anzi, si potrebbe affermare che, come sostiene il chirurgo di fama mondiale, il dott. George W. Crile, non esiste la morte naturale. Tutti i casi così definiti sono soltanto il punto finale di una progressiva acidificazione dell’organismo. L’acidosi precede e causa le malattie, abbassa la resistenza dell’organismo e ne riduce le funzioni organiche. Un corpo originariamente sano alla fine soccombe alle malattie quando la sua stessa produzione di acido si accumula ad un punto tale che non è pù in grado di opporvi resistenza. Mal di testa, raffreddore, eruzioni cutanee, ascessi, reumatismi, stati infiammatori persistenti, catarro, febbre, sono solo alcuni dei segnali di acidosi che il nostro corpo ci invia, e sono una conseguenza dell’accumulo di rifiuti acidi nel nostro corpo. Il nostro sangue è leggermente alcalino ed in condizioni normali il suo pH varia tra 7,35 e 7,45. Il mantenimento di questi valori è dato dal sottile equilibrio tra produzione ed escrezione di sostanze alcaline e acide. Il nostro corpo attua costantemente le proprie difese compensatorie per il mantenimento della sua omeostasi, soprattutto attraverso reni e polmoni. Il meccanismo respiratorio elimina o trattiene acido carbonico aumentando o diminuendo rispettivamente il pH ematico, mentre quello renale elimina o trattiene ioni idrogeno H+  o tampona prelevandoli dai minerali  presenti nelle stesse strutture corporee: calcio, magnesio, potassio, sodio presenti in vasi, strutture cellulari, denti, capelli, ossa Queste alcune delle problematiche legate ad un acidosi cronica Cellulite. L’eccesso di acidi rallenta l’osmosi cellulare e il passaggio di nutrienti nelle cellule determinando un ristagno che si traduce nell’antiestetico effetto buccia d’arancia. Ci sono poi delle zone di elezione di accumulo  dell’acido in eccesso, prima che questo venga espulso nella donna attraverso il ciclo: il sangue, la placenta, il bacino, le cosce, i glutei e le braccia. Se l’alimentazione e lo stile di vita sono in buon equilibrio acido-base l’organismo, normalmente, accumula scorie acide solo nel sangue e nella placenta. Ma se l’apporto acido è in eccedenza, associato magari con una maggiore predisposizione genetica, le scorie sono depositate nelle cosce/glutei creando quella poco estetica buccia di arancia: la cellulite. Artrosi ed artrite remautoide. Tra i tessuti in cui tendono ad accumularsi le scorie acide citiamo quelli vascolari (per es., le cartilagini), quelli poco vascolarizzati (per es., tendini e legamenti) e quelli che si trovano intorno alle articolazioni periferiche distali o ai tessuti più freddi (per es. l’orecchio). Il deposito di acido nelle articolazioni porta al loro deterioramento con conseguente comparsa di osteoartrite ed altre malattie osteoarticolari. Gotta. Anche l’acido urico precipita nell’urina creando cristalli che, nel tempo, possono aggregarsi per formare dei granelli o addirittura dei calcoli. Nella gotta cronica grave, i cristalli causati dall’acidità possono depositarsi nelle articolazioni centrali più grandi e nei tessuti degli organi, reni compresi. Osteoporosi. L’indebolimento delle ossa avviene perché il corpo consuma il calcio per contrastare l’acidità, per lo stesso motivo  perdiamo la massa muscolare. Diabete tipo 2.  Una eccessiva acidità del sangue abbassa la sensibilità dei recettori insulinici, costringendo il pancreas ad un superlavoro. Di contro gli acidi agiscono sulle cellule del pancreas decretandone una morte lenta. Aterosclerosi. Il calcio prelevato dalle pareti dei vasi sanguigni eccessiva acidità crea viene rimpiazzato dal colesterolo che, al contrario del calcio,è resistente all’acidità, e porta all’indurimento e all’ispessimento delle pareti dei vasi. Stress. Quando siamo continuamente sotto stress, tendiamo a bruciare molti nutrienti in un tempo molto ridotto, oppure, al contrario, non riusciamo ad utilizzare in modo efficiente il cibo. In ogni caso si producono più acidi di quelli che il nostro organismo è in grado di eliminare, quindi una condizione di stress troppo prolungata può accelerare, e di molto, l’invecchiamento. Peggiore dello stress fisico è quello mentale, proprio perché è continuo e costante e non prevede momenti di pausa per smaltire l’acidità. La storia è piena di uomini e donne, magari di potere che, implicati in vicende giudiziarie e messi in prigione, nel giro di qualche anno sono prima rapidamente invecchiati, ammalati e morti: lo stress (e quindi l’alto livello di acidi) del cadere “dalle stelle alle stalle” li ha dapprima consumati e poi uccisi. Ciclo mestruale e perdita di capelli. Uno dei sistemi di smaltimento degli acidi nelle donne. Non a caso le donne non soffrono di alopecia, mentre invece l’uomo, non avendo appunto il ciclo, deve attingere alle riserve dei minerali per neutralizzare gli acidi, prelevandoli dai capelli che vengono così deprivati dei loro elementi costitutivi e iniziano a diradarsi e a cadere. Tumori. Possiamo dire che la scienza ufficiale ha oramai riconosciuto nell’ambiente acido la causa e la crescita dei tumori. Le cellule del cancro sono cellule che da sane si sono trasformate in cancerose. A causa dell’azione corrosiva di acidi alimentari e metabolici. Più acidi produciamo, assumiamo o non riusciamo a smaltire, più elevato è il rischio di sviluppare del tessuto canceroso. Le cellule cancerose prosperano in un pH acido di 5,5 e diventano inattive ad un pH lievemente superiore a 7,365 e trasformandosi in microzima, invece muoiono ad un pH 8,5 nel quale normalmente vivono le cellule sane.   Abbiamo detto che il nostro corpo attua dei sistemi tampone per evitare un accumulo di acidosi e per mantenere, di conseguenza, il nostro sangue nel suo range ideale. I sistemi tampone sono 2: polmoni e reni. Quello che serve sapere, per quanto ci riguarda, è quello renale. Spesso mi è capitato, alla mia osservazione che basta rilevare il nostro ph urinario per sapere se siamo acidi o meno, sentirmi rispondere dai medici, alcuni dei quali clienti miei, che non vi è relazione tra il ph urinario e quello ematico. Nel momento in cui asserisco che la relazione sta nel sistema tampone che il rene applica verso una condizione organica acida mi sento rispondere: AH! vero lo avevo dimenticato. Molti invece insistono sul fatto che non vi è relazione e solo dopo aver spiegato loro che il rene trattiene i sali minerali necessari a tamponare il nostro ph acido, motivo per cui le urine saranno acide, ed aver portato loro le nozioni di medicina che avrebbero dovuto studiare, si arrendono all’evidenza. Come verificare, dunque, il nostro grado di acidità? Semplice. Acquistiamo in farmacia delle semplicissime strisce per misurare il nostro Ph urinario. Muniti di queste strisce misuriamo il ph alle prime urine della mattina e se il suo valore è inferiore a 5,9 si è in uno stato di acidosi. A questo punto vi chiederete come fare per non essere acidi?? La risposta l’avrete nella seconda parte dell’articolo.

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Insulino-resistenza, obesità ed esercizio fisico

Oggi tratterò brevemente, cercando di essere il più chiaro possibile, dello stretto legame tra l'insulino resistenza e l'obesità. Dunque per comprendere cosa si intende per insulino-resistenza partiamo dal concetto di insulino-sensitività: l'insulino-sensitività è la capacità dell'insulina di controllare la glicemia sia stimolando l'utilizzazione del glucosio (principalmente a livello del tessuto muscolare) sia sopprimendo la produzione di glucosio (del fegato). L'insulino-resistenza è una bassa condizione di insulino-sensitività. L'insulino-resistenza è spesso associata ad "un'obesità addominale" (girovita >di 88cm nelle donne e >102 negli uomini), ipertensione, sindrome dell'ovaio policistico, familiarità diabetica, IGT-IFG-diabete di tipo 2. L'accumulo di grasso in sede viscerale è dovuto alla sedentarietà, alla predisposizione genetica, alle condizioni ambientali, ma soprattutto dovuto ad una RIDOTTA SPESA ENERGETICA, piuttosto che ad una SOVRALIMENTAZIONE. Con l'introduzione dell'esercizio fisico mirato e controllato come abitudine si ottiene entro una settimana un aumento dell'insulino-sensitività! Con altri straordinari benefici sulla persona come riduzione del giro vita, aumento di massa magra e diminuzione di quella grassa, benefici sulla pressione arteriosa, aumento dell'autostima e fiducia in sè stessi. Tutti i vantaggi si annullano dopo 5-7giorni dall'interruzione dell'esercizio fisico, reversibile con la ripresa dell'attività che deve rimanere una buona abitudine! Se il medico guardando gli esami del sangue ci dice "le consiglierei di fare dell'attività fisica" non facciamo il classico fai-da-te (non iscriviamoci in palestra fiondandoci subito su un tapisroulant a 12km/h, a sollevare pesi senza un criterio o tuffandoci in piscina emulando Ian Thorpe), affidiamoci a validi professionisti in grado di supportarci in tutte le fasi del nostro cambiamento, soprattutto se siamo decondizionati e inattivi da un bel po' di tempo.

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Spondilolistesi ed attività motoria

Stasera un caro collega, mi ha fatto rispolverare il libro di Medicina Fisica e Riabilitativa... grazie! Perché non bisogna mai smettere di studiare, aggiornarsi, non bisogna mai fermarsi sulle proprie conoscenze ma allargare gli orizzonti, essere sempre pronti ad imparare. L'argomento in questione? La Spondilolistesi Spondilolistesi, ovvero lo scivolamento di una vertebra sull’altra. In genere la ritroviamo tra la quinta vertebra lombare e la prima sacrale, la sede della lesione è normalmente in corrispondenza della pars interarticularis dell’istmo. Sport come la danza, la pallanuoto, ginnastica artistica possono essere causa di una richiesta funzionale maggiore della colonna vertebrale in iperlordosi lombare favorendo i meccanismi di instaurazione della spondilolisi. In particolar modo si può verificare in seguito a frattura da stress della pars interarticularis casi riscontrati in particolar modo da atleti di danza, hockey, tuffi, sollevamento pesi, e il nostro amatissimo calcio.  Per tale motivo molti medici sconsigliano ai pazienti a rischio la pratica assidua degli sport elencati in precedenza. In ogni caso è necessario un intervento a 360° capace di gestire la patologia insieme all’attività sportiva specifica già intrapresa del soggetto e che normalmente tende a mantenere una corretta conoscenza del movimento atletico e dei meccanismi biomeccanici connessi allo specifico sport in particolare possono consentire di evitare al massimo le componenti negative. E’ indicata in questi casi anche una rieducazione motoria specifica mirata alla correzione dei difetti posturali.

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Dopo la piramide alimentare... ecco quella della s...

Come tutti sappiamo la piramide è formata da una base molto larga e si restringe man mano che si arriva alla cima. E che cosa c'entra con la salute? Prendiamola a modello per capire le regole fondamentali per essere in buona salute psicofisica: alla base troviamo le sane abitudini, farmaci solo nel bisogno estremo, niente fumo, alcol moderato e ridotto stress psicofisico. Quello che tutti dovremmo fare in buona sostanza. Un po' più su potremmo mettere l'alimentazione, e qui si potrebbe parlare per ore. Diciamo che un uso intelligente di proteine, fibre integrali e grassi e un bassissimo consumo di carboidrati semplici, cibi confezionati e conservanti, sicuramente ci assicura una dieta salutare. Sapere come fare la spesa, come cucinare i cibi, come riconoscere le cose sane da quelle meno. Saliamo ancora di un piano e troviamo l'attività fisica. Anche qui ci limitiamo a dire che deve essere mirata e costante, possibilmente sotto l'ausilio di un professionista che assicuri il corretto svolgimento della stessa e ci assicuri il raggiungimento degli obiettivi. Andiamo ancora più in alto ed eccoci alla postura o equilibrio posturale, la percezione che si ha del proprio corpo in relazione allo spazio e che varia a seconda del carattere, del nostro passato, del corredo genetico, della percezione ambientale ecc. Sulla punta (ma non per questo meno importante degli altri fattori) troviamo il respiro, la consapevolezza del respiro stesso, di come respiriamo (respiro apicale, toracico o diaframmatico). Spesso ci dimentichiamo di questo atto così fondamentale, anche se automatico. e dovremmo ogni tanto fermarci e ricordare di prendere un bel respito profondo per scaricare lo stress e rilassare mente e corpo. Abbiamo quindi visto come non ci sia un unico fattore che determina la buona salute psicofisica ma l'insieme di molte cose e potremmo riassumerle in una parola che mi piace molto: CONSAPEVOLEZZA. Non mi resta che augurarvi una buona vita!

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Tutto quello che non ci dicono sulle malattie card...

Le malattie al cuore sono la prima causa di morte al mondo, ecco che prevenire lo sviluppo delle malattie cardiovascolari è estremamente importante. Molti sono i farmaci che vengono assunti per abbassare ad esempio il colesterolo ma che hanno effetto cardiotossico nonché notevoli effetti collaterali, tanto da mettere a serio rischio la salute del nostro cuore. Spesso ci soffermiamo a quello che dice il nostro medico senza magari indagare su altre tipologie di medicine alternative, piuttosto che fitoterapia, omeopatia o agopuntura. Ecco come capita spesso e volentieri di imbottirsi di farmaci per guarire ad esempio un colesterolo alto, quando basterebbero anche rimedi meno invasivi come una corretta alimentazione e alcuni alimenti depuratrici, come il cardo e il carciofo. Nella nostra alimentazione è importante introdurre gli Omega 3 per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, la Vitamina D e il Magnesio, mentre esistono farmaci anticolesterolo, come le statine, che ad esempio vanno a ridurre l’efficacia degli Omega3. Bassi livelli di Vitamina D sono stati riscontrati in tantissime cause di morte, ecco perchè è indispensabile sempre controllare il livello e incrementarne l’assunzione e l’esposizione anche al sole. L’invecchiamento accelerato del muscolo cardiaco è legato alla carenza di Magnesio. Nel 2010, il Journal of Biomedical Sciences ha riportato che i rischi cardiovascolari sono significativamente più bassi nei soggetti che secernono alti livelli di Magnesio. Un altro studio pubblicato sulla rivista Atherosclerosis nel 2011 ha scoperto che basse concentrazioni di Magnesio nel siero del sangue innalzano la percentuale di malattie cardiovascolari e mortalità per qualsiasi causa. Ecco alcuni composti naturali che possono aiutare a sbloccare le arterie: melograno - questo straordinario frutto è stato studiato e sembra invertire lo spessore dell’arteria carotide (ovvero il blocco) fino al 29% entro 1 anno; arginina: la ricerca indica che questo aminoacido non solo impedisce la progressione dell’aterosclerosi ma anche inverte patologie associate al processo; aglio: non solo l’aglio è stato dimostrato che riduce una moltitudine di fattori di rischio associati con l’arteriosclerosi, l’ispessimento e l’indurimento delle arterie, ma anche di riduce significativamente il rischio di infarto e ictus. La ricerca ha confermato che l’aglio inibisce la formazione della placca arteriosclerotica; attività fisica: ci aiuta a mantenere in forma il nostro apparato cardiovascolare e come tutti i muscolo deve essere allenato per ottenere la sua massima efficenza/efficacia.   Cosa invece crea problemi cardiovascolari: statine: è ironico visto che questa categoria di farmaci viene usata per la prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari, in realtà sono agenti cardiotossici, legati a non meno di 300 effetti avversi sulla salute. Le statine hanno devastanti effetti sulla salute; FANS: farmaci come l’Aspirina, Ibuprofene e Tylenol, hanno ben nota associazione con un aumento della mortalità cardiaca; per cui limitatene l'utilizzo; grano: questa connessione è raramente discussa, anche da parte di coloro che promuovono le diete libere prive di grano. Il grano è un potenziale cardiotossico, oltre a più di 200 effetti avversi per la salute documentati.

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La stretta correlazione tra ferro e anemia

L’Anemia può essere definita come l’insufficienza funzionale del sistema di trasporto di ossigeno ai tessuti, per riduzione assoluta dell’emoglobina e dell’ematocrito, rispetto ai valori normali per un individuo di età e sesso determinati. Questa imperfezione del nostro corpo si manifesta con una carenza di ferro. Valori del ferro sotto i livelli minimi possono dipendere da: una cattiva alimentazione; perdite di sangue fisiologiche (come mestruazioni); condizioni patologiche (come emorragie dell’apparato digerente); cattivo assorbimento (come per il morbo celiaco). Osservando le analisi del sangue possiamo vedere che se la Ferritina Sierica è sotto i valori di norma, allora le scorte di ferro si stanno esaurendo, mentre se lo è la Sideremia, anche il ferro circolante è carente. Per arrivare alla vera anemia (sideropenica), manca l’ultimo elemento, che come avevamo preannunciato all’inizio delle nostre righe, è l’emoglobina che anch’essa si deve manifestare con livelli bassi. I disturbi tipici di una persona Anemica possono essere: astenia; cefalea; facile affaticabilità; ridotta capacità di concentrazione e lavorativa; irritabilità; palpitazioni; dispnea da sforzo; ridotta tolleranza al freddo. Solo in rarissimi casi (valutati dal medico) è necessario risolvere un’Anemia attraverso un’integrazione di Ferro. Normalmente è sufficiente correggere l’alimentazione senza dover, necessariamente, mangiare tutti i giorni carne rossa. Negli alimenti il ferro assume due forme: Emico (o ferro animale), cioè legato a una molecola di emoglobina o mioglobina. Il Ferro Emico costituisce circa il 40% del ferro contenuto nei cibi animali (carne e pesce, escluso latte e latticini e uova). Esso è altamente assorbibile, la quota varia dal 20 al 40%, nei soggetti normali. Deve però costituire una piccola porzione del ferro alimentare per non obbligare il nostro corpo a mangiare troppa carne; Non-Emico (o ferro vegetale), poco assorbibile e influenzato dalla presenza, negli alimenti, di fattori favorenti o inibenti l’assorbimento. In modo più specifico, l’assorbimento del ferro contenuto nei cereali e nelle verdure è inferiore al 5%, ma può aumentare fino al 20% se abbinato ad alimenti ricchi di acidi organici (come crauti, limone, agrumi…). L'assorbimento del ferro non-emico, quindi, è fortemente influenzato dal resto dell'alimentazione. Potenti inibitori dell’assorbimento di Ferro sono: il caffè, la crusca, il calcio del latte e dei formaggi e il tè, che imprigionano le molecole di ferro all’interno di composti e lo rendono insolubile. In conclusione possiamo dire che un’alimentazione varia ed equilibrata possa essere sempre la soluzione migliore per la nostra salute, prima ancora della nostra linea. CAMBIA. ADESSO PUOI.™

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Cosa è l'inattività fisica

Per inattività fisica, s'intende uno stato di completo riposo fisico, o può includere alcune attività, cioè alcuni movimenti corporei prodotti dai muscoli scheletrici che producono un dispendio energetico? L'inattività o uno stato di sedentarietà possono sicuramente prevedere una qualche attività muscolare e i conseguenti cambiamenti nelle funzioni metaboliche, in quelle regolatorie e in altre funzioni. Tali attività però sono troppo scarse, di durata troppo breve e poco frequenti per riuscire a produrre stimoli sufficienti affinchè i vari organi mantengano le loro strutture, funzioni e regolazioni normali. Ciò vuol dire che l'inattività fisica è uno stato diverso per organi e persone diverse. Così, in una persona giovane e sana, può prevedere più attività dell'inattività fisica di una persona anziana con strutture indebolite e funzioni limitate. Inattività fisica è mancanza di contrazioni del muscolo sufficienti a stimolarne la ricostruzione, mancanza di un sufficiente incremento di metabolismo tale da stimolare varie regolazioni metaboliche e di altro tipo, mancanza di una sufficiente quantità di movimenti tale da richiedere abilità che permettono di mantenere il controllo dei movimenti, ecc. Nell'allenamento sportivo questo livello di stimoli è definito sovravvarico fisiologico.

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Attività fisica e salute, tante buone notizie

Dopo una breve introduzione sul rapporto tra inattività fisica e numerosi stati patologici, esporrò le ragioni per le quali l'inattività fisica è dannosa e rappresenta una fonte di gravi problemi per la salute pubblica e individuale. Verrà successivamente definito cosa s'intende per inattività fisica e se ne esporranno gli effetti dannosi sulla perdita di massa muscolare, di forza e di potenza così come sull'osteoporosi e relative fratture, sull'osteoartrite, mal di schiena, sovrappeso e l'obesità, diabete mellito di tipo 2, ipertensione, sindrome metabolica, malattie coronariche, ictus, malattia vascolare periferica, cancro e sulla mortalità per tutte le cause.                                                                                          Esistono prove scientifiche certe che numerose patologie sono più comuni in persone che non svolgono un'attività fisica, o svolgono un'attività fisica molto scarsa, rispetto a coloro che, invece, sono fisicamente attivi. Il numero di queste condizioni di salute legate all'inattività e all'attività fisica è cresciuto constantemente durante gli ultimi decenni. La relazione che è stata osservata tra assenza o scarsità di attività fisica e l'aumentata esistenza o incidenza di malattie non è dovuta ai cosiddetti fattori confondenti, come l'età, il sesso, il grasso corporeo, lo stato precedente di salute, la dieta, il fumo, il consumo di alcool, l'educazione o il reddito. Le ricerche epidemiologiche hanno fornito gradualmente prove sempre più evidenti che l'inattività fisica è una causa dello sviluppo di numerosi stati di cattiva salute. Il criterio di tali prove è la costanza dei dati rilevati in ricerche e popolazioni diverse, l'intensità dell'associazione tra livello di attività fisica e il rischio di malattie, la relativa successione temporale (inattività precedente alla comparsa della malattia), il rapporto logico tra livello e cambiamento del livello diinattività/attività e il rischio di malattie, la spiegazione coerente e plausibile del rapporto osservato. Studi condotti su animali hanno prodotto ulteriori prove della relazione della quale abbiamo parlato. Perchè l'inattività fisica è dannosa per la salute? La ragione fondamentale degli effetti di peggioramento o addirittura di danneggiamento della salute provocati dall'inattività fisica è che gli esseri umani di ambedue i sessi sono fatti per muoversi. E, se si eccettuano gli ultimi decenni, sono stati obbligati a muoversi per tutta la storia dell'umanità. L'attività fisica è stata e resta lo stimolo biologico essenziale necessario per fare in modo che le strutture e le funzioni degli organi e dei sistemi di organi conservino la capacità di svolgere i loro compiti. L'effetto stimolante dell'attività fisica è mediato dall'espressione dei geni; e si pensa che questi si siano adattati ad uno stato di regolare attività fisica nel periodo durante il quale i nostri antenati per sopravvivere dovevano cacciare. L'attività tipica dei nostri antenati. come quella di spostarsi rapidamente per periodi prolungati, ha provocato un carico crescente sugli organi locomotori, metabolici, cardio-respiratori, nervosi, endocrini ed escretori, e la ripetizione di questa attività ha prodotto adattamenti in questi organi che hanno aumentato la loro tolleranza alle variazioni sia dello sforzo fisico sia delle condizioni ambientali. Se la salute viene concepita come energia e potenziale per la sopravvivenza, prestazione e realizzazione nei campi fisici, mentali e sociali della vita, allora molti, se non tutti, gli adattamenti prodotti da una quantità e una intensità moderata di attività fisica migliorano la salute, in quanto aumentano la forza o la capacità funzionale degli organi corrispondenti. Molti di tali adattamenti diminuiscono il rischio di certe malattie o dei loro presupposti, come il sovrappeso o l'obesità. L'inattività fisica e la mancanza dello stimolo biologico provoca l'effetto opposto e aumenta il rischio di numerosi stati di cattiva salute come quelli prima citati. Per questa ragione, l'efficacia quasi miracolosa dell'attività fisica per la salute ha solide basi biologiche. Il ruolo dell'inattività fisica come fattore di rischio varia notevolmente tra le varie patologie e da persona a persona. In generale, si può affermare che l'importanza dell'inattività fisica come fattore di rischio è proporzionale al ruolo centrale ed esclusivo che ha l'attività fisica nel mantenere le strutture e le funzioni del relativo organismo. Per questa ragione, l'inattività fisica è un fattore di rischio notevole per quanto riguarda l'insorgenza di una perdita di massa muscolare (sarcopenia) e ossea (osteoporosi) nelle persone anziane, o del diabete di tipo 2, ma un fattore di rischio meno intenso per la cardiopatia coronarica o il cancro.

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Le magrezze, sono tutte uguali?

La Magrezza, per definizione, è una ridotta riserva di grasso associata ad una diminuzione delle masse muscolari. Si caratterizza da un bilancio energetico negativo (voluto o causato da squilibri ormonali o patologie), dove i consumi  energetici prevalgono sulle entrate alimentari. Essa può essere: Magrezza Costituzionale, stenica o astenica; Magrezza Secondaria, da squilibri ormonali, da malattie dell'apparato digerente, da elevata azione dinamico specifica degli alimenti; Magrezza da Ipoalimentazione, volontaria o involontaria. Per fronteggiare la magrezza occorre individuarne le cause. Innanzitutto, il soggetto magro deve fare una Analisi Impedenziometrica con BIA101 per accertare quanta Massa Magra e Muscolare abbia; misurare, se possibile, i diametri ossei per accertare che possibilità ha di costruire massa muscolare se trattasi di soggetto giovane. Successivamente è preferibile fare dei dosaggi ormonali per escludere casi di cattivo funzionamento della tiroide e/o del surrene. I magri più fortunati sono quelli costituzionali stenici in quanto non hanno grossi problemi nè ormonali nè metabolici. A questi soggetti che vanno in palestra per muscolarizzare consiglio di sottoporsi ad un allenamento con pesi con frequenza bisettimanale. L’alimentazione dovrà essere ipercalorica, ripartita in 5 o più piccoli pasti al  giorno a prevalenza di carboidrati. Se ritenuto necessario, supplementare l’alimentazione con creatina, glutammina, fosfatidilcolina, ecc.

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La sarcopenia, cos'è? Come si contrasta?

Verso i 50 anni di età si verifica un fenomeno chiamato sarcopenia che consiste in una perdita di massa muscolare del 3-5% nei primi anni (Nair, 1995) ed in seguto dell’1-2% ogni anno (Marcel, 2003). Questo fenomeno può comportare, intorno ai 75 anni, un dimezzamento dalla massa muscolare. La sarcopenia porta ad una diminuzione di forza che limita l’autonomia dell’anziano e riduce l’equilibrio esponendo così il soggetto, ad un aumento del rischio di cadute e di fratture che rappresentano l’episodio più limitante ed invalidante per le conseguenze che comporta (sindrome da immobilizzazione, iperglicemia, ecc).    Alcuni studi (Zacker, 2006; Van del Belt, 2000) affermano che lo sviluppo della sarcopenia è favorito della diminuzione dei livelli di ormoni androgeni, che si verifica in seguito all’invecchiamento. Altri studi asseriscono che nell’anziano si verifica una riduzione della sintesi proteica muscolare pari al 30% in meno rispetto ai giovani (Yarasheski, 2003). Con l’età diminuisce anche il numero fibre satelliti che sono responsabili della rigenerazione muscolare e dalla genesi delle nuove fibre. Tutto questo aumenta ancora di più la perdita di massa muscolare (Roth et al. 2000).   La sarcopenia non può essere arrestata, ma grazie ad allenamenti mirati a migliorare la forza, può essere contrastata poiché in questo modo si va ad agire sulle fibre di tipo II e si producono risposte anaboliche che non si ottengono con la pratica di attività aerobiche  (Zacker, 2006). L’allenamento per la forza può portare una riduzione del 30% del rischio di cadute nell’anziano (Metter e al, 2006).   Un altro aspetto da valutare è la nutrizione che deve essere adeguatamente curata. Infatti nell’anziano spesso posso verificarsi stati di malnutrizione causati da una riduzione dell’assorbimento di alcune sostanze (ad esempio il ferro) e dalla riduzione dell’apporto calorico giornaliero. In particolare è stato dimostrato che il 25% delle donne sopra i 65 non assume una quantità di proteine adeguata ai proprio fabbisogni nutrizionali (Zacker, 2006).   La malnutrizione può peggiorare il fenomeno in quanto può aggravare l’evoluzione della sarcopenia.    Nonostante le numerose ricerche scientifiche che testimoniano i grandi benefici riscontrati dall’allenamento di forza nell’anziano, le persone anziane medie non eseguono esercizi mirati al potenziamento muscolare ma spesso viene consigliato loro, da molti medici, la sola passeggiata che, ovviamente, risulta estremamente insufficiente nel contrastare il fenomeno di sarcopenia e nel garantire uno stato di efficienza e buona salute.

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Sindrome Metabolica: cos'è e come affrontar...

Sintomi Avere la sindrome metabolica significa soffrire di diversi disturbi metabolici contemporaneamente, tra cui: obesità, in particolare intorno alla vita (avere una “forma a mela”); ipertensione; elevato livello di trigliceridi nel sangue, di grassi e un basso livello di colesterolo HDL – il colesterolo “buono”; resistenza all’insulina, un ormone che aiuta a regolare la quantità di zucchero nel corpo. Avere una componente della sindrome metabolica significa avere più probabilità di presentarne altre e, più componenti sono presenti, maggiori sono i rischi per la salute. Diverse organizzazioni hanno i propri criteri per la diagnosi della sindrome metabolica, secondo alcune delle più note linee guida hai la sindrome metabolica, se hai tre o più di questi tratti: circonferenza vita elevata, superiore a 88 cm per le donne e 101 per gli uomini. Alcuni fattori di rischio genetici, come la familiarità per diabete o l’origine asiatica, abbassano il limite della ciroconferenza vita (79 cm per le donne e 94 cm per gli uomini); elevato livello di trigliceridi pari a 150 milligrammi per decilitro o superiore, o se comunque si è in trattamento per alti livelli di trigliceridi; ridotte quantità circolanti di HDL (inferiore a 40 mg/dl negli uomini o inferiore a 50 mg/dl nelle donne); pressione arteriosa oltre i 130/85, od in caso di trattamento farmacologico per l’ipertensione; elevata glicemia a digiuno (100 mg/dl o superiore), od anche se tenuta sotto controllo con farmaci. Trattare uno dei fattori di rischio della sindrome metabolica è già difficile, ma occuparsi di ognuno di essi potrebbe sembrare impossibile; tuttavia un cambiamento drastico dello stile di vita e, in alcuni casi, i farmaci possono migliorare tutti i fattori della sindrome metabolica. Fare più attività fisica, perdere peso e smettere di fumare contribuiscono a ridurre la pressione sanguigna e a migliorare i livelli di colesterolo e zucchero nel sangue. Questi cambiamenti sono fondamentali per ridurre il rischio: Esercizio. I medici raccomandano di svolgere dai 30 ai 60 minuti di esercizio fisico di intensità moderata, come camminare di buon passo, ogni giorno. Perdere peso. Perdere anche solo dal 5 per cento al 10 per cento del peso corporeo può ridurre i livelli di insulina e la pressione sanguigna. Mangiare sano. La dieta mediterranea, come molti regimi alimentari per mangiare sano, limita i grassi non salutari a favore di frutta, verdura, pesce e cereali integrali. Smettere di fumare. Fumare sigarette aumenta la resistenza all’insulina e peggiora le conseguenze sulla salute della sindrome metabolica. Parlate con il vostro medico se avete bisogno di aiuto per eliminare quest’abitudine. Se non siete in grado di raggiungere i vostri obiettivi attraverso i cambiamenti dello stile di vita, il medico può anche prescrivere farmaci per abbassare la pressione sanguigna, per controllare il colesterolo o per favorire la perdita di peso. Si possono prescrivere farmaci insulino-sensibilizzanti per aiutare il corpo a usare l’insulina in modo più efficace e la terapia con aspirina in alcuni casi può contribuire a ridurre il rischio di infarto e ictus. E’ possibile prevenire o ritardare la sindrome metabolica soprattutto con cambiamenti dello stile di vita: uno stile di vita sano è un impegno permanente, controllare con successo la sindrome metabolica richiede quindi uno sforzo a lungo termine ed un lavoro di squadra con il proprio medico curante. Impegnarsi in una dieta sana, mangiare molta frutta e verdura, scegliere tagli magri di carne bianca o pesce invece che carni rosse, evitare alimenti conservati o fritti in abbondante olio, eliminare il sale da tavola e sperimentare altre erbe e spezie. Muoversi, fare molta attività fisica regolare e moderata. Programmare regolari visite di controllo, controllare la pressione sanguigna, il colesterolo ed i livelli della glicemia a intervalli regolari. Effettuare ulteriori modifiche dello stile di vita, se i numeri stanno andando nella direzione sbagliata.

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Scegli bene la tua spesa: attenzione ai 10 ingredi...

Oggi vi faremo conoscere i 10 ingredienti più tossici presenti nell'industria alimentare. Per la durata e la conservazione dei cibi industriali generalmente vengono utilizzati conservanti e agenti sintetici per ritardare e inibire, appunto, la crescita di funghi e muffe. Queste sostanze però una volta liberate nel corpo privano di ossigeno le cellule rubandone le sostanze nutritive e creando un ambiente favorevole per le malattie. Continui sono gli studi che vengono effettuati a riguardo di questi argomenti. Vediamo questi 10 elementi dal quale bisognerebbe stare alla larga il più possibile...   SODIO BENZOATO (E211) - Questo assassino furtivo si trova in quasi tutti i vasi e bottiglie, come condimento per l’insalata, sottaceti, salse, maionese, quasi tutte le bevande analcoliche e succhi di frutta, e anche in prodotti alimentari etichettati come “naturali”. Secondo uno studio del professor Peter Piper, del dipartimento di biologia molecolare e biotecnologie dell’Università di Sheffield, il sodio benzoato testato su cellule vive di lieviti distrugge aree del DNA nelle stazioni energetiche cellulari, i mitocondri. OLIO DI CANOLA - Questo olio è di derivazione vegetale ed è presente in più del 30% di tutti i prodotti. Olio di canola è in realtà una selezione dell’olio di colza e può causare enfisema e insufficienza respiratoria, che alla fine portano al cancro. L’olio di colza è inadatto all’uso alimentare a causa dell’alta concentrazione di acido erucico, che per la sua tossicità è fortemente limitato per legge, con un limite massimo tollerato del 5% nei grassi alimentari (legge comunitaria in vigore dal 1º luglio 1979, Direttiva 76/621/CEE, del 20 luglio 1976). Essendo però un olio estremamente economico, in Italia è attualmente utilizzato dalla ristorazione commerciale. GLUTAMMATO MONOSODICO (MSG) - La FDA permette 20 “pseudo” nomi per esso, tra cui estratto di lievito Ajinomoto autolyzed, Vetsin, MSG, gelatina, caseinato di calcio, proteina vegetale idrolizzata (HVP), proteina testurizzata, glutammato monopotassico, idrolizzato pianta Poteina (PHP) Estratto di lievito, acido glutammico, caseinato di sodio, lievito, proteine vegetali idrolizzate, Senomyx, carragenina, aromi naturali, esaltatore di sapidità, o il numero E620, E621, E622, E623, E624, E625, E627, E631, o E635 per citarne alcuni. Solo perché un prodotto dice “No MSG” non significa che non c’è! SODIO NITRATO e NITRITO DI SODIO (nitrosammine) - E ‘usato per fertilizzanti, esplosivi, e come solvente nell’industria della pulizia a secco. E' considerato un “super-sale” (come glutammato monosodico) aggiunto a cose come hot dog, salsicce e pancetta per aumentare la durata di conservazione, colore e sapore. Il nitrito di sodio è usato principalmente come conservante alimentare e fissativo del colore nei prodotti a base di carne. Spesso usati in combinazione con altri sali noti nella vulcanizzazione: sali di sodio nitrito e nitrato e potassio (E249). Il suo uso impedisce intossicazione batterica, specialmente botulismo. Gli studi da parte delle autorità sanitarie degli Stati Uniti alla fine del 1970 hanno dimostrato che l’uso di nitrito di sodio come additivo alimentare potrebbe provocare il cancro . MARGARINA - Il corpo non può integrare gli acidi grassi trans nelle membrane, causando strutture deformative cellulari. Ricchissima di grassi vegetali idrogenati che accelerano l’invecchiamento e degenerano i tessuti. ANTISCHIUMA - (Dimethylpolysiloxane) è una sostanza chimica industriale utilizzata in stucchi e sigillanti. Questo componente è usato soprattutto in fast food bocconcini di pollo e uova. Un derivato del petrolio, viene utilizzato come stabilizzatore in profumi, resine, vernici e prodotti chimici collegato ai tumori gastrici e danni al DNA. ANTIAGGLOMERATI - I prodotti chimici che assorbono l’umidità. Questi vengono aggiunti al sale da tavola prodotti e alimenti in polvere. Essi sono spesso composti di fosfato, carbonato, silicato e ossido di composti contenenti alluminio. L’alluminio è collegato alla malattia di  ed è utilizzato anche nel vaccino contro l’influenza. COLORI ARTIFICIALI - Petrolchimica olio sintetico, antigelo e ammoniaca. Vietati nei cosmetici, ma ancora consentiti negli alimenti. Indeboliscono il sistema immunitario. Causa di tumori della vescica e testicoli. EMULSIONANTI  -Carragenina, polisorbato 80 e oli vegetali bromurati (OLS). Di solito si trova nel latte al cioccolato, formaggio, gelato, latte in polvere e gelatina. La BVO rimane per anni nel corpo. Polisorbato 80 è anche in molti vaccini. DOLCIFICANTI ARTIFICIALI - Aspartame, acesulfame K, sucralosio, sorbitolo, Truvia, e, naturalmente, saccarina. A causa del suo gusto dolce, questi dolcificanti chimici ingannano il corpo e producono dipendenza per lunghi periodi di tempo.   In conclusione, vi consigliamo di acquistare consapevolmente, di alimentarvi possibilmente in modo "naturale" e magari di produrre più alimenti possibili con le nostre mani. CAMBIA. ADESSO PUOI.™

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Salute: fumare al risveglio raddoppia i rischi!

Prima una persona fumerà una sigaretta al mattino, maggiori saranno le possibilità di ammalarsi di tumore polmonare o orale. Lo dimostra una nuova ricerca della Penn State University pubblicata sulla rivista Cancer, Epidemiology, Biomarkers and Prevention. I risultati dello studio rivelano che i fumatori che consumano sigarette subito dopo il risveglio hanno nel sangue livelli più elevati di NNAL - metabolita dell'NNK (Nicotine-derived nitrosamine ketone) nitrosammina presente nel tabacco e potente procarcinogeno. Fumare una sigaretta appena svegli aumenta i tassi di NNAL nel sangue, percentuali che si presentano a livelli inferiori nei fumatori che aspettano mezzora o piu' tempo dal risveglio, indipendentemente dal numero di "bionde" fumate successivamente durante la giornata. Una constatazione che "incorona" la prima sigaretta mattutina come la piu' pericolosa di tutte. L'indagine ha analizzato i dati di 1.945 fumatori adulti: il 32 per cento ha dichiarato di fumare una sigaretta dopo cinque minuti dal risveglio; il 31 tra i sei e i trenta minuti; il 18 tra i 31 e i 60 minuti e il 19 per cento un'ora dopo.   In conclusione Anche se è uno studio (e non del tutto attendibile), attendete sempre 2-3 ore dal risveglio prima di accendervi un sigaretta. In questo modo avrete già ridotto una dose giornaliera, ma soprattutto dimostrerete di volervi bene... "prevenire è meglio che curare" conseguenze irreparabili. CAMBIA. ADESSO PUOI.™

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Controindicazioni nell'uso degli steroidi ana...

In dosi normali terapeutiche, l'uso degli steroidi anabolizzanti dà raramente luogo ad effetti nocivi collaterali, tuttavia l'uso indiscriminato a dosi elevate, così come negli ultimi anni viene praticato da molti atleti, può essere l'origine di stati patologici di notevole gravità. Alcuni di questi prodotti anabolizzanti possono provocare gravi disturbi intestinali, affezioni epatiche con itterizia, scompensi cardiocircolatori, aumento della pressione arteriosa per ritenzione di acqua, acne diffusa. Nei soggetti in fase puberale di entrambi i sessi si può verificare un prematuro arresto dello sviluppo fisico per saldatura delle cartilagini epifisarie che a tale sviluppo presiedono. Nell'uomo l'inibizione del meccanismo di autoregolazione ipofisi-testicolare può provocare una diminuzione dell'attività delle ghiandole della riproduzione ed atrofia testicolare, oltre che disturbi prostatici per aumento di tale ghiandola. Nella donna (anche le atlete infatti utilizzano gli steroidi anabolizzanti) si possono avere disturbi del ciclo mestruale, assieme a segni di virilizzazione come irsutismo e variazione della voce. Bisogna inoltre considerare un altro fenomeno legato all'aumento di volume dei muscoli non associato ad un contemporaneo aumento della resistenza elastica dei tendini e delle loro inserzioni:  che cioè questi soggetti possono andare facilmente incontro a tendiniti o entesiti, specialmente a carico di muscoli potenti quale il bicipite ed il quadricipite. Recentemente è stata, infine, avanzata l'ipotesi, non ancora esaurientemente documentata, di un azione cancerogena degli steroidi anabolizzanti. Già da circa un trentennio la Commissione Medica del C.I.O. aveva considerato l'opportunità di includere gli steroidi anabolizzanti nella lista dei prodotti proibiti perchè considerati dopanti, ma questo non era stato possibile per il fatto che non esistevano ancora metodi di analisi suffucientemente sicuri per rivelare la loro presenza nelle urine, così mentre si poteva, da una parte, constatare l'effetto delle misure prese a riguardo della assunzione di altre sostanze dopanti, dall'altra gli steroidi anabolizzanti vennero inclusi nella lista delle sostanze proibite solo in occasione dei Giochi Olimpici di Montreal nel 1976.

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Alterazioni posturali e dismetrie torsionali. In s...

La dismetria torsionale è costituita da un movimento del corpo dovuto ad una rotazione essenziale del bacino con movimento antitetico dell’asse bi- omerale e con opposizione del cranio in asse opposto. Tali serie di rotazioni indicano tensioni muscolari che in una turbe della rotazione iniziale, cioè del bacino, divengono asimmetriche nei due emimeri. Questa catena di rotazioni sovrapposte ed in opposizione l’una con l’altra, può prendere il via dall’inizio dell’appoggio dei piedi allorquando il bambino incomincia la deambulazione. Si nota, nel piccolo soggetto, lo scatenarsi di contratture muscolari che prendono l’avvio dalle dita dei piedi e misurabili con il segno clinico, sempre presente , consistente nella diminuzione della escursione pronatoria dell’avampiede. Questo è almeno quanto risulta dalle osservazioni fatte e che richiederebbe una ricerca più approfondita di quella a disposizione. Abbiamo parlato di diminuzione della pronazione dell’avampiede e notiamo che, nella normalità, la pronazione è di 15° e la supinazione di 25°, per una escursione totale di 40°. Questi dati sono, generalmente, perduranti nel corso della vita ed inoltre le possibili variazioni di tali misure comportano il formarsi di compensi rotatori delle articolazioni più craniali nonché a variazioni degli assi tibiali e femorali. Per esempio, vediamo dapprima, per chiarezza, cosa succederebbe in una alterazione del genere che compaia bilateralmente. La catena delle contratture continuerebbe, dal punto a cui siamo giunti, sino ai piani superiori, interessando prima il bacino, trazionandolo in anteposizione per la contrattura degli ileo-psoas e del muscolo sartorio bilateralmente nonché dei tensori della fascia lata e dei muscoli ischio crurali. A favorire tale anteposizione del bacino e continuando la catena delle contratture, si avrebbe la tensione dei muscoli paralombari che, con la loro azione di contenimento di una caduta in avanti, costringono la colonna in iper- lordosi. Continuando a seguire i compensi successivi si assisterebbe al formarsi di una iper-cifosi dorsale  e, contemporaneamente, di una azione di accorciamento degli addominali, unitamente, a sua volta, ad una contrazione della cassa toracica  dovuta all’iper- cifosi    con il risultato di una minor escursione diaframmatica e conseguente ipoventilazione. Salendo ancora si avrebbe un accorciamento dei pettorali, una anteposizione delle articolazioni scapolo omerali, con formazione posteriormente di scapole alate e tensione anomala dei deltoidi. A livello cervicale, secondo una logica, si dovrebbe pensare di trovare, a mo’ di compenso, una iper- lordosi cervicale, invece, data la contrattura dei muscoli paracervicali che mantengono l’occipite in basculamento anteriore e in opposizione a tale contrattura, si ha la tensione dei muscoli sterno cleido mastoidei i quali, cercando di contenere la contrattura predetta, provocano, come risultato, un arretramento della mandibola. Nel contempo si avranno delle contratture dei muscoli mimici della faccia con alterazione delle pieghe genio- labiali che verranno a divergere dalle labbra. Si dà il fatto, che il piano dell’osso occipitale sia parallelo dell’osso sacrale e che questo parallelismo venga conservato durante tutti gli spostamenti. Abbiamo sin qui parlato di alterazioni posturali contemporanee in entrambi gli emimeri del corpo. Ora tali alterazioni bilaterali, del tutto rarissime e quasi mai riscontrabili, sono state ipotizzate per mera necessità esplicativa, come già detto, escludendo tutte le alterazioni rotatorie che vengono a stabilirsi monolateralmente, come avviene in realtà. Quando, monolateralmente, vi sono alterazioni della pronazione dell’avampiede, viene a svilupparsi la dismetria torsionale rilevabile sul piano bisiliaco e sulla occlusione dentaria. La cosa, estremamente interessante, è che lo stesso valore del deficit della escursione pronatoria dell’avampiede nei confronti del controlaterale, corrisponde al grado di inclinazione del bacino, come dismetria torsionale, per cui la linea  bisiliaca non è orizzontale , ma inclinata ad essa ed il termine di torsionalità è riferito al fatto che per tale inclinazione le creste iliache divengono asimmetriche e di conseguenza le spine iliache anteriori- superiori vengono ad avere livelli diversi. Radiograficamente la controprova è la differenza morfologica dei forami otturatori nella loro proiezione sul piano della lastra radiografica. Da questa partenza si sviluppa la catena reattiva per la conservazione  dell’equilibrio sia statico che dinamico: per i compensi vengono attivati il peroneo lungo, per cercare di annullare il deficit pronatorio dell’avampiede, torcendo la tibio- tarsica che, a sua volta, verrà a trascinare la tibia in rotazione  interna e inducendo una recurvatura  del ginocchio con iperpressione rotulea (nel giovane scatenante frequentemente una patologia dell’inserzione del tendine rotuleo). Questa situazione viene contenuta dalla contrazione del sartorio che ha un effetto derotante, però la contrattura di tale muscolo favorisce la trazione in avanti ed in basso dell’emibacino omolateralmente. Tali spostamenti inducono una orizzontalizzazione della piastra sacrale il cui margine superiore si muove in senso antero inferiore. Da un punto di vista osteo- articolare, l’inclinazione del bacino da un lato provoca lo scivolamento della lamina quadrilatera del cotile opposto, verso la fovea capitis femorale, con conseguente scompaginamento, dei carichi e quindi maggior usura delle superfici articolari Mutando in tal modo la planarità del piano di appoggio del passaggio sacro lombare, viene provocata la formazione di una curva lombare a convessità omolaterale al lato dismetrico e quindi, sul piano frontale, si avrà anche una apertura altrettanto omolaterale degli emispazi vertebrali e conseguentemente schiacciamento discale opposto nonché compressione delle faccette e relativi peduncoli. Al limite può ritenersi possibile il restringimento del neurodoco con conseguente patologia radicolare o addirittura la spondilolisi . Tale catena di apertura degli spazi intervertebrali può compensare una inclinazione di bacino di ben 3 mm. Per ogni disco intervertebrale. Si intende tale dato nella media delle osservazioni escludendo dovute eccezioni. Viene così a crearsi una scoliosi a convessità omolaterale alla parte del bacino più bassa, lato al quale, va bene ripeterlo, va riferita la dizione di dismetria torsionale. Inoltre sia per fenomeni di scivolamento, sia seguendo la legge della Fisica, circa la flessione dei tubi semi- rigidi, la colonna stessa  subisce nel contempo una torsione che formerà così l’evidente gibbo paravertebrale posto nel lato della convessità. Per quanto riguarda la porzione toracica della colonna vertebrale e le spalle, queste vengono a porsi in opposizione alla torsione del bacino per mantenere il baricentro, per cui, per esempio, nella dismetria torsionale sinistra, quella cioè con la spina iliaca anteriore – superiore più bassa, si avrà un abbassamento ed anteposizione della spalla destra. Per ottenere questa anteposizione si attivano i pettorali omolaterali e, all’unisono, il deltoide destro. Infatti in tutti i soggetti visti, la distanza, dal profilo del margine della spalla al margine del collo, è più breve a dx che a sin. Da un punto di vista vertebrale si noterà una curva dx convessa che compensa la sottostante lombare per una questione gravitaria. E’ però sottinteso che tale curva con relativo gibbo, ben più visibile perché coinvolgente le coste, è altresì sostenuta da opportune contratture muscolari. Per trattenere la caduta in rotazione dell’emitorace dx si attivano i paravertebrali omolaterali la cui catena superiore va ad inserirsi assieme ai paracervicali diffusamente sui margini occipitali. Questa caduta è l’artefice della estensione della colonna cervicale e del basculamento dell’occipite in avanti e contemporanea rotazione a destra. Tale proiezione in avanti del massiccio occipito – mascellare, fa sì che la mandibola rimanga relativamente arretrata (generalmente ci consta che lo spostamento sia pari ad un decimo dell’abbassamento dell’emibacino), e trazionata verso sinistra . In tale modo vengono compromesse sia l’articolazione temporo – mandibolare nonché l’occlusione dentaria, provocando in essa un mancato contatto dei molari di sinistra e precontatto dei molari di destra, causa questo della loro precoce usura. Questo lato destro, per giunta, è preferenziale nella masticazione- Il contatto predetto, inoltre, innesca una maggior contrattura dei muscoli mimici e masticatori di destra, con il risultato di un abbassamento della piega genio-labiale di tale lato. Una accurata osservazione giunge persino ad altra ulteriore conclusione e cioè che l’assetto dl viso che, in effetti volge a destra, porta, di necessità, a far convergere, per una visione frontale, l’occhio destro. Nel giovane tale assetto oculare, di necessità, comporta una maggior stanchezza dell’apparato visivo destro, provocandone divergenza.

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Salute: tutti i benefici dell'esercizio fisic...

E’ stato evidenziato come la pratica regolare dell’esercizio fisico moderato di tipo aerobico intervenga nella prevenzione primaria delle patologie dismetaboliche e cardio-vascolari, nonché nella prevenzione primaria del sovrappeso, attraverso anche la modifica della concentrazione degli ormoni che regolano il metabolismo dei macronutrienti. Tali evidenze hanno indotto il Ministero della Salute ad introdurre delle linee guida per un corretto stile di vita: gli adulti dovrebbero svolgere almeno mezz’ora al giorno di attività moderata per cinque giorni alla settimana o almeno venti minuti di attività intensa per trè giorni alla settimana oppure una combinazione equivalente di attività fisica moderata/intensa; i bambini e gli adolescenti, nella fascia di età 5-18 anni, le raccomandazioni indicano di svolgere 60 minuti di attività moderata/intensa ogni giorno. E’ attività fisica qualsiasi forza esercitata dai muscoli scheletrici in grado di determinare un aumento del dispendio energetico. Da un punto di vista energetico infatti l’attività fisica rientra in quella componente “facoltativa” della spesa energetica di un individuo che può essere quindi modificabile andando ad agire sula spesa energetica totale delle 24 ore. Occorre però subito distinguere nell’ambito dell’attività fisica un tipo di attività che possiamo definire occasionale e una continua o di training fisico. Con la prima ci si riferisce ad un unico episodio o sessione che di per se richiede una varietà di adattamenti metabolici e circolatori per far si che l’organismo adempia al fabbisogno acuto di ossigeno e di substrati energetici per tale attività. La seconda, invece, determina adattamenti sistemici che riflettono il modo in cui l’organismo ottimizza la sua capacità di risposta ad uno stimolo fisico imposto regolarmente con effetto cumulativo. E’ in questo secondo tipo di attività che l’organismo, oltre ai miglioramenti relativi alle funzioni cardio-vascolari e respiratorie, ottimizza anche la sua capacità metabolica di produzione dell’energia attivando vie metaboliche più vantaggiose ai fini energetici. Sono questi miglioramenti, che definiamo globalmente col termine di fitness, che si possono evidenziare in tutti i sistemi fisiologici dell’organismo a riposo, durante esercizio fisico sub massimale e massimale. Le fonti energetiche impiegate in una data attività fisica sono direttamente influenzate da tre parametri fondamentali: durata; intensità; frequenza. Sono questi tre parametri che condizionano, secondo il tipo di attività fisica svolto, un metabolismo energetico di tipo aerobico (che richiede maggior consumo di ossigeno a fronte di ossidazione completa dei substrati energetici) e   unmetabolismodi tipoanaerobico che comporta un’ incompleta ossidazione dei substrati con minor consumo di ossigeno e minor produzione di energia. La pratica dell’esercizio fisico contrasta efficacemente tutti i parametri della sindrome metabolica, in quanto induce una serie di vantaggi che portano, in definitiva, ad una correzione (totale o parziale) dell’insulino-resistenza: questo pone nelle mani del medico una potente arma di tipo non farmacologico per un efficace intervento preventivo, terapeutico e riabilitativo. La terapia della sindrome metabolica non può essere rivolta ai singoli sintomi (es. l’ipertensione) ma alla causa, al grasso periviscerale e alla sedentarietà che determinano l’insulinoresistenza e quindi l’iperglicemia, l’ipertensione e la dislipidemia. A differenza dei farmaci usati per il trattamento delle varie componenti della sindrome metabolica (diabete, ipertensione, dislipidemiae cc.) che normalmente sono specifici per singolo fattore di rischio (antidiabetici, antipertensivi, ipolipemizzanti, ecc..) l’esercizio fisico di tipo aerobico è in grado di migliorare la totalità dei fattori di rischio cardiovascolare modificabili eproduce effetti, contemporaneamente, su tutti gli aspetti della sindrome metabolica a cominciare dall’obesità viscerale, con i seguenti incontestabili benefici: miglioramento della composizione corporea; miglioramento della sensibilità insulinica e prevenzione del diabete mellito di tipo 2; aumento del colesterolo HDL con riduzione VLDL e LDL piccole e dense (assetto lipidico meno aterogeno); riduzione della pressione arteriosa; riduzione della mortalità da tutte le cause; riduzione della mortalità coronarica; probabile riduzione del rischio di ictus cerebrale; riduzione della mortalità del cancro del colon e mammella; incremento della densità ossea e riduzione delle fratture; riduzione della disfunzione erettile dopo i 50 anni di età; miglioramento della sensazione di benessere fisico e della qualità della vita (azione antidepressiva).   I vantaggi indiscutibili dell’attività fisica nei soggetti con sindrome metabolica, si inquadrano in una serie di effetti a vari livelli. I principali sistemi che vengono modificati sonoil cardio-vascolare, il muscolo-scheletrico, l’endocrino-metabolico e l’immunitario, nonché la sfera psichica.   I benefici a carico dell’apparato cardio-vascolare riguardano miocardio, circolo coronarico e periferico. A livello coronarico è stato dimostrato: un aumento del diametro interno delle arterie coronarie maggiori; l’incremento del flusso coronarico massimale; la neoformazione di arteriole e capillari; la riduzione della reattività vascolare coronarica; un’aumentata efficienza del trasporto di ossigeno     Nel miocardio dei soggetti allenati si verifica una riduzione del consumo cardiaco di ossigeno, la riduzione delle resistenze periferiche con calo della pressione arteriosa con particolare vantaggio nei soggetti ipertesi.     Nel muscolo scheletrico la pratica regolare dell’esercizio fisico aerobico, porta a una modificazione della composizione in fibre del muscolo striato. E’ stato dimostrato l’aumento selettivo delle fibre muscolari lente (rosse), del loro contenuto in mitocondri, lo sviluppo di nuovi capillari muscolari e l’aumento dei trasportatori del glucosio insulino-sensibili.     L’incremento della massa muscolare associato alla parallela riduzione della massa grassa cambia sostanzialmente la composizione corporea; la massa magra rappresenta più del 90% del peso di un soggetto ben allenato rispetto al 75-80% riscontrabile nei soggetti sedentari a parità di peso. A differenza della dieta ipocalorica, che riduce il contenuto di grasso in tutto il corpo, l’esercizio fisico aerobico diminuisce soprattutto il grasso viscerale; anche per questo motivo i chili persi grazie all’esercizio fisico si riprendono con più difficoltà rispetto a quelli persi con la sola dieta. Si dimagrisce veramente solo quando il consumo calorico supera le calorie introdotte con il cibo; ed è proprio a fronte di un corretto introito calorico, che l’attività fisica garantisce un maggior consumo energetico; spesso si ingrassa non solo perché si mangia di più, ma soprattutto perché pur mangiando le stesse quantità di cibo si consuma di meno, ovvero riduciamo l’attività fisica senza ridurre le calorie. Siamo abituati ad un certo tipo di alimentazione costante o causale, così l’organismo, in alcuni giorni si ritrova aggravato da una frazione di calorie in più che viene immagazzinata nell’unico deposito a disposizione: gli adipociti, cioè le cellule di grasso.

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Ernia discale: sempre da operare?

Per malattia da ernia discale si intendono tutte quelle manifestazioni anatomo-patologiche e cliniche che inducono una salienza o protrusione o estrusione del materiale discale nel canale vertebrale come un cuneo, che a sua volta attua una compressione sul midollo spinale, sulle radici nervose, sui vasi sanguigni e su altri tessuti in essa contenute, provocando il conflitto disco-radicolare o la malattia da ernia discale, quindi il dolore ed altri sintomi. Cause La causa dell'ernia discale è prettamente meccanica e tutte le terapie che non fanno rientrare il disco erniato nella sua sede naturale sono immancabilmente destinate a fallire. Per comprendere meglio il concetto basti pensare alla lussazione di un articolazione: per guarire bisogna unicamente rimettere l'articolazione al suo posto. Così anche nell'ernia discale; il disco è protruso o sublussato dalla sua sede naturale ed è spostato nel canale vertebrale. Qualunque terapia venga applicata senza rimettere il disco al suo posto è un palliativo, inefficace e non risolutivo. Diffusione nel mondo La malattia da ernia discale è una malattia molto diffusa in tutti i paesi del mondo, specialmente nei paesi industrializzati. Circa il 70-80% della popolazione è affetta da patologia lombalgica e cervicoalgica e fra questa una buona percentuale soffre di malattia da ernia discale. E' una malattia molto dolorosa e invalidante, che colpisce prevalentemente i giovani e gli adulti in piena età lavorativa, tra i 20 e i 50 anni, creando enormi problemi sul piano sociosanitario ed economico. In Italia si calcola che almeno 15.000.000 di persone soffrano di tale malattia, e le statistiche sanitarie indicano che ben 50.000 ed oltre sono gli interventi chirurgici che vengono effettuati ogni anno per tentare di risolvere problemi legati all'ernia discale. Oggi i pazienti affetti da ernia discale dopo vari consulti medici specialistici, ortopedici, neurochirurgici e dopo aver provato molteplici terapie mediche, fisiche e tante altre anche per anni, sono confusi, disorientati ed angosciati si dirigono quindi a malincuore verso la terapia chirurgica quando il dolore diventa insopportabile senza però ottenere un reale beneficio. In tale scenario confuso e incerto, un medico indiano con tante specializzazioni italiane, se dicesse che si può guarire dalla malattia da ernia discale senza alcun uso di medicinali e senza ricorrere all'intervento chirurgico, non verrebbe preso in considerazione da nessuno. Ma è vero ed è possibile grazie al "Basculamento Soffice secondo Thekkekara per la cura dell'ernia discale" che dimostra scientificamente l'effettiva guarigione delle ernie discali senza discussioni ed alcun ombra di dubbio con i controlli TAC e RMN effettuati prima e dopo la cura. Le sedi più colpite Le sedi più colpite dall'ernia discale sono soprattutto il tratto basso lombare e quello basso cervicale della colonna vertebrale. Circa il 95% delle ernie colpiscono il disco fra L4-L5 e il disco fra L5-S1 nelle ernie lombari, e il disco fra C5-C6 e il disco fra C6-C7 nelle ernie cervicali. Diagnosi La diagnosi dell'ernia discale rimane essenzialmente una diagnosi clinica. Nell'85% dei pazienti si può fare una diagnosi corretta, con un accurato esame clinico neurologico e anamnestico, senza alcun ausilio di esami strumentali. Con l'avvento delle moderne tecniche visive, come la TAC e la RMN, la diagnosi dell'ernia discale è stata resa ancora più facile. TAC e RMN hanno sostituito le altre metodiche diagnostiche più laboriose di difficile applicazione ed interpretazione. Quindi non esistono grandi difficoltà per una diagnosi corretta della malattia; la vera difficoltà rimane sempre la sua cura. Decorso della malattia Il decorso della malattia si divide in tre stadi: Il primo stadio: protrusione o bulging discale o fase irritativa del nervo. In questa fase il disco è appena protruso e deborda nel canale vertebrale. Quindi non esiste una compressione vera e propria sul nervo, pertanto il dolore è saltuario, vago e non ben definito. In questo stadio il malato non è molto preoccupato perché il dolore è sopportabile, quindi riesce ad occuparsi dei suoi lavori quotidiani e di altre attività, pur con qualche difficoltà. In questa fase tutte le terapie possono dare il sollievo dal dolore; spesso è sufficiente anche il semplice riposo a letto, perché non esiste una vera compressione del nervo. Pertanto tutte le terapie sembrano funzionare, ma in realtà l'ernia rimane quindi la malattia prosegue il suo decorso normale, nonostante sia diminuito il dolore. Il secondo stadio: ernia piccola o grande o fase compressiva del nervo. In questa fase il disco è fuoriuscito ancora di più, pertanto esercita un'azione compressiva vera e propria sul nervo. Il dolore diventa molto forte, spesso anche insopportabile, e compaiono anche altri sintomi deficitari, come formicolio, parestesie, iporiflessia, ipotrofia, ipovalidità, alterazione della sensibilità tattile, termica, dolorifica e altro. In questa fase il malato è molto preoccupato perché spesso gli episodi di dolore sono molto ravvicinati e più acuti; spesso il malato è costretto a stare a letto a riposo, a ricorrere a cicli di cure mediche più frequenti e prolungati, con scarsi benefici. Pertanto necessita spesso di ricoveri ospedalieri e/o di interventi chirurgici e altro con risultati spesso insoddisfacenti. Il terzo stadio: ernia paralizzante o fase paralizzante del nervo. In questa fase il disco è fuoriuscito ancora di più, quindi esercita una massiccia compressione sul nervo; spesso il nervo perde la sua normale funzionalità, quindi non trasmette bene gli impulsi dolorifici, pertanto il malato può avvertire meno dolore, però si accentuano i segni deficitari, con ariflessia, ipovalidità , marcata ipotrofia o atrofia muscolare, ipoestesia o anestesia nei casi gravi. Di conseguenza il paziente rischia di non riprendere più la funzionalità del nervo con qualsiasi cura compreso l'intervento chirurgico.   Ognuno di questi stadi può rimanere come tale per giorni, mesi anche per anni e poi evolvere agli stadi successivi. Quindi ogni modificazione focale del disco compresa la protrusione o bulging devono essere considerate come malattia da ernia discale e vanno risolti quanto prima per non far progredire la malattia agli stadi successivi. Inutili polemiche Le terapie che non hanno una documentazione scientifiche sono terapie palliative, inefficaci e non risolutive. Al di là di qualsiasi discussioni e polemiche è possibile dimostrare scientificamente l'efficacia terapeutica di qualsiasi terapia con i controlli TAC e RMN eseguiti prima e dopo la cura. La vera cura per l'ernia discale è una sola, quella capace di rimettere il disco erniato nella sua sede naturale. Quindi fidatevi solo a quelle terapie che dimostri scientificamente l'avvenuta guarigione delle ernie Conclusioni Oggi pensiamo di avervi fatto scoprire una nuova strada e opportunità, sia che voi soffriate o meno di questa patologia, adesso sta solo a voi approfondire ulteriormente questa tecnica ("Basculamento Soffice secondo Thekkekara per la cura dell'ernia discale") e confrontarvi con qualche vostro specialista di fiducia, prima di fare certe scelte! CAMBIA... ADESSO PUOI. iPersonalTrainer™ Vincenzo Borrelli

Continua...

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