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Salute

Cervicalgia: uno dei disturbi più diffusi

Le cause principali della cervicalgia sono la sedentarietà e gli errori nella postura, ma può soffrirne anche chi ha praticato o pratica Sport di tipo traumatico (boxe, rugby, football americano) e chi subisce il cosiddetto colpo di frusta (il trauma distorsivo del rachide cervicale). Vi sono poi fattori che predispongono alle cervicalgie, in particolare, difetti di postura come la cifosi dorsale o l'iperlordosi lombare. Le cervicalgie possono essere divise in 3 GRUPPI: Cervicalgia vera e propria (il dolore colpisce soprattutto la regione cervicale); Sindrome cervico-cefalica (cefalea, vertigini, disturbi della vista e dell'udito, disturbi della deglutizione); Sindrome cervico-brachiale (dolore alla nuca e al braccio, a volte anche alla mano).  La DIAGNOSI è di fondamentale importanza (non sta al Personal Trainer farla!) per un corretto trattamento di questa patologia, soprattutto per la scelta fra l'opzione farmaci/fisioterapia ed Attività Fisica.  Dal punto di vista della PREVENZIONE, è indispensabile controllare i fattori di rischio, è dunque necessaria: la correzione della postura, soprattutto per chi, come gli operatori al computer, tende ad assumere posizioni fisse per molto tempo, con affaticamento generale dei muscoli del collo, braccia e spalle; l'esercizio fisico, soprattutto rivolto a coloro il cui movimento giornaliero della parte superiore del tronco e quindi del collo, è veramente limitato; lo stretching o Allungamento Muscolare, in quanto il problema persiste con un'articolazione rigida e poco funzionale.  Tutte queste tecniche sono ottime terapie preventive per EVITARE l'insorgenza delle cervicalgie, che se applicate e collocate in un programma personalizzato portano alla RISOLUZIONE del problema. Ora valuta se continuare a SOFFRIRE o... dire basta al DOLORE! CAMBIA. ADESSO PUOI. iPersonalTrainer™

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Anziani: rallentare l'invecchiamento con il f...

L'invecchiamento della popolazione su scala mondiale rende necessario l'adoperarsi affinchè gli anziani conservino il più a lungo possibile un efficienza fisica e psichica, in modo da permetter loro l'autosufficienza e la possibilità di condurre una vita attiva. Indispensabile diviene quindi la promozione della giusta attività fisica, di una corretta e sana alimentazione e ad uno stile di vita migliore che escluda abusi di alcool, fumo e riduca sensibilmente situazioni che producono stress; E' davvero possibile allontanare gli effetti dell'invecchiamento? La risposta è ormai riconosciuta unanime dalla comunità scientifica come affermativa: "si può mantenere un fisico in forma praticamente a qualunque età".. ovviamente affinchè questo avvenga occorre allenarsi correttamente, seguire esercizi di varia natura ma soprattutto essere guidati da un vero professionista delle scienze motorie. Chi sono gli anziani?      La letteratura scientifica dice che si diventa anziani dopo i 60 anni di età in quanto è questa l'età in cui viene accellerato il decadimento fisico,  Effetti della senilità sull'organismo Mi limiterò nell'elencare di seguito ALCUNI degli effetti che l'invecchiamento induce "fisiologicamente" sull'organismo umano rimandando eventuali approfondimenti di ogni processo a testi e riviste specializzate del settore: Sarcopenia: è la lenta e progressiva perdita della massa muscolare, inizia più o meno  dai 40 anni, il volume e la funzionalità muscolare diminuiscono nonchè la forza per cessata attività del motoneurone che porta impulsi al muscolo; Sistema endocrino: nell'uomo dopo i 50 anni si assiste ad una diminuzione del testosterone e del pregnenolone nonchè del DEHA, le conseguenze vanno dalla diminuzione della libido e delle attività sessuali alla progressiva perdita della forza fisica; nella donna dopo la menopausa cade la produzione di progesterone, estrone ed estradiolo cause del'insorgenza dell'osteoporosi ecc.. si osservano cali degli ormoni tiroidei in entrambi i sessi con disordini metabolici e maggior accumulo adiposo in zona "viscerale" per l'uomo e "bitrocanterica" per la donna; Apparato cardiocircolatorio: la frequenza cardiaca e la gittata sistolica si riducono, l'aorta (l'arteria più importante del nostro organismo) aumenta di spessore e diametro, perde di elasticità e si ha un ipertrofia del ventricolo sinistro, aumenta la pressione arteriosa, i vasi sanguigni diventano più rigidi e meno efficienti nel trasportare sangue ed ossigeno ai tessuti, tutto ciò si traduce in possibili patologie cardiache, vascolari, tissutali, cerebrali e quant'altro; Benefici di una regolare attività fisica Vengono descritti di seguito solo alcuni degli effetti positivi che una regolare attività fisica può apportare in tutti i soggetti anziani ed in generale, vengono esclusi i benefici a carattere sociale : Glicemia: l'attività fisica aiuta a regolare i livelli ematici di glucosio; Sonno: l'attività fisica migliora la qualità e la quantità del sonno in individui di tutte le età; Forza: l'allenamento per la massa e la forza muscolare può avere un impatto positivo sul mantenimento dell'autosufficienza dell'anziano; Equilibrio: si ritarda la diminuzione di equilibrio e coordinamento motorio dovuta all'avanzare dell'età che rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio di caduta; Rilassamento: favorisce questo tramite la produzione di ormoni speciali detti Salute mentale: l'attività fisica contribuisce in maniera rilevante alla prevenzione di patologie mentali/comportamentali quali la depressione e la nevrosi... Fitness per senior: indicazioni generali per l'allenamento Un adeguato riscaldamento generale deve essere fatto prima di ogni allenamento, 10' di attività cardiofitness a basso impatto mantenendo il 50-55% della FCmax sono ottimali, un pò di mobilità articolare a dello stretching leggero completano questa fase; per l'allenamento muscolare le macchine isotoniche sono una buona scelta per la loro sicurezza, semplicità di utilizzo e per la minor incidenza sulla schiena e le articolazioni, l'utilizzo di manubri e bilancieri è consigliato per soggetti capaci di utilizzarli in quanto sembrano avere maggior impatto metabolico nonchè funzionale; date sempre priorità alla tecnica d'esecuzione, alla corretta respirazione e postura durante gli esercizi rispetto ai carichi, molti anziani non comprendono il concetto di "progressività", educateli a questo concetto; La ginnastica respiratoria, posturale, propriocettiva e lo stretching non devono mai macare in un protocollo d'allenamento per soggetti anziani, queste migliorano i parametri respiratori, la postura, evitano la frequenza d'incidenti come cadute per perdita dell'equilibrio con conseguenti fratture (in primis quella del femore) ed alleviano dolori noti come cervicalgie e lombalgie; Utilizzate un allenamento stile Total body con 2-3 set da 12-15 ripetizioni per fascia muscolare, con ROM completo per non limitare la funzionalità delle articolazioni, la frequenza d'allenamento và dalle 2 alle 3 volte a settimana in considerazione dei tempi aumentati di recupero e non deve mai superare i 60' di tempo; Integrate il soggetto anziano in un contesto d'allenamento di gruppo, di squadra o comunque stimolante e motivante, la socializzazione è un aspetto fondamentale per il benessere psico-fisico di queste persone poichè alla senilità si aggiunge la solitudine;  Attività alternative da svolgere in un centro fitness Per evitare che il nostro soggetto anziano perda interesse e motivazione nell' allenamento e soprattutto per garantirgli varietà non solo nelle attività motorie ma anche varietà di stimoli mentali elencherò le possibili discipline e corsi fitness che reputo praticabili in relativa sicurezza e che apportano benefici indiscutibili da un punto di vista salutistico, un buon PT o istruttore che sia deve saper dare un alternativa  al solito allenamento in qualsiasi momento.. vediamo le discipline in questione: Yoga-Pilates e discipline olistiche: ottime per migliorare la postura e la respirazione, agiscono sui muscoli, tendini e legamenti allungandoli e ristabilendo la fisiologica lunghezza di questi spesso retratti, migliorano la serenità generale e favoriscono il rilassamento; Acquafitness e Nuoto: l'ambiente acquatico è d'indiscussa sicurezza, il soggetto non è sottoposto alla forza di gravità cosicchè le articolazioni e la schiena ne traggono sollievo, c'è un buon lavoro di tonificazione di tutti i muscoli del corpo e il contesto risulta gradevole e rilassante per i più; Discipline musicali: consigliate quelle a basso impatto, l'aerobica base, il walking sui tappetti a nastro magnetico sono buone scelte, sconsigliate quelle ad alto impatto come lo spinning (amenochè non si rilevi costantemente la FC), la fit boxe (dati gli ampi movimenti che coinvolgono grosse catene cinetiche con precoce affaticamento), lo step per la possibilità di procurarsi una distorsione, slogatura o quant'altro inciampando dall'attrezzo per seguire i ritmi degli istruttori;                                                            Conclusioni la programmazione dell'allenamento è una scienza e come tale va studiata ed approfondita non improvvisata, ribadendo sempre il concetto di essere seguiti da un professionista delle scienze motorie esistono tipologie e tipologie di soggetti anziani, spesso il loro quadro fisico è rafforzato (in negativo) da patologie concomitanti come ipertensione, diabete, dislipidemie ed obesità o sovrappeso, problemi cardiovascolari, osteoporosi, artrite e via dicendo.. Sarà importante stilare un protocollo d'allenamento altamente personalizzato che tenga conto di tutti questi fattori oltre che di quelli psicologici ludici e sociali;riguardo questi ultimi come sopracitato sarà importante integrare il soggetto in un contesto di socializzazione come gruppi e/o squadre di allenamento poichè alla senilità si associa quasi sempre la solitudine con tutti i suoi risvolti negativi. prima di allenare un soggetto anziano fatevi guidare dal buon senso e sopratturro dal sapere, l'unica arma che distingue gli esseri umani dagli animali (almeno così dovrebbe essere ma credo che non valga per tutti :-). "Che la forza e la saggezza siano con voi"... Sportivi saluti

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Pancia maledetta!

Il grasso addominale  è costituito essenzialmente da: Grasso viscerale (o peri-organale che circonda gli organi interni); Grasso sottocutaneo (visibile e costituisce le “maniglie dell’amore”).     Le cause fondamentali che causano l’accumulo di grasso addominale sono: Età (con l’invecchiamento caduta degli ormoni GH, Testosterone ed aumento degli estrogeni nell’uomo, ecc); Sesso (gli uomini per motivi filogenetici sono più predisposti rispetto alle donne); Eccesso di carboidrati nella dieta  concentrati soprattutto la sera; Eccesso di quantità di carboidrati ad alto indice glicemico; Elevata differenza tra carboidrati ad alto indice glicemico tra cena e colazione; Minore introduzione di proteine nell’alimentazione rispetto al fabbisogno giornaliero; Eccesso di grassi saturi nella dieta; Ridotta efficienza epatica e renale; Alimentazione troppo acida; Eccesso di alcool soprattutto ad alta gradazione; Eccesso di  junk  food; Fare molte diete ipocaloriche (infatti il miglior modo per ingrassare è farne molte); Eccesso di  stress che fa  aumentare soprattutto gli ormoni surrenalici tra cui il cortisolo; Eccesso di attività aerobica che scatena stress, deprime gli ormoni tiroidei ed innalza i surrenalici; Eccesso di attività anaerobica (pesi) che scatena stress e,quindi, cortisolo; Sindrome “ X “ o sindrome metabolica; Poca Massa Muscolare e, quindi, Metabolismo Basale molto basso; Ormoni quali insulina, tiroxina, Igf, testosterone, prolattina che funzionano  male.

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Salute e forma fisica? Questione di Ph!

La questione di regolarizzare il PH dell'organismo, riveste un ruolo fondamentale per la cura dello stato di infiammazione cronico con cui molti si trovano a dover convivere. L'alimentazione alcalina è la base per ripristinare un corretto equilibrio acido-base. Il corpo umano ha ha un suo naturale sistema alcanizzante, il buffering alcaline system, per mantenere il sangue, ma anche altri fluidi, ad un PH compreso tra 6,5 e 7,4. Quando la soglia di PH viene superata verso l'alto della scala il corpo prenderà calcio dalle ossa, magnesio dai muscoli e tutto ciò che è necessario a ripristinare la soglia, anche a danno del deterioramento dei tessuti stessi, delle ossa e dei muscoli. Le ricerche sull'equilibrio acido-base rappresentano un punto chiave nel campo della nutrizione. E' grazie ad esse che sono apparsi nuovi metodi di diagnostica e di trattamento dello stato di acidosi. Come mantenere un equilibrato bilanciamento tra acidi e basi Una formula di riequilibrio nutrizionale con 70% di alimenti alcalinizzanti e 30% di alimenti acidificanti; un'alta percentuale di fibre; equilibrio glicemico; adeguata idratazione con acqua alcalina; gestione dello stress in modo da controllare il livello di cortisolo. Tenendo sotto controllo il livello di acidità dell'organismo, permette non solo di eliminare i chili superflui, ma anche di prevenire i rischi cardio vascolari e le malattie croniche. Le chiavi del successo sono Consumare frutta e verdura alcalinizzante come fonte di glucidi. La loro percentuale di vitamine e minerali rispettano l'equilibrio glicemico ed inoltre la loro quantità di fibre favorisce un buon transito intestinale; Scegliere buone proteine: carni magre, pesce ad alto contenuto di acidi grassi come sgobro, sardine, salmone ecc. Consumare più omega 3. Questi acidi grassi essenziali hanno il merito di diminuire il tasso dei trigliceridi nel sangue. e' un metodo efficace per ridurre l'incidenza delle malattie cardiache; Privilegiare l'idratazione bevendo acqua ricca di bicarbonati alcalinizzanti; Ridurre il sale e privilegiare le spezie. Come ho detto prima, la questione di regolarizzare il PH dell'organismo, riveste un ruolo fondamentale per la cura dello stato di infiammazione cronico. Le nuove ricerche scentifiche dimostrano come sia importante combattere l'acidità per vincere il tumore. In una intervista rilasciata da Stefano Fais a Repubblica, il presidente ISPDC e membro del dipartimento del farmaco dell'ISS, afferma che "l'acidità è un meccanismo che il cancro usa per isolarsi da tutto il resto, farmaci compresi". Da questo appunto si evince che i tumori sono acidi e da quì bisogna iniziare. Ci sono a proposito studi in atto. Al Cancer Center di Tampa in Florida, nel dipartimento di oncologia si sta sperimentando l'uso orale del bicarbonato. Anche in Cina si utilizzano gli anti acidi contro il tumore al seno. Secondo tali studi si vuole intervenire sullo stato acido del cancro o inibendo i meccanismi che lo causano. A questo punto chiudo l'articolo con un grosso interrogativo che spero vi faccia riflettere: Sicuramente il ricorso ai farmaci basificanti abbasserebbe il costo dei trattamenti dei pazienti. Le case farmaceutiche sarebbero disposte a investire su studi e ricerche in questo senso?

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In palestra: l'importanza del certificato med...

Il certificato medico non costituisce, da punto di vista normativo, condicio sine qua non per lo svolgimento di attività fisica in palestra. Questo è quanto emerge dalla legislazione in materia. In Italia, infatti, manca del tutto qualunque prescrizione in tal senso, e la scelta sulle modalità attraverso le quali verificare l’idoneità fisica del fruitore dei servizi del centro fitness è lasciata esclusivamente al gestore dell’impianto.   Si tratta di un vuoto normativo particolarmente grave: da una parte, infatti, l’attuale sistema va chiaramente a scapito dell’integrità dello sportivo; dall’altra, è forte il rischio che si verifichino disparità di trattamento, anche dal punto di vista dell’assunzione di responsabilità da parte dell’organizzatore. Attualmente, le scelte si indirizzano, principalmente, verso tre direzioni: i centri più attrezzati sono dotati di personale medico interno; l’alternativa più diffusa consiste nella richiesta di presentazione di un certificato di sana e robusta costituzione; infine, in alcuni casi, peraltro rari, le palestre si accontentano di far sottoscrivere al socio una dichiarazione di assunzione esclusiva di responsabilità per eventuali sinistri, con conseguente esonero della palestra. Ma quali sono le ragioni di una così evidente differenza rispetto alle normali discipline sportive? La vera discriminante è costituita dal fatto che il Comitato Olimpico Internazione (Cio) non ha ancora ritenuto di dover attribuire al fitness la qualifica di attività sportiva vera e propria, sulla base dell’unica, decisiva, circostanza che la componente agonistica risulta, nel suddetto ambito, del tutto assente.   Di conseguenza, nulla e nessuno può imporre ai centri fitness di dover richiedere ai soggetti richiedenti l’iscrizione, prodromicamente alla stessa, il certificato di idoneità sportiva agonistica, l’unico veramente in grado di dare buoni riscontri in termini di eventuale rischio sanitario conseguente all’attività svolta in palestra. Preme, infatti, ricordare che l’elettrocardiogramma sottosforzo, non previsto nell’ambito degli accertamenti di cui alla dichiarazione di sana e robusta costituzione rilasciata dal medico di base, sarebbe, invece, estremamente consigliabile, soprattutto per chi effettua allenamenti particolarmente intensi e frequenti.

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Gastrite, ecco come procedere

Con il termine gastrite si indica una qualsiasi infiammazione della parete interna dello stomaco, detta mucosa gastrica. Può essere acuta o cronica. La gastrite è un processo infiammatorio, acuto o cronico, a carico dello stomaco, più precisamente della sua mucosa, che si manifesta generalmente con nausea, vomito e bruciori. Informazioni dettagliate relative a questa patologia possono essere reperite nel nostro articolo Gastrite e ulcera gastroduodenale. Come già ribadito per altre patologie, un buon stile di vita in generale e un corretto stile dietetico in particolare giocano un ruolo di primaria importanza nella prevenzione e nella cura della patologia in questione; molto spesso infatti, soprattutto nelle forme di tipo acuto, le cause della gastrite sono da ricercarsi proprio in uno stile alimentare inadeguato. Le forme croniche possono avere origini di tipo diverso anche se, ovviamente, le indicazioni dietetiche rimangono le stesse. Sono decisamente da evitare le abbuffate; la raccomandazione principale è quindi quella di consumare piccoli pasti ripartendoli correttamente durante la giornata senza saltarli e senza anticiparli o ritardarli in modo eccessivo; altrettanto importante è, come sempre ribadiamo, masticare i cibi lentamente e accuratamente. Queste accortezze favoriscono il processo digestivo accorciandolo notevolmente. È altresì importante cercare di consumare i pasti in situazioni di notevole tranquillità; non è assolutamente consigliabile pasteggiare quando si ha poco tempo a disposizione; il pasto deve essere un momento piacevole e rilassante e non una corsa contro il tempo; è buona norma infatti, dopo aver pasteggiato, avere un po' di tempo per rilassarsi un po' rimanendo seduti oppure passeggiare lentamente.  Cibi da evitare (o da assumere molto sporadicamente) sono: gli alcolici; i superalcolici; le bevande gassate; il caffè; il tè; i formaggi grassi e quelli stagionati; le carni e i pesci particolarmente grassi; i cibi conservati in salamoia; i cibi conservati sott'olio; i cibi affumicati; i cibi fritti; le spezie; l'aglio e la cipolla; i condimenti piccanti e quelli a base di burro. È consigliabile inoltre limitare l'assunzione di agrumi e pomodori nonché dei relativi succhi. Si moderi il consumo della pasticceria, soprattutto quella a base di crema e si eviti di masticare chewing-gum. Il ricorso ai farmaci deve essere valutato con attenzione in quanto molti di essi sono controindicati nei soggetti affetti da gastrite. Gli alimenti consigliati in caso di gastrite sono quelli facilmente digeribili e che non favoriscono il fenomeno dell'acidità gastrica:  pasta, pane, riso; carni magre; pesci magri; frutta (eccezion fatta per gli agrumi); formaggi magri; verdure crude o cotte; latte, meglio se parzialmente scremato (si raccomanda un consumo moderato); yogurt.   Può essere utile bere un po' più del normale, stando ovviamente attenti a non esagerare. Vogliamo infine ricordare che, se un corretto stile di vita, regime alimentare compreso, può essere sufficiente a prevenire o risolvere le forme lievi di gastrite, nei casi in cui questa patologia rivesta caratteri di cronicità è altamente consigliabile indagare le cause, ricorrendo agli esami specifici del caso per escludere o diagnosticare precocemente complicanze di una certa gravità (tumori, ulcere, Helicobacter pylori ecc.).  Consiglio generale Ogni patologia minore può essere decisamente meglio gestita se il soggetto ha un buon stile di vita. L'alimentazione quindi è un'arma in più che è tanto più potente quanto più si vive meglio. Per esempio, è decisamente inutile occuparsi di mangiare bene se poi si fuma, si ha una vita totalmente sedentaria, ci si concede troppo spesso agli alcolici ecc.  Gastrite acuta La gastrite acuta si manifesta con dolori nella parte alta dell'addome, difficoltà alla digestione, pesantezza, eruttazioni, bruciore, nausea e vomito. La gastrite acuta è causata in genere dall'assunzione di farmaci antidolorifici e antinfiammatori (FANS), che inibiscono la produzione di un enzima, la COX1, che protegge la mucosa gastrica. Se viene a mancare questa protezione, la mucosa va incontro più facilmente a infiammazione. Anche il fumo, lo stress, le infezioni, l'abuso di alcool, spezie, alimenti irritanti, e l'iperalimentazione in genere sono fattori scatenanti. In genere la gastrite acuta guarisce spontaneamente, una volta rimossa la causa. Tra i farmaci utilizzati per favorire la guarigione ci sono i protettori della mucosa gastrica (sucralfato), gli antiacidi (bicarbonato, idrossido di magnesio e alluminio), e quelli che riducono la secrezione di acido da parte dello stomaco (anti H2 e inibitori di pompa protonica).   Gastrite cronica La gastrite cronica si differenzia da quella acuta per una alterazione permanente della mucosa gastrica. Può essere atrofica, quando le pareti della mucosa si assottigliano, o ipertrofica, quando si inspessiscono. Quando la mucosa presenta lesioni più o meno gravi, la gastrite cronica evolve in ulcera gastro-duodenale (solo nel 10% dei casi). La gastrite cronica è estremamente frequente nel mondo occidentale. Dopo i 50 anni quasi il 50% delle persone ha la malattia. C'è da dire però che la gastrite cronica in genere non dà sintomi, dunque nella maggior parte dei casi non è nemmeno diagnosticata. Solo una piccola percentuale di pazienti andrà incontro a degenerazioni importanti, con aumentata probabilità di cancro allo stomaco. La causa più frequente di gastrite cronica è l'infezione da parte di un batterio, l'Helicobacter pylori (Hp). L'infezione avviene per contatto interpersonale, ed è favorita dalle scarse condizioni igieniche. In Italia, si stima che il 50% della popolazione sia contagiata dal batterio. Tutta una serie di altri fattori ambientali possono contribuire allo sviluppo e progressione di gastrite, in particolar modo l'alcol e il fumo. La gastrite cronica si può trattare curando l'infezione da Helicobacter pylori, anche se la sola presenza di gastrite non è un motivo sufficiente per trattare l'infezione, visto che generalmente il decorso è benigno. Per questo motivo l'infezione viene curata solo nei casi più gravi, con alterazioni importanti della mucosa e rischio di trasformazione    Alimenti sconsigliati     Pasti abbondanti ricchi di grassi; andrà quindi limitato il consumo di carni e pesci grassi o conservati (sotto sale, sott'olio, affumicati ecc.),formaggi grassi (specie quelli fermentati come gorgonzola e pecorino), condimenti ed intingoli vari.   Alimenti freddi (bevande ghiacciate, gelati, granite) specialmente a stomaco vuoto   Alimenti poco cotti   Frutta acidula (limoni, mandarini, arance, cedro,ananas, ribes, melograno) e frutta secca (troppo ricca di grassi e proteine), vino bianco, aceto,pomodori, peperoni, succo di pomodoro   Spezie (soprattutto pepe, aglio, peperoncino), sottaceti, salamoie, prodotti di pasticceria a base di creme. Ulteriori consigli Nella fase acuta seguite attentamente i consigli alimentari indicati dal medico; non appena i sintomi si attenuano allargate gradualmente la dieta. Ascoltate il vostro corpo ed evitate i cibi e le bevande a cui attribuite passati episodi d icattiva digestione. Quando la fase acuta della gastrite è passata fate delle prove, ingerendo piccole quantità di determinati alimenti. Esiste infatti una certa variabilità individuale a causa della quale alcuni cibi controindicati per qualcuno potrebbero essere ben tollerati da altri.   Alimenti consigliati       Latte (con moderazione preferendo quello p.scremato), yogurt ed alimenti leggeri a basso contenuto lipidico (carni bianche, pesce magro,formaggi magri non fermentati) preparati con metodi di cottura leggeri (bollitura, saltatura con olio extravergine di oliva o cottura alla griglia facendo ben attenzione a non bruciare parti dell'alimento). Cercare comunque di non consumare nello stesso piatto proteine di diversa provenienza come uova elegumi o carne e formaggi (ovviamente a piccole dosi come una spolveratina di grana sul ragù magro della pasta tali associazioni sono consentite)       Succhi di frutta ad eccezione di quelli molto acidi (spremuta di pompelmo o di altri agrumi)       Verdure cotte, carciofi, cavolo, ortiche, patate, banane       Ulteriori consigli       Se i sintomi della gastrite sono particolarmente intensi e sfociano in vomito e/o diarrea è importante prevenire la disidratazione aumentando il consumo di liquidi (acqua o specifiche bevande acquistabili in farmacia, evitare invece thè caffè e bibite zuccherate)   Una passeggiata al termine del pasto può essere utile per favorire la digestione. Bere di più (acqua): la saliva ed i liquidi proteggono le muscose esofagee dai succhi gastrici Il latte, essendo un cibo alcalino, ha un immediato effetto positivo in quanto la sua basicità va a contrastare (tamponare) l'acidità del contenuto gastrico. Il latte, soprattutto quello intero, è però ricco anche di grassi e proteine che aumentano l'acidità gastrica e rallentano lo svuotamento dello stomaco. Il latte ha quindi un effetto benefico nell'immediato ma, soprattutto se si esagera con le quantità, dopo il sollievo iniziale può causare una veloce ricomparsa dei sintomi.        

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Longevità: allungare la vita con lo sport

Che lo sport faccia bene alla salute, non è di certo un mistero. Del resto, è stato dimostrato in più occasioni come la sedentarietà influisca negativamente sia sul fisico, che sulla mente. L’attività fisica, secondo un team di ricercatori austriaci del Centro per le Scienze Motorie e Sport Universitari dell’Università di Vienna, non soltanto migliora la qualità della vita, ma riduce il rischio di morte prematura del 40 per cento. Se state pensando ad ore estenuanti in palestra, siete fuori strada: ammazzarsi di fatica non è assolutamente necessario. E’ più utile, invece, sfruttare tutte le opportunità che si presentano per fare un po’ di movimento. Se ad esempio si ha la fortuna di abitare vicino al posto di lavoro, si potrebbe immaginare di andarci a piedi o se si abita ai piani superiori del condominio, di non prendere l’ascensore. L’importante è trovare qualche soluzione pratica. I ricercatori austriaci hanno condotto una vasta meta-analisi coinvolgendo ben 1,3 milioni di persone in tutto il mondo, per verificare il potenziale legame tra l’aumento dei livelli di attività fisica in diversi ambiti, dalla vita quotidiana al tempo libero, con le cause di mortalità in generale. Dall’indagine, i cui criteri di valutazione prevedevano che i partecipanti allo studio, seguiti per una media di 11 anni, fossero esenti da malattie croniche, cardiovascolari e cancro, sono emersi circa 7 mila rapporti potenzialmente rilevanti. I risultati dello studio, pubblicati sull’International Journal of Epidemiology, hanno dimostrato come ad alti livelli di attività fisica corrisponda una ridotta mortalità per le diverse cause, a prescindere dalla vita quotidiana, dal lavoro o dallo spostamento attivo. Inoltre, le donne sono risultate essere quelle con una riduzione maggiore del rischio, ma anche di una maggiore longevità se all’esercizio sportivo abbinavano un’esposizione ai raggi solari con attività semplici come il giardinaggio o il passeggiare. Così ha spiegato il dottor Guenther Samitz, coordinatore della ricerca: “qualsiasi attività fisica è meglio di niente e anche le attività della vita quotidiana sono associate con un beneficio di sopravvivenza." Tuttavia maggiore intensità dell’attività fisica è stata associata a una maggiore riduzione nella mortalità per qualsiasi causa, ciononostante, gli adulti sedentari dovrebbe iniziare con un’attività fisica a intensità moderata e aumentare lentamente la dose settimanale e l’intensità, perché negli adulti sedentari una vigorosa ed improvvisa attività fisica è associata a un aumentato rischio di lesioni muscolo-scheletriche ed eventi avversi cardiaci”

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Mal di schiena, meglio prevenirlo

Quattro persone su cinque soffrono, hanno sofferto o soffriranno di mal di schiena. Un disturbo che, oltre ad essere fortemente invalidante, rappresenta anche la principale causa di astensione dal lavoro. Ricorrere subito ai farmaci antidolorifici spesso non serve, perché si elimina il sintomo, ma non la causa. Il mal di schiena... è meglio prevenirlo! Dagli esperti e dalle ultime ricerche scientifiche, i consigli e le tecniche da seguire per prevenire e curare il mal di schiena senza ricorrere a farmaci. Le cause più frequenti Solo il 20% dei casi di mal di schiena sono dovuti a patologie vere e proprie come alterazioni congenite della colonna con schisi, spondilolisi e spondilolistesi. Ci possono essere anche anomalie dello sviluppo come scoliosi e ipercifosi. Oppure patologie legate all'usura come artrosi e osteoporosi. Rientrano nella casistica anche i disturbi del disco come discopatia, ernia, protusione del disco. "L'80% dei casi di mal di schiena" chiarisce il professor Benedetto Toso, docente di posturologia e attività motoria preventiva e compensativa alla Cattolica di Milano "è dovuto a cause non specifiche come posture e movimenti scorretti, stress psicologici, forma fisica scadente, sovrappeso, obesità e fumo, insufficiente conoscenza della colonna vertebrale." Errori dovuti in gran parte alla scarsa conoscenza da parte di molte persone della colonna e del suo funzionamento". Ecco perché si ritiene fondamentale partire proprio da qui per prevenire il mal di schiena che, tra l'altro, oltre ad essere particolarmente invalidante rappresenta ancora oggi la principale causa di astensione dal lavoro e quindi ha anche un costo sociale. Ricordate che prevenire è meglio che CURARE! CAMBIA... ADESSO PUOI...

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La perdita di massa muscolare nel tempo: la Sarcop...

Nel corso degli anni passati in palestra, specie in sala attrezzi, molte volte mi sono imbattuto in soggetti (adulti tra i 50/60 anni, sportivi) che lamentavano scarsa crescita muscolare o addirittura una perdita di massa durante la stagione. A quel punto mi sono fatto delle domande e ho effettuato delle ricerche per comprendere dove fosse il problema, ora vi propongo qui sotto i risultati. La sarcopenia Sarcopenia è un termine coniato da Irwin Rosenberg (Senior Scientist Jean Mayer SDA HNRCA Tufts University Boston, MA) nel 1988, per definire la perdita di massa e funzione muscolare con l’età. Può essere identificata con la situazione metabolica per cui il muscolo, che è uno dei più importanti consumatori di energia dell’organismo (non solo perché rappresenta circa il 40% del peso corporeo ma anche per la capacità metabolica unitaria) perde, a partire da un’età intorno ai 45 anni e con una pendenza mano a mano più alta, la capacità di produrre e consumare energia con lo stesso rate che utilizzava prima: questa situazione è, sicuramente, il più importante fattore di accumulo di grasso corporeo in eccesso. Se poi si considera che la diminuzione della capacità fisica, porta inevitabilmente ad una diminuzione anche dell’attività, allora, in assenza di adeguati ricondizionamenti alimentari, il rapporto massa grassa/massa magra tende inevitabilmente a lievitare in modo esponenziale. Quali sono le conseguenze di una situazione che non deve essere considerata patologica visto che ognuno di noi è destinato a perdere circa il 40% della sua massa muscolare (la diminuzione è più evidente nei maschi che nelle femmine) con il passaggio dell’età da 20 a 80 anni? Un effetto negativo sulla mobilità, sviluppo di forza, rate metabolico e funzione respiratoria; in pratica sulla capacità del soggetto anziano di gestire una vita indipendente. Se è pur vero che la sarcopenia inizia a comparire intorno a 40-50 anni, essa accelera la sua presenza intorno ai 75 anni. Il segno più evidente è rappresentato dalla atrofia delle fibre fast-twitch (FT), quelle che vengono reclutate durante il lavoro anaerobico di alta intensità; per questo motivo non tutti i muscoli presentano lo stesso grado di perdita tessutale. Ovviamente questo stato funzionale trova il suo esordio e uno sviluppo più appariscente presso i sedentari poiché l’attività fisica pregressa costituisce un elemento di protezione, anche se relativa, rallentandone sia l’insorgenza che lo sviluppo. La perdita di massa e la minore efficacia degli enzimi muscolari si traducono in un calo del picco di forza isocinetica, della massima velocità di estensione e del massimo sforzo isometrico che, ancora conservato a 45 anni, decresce del 25% a 65 anni, del 35% a 70 anni, mentre nelle decadi successive la perdita di forza risulta ancora più marcata ed accelerata. Questo porta a far si che il 40% delle donne tra i 55-64, il 45% tra i 65-74 e il 65% tra i 75-84 anni non è più in grado di sollevare un peso di 4.5 kg. Atrofia e sarcopenia La sarcopenia è una modalità particolare di un più generale quadro atrofico del muscolo oppure essa ha una sua propria genesi e sviluppo per cui gli aspetti simili che la accomuna alla “normale” atrofia delle fibre scheletriche sarebbero solo la conseguenza di un porzione di percorso finale comune? Una osservazione che rende ragione di questa domanda solo apparentemente retorica, può essere cercata nei meccanismi di comunicazione che si formano all’interno delle unità motorie tra terminale nervoso e fibre muscolari innervate. A causa di differenti sviluppi neurodegenerativi, si innesca, come conseguenza della mancanza dello stimolo trofico legato all’attività del nervo motore, un processo che porta, alla atrofia delle fibre muscolari (effetto anterogrado). Nella sarcopenia, invece, è il muscolo che, senza cause apparenti, invia informazioni di “rimodellamento” al terminale motore (effetto retrogrado). Con l’età, infatti, il numero delle unità motorie funzionanti diminuisce in maniera irreversibile e anche se anatomicamente il numero di esse non decresce così drasticamente, i terminali attivi sono di molto inferiori a causa di alterazioni funzionali che rendono inabili molte uscite. Ciò non toglie, però, che come conseguenza di effetti retrogradi e/o processi neurodegenerativi ad insorgenza nervosa,  si verifichi una denervazione secondaria capace di indurre stato atrofico muscolare. Un dato è comunque degno di nota e, nella sua interezza, rappresenta un evento unico di mantenimento funzionale in un quadro degenerativo pressoché totale: I miofilamenti e il ciclo formazione rottura dei ponti trasversali (il meccanismo molecolare della contrazione), non sembra subire alterazioni apprezzabili in rapporto all’età. Cosa significhi ciò e come questo possa essere in accordo con i dati derivati dal danno ossidativo sui componenti, specialmente lipidici, della rete delle membrane cellulari, è tutto ancora da comprendere. Contrariamente a quello che sembrava certo fino a non molti anni fa, il muscolo non è per nulla un tessuto post mitotico, cioè incapace di rimodellare se stesso in funzione di stimoli e necessità differenti che si possono presentare anche accidentalmente. Esiste un comparto di cellule, all’interno del tessuto stesso, che possono essere considerate cellule staminali adulte indirizzate: cellule quiescenti in grado di assumere il fenotipo muscolare, note con il nome di cellule satelliti. Se sono presenti stimoli adeguati come i fattori di crescita presenti nel muscolo e che hanno come rappresentante più illustre mIGF-I, esse sono in grado di proliferare, differenziarsi prima in mioblasti e, dopo la fusione, in miotubi cioè in vere e proprie nuove fibre muscolari. La loro capacità di rimodellare, però, non resta uguale nel tempo anzi, si può considerare il loro intervento guidato non solo dallo stato funzionale del muscolo dal quale derivano, ma anche dall’età che esso ha. Questo sembra un po’ paradossale per delle cellule che mantengono un loro stato “quiescente” per cui, secondo l’accezione corrente del termine, non dovrebbero risentire di eventuali dinamiche funzionali legate all’attività muscolare. Invece, sembra proprio che la presenza dell’accumulo del danno da radicali liberi ,che è un modo un po’ spiccio ma non privo di validità di rappresentare “le rughe” non solo dell’età ma anche dell’attività svolta dal muscolo, determini cambiamenti profondi anche nella capacità che hanno le cellule satelliti di riparare i danni subiti dalle fibre. Etiologia multifattoriale Negli ultimi anni sono state proposte molte ipotesi sulle cause della Sarcopenia che possono essere, molto schematicamente riassunte come di seguito proponiamo: Delezione mitocondriale - Un errore di replicazione del DNA mitocondriale (mtDNA), potrebbe essere la causa di una delezione significativa del genoma del mitocondrio; il genoma più corto si replica più velocemente inducendo la formazione di mitocondri malfunzionanti o del tutto inattivi. A questo stato di cose il nucleo risponde up-regolando la formazione di mitocondri e ciò porta, per i motivi detti sopra, all’accumulo di mitocondri a genoma corto inattivi. Questo provoca un deficit energetico e l’atrofia della fibra. La fibra atrofica necrotizza e viene sostituita da infiltrazioni di tessuto connettivo e adiposo. Alterazione della sintesi proteica - Qualunque evento che porti ad una diminuzione della massa muscolare con conseguente diminuzione della capacità di generare forza da parte del muscolo scheletrico, rappresenta un condizionamento negativo della capacità funzionale della fibra scheletrica che prende il nome di atrofia: una situazione estrema la cui insorgenza è sempre negativa ed alcune volte rappresenta, per il muscolo ma non solo per esso, una strada senza ritorno. In linea generale lo stato atrofico, pur essendo legato ad una pluralità di fattori, è sempre la conseguenza, se la disponibilità di nutrimenti è adeguata, di uno sbilanciamento tra la capacità delle fibre del tessuto di portare a termine una corretta sintesi delle proteine e la componente degradativa delle stesse. Perdita della capacità riparativa delle cellule satelliti - La proliferazione e la fusione delle CS è regolata da specifici fattori di crescita proteici (principalmente IGF-1, mIGF-1, HGF) ma è anche influenzata da ormoni quali GH, Testosterone, Estrogeni). La secrezione di GH da parte dell’ipofisi anteriore agisce sul fegato per stimolare sintesi e release di IGF-1 che agisce tramite recettori di superficie posti sulla membrana delle CS, facendole proliferare come miociti e quindi differenziare in miotubi. Sembra piuttosto ovvio, comunque, osservare che la sarcopenia non può essere considerata un semplice processo legato da una relazione di causa effetto con uno specifico fattore etiologico; piuttosto è necessario considerarla un evento multifattoriale. Sotto quest’ottica, probabilmente, si percorre un cammino più corretto ma nel quale, però, si rischia di confondere gli effetti (alterazione del sistema di trasporto degli elettroni, alterazioni ormonali e/o dei fattori di crescita che portano ad una alterazione della sintesi proteica, perdita della capacità riparativa delle cellule satelliti, ecc…) con le cause (orologio biologico, accumulo di radicali liberi, rimodellamento anterogrado, ecc.). Il problema è che siamo ben lontani dal definire cause e specificità del processo e che, molto probabilmente, ancora qualche anno dovrà passare perché il problema possa essere in qualche modo avviato a soluzione. Ovviamente, considerando sia il costo umano con la grave situazione che lega gradi consistenti di sarcopenia con stati di parziale o totale inabilità che sociale (costo per le strutture sanitarie), ogni sforzo deve essere compiuto per far sì che, almeno la sintomatologia più allarmante (abbassamento della soglia al dolore, stati preinfiammatori, depressione, ecc…) venga in qualche modo controllata. Che fare? La senescenza è associata con molte modificazioni dei livelli ormonali inclusi quella drastica dei livelli plasmatici del GH (soprattutto in rapporto con le variazioni indotte dall’esercizio fisico) e quella seppur meno evidente di Testosterone (T) e IGF-I. Una diminuzione della presenza di questi ormoni può essere collegata allo sviluppo della Sarcopenia per la loro azione diretta sulla regolazione della sintesi delle proteine: GH e T sono richiesti per il mantenimento del bilancio proteico (GH anche per la sintesi epatica di IGF-I) e IGF-I controlla direttamente la sintesi delle proteine con un’azione specifica per quanto riguarda quelle dei filamenti (actina e catena pesante della miosina). Anche se è certo il ruolo giocato dagli ormoni indicati sulla sintesi delle proteine, molti dubbi derivano dai risultati ottenuti utilizzando la loro somministrazione come terapia anti sarcopenica. Un esempio vale per tutti: la somministrazione, anche in dosi massice, di GH non ha prodotto risultati di particolare apprezzamento soprattutto per quel che concerne il ripristino della massa muscolare persa con l’età. Un altro tentativo di tipo terapeutico-educativo è il frutto di una scoperta fatta 70 anni fa: nei ratti sottoposti a restrizione calorica, attraverso una dieta spartana ma bilanciata, si osserva un aumento di circa il 50% della lunghezza della vita media ed una riduzione molto significativa dell'incidenza di sarcopenia e malattie tipicamente geriatriche, come il cancro, le malattie cardiovascolari, l'osteoporosi, ecc. Questi effetti si riscontrano su molti organismi modello per la biologia, ma purtroppo questo regime di restrizione calorica è insostenibile, perché porta quasi alla fame. Ebbene, alcuni studiosi della Harvard Medical School di Boston hanno individuato delle molecole che simulano la restrizione calorica e la più potente di queste molecole è il resveratrolo, contenuto tra l'altro nel vino rosso. Purtroppo però il resveratrolo naturale non è molto stabile: si degrada facilmente in presenza di ossigeno e perde così la sua efficacia. Non è proponibile, perciò, il suo utilizzo come agente terapeutico per combattere la sarcopenia anche se la presenza, in dosi consone (uno-due bicchieri al giorno) di vino rosso nella dieta potrebbe contribuire in maniera significativa a ridurre gli effetti negativi dell’accumulo di radicali liberi nell’organismo. Una dieta ipocalorica è, comunque, indicata e non solo in quei soggetti anziani che presentano tendenza ad aumento di massa grassa e diminuzione di massa magra. D’altro canto in soggetti molto anziani con scorrette abitudini alimentari, inappetenza e/o patologie croniche, che presentano quindi un insufficiente apporto di nutrienti, si deve prendere in considerazione l’opportunità di introdurre supplementazioni dietetiche che includano vitamina B6, B12, Calcio, Vitamina D ed aminoacidi. Migliori risultati, qualche volta così significativi da risultare in un deciso miglioramento sia delle condizioni locali (recupero muscolare) che di quelle generali (inabilità ridotta), si ottengono somministrando programmi di attività fisica come terapia . Il primo intervento terapeutico da considerare, consiste nell’introduzione di un corretto programma di allenamento. Non tutte le forme di esercizio hanno la stessa efficacia nel promuovere un aumento di forza muscolare. Gli esercizi di tipo aerobico sub-massimale, costituiti da numerose contrazioni muscolari protratte nel tempo, contro resistenze relativamente basse, possono contribuire all’aumento della massa e della forza muscolare nei soggetti debilitati e dopo lunga immobilizzazione. Viceversa, in soggetti sani, che praticano una normale attività fisica, l’efficacia di questi esercizi ha effetto soprattutto sulla capacità cardiovascolare e sul metabolismo energetico. Allo scopo di ottenere un sostanziale miglioramento di forza, massa e performance muscolare, si rende necessaria l’introduzione di protocolli che comprendano esercizi anaerobici di potenza, ossia una serie, anche limitata, di contrazioni muscolari contro resistenze elevate Conclusioni Esiste uno stato funzionale del muscolo scheletrico con il quale tutti, prima o poi, dovremo fare i conti. Questo stato è caratterizzato da una perdita di massa muscolare e, quindi di forza, con conseguenze psico-fisiche ben immaginabili. La sarcopenia è un passaggio obbligato attraverso il quale conviene muoversi adattando alla situazione uno stile di vita (attività fisica) ed un comportamento alimentare (restrizione calorica) più consono alla nuova realtà: altro non serve.

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Chi dice tacco... dice danno!

L'uso del tacco ha origini un po'... incerte: c'è chi dice che risale alla fine del XVI secolo, quando si usavano calzature che, per impedire ai piedi di sporcarsi con il fango delle strade, si sostenevano su un'alta suola di legno, ponendo allo stesso livello sia il tallone che la pianta. Altre voci, al contrario, affermano che la moda dei tacchi ha origini francesi e riguardava tanto le donne quanto gli uomini; per ultimo, si sa anche che i tacchi, dopo un breve periodo di disuso, tornano in voga con Giacomo I, persistendo fino ad oggi. Ormai è risaputo che il tacco alto e la postura corretta non vanno d'accordo, anzi appare curioso pensare che l'uomo, dopo aver impiegato più di venti milioni di anni per conquistare la stazione eretta, si debba adattare nuovamente ad un condizione che di per sé non è naturale. Dal momento che l'inclinazione provocata dal tacco non è compatibile con il benessere della colonna vertebrale, l'uomo è costretto a correggere la nuova posizione per mantenersi “in piedi” e tale aggiustamento posturale non sempre riesce nel modo migliore. Abbiamo così una colonna che, per adattarsi, va incontro a deformazioni, così come si trasformano anche le articolazioni, le quali comunicano la sofferenza tramite dolori e problemi posturali. Per esempio, l'articolazione della caviglia si piega all'indietro verso il tallone, le ginocchia e le anche si flettono, accentuando di conseguenza le curve naturali del rachide. A questo quadro, già di per sé critico, aggiungiamo anche il comportamento dei tendini, dei muscoli e delle capsule articolari: i muscoli del polpaccio e gli ischiocrurali si retrarranno per l'eccessiva chiusura della catena muscolare, i quadricipiti saranno sottoposti a stress per il loro allungamento continuo, il bacino, per aumentata curva lombare, aumenterà il basculamento in avanti, creando non pochi problemi all'articolazione sacro- iliaca. Come ultimo problema tra tanti, si termina con conseguenze a livello cervicale, risvegliando dolori fastidiosi. La continuità del corpo, come si è visto, può veramente creare problemi anche a lunghe distanze. Con ciò non voglio dire che da domani sarebbe meglio tornare alle origini, quando l'uomo non usava ancora la scarpa, ma basti pensare che questa ha la funzione di proteggere il piede e ciò può essere fatto anche senza il bisogno del tacco. Insomma, quando si crea una condizione di dislivello tra il tallone e l'avampiede, si provoca un'inclinazione del corpo in avanti, direttamente proporzionale all'altezza del tacco: più alto è il tacco, maggiore sarà il danno. Non potendo camminare con un'inclinazione così accentuata, il corpo trova una soluzione adattandosi al nuovo “schema”, portando così il busto in una posizione che permette una postura più o meno accettabile. Tutto ciò causa uno squilibrio generale che, nella maggior parte dei casi, si manifesta con dolori lungo la schiena. In un soggetto lordotico, l'uso costante di tacchi alti porterà ad un'ulteriore accentuazione di tale condizione, perché sarà proprio il tratto di lordosi ad inarcarsi leggermente e mandare il corpo in avanti. Nel soggetto cifotico, invece, aumenterà la curva e si potrà presentare anche un'iperestensione del ginocchio. Le fondamenta sono già nei piedi e se qualcosa non funziona si ripercuote in tutto il corpo; sono le mode a dettare ciò che poi diventa un “must”, ma se l'uomo è stato creato scalzo... vorrà dire qualcosa? Dobbiamo capire fino a che punto si può accettare più un canone estetico che il benessere fisico personale. Concludendo, per mantenere una postura corretta, è sufficiente un tacco né troppo basso (es. infradito) e né troppo alto: l'angolo tra piede e terra non è di 90°, bensì 100° e un tacco medio permette al piede di mantenere il giusto assetto articolare.

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Sindrome Plurimetabolica

Nel 2°secolo d.C. Claudio Galeno (medico di Marco Aurelio) scrisse il libro “Mantenimento della salute” dove arte dell’allenamento e del nutrirsi, insieme a quella della medicina, fanno tutte parte della “dottrina della salute”. L’arte della medicina era necessaria solo dove le prime fallivano e comunque potevano sempre aiutare il malato. Al giorno d’oggi dal punto di vista medico, quando si presentano delle problematiche metaboliche, in molti casi si sottovaluta come la terapia dietetica e l’attività fisica possano avere un ruolo determinante per migliorare la risposta del soggetto. Affiancare attività fisica e alimentazione mirate può amplificare l’azione di una eventuale terapia farmacologica ed in alcuni casi portare ad un completo ripristino della situazione di equilibrio metabolico e salute del soggetto. In molti casi la responsabilità di questa situazione non è solo del medico ma spesso è il paziente stesso che, preso dalla sua pigrizia fisica e mentale, preferisce soluzioni “facili” anche se meno logiche. Numerosissime ricerche negli ultimi quaranta anni hanno dimostrato come un basso livello di fitness fisica sia associabile a: Ipertensione; Iperglicemia; Ipercolesterolemia; Malattie cardiache coronariche; Aumento dell'incidenza di alcuni tumori. Spesso queste problematiche sono concomitanti con situazioni di sovrappeso. I primi tre punti, magari con tempistiche differenti, sono facilmente presenti contemporanee e danno vita alla cosiddetta sindrome plurimetabolica. Nelle patologie di colesterolemia e trigliceridemia l'abbinamento di alimentazione ricca di cibi vegetali e grassi poli/monoinsaturi con attività aerobiche porta in un alto numero di casi, soprattutto nei soggetti più giovani, ad un buon calo dei parametri con significativo aumento delle HDL (colesterolo “buono”). Si rende così possibile il rinvio nel tempo del ricorso a farmaci specifici, e, anche nella necessità terapeutica la sinergia di farmaci-dieta-attività potenzia l'effetto e richiede minori dosi di farmaco stesso. Nelle problematiche diabetiche, soprattutto di tipo 2, la dietoterapia, soprattutto con alimentazione basata su cibi a basso indice glicemico, è determinate. Questa scelta, unita ad appropriata attività fisica porta alla diminuzione dei valori glicemici e, nel caso dell’uso di farmaci, ad una conseguente riduzione dei dosaggi degli stessi.    Esercizio per migliorare la tolleranza al glucosio Pochi studi hanno indagato le effettive differenze tra esercizio aerobico e quello di forza, tra questi quello di Eriksson che ha comparato esercizio aerobico e circuito con pesi: Aerobico - 3 sedute 1 Seduta da un’ora 65% Fcmax 2 sedute da un’ora e mezza al 60% Tutto per 6 mesi Circuito misto - 3 sedute 8 esercizi fondamentali x8/10 ripetizioni ogni esercizio 3 serie Il carico veniva aumentato dopo la seconda e la quinta settimana. Lo studio di Eriksonn ci dice che l’esercizio aerobico migliora il VO2max e HDL ma non provoca modifiche in sensibilità all’insulina e secrezione della stessa. Invece l’esercizio in circuito migliora la sensibilità all’insulina (glucose disposal) del 23% grazie ad un aumento del metabolismo non ossidativo del glucosio. Da questa ricerca condotta su venti soggetti sembra che l’allenamento in circuito contribuisca in maniera più efficace al miglioramento della tolleranza al glucosio. Inoltre è stato dimostrato che più elevata è l’intensità dell’esercizio migliore è l’effetto su sensibilità all’insulina ed utilizzazione del glucosio. Attività fisica per colesterolo totale, HDL e trigliceridi Per ottenere buoni livelli di “fitness cardiovascolare” occorre un esercizio di 3-4 volte la settimana per 30-60 minuti al 50-75% della capacità massima.  In uno studio (Allen R. et al) si evidenzia come attività aerobica svolta al 50% del VO2max per 2 mesi, 3 volte la settimana per 40 minuti abbia modificato: colesterolo totale (- 17,3%); colesterolo HDL (+ 98%); trigliceridi (-18%). Non è necessario un allenamento ad alta intensità per ottenere benefici cardiovascolari. Protocollo di allenamento per soggetto con sindrome plurimetabolica Per il trattamento della patologia è generalmente adottato di un programma di allenamento incrementale, dove per il primo mese si svolge solo ed unicamente attività aerobica, con tre sedute settimanali, partendo con venti minuti al 65% della FCmax e incremento di due minuti a seduta. Dal secondo mese viene introdotto un ciclo di due sedute a settimana di esercizi in palestra per la postura e per la tonificazione. In questi allenamenti si utilizza la metodica Circuit Training con controllo della frequenza cardiaca sulle stazioni cardiofitness (65/70%). Dopo le prime sei settimane si potrà aumentare l’intensità durante l’attività aerobica proponendo un’alternanza di 5 minuti al 65%, 5 minuti al 70% e 5 minuti al 75%, da ripetere almeno 3 volte.

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Allergie e sport: non più un binomio contradditto...

Tra poco tempo arriverà la primavera, la bella stagione che se da un lato ci farà dimenticare il freddo e le incessanti piogge, dall'altro vedrà come protagonista quella che per molti italiani rappresenta una tortura: in una parola, l'ALLERGIA. Nel nostro Paese si calcola che ne soffre circa il 18% della popolazione e che lo manifesti tramite specifiche reazioni come rinite, congiuntivite, dermatite, orticaria e soprattutto asma bronchiale. Le cause che ci portano ad essere allergici dipendono sia da una predisposizione genetica sia da fattori ambientali, come l'esposizione continua ad allergeni presenti nell'ambiente. Esistono poi altri elementi, per niente benefici, che aumentano l'effetto allergico come il fumo di sigaretta e lo smog. Nel corso degli anni la medicina ha progredito notevolmente anche nell'ambito del sistema immunitario, proponendo delle cure per reazioni del genere. In verità non esiste effettivamente una cura concreta per le allergie, ma è possibile procedere con una terapia di desensibilizzazione agli allergeni per mezzo di un vaccino; un'altra categoria di farmaci che ci giungono in aiuto è quella dei cromoni, dei broncodilatatori, degli antistaminici. Accanto ad una terapia farmacologica, si può prevenire uno stato allergico anche con l'attività motoria; è ormai diventata una consuetudine pensare che le malattie allergiche a carico dell'apparato respiratorio siano fattore limitante la pratica sportiva. Tale concetto, oltre ad essere irrisorio, può causare nel giovane difficoltà relazionali e psicologiche. Da una statistica è stato rilevato che molti atleti ad alto livello agonistico che soffrono di malattie allergiche, opportunamente trattate, svolgono tranquillamente un'attività sportiva non limitante; inoltre basti pensare che tra gli atleti partecipanti alle Olimpiadi di Sidney del 2000, circa il 35% era affetto da allergie dell'apparato respiratorio. E allora, perchè condannare il movimento nei casi di allergia? Sia che si parli di asma o di allergia, si tratta comunque di malattie che oggi è possibile tenere completamente sotto controllo, consentendo al soggetto di svolgere non solo un'attività fisica ma anche quella per cui si è incline. E' ormai largamente dimostrato come lo sport possa rappresentare un metodo preventivo per le patologie respiratorie. In generale, l'attività fisica è una valida difesa: nei casi di asma uno sport generico non migliora la situazione, ma una pratica controllata può sfruttare l'effetto broncodilatatore che si ottiene con lo sprigionamento delle catecolamine, favorevole al soggetto asmatico. Nonostante sia scientificamente provato come lo sport praticato regolarmente non sia un impedimento, bensì una soluzione per irrobustire i muscoli respiratori e preservarne la loro attività, si è notato che la categoria di persone più restia a svolgere attività sia proprio quella dei soggetti allergici, timorosi di attivare una reazione a causa della iperventilazione o dell'ambiente intorno o addirittura di peggiorarla. Per sensibilizzare tale gruppo è opportuno far capire i vantaggi del movimento: gli sport di resistenza trasmettono al soggetto un senso di sicurezza e di controllo della situazione, favorendo una migliore percezione del proprio corpo per "sentire"in anticipo i segni premonitori di una reazione. Lo sport va scelto in base alle proprie preferenze e ai benefici dal quale derivano: per esempio il nuoto provoca una ventilazione meno elevata e prevede invece un'alta percentuale di umidità con l'effetto di diminuire le probabilità di un attacco d'asma da sforzo. Per evitare un effetto broncodilatatorio violento da esercizio massimale si praticherà un'attività fisica di almeno 20-30 minuti aumentando la fase di riscaldamento. In definitiva per chi soffre di allergie è doveroso consigliare un'attività per ottenere risultati preventivi per la salute, in quanto viene migliorata la ventilazione, si riducono gli effetti della sedentarietà, nociva in ogni caso, ed è vantaggiosa anche per arricchire le relazioni sociali. Per chi soffre di allergia al polline, evitare l'esercizio fisico nelle ore centrali della giornata, specialmente in primavera e seguire le raccomandazioni e le terapie dell'allergologo. Un altro disturbo legato al movimento è l'insorgenza di orticaria e anafilassi che solitamente si manifestano dopo i pasti, quindi raccomandato l'esercizio lontano dai pasti che è più sicuro. Inoltre, è più valido uno sport che prevede un'attività respiratoria regolare e mai esasperata o impegnativa ma di breve durata. Sul podio, in prima posizione tra le varie discipline, il nuoto è da sempre consacrato come lo sport che meglio si adatta a coloro che denunciano fastidi respiratori, in quanto risulta il meno asmogeno: a parità di sforzo richiesto, nel nuoto le vie respiratorie si chiudono di meno e riducono il rischio di crisi per chi lo pratica. Perciò, niente più scuse: l'attività fisica è il vero elisir di lunga vita!  

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Cervicalgia da vizio posturale

Le adulterazioni, o vizi, dell’omeostasi posturale rappresentano una diffusa causa di algia del rachide cervicale. Un’attenta analisi obiettiva ed un valutazione clinica possono essere adatti all’attuazione di una diagnosi, osteopatica in tal caso, a scapito di successive indagini strumentali. Ovviamente sono da tener presenti anche eventuali ingerenze anatomiche e/o viscerosomatiche che, come evidente dalle immagini riportate, rendono la struttura umana un continuum tra soma e viscere sia in statica, che in dinamica: Statica Catena inspiratoria (immagine 1): agisce sulla meccanica respiratoria grazie all'azione del Diaframma e dei muscoli accessori. È composta da: diaframma con il suo tendine sospensore, scaleni, gran dentato, sternocleidomastoidei, e piccolo pettorale         Catena posteriore (immagine 2): permette la stazione eretta contrastando la forza di gravità. È composta principalmente da:spinali, grande gluteo, pelvi-trocanteri, ischio-tibiali, popliteo, soleo e plantari.             Catena antero-inferiore (immagine 3): Assicura la sospensione prendendo appoggio su punti fissi superiori. Composta da: scaleni ed intercostali che mantengono il torace, sistema fibroso profondo che tiene sospeso il diaframma e la massa viscerale, psoas, adduttori, muscoli anteriori della gamba       Dinamica Catena superficiale posteriore (immagine 4): influisce sulla postura durante i movimenti sul piano sagittale             Catena miofasciale superficiale frontale (immagine 5): bilancia la catena superficiale posteriore influisce sulla dinamica posturale postura nei movimenti sul piano sagittale e protegge gli organi addominali.         Catena miofasciale profonda frontale (immagine 6): assume un ruolo prioritario nel supporto posturale inerente i movimenti su tutti i piani dello spazio.         Catena laterale (immagine 7): gestisce la dinamica posturale nei movimenti relativi al  piano frontale.           Catena miofasciale a spirale (immagine 8): relativa al controllo posturale nei tre piani dello spazio.       Come si intuisce, a tal proposito, una problematica, anche se distale rispetto alla sintomatologia riferita, può facilmente inficiare la meccanica cervicale con tutte le problematiche ad essa correlate. Generalmente i pazienti hanno un’età compresa tra i 35 ed i 45 anni, un’occupazione sedentaria con un monte ore giornaliero non inferiore alle 8/10, non frequentano una palestra, oppure svolgono attività non idonee (o meglio non compensative) alla reali necessità. Clinicamente i soggetti, non riferiscono una particolare rigidità anche in presenza di piccole restrizioni di movimento, ma una accentuata tensione dei muscoli del collo accompagnata dalla presenza di contratture, e dolorabilità (trigger point), palesi anche alla semplice palpazione e localizzate in maggior misura nelle zone dei trapezi e degli spleni. Spesso l’esame radiografico non evidenzia anomalie di rilievo, e di conseguenza vengono, non di rado, associate terapie inidonee. A tal proposito utile sarebbe una indagine baropodometrica e/o poidoscopica In relazione alle abitudini maggiormente influenzanti la fisiologica “omeostasi posturale” si evidenziano, nei pazienti, atteggiamenti quali: stare al computer con lo schermo non centrato ma posto lateralmente e ad una altezza non consona tenere le gambe accavallate mentre si è seduti alla scrivania, o peggio, essere in appoggio su una sola natica mantenere la cornetta del telefono stretta tra la spalla e il collo durante lo svolgimento di altre attività sedersi senza appoggiarsi allo schienale della sedia dormire con due cuscini, o comunque con un cuscino non adeguatamente imbottito usare borse, strumenti, e quant’altro utilizzando un appiglio (tracolla) monolaterale la pratica, sporadica, e non corretta di alcuni sport senza una adeguata preparazione lo stare seduti con il portafogli nella tasca posteriore dei pantaloni la non corretta regolazione del sedile durante la guida il sollevare carichi in malo modo l’allattamento senza l’ausilio degli specifici presidi del caso (cuscino) Sintomatologia: dolore al collo cefalea muscolo-tensiva emicrania dolore dorsale dolore ad una o ad entrambe le spalle fastidi alla vista riflesso vagale bracialgia sindromi pseudo-canalari Tali sintomi risultano essere sempre presenti sotto forma di dolore oppure fastidio ricorrente che si accentua nello svolgere una o più attività determinate. Il trattamento Osteopatico. Consiste, innanzitutto nel cercare di lenire le tensioni muscolari attraverso tecniche dolci quali miofasciali e/o mio tensive. In un secondo momento vanno ricercate, e possibilmente corrette, talune restrizioni di movimento legata ad una limitazione della meccanica vertebrale. In tal caso l’operatore potrebbe valutare l’applicazioni di tecniche ad energia muscolare (con partecipazione attiva del paziente) oppure tecniche trust. Il terzo step consiste nel ricercare ingerenze distali sia somatiche che viscerali, e nel contempo cercare di correggerle mediante “manipolazioni” mirate. Ultimato il trattamento, al soggetto non resta che affidarsi ad una allenatore (personal trainer preferibilmente) per l’attuazione di programmi ed esercizi tesi al mantenimento del risultato terapeutico, quindi conservativo, e/o al miglioramenti di eventuali parametri non trattabili manualmente. A tale riguardo andrebbero praticati esercizi di: stretching globale attivo; mobilizzazione articolare; auto elongazione; propriocezione; respirazione; rinforzo muscolare. Ovviamente il percorrere l’iter appena descritto dovrebbe necessitare di beneplacit del medico di fiducia, il quale dopo aver escluso la presenza di reali patologie con diagnosi differenziata potrebbe continuare a seguire i progressi del proprio paziente attraverso la collaborazione di un osteopata e, ovviamente, di un personal trainer.

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Equilibrio acido-base, fondamentale per la tua sal...

Il PH è un valore che riflette il grado di acidità (o basicità) di una soluzione, ha un scala che varia da 0 a 14, con 7 che rappresenta il grado neutro, sotto il quale la soluzione è acida e sopra basica. Il nostro sangue deve avere valore tra i 7.3 e i 7.45. Fin dai tempi antichi l'uomo, anche non accorgendosene, ha sempre rispettato l'equilibrio acido-base del corpo, ingerendo cibi e ristabilendo l'equilibrio. Per esempio mangiando solo carne (cibo molto acido) e ingerendo anche delle verdure o bevendo dell'acqua (primitiva, alcalina) ristabiliva i valori. Al giorno d'oggi invece quello che mangiamo e cioè, pane, pasta, riso, formaggio, carne e pesce sono tutti cibi acidi, aggiungiamo anche la coca-cola, il vino e la birra e facciamo un vero e proprio cocktail acido! L'acqua, formata da atomi di idrogeno e ossigeno che vanno poi a formare delle molecole, è neutra, quindi non favorisce l'equilibrio acido-base, per aumentare però la sua basicità, esistono diversi accorgimenti: Gocce Alkalife che contengono idrossido di potassio e idrossido di sodio 2-4 gocce in un bicchiere, almeno 6 bicchieri di acqua alcalina al giorno; Polvere Basica (Basenpulver Pascoe) con carbonato di calcio, bicarbonato di sodio, carbonato di magnesio, fosfato bisodico e bicarbonato di potassio, all'interno della confezione troverete anche le cartine per effettuare il test salivare. Dose: un cucchiaino da tè raso in un bicchiere d'acqua prima di coricarsi; Tessuto Nexus, particolare tessuto formato da metalli che alcalizzano l'acqua, lo trovate in vari formati dal calzino da applicare alla bottiglia, o magliette da tenere durante la giornata (questo perché il nostro corpo è formato prevalentemente da acqua ed è ottimo come recupero post allenamento). Lo usano molti famosi atleti quali Alonso, la Piccinini etc… Giornalmente noi compiamo molti attentati alla nostra salute, perché sia con l'alimentazione che con lo stress quotidiano, viviamo in modo tale da creare continuamente delle tossine, che il nostro corpo raggiunto un limite non può più espellere. Per contrastare gli acidi, esso prende il calcio basico dai denti, quindi con la formazione di carie e dalle ossa con la conseguente osteoporosi. Viene poi prelevato dai muscoli anche il magnesio con conseguenti crampi muscolari e forti emicranie. Putroppo accumulando l'acido viene instaurata un "acidosi cronica" in cui il corpo diventa come una spugna per germi, virus, fatica ed esaurimento nervoso e quando si raggiunge questo limite prevede un'azione di "pulizia" come diarrea, mal di testa, noduli, foruncoli raffreddore, ascessi, febbre, emorroidi, calcoli, gastrite, colite, perdita di capelli etc… Da sempre la donna a differenza dell'uomo ha un sistema di smaltimento di eccesso dell'acido una volta al mese: il ciclo mestruale. In questo modo non deve attingere a riserve di minerali per ristabilire l'equilibrio. Nell'uomo invece tutto questo non succede, ovviamente, ma in caso di iper acidità il corpo predispone di un surrogato del ciclo femminile, le emorroidi. In più per ristabilizzare l'equilibrio, il corpo maschile preleva dal cuoio capelluto i minerali necessari e sembra proprio che i capelli siano per l'uomo la fonte primaria ad essere utilizzata in questo frangente… causa CALVIZIE! Nell'articolo "L'equilibrio Acido-Base 2' Parte - La Cellulite" continuerò a parlare dell'equilibrio acido-base e dello sfogo degli acidi sulle donne... la cellulite, come prevenirla e curarla definitivamente!

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Mantenersi in salute: il decalogo del movimento

   Come mantenersi in salute. Semplici consigli da inserire nella vita quotidiana di un sedentario.   Evita di usare l’ascensore, cerca di fare sempre le scale. Quando percorri piccoli tragitti cerca di farli a piedi e non usare la macchina. Al supermercato parcheggia la macchina lontano così fai più passi per raggiungere l’entrata. Prova di andare al lavoro a piedi o parcheggia la macchina più lontano, così una parte la fai camminando. Fai una piccola passeggiata di 30’ al giorno. Se hai una bicicletta usala per passeggiare o per andare alle tue destinazioni. Cerca di fare attività fisica, iscrivendoti in palestra o scegliendo uno sport che ti piace. Compra un contapassi e usalo durante la giornata per vedere se realmente fai 10.000 passi al giorno necessari per stare in salute. Quando vai al mare cerca di nuotare o camminare velocemente in acqua. Ricordati che ogni occasione è buona per fare movimento, basta accogliere l’attimo. Si può iniziare in ogni età, basta trovare l’attività adatta per ogni persona.

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Osteoporosi, cos'é?

É una condizione patologica caratterizzata da una diminuzione della massa ossea con deterioramento del tessuto e conseguente aumento della fragilità e del rischio di fratture delle ossa, specialmente a carico del polso, delle vertebre e del femore. É bene sapere che solo una donna su due e un uomo su cinque sa di essere osteoporotico, e la malattia può essere localizzata ad alcuni distretti, oppure diffusa. L’osteoporosi è antica quanto l’uomo ma ha acquisito solo di recente rilevanza clinica a causa dell’aumento della vita media, e si stima che le fratture da osteoporosi aumenteranno di oltre la metà nei prossimi anni. Una fase di lento impoverimento dell'osso inizia dopo i 40 anni, con velocità differente tra i due sessi,  visto che le donne sono abbastanza tutelate dalla produzione di estrogeni fino alla menopausa, ma verso i 65-70 anni di età uomini e donne si pareggiano nella percentuale di perdita annua di tessuto osseo. La perdita d'osso legata all'invecchiamento, che si svolge in un arco di tempo di circa 40 anni, è quindi sufficiente a portare una quota di uomini e di donne, peraltro normali, in una situazione di particolare fragilità ossea che li predispone a fratture anche per eventi traumatici minimi. Le fratture di femore comportano un grave rischio di disabilità motoria che colpisce più della metà dei pazienti nell'anno successivo alla frattura, mentre solo il 30- 40% di queste persone riprende le attività quotidiane. Le fratture vertebrali invece, spesso spontenee, in metà dei casi non vengono neppure diagnosticate. Insomma con l'osteoporosi non si scherza! I fattori di rischio Sono considerati tali: bassa assunzione di calcio, limitata attività fisica, menopausa precoce, età avanzata, abuso di alcool, caffè e fumo. Una condizione particolare nelle giovani donne è l'anoressia, con conseguente scomparsa del ciclo mestruale e mancanza degli effetti positivi degli estrogeni sull'osso. Altro importantissimo fattore di rischio è la prolungata inattività o immobilizzazione dovuta a ricoveri; è stata dimostrata una perdita di massa ossea nel caso di riposo a letto e in assenza di gravità. Questo è il motivo per il quale l'esercizio fisico viene sempre più somministrato, ove possibile, per prevenzione e cura dell'osteoporosi. L’osso, infatti, è un tessuto dinamico, “vivo”. Il processo di formazione del tessuto osseo ha come principale meccanismo di controllo lo stimolo meccanico costituto dalle tensioni e dalle deformazioni applicate all’osso sia dal carico, sia dalla contrazione muscolare, nel corso delle attività fisiche. Dunque l'osso, al pari di qualsiasi altro tessuto od organo del corpo umano, se costantemente stimolato, tende a rigenerarsi e a rallentare di molto i normali processi d'invecchiamento.   I sintomi Quello cardine è il dolore, ma all'inizio può esserci una mancanza di sintomi che ritarda la diagnosi. Quando la densità ossea diminuisce, si può andare incontro a dolori ossei forti e persistenti: se vengono coinvolte le vertebre, ad esempio, si avrà un forte mal di schiena refrattario alle terapie più comuni; di solito, si tratta di un dolore che inizia in un dato punto della schiena e si diffonde quando ci si alza in piedi e si cammina. Per confermare la diagnosi di osteoporosi, fatta solitamente tramite radiografie, è importante la mineralometria ossea (MOC) esame che valuta la densità delle ossa. La terapia La terapia del'osteoporosi conclamata è, in particolare nell'anziano, essenzialmente basata su farmaci detti inibitori del riassorbimento osseo. In particolare vengono usati i bifosfonati. Qualora risulti insufficiente l'apporto di calcio e di vitamina D con la dieta, si rende necessario integrarli ricorrendo a un supporto di sali di calcio associati o meno a vitamina D.   La prevenzione La buona notizia è che la prevenzione dell'osteoporosi é semplice e di norma efficace. Si punta principalmente a ridurre la perdita ossea post-menopausale e associata all'invecchiamento con un adeguato regime alimentare e quindi maggiore assunzione di calcio, una particolare attenzione a ridurrere i rischi di cadute, ed un aumento dell'esercizio fisico. Ovvero basta sforzarsi di seguire uno stile di vita sano per abbassare notevolmente il rischio di incorrere nell'osteoporosi! Ne vale la pena, no?

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