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Alterazioni posturali e dismetrie torsionali. In sintesi.

La dismetria torsionale è costituita da un movimento del corpo dovuto ad una rotazione essenziale del bacino con movimento antitetico dell’asse bi- omerale e con opposizione del cranio in asse opposto.
Tali serie di rotazioni indicano tensioni muscolari che in una turbe della rotazione iniziale, cioè del bacino, divengono asimmetriche nei due emimeri.
Questa catena di rotazioni sovrapposte ed in opposizione l’una con l’altra, può prendere il via dall’inizio dell’appoggio dei piedi allorquando il bambino incomincia la deambulazione. Si nota, nel piccolo soggetto, lo scatenarsi di contratture muscolari che prendono l’avvio dalle dita dei piedi e misurabili con il segno clinico, sempre presente , consistente nella diminuzione della escursione pronatoria dell’avampiede.
Questo è almeno quanto risulta dalle osservazioni fatte e che richiederebbe una ricerca più approfondita di quella a disposizione.

Abbiamo parlato di diminuzione della pronazione dell’avampiede e notiamo che, nella normalità, la pronazione è di 15° e la supinazione di 25°, per una escursione totale di 40°. Questi dati sono, generalmente, perduranti nel corso della vita ed inoltre le possibili variazioni di tali misure comportano il formarsi di compensi rotatori delle articolazioni più craniali nonché a variazioni degli assi tibiali e femorali.
Per esempio, vediamo dapprima, per chiarezza, cosa succederebbe in una alterazione del genere che compaia bilateralmente.
La catena delle contratture continuerebbe, dal punto a cui siamo giunti, sino ai piani superiori, interessando prima il bacino, trazionandolo in anteposizione per la contrattura degli ileo-psoas e del muscolo sartorio bilateralmente nonché dei tensori della fascia lata e dei muscoli ischio crurali. A favorire tale anteposizione del bacino e continuando la catena delle contratture, si avrebbe la tensione dei muscoli paralombari che, con la loro azione di contenimento di una caduta in avanti, costringono la colonna in iper- lordosi.

Continuando a seguire i compensi successivi si assisterebbe al formarsi di una iper-cifosi dorsale  e, contemporaneamente, di una azione di accorciamento degli addominali, unitamente, a sua volta, ad una contrazione della cassa toracica  dovuta all’iper- cifosi    con il risultato di una minor escursione diaframmatica e conseguente ipoventilazione.
Salendo ancora si avrebbe un accorciamento dei pettorali, una anteposizione delle articolazioni scapolo omerali, con formazione posteriormente di scapole alate e tensione anomala dei deltoidi. A livello cervicale, secondo una logica, si dovrebbe pensare di trovare, a mo’ di compenso, una iper- lordosi cervicale, invece, data la contrattura dei muscoli paracervicali che mantengono l’occipite in basculamento anteriore e in opposizione a tale contrattura, si ha la tensione dei muscoli sterno cleido mastoidei i quali, cercando di contenere la contrattura predetta, provocano, come risultato, un arretramento della mandibola.
Nel contempo si avranno delle contratture dei muscoli mimici della faccia con alterazione delle pieghe genio- labiali che verranno a divergere dalle labbra. Si dà il fatto, che il piano dell’osso occipitale sia parallelo dell’osso sacrale e che questo parallelismo venga conservato durante tutti gli spostamenti.
Abbiamo sin qui parlato di alterazioni posturali contemporanee in entrambi gli emimeri del corpo. Ora tali alterazioni bilaterali, del tutto rarissime e quasi mai riscontrabili, sono state ipotizzate per mera necessità esplicativa, come già detto, escludendo tutte le alterazioni rotatorie che vengono a stabilirsi monolateralmente, come avviene in realtà.
Quando, monolateralmente, vi sono alterazioni della pronazione dell’avampiede, viene a svilupparsi la dismetria torsionale rilevabile sul piano bisiliaco e sulla occlusione dentaria. La cosa, estremamente interessante, è che lo stesso valore del deficit della escursione pronatoria dell’avampiede nei confronti del controlaterale, corrisponde al grado di inclinazione del bacino, come dismetria torsionale, per cui la linea  bisiliaca non è orizzontale , ma inclinata ad essa ed il termine di torsionalità è riferito al fatto che per tale inclinazione le creste iliache divengono asimmetriche e di conseguenza le spine iliache anteriori- superiori vengono ad avere livelli diversi. Radiograficamente la controprova è la differenza morfologica dei forami otturatori nella loro proiezione sul piano della lastra radiografica.
Da questa partenza si sviluppa la catena reattiva per la conservazione  dell’equilibrio sia statico che dinamico: per i compensi vengono attivati il peroneo lungo, per cercare di annullare il deficit pronatorio dell’avampiede, torcendo la tibio- tarsica che, a sua volta, verrà a trascinare la tibia in rotazione  interna e inducendo una recurvatura  del ginocchio con iperpressione rotulea (nel giovane scatenante frequentemente una patologia dell’inserzione del tendine rotuleo).


Questa situazione viene contenuta dalla contrazione del sartorio che ha un effetto derotante, però la contrattura di tale muscolo favorisce la trazione in avanti ed in basso dell’emibacino omolateralmente. Tali spostamenti inducono una orizzontalizzazione della piastra sacrale il cui margine superiore si muove in senso antero inferiore. Da un punto di vista osteo- articolare, l’inclinazione del bacino da un lato provoca lo scivolamento della lamina quadrilatera del cotile opposto, verso la fovea capitis femorale, con conseguente scompaginamento, dei carichi e quindi maggior usura delle superfici articolari
Mutando in tal modo la planarità del piano di appoggio del passaggio sacro lombare, viene provocata la formazione di una curva lombare a convessità omolaterale al lato dismetrico e quindi, sul piano frontale, si avrà anche una apertura altrettanto omolaterale degli emispazi vertebrali e conseguentemente schiacciamento discale opposto nonché compressione delle faccette e relativi peduncoli. Al limite può ritenersi possibile il restringimento del neurodoco con conseguente patologia radicolare o addirittura la spondilolisi . Tale catena di apertura degli spazi intervertebrali può compensare una inclinazione di bacino di ben 3 mm. Per ogni disco intervertebrale. Si intende tale dato nella media delle osservazioni escludendo dovute eccezioni. Viene così a crearsi una scoliosi a convessità omolaterale alla parte del bacino più bassa, lato al quale, va bene ripeterlo, va riferita la dizione di dismetria torsionale. Inoltre sia per fenomeni di scivolamento, sia seguendo la legge della Fisica, circa la flessione dei tubi semi- rigidi, la colonna stessa  subisce nel contempo una torsione che formerà così l’evidente gibbo paravertebrale posto nel lato della convessità.

Per quanto riguarda la porzione toracica della colonna vertebrale e le spalle, queste vengono a porsi in opposizione alla torsione del bacino per mantenere il baricentro, per cui, per esempio, nella dismetria torsionale sinistra, quella cioè con la spina iliaca anteriore – superiore più bassa, si avrà un abbassamento ed anteposizione della spalla destra.
Per ottenere questa anteposizione si attivano i pettorali omolaterali e, all’unisono, il deltoide destro. Infatti in tutti i soggetti visti, la distanza, dal profilo del margine della spalla al margine del collo, è più breve a dx che a sin. Da un punto di vista vertebrale si noterà una curva dx convessa che compensa la sottostante lombare per una questione gravitaria. E’ però sottinteso che tale curva con relativo gibbo, ben più visibile perché coinvolgente le coste, è altresì sostenuta da opportune contratture muscolari.
Per trattenere la caduta in rotazione dell’emitorace dx si attivano i paravertebrali omolaterali la cui catena superiore va ad inserirsi assieme ai paracervicali diffusamente sui margini occipitali. Questa caduta è l’artefice della estensione della colonna cervicale e del basculamento dell’occipite in avanti e contemporanea rotazione a destra. Tale proiezione in avanti del massiccio occipito – mascellare, fa sì che la mandibola rimanga relativamente arretrata (generalmente ci consta che lo spostamento sia pari ad un decimo dell’abbassamento dell’emibacino), e trazionata verso sinistra . In tale modo vengono compromesse sia l’articolazione temporo – mandibolare nonché l’occlusione dentaria, provocando in essa un mancato contatto dei molari di sinistra e precontatto dei molari di destra, causa questo della loro precoce usura. Questo lato destro, per giunta, è preferenziale nella masticazione-
Il contatto predetto, inoltre, innesca una maggior contrattura dei muscoli mimici e masticatori di destra, con il risultato di un abbassamento della piega genio-labiale di tale lato.

Una accurata osservazione giunge persino ad altra ulteriore conclusione e cioè che l’assetto dl viso che, in effetti volge a destra, porta, di necessità, a far convergere, per una visione frontale, l’occhio destro. Nel giovane tale assetto oculare, di necessità, comporta una maggior stanchezza dell’apparato visivo destro, provocandone divergenza.

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