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Contenuti per tag: diabete


Sindrome Metabolica: cos'è e come combatterl...

La Sindrome Metabolica è probabilmente una tra le condizioni cliniche più diffuse dei giorni nostri e maggiormente meritevole di attenzione per la sua potenziale pericolosità. Si è stimato che in alcuni paesi industrializzati (Italia compresa) l'insorgenza di tale condizione patologica raggiunga quasi la cifra monstre del 25%! Sebbene ad oggi non vi sia una definizione universalmente riconosciuta e alcuni criteri di diagnosi differiscano tra loro, le principali Organizzazioni a livello mondiale che si occupano di salute sono concordi nel considerare affetti da Sindrome Metabolica tutti quei soggetti che presentino almeno due dei seguenti fattori di rischio associati a quello che può essere considerato il fattore chiave, ovvero l'obesità addominale: - Dislipidemia: HDL (il cosiddetto Colesterolo "buono") al di sotto di 40mg/dl negli uomini e di 50mg/dl nelle donne; - Trigliceridi con valori superiori a 150 mg/dl; - Glicemia superiore a 100 mg/dl (perciò sono iclusi i soggetti diabetici); - Ipertensione arteriosa (valori superiori a 130/85 mmHg).   E' facile comprendere come questo si traduca in una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare. Come potete osservare nell'immagine allegata, c'è convergenza tra gli studiosi nell'attribuire l'insorgenza di questa Sindrome a situazioni patologiche preesistenti (obesità, ipercolesterolemia e condizioni quali l'obesità viscerale, l'iperinsulinemia e/o l'insulino-resistenza) associate quasi sempre a uno stile di vita inadeguato (alimentazione sregolata, vita sedentaria). Come possiamo agire per proteggerci dall'enorme rischio a cui tale sindrome ci sottopone? Oltre ovviamente ad un necessario resyling del nostro stile di vita e del nostro regime alimentare, l'esercizio fisico può esserci di vitale aiuto. Lo scopo dell'attività fisica sarà, attraverso uno specifico lavoro preventivo e adattato alle condizioni del soggetto, di migliorare la condizione di salute dello stesso e in particolare di ottenere i seguenti effetti benefici:    - miglioramenti metabolici dovuti alla riduzione dell' LDL (il colesterolo "cattivo") e dei trigliceridi e all' aumento di HDL (colesterolo "buono"), sensibilità insulinica e tolleranza glicidica; - miglioramenti circolatori dovuti all'aumentata capillarizzazione muscolare e alla conseguente riduzione della pressione arteriosa; - riduzione del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo; - miglioramenti generali anche delle funzioni vagali (effetto antiaritmico). Per ottenere tali effetti, possiamo proporre protocolli di lavoro simili a quelli già molto utilizzati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dei disadattamenti metabolici in generale (sovrappeso e/o obesità, diabete mellito ecc..) e che devono prevedere essenzialmente tre tipologie di allenamento, sapientemente miscelate tra loro: fasi di allenamento aerobico di tipo continuato, fasi di allenamento aerobico intervallato (Aerobic Interval Training) e fasi di allenamento dedicate alla resistenza muscolare. Per i primi due (lavoro aerobico continuato e intervallato) sarà possibile lavorare su macchine cardio quali bike e tapis roulant o, perchè no, all'aperto in qualche parco o villa. Nelle sedute di allenamento aerobico continuato bisognerà cercare di assestarsi intorno al 60/70% della propria FcMax (l'uso di un cardiofrequenzimetro per monitorare i battiti è fortemente consigliato), mentre negli allenamenti interval l'ideale sarà alternare fasi più intense (fino all'80% circa) ad altre di recupero attivo intorno al 50%. Le sedute di resistenza si potranno svolgere con l'ausilio dei classici macchinari isotonici presenti nelle palestre ma anche con esercizi a corpo libero o con piccoli attrezzi, coinvolgendo in egual misura la muscolatura di tronco, arti superiori ed arti inferiori.

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Magri fuori e grassi dentro: conosci l'effett...

Chi di noi non è mai venuto a contatto con un amico, un parente o un conoscente che pur mangiando tanto (e male) e senza praticare attività fisica si vanta di essere magro?Quell’essere “magro” però è solo apparente perché, all’interno, i livelli di grasso viscerale sono alti e simili a quelli delle persone obese. Questa particolare condizione viene definita con l’acronimo di “TOFI”: thin on the outside, fat inside, ovvero magro fuori e grasso dentro. Il grasso interno (viscerale) si sedimenta su organi come fegato, cuore, polmoni e arterie, raddoppiando il rischio di malattie cardiovascolari e gettando le basi per l’insorgenza del diabete di tipo II. Circa il 25% degli adulti che sembrano magri presentano livelli di colesterolo e trigliceridi simili a quelli delle persone obese. Alla base di tutto questo ci sono stili di vita errati, alimentazione scorretta e, soprattutto, sedentarietà. Ricordiamo che dagli studi effettuati dall’Associazione Fitness Metabolica di Monterotondo (Roma), crea più danni l’inattività fisica rispetto ad una sovralimentazione. Per misurare il grasso viscerale viene utilizzato un particolare software per Risonanze Magnetiche chiamato Hippo fat (realizzato dall’Istituto di Fisiologia Clinica), ma per valutare il proprio stato di salute potrebbero essere sufficienti le analisi del sangue che analizzano i valori dei trigliceridi, della glicemia e del colesterolo. Infatti un valore basso di colesterolo buono (HDL) potrebbe far sospettare un accumulo di grasso nelle arterie. Al fine di contrastare l’accumulo di grasso viscerale, sarebbe opportuno praticare con regolarità attività fisica per almeno 3 volte a settimana, abbinandola ovviamente ad una corretta alimentazione che limiterà il consumo di grassi “cattivi” come quelli di origine animale (burro e strutto ad esempio) e quelli ricchi di grassi saturi come l’olio di palma (49g per 100gr contro i 14g per 100gr dell’olio extravergine di oliva).

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Zucchero Semplice. Usarlo o No?

    Il saccarosio è un disaccaride cioè l'unione di una molecola di glucosio con una di fruttosio, spesso viene chiamato zucchero da tavola.Viene principalmente estratto dalla barbabietola e dalla canna da zucchero.  E noto che chi consuma abitualmente eccessive quantità di zucchero possa andare incontro a diverse problematiche o patologie che vanno dalla nota carie dentale fino al temuto diabete. La morte Bianca (già, cosi lo chiamano molti). Perché? Dovete sapere che lo zucchero viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce, che provoca la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce in eccesso, il succo viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro; successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione. Si arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare i riflessi giallognoli, viene colorato con blu oltremare o blu idantrene (proveniente dal catrame). Il prodotto finale, che viene venduto per dolcificare gran parte di ciò che mangiamo, è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il succo zuccherino di partenza, ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi, che avrebbero fornito tutto il loro benefico apporto energia e salute. Ecco come il nostro zucchero da tavola perde la sua... innocenza! "Per poter essere assimilato, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali, per ricostituire almeno in parte quell’armonia di elementi distrutta dalla raffinazione"  Le conseguenze di tale processo sono la perdita di calcio nei denti e nelle ossa, con l’indebolimento dello scheletro e della dentatura. Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi ecc.) e carie dentarie. A livello intestinale, lo zucchero bianco provoca processi fermentativi, con produzione di gas e tensione addominale, e l’alterazione della flora batterica, con conseguenze quali coliti, stipsi, diarrea, formazione e assorbimento di sostanze tossiche. Lo zucchero bianco viene assorbito rapidamente nel sangue, cosa che innalza la cosiddetta glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas risponde immettendo insulina nel sangue e ciò provoca una brusca discesa del tasso glicemico (crisi ipoglicemica), caratterizzata da uno stato di malessere, sudorazione, irritabilità, aggressività, debolezza, bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo "su". La conseguenza di questa caduta degli zuccheri è l’immissione in circolo, da parte dell’organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l’adrenalina che è l’ormone dell’aggressività, della difesa, della tensione.     

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Dieta per dimagrire velocemente: 10 effetti benefi...

Il pesce è un alimento fondamentale in una dieta per dimagrire velocemente. Infatti il pesce è un alimento ricco di proprietà nutritive e costituisce la principale fonte di acidi grassi Omega-3. Consumando il pesce fornisci al tuo organismo anche sostanze come le proteine e la vitamina D.   Alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato quali sono gli effetti benefici del pesce sulla salute e in questo articolo scoprirai che è l'ingrediente ideale in una dieta per dimagrire velocemente.   1 - Anche se quasi tutti i pesci sono ricchi di proteine, iodio, vitamine e minerali esistono alcune specie da prediligere e ironicamente si tratta delle specie più grasse come il salmone, le trote le sardine, il tonno e lo sgombro. Questi sono i più ricchi di Omega-3, acidi grassi essenziali per la salute dell'organismo. Un giusto quantitativo equivale a circa 3/4 porzioni alla settimana.   2 - Alcuni studi sostengono che chi mangia pesce regolarmente è meno predisposto al rischio di infarto o di attacco cardiaco, per questo motivo suggerisco di inserirlo in un programma alimentare sano o nell'ambito di una dieta veloce.   3 - I nutrienti contenuti nel pesce sono essenziali per gli occhi e per il cervello in particolare si consiglia di consumare pesce anche per lo sviluppo, nella fase della crescita. Le donne in gravidanza o in allattamento non devono consumare pesce crudo come il sushi ad esempio, ma dovrebbero assumere il giusto quantitativo di Omega-3. E' importante fare attenzione ad alcune sostanze inquinanti come il mercurio i cui residui si possono trovare in alcuni pesci soprattutto di taglia medio-grande.   4 - Con l'avanzare dell'età il cervello può incorrere in alcune patologie neurodegenerative come l'Alzheimer. Alcune ricerche sostengono che il pesce sia in grado di incrementare la materia grigia nel cervello (il tessuto in cui si trovano i neuroni) proteggendolo e ritardandone il deterioramento. Non solo nell'ambito di una dieta per dimagrire velocemente quindi ma in generale si consiglia di consumare il pesce per la salute di tutto l'organismo.   5 - Le ricerche sostengono che, grazie all'azione degli Omega-3, il pesce sia in grado di attenuare la depressione favorendo il buonumore. La depressione causa apatia e sconforto quindi agendo su questi fattori si può migliorare la qualità della vita. Per incrementarne gli effetti benefici ti suggerisco di svolgere regolare attività fisica, non solo per dimagrire ma per migliorare l'umore e incrementare il livello di energia.   6 - La vitamina D è una sostanza di cui spesso si è carenti e questo costituisce un altro ottimo motivo per incrementare il consumo di pesce, in particolare del salmone e delle aringhe, che hanno il contenuto maggiore di questa particolare vitamina che funge da ormone steroideo per l'organismo.   7 - Alcuni studi dimostrano che un altro effetto benefico degli acidi grassi Omega-3 è quello di ridurre il rischio di contrarre malattie autoimmuni. Le malattie autoimmuni si verificano quando il sistema immunitario aggredisce le cellule sane (un esempio di malattia autoimmune è il Diabete di tipo 1).   8 - Tra i vari effetti benefici del pesce uno è legato alla riduzione delle infiammazioni croniche delle vie respiratorie, come l'asma. Assumere pesce è particolarmente benefico soprattutto per i bambini. Non solo nell'ambito di una dieta per dimagrire velocemente quindi ma il consiglio è quello di consumare il pesce minimo 3 volte la settimana per il benessere di tutta la famiglia. 9 - La degenerazione maculare può portare ad un calo drastico della vista soprattutto per le persone in età avanzata. Gli Omega-3 contenuti nel pesce, soprattutto nel salmone, proteggono la macula.   10 - Come abbiamo visto spesso le persone hanno carenza di vitamina D, questo si ripercuote nella qualità del sonno. La mancanza di vitamina D può causare disturbi del sonno quindi nell'ambito di un programma alimentare sano o di una dieta veloce si consiglia di assumere il pesce, fonte di vitamina D, 3/4 volte la settimana. Lo stress e la mancanza di sonno portano a vari problemi di salute fra cui anche il sovrappeso.   Se vuoi dimagrire, se vuoi vivere in modo sano o semplicemente vuoi mantenerti in forma, devi modificare gradualmente le tue abitudini alimentari. Non è necessario contare ogni singola caloria ma è molto più importante prestare attenzione alla scelta dei cibi che consumi nonché alla qualità di essi.   Il pesce è sempre consigliato nell'ambito di una dieta veloce e in ogni programma alimentare sano, inoltre è molto gustoso e semplice da cucinare.   Il salmone è considerato da molti nutrizionisti un Super Alimento e io ti consiglio di prediligere il Sockeye dell'Alaska. Una qualità di salmone selvaggio che contiene meno sostanze inquinanti e più Omega-3 rispetto alle qualità da allevamento. Clarissa Lupi

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Calorie: fabbisogno energetico (seconda parte)

(leggi prima parte) L’Efsa (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha fissato il fabbisogno medio giornaliero per neonati, ragazzi, adulti, anziani, donne in gravidanza e allattamento, basandosi su uno stile di vita moderatamente attivo e considerando un BMI (indice di massa corporea che corrisponde al peso diviso l’altezza al quadrato) di 22, ad esempio: un uomo tra i 30 e 39 anni dovrebbe assumere 2600kcal mentre una donna 2000kcal; un uomo tra i 50 e 59 anni dovrebbe assumere 2500kcal mentre una donna 2000kcal.   Per meglio comprendere quante calorie ingerire è bene considerare 3 variabili fondamentali: Metabolismo basale: rappresenta circa il 60-70% del dispendio energetico e corrisponde al consumo metabolico a riposo al fine di alimentare le funzioni vitali di base come il battito cardiaco, il respiro, la veglia, ecc… Metabolismo cinetico: rappresenta circa il 20-30% del dispendio energetico e corrisponde al consumo metabolico indotto dal movimento come l’attività lavorativa, lo sport, hobby, ecc... Termogenesi indotta dagli alimenti: ovvero per digerire i cibi il nostro organismo consuma energia pari a circa il 5-10% del dispendio totale.   Dopo aver considerato ciò, va precisato che il Metabolismo basale è ulteriormente influenzato da: sesso, età, composizione corporea (massa magra, massa grassa), altezza, stato ormonale (eventuale ipo o iper tiroidismo ad esempio), clima (ebbene sì, nelle regioni più fredde il metabolismo basale sarà più elevato per mantenere la temperatura corporea costante!), abitudini alimentari (diete drastiche e digiuni rallentano notevolmente l’attività metabolica).   Anche il Metabolismo cinetico è influenzato dai valori antropometrici (composizione corporea, altezza, età, sesso, ecc), dalla tipologia di sport, frequenza, intensità, durata, ecc…   Considerato il fatto che la maggior parte della popolazione mondiale è sedentaria, sovralimentata e spesso sovrappeso/obesa, appare abbastanza chiaro come sia praticamente impossibile standardizzare un ipotetico introito calorico, se non con il metodo della personalizzazione: ognuno di noi è fatto a suo modo con esigenze e bisogni differenti! Se vendessero in tutto il mondo solo scarpe n°40 a uomini dai 30 ai 39 anni a quanti andrebbero bene? A quanti andrebbero strette o larghe?   Non ultimo come importanza è stabilire la qualità delle calorie ingerite (dopo averne stabilito il numero). Immedesimandosi nell’uomo medio tra i 30-39 anni, si legge che il fabbisogno è di 2600kcal, dunque ci si dovrebbe alimentare durante tutta la giornata fino al raggiungimento di tale numero. Una crema alle nocciole contiene circa 533kcal per 100gr, basterebbe un po’ meno di mezzo chilo al giorno per soddisfare il fabbisogno. Chi è disinformato o maleinformato potrebbe anche interpretarla in questo modo, ecco perché i numeri sono fini a sé stessi e non hanno uno scopo educativo. Ciò che fa realmente la differenza non sono i numeri, ma una corretta educazione alimentare (o igiene alimentare) che andrebbe iniziata negli asili nido, per proseguire nei diversi gradi dell’istruzione in modo tale da ottenere adulti consci del carburante alimentare a loro disposizione e consapevoli dei rischi di uno stile di vita e di un’alimentazione errati. Chissà perché negli eventi sportivi e nelle manifestazioni di massa gli sponsor sono le multinazionali che promuovono invece tutt’altro…     Francesco Moschillo

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Diabete di tipo I e attività fisica

Il diabete di tipo 1 è una forma di diabete che si manifesta prevalentemente nel periodo dell'adolescenza, spesso insorge in individui normo-peso o molto magri e rientra nella categoria delle malattie autoimmuni perché è causato dalla produzione di autoanticorpi (anticorpi che distruggono tessuti ed organi propri non riconoscendoli come appartenenti al corpo ma come organi esterni) che attaccano le cellule Beta che all'interno del pancreas sono deputate alla produzione di insulina. Come conseguenza, si riduce, fino ad azzerarsi completamente, la produzione di questo ormone il cui compito è quello di regolare l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule, si crea cosi una situazione di eccesso di glucosio nel sangue identificata con il nome di iperglicemia.  La mancanza o la scarsità di insulina, quindi, non consente al corpo di utilizzare gli zuccheri introdotti attraverso l’alimentazione che vengono successivamente eliminati con le urine. In questa situazione l’organismo è costretto a produrre energia in altri modi, principalmente attraverso il metabolismo dei grassi. Il diabete di tipo 1 viene suddiviso in: Diabete mellito autoimmune (diabete insulinodipendente). Si manifesta nella stragrande maggioranza dei casi durante l’infanzia o l’adolescenza, ma non sono rari i casi tra gli adulti. È causato dalla distruzione delle cellule Beta da parte di anticorpi. Alcuni pazienti, soprattutto bambini e adolescenti, possono presentare  una modesta iperglicemia a digiuno. Diabete mellito idiopatico. È una forma molto rara di diabete di tipo 1 che si manifesta principalmente nei soggetti di etnia africana o asiatica. Si presenta con una carenza di insulina permanente ma nessuna evidenza di autoimmunità. Le cause del diabete mellito idiopatico non sono ancora note. Sintomi del diabete di tipo I Sete intensa; fame intensa; bisogno di urinare molto spesso; improvvisa perdita di peso; improvviso offuscamento della vista; fatica; ulcere che guariscono lentamente; presenza di zucchero nelle urine; formicolio ai piedi.   Tali soggetti possono però raggiungere un buon controllo metabolico e prevenire eventuali complicanze grazie a 3 fattori fondamentali: Terapia insulinica; corretta alimentazione; esercizio fisico. Infatti secondo l’American Diabetes Association tutti i pazienti con diabete mellito di tipo I, purché in buon compenso metabolico, dovrebbero avere l’opportunità di praticare un’attività motoria, in linea con i propri desideri e attitudini. Spesso però la condizione diabetica interferisce con la pratica di esercizio fisico per il timore di complicanze metaboliche acute, in particolare delle crisi ipoglicemiche.                       Pro e contro dell'attività motoria Gli sports sconsigliati sono quelli anaerobici o prevalentemente anaerobici caratterizzati da esercizi di tipo isometrico, gli sports da combattimento con contatto fisico e nei pazienti affetti da retinopatia diabetica le attività che comportano frequenti scuotimenti del capo come la corsa in discesa e la mountain bike. Non consigliati sono anche gli sports che richiedono una particolare vigilanza e/o prontezza di riflessi. In questi casi, una possibile ipoglicemia potrebbe mettere a rischio la vita del paziente o di altre persone. In particolare, viene fortemente sconsigliata l'immersione subacquea perché richiede dei tempi obbligati per l’emersione che non sono compatibili con la gestione della crisi ipoglicemica.  Per quanto riguarda l’intensità a cui svolgere l’esercizio fisico, trattandosi di soggetti giovani, spesso già dediti ad attività agonistiche, si propone un range compreso tra 40 e 80% della VO2 massimale. E’ consigliabile l’uso del cardiofrequenzimetro che consente la misurazione istantanea della frequenza cardiaca e di fissare degli allarmi acustici se la frequenza prestabilita viene superata. La durata dell’esercizio, fatto salvo il riscaldamento ed il defaticamento, viene proposta dai 30 ai 60 minuti. E’ possibile anche una durata maggiore ma il paziente deve controllare dopo un’ora dall'inizio dell’esercizio fisico la glicemia per decidere sull'opportunità o meno di assumere carboidrati.  Il momento ottimale per incominciare la seduta di esercizio fisico è 3-4 ore dopo la somministrazione di insulina. Il controllo della glicemia prima di iniziare la seduta è indispensabile. Se la glicemia è inferiore a 150 mg/dl è consigliata l’assunzione di 20-50 g di carboidrati in base all'intensità della seduta. Se l’esercizio si protrae per più di 1 ora è necessaria una breve interruzione per ricontrollare la glicemia perché spesso è necessario ripetere l’assunzione dei carboidrati. Se, prima dell’esercizio, la glicemia supera i 250 mg/dl è probabile che il paziente sia criticamente sottoinsulinizzato  o che abbia assunto un eccessivo carico di carboidrati. Nel primo caso è opportuno rimandare la seduta. Per la dieta valgono i suggerimenti dietetici generali per gli sportivi che praticano sports aerobici con il consiglio specifico per i diabetici di contenere l’apporto proteico sempre sotto al 15% delle calorie totali, preferibilmente tra il 10 ed il 12% (0,8 g/kg di peso). Lo sport si conferma un’arma vincente per i giovani affetti da diabete per il controllo della malattia purché la prescrizione all'esercizio venga sempre personalizzata e adattata da istruttori qualificati Precauzioni Ottenere il certificato medico per fare esercizio fisico soprattutto se: si ha il diabete da molti anni; si è stati inattivi per lungo tempo; oltre che di diabete si è anche affetti da malattie cardiovascolari. Controllarsi i piedi ogni giorno: osservare la presenza sui piedi di tagli, calli, vesciche ed altre ferite; trattare il problema immediatamente; indossare calzini sottili ed appropriate scarpe da sport. Essere preparati al trattamento di un’eventuale ipoglicemia: sospendere immediatamente l’attività fisica; trattare l’ipoglicemia preferibilmente con bevande fresche (es. succhi di frutta); aspettare almeno 15 minuti in modo che il cibo possa essere assorbito; non riprendere l’esercizio fisico fino a che la glicemia non raggiunge almeno il valore di 100 mg/dl. Scegliere il proprio sito di iniezione: se l'esercizio viene svolto 1 ora dopo l'iniezione qualsiasi punto va bene; se si inizia subito dopo l’iniezione allora preferire l’addome. Mai fare esercizio fisico se: il diabete è scarsamente controllato; si sente freddo, si ha l’influenza, infezioni o altre malattie. Mantenere un’adeguata idratazione: evitare di praticare esercizi in ambienti caldi e umidi; bere molta acqua; non bere alcolici subito dopo gli esercizi. Comunicare il proprio diabete: fare esercizi con un partner; avere con sé il proprio tesserino sanitario

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Diabete di tipo II e attività fisica

Il diabete è una sindrome che comprende un gruppo di malattie metaboliche caratterizzate da un difetto di secrezione e/o di azione dell'insulina, dalla presenza di iperglicemia e dalla comparsa a lungo termine di complicanze  a livello di vari organi, in particolare occhi, rene, cuore e vasi sanguigni. Il diabete è una malattia sempre più diffusa, in italia si stimano 3 milioni di diabetici destinati a diventare 5 milioni entro il 2025 e queste cifre sono destinate ad aumentare in tutto il mondo. Deriva dall'interazione di fattori genetici ed ambientali (obesità, ridotto esercizio fisico). Il diabete di tipo II rappresenta la forma di diabete più comune e interessa circa il 90% dei casi. Si sviluppa prevalentemente a partire dai 40 anni di età e colpisce principalmente i soggetti obesi o in sovrappeso. Il diabete di tipo II è caratterizzato da un duplice difetto: non viene prodotta una quantità sufficiente di insulina a soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina), oppure l’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente (insulino resistenza). Il risultato, in entrambi i casi, è il conseguente incremento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Le cause alla base dell’insorgenza della malattia sono date sia da fattori ereditari che aspetti caratteristici della persona quali l’obesità e fattori ambientali scatenati come vita sedentaria, stress. Alcuni dei sintomi del diabete di tipo II sensazione di stanchezza; frequente bisogno di urinare anche nelle ore notturne; sete inusuale; perdita di peso; visione offuscata; lenta guarigione delle ferite. Gli effetti della attività fisica sul soggetto diabetico di tipo II   Sulla base dei risultati dei numerosi studi effettuati la comunità scientifica internazionale è unanime nell'affermare che un esercizio fisico regolare è efficace non solo nella prevenzione, ma anche nel trattamento del diabete.   L'attività di tipo aerobico è quasi sempre consigliata ai soggetti diabetici, ma in assenza di complicanze è utile affiancare anche un programma di allenamento con sovraccarico. Gli studi hanno dimostrato, infatti, che gli effetti positivi di un buon allenamento con esercizi di intensità medio-bassa per 3-4 volte alla settimana per almeno 35-55 minuti portano ad un: aumento della sensibilità all'insulina; prevenzione delle malattie cardiovascolari; riduzione del colesterolo "cattivo" (LDL); aumento del colesterolo "buono" (HDL); riduzione dei livelli di pressione arteriosa; favorisce la perdita di peso. Quindi l'allenamento più completo per contrastare questa malattia è il circuit training (allenamento a circuito). Infatti questo metodo combina l'allenamento della forza con l'uso dei sovraccarichi ai macchinari, con periodi di lavoro aerobico. Chiaramente sarà diverso dal classico lavoro a circuito, perché dovrà essere adattato ad ogni caso specifico. Indicazioni Si raccomanda di utilizzare solo macchinari isotonici poliarticolari, come la chest press per i muscoli pettorali ed i tricipiti, la lat machine per i bicipiti ed il gran dorsale, la shoulder press per le spalle e la leg press per gli arti inferiori. Il carico deve essere circa il 30% del massimale con 12/15 ripetizioni per ogni postazione. L'esecuzione di ogni esercizio non dovrà superare i 40 secondi e non ci dovranno essere pause tra una postazione e la successiva. Passando rapidamente da un esercizio di forza ad uno cardiorespiratorio si avrà per tutta la durata della sessione allenante una frequenza cardiaca abbastanza elevata, fattore importante per questo tipo di patologia, poiché la maggior parte dei diabetici di tipo II è in sovrappeso, riducendo cosi la massa adiposa e di conseguenza anche il rischio di malattie cardiocircolatorie. Precauzioni: MONITORARE il livello di GLICEMIA prima e dopo l'attività fisica è di fondamentale importanza poiché l'esercizio fisico aumenta l'azione dell'insulina per diverse ore con conseguente rischio di ipoglicemia. L'attività fisica svolta nel pomeriggio o alla sera può portare alla comparsa di ipoglicemia notturna. Quando è possibile, programmare l'attività fisica lontano dalle iniezioni di insulina. Evitare l'esercizio fisico durante il picco di azione dell'insulina. Ridurre la dose di insulina quando l'esercizio fisico è programmato.

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Diabete ed attività fisica

Il Diabete è una malattia metabolica caratterizzata da una carenza assoluta o relativa di insulina. Si parla di Diabete quando i livelli di glucosio ematico a digiuno sono superiori a 115 mg/dl (su quest'ultimo limite non tutti gli studiosi sono d'accordo). L'insulina, come noto, è l'ormone del pancreas endogeno che consente l'ipoglicemia (cioè stabilizza gli zuccheri nel  sangue). Il Diabete può essere schematicamente classificato in: Diabete Mellito di Tipo I  (o giovanile); Diabete Mellito di Tipo II (o secondario).   Il Diabete di Tipo II nella società occidentale rappresenta l'80/90% dei casi di Diabete e la sua incidenza è particolarmente spiccata nei  soggetti anziani e/o obesi. La predisposizione a  questa forma di Diabete è di tipo ereditario, ma anche i fattori ambientali (iperalimentazione, sovrappeso ed obesità) contribuiscono ad innescarlo. Fino a non molti anni fa al Diabetico era proibito fare sport; adesso il Diabetico può fare una vita normale del tutto identica ai soggetti non diabetici soprattutto se egli svolge una mirata attività fisica.        L'Attività fisica da consigliare al Diabetico deve considerare: tipo di Diabete (di Tipo I o II); Diabete se compensato o scompensato; eventuale somministrazione di insulina (tramite pastiglie, iniettori a penna, Biostator, microinfusori),ecc; età (bambino, adulto, anziano); sesso (maschio o femmina), ecc.  L'Attività fisica per essere ottimale deve essere: possibilmente giornaliera; adeguata al sesso ed all'età; svolta in maniera graduale e progressiva. Inoltre non deve essere svolta quando la glicemia risulta: inferiore  a 100 mg/dl; superiore a 300 mg/dl. Al Diabetico su può consigliare come primo approccio: la cyclette; camminata al tapis roulant (monitorando la frequenza cardiaca); nuoto non agonistico; camminate all'aperto; bicicletta in pianura.   Si deve tenere particolare cura del giusto range di frequenza cardiaca del soggetto, per evitare  pericolosi salti metabolici (dall'aerobico che utilizza  prevalentemente grassi, all'anaerobico che utilizza prevalentemente carboidrati, in effetti il quoziente respiratorio viene messo a dura prova). Uno sport di tipo anaerobico (alattacido o lattacido) può essere svolto dal Diabetico quando già sia stato preceduto da uno aerobico prima menzionato, giacchè i rischi a cui il Diabetico può andare incontro con l'anaerobico sono: la chetoacidosi diabetica; L'ipoglicemia.   Non è mio compito dilungarmi su queste condizioni fisiologiche e si rimanda il lettore a testi specifici. Infine l'attività fisica da far svolgere al Diabetico deve anche tener conto: dell'intensità dell'attività fisica; del momento in cui viene svolta; dei valori glicemici presenti in quel momento (misurabili con glucometro).

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Diabe... tiè!

Articolo dal titolo simpatico che vuole dare luce all'importanza dell'attività fisica nella prevenzione del diabete di tipo II, ma anche alla sua cura. Già, avete letto bene cura! Sono ben documentati gli effetti positivi che l'attività fisica ha sul diabete di tipo II: riduzione della glicemia e dei livelli di emoglobina glicata HBa1c; aumentata tolleranza al glucosio; aumentata sensibilità all'insulina; riduzione della pressione arteriosa negli ipertesi; riduzione del rischio cardiovascolare; riduzione del peso negli obesi e nei soggetti sovrappeso-senso di benessere e aumento dell'autostima. Tutti questi sono solo i principali effetti che un programma motorio serio può portare su un soggetto in fase di prediabete o diabete di tipo II diagnosticato. Diabe... tiè vuol sollecitare le persone ad usare la più dolce medicina contro questa "malattia": il movimento. Le linee guida per un corretto piano di allenamento contro il diabete di tipo II sono: accumulare più di 30 min al giorno di attività fisica moderata in una settimana; alternare una seduta di allenamento ad impegno prevalentemente aerobico (60-90% FCmax) a sedute di forza (circuiti con carichi leggeri 15 ripetizioni per gruppo muscolare); eseguire il controllo glicemico pre, durante e post allenamento per svolgere eventuale reintegro glicemico. In mano abbiamo uno strumento potentissimo in grado di farci ridurre notevolmente l'utilizzo di farmaci per la cura del diabete; sfruttiamolo, anche perché a migliorare non sarà solo la malattia, ma tutto il nostro corpo! E alla fine con un allenamento serio, una alimentazione corretta potremo dire... DIABE'?... TIE'!!!

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Insulino-resistenza, obesità ed esercizio fisico

Oggi tratterò brevemente, cercando di essere il più chiaro possibile, dello stretto legame tra l'insulino resistenza e l'obesità. Dunque per comprendere cosa si intende per insulino-resistenza partiamo dal concetto di insulino-sensitività: l'insulino-sensitività è la capacità dell'insulina di controllare la glicemia sia stimolando l'utilizzazione del glucosio (principalmente a livello del tessuto muscolare) sia sopprimendo la produzione di glucosio (del fegato). L'insulino-resistenza è una bassa condizione di insulino-sensitività. L'insulino-resistenza è spesso associata ad "un'obesità addominale" (girovita >di 88cm nelle donne e >102 negli uomini), ipertensione, sindrome dell'ovaio policistico, familiarità diabetica, IGT-IFG-diabete di tipo 2. L'accumulo di grasso in sede viscerale è dovuto alla sedentarietà, alla predisposizione genetica, alle condizioni ambientali, ma soprattutto dovuto ad una RIDOTTA SPESA ENERGETICA, piuttosto che ad una SOVRALIMENTAZIONE. Con l'introduzione dell'esercizio fisico mirato e controllato come abitudine si ottiene entro una settimana un aumento dell'insulino-sensitività! Con altri straordinari benefici sulla persona come riduzione del giro vita, aumento di massa magra e diminuzione di quella grassa, benefici sulla pressione arteriosa, aumento dell'autostima e fiducia in sè stessi. Tutti i vantaggi si annullano dopo 5-7giorni dall'interruzione dell'esercizio fisico, reversibile con la ripresa dell'attività che deve rimanere una buona abitudine! Se il medico guardando gli esami del sangue ci dice "le consiglierei di fare dell'attività fisica" non facciamo il classico fai-da-te (non iscriviamoci in palestra fiondandoci subito su un tapisroulant a 12km/h, a sollevare pesi senza un criterio o tuffandoci in piscina emulando Ian Thorpe), affidiamoci a validi professionisti in grado di supportarci in tutte le fasi del nostro cambiamento, soprattutto se siamo decondizionati e inattivi da un bel po' di tempo.

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