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Contenuti per tag: idratazione


Effetti ormonali sul bilancio idrico durante l...

Il bilancio idrico durante l’esercizio fisico è essenziale per ottimizzare le funzioni dei sistemi cardiovascolare e termoregolatore. All’inizio dell’attività, l’acqua viene trasferita dal volume plasmatico agli spazi interstiziali e intracellulari. L’entità di questo trasferimento di acqua dipende dalla massa muscolare in attività e dall’intensità dell’impegno fisico. Durante l’attività fisica, i metaboliti iniziano ad accumularsi all’interno e intorno alle fibre muscolari, quindi attirano l’acqua per aumento della pressione osmotica. Inoltre, l’attività muscolare provoca sudorazione che a sua volta riduce il volume plasmatico e l’afflusso di sangue ai reni. Il sudore è un liquido biologico costituito prevalentemente di acqua, con minime quantità di sali minerali, come cloro, magnesio, potassio e anche di ferro e calcio. Una carenza di acqua è mal tollerata dell'organismo, la capacità di prestazione atletica si riduce al grado di disidratazione del nostro corpo: una perdita del 2% del volume dell'acqua totale corporea altera la termoregolazione e influisce negativamente sull'efficienza e sulle capacità fisiche del soggetto, mentre una perdita del 5% comporta il rischio di crampi ed è in grado di determinare una riduzione del 30% della prestazione sportiva. Il sistema endocrino svolge un ruolo importante nel monitoraggio del livello dei liquidi corporei. La pressione del sangue dipende principalmente dal volume plasmatico, quando questo diminuisce di conseguenza lo stesso accade alla pressione sanguigna. Ciò stimola il rilascio di due particolari ormoni, l’ALDOSTERONE da parte della corteccia surrenale e l’ADH (ormone diuretico) da parte dell’ipofisi posteriore. Questi ormoni hanno come principale bersaglio i reni, favorendo il riassorbimento di sodio e acqua nei tubuli renali e riducendo, così, la produzione di urina. Tale meccanismo determina una ritenzione idrica nei reni, con il fine di incrementare il volume dei liquidi corporei e, quindi, la conservazione di acqua, riportando il volume plasmatico e la pressione del sangue a valori normali. Dopo il calo iniziale, il volume plasmatico rimane relativamente costante per tutta la durata dell’esercizio. Gli effetti ormonali dell’aldosterone e dell’ADH si protraggono fino a 12-48 ore dopo l’esercizio fisico, essi riducono la produzione di urina e proteggono l’organismo da una ulteriore disidratazione. E' chiaro, pertanto, che la principale integrazione di cui hanno bisogno gli atleti è quella idrica, ciò vale tanto per gli sportivi di elitè che per quelli di minor livello tecnico, in modo da recuperare l'acqua persa con la sudorazione. Per prevenire la disidratazione quando si pratica attività fisica, bisogna bere prima, durante e dopo lo sforzo. Prima dell'esercizio fisico la somministrazione di liquidi deve iniziare già prima dell'esercizio per garantire uno stato di idratazione ottimale nel momento dello sforzo. In particolare, quando l'esercizio fisico è prolungato la sola acqua può non essere sufficiente. Per questo motivo è opportuno aggiungere alla bevanda una modesta quantità di carboidrati e sali minerali (soprattutto sodio, cloro e potassio).

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Parola d'ordine: idratazione

Quante volte l'avete sentito dire? "Bevete molta acqua." Ma è davvero così importante mantenere un corretto livello di idratazione? Quanto può incidere nel migliorare o peggiorare una prestazione sportiva? E quali sono in particolare gli accorgimenti da seguire per mantenersi idratati a seconda delle necessità, sportive e non? Cercherò di fare un pò di chiarezza, andando anche a smorzare (o in alcuni casi a rafforzare) i luoghi comuni che girano sull'argomento.  Iniziamo col sottolineare come l'acqua sia una componente essenziale di tutti i processi chimici che avvengono nel nostro organismo. Se non è presente i quantitativo sufficiente, tali processi rallentano, perdono efficienza o addirittura vengono inibiti. Parliamo di processi come la regolazione della temperatura corporea, il trasporto e l'assorbimento dei nutrienti, le funzionalità del sangue, il metabolismo dei grassi, i processi digestivi e via discorrendo. Cosette importanti, non trovate? Se quanto detto vale in termini generali, pensate all'importanza che l'idratazione assume in ambito sportivo! Una disidratazione anche lieve può facilmente andare ad inficiare una prestazione sportiva anticipando l'insorgenza della fatica muscolare, accelerando oltremodo la frequenza cardiaca o provocando crampi. Ecco alcuni utili consigli per non lasciarsi troppo influenzare dalle numerose dicerie in merito. Partiamo dai numeri. Troppe volte ho sentito dire da persone con costituzioni fisiche opposte tra loro dell'importanza di bere 2 litri (a volte 3, a volte 8 bicchieri e così via) di acqua al giorno. La realtà è che generalizzare non ha senso, le corrette quantità dipendono da fattori quali il peso corporeo, il sesso, la costituzione e il livello di forma fisica. Senza ovviamente contare che più si suda, più è necessario reintegrare i liquidi persi durante la giornata. Possiamo affermare in senso generale che per mantenere un corpo ben idratato occorrerebbe bere circa un litro di acqua ogni 30 kg di peso corporeo. Questo ovviamente non tiene conto dei liquidi persi durante attività sportive e che, ripeto, vanno reintegrati a prescindere! Mi preme sottolineare un fattore importantissimo: bisogna anticipare l’insorgenza dello stimolo della sete! Come diverse altre funzioni dell’organismo, il meccanismo di regolazione della sete è controllato dall’ipotalamo, una delle più importanti ghiandole del nostro corpo. Esso attiva la stimolazione della sete quando ormai le riserve di acqua intra ed extracellulare sono scarse, ma lo fa con un lieve ritardo che rende difficoltoso n successivo riassorbimento. Pensate quanto questo sia importante durante a sessione di allenamento o addirittura una gara! Ecco perché è molto importante idratarsi al meglio già PRIMA di iniziare l’attività fisica. Sono ottime in tal senso anche le bevande ricche di Sali minerali (Sodio e Potassio in primis) ma anche con una piccola percentuale (intorno al 4%) di carboidrati che possano appunto rallentare la perdita dei fluidi. In termini di salute, quale indicatore migliore del nostro stato di idratazione del colore delle urine? Come sappiamo, i reni regolano l’equilibrio dei liquidi nel nostro corpo espellendo più acqua quando in eccesso. Se invece la quantità di acqua è insufficiente, a ridursi sarà il volume delle urine ed esse appariranno più scure perché meno “diluite”. Un colore che indica quindi uno stato almeno sufficiente di idratazione è il giallo chiaro, se non addirittura trasparente. Questo vale soprattutto nelle prime ore del mattino, mentre dopo l’allenamento possono servire svariate ore per ripristinare e riequilibrare i fluidi corporei. Altri sintomi di possibile disidratazione sono: frequenti capogiri, sensazione di debolezza, crampi frequenti, sonnolenza, irritabilità, secchezza della bocca e più densa salivazione, abbassamento della pressione, occhiaie, respirazione affannosa, frequenza cardiaca accelerata, gonfiore di stomaco. Ma è sufficiente bere acqua, seppur tanta, quando ci si allena con regolarità e si perdono tanti liquidi ogni giorno? Non sempre! Come detto, la presenza di Sodio è fondamentale perché i liquidi vengano richiamati e poi assorbiti nell’intestino, perciò bibite (e cibi!!) che contengano questo prezioso sale minerale sono essenziali. Bevande come caffè (che contrariamente a quanto si pensi NON DISIDRATA ma anzi rappresenta un aiuto ergogenico per i nostri allenamenti), tè e cibi quali frutta, verdura e zuppe sono di grande aiuto. Per quanto riguarda invece la riparazione dei “microdanni” delle fibre muscolari indotti da allenamenti intensi, sappiamo quanto siano importanti le proteine: per questo può essere molto utile assumere bibite proteiche per velocizzare e ottimizzate questi processi di riparazione (e quindi di crescita) del muscolo. Ciò che andrebbe invece evitato sono le bevande alcoliche, loro sì causa (tra le tante) di una più rapida disidratazione! Persino una bella birra ghiacciata, per quanto dissetante, può ostacolare un veloce processo di recupero post-allenamento.

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Sudare fa perdere peso? Sfatiamo un mito!

È arrivato il momento di sfatare un mito che ormai dura da decenni e decenni anche se la scienza si è pronunciata in modo esaustivo più volte al riguardo. Ogni estate vediamo molte persone fare attività fisica e jogging nelle ore di punta di caldo estremo con indosso abbigliamenti stravaganti come maglioni pesanti, tute di plastica o fasce elastiche da applicare sul punto vita che fanno espellere sudore in misura maggiore. Follia pura!!! Sudare serve sia ad equilibrare il calore, altrimenti il corpo ne tratterrebbe troppo, sia ad eliminare parte delle tossine, ma questo, certo, non ci fa perdere grasso. Chissà perchè tante persone sono convinte che il sudore derivi dal grasso… Ebbene è ora di fare un po’ di chiarezza una volta per tutte. Le percentuali di acqua nel corpo umano sono del 50% negli anziani, tra il 55 e 60% negli adulti, 80% nei neonati e 100% nel feto. Il peso corporeo perso durante l’attività fisica è quasi tutto ad appannaggio dell’acqua. Bruciare grassi non è così facile. Pensate che una donna di 60 kg che svolge 45’ di aerobica ad una buona intensità brucia “ben” 14 grammi di grasso, mentre un soggetto di 70 kg che corre per 5 km brucia “ben” 17 grammi di grasso. La perdita di acqua (disidratazione) comporta sì una riduzione del peso corporeo, ma equivale ad una riduzione di massa magra, soprattutto a danno dei muscoli che costituiscono il 73% di peso in acqua e sono tra i primi a soffrire in caso di disidratazione. Il grasso è composto solo dal 10-15% del peso in acqua. sudore-pelle-irritazioni Il sudore è composto da diverse molecole quali il sodio, il potassio, il cloro, il magnesio e via dicendo ma non di certo da molecole di grasso. L’unico modo per dimagrire in modo SANO E DURATURO è stare attenti alla propria alimentazione e portare avanti, al tempo stesso, un minimo di attività fisica e non con stravaganti rimedi commerciali, che influiscono su liquidi o massa muscolare, e che anzi possono davvero rovinare la salute. Diversi metodi e prodotti in commercio sono finalizzati ad ottenere una diminuzione di peso corporeo inducendo la perdita d’acqua attraverso la sudorazione o la minzione (eliminazione dell’urina).Ecco i principali: Tute, pancere o guaine che aumentano la sudorazione; Saune e altri trattamenti che utilizzano il calore; Erbe o tisane ad effetto diuretico; Prodotti farmaceutici da banco e integratori alimentari ad effetto diuretico; Diuretici veri e propri (farmaci); Diete disidratanti o ad effetto diuretico; Allenamenti in ambiente caldo. Follie allo stato puro! L’acqua perduta attraverso il sudore in una persona può raggiunge un massimo di circa 3 litri all’ora durante l’esercizio fisico intenso svolto in condizioni di calore. I maratoneti di alto livello perdono anche 5 litri di sudore durante una competizione. “attendere lo stimolo della sete per bere, soprattutto durante l’attività fisica, vuol dire essere già disidratati…” C’è da sottolineare che alcol e caffeina non fanno altro che peggiorare lo stato di disidratazione. Queste sostanze agiscono inibendo la vasopressina (ADH, ormone antidiuretico), ormone antidiuretico che ci fa trattenere i liquidi. Ecco alcuni consigli per evitare guai creati dalla disidratazione: Bere circa mezzo litro di liquidi 2 h prima della prestazione. Così si garantisce un’adeguata preidratazione e si fornisce il tempo necessario all’organismo di eliminare i liquidi in eccesso sudore-bere. Durante esercizi intensi che durino più di 1 h, si deve: aggiungere carboidrati alla bevanda utilizzata nella misura del 4%-8% per mantenere il rifornimento energetico e ritardare la comparsa della fatica; aggiungere 0,5-0,7 gr di sodio per litro di acqua; non bere più di 1-1,2 lt di acqua all’ora; bere circa 250 ml di acqua ogni 10′/15′ Se la vostra attività non supera l’ora di durata si può integrare con acqua semplice senza l’ulteriore aiuto dei vari integratoti in commercio. Da sottolineare una volta per tutte che l’attività fisica aiuta ad eliminare le tossine aumentando la circolazione del liquido linfatico e del sangue. È bene ricordare però che le tossine non sono eliminate dal sudore ma bensì dai linfonodi e dai reni. Il consiglio come sempre è che prima di iniziare una qualsiasi attività motoria o sportiva ci si dovrebbe sottoporre a visita medica e affidarsi poi ad un professionista per programmare l’allenamento più adeguato alle capacità, alle condizioni e alle esigenze soggettive.

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Salute: l'importanza di una buona idratazione

Molte volte chi pratica sport si sofferma troppo sull'alimentazione e sul tipo di allenamento da fare, tralasciando però una componente che a mio parere non è da tenere in secondo piano: l'acqua. L'acqua rappresenta il 40-65% del peso corporeo ed è il costituente principale del nostro organismo. Nell'acqua avvengono tutte le reazioni dei processi metabolici cellulari. Non solo è un elemento della costituzione del sangue e del tessuto connettivo, ma è anche coinvolta nei processi generali di omeostasi dell'organismo, dei liquidi circolanti e tissutali e della termoregolazione, è il mezzo attraverso cui vengono eliminati i cataboliti, per via urinaria, rettale, gastrointestinale e termoregolatoria. Dunque necessita di attenzione il mantenimento di una composizione costante dei liquidi organici, ovvero del bilancio idrico in omeostasi. La regolazione del bilancio idrico coinvolge in larga misura il rene, ma parte in realtà dall'ipotalamo, il quale contiene il "centro della sete". Un difetto di idratazione può essere evidenziato da diversi segnali di disagio: cattiva digestione, gonfiore bevendo, ritenzione idrica, problemi intestinali in risposta all'assunzione di acqua, stipsi, pelle arida, poco elastica, irritabilità, stanchezza mentale e/o fisica, eccessiva sete. Anche il rifiuto verso l'assunzione di bevande può essere un sintomo di cattiva idratazione. Imparando a bere l'organismo impara a sapere quando assumere acqua, senza dovere arrivare al segnale limite della sete, in quel caso è segno che siamo già sotto stress e il corpo lancia i suoi segnali di allarme. Una cattiva disidratazione ha effetti negativi anche sulla circolazione sanguigna, il sangue infatti diviene più vischioso, cioè non favorisce l'ottimale ossigenazione cellulare. Si può calcolare l'assunzione giornaliera di acqua attraverso questo calcolo: 15-25 gr * Kg di peso, questa è la quantità standard in condizioni fisiche ottimali senza particolari attiva fisiche. L'acqua dovrebbe essere pura (non infusi, thè o bibite) e assunta a piccole dosi distribuite durante il corso della giornata e lontano dai pasti. Bisogna porre attenzione anche al tipo si acqua che beviamo, facendo attenzioni ai parametri chimici che possono essere cosi elencati: Residuo fisso a 180° : 50 mg (tendenzialmente leggera); PH : 6.5-6.8 (tendenzialmente acida); Assenza di nitriti, fosfati, ammoniaca (tendenzialmente pura); Ipotonica, più generalmente oligominerale.

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Esiste un’ansia “normale” e un’ansia “pa...

Nella società odierna l’ansia fa ampiamente parte della vita quotidiana di ognuno di noi. Viviamo in un mondo in cui i cambiamenti si susseguono rapidi, ogni giorno si scoprono nuovi rischi, pericoli, malattie, ogni giorno si sente parlare di “crisi”: nell’economia, nei valori di riferimento, crisi che investe la famiglia e le nuove generazioni, crisi nella rappresentazione del futuro. Insomma, molto più che in passato, il clima sociale sembra alimentare una certa quota di ansietà. Tuttavia, ciò non basta per spiegare come mai ci può capitare di vivere periodi della nostra vita in uno stato di forte ansia. Le nostre emozioni, infatti, rispondono sempre a logiche soggettive e spesso hanno radici profonde nella psiche e nella storia di ognuno di noi. Ansia ed inquietudine, in particolar modo, sono emozioni che possono aumentare sotto il peso dei conflitti e degli eventi dolorosi della propria vita. Chi soffre d’ansia può avere difficoltà ad addormentarsi, si sveglia nel corso della notte e al mattino si alza con una sensazione di spossatezza. Così, una forte ansia può diventare estenuante, tanto da generare sintomi tipici dello sfinimento, quali: tensione, infelicità, inattività, cefalea, dolori agli arti o alla schiena, tensione muscolare, tachicardia. Il disturbo più costante e spiacevole spesso concerne proprio il sonno. Tutti questi sintomi possono naturalmente essere mutevoli e possono alternarsi a momenti di maggior benessere e ottimismo. È importante, allora, saper distinguere tra l’ansia “normale” e l’ansia “patologica”.   Ansia "normale" L’ansia “normale” è transitoria e proporzionata agli eventi, non incide sulla salute fisica e mentale, permette anzi un miglior adattamento, in quanto informa l’individuo sui pericoli a cui potrebbe andare incontro e lo indirizza nella ricerca di soluzioni adeguate al contesto. L’ansia “normale” è costruttiva: è una fonte di curiosità, intelligenza, apertura al mondo, provoca uno stato di tensione psicologica che aiuta la persona ad attivare risorse e capacità operative finalizzate alla risoluzione di un problema. Nei casi in cui l’individuo non riesce a trovare soluzioni adattive per fronteggiare situazioni sconosciute o potenzialmente pericolose, l’ansia può perdere le sue caratteristiche funzionali ed assumere un carattere patologico, determinando vissuti di impotenza e di passività nel controllo delle proprie emozioni. Dunque, un criterio differenziale tra la “normale” reazione ansiosa e l’ansia “patologica” è rappresentato dal fatto che la prima amplifica le capacità operative del soggetto, mentre la seconda le disturba inibendole e influendo negativamente sulle prestazioni.   Ansia "patologica" L’ansia “patologica” costituisce spesso un freno: paralizza, blocca, fa sentire impotenti. È intensa, sproporzionata agli eventi, ha una durata ed un’intensità eccessive, è difficile da controllare e anche se talvolta se ne colgono le origini, questo disagio influenza in maniera consistente la propria vita. Spesso interferisce con lo svolgimento dell’attività lavorativa, in quanto insorgono continue preoccupazioni e dubbi assillanti (Ho pensato proprio a tutto? Sarò all’altezza del compito?…), oppure può influenzare il rapporto con gli altri e diventare motivo di apprensione, fin quando sarà sempre più difficile godere della compagnia delle persone. L’ansia patologica, assume inoltre caratteristiche auto-invalidanti, per cui l’individuo perpetua comportamenti disadattivi per lunghi periodi di tempo, spesso giudicati dalla persona stessa come irrazionali e inadeguati. In tal caso, l’ansia diviene sia la causa, sia la conseguenza del nostro malessere.   Cosa fare quando l’animo si agita troppo? Spesso chi soffre a causa di un disagio ansioso si rivolge in prima istanza al medico di base, nella speranza di essere aiutato a “liberarsi” da questa zavorra che limita pesantemente la propria vita. I farmaci in realtà possono offrire un sollievo, ma raramente sono da soli risolutivi. Essi possono attenuare le componenti fisiologiche dell’ansia, tuttavia, in assenza di una rielaborazione, le cause più profonde dell’ansia e le modalità di risposta con cui affrontiamo gli stimoli per noi ansiogeni, rimangono immodificati. È importante ricordare che un’ansia intensa può essere il segnale di una problematica più profonda che necessita di essere compresa. L’ansia è un “segnale d’allarme” che invita a fermarsi. Per questo motivo, chi soffre d’ansia può trarre beneficio da un percorso di psicoterapia eventualmente affiancato da un intervento farmacologico. Quest’ultimo può favorire una comprensione più profonda del proprio disagio, stabilendo dei nessi tra il vissuto ansioso e le condizioni interne che lo generano e favorendo l’individuazione di meccanismi di risposta più adattivi e funzionali e che possono riportarci ad uno stato di benessere. Noemi Di Lillo

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Coaching: il potere del giudizio degli altri

Quanto ti influenza il giudizio degli altri? Esiste una regola che non può essere smentita da nessuno, ed è la seguente: “Non si può essere in accordo con tutti. Chi lo è, sta rinunciando ad una parte di sé stesso” Una porzione di ciò che sei oggi ti è stata trasferita dalle persone che avevi vicine nel periodo dell’infanzia. Queste, sulla base delle proprie esperienze, esprimevano giudizi, opinioni e modelli educativi nei tuoi confronti e tu, soggetto passivo senza esperienza, li hai assimilati e considerati come veritieri poiché ti erano comunicati da persone alle quali attribuivi autorevolezza. Considera che nel periodo dell'infanzia le manifestazioni che pervengono sono per lo più positive e di incoraggiamento, ad esempio, quando da piccolo/a stavi imparando a camminare e cadevi, ti esortavano a rialzarti e riprovare, a non rinunciare al primo capitombolo, ad insistere nel perseguire il tuo obiettivo. Vero? Poi l’infanzia scorre via, lasciando il posto all’adolescenza e gradatamente raggiungi l’età adulta. In questa nuova condizione non sei più in uno stato di passività e di assorbimento incondizionato ma protagonista e creatore delle tue idee, tutto ciò in considerazione del fatto che nel frattempo hai accumulato una serie di esperienze tramite le quali hai scelto uno stile di vita. Probabilmente ti sarai trovato nella necessità di avere un confronto con gli altri, rispetto a qualche tuo sogno o progetto, ma se così non fosse stato, quanto meno ti sarebbe piaciuto poter condividere con qualcuno il tuoi obiettivo. A questo punto ti domando: Quante volte nell’esporre un’idea ti sei sentito criticato? Quante volte ti sei sentito dire"... no, lascia stare, non è cosa per te, rimani con i piedi per terra, smetti di sognare…" Quante volte un tuo comportamento o atteggiamento è stato preso di mira? Non ti è mai successo di aver assunto un modo di fare gradito agli altri ma nettamente contrario  ai tuoi principi, solo per il timore di essere emarginato o scarsamente considerato ? Se hai vissuto alcune di queste situazioni, conosci il senso di disagio nel quale ti sei ritrovato. Asserire che abbiamo in assoluto necessità del giudizio di altri pare condizionante, ma sapere che qualcuno ci appoggia, ci incoraggia e condivide le idee e i progetti che desideriamo realizzare, indubbiamente ci gratifica e ci predispone ad una maggior considerazione di noi stessi e ad un migliore rapporto con gli altri,  proprio in virtù del fatto che la condivisione di pensiero e di intenti ci rende più sicuri di noi stessi e il consenso degli altri consolida le nostre convinzioni. Considera che, spesso, chi disapprova o scoraggia le tue idee è colui/lei che misura sulle proprie capacità la realizzazione di un progetto come il tuo e, inconsciamente se lo ritiene troppo arduo o difficile, tende ad affossarlo, facendo passare la cosa come un consiglio dato nel tuo interesse, ma in verità, dichiarando una propria incapacità alla realizzazione. Oppure chi ti ostacola, lo fa per inconscio/conscio egoismo, temendo di perdere su di te determinati aspetti quali il controllo, la vicinanza, il livello sociale, per citarne alcuni, questo nel caso tu ottenessi il risultato che persegui. In altre circostanze, molti dei giudizi che subisci non sono diretti alla tua persona anche se li percepisci come tali, ma semplicemente riguardano il prodotto di ciò che pensi. Questo avviene perché le esperienze pregresse, il valore attribuito alle cose, l’autoconsiderazione, l’efficacia personale, la consapevolezza di chi non è d’accordo con te si trovano ad un livello più basso delle tue, in poche parole, loro hanno la convinzione che non ce la potrebbero fare e tendono a convincerti che anche tu falliresti. In ogni momento della vita devi essere pronto/a a confrontarti con chi ti sta intorno,  aperto/a condividere affinità di pensiero, ma anche a difendere con forza le tue visioni, dagli attacchi o dal giudizio di chi non approva il tuo operato.   Concludendo L'atteggiamento più saggio è quello di dare un giusto valore all’opinione degli altri, filtrandola accuratamente ma senza farsi condizionare. Mantieni sempre in grande considerazione la tua esperienza e sulla base di questa fai le scelte, attingendo da chi ti sta intorno solo positività. Rinunciare a seguire il tuo istinto, i tuo sogni, i tuoi obiettivi per non dispiacere qualcuno è molto pericoloso, in futuro potresti trovarti nella posizione di dolerti per non averci provato; e sicuramente sarebbe molto, ma molto più doloroso. Maurizio Guida

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Brain Fitness: allenare il cervello per cambiare!

La maggior parte delle persone crede che il proprio cervello abbia delle caratteristiche precise ed immutabili e che sia impossibile cambiare determinate caratteristiche del proprio carattere. Ebbene, sappiate che le ultime ricerche della Neuroscienza ci hanno permesso di mettere a punto degli esercizi attraverso i quali è possibile migliorare ogni lato del proprio carattere sul quale vogliamo agire.   Possiamo cambiare tutto! Il carattere, le abitudini, la capacità di avere amicizie migliori ed amori autentici, la volontà di stare bene ed essere felici. E' una strada a doppio senso: nel momento in cui il tuo cervello cambia avviene lo stesso alla tua mente, e viceversa... Questo significa che ciò a cui rivolgi l'attenzione, ciò che pensi, che senti e che desideri cambiano la struttura chimica del cervello e lo scolpisce: le aree attivate ricevono maggior afflusso sanguigno, poiché necessitano di maggior apporto di glucosio ed ossigeno. I geni all'interno dei neuroni diventano attivi in misura proporzionale al loro lavoro: per esempio, gli individui che si rilassano quotidianamente hanno espressioni genetiche migliori. le connessioni neurali, che sono relativamente inattive, appassiscono come radici secche. Questa sorta di adattamento determina la sopravvivenza delle cellule più attive: o le usi, o le perdi. Questo significa che i pensieri più frequenti della nostra giornata vanno ad attivare una maggior quantità di neuroni e sinapsi che vengono fortificati: quindi, in maniera semplicistica... se hai pensieri di ottima qualità, rinforzi quelle connessioni che ti porteranno al benessere e se invece i pensieri sono di pessima qualità rafforzerai neuroni e creando sentimenti negativi e deleteri.   I dettagli e le metodologie di applicazione degli esercizi sono complessi e non è possibile arrivare al punto solamente attraverso un articolo, ma il punto nodale è che il modo in cui usi la tua mente cambierà il tuo cervello, in meglio oppure in peggio!  Ad esempio se indugi quotidianamente su rabbia, preoccupazioni ed autocritiche negative il tuo cervello gradualmente ma inesorabilmente prenderà quella "forma mentale" e svilupperà di conseguenza strutture neurali di ansia, incertezze e reazioni d'irritazione nei confronti del prossimo.  Non puoi impedire che il cervello cambi, infatti la sua struttura si modifica giornalmente a seconda degli stimoli che gli forniamo. La domanda da porsi è: STO CREANDO TUTTI I PRESUPPOSTI PER OTTENERE IL CAMBIAMENTO CHE REALMENTE VOGLIO?  Samuele Viotti

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Acqua alcalina, perché sceglierla

iEducation™ racconta: perché attraverso l'utilizzo di ACQUA ALCALINA riusciamo ad eliminare un quantitativo maggiore di liquidi rispetto a quelli che introduciamo? Perché possiamo ridurre notevolmente la ritenzione idrica, limitare l'insorgenza delle cosiddette bucce d’arancia e/o buchi di cellulite? Iniziamo comprendendo alcuni concetti base dell’acqua alcalina: È un’acqua più simile al sangue del nostro corpo, che come sappiamo ha un Ph di 7,35-7,4; 2) È un’acqua in grado di ridurre l’acidosi nell'organismo, generato da un’alimentazione e una digestione non sempre perfetta; è un’acqua, per le sue proprietà, in grado di “eliminare” i radicali liberi, creati dai processi fisiologici (come invecchiamento, rigenerazione cellulare-tessutale, ecc.) e dagli stress esterni al nostro corpo (come lavoro, famiglia, inquinamento ambientale, ecc.). Ora scopriamo come è possibile ottenere un miglioramento della ritenzione idrica: in natura le molecole d’acqua non esistono separatamente, ma raggruppate in “clusters” (grappoli), ossia gruppi di più molecole tenute unite dalla loro tensione superficiale. La comune acqua potabile è composta da 15-20 ed anche più molecole per clusters. L’acqua delle migliori sorgenti è formata da clusters di 10-15 molecole, mentre l'acqua alcalina ionizzata, prodotta dagli ionizzatori d’acqua, E’ FORMATA DA CLUSTERS DI 5-6 MOLECOLE. Ecco quindi il suo primo punto a favore. Inoltre questo tipo di acqua risulta MAGGIORMENTE PENETRABILE attraverso i microtubuli delle nostre membrane cellulari, le quali si presentano sempre più sclerotizzate (indurite), riuscendo così a facilitare lo scambio intra-extra cellulare dei liquidi e di conseguenza la reidratazione delle nostre cellule. Ecco il suo secondo punto a favore. Ora, come possiamo ben comprendere da queste poche righe, il nostro problema della ritenzione idrica è soprattutto a carico delle membrane cellulari, che si nutrono di un eccessivo carico di “rifiuti tossici acidi”. Ecco perché, quest’acqua attiva ionizzata, essendo strutturalmente più piccola, è in grado di ripulire facilmente le membrane cellulari (indurite dalle scorie trattenute), d’idratare le cellule e di ripristinarne la funzionalità; questo favorirà la diuresi quotidiana e l’alcalosi corporea, riducendo a dismisura la ritenzione idrica. Sintetizzando, possiamo affermare, che bere acqua è un metodo facile per migliorare la ritenzione idrica, ma bere acqua alcalina è un metodo veloce per ANNULLARLA!!! Questo risultato, dopo appurate verifiche, ha spinto il nostro Centro iPersonalTrainer™ di Rimini ad accogliere ALKAMEDI™ (ionizzatore d'acqua) come processo per accelerare, ancor più, il miglioramento della salute psico-fisica dei nostri allievi.

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Reintegro idrosalino e sudorazione

OGGETTO:  funzionalità e reale esigenza organica. Quante volte si sente dire attraverso amici o conoscenti o per mezzo dei media: ” in caso di sudorazione reintegrare con sali minerali”. Partiamo con l’analisi dei minerali solitamente commercializzati ed analoghi al reintegro salino e di minerali che in genere contengono: MAGNESIO Mg - importante nei processi metabolici volti al benessere organico e del sistema cardiovascolare e muscolare (es. frutta secca); POTASSIO K - importante per il sistema nervoso e muscolare, previene crampi, ictus ed ipertensione controllando l’omeostasi ed acidità (es. banane e kiwi); Poi ogni marca aggiunge ciò che ritiene più opportuno rispettivamente al target della clientela, se anziani, sportivi, giovani ecc. ecc. La composizione spesso viene arricchita con Vitamine e Maltodestrine e talvolta aminoacidi o creatina. Procediamo ora a comprendere se la funzionalità dell’assunzione dell’integratore idrosalino, magari di una bevanda, sia più o meno opportuna. Durante qualsiasi tipo di attività fisica, si attua un sistema energetico che aumenta la temperatura corporea determinando il fenomeno della perdita di liquidi attraverso le ghiandole sudorifere, ciò avviene per termoregolazione interna volta a mantenere in equilibrio la temperatura del corpo attraverso la sudorazione. Però si eliminano tossine ma non sali minerali. Infatti con l’assunzione integrativa di sali minerali, si rischia un sovraccarico elettrolitico e quindi un’eccessiva presenza nel flusso ematico dei sali appunto, che infine verranno filtrati dai reni per essere eliminati! Tale sovraccarico avviene in quanto la sudorazione non è composta in modo proporzionale tra liquidi e sali minerali, ma quasi completamente di soli liquidi, perciò basterebbe integrare liquidi bevendo molta acqua durante e post workout . Quindi bere tanto ed evitare una massiccia assunzione di sali minerali inutilmente. Tuttavia se l’impegno sportivo è talmente intenso da causare ingenti perdite di liquidi ed aggravando la fatica muscolare con possibilità di crampi, allora l’aggiunta dei sali minerali nell’acqua non solo favorirà un recupero nella performance ma vi permetterà di avere la certezza di assimilare a livello muscolare l’integratore. Inoltre deve essere considerata l’età ed il sesso oltre alla situazione del soggetto, al di là sia sportivo oppure non lo sia, proprio per il fatto della poli funzionalità soprattutto del magnesio. Mentre per gli sportivi in termini di endurance e performance, occorrerebbe che i sali minerali fossero formulati magari assieme a zuccheri a basso indice glicemico e rapidi nell’assorbimento oltre che a ramificati o caffeina… Insomma non assumete integratori idrosalini per nulla o solo perchè è caldo afoso, qualora vi occorressero per la pratica sportiva contattatemi gratuitamente per una consulenza per indicarvi se e quale prodotto da me trattato risulta idoneo.

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L'importanza dell'acqua per il dimagrime...

La maggioranza dei nutrizionisti e delle diete sottolinea l'importanza dell'acqua in una sana alimentazione. Ma proprio per questo si è diffusa l'errata convinzione che l'acqua faccia dimagrire a tal punto che molti credono che ad ogni bicchiere di acqua sorseggiato possano bruciare calorie aggiuntive.  L'acqua non ha alcuna capacità di aumentare il metabolismo corporeo, come fanno invece alimenti nervini quali tè e caffè, quindi bere quantità di acqua smisurate come se foste dei cammelli nella speranza di dimagrire è sbagliato ed in certi casi può essere anche dannoso per la salute. Ad esempio bere di più durante i pasti non fa altro che rallentare e compromettere la digestione, diluendo eccessivamente i succhi digestivi. Oltretutto l'acqua, una volta assorbita a livello intestinale, finisce nel sangue, regolandone il volume, per cui se beviamo troppo non faremo altro che aumentare il volume sanguigno e con esso la pressione arteriosa. Quindi la prima conclusione è che l'acqua non fa dimagrire   Ma perchè allora è consigliata da nutrizionisti, dietologi e personal trainer? Perchè l'acqua aiuta a dimagrire se utilizzata nel modo giusto, ed ecco alcuni consigli:   Gran parte del corpo umano è fatto di acqua, ed essendo soggetto a disidratazione ha bisogno di reintegrare i liquidi, quindi bevendo l'acqua ed evitando alcolici, succhi di frutta, bevande dolcificate che andrebbero ad apportare un ulteriore introito calorico, avrete certamente dei benefici per il vostro programma dimagrante.   Cercate di non bere troppo durante i pasti, meglio uno o due bicchieri di acqua prima vi aiuterà a stimolare il senso di sazietà per non ingozzarvi di cibo.   Molte persone  bevono poco e spesso scambiano un bisogno di acqua  con un bisogno di cibo; sembra una stupidagine ma non lo è, dal momento che gli alimenti contengono una certa percentuale di acqua spesso un frutto fresco ci sazia e ci disseta quindi cercate di ascoltare di più il vostro corpo e bere durante l'arco della giornata.   Un altro aspetto da non sottovalutare è che il tessuto adiposo è povero di acqua, che abbonda invece in quello muscolare; non a caso, i soggetti obesi hanno una percentuale di acqua corporea inferiore a quelli magri. L'acqua è essenziale per sintetizzare gli acidi grassi ed inoltre per nutrire i nostri muscoli grazie ai quali riusciremo ad avere un metabolismo più veloce.   Una giusta assunzione di acqua favorisce l'eliminazione delle tossine dall'organismo, che tra l'altro tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo. Eliminandole migliorerete, quindi, anche il vostro benessere quotidiano .   In conclusione visto che siamo fatti in gran parte di acqua, viste le sue proprietà plastiche, qualsiasi sia il vostro obiettivo (ipertrofia, tonificazione, dimagrimento o per il benessere in generale) il vostro compito è di bere costantemente durante l'arco della giornata. Io vi consiglio di utilizzare una bottiglia da portare sempre con voi in modo da rendervi conto di quanta acqua avete bevuto facilitando il raggiungimento dei vostri obiettivi e migliorando il vostro benessere.

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