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Contenuti per tag: obesità


Sindrome Metabolica: cos'è e come combatterl...

La Sindrome Metabolica è probabilmente una tra le condizioni cliniche più diffuse dei giorni nostri e maggiormente meritevole di attenzione per la sua potenziale pericolosità. Si è stimato che in alcuni paesi industrializzati (Italia compresa) l'insorgenza di tale condizione patologica raggiunga quasi la cifra monstre del 25%! Sebbene ad oggi non vi sia una definizione universalmente riconosciuta e alcuni criteri di diagnosi differiscano tra loro, le principali Organizzazioni a livello mondiale che si occupano di salute sono concordi nel considerare affetti da Sindrome Metabolica tutti quei soggetti che presentino almeno due dei seguenti fattori di rischio associati a quello che può essere considerato il fattore chiave, ovvero l'obesità addominale: - Dislipidemia: HDL (il cosiddetto Colesterolo "buono") al di sotto di 40mg/dl negli uomini e di 50mg/dl nelle donne; - Trigliceridi con valori superiori a 150 mg/dl; - Glicemia superiore a 100 mg/dl (perciò sono iclusi i soggetti diabetici); - Ipertensione arteriosa (valori superiori a 130/85 mmHg).   E' facile comprendere come questo si traduca in una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare. Come potete osservare nell'immagine allegata, c'è convergenza tra gli studiosi nell'attribuire l'insorgenza di questa Sindrome a situazioni patologiche preesistenti (obesità, ipercolesterolemia e condizioni quali l'obesità viscerale, l'iperinsulinemia e/o l'insulino-resistenza) associate quasi sempre a uno stile di vita inadeguato (alimentazione sregolata, vita sedentaria). Come possiamo agire per proteggerci dall'enorme rischio a cui tale sindrome ci sottopone? Oltre ovviamente ad un necessario resyling del nostro stile di vita e del nostro regime alimentare, l'esercizio fisico può esserci di vitale aiuto. Lo scopo dell'attività fisica sarà, attraverso uno specifico lavoro preventivo e adattato alle condizioni del soggetto, di migliorare la condizione di salute dello stesso e in particolare di ottenere i seguenti effetti benefici:    - miglioramenti metabolici dovuti alla riduzione dell' LDL (il colesterolo "cattivo") e dei trigliceridi e all' aumento di HDL (colesterolo "buono"), sensibilità insulinica e tolleranza glicidica; - miglioramenti circolatori dovuti all'aumentata capillarizzazione muscolare e alla conseguente riduzione della pressione arteriosa; - riduzione del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo; - miglioramenti generali anche delle funzioni vagali (effetto antiaritmico). Per ottenere tali effetti, possiamo proporre protocolli di lavoro simili a quelli già molto utilizzati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dei disadattamenti metabolici in generale (sovrappeso e/o obesità, diabete mellito ecc..) e che devono prevedere essenzialmente tre tipologie di allenamento, sapientemente miscelate tra loro: fasi di allenamento aerobico di tipo continuato, fasi di allenamento aerobico intervallato (Aerobic Interval Training) e fasi di allenamento dedicate alla resistenza muscolare. Per i primi due (lavoro aerobico continuato e intervallato) sarà possibile lavorare su macchine cardio quali bike e tapis roulant o, perchè no, all'aperto in qualche parco o villa. Nelle sedute di allenamento aerobico continuato bisognerà cercare di assestarsi intorno al 60/70% della propria FcMax (l'uso di un cardiofrequenzimetro per monitorare i battiti è fortemente consigliato), mentre negli allenamenti interval l'ideale sarà alternare fasi più intense (fino all'80% circa) ad altre di recupero attivo intorno al 50%. Le sedute di resistenza si potranno svolgere con l'ausilio dei classici macchinari isotonici presenti nelle palestre ma anche con esercizi a corpo libero o con piccoli attrezzi, coinvolgendo in egual misura la muscolatura di tronco, arti superiori ed arti inferiori.

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L'incanto della mente

Capitano, a volte, situazioni in cui si è talmente concentrati su una convinzione che non si riesca a discernere la parola scritta da quello che crediamo ci sia scritto. Esempio classico quando si riceve un sms, in cui leggiamo un significato, in mancanza di punteggiature e codici veloci e abbreviati, inclusa qualche sbavatura linguistica, che, in realtà non è quello inteso dal mittente, eppure si dà una risposta secondo quello che si è fissato nella mente, attraverso un’emozione. Poi accade che un lumino improvviso si accende e… finalmente vediamo quello che in realtà era un semplice senso che non poteva essere frainteso, era lì, a guardarci, nella sua ingenua verità. Quante volte leggiamo significati che, di fatto, non appartengono a quella situazione? Sono automatismi della mente che si attivano, attraverso una nostra “parte” o Subpersonalità in termini psicosintetici, per cui “diventiamo e vediamo altro” da ciò che siamo e da ciò che avremmo dovuto intendere in modo oggettivamente incontrovertibile. In pieno “ruolo attivato” funzione mentale e funzione emozionale si intrecciano e possono distorcere la “mappa” e rimandarci un “falso intendimento”. Spesso siamo in balìa di queste “Subpersonalità” che ci fanno essere oggi in un modo, domani in un altro, con il datore di lavoro un altro ancora, e via dicendo: non siamo pazzi o disgregati, bensì siamo parti e dovremmo impegnarci a fondo per “sintetizzare” queste nostre “voci”, dando spazio e cittadinanza a ognuna di loro, cercando di “vederle” ogni volta che si manifestano. Una parola molto cara a Goleman è attenzione: è importante prestare attenzione a sé stessi, al proprio stile comunicativo ed espressivo, al proprio sentire, al proprio modo di intrecciare i pensieri, i dubbi, le zone d’ombre che ci fanno diventare diffidenti a prescindere. Siamo “mondi complessi” e dobbiamo andarci piano, che la mente è come una sirena incantatrice a volte: ci fa credere di aver perso il lume della ragione e, in realtà, si sta portando dove vuole lei. Gli automatismi sono davvero potenti: impariamo a riconoscerli. Provate a scrivere, per una settimana, la sera, ritagliandovi un momento per voi, quello che avete vissuto, in sintesi, durante il giorno, provate a tornare sul vostro stato d’animo in due o tre situazioni diverse: come eravate, sempre gli stessi? Che linguaggio avere utilizzato? Negativo o positivo? Eravate titubanti, sospettosi oppure i pensieri fluivano liberamente? Come stavate emotivamente? Scegliete tre momenti della giornata, mattino, pomeriggio e sera e provate… avete prestato attenzione a sufficienza?   Il nostro cervello è fatto in modo che l’attenzione sia tanto più alta quanto più un avvenimento suscita emozioni. (Piero Angela)   Maria Cristina Caccia

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Insulino-resistenza, obesità ed esercizio fisico

Oggi tratterò brevemente, cercando di essere il più chiaro possibile, dello stretto legame tra l'insulino resistenza e l'obesità. Dunque per comprendere cosa si intende per insulino-resistenza partiamo dal concetto di insulino-sensitività: l'insulino-sensitività è la capacità dell'insulina di controllare la glicemia sia stimolando l'utilizzazione del glucosio (principalmente a livello del tessuto muscolare) sia sopprimendo la produzione di glucosio (del fegato). L'insulino-resistenza è una bassa condizione di insulino-sensitività. L'insulino-resistenza è spesso associata ad "un'obesità addominale" (girovita >di 88cm nelle donne e >102 negli uomini), ipertensione, sindrome dell'ovaio policistico, familiarità diabetica, IGT-IFG-diabete di tipo 2. L'accumulo di grasso in sede viscerale è dovuto alla sedentarietà, alla predisposizione genetica, alle condizioni ambientali, ma soprattutto dovuto ad una RIDOTTA SPESA ENERGETICA, piuttosto che ad una SOVRALIMENTAZIONE. Con l'introduzione dell'esercizio fisico mirato e controllato come abitudine si ottiene entro una settimana un aumento dell'insulino-sensitività! Con altri straordinari benefici sulla persona come riduzione del giro vita, aumento di massa magra e diminuzione di quella grassa, benefici sulla pressione arteriosa, aumento dell'autostima e fiducia in sè stessi. Tutti i vantaggi si annullano dopo 5-7giorni dall'interruzione dell'esercizio fisico, reversibile con la ripresa dell'attività che deve rimanere una buona abitudine! Se il medico guardando gli esami del sangue ci dice "le consiglierei di fare dell'attività fisica" non facciamo il classico fai-da-te (non iscriviamoci in palestra fiondandoci subito su un tapisroulant a 12km/h, a sollevare pesi senza un criterio o tuffandoci in piscina emulando Ian Thorpe), affidiamoci a validi professionisti in grado di supportarci in tutte le fasi del nostro cambiamento, soprattutto se siamo decondizionati e inattivi da un bel po' di tempo.

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Sovrappeso, colpa della Dieta Mediterranea?

Avete mai fatto caso a quanto sia aumentato il numero delle persone in sovrappeso o addirittura obese negli ultimi anni, osservandoli per strada o anche solamente entrando in una scuola? Che ruolo ha la Dieta Mediterranea in tutto questo? Il sovrappeso è diventato una vera e propria piaga sociale che affligge persone di ogni età - adulti, adolescenti e bambini - ed anche di ogni ceto sociale. Negli ultimi 30 anni l’obesità è raddoppiata e almeno il 30% dei nostri bambini si ritrova, nella scuola media, già in sovrappeso. Le ultime ricerche pongono l'Italia tra i paesi Europei in cui è maggiormente presente l'obesità infantile ed il sovrappeso in generale. Davanti a noi solo la Grecia, la Gran Bretagna e l Ungheria. I dati riportati da molteplici studi dimostrano che  qualcosa dal punto di vista alimentare non và. E questa è una situazione presente più o meno in tutte le società industrializzate. Le città sono tappezzate di palestre piene di iscritti, le scuole finalmente hanno dato un importanza rilevante, almeno più di quanta ne avesse 20 anni fa, all’attività fisica ma questo sembra non essere sufficiente ad arginare il fenomeno. Pur essendo un accanito sostenitore dell’attività fisica, sono fermamente convinto che questa ondata di obesità non sia da addebitare ad una scarsa partecipazione dei nostri ragazzi al moto, ma ad un sostegno alimentare errato. La classe medica (dietologi e nutrizionisti) avrebbe dovuto analizzare i perché di questo fenomeno che, sul piano della salute è un vero e proprio fallimento, indagando sulle cause che hanno incrementato in modo quasi epidemico il problema del sovrappeso, e non limitarsi ad affermare con tono perentorio che i principi su cui si basa la nostra alimentazione sono assolutamente esatti ma sono solo le quantità ad essere sbagliate. Insomma sarebbe stato auspicabile un atteggiamento meno viziato nel valutare i danni che la tanto acclamata Dieta Mediterranea ha portato, tirando su generazioni di soggetti in sovrappeso o obesi, affetti da cardiopatie e diabete di tipo insulino - resistente.   Per combattere l’obesità nel dopo guerra si è data la responsabilità ai grassi La piramide alimentare in conseguenza di ciò è stata concepita sulla base di cereali e latticini (miracolosi fornitori di calcio) e tutti i prodotti con alta percentuale di grassi sono stati posti alla vetta della piramide, fatta eccezione per il solo olio di oliva. Ma l’obesità ed il soprappeso, anziché diminuire, sono dilagati anche nelle fasce giovanili e i nostri supermercati sono sovraccarichi di prodotti a base di cereali. Abbiamo assistito a ridicole trasmissioni televisive in cui noti nutrizionisti hanno attaccato sostenitori di principi alimentari diversi dai loro senza dare alcuna spiegazione credibile al fallimento dell'attuale impostazione alimentare. La storia non ha insegnato niente? Vi ricordate un certo Copernico che sosteneva che fosse la terra a ruotare attorno al sole e non il contrario? O lo stesso Galileo che fu costretto all’abiura solo perché le sue affermazioni contrastavano col dogma della Chiesa? In quel caso la Chiesa e la Comunità intera furono costrette ad accettare l’esattezza delle loro tesi, solo dopo infinite battaglie, anche perché era impossibile negare l’evidenza! E anche in questo caso è così, come negare l’evidenza di ricerche scientifiche i cui dati riportati parlano chiaro? Quanto tempo ancora ci vorrà prima che le affermazioni di specialisti d’oltreoceano come L. Cordain, B. Sears o lo stesso Di Pasquale vengano accettate, seppur in contrasto col “dogma incontrovertibile" della piramide alimentare internazionale? Forse tocca a noi, preparatori atletici, raccogliere la sfida e cercare di proporre altre soluzioni.

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