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Contenuti per tag: postura


Defizizione di postura

Il filosofo, scienziato e logico greco Aristotele già nel lontano 330 D.C. osservò ed analizzò il modo in cui il corpo umano si trovava in rapporto con l’ambiente circostante, considerando la relazione di posizionamento reciproco tra le varie parti del corpo. È da questa prima osservazione che nel tempo l’attenzione di molti studiosi e scienziati si è focalizzata su uno degli aspetti più importanti, discussi e variegati che riguardano l’essere umano: la postura. Negli ultimi anni il termine postura è entrato a far parte del nostro parlare quotidiano, conseguentemente all’incremento di problematiche posturali delle quali moltissime persone soffrono soprattutto alla bassa schiena. Alcuni studi dimostrano come attualmente la lombalgia rappresenta la ragione più comune di visita al medico di base. Nel corso degli anni la maggior parte degli esperti che hanno analizzato e studiato la postura non sono stati in grado di darci una ben precisa interpretazione. Questo principalmente perché ogni autore identifica un suo punto di vista che secondo la propria metodica di lavoro, rientra in quella che ritiene “la cosiddetta postura ideale”. Il significato postura ideale varia in base alla scuola, al metodo e all’approccio utilizzato per analizzarla. Generalmente esistono due principali correnti di pensiero: secondo alcuni studiosi è necessario possedere una postura che mantenga allineate tra loro le due emiparti del corpo, rappresentate da occhi, spalle, bacino, ginocchia e caviglie; secondo altri studiosi invece è necessario possedere dei meccanismi posturali che permettano all’individuo di effettuare efficacemente il movimento senza dolore e con una ottimale ergonomia del gesto, con conseguente riduzione della spesa energetica, rispettando così le leggi di confort ed economia. Secondo il nostro punto di vista, debbono essere tenute in considerazione entrambe le filosofie di pensiero, poiché se da una parte è necessario mantenere allineato il corpo per evitare squilibri posturali, d’altra parte non favorire lo sviluppo di alcune catene cinetiche a discapito di altre (ricordiamo come infatti una postura del tutto simmetrica non può esistere già dal semplice fatto che l’essere umano è destrorso o sinistrorso) può comportare una riduzione della completa funzionalità dell’organismo. Per ragioni di ordine ergonomico/funzionale, sarà dunque necessario mettere in condizione l’organismo di funzionare in base ai gesti richiesti senza sovraccaricare le strutture che la compongono, consentendo una efficace ergonomia e ricercando contemporaneamente un giusto e più equilibrato assetto corporeo per non favorire, anche in questo caso, uno squilibrio tra le catene cinetiche. Altro fattore da tenere in considerazione è quello riferito alla variazione continua della postura in base al tipo di movimento che si decide di compiere, dall’attività lavorativa o sportiva, e dagli aspetti psico-emotivi del soggetto, la postura infatti potrà rappresentarsi in maniera fisiologica o nel peggiore dei casi in maniera patologica. Per fisiologica intendiamo quando il tono muscolare e l’atteggiamento scheletrico riescono a mantenere l’organismo umano in uno stato di equilibrio in condizioni sia statiche che dinamiche, rispettandone le curve fisiologiche del rachide e l’allineamento di tutti i sottosistemi che lo compongono, mentre per patologica si intende un’alterazione della fisiologia umana come conseguenza ad un malessere che molte volte trova origine dislocata rispetto all’evolversi del dolore. Per tale ragione nel corso degli anni, il centro studi e ricerche di ATS ha dato una sua personale definizione di postura: “La postura è la parte visibile di una serie di adattamenti invisibili ed interni all’organismo che si riassumono come la posizione istantanea del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti anatomici su cui influiscono fattori genetici, psicoemotivi, patologici, traumatici, neurofisiologici, biomeccanici, esperienziali ed ambientali, modificando così il corretto funzionamento dei recettori posturali con conseguente cambiamento degli equilibri dei sistemi fasciale, muscolare e scheletrico. Il fine ultimo della postura è il mantenimento dell’equilibrio in condizioni statiche e soprattutto dinamiche, con relativa influenza sull’ergonomia del movimento del corpo verso l’obiettivo prefisso”, (reparto di ricerca interna ATS).

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Come migliorare la postura di petto e schiena

In questo video scoprirai esercizi molto efficaci per migliorare la postura di petto e schiena. Si tratta in generale di un discorso di qualità e non tanto di quantità quindi assicurati di eseguire un numero giusto di ripetizioni e serie enfatizzando ancora di più la consapevolezza muscolare per i migliori risultati. Per prima cosa farai un esercizio per migliorare la tua consapevolezza delle scapole e quindi sentirle al meglio.Quindi semplicemente con un elastico potrai eseguire alcuni movimenti facili anche a casa per una migliore postura.

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Respirazione e diaframma: istruzioni per l'us...

Per vivere abbiamo bisogno di ossigeno, quindi di respirare: ovvio, fin qui siamo tutti d'accordo. Ma siamo sicuri che, pur respirando (altrimenti saremmo morti), lo facciamo nel modo giusto? E se vi dicessi che molti nostri problemi - piccoli o grandi - di salute derivano proprio da una cattiva respirazione e, in particolare, da uno scorretto utilizzo del Diaframma, il muscolo respiratorio per eccellenza? Già. Iniziamo con lo spiegare come è fatto questo Diaframma, dove si trova e qual’è la sua funzione. Si tratta di un muscolo piuttosto grande, a forma di cupola, che grazie alla sua posizione strategica esattamente a metà tra la cavità toracica e quella addominale, ha lo scopo di garantire la massima efficienza delle due fasi respiratorie, l’inspirazione e l’espirazione. Durante la prima esso si sposta verso il basso permettendo l’espansione del torace che quindi può incamerare aria, mentre durante la seconda si sposta verso l’alto in maniera passiva comprimendo la cassa toracica e favorendo lo svuotamento dei polmoni. Questo è, in termini molto semplicistici, come avviene la respirazione e come ognuno di noi respira sin dalla nascita. Poi però, quasi sempre, qualcosa in questo meccanismo innato si inceppa: crescendo la maggior parte di noi perde la completa funzionalità del diaframma e “sporca” la qualità della nostra respirazione. Ma perchè avviene questo? Dovete sapere che il Diaframma è un muscolo che più di tanti altri viene influenzato dalla nostra emotività: stress piccoli o grandi, cronici o acuti possono alla lunga condizionare la corretta funzionalità di questo muscolo andando ad irrigidirlo, retrarlo, ipomobilizzarlo. Esso inizierà a funzionare sempre meno, ma come sapete una delle caratteristiche più importanti dell’essere umano (e del proprio organismo) è quella di adattarsi e quindi, nello specifico, di trovare una strada per compensare questo improvviso “deficit”. Con delle conseguenze. Il diaframma è il muscolo respiratorio più importante, certo, ma non è l’unico. Esistono numerosi altri muscoli che nel processo respiratorio dovrebbero avere una funzione accessoria e che invece si ritroveranno ad affrontare un “superlavoro”: tra questi ci sono ovviamente i muscoli intercostali, i paravertebrali e, soprattutto, i muscoli situati tra il tratto cervicale e dorsale della colonna quali lo SCOM (sterno-cleido-occipito-mastoideo), gli scaleni ed il trapezio. Non funzionando appieno il diaframma, questi muscoli contribuiranno notevolmente all’aumento della capacità toracica contraendosi e, alla lunga, irrigidendosi. Molti problemi di cervicalgie derivano infatti da una cattiva respirazione, e come sappiamo da una problematica cervicale possono a cascata svilupparsene molte altre in zone limitrofe. Infatti il diaframma agisce come una sorta di molla che ad ogni suo movimento va ad influenzare la posizione delle vertebre lombari vicino alle quali si inserisce, tirandole e rilasciandole ad ogni atto respiratorio. Non avvenendo più questo rilasciamento, si provocherà alla lunga quella che si può definire come una “iperlordosizzazione” diaframmatica, riconoscibile a occhio nudo da una rientranza piuttosto profonda a livello lombare. Altra conseguenza di una respirazione cosiddetta “toracica”, la sofferenza degli organi situati al di sotto del diaframma, nella cavità addominale: stomaco, fegato, pancreas, intestino non vengono quasi mai liberati dalla pressione che il diaframma, non spostandosi più a sufficienza verso l’alto, esercita su di loro e questo può, alla lunga, andrà a creare problematiche quali coliti, stipsi, reflussi, gastriti e quant’ altro. Senza escludere problemi di incontinenza o iperattività della vescica dovuti proprio alla pressione che viene esercitata sulla stessa. Come avrete capito, tante patologie e problematiche che non sono riconducibili a problemi diretti dell’organo interessato, potrebbero derivare da un non corretto utilizzo della respirazione. E a questo punto, come agire? Esistono degli esercizi di respirazione presi in prestito dalla ginnastica posturale che, una volta appresi, possono tranquillamente essere eseguiti per conto proprio e che non richiedono l’ausilio di alcun attrezzo. Esistono poi degli apparecchi con in quali andare invece ad allenare la muscolatura respiratoria in maniera selettiva e senza coinvolgere l’apparato locomotore, nè rischiare quei piccoli inconvenienti tipici dell’iperventilazione quali piccoli giramenti di testa o senso di nausea: è l’esempio della Ginnastica Respiratoria con SpiroTiger. In entrambi i casi, la supervisione di un Trainer qualificato è, soprattutto in fase iniziale, assolutamente fondamentale.

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Allenamento con i pesi: le 4 fasi

In questo video scoprirai quali sono le 4 principali fasi dell'allenamento con i pesi:- 1° FASE: valutazione postura. In questo caso si analizza la tua postura per essere sicuri che tutto sia a posto in termini di simmetria generale, equilibrio fra i vari distretti muscolari e articolari. In genere i principali problemi di postura sono relativi alla caviglia (pronazione/supinazione) in relazione al ginocchio (rotazione), alle anche (adduzione), alla zona lombare (antiversione/retroversione), alla zona scapolo-toracica e alla testa. Se la postura necessita di essere corretta, si passerà quindi ad eseguire alcuni esercizi specifici.- FASE 2: 5 movimenti di base. Una volta appurato che la postura sia corretta sia per un discorso di sicurezza che di efficacia di allenamento, passiamo ad imparare i 5 movimenti di base che ritroveremo in tutti gli esercizi. Questi sono il movimento dello squat, movimento a singola gamba (affondi), movimenti di spinta, di tirata e di rotazione.- FASE 3: In questa fase entriamo in sala pesi ed iniziamo ad allenarci per il nostro obiettivo. E' fondamentale personalizzare tutto in base alle proprie caratteristiche, al proprio obiettivo, stile di vita...etcFASE 4: A questa fase arrivano soltanto le persone realmente motivate poiché si tratta di allenamenti specifici per sport che prevedono sforzi di breve durata ad alta intensità.

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Esame Baropodometrico: in cosa consiste e quando s...

La valutazione Baropodometrica rappresenta un esame della qualità d'appoggio dei piedi al suolo e fornisce preziose informazioni sullo scambio di pressioni tra la superficie d'appoggio dello stesso e il terreno, approfondendo così eventuali alterazioni posturali e della deambulazione.   In cosa consiste questo test? Normalmente il soggetto viene posto in posizione eretta ed anatomicamente neutra su una pedana sensibile alla pressione, collegata ad un sistema computerizzato sul cui monitor viene appunto riprodotta l'analisi accurata dell'appoggio podalico. E' generalmente possibile eseguire due tipi di analisi: statica e dinamica. Nel primo caso viene valutato l'appoggio di entrambi i piedi identificando (in base alle diverse colorazioni, vedi foto) le aree di maggiore e minore carico e registrando nello specifico: percentuale di carico sui due piedi distribuzione di carico anteriore e posteriore analisi stabilometrica e dei baricentri. analisi della superficie di appoggio delle piante dei piedi. Nell'analisi dinamica viene chiesto al soggetto di camminare da un estremo all'altro della pedana per poi tornare indietro, ripetendo il gesto più volte per garantire una più accurata valutazione e ridurre eventuali errori. Ciò che in questo caso verrà rilevato dal sistema computerizzato saranno lo spostamento del peso, le percentuali di appoggio antero/posteriore e laterale dell'appoggio e i tempi di carico durante la deambulazione. Un esame così approfondito consente una valutazione anatomica e funzionale del piede, fornendo quindi una registrazione grafica a 360° della pressione esercitata sul terreno, sia da fermi che durante la camminata. Quali migliori informazioni per valutare la biomeccanica posturale e locomotoria di un atleta e le sue eventuali variazioni patologiche? Il test permette perciò di conoscere in maniera approfondita la morfologia del piede, la sua funzionalità ed eventuali disfunzioni e/o asimmetrie posturali (spesso le indicazioni fornite danno infatti informazioni riguardo altre zone del corpo anatomicamente e funzionalmente collegate dalle quali possono dipendere tali squilibri). Utilissime sia nei soggetti in età di sviluppo che in fasce d'età più avanzate, è facile intuire come queste valutazioni possano avere enormi e benefiche implicazioni sia cliniche che sportive: nel primo caso lo studio del carico del piede può indicare eventuali disturbi del sistema muscolo-scheletrico ed ha quindi un interesse di natura prevalentemente ortopedica (pensiamo a tipici problemi quali piede piatto, piede cavo, alluce valgo e così via), neurologica, vascolare e persino ortodontica o otorinolarigoiatrica. Grazie allo studio baropodometrico sarà perciò possibile non solo individuare eventuali problematiche, ma sarà soprattutto possibile indicare le necessarie contromosse terapeutiche (posturali e non solo), riabilitative e/o di trattamento ortesico permettendo la realizzazione di plantari adatti a ciascuna situazione.

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Più gentilezza... uguale più business

Ho trovato un articolo molto interessante su tema della gentilezza. Se ne parla come di un driver del futuro per il successo delle attività economiche, perché è ormai evidente a tutti che la cura delle relazioni sarà l’unico strumento per fare fronte ad un mondo in continuo cambiamento. Non sarà l’abilità tecnica a fare la differenza, ma sarà fondamentale seminare buone relazioni. Come coach, con i miei clienti, mi trovo a verificare se esiste il presupposto della gentilezza in quelle professioni che hanno come scopo la “customer satisfaction” o l’accoglienza, come ad esempio il ristoratore, l’albergatore, il commesso. Fa parte della vocazione personale. Dove c’è va enfatizzata, allenata e sviluppata, dove non c’è va surrogata magari scoprendo che c’è intelligenza sociale, la cosiddetta empatia. Non basta essere uno specialista, un super tecnico per risolvere un problema del cliente, perché prima di tutto viene la relazione e la persona, e non il consumatore. E’ evidente che sempre più il consumatore è informato, ha molti nuovi mezzi per acquisire informazioni e talvolta ne sa più del commesso. Quindi il rapporto vincente sarà quello basato sulla condivisione del sapere, sul dialogo e la gentilezza crea un luogo ideale nella relazione, come un salotto nel quale ti senti accolto … e più disposto a spendere. Come fare a sentire se c’è la gentilezza? “La gentilezza è la ricerca, l’azione, il gesto che ha come scopo il bene per l’altro solo per il piacere di farlo” (Luca Stanchieri, Scopri le tue potenzialità, ed. Franco Angeli, 2008). E’ evidente che la gentilezza è una potenzialità umana ben diversa dall’adulazione e dall’impostazione imparata al corso di vendita.   (Leggi l’articolo di Annamaria Milesi su Mark-up di settembre 2012) Mauro Visintainer

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Rieducare la postura (parte 2): il Metodo Souchard

Abbiamo parlato della Rieducazione Posturale secondo il Metodo Mèzières, oggi toccherà invece ad un altra importantissima tecnica: il Metodo Souchard o RPG (Rieducazione Posturale Globale). Tale metodo deriva direttamente dal Mèzières, essendo stato il suo fondatore allievo (prima) e collaboratore (poi) della posturologa francese. Si basa su una netta distinzione di comportamento e ruolo dei cosiddetti MUSCOLI DELLA STATICA e dei MUSCOLI DELLA DINAMICA.   Tale metodica prevede come principio cardine l’assioma secondo cui i muscoli statici debbano essere esercitati in modo eccentrico e quelli dinamici in modo concentrico. Questo avviene in quanto un accorciamento (e quindi una contrazione concentrica) dei muscoli della statica porterebbe gli stessi ad una retrazione e ad una eccessiva resistenza all'allungamento, mentre la muscolatura dinamica può essere accorciata (contratta) liberamente e anzi favorita in questo da un pre-allungamento. Il Metodo Souchard pone inoltre particolare attenzione al muscolo respiratorio per eccellenza, il diaframma, nonché al nervo fibroso che lo sostiene, tenendo perciò in forte considerazione anche la sua azione sinergica con i muscoli della catena posteriore e con il muscolo ileo-psoas (per intenderci, il principale muscolo flessore dell'anca).   Souchard ha individuato una serie di catene muscolari che possono poi riassumersi in due catene più ampie: ANTERIORE E POSTERIORE.   In cosa consiste una seduta di RPG? Prima di iniziare il trattamento e al fine di selezionare le corrette posture nelle quali consisterà poi lo stesso, si effettua sempre una accurata valutazione del paziente in modo differenziato sia sui muscoli dinamici che su quelli statici, dopo una anamnesi sul suo stato di salute generale e sullo stile di vita (posture sul posto di lavoro, traumi od incidenti pregressi, ecc..).   Tramite suddetta valutazione è possibile individuare prevalentemente due quadri morfologici. Il primo, detto anteriore, prevede caratteristiche quali anteposizione del capo (testa in avanti), ipercifosi, iperlordosi, antiversione del bacino, femore intraruotato e ginocchia valghe (cosiddette ginocchia ad x), calcagno e piede valgo. Il secondo, o posteriore prevede caratteristiche del tipo: nuca corta, dorso piatto, verticalizzazione lombare e susseguenti problemi diaframmatici, bacino retroverso, ginocchia vare, calcagno e piede varo.   Una volta individuati gli squilibri su cui lavorare,starà alla bravura del Terapista proporre adeguate esercitazioni e posture con l'obiettivo di eliminarli e riportare il paziente alla postura anatomicamente corretta.

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Cosa sono le Posture ed esercizi pratici

Come primo passo cercheremo di definire il concetto di Postura. In ambito chinesiologico la postura viene intesa come “la posizione del corpo nello spazio, in relazione ai vari segmenti ossei ed alle forze interne ed esterne che agiscono su tutte le parti del corpo.” La postura è una caratteristica del nostro corpo che riflette, come detto, forze esterne (stile di vita, stress, ecc.) e forze interne, più strettamente connesse anche con i nostri stati d’animo. Come sappiamo la Postura del nostro corpo varia e molto spesso assume delle connotazioni negative; il classico esempio sono le spalle curve, l’addome in fuori, un’iperlordosi, ecc. Tutti questi aspetti vengono racchiusi nel concetto di Postura Errata. Quando invece si parla di Posture si intendono quegli esercizi speciali che sono alla base della ginnastica Posturale. Le Posture sono specifiche posizioni di tutto il corpo, che il personal trainer fa assumere al soggetto, per poter ottenere delle correzioni. Tali posizioni nascono dallo studio di come il corpo del soggetto si muove e dalla sua rigidità. Molto spesso la rigidità muscolare è la principale causa di una moltitudine di dolori. Il motivo per cui le Posture sono posizioni globali, ovvero che prevedono il posizionamento di tutto il corpo in una determinata maniera, è che solo in questo modo si riesce ad allungare veramente i muscoli. Infatti i nostri muscoli sono organizzati sotto forma di catene fortemente interconesse, denominate catene cinetiche. Di conseguenza per ottenere l’allungamento di un determinato muscolo non si può non passare dall’allungamento di tutta la catena cinetica che lo comprende. Per esempio, l’insieme dei muscoli posteriori del corpo sono considerati come un'unica catena cinetica tesa dalla punta delle dita dei piedi alla linea occipitale, regione posteriore del cranio. Di conseguenza, per allungare veramente i muscoli della schiena, bisogna ricorrere ad una postura che metta in allungamento l’intera catena cinetica posteriore. Un esercizio analitico, ovvero su un muscolo solo, per esempio il dorsale, avrebbe pochissimi effetti rispetto ad un esercizio posturale, che comprenda l’allungamento contemporaneo dei muscoli dal piede al collo. La base della ginnastica posturale sono tre posture, chiamate anche le tre squadre di Mezieres, e prevedono: soggetto supino e con le gambe a 90° distese in alto; soggetto seduto con gli arti inferiori tesi ed il busto eretto a 90°; soggetto in piedi con le gambe tese ed il busto flesso a 90° Tutte le sedute di ginnastica posturale prendono spunto da queste tre posture. Successivamente il professionista modificherà il lavoro introducendo varianti che renderanno gli esercizi più efficaci. Scheda di esercizi posturali di partenza: Questo semplice protocollo è da eseguire 2 volte alla settimana per un tempo che va dai 10 ai 20 minuti, a secondo dal grado di concentrazione che ci mettete e dal tempo che avete a disposizione. Sono esercizi posturali di base che permettono l’acquisizione di una maggior consapevolezza della propria postura e un graduale miglioramento dell’elasticità muscolare. Durante gli esercizi va ricercato un lieve dolore muscolare, in quanto è sinonimo di un buon allungamento della catena cinetica. Già  dopo 2 settimane vi sentirete meglio. Scheda Sdraiato con gli arti distesi → prendere coscienza della respirazione e del movimento del tronco; Sdraiato con gli arti distesi → durante l’espirazione contrarre gli addominali e schiacciare la schiena per terra; Sdraiato con gli arti distesi → come prima ma aggiungere la spinta delle mani verso il basso, cercando di aumentare la distanza tra la spalla e l’orecchio; Sdraiato → appoggiare le gambe al muro e respirare normalmente; Sdraiato → come prima ma aggiungere che ad ogni espirazione si deve cercare di distendere le gambe appoggiate al muro verso alto. Si sentirà bruciare i muscoli dietro le cosce. Ripetere per 10 volte Alzarsi lentamente e camminare per recuperare e sciogliere le fatiche.

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Alluce valgo: problemi di postura e di... lingua

Che cos'è l'Alluce Valgo? L'Alluce Valgo è la deformazione dell'alluce che risulta deviato verso l'esterno del piede, ossia verso le altre dita.  A livello dell'attaccatura dell'alluce, ovvero sulla prima metatarsale, si evidenzia una protuberanza che, quando si infiamma, diventa dolorosa. Questo soprattutto dovuto al fatto che batte contro le scarpe comportando gonfiore e rossore. Come conseguenza, la testa metatarsale devia nel lato opposto a quello in cui è andato l’alluce, ovvero verso la linea mediana del piede.In casi gravi l’alluce valgo arriva a sovrastare tutto il secondo dito fino a toccare il terzo. Oltre al disagio a carico della capsula articolare della testa metatarsale e dell’alluce, spesso si aggiungono formazioni di tendiniti, borsiti, caduta delle teste metatarsali (che si evidenziano ben evidenziate con le classiche dita “griffate) e di calli sotto le teste metatarsali (un piede sano non deve avere calli in nessun punto). La caduta dell’arco plantare anteriore, fa sì che le teste metatarsali si scontrino con il terreno, determinando ulteriore dolore e maggiore difficoltà nella deambulazione.In questi casi è frequente la manifestazione di un’ulteriore patologia, il neuroma di Morton. E perché la lingua? Si è sempre creduto che il piede fosse la causa delle varie alterazioni posturali e relativi problemi, che si propagavano fino alla parte alta del corpo. Oggi si è scoperto che accade proprio l’opposto: il piede è principalmente la vittima delle alterazioni posturali. Per esempio, nei casi di deglutizione atipica (infantile), frenulo corto, disturbi occlusali, la catena muscolare denominata glosso-podalica, interagisce dalla lingua fino ai due pollici e ai due alluci. Ogni disagio che tale catena subisce (lingua disfunzionale) si trasmette immediatamente fino ai suoi estremi, causando di frequente il valgismo dell’alluce. In questi casi è d’obbligo un intervento adeguato, nell’ambito dell’odontoiatria e della logopedia. A tal riguardo, con le conoscenze attuali, è fondamentale agire sulla catena linguale attraverso la rieducazione funzionale della lingua in un contesto di globalità (esercizi specifici per la lingua abbinati ad esercizi specifici per il diaframma e per le catene muscolari). Non vanno escluse le disfunzioni vestibolari, visive, alterazioni respiratorie, le quali, attraverso le catene neuromuscolari, interagiranno fino ai piedi. Altro elemento di estremo interesse sono le calzature: il piede, nato libero, dovrebbe vivere scalzo per ricevere costantemente molteplici stimoli dal suolo. Invece trascorre troppo tempo rinchiuso dentro scarpe inadeguate, con piante e punte strette, tacchi alti, etc. che contribuiscono alla formazione dell’ alluce valgo. State attenti a come utilizzate la lingua... non solo per parlare! Potrebbe condizionare tutta la vostra postura.

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Simbiosi sana e simbiosi patologica

“La simbiosi è una stretta inter-dipendenza fra due o più persone che si complementano per mantenere sotto controllo, immobolizzati e in qualche misura appagati, i bisogni della parti più immature della personalità” (Bleger, 2010). Facciamo un esempio, immaginate un professore che sta tenendo una lezione e decide di fare una dimostrazione alla lavagna, chiama una studentessa e le chiede: “Sara vorresti dirci come faresti il passo successivo?”. Sara non dice nulla, rimane immobile. Il silenzio prosegue e gli altri studenti cominciano ad agitarsi e a ridere. Sara comincia a muovere rapidamente il piede e il professore dopo poco dice: “Sembra che tu non sappia la risposta, dovresti esercitarti di più”, poi completa l’esercizio. Sara si rilassa e comincia diligentemente a prendere appunti. Studentessa e professore sono entrati in simbiosi: Sara ha svalutato la sua capacità di ragionare per trovare una soluzione e con il suo comportamento di silenzio ha portato il professore ad assumersi l’onere di gestire la situazione il professore completando l’esercizio alla lavagna è entrato nel ruolo complementare, ha quindi detto a Sara cosa avrebbe dovuto fare e ha svalutato la possibilità di trovare un modo creativo per aiutarla a risolvere l’esercizio. Il “problema” della simbiosi è che, una volta che si è creata, i partecipanti si sentono a proprio agio: Sara finalmente si rilassa e il professore evita la frustrazione di esprimere la sua insoddisfazione per lo scambio avvenuto. Ma questo “agio” ha un prezzo: chi è nella simbiosi esclude rispettivamente intere zone delle proprie risorse di persona adulta. Nei rapporti di tutti i giorni le persone entrano ed escono continuamente dalla simbiosi con gli altri. Talvolta relazioni d’amore stabili si fondano sulla simbiosi stessa. Possiamo fare l’esempio di Bill che è un uomo forte, silenzioso, con la pipa all’angolo della bocca, si esprime a grugniti e non condivide le sue emozioni, poi c’è Betty una donna che ha come missione quella di piacere al marito ed è felice di seguire le sue direttive e di appoggiarsi a lui, spesso le capita di farsi prendere dal panico e di aspettare che Bill torni a casa per risolvere tutto. Gli amici si chiedono come questa coppia possa essere felice, nella realtà all’interno di questo rapporto ciascuno ha bisogno dell’altro: Bill ha bisogno di prendersi cura di qualcuno e Betty ha bisogno di essere accudita. Ciascuno svaluta parte delle proprie capacità: Betty svaluta la sua capacità di risolvere i problemi e Bill la sua capacità di esprimere le sue emozioni. Probabilmente entrambi pensano: “Senza di te non riuscirò a stare in piedi”.   Esistono simbiosi sane? Assolutamente si. Immaginate che io sia appena uscita da una operazione, mi stanno trasportando su una barella, non so bene dove sono e una infermiera mi tiene la mano e mi dice: “Tra poco starai bene, ora pensa solo a tenere la mia mano”. In quel momento non sono nella posizione di valutare in modo adulto ciò che mi sta capitando e ritorno bambina, lasciando che qualcuno mi accudisca e mi rassicuri. Io e l’infermiera siamo in una simbiosi sana, che si differenzia da una simbiosi patologica perché non comporta nessun tipo di svalutazione. Un altro esempio di simbiosi sana è la dipendenza normale, ossia la simbiosi genitore-bambino. Il bambino non può accedere ancora a delle parti adulte in quanto ancora non si sono sviluppate, quindi anche in questo caso non c’è nessun tipo di svalutazione. Il genitore dovrà aiutare il bambino a sviluppare sempre maggiori risorse personali così da avere sempre meno bisogno di affidarsi a lui. In questo processo ideale, la simbiosi iniziale viene progressivamente svanendo.   Genitore o bambino? Come si sceglie la posizione nella simbiosi? Per quanto le mamme e i papà possono essere dei bravi genitori, ogni bambino attraversa il processo di sviluppo senza che tutti i bisogni vengano esauditi. E la simbiosi è un tentativo di vedere esauditi dei bisogni legati allo sviluppo che non sono stati soddisfatti durante l’infanzia. Ogni qual volta entriamo in simbiosi ricreiamo il rapporto esistente nel passato tra noi e un genitore e riproponiamo quella situazione nel tentativo di manipolare l’altro a soddisfare il bisogno che non fu esaudito. Da adulti ricerchiamo quindi i nostri bisogni nella vita di tutti i giorni, ma lo facciamo utilizzando le migliori strategie che abbiamo elaborato da bambini, strategie che oggi non sono adeguate al nostro essere adulti, ossia nella simbiosi svalutiamo le nostre risorse di persona adulta e questo è un processo che è fuori dalla nostra consapevolezza.   Ma allora perché dovremmo scegliere il ruolo del Genitore? Ci sono delle situazioni in cui il bambino prende una prima decisione inconscia: “I miei genitori sono talmente non all’altezza, che la mia posizione migliore è assumere io stesso il ruolo di genitore”. Può darsi che la mamma di questo bambino temesse di porre fermi limiti al proprio figlio e lo riprendesse dicendo: “Se fai così mi fai soffrire e papà si arrabbierà”. In tal modo si chiede al bambino di assumersi la responsabilità delle emozioni e del benessere dei genitori, ciò può spiegare perché il bambino risponda decidendo che il suo compito nella vita sarà quello di badare ai genitori diventando un piccolo genitore. Nel corso della nostra vita ci troveremo sempre di fronte a quesiti del tipo: “Come faccio ad affrontare ciò che mi è accaduto?”, possiamo rispondere usando tutto il potere del nostro pensiero, delle nostre emozioni e delle nostre azioni, oppure possiamo svalutarci e sperare che qualcuno simbioticamente venga a salvarci. Nel prossimo articolo spiegherò come ci svalutiamo e quali sono i comportamenti che ci possono aiutare ad individuare quando ci stiamo svalutando. Noemi Di Lillo

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