Filtra: 

Contenuti per tag: ritenzione idrica


Dare un senso alla nostra vita passata ci aiuta a ...

La nostra vita come figli è in parte un capitolo della storia dei nostri genitori. Ogni generazione è influenzata da quella precedente e influenza quella successiva. Anche se i nostri genitori possono aver fatto del loro meglio, possiamo aver avuto esperienze precoci che non vorremmo trasmettere ai nostri figli. Eppure da adulti ci ritroviamo a comportarci come faceva mamma con noi o a parlare a nostro figlio o al nostro partner come ci parlava papà… ma anche se molto spesso ci ritroviamo “attaccati” comportamenti che abbiamo a nostra volta ricevuto da bambini, non siamo destinati a ripetere obbligatoriamente i pattern dei nostri genitori o del nostro passato. Se riusciamo a comprendere il senso della storia della nostra vita possiamo costruire esperienze positive che ci consentono di andare oltre i limiti posti dal nostro passato e di creare un modo diverso di vivere per noi.   È importante dare un senso alla nostra infanzia Riflettere sulle esperienze della nostra infanzia può aiutarci a dare un senso alla storia della nostra vita… ma gli eventi della nostra infanzia non possono essere cambiati! Vero. Ma allora perché è utile una simile riflessione? Una comprensione profonda di noi stessi può cambiare ciò che siamo. Dare un significato alla nostra storia ci dà la possibilità di scegliere i nostri comportamenti e di aprire la nostra mente ad uno spettro più ampio di esperienze, di avere un modo di comunicare con il nostro partner e con i nostri futuri figli che promuova sicurezza nel loro attaccamento.   L’attaccamento in età adulta Innanzitutto che cos’è l’attaccamento? È un sistema dinamico di comportamenti che sostengono e creano un legame specifico tra due persone, in cui si percepisce il bisogno di stare vicino emotivamente e fisicamente all’altro di riferimento. Ognuno di noi presenta un atteggiamento generale rispetto all’attaccamento, sviluppato nell’infanzia verso i nostri genitori, che influenza e si ripropone nelle nostre relazioni da adulti. Le modalità e i contenuti con cui raccontiamo le storie della nostra vita infantile lasciano trasparire la tipologia del nostro attaccamento. Di seguito riporto le correlazioni emerse dalle ricerche della psicologa Main (2003): in base al tipo di attaccamento che abbiamo sviluppato da bambini è possibile prevedere che attaccamento avremo da adulti nei confronti del nostro partner e dei nostri figli. Bambino Adulto Sicuro Libero e autonomo Ambivalente Preoccupato o invischiato Disorganizzato Non risolto/disorganizzato            Attaccamento adulto sicuro Le persone che riescono a parlare delle esperienze vissute nella loro storia e nel loro attaccamento, mostrano delle narrazioni caratterizzate da flessibilità, oggettività e capacità di valutare l’importanza delle relazioni interpersonali. Le narrazioni risultano coerenti e riescono ad integrare nei loro discorsi il passato, il presente e ciò che li aspetta dal futuro.   Attaccamento adulto distanziante Questo attaccamento si mostra nelle persone che hanno avuto esperienze infantili dominate da una mancanza di disponibilità emozionale e da comportamenti di rifiuto da parte dei genitori. Può capitare che una volta diventati genitori, questi adulti si mostrano scarsamente sensibili rispetto ai segnali che inviano i figli e il loro mondo interiore sembra avere come componente fondamentale l’indipendenza. Le esperienze infantili raccontano di un “isolamento emotivo”, di un ambiente famigliare freddo e molto spesso sostengono di non ricordare le esperienze vissute da bambini. Nella loro vita sembra mancare un senso al ruolo che gli altri o il passato possono aver esercitato sul loro sviluppo, tenderanno quindi a svalutare la rilevanza delle relazioni interpersonali nella loro vita.   Attaccamento adulto preoccupato È frequente nelle persone che nei primi anni di vita hanno avuto esperienze di genitori che si prendevano cura di loro in modo incostante e imprevedibile. Spesso questi adulti diventano genitori pieni di dubbi e paura per quanto riguarda la possibilità di fare affidamento sugli altri e presentano un atteggiamento di base preoccupato caratterizzato da ansia, incertezza e ambivalenza verso le persone significative della loro vita presente. Le loro narrazioni sono in genere ricche di aneddoti che rivelano come questioni del passato lasciate in sospeso continuano ad entrare prepotentemente nel presente e tali intrusioni hanno un impatto negativo sulla capacità di rispondere in maniera flessibile a ciò che sta capitando nel qui ed ora.   Attaccamento adulto non risolto Persone che hanno vissuto perdite o traumi rimasti irrisolti possono entrare improvvisamente in stati che risultano allarmati o disorientati. Una volta diventati genitori per esempio possono apparire distanti ed estraniati quando il loro bambino è irrequieto o manifestare segni di disagio, oppure possono arrabbiarsi e diventare minacciosi se un bambino eccitato corre cantando “troppo forte”. Ma perché succede questo? La presenza di elementi non risolti determina un’interruzione nei flussi di informazioni nella mente e riduce le capacità di raggiungere un equilibrio emozionale e quindi di mantenere una relazione flessibile con gli altri. Questi processi influenzano in modo diretto le relazioni significative con gli altri nel presente.   E tu, che attaccamento pensi di aver sviluppato nella tua infanzia? Essere consapevoli della nostra storia ci può aiutare a vivere meglio con gli altri e a diventare genitori flessibili e accoglienti. Diversi studi (Siegel – Hartzell, 2005) dimostrano che uno stato di attaccamento sicuro può essere “acquisito” in età adulta attraverso un processo di crescita associato a relazioni positive con amici, partner, insegnanti o terapeuti. Incominciare cercando di approfondire la conoscenza che abbiamo di noi stessi e della nostra infanzia ci aiuta ad elaborare una storia coerente della nostra vita e ci permette di unire e integrare i temi del nostro passato con quelli del nostro presente, mentre ci muoviamo verso il futuro. Noemi Di Lillo

Continua...

Zeolite: il disintossicante naturale

La zeolite è un minerale di origine vulcanica che ha genesi dall’incontro tra lave incandescenti e l’acqua del mare. Viene definita “la pietra che bolle” in quanto si rigonfia e produce vapore acqueo se scaldata. Il minerale naturale si presenta con una struttura microporosa, costituita da migliaia di piccoli canali in grado di legare rilevanti quantità di tossine e metalli pesanti dannosi alla nostra salute: la zeolite risulta quindi un prezioso disintossicante naturale. Una volta ingerita, la zeolite esercita la sua funzione alcalinizzante - disintossicante - depurativa all’interno dell’intestino “ripulendo” l’organismo dalle sostante tossiche prodotte dal metabolismo delle cellule o introdotte tramite l’alimentazione e la respirazione. Non essendo assorbita dal tratto gastro-intestinale, la zeolite verrà espulsa tramite le feci insieme a tutto ciò che avrà assorbito durante il suo tragitto Le zeolite inoltre rilascia nell’organismo minerali quali il calcio, magnesio, sodio e potassio che ricaricano i depositi di minerali: il risultato finale sarà quello di avere un corpo basificato, purificato e “alleggerito”.   Per chi è indicata? Stili di vita scorretti, stress, smog, alimentazione errata, sedentarietà, prolungata esposizione agli agenti inquinanti o al sole, fumo di sigaretta, farmaci producono uno stress ossidativo che genera uno svuotamento dei depositi di minerali e accumulo di sostanze tossiche. L’uso di zeolite naturale contrasta l’effetto dello stress ossidativo, ma anche chi osserva uno stile di vita sano e attivo può beneficiare degli effetti del minerale. Gli sportivi, ad esempio, troveranno giovamento in quanto la zeolite favorisce la riduzione dell’acido lattico e della fatica, aumentando le performance: ideale dunque per atleti di endurance come triatleti, maratoneti, nuotatori e sciatori di fondo, ciclisti.   Dove si trova? La zeolite clinoptilolite (naturale e non sintetica) è un integratore alimentare di libera vendita acquistabile in erboristeria o negozi del settore. Dato l’elevato tasso di inquinamento, di stress della vita quotidiana, di “inquinamento” alimentare e continua esposizione a smog/onde elettromagnetiche/solventi, la zeolite può essere tranquillamente consigliata a... chiunque. Gli effetti del minerale sono reali e non ci sono controindicazioni particolari. Il corpo per essere sano ed efficiente ha bisogno di un ambiente interno basico e non acido, la zeolite è una validissima alleata per una vita meno inquinata! Francesco Moschillo

Continua...

Salute: l'importanza di una buona idratazione

Molte volte chi pratica sport si sofferma troppo sull'alimentazione e sul tipo di allenamento da fare, tralasciando però una componente che a mio parere non è da tenere in secondo piano: l'acqua. L'acqua rappresenta il 40-65% del peso corporeo ed è il costituente principale del nostro organismo. Nell'acqua avvengono tutte le reazioni dei processi metabolici cellulari. Non solo è un elemento della costituzione del sangue e del tessuto connettivo, ma è anche coinvolta nei processi generali di omeostasi dell'organismo, dei liquidi circolanti e tissutali e della termoregolazione, è il mezzo attraverso cui vengono eliminati i cataboliti, per via urinaria, rettale, gastrointestinale e termoregolatoria. Dunque necessita di attenzione il mantenimento di una composizione costante dei liquidi organici, ovvero del bilancio idrico in omeostasi. La regolazione del bilancio idrico coinvolge in larga misura il rene, ma parte in realtà dall'ipotalamo, il quale contiene il "centro della sete". Un difetto di idratazione può essere evidenziato da diversi segnali di disagio: cattiva digestione, gonfiore bevendo, ritenzione idrica, problemi intestinali in risposta all'assunzione di acqua, stipsi, pelle arida, poco elastica, irritabilità, stanchezza mentale e/o fisica, eccessiva sete. Anche il rifiuto verso l'assunzione di bevande può essere un sintomo di cattiva idratazione. Imparando a bere l'organismo impara a sapere quando assumere acqua, senza dovere arrivare al segnale limite della sete, in quel caso è segno che siamo già sotto stress e il corpo lancia i suoi segnali di allarme. Una cattiva disidratazione ha effetti negativi anche sulla circolazione sanguigna, il sangue infatti diviene più vischioso, cioè non favorisce l'ottimale ossigenazione cellulare. Si può calcolare l'assunzione giornaliera di acqua attraverso questo calcolo: 15-25 gr * Kg di peso, questa è la quantità standard in condizioni fisiche ottimali senza particolari attiva fisiche. L'acqua dovrebbe essere pura (non infusi, thè o bibite) e assunta a piccole dosi distribuite durante il corso della giornata e lontano dai pasti. Bisogna porre attenzione anche al tipo si acqua che beviamo, facendo attenzioni ai parametri chimici che possono essere cosi elencati: Residuo fisso a 180° : 50 mg (tendenzialmente leggera); PH : 6.5-6.8 (tendenzialmente acida); Assenza di nitriti, fosfati, ammoniaca (tendenzialmente pura); Ipotonica, più generalmente oligominerale.

Continua...

Coaching: la... non urgenza della relazione

In una relazione di Coaching è importante “fare pulizia” delle proprie emozioni e dei propri “schemi”. Il “campo” tra Coach e Coachee dev’essere “sgombro”, come si dice, da influenze propriocettive per non influenzare il cliente. La prima persona che deve lavorare su sé stessa in modo costante è il Coach: il meccanismo delle proiezioni è attivo nelle nostre interazioni con l’altro e non si disattiva in un “colloquio di coaching”, pertanto è necessario esserne consapevoli e fare in modo che l’unico vero protagonista del confronto sia “la persona unica interessata dei fatti” ossia il Coachee. Si favorisce una “ecologia della relazione” all’interno di una comunicazione autentica, scevra da sovrastrutture, “pulita”, neutra. Colui che ci sta di fronte deve sentirsi liberamente ascoltato e liberamente in grado di essere o non essere, di dire e non dire, di scegliere il silenzio e di non essere giudicato, osservato, interpretato. Non si interpreta in una relazione di Coaching, si ascolta e si dà la parola all’interiorità. Si cresce sul campo, ci si rigenera ogni volta. In questa “relazione di aiuto” il Coach accompagna l’altro alla conoscenza ulteriore di sé stesso attraverso l'esplorazione delle proprie risorse cognitive, emotive, fisiche e in questo agire gioca un ruolo di grande importanza la dimensione della “non urgenza”.   Cosa significa “non urgenza”? Per il Coach vuol dire non avere “fretta” di depositare consigli o suggerimenti che gli derivano da coinvolgimenti personali, dinamiche irrisolte che colgono l’occasione di emergere alla ricerca di conferme.  Coinvolgersi, etimologicamente, rimanda al concetto di “avvolgere insieme” quindi mescolarsi, farsi “un tutt’uno con l’altro”, ruotare “nel medesimo vortice emozionale” ed  è una circostanza da evitare per non alterare la cosiddetta situazione ideale del “campo” ovverosia quella in cui Coach e Coachee siedono uno di fronte all’altro, senza confondersi.  Diventa conditio sine qua non lo “spaesarsi” ovverosia “uscire dal proprio paese” narcisistico, costituto dalla paure, dalle emozioni represse, dagli schemi, dai filtri che fanno parte di noi ma che nell’espletare il ruolo di “ascoltatore attivo e neutro” non devono prevalere né essere assecondati. Su queste dinamiche personali è necessario lavorare costantemente per disapprendere, in fase di colloquio, l’urgenza di interpretare. Si fa strada, invece, la  capacità di riformulare e chiarificare i concetti espressi dal Coachee aiutato ad analizzarli sotto un’altra veste, con radicamento sul qui e ora per orientare scelte future oppure con visione sul domani per comprendere punti di osservazione presenti.  La pratica del rilassamento aiuta il Coach a “spaesarsi” e quindi a dialogare con le proprie emozioni “urgenti” per dare loro uno spazio interiore in cui rimanere sedute e osservare senza interferire nella relazione di aiuto e di ascolto empatico, che, allo stesso tempo, si mantiene lucido e razionale. Difficile pensare a sé stessi come ad esseri neutrali nel momento in cui ascoltiamo il vissuto di un’altra persona con il quale, a volte, ci identifichiamo. Diventa quasi automatico “farsi specchio” dell’altro, perché in fondo, in noi, traspare un “bisogno di aiutare” e di “salvare”. Nel coaching non si operano “conversioni”. Non si “porta l’altro” a pensare in un certo modo, ma lo si accompagna a riformulare il proprio pensiero, che significa dare degli strumenti per uscire dalla “bolla di comfort” e camminare sulla “sponda” verso un cambiamento di paradigma ovverosia di “lettura” di un modo di essere o di credere come un nuovo orizzonte da cui osservare sé stessi per cogliere soluzioni e stimolare la creatività e l’intuizione. Il Coach segue l’arte maieutica che mira a definire la comprensione di processi di trasformazione e di apprendimento come motivazione interna, soggettiva, lontana da qualsiasi forma di persuasione. Socrate agiva come una “levatrice” per “tirare fuori” dall’allievo pensieri assolutamente personali, da ascoltatore “paziente” e “spaesato”.   Maria Cristina Caccia

Continua...

Esiste un’ansia “normale” e un’ansia “pa...

Nella società odierna l’ansia fa ampiamente parte della vita quotidiana di ognuno di noi. Viviamo in un mondo in cui i cambiamenti si susseguono rapidi, ogni giorno si scoprono nuovi rischi, pericoli, malattie, ogni giorno si sente parlare di “crisi”: nell’economia, nei valori di riferimento, crisi che investe la famiglia e le nuove generazioni, crisi nella rappresentazione del futuro. Insomma, molto più che in passato, il clima sociale sembra alimentare una certa quota di ansietà. Tuttavia, ciò non basta per spiegare come mai ci può capitare di vivere periodi della nostra vita in uno stato di forte ansia. Le nostre emozioni, infatti, rispondono sempre a logiche soggettive e spesso hanno radici profonde nella psiche e nella storia di ognuno di noi. Ansia ed inquietudine, in particolar modo, sono emozioni che possono aumentare sotto il peso dei conflitti e degli eventi dolorosi della propria vita. Chi soffre d’ansia può avere difficoltà ad addormentarsi, si sveglia nel corso della notte e al mattino si alza con una sensazione di spossatezza. Così, una forte ansia può diventare estenuante, tanto da generare sintomi tipici dello sfinimento, quali: tensione, infelicità, inattività, cefalea, dolori agli arti o alla schiena, tensione muscolare, tachicardia. Il disturbo più costante e spiacevole spesso concerne proprio il sonno. Tutti questi sintomi possono naturalmente essere mutevoli e possono alternarsi a momenti di maggior benessere e ottimismo. È importante, allora, saper distinguere tra l’ansia “normale” e l’ansia “patologica”.   Ansia "normale" L’ansia “normale” è transitoria e proporzionata agli eventi, non incide sulla salute fisica e mentale, permette anzi un miglior adattamento, in quanto informa l’individuo sui pericoli a cui potrebbe andare incontro e lo indirizza nella ricerca di soluzioni adeguate al contesto. L’ansia “normale” è costruttiva: è una fonte di curiosità, intelligenza, apertura al mondo, provoca uno stato di tensione psicologica che aiuta la persona ad attivare risorse e capacità operative finalizzate alla risoluzione di un problema. Nei casi in cui l’individuo non riesce a trovare soluzioni adattive per fronteggiare situazioni sconosciute o potenzialmente pericolose, l’ansia può perdere le sue caratteristiche funzionali ed assumere un carattere patologico, determinando vissuti di impotenza e di passività nel controllo delle proprie emozioni. Dunque, un criterio differenziale tra la “normale” reazione ansiosa e l’ansia “patologica” è rappresentato dal fatto che la prima amplifica le capacità operative del soggetto, mentre la seconda le disturba inibendole e influendo negativamente sulle prestazioni.   Ansia "patologica" L’ansia “patologica” costituisce spesso un freno: paralizza, blocca, fa sentire impotenti. È intensa, sproporzionata agli eventi, ha una durata ed un’intensità eccessive, è difficile da controllare e anche se talvolta se ne colgono le origini, questo disagio influenza in maniera consistente la propria vita. Spesso interferisce con lo svolgimento dell’attività lavorativa, in quanto insorgono continue preoccupazioni e dubbi assillanti (Ho pensato proprio a tutto? Sarò all’altezza del compito?…), oppure può influenzare il rapporto con gli altri e diventare motivo di apprensione, fin quando sarà sempre più difficile godere della compagnia delle persone. L’ansia patologica, assume inoltre caratteristiche auto-invalidanti, per cui l’individuo perpetua comportamenti disadattivi per lunghi periodi di tempo, spesso giudicati dalla persona stessa come irrazionali e inadeguati. In tal caso, l’ansia diviene sia la causa, sia la conseguenza del nostro malessere.   Cosa fare quando l’animo si agita troppo? Spesso chi soffre a causa di un disagio ansioso si rivolge in prima istanza al medico di base, nella speranza di essere aiutato a “liberarsi” da questa zavorra che limita pesantemente la propria vita. I farmaci in realtà possono offrire un sollievo, ma raramente sono da soli risolutivi. Essi possono attenuare le componenti fisiologiche dell’ansia, tuttavia, in assenza di una rielaborazione, le cause più profonde dell’ansia e le modalità di risposta con cui affrontiamo gli stimoli per noi ansiogeni, rimangono immodificati. È importante ricordare che un’ansia intensa può essere il segnale di una problematica più profonda che necessita di essere compresa. L’ansia è un “segnale d’allarme” che invita a fermarsi. Per questo motivo, chi soffre d’ansia può trarre beneficio da un percorso di psicoterapia eventualmente affiancato da un intervento farmacologico. Quest’ultimo può favorire una comprensione più profonda del proprio disagio, stabilendo dei nessi tra il vissuto ansioso e le condizioni interne che lo generano e favorendo l’individuazione di meccanismi di risposta più adattivi e funzionali e che possono riportarci ad uno stato di benessere. Noemi Di Lillo

Continua...

Cos'è la cellulite e come si previene

La cellulite o PEFS pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica, è un inestetismo provocato da un’alterazione del tessuto sottocutaneo ipoderma con ipertrofia delle cellule adipose. Sotto al derma si verifica una ipertrofia delle cellule adipose, insieme a ritenzione idrica e di liquidi tra le cellule, e ciò è dovuto ad un’alterazione del sistema venoso e linfatico che rallenta il flusso del sangue provocando appunto la ritenzione idrica, ovvero la stasi di liquidi negli spazi intercellulari dell'ipoderma Da cosa è provocata la cellulite Essenzialmente la cellulite è provocata da un’alterazione del microcircolo, ma è causata da un insieme di fattori, in parte legati alla propria genetica, e quindi di tipo ereditario, ed in parte legati all’ambiente in cui viviamo ed allo stile di vita che conduciamo tutti i giorni. Questi fattori causano un’alterazione del sistema venoso e linfatico che provoca il rallentamento del flusso sanguigno, e la ritenzione (stasi) di liquidi nel tessuto, che esteriormente si presenterà a buccia d’arancia. Cause ereditarie Sesso femminile (nelle donne vi è una maggior facilità che si presenti la cellulite, per l’azione degli ormoni femminili, gli estrogeni, che favoriscono un accumulo di peso nei fianchi e fino al ginocchio, favorendo la ritenzione idrica e provocando problemi circolatori). Predisposizione genetica, ereditarietà o familiarità (se altri parenti diretti soffrono della patologia). Fattori aggravanti problemi vascolari; ciclo mestruale e gravidanza (in quanto aumentano gli estrogeni che provocano ristagno dei liquidi e problemi alla circolazione sanguigna); abbigliamento troppo stretto; stress; fumo ed alcool; sovrappeso; alimentazione scorretta (es. ipercalorica, ricca di sodio o di grassi, ecc..); postura sbagliata e con gambe accavallate (ostacola la circolazione sanguigna); vita sedentaria e scarsa attività fisica o sportiva (l’attività fisica oltre che bruciare grassi previene i problemi del microcircolo); dimagrimenti repentini; restare troppo tempo in piedi nella stessa posizione (perché favorisce la stasi circolatoria); malattie epatiche; scarpe troppo strette o con tacchi alti; fattori ormonali. Fasi di evoluzione della cellulite Cellulite Edematosa - questo tipo di cellulite, si presenta solitamente alle caviglie, ai polpacci, alle cosce e alle braccia ed è causata da un accumulo di liquidi (edema) all’interno del tessuto adiposo. Cellulite Fibrosa - In questo tipo di cellulite vi è un maggior produzione di tessuto connettivo-fibroso, e il tessuto adiposo si presenta più duro, con possibile formazione di piccoli noduli. Cellulite Sclerotica - In questo caso i noduli che si creano sono di maggiori dimensioni e il tessuto adiposo diventa ancora più duro (sclerosi). Tipologie di cellulite La cellulite compatta Si presenta dura al tatto, può essere dolente e può provocare smagliature della pelle, e colpisce soprattutto i soggetti in buona forma fisica con una muscolatura tonica. La zona interessata dalla cellulite è spesso dolente e sulla cute compaiono delle smagliature. E’ il tipo di cellulite più frequente, ma anche la più facile da curare, e si presenta con maggior frequenza sulle ginocchia, cosce e glutei, e nelle persone anche in buona forma fisica.   La cellulite molle In questo tipo di cellulite sono presenti dei noduli sclerotizzati, e si presenta spesso all’interno delle cosce e delle braccia in persone di mezza età che svolgono scarsa attività fisica o che hanno repentini aumenti o diminuzioni di peso.   La cellulite edematosa E’ l’ultimo stadio di evoluzione della cellulite, ed il trattamento è piuttosto difficile. Questo tipo di cellulite è dolente al tatto, e si presenta soprattutto negli arti inferiori delle donne (piedi e caviglie) ed è associata ad un ristagno dei liquidi e ad un’insufficienza venosa (problemi di circolazione venosa e linfatica) e infatti ha un aspetto gonfio e spugnoso, e si verifica principalmente nei glutei e nel bacino. Prevenzione della cellulite La prevenzione della cellulite necessita un’attenzione particolare sotto molti punti di vista. Ecco alcuni consigli: bere molta acqua; mangiare molta verdura e frutta; seguire un’alimentazione corretta; fare sport e attività fisica; usare abiti non molto stretti; scarpe con tacchi non troppo alti; postura corretta; eliminare fumo e alcool; non accavallare sempre le gambe; non ingrassare o dimagrire rapidamente; non rimanere seduti o in piedi fermi per troppe ore mantenere sotto controllo il proprio peso forma. Rimedi e cure per la cellulite Di seguito elenchiamo alcuni dei principali trattamenti e terapie che possono essere efficaci per il trattamento della cellulite o pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica: Mesoterapia; Linfodrenaggio (per riattivare la circolazione linfatica); massaggi; creme con azione farmacologica; Ginnastica specifica; Ionoforesi; Pressoterapia.

Continua...

Acqua alcalina, perché sceglierla

iEducation™ racconta: perché attraverso l'utilizzo di ACQUA ALCALINA riusciamo ad eliminare un quantitativo maggiore di liquidi rispetto a quelli che introduciamo? Perché possiamo ridurre notevolmente la ritenzione idrica, limitare l'insorgenza delle cosiddette bucce d’arancia e/o buchi di cellulite? Iniziamo comprendendo alcuni concetti base dell’acqua alcalina: È un’acqua più simile al sangue del nostro corpo, che come sappiamo ha un Ph di 7,35-7,4; 2) È un’acqua in grado di ridurre l’acidosi nell'organismo, generato da un’alimentazione e una digestione non sempre perfetta; è un’acqua, per le sue proprietà, in grado di “eliminare” i radicali liberi, creati dai processi fisiologici (come invecchiamento, rigenerazione cellulare-tessutale, ecc.) e dagli stress esterni al nostro corpo (come lavoro, famiglia, inquinamento ambientale, ecc.). Ora scopriamo come è possibile ottenere un miglioramento della ritenzione idrica: in natura le molecole d’acqua non esistono separatamente, ma raggruppate in “clusters” (grappoli), ossia gruppi di più molecole tenute unite dalla loro tensione superficiale. La comune acqua potabile è composta da 15-20 ed anche più molecole per clusters. L’acqua delle migliori sorgenti è formata da clusters di 10-15 molecole, mentre l'acqua alcalina ionizzata, prodotta dagli ionizzatori d’acqua, E’ FORMATA DA CLUSTERS DI 5-6 MOLECOLE. Ecco quindi il suo primo punto a favore. Inoltre questo tipo di acqua risulta MAGGIORMENTE PENETRABILE attraverso i microtubuli delle nostre membrane cellulari, le quali si presentano sempre più sclerotizzate (indurite), riuscendo così a facilitare lo scambio intra-extra cellulare dei liquidi e di conseguenza la reidratazione delle nostre cellule. Ecco il suo secondo punto a favore. Ora, come possiamo ben comprendere da queste poche righe, il nostro problema della ritenzione idrica è soprattutto a carico delle membrane cellulari, che si nutrono di un eccessivo carico di “rifiuti tossici acidi”. Ecco perché, quest’acqua attiva ionizzata, essendo strutturalmente più piccola, è in grado di ripulire facilmente le membrane cellulari (indurite dalle scorie trattenute), d’idratare le cellule e di ripristinarne la funzionalità; questo favorirà la diuresi quotidiana e l’alcalosi corporea, riducendo a dismisura la ritenzione idrica. Sintetizzando, possiamo affermare, che bere acqua è un metodo facile per migliorare la ritenzione idrica, ma bere acqua alcalina è un metodo veloce per ANNULLARLA!!! Questo risultato, dopo appurate verifiche, ha spinto il nostro Centro iPersonalTrainer™ di Rimini ad accogliere ALKAMEDI™ (ionizzatore d'acqua) come processo per accelerare, ancor più, il miglioramento della salute psico-fisica dei nostri allievi.

Continua...

Reale ritenzione idrica o ritenzione da sostituzio...

Quando scrivo un post cerco sempre di partire da quello che tutti i giorni vivo sulla mia pelle insieme ai miei clienti, alle domande che mi vengono fatte, alle risposte che sono chiamato a dare in qualità di personal trainer. Nell'ultimo mese molti dei nuovi clienti che si sono rivolti a me, hanno richiesto un corpo più tonico manifestando la loro volontà / necessità di "rassodare", indicando tra i loro principali problemi una certa "flaccidità" dovuta alla ritenzione idrica. Ho pertanto deciso di affrontare questo argomento approcciato spesso in modo superficiale ed errato perchè ignorato da molti (nel senso di una non conoscenza). La ritenzione idrica (che il 99 % delle donne ritiene di avere) viene sempre indicata poi come causa principale della propria cellulite. Questa affermazione (superficiale e priva di qualsiasi dato oggettivo - mi vedo flaccido quindi ho sicuramente la ritenzione idrica oppure, ho la cellulite quindi "soffro" di ritenzione idrica) potrebbe essere errata, e lo è nella quasi totalità dei casi, perchè sebbene  è vero che si tratta di ritenzione idrica, è una ritenzione idrica da SOSTITUZIONE (di massa muscolare / cellulare).   Vediamo più nel dettaglio di cosa precisamente si tratta Per sapere effettivamente se si tratta o meno di ritenzione idrica, è sufficiente sottoporsi ad un esame bioimpedenziometrico e fare poi  due semplici calcoli. L'esame bioimpedenziometrico, come forse saprete, misura i FLUIDI CORPOREI (acqua intracellulare ed extracellulare, che sommate tra di loro danno l'acqua totale); da questi attraverso un software si stimano i kg di massa magra e per differenza quelli di massa grassa del peso corporeo del soggetto in questione. Oltre a ciò attraverso questo semplice esame (non più di 5 minuti e senza svestirsi) si ricava un altro dato, fondamentale per il nostro discorso, e cioè i Kg di massa cellulare (BCM). Attraverso un banalissimo calcolo individuo i kg di BCM minima che il soggetto dovrebbe avere [BCM minima = Donna: altezza(cm) - 100 x 0,28 ; Uomo: altezza(cm) - 100 x 0,30] e li confronto con i valori di kg BCM ottenuti dall' esame bioimpedenziometrico. Fatto ciò il dato dell' ACQUA EXTRACELLULARE (ECW)  diventa la  discriminante per stabilire se si tratta di vera ritenzione idrica o ritenzione da sostituzione, considerando che un soggetto sano dovrebbe avere il 40-42% di acqua extracellulare (sull'acqua totale - TBW).   Provo a spiegarmi meglio con un esempio La Sig.ra Maria 170 cm. Procedendo secondo quanto detto fin qui : 170-100 x 0,28 = 19,6 Kg di BCM minima che la sig.ra Maria dovrebbe avere; verifico ora i kg di BCM che invece risultano dall'esame bioimpedenziometrico  e vedo che Maria ha 15 kg di BCM  e ACQUA EXTRACELLULARE al 50%. Sapendo quindi che la sig.ra Maria ha una BCM inferiore a quella minima e ECW alta, posso affermare che si tratta di ritenzione idrica da SOSTITUZIONE (presentando il soggetto poca massa cellulare, l'acqua corporea, che nelle cellule dovrebbe stare, crea quello stato di gonfiore e quella sensazione di flaccido e molliccio per cui va in palestra per "rassodare"). Se invece i kg di BCM risultanti dalla bia fossero stati 25 e l'acqua extracellulare sempre superiore al valore di riferimento (40-42%) allora si sarebbe potuto parlare di reale ritenzione idrica. Questo non solo per dire che nel 90% dei casi non si tratta vera ritenzione idrica, ma anche per dire che quando si programma un allenamento questa informazione  è fondamentale non solo per il raggiungimento dei risultati per cui si fatica tanto ma sopratutto per non mettere a repentaglio la propria salute. Ancor di più lo è per un personal trainer.  Pensate infatti se come trainer andassi a programmare un allenamento senza conoscere o tralasciando questo dato. Se il mio cliente è in ritenzione idrica da sostituzione dovrò limitare il più possibile un allenamento che va ad eliminare acqua (circuiti, molta attività aerobica - col reale rischio di disidratare il mio cliente) perchè costui non ha acqua in eccesso, ma bensì un deficit di massa cellulare (recipienti in cui quell 'acqua deve confluire). Pertanto per lui sceglierò un allenamento volto a far "costruire" nuova massa cellulare (pesi, elastici, corpo libero); laddove invece fossi in presenza di reale ritenzione idrica, adotterò gli accorgimenti opposti (e quindi allenamenti in circuito, e attività aerobica) oltre ad una serie di piccoli consigli alimentari, perchè dovrò togliere l'acqua in eccesso (fuoriuscita dai recipienti). Quindi prima di autodiagnosticarvi una ritenzione di qualunque tipo e prima di stabilire che tipo di allenamento fare per "rassodare" braccia, cosce e glutei mosci, pensate se non sia opportuno conoscere bene come siete fatti e di cosa avete realmente bisogno.

Continua...

Fitness al femminile: ottenere risultati sfatando ...

Quante donne che frequentano la palestra possono realmente affermare di aver ottenuto risultati soddisfacenti, considerate le numerose ore passate all’interno della stessa? E quante fra queste si sentono motivate a continuare perché si divertono? Se con la prima domanda sono riuscito ad effettuare una bella scrematura sul numeroso gruppo di donne frequentatrici dell’ambiente fitness, con la seconda sono sicuro di aver portato ad un numero prossimo allo zero. Ma vediamo perché.   Quali sono i passi fondamentali per poter finalmente dare un senso alla nostra attività mirata? Innanzitutto è fondamentale rivolgersi ad un PERSONAL TRAINER competente che, oltre a saper distinguere con precisione ciò che è utile fare da ciò che è una perdita di tempo, è in grado di monitorare e di tenere sotto controllo tutti i miglioramenti, settimana dopo settimana, nonché di darti utili consigli alimentari evitando così inutili sprechi di tempo e di fatica. Ma arriviamo al sodo, all’aspetto puramente pratico. Uno degli obiettivi primari, sia che vogliate dimagrire (e perciò perdere massa grassa) o che vogliate diminuire la vostra ritenzione idrica, è quello di aumentare la vostra massa magra che accelerando il vostro metabolismo basale e migliorando la vostra circolazione sanguigna e linfatica permetterà un consumo più elevato di grasso anche a riposo e una diminuzione della cellulite visibile; ma come fare? Leviamoci dalla testa quegli infiniti allenamenti fatti di macchine per adduttori e abduttori tanto amati dalle donne quanto particolarmente inefficaci per i nostri obiettivi e tutti quegli esercizi da “casa di riposo” con pesetti quasi nulli, ma che sono particolarmente utili se mentre eseguiamo l’esercizio dobbiamo raccontare l’ultima notizia di gossip su Belen Rodriguez all’amica che ci sta vicina! Ciò che serve sono allenamenti più brevi e intensi, fatti di esercizi fondamentali mirati; parlo di affondi, squat (entrambi importantissimi per cosce e glutei) ed esercizi a corpo libero da poter eseguire da soli o a coppie che rendono la seduta di allenamento dinamica e divertente. Rendiamo la seduta d’allenamento breve, intensa, movimentata e mai ripetitiva; i risultati arriveranno senza patemi d’animo e sarete voi stessi a dire: “Ho ottenuto risultati soddisfacenti e voglio continuare perché mi diverto!”. Ed ora gente, al lavoro!!!

Continua...

Programma anticellulite

Ecco per te un aiuto concreto per combattere uno dei più diffusi problemi estetici dell’universo femminile… la cellulite. Ma cos’è la cellulite? Questo termine è nato per rappresentare un particolare disturbo che interessa l’ipoderma, cioè il tessuto di natura prevalentemente adiposa che si trova subito sotto il derma. Lo sviluppo della cellulite è causato dal ristagno di liquidi nei tessuti dovuto in primo luogo da una cattiva circolazione sanguigna e linfatica. Questa condizione di stasi di liquidi provoca l’accumulo di sostanza di scarto le quali si depositano nell’ipoderma provocando pressioni e alterazioni strutturali dei tessuti circostanti dando origine al tipico aspetto della pelle a buccia d’arancia. La cellulite è una vera e propria malattia del tessuto connettivo, essa si sviluppa in varie forme e stadi di avanzamento e può colpire strati più superficiali o più profondi della pelle provocando alterazioni percepibili al tatto e a occhio nudo. Lo sviluppo di queste alterazioni cutanee sono spesso causati da molteplici fattori come la poca attività fisica, alimentazione scorretta, cattive abitudini e stile di vita sedentario. La cellulite si può prevenire e curare rispettando alcune semplici ma efficaci indicazioni.  Ricordati cara amica, che la natura offre fin dall’antichità mezzi efficaci per curare e migliorare l’aspetto e il benessere del nostro corpo, l’integrazione alimentare moderna può essere di grande aiuto come in questo caso, offrendo prodotti eccezionali capaci di prevenire e contrastare efficacemente cellulite e ristagno di liquidi. Qui di seguito troverai alcune semplici ma efficaci idee per aiutarti a raggiungere i risultati che desideri.   Consigli alimentari Scegli cibi naturali - Prediligi alimenti semplici come quelli che la natura ci offre ricchi di vitamine e minerali, frutta e verdura prime fra tutti. Ti consigliamo di cucinare i tuoi cibi senza grassi prediligendo cotture alla griglia, al vapore, al forno. Evitando quindi olii, burro e margarina in cottura. Comunque ricorda che un cucchiaio di olio a crudo per condire i tuoi cibi è invece estremamente salutare. Limita i latticini - Latte e formaggi ti consigliamo di assumerli in piccole dosi a causa della ritenzione idrica che provocano a causa del lattosio in essi contenuto. Tieni sempre presente che la ritenzione idrica è una delle cause primarie di insorgenza della cellulite. Evita sale e cibi contenente glutammato - Anche per gli alimenti che contengono sale, glutammato e molti conservanti, il rischio di aumentare la ritenzione idrica è quasi inevitabile. Quindi cercate di eliminarle o comunque ridurre al minimo il loro utilizzo. Bevi di più - Cerca di bere 1,5/2 litri di acqua naturale al giorno, preferibilmente l’ontano dai pasti. Ciò permette oltre che a depurare l’organismo ed eliminare le scorie accumulate, di ridurre la ritenzione idrica (perché più bevi, più dreni) e di idratare la tua pelle. Sì agli antiossidanti -  Una porzione a colazione di frutti come: mirtilli, lamponi, fragole, ribes, ananas, kiwi, sono piacevolmente salutari grazie al contenuto di sostanze preziose come alcune vitamine, antiossidanti, polifenoli, antocianodine e bioflavonoidi, le quali permettono di migliorare il microcircolo e favorire il ritorno venoso grazie all’effetto tonico sui capillari, così da ridurre stati edematosi e ristagno di liquidi.   Consigli generali Riduci le cattive abitudini - Una per tutte elimina il fumo, il tabagismo oltre ad essere causa di molte patologie, incide negativamente sul benessere della tua pelle aumentando i processi di invecchiamento e promuovendo gli accumuli di sostanze nocive causati da una peggior ossigenazione dei tessuti e in generale da una cattiva circolazione periferica. Ciò diventa importante causa della formazione di cellulite. Rinuncia ai tacchi alti - I bei tacci alti, che fanno guadagnare centimetri e slanciano la gamba, per contro peggiorano la circolazione periferica e il ritorno venoso, provocando gambe gonfie e pesanti e accumulo di liquidi ai piedi e alle caviglie. Di conseguenza il peggioramento della cellulite è inevitabile. Non rimanere per ore seduta e ferma- Se fai un lavoro di ufficio o simili dove sei costretta a rimanere molto seduta cerca di concederti qualche piccola pausa in più, non per mangiucchiare qualcosa, ma per fare un po’ di movimento e riattivare la circolazione anche farti qualche rampa di scale diventa una buona idea per smuovere positivamente gli arti inferiori. Gambe in alto, ottima idea - Alla sera e quando si riesce verso metà giornata, è buona abitudine stendersi a terra e allungare le gambe su di una parete in modo da formare quasi un angolo di 90° tra busto e arti inferiori, ciò permette di far refluire efficacemente i liquidi accumulati. Mantieni tale posizione per 7-8 minuti, ciò donerà un incredibile n incredibile senso di leggerezza alle tue gambe.   Consigli - sport e trattamenti Fai attività fisica 3 volte a settimana - Allenarti con attività prevalentemente aerobica a media intensità per almeno 50 minuti permette di attivare efficacemente i processi lipolitici che stanno alla base di un valido programma anticellulite. Cammina in salita - Ottima idea una camminata a buona andatura in salita cercando di mantenere un passo lungo per poco meno di un'oretta. Ciò permette oltre che migliorare la circolazione, di tonificare i tuoi muscoli e di ridurre il tessuto adiposo stretto collega della cellulite. Massaggi sempre utili - Manipolazioni specifiche nelle zone critiche, permettono un naturale miglioramento del microcircolo promuovendo l’eliminazione del ristagno di liquidi e l’eliminazione di tossine causa di infiammazione dei tessuti e quindi di vari inestetismi cutanei. Cure estetiche - Come ultrasuoni, cavitazione, pressoterapia, ecc… effettuate in centri abilitati e da personale qualificato, possono realmente al miglioramento degli inestetismi cutanei. Vibrazioni efficaci - Eccezionali risultati sul miglioramento della circolazione, sul dimagrimento e sul tono muscolare, li potrai ottenere con 2 sedute settimanali con la pedana vibrante. Attenzione però solo macchinari di estrema qualità adoperati insieme a personale qualificato, permettono di raggiungere i benefici che ricerchi.

Continua...

Pagina 1 di 2
Are you looking for the best website template for your web project? Look no further as you are already in the right place! In our website templates section you will find tons of beautiful designs - for any kind of business and of any style. You are in a unique place - join us today BIGtheme NET

Filtro contenuti

Filtra: 
DMC Firewall is developed by Dean Marshall Consultancy Ltd